di  -  giovedì 26 novembre 2009

MS HardwareAll’indomani dell’annuncio (in una ricerca NPD) di un nuovo record per Apple – avrebbe catturato, malgrado la quota di mercato minoritaria, il 34% delle revenue complessive da vendita di laptop e il 48% nel segmento desktop, grazie a prezzi medi più che tripli di quelli dei sistemi Windows – voglio sottoporvi un’idea accennata nell’ultimo post della rubrica dedicata alla nostalgia informatica.

L’idea che sto per sottoporvi mi deriva in parte dalla storia di Microsoft, in parte dal parere espresso da uno degli storici commentatori della Silicon Valley, John C. Dvorak, vero decano dell’industria.

Il tema è: converrebbe a Microsoft creare proprie specifiche hardware chiuse, con i relativi benefici su prestazioni e affidabilità per i propri OS?

Sappiamo che il colosso di Redmond ha sempre giocato su più tavoli, spesso contrapposti. Mentre chiedeva alla Apple di John Sculley – quasi all’indomani dell’uscita di Jobs – di aprire le specifiche hardware del Mac, per farne lo standard di mercato (il successo di Windows era ancora molto distante), supportava alacremente il suo progetto MSX (1983), una piattaforma hardware chiusa a 8 bit pensata per dominare il mercato degli home computer.

Nel pieno della sua scalata trionfale verso il 90% degli OS installati su qualunque PC, lanciava un formato thin client con specifiche hardware chiuse, MSN Companion, sviluppato come terminale per la fruizione dei contenuti online MSN.

Oggi, mentre paga spot (I’m a PC) che promuovono computer prodotti da altri, e lancia degli store brandizzati in cui vende quegli stessi prodotti, non mi stupirei se avesse in mente un piano diametralmente opposto, capace di sconvolgere ancora una volta il mercato informatico.

Ma che senso avrebbe questa strategia, e a cosa porterebbe?

A proposito dei Microsoft Store, Dvorak nota giustamente che, mentre Apple lascia spazio al suo marchio e a pochi, selezionatissimi partner, Microsoft ripropone il modello già fallito dei megastore informatici generalisti, in cui per di più, software e hardware di terze parti occupano la maggior parte dello spazio.

Sul fronte tecnico, è utile ricordare che l’approccio al mercato alla base della fortuna di Microsoft – un solo OS per tutti i PC – è nato in un momento in cui le CPU disponibili si contavano sulle dita di una mano (facciamo due), e lo stesso valeva per schede madri, schede video ed altre periferiche.

Con la fortissima accelerazione degli anni ’90, il mercato hardware è divenuto molto più caotico: un trend che prosegue fino ai nostri giorni, con i titani del settore che offrono letture spesso diametralmente opposte sul futuro dello standard PC.

In questo quadro, Microsoft da una parte è costretta a un colossale lavoro di sviluppo, dall’altra sconta sulla sua reputazione, problemi di instabilità che non necessariamente dipendono dalla qualità del suo codice.

Mentre Microsoft difende il mondo PC con costose campagne pubblicitarie, Apple, pur usando hardware PC – un sottoinsieme chiuso dell’hardware PC, per l’esattezza – se la ride, e colleziona margini sconosciuti all’industria hardware. Il perno di questo successo risale al concetto di piattaforma chiusa, una scelta (si veda l’approfondimento sulla successione all’Apple II) sigillata nel 1984 col Mac, e ribadita da Jobs al suo rientro, nel 1997, dopo la breve parentesi dei cloni.

In che modo questa filosofia si pone alla base della presente fortuna di Apple? Quando uno sviluppatore SW ha pieno controllo sull’hardware, può garantire un grado di ottimizzazione che, su piattaforma aperta, richiederebbe la scrittura di cinquanta versioni di ogni singolo software.

Questo approccio garantisce stabilità, e consente di dirigere i propri sforzi verso l’ottimizzazione del software sulle risorse esistenti: una via alternativa a quella del continuo upgrade dell’hardware – peraltro impraticabile ai tempi del boom dei portatili.

Per avere prova del successo di questa “scuola di pensiero”, basta ricordare le straordinarie prestazioni dell’Amiga, ma anche la longevità degli ultimi G4, architettura coeva del Pentium 2, ma rimasta sul mercato fino al 2006 e ancora molto utilizzata con OS e applicazioni recenti.

Torniamo al dunque: Microsoft, l’azienda che storicamente incarna l’antitesi della piattaforma chiusa, potrebbe oggi giovarsi dalla creazione di una piattaforma certificata, di un reference design su cui condurre l’ottimizzazione dei suoi prodotti (e incassare royalty)? Da storico fan delle piattaforme chiuse, credo di sì, particolarmente in un momento in cui la mobilità domina il settore.

Rimarrebbero ovviamente delle questioni da risolvere: riuscirebbe il colosso di Redmond a contenere la rivolta degli OEM – ma del resto quale alternativa avrebbero? – offrendo a loro di sviluppare i prodotti finiti? Che mercato risulterebbe da un simile cambiamento?

Ma soprattutto: trovandosi al comando di una filiera che va dall’hardware al software, e ha come potenziale di crescita l’attuale quota di mercato di Windows e anche più, riuscirebbe Microsoft a sfuggire alle grinfie dell’antitrust?

58 Commenti »

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  • # 1
    gabriele
     scrive: 

    Apple non ha affatto un market share infinitesimale, perlomeno negli USA dove arriva al 9% e addirittura il 91% dei computer oltre i 1000 dollari, dato che questa cifra è, o almeno era, il punto di partenza per un Mac.
    Fonte: http://www.betanews.com/joewilcox/article/Apple-has-91-of-market-for-1000-PCs-says-NPD/1248313624

    Precisato questo, l’idea mi sembra di difficile realizzazione, sia perché i margini sul hardware sono molto bassi, esclusa appunto Apple, e stanno anche scendendo grazie ai netbook, sia poiché il track record di MS in questo settore non è granché: lo Zune ha fallito e anche l’Xbox ci ha messo due generazioni per ripagare gli investimenti.

    La cosa preoccupante per MS è, piuttosto, che Windows Mobile va malissimo e i miliardi spesi su internet devono ancora dare frutti, probabilmente si occuperanno di quello.

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Hai ragione, non è il termine appropriato. Correggo, grazie.

  • # 3
    goldorak
     scrive: 

    L’unica piattaforma chiusa dove Microsoft puo’ darsi da fare e’ lo Zune. L’azienda e’ diventata il gigante che e’ proprio perche’ ha spinto in maniera pesante il mercato verso il livellamento o omogenizzazione del hardware per poter vendere a TUTTI il suo software.
    Ai tempi in cui l’hardware ancora valeva qualcosa IBM cerco’ di fare quello che Alesso di Domizio ipotizza per una futura Microsoft. E sebbene all’epoca la condizioni di mercato fossero piu’ che favorevoli mi dite che fine ha fatto la IBM nel campo del personal computers ? Ah si non esiste piu’.
    Non prendete Apple come metro di paragone, Apple e’ una aziende che sopravvive non con i pochi computer che vende ma grazie a tutti i suoi hardware consumer come l’ipod, ipod touch, iphone e roba varia. La quota mondiale di Apple e’ ridicola, meno del 5% per quanto riguarda mac pro, mac book e ibooks messi insieme. Questa e’ la sacrosante verita’.
    Se Microsoft in una condizione di pazzia dovesse entrare nel mondo del pc con una sua piattaforma chiusa alla pari della Apple, perderebbe in un solo colpo TUTTO il mercato aziendale/professionale che vedrebbe la porta spalancata per linux.
    Il mercato di oggi e’ diverso da quello di 20 anni, oggi il valore e’ nel software. La storia e’ costellata di azienda che pensavano il contrario e che sono fallite o sono diventate irrilevanti in tale mercato. Microsoft non e’ cosi’ stupida, forse avra’ uno spiraglio con lo Zune o con qualche terminale mobile. Ma la nave del pc “chiuso” ha salpato il porto decenni fa e non si torna indietro.

  • # 4
    LMC
     scrive: 

    @goldorak
    “Apple e’ una aziende che sopravvive non con i pochi computer che vende ma grazie a tutti i suoi hardware consumer come l’ipod, ipod touch, iphone e roba varia.”

    Mi informerei prima di sparare cosi…
    Nell’ultimo risultato fiscale presentato, il fatturato della parte computer e’ leggermente superiore a quello ipod-iphone.

    Saluto

  • # 5
    Furetto
     scrive: 

    Microsoft nel grado di “apertura” della propria piattaforma si pone a metà strada tra Apple e Linux.
    Se decide di spostarsi verso Apple, di sicuro vedrà Linux avanzare verso lo spazio precedentemente occupato da Microsoft stessa (leggi: OEM che iniziano a vendere PC Linux-compliant, sviluppando versioni customizzate sul proprio HW). Perderà quindi quote di mercato a scapito di Linux, e difficilmente riuscirà poi a guadagnarne a spese di Apple.

    La cosa invece che mi lascia perplesso è che MS-Windows ha una quota di mercato nel settore desktop OS da monopolista, si sa che alcune volte ha fatto ricorso a pratiche scorrette (chiedere a BeOS e Hitachi) eppure le varie commissioni antitrust (in primis quella europea) non intraprendono nessuna azione seria, solo azioni relative alle applicazioni (Broswer o Windows Media Player).

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Il problema è secondo me il rapporto con gli OEM e l’antitrust. Se Microsoft passasse a un’architettura certificata, ottenuta con un insieme di componenti standard, la farebbe realizzare da normail OEM. I quali, però, inizierebbero a pagare una royalty a MS.
    Non ce li vedo francamente i centri commerciali pieni di sistemi Ubuntu e la gente non trova il pulsante start e li lascia lì a prendere polvere. Dopotutto gli OEM molte alternative non ce le hanno.

  • # 7
    Gennaro Tangari
     scrive: 

    Non credo che Microsoft possa mettersi con successo a sviluppare una propria piattaforma chiusa e tutto sommato il fatto di produrre un OS che gira “bene” su HW tanto diverso è quello che poi ha permesso la diffusione dei computer che oggi conosciamo, mi pare proprio che la scelta sia stata giusta.

    Anche io sono d’accordo sul fatto che confrontare Apple e Microsoft abbia poco senso, tra l’altro Apple a parte, tutte le altre aziende che avevano un mercato “chiuso” hanno fatto la fine che hanno fatto (vedi Commodore, Atari ecc. ecc.).

    Se tuttavia ci fosse una sorta di “certificazione” per un determinato tipo di PC rispetto ad uno più “generico” beh, questo si non mi dispiacerebbe.

  • # 8
    goldorak
     scrive: 

    @ LMC : io non ho parlato di fatturato bensi’ del numero di computers (il che’ esclude terminali mobili, ipod, ipod touch, iphone etc…) che vendono.
    E se rappresentano ancora il 5% del mercato a livello mondiale Microsoft fa bene a non prenderli come metro di paragone.
    ^_^

  • # 9
    LMC
     scrive: 

    @goldorak

    Hai parlato di ‘sopravvivenza’ e le aziende fino a prova contraria sopravvivono col fatturato

    E, comunque, da qual che so la percentuale di mac si dovrebbe attestare intorno al 10%

    Saluto

  • # 10
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Hanno il 5% del mercato ma dati finanziari e prospettive molto migliori di quelli di MS. Per essere più forti non è sempre necessario diventare più grandi.
    La domanda è: sarebbe realmente possibile per MS un’inversione di rotta, anche solo parziale? Quando Apple provò a prendere la strada di MS, poteva incrementare quote di mercato, ma avrebbe perso soldi, in ultima analisi avrebbe comunque scontato il vantaggio di MS, e dunque ha fatto bene a tornare alla chiusura.

  • # 11
    maumau138
     scrive: 

    MS non lascerà mai il mercato OEM, al massimo potrà decidere di creare un pc con hw certificato ed una particolare versione del suo SO. In questo modo si porrebbe direttamente in competizione con Apple, senza però rosicchiare quote elevate al suo market share attuale.

  • # 12
    goldorak
     scrive: 

    Gennaro Tangari ha scritto :

    “Se tuttavia ci fosse una sorta di “certificazione” per un determinato tipo di PC rispetto ad uno più “generico” beh, questo si non mi dispiacerebbe.”

    Che cosa significa una cosa del genere in una piattaforma aperta ? Niente. Quando si dice che Windows e’ instabile il 99% delle volte e’ dovuto a hardware di scarsa qualita’, leggasi prezzi del hardware bassissimi.
    Se uno spende il dovuto e compra hardware come si deve con supporto firmware/driver come si deve le schermate blu non le vede manco col binocolo.
    La gente e’ talmente obnubilata dal mito del overclock, del prezzo basso, da periferiche usa e getta che diventa normale dare tutte le colpe al sistema operativo quando qualcosa non funziona piu’.
    Io ho un pc windows con xp. Non overclocko, uso hardware decente etc… non installo malware o altre porcherie e sorpresa sorpresa tutto funziona a meraviglia. Anni che non vedo una schermato blu. L’ultima dovuta a un driver terratec ormai obsoleto. Saro’ mica un miracolato eh ?
    Quindi e’ un mito che la piattaforma Apple sia piu’ stabile di quella Windows. Il problema primario di Windows non e’ Windows bensi la maggior parte della volte l’hardware da schifo su cui gira (e questo e’ colpa degli oem in primis). E per superare questo problema non ci vuole per forza una piattaforma chiusa o una certificazione “speciale”. Occorre cambiare la percezione della gente che la qualita’ si paga sia essa Windows o Apple. E su questo versante sfortunatamente Apple a livello consumer ha il sopravvento. Nel mondo windows la qualita’ e’ presente, solo non nel mercato consumer. Dovete andare nel mercato delle workstation per avere la “qualita'”.

  • # 13
    LMC
     scrive: 

    Il mercato sembra premiare chi non fa hardware in (da) house. Vedi nvidia (e poi ati), vedi arm, vedi ms stessa ed ora anche amd (vedremo come andra’)
    Apple mi sembra piu’ una grossa eccezzione.

    Saluto

  • # 14
    goldorak
     scrive: 

    Alessio di Domizio ha scritto :

    “Hanno il 5% del mercato ma dati finanziari e prospettive molto migliori di quelli di MS. Per essere più forti non è sempre necessario diventare più grandi.
    La domanda è: sarebbe realmente possibile per MS un’inversione di rotta, anche solo parziale? Quando Apple provò a prendere la strada di MS, poteva incrementare quote di mercato, ma avrebbe perso soldi, in ultima analisi avrebbe comunque scontato il vantaggio di MS, e dunque ha fatto bene a tornare alla chiusura.”

    Questo perche’ Apple vende hardware non software. Il software e’ un plus, un accessorio ma i soldi veri la Apple li fa con l’hardware.
    Ecco perche’ e’ inutile cercare di confrontare il business model di Microsoft TUTTO incentrato sulla vendita di Windows/Office lasciando le briciole agli oem, con il business model di Apple dove vendono l’hardware a caro prezzo e danno in bundle il software.
    Microsoft senza gli oem non va da nessuna parte. E Intel senza Microsoft e’ nei guai fino al collo.
    E un controsenso un computer Microsoft su cui gira software Microsoft che puo’ girare anche sul resto dei pc. E tutto il parco applicativo, verra’ portato sulla piattaforma chiusa Microsoft ? No, neanche Balmer e’ cosi’ sprovveduto da pensare che un piano del genere possa avere successo.
    Adesso, sul versante mobile il discorso e’ diverso perche’ e’ un mercato abitualmente caratterizzato da un hardware chiuso. E qui magari Microsoft puo’ giocarsi le sue carte.
    Ma sul versante desktop categoricamente no.

  • # 15
    Cael
     scrive: 

    Credo che l’idea di piattaforma Pc chiusa non si avrà mai per il semplice motivo che vorrebbe dire consegnare l’intero mercato pc a Linux, cosa che MS non ha alcuna intenzione di fare perchè si troverebbe ad avere il market share del 4% come Apple (dati confermati dalla news di oggi sulla vendita globale Pc). Per il discorso ottimizzazione, credo invece che l’obiettivo sia il microkernel, che inevitabilmente porterà ad una sempre maggiore ottimizzazione dei driver e ad una maggiore responsabilizzazione degli sviluppatori degli stessi. Non è un caso che con Vista prima e Seven oggi già il reparto video è stato spostato fuori dal kernel con evidenti risultati in termini di stabilità.

  • # 16
    Furetto
     scrive: 

    E’ proprio sugli OEM che secondo me la commissione antitrust Europea (la più idonea ad agire in questo caso) dovrebbe agire: obbligandoli a montare sistemi dual boot MS-windows/Open source OS.

    Questo approccio avrebbe il merito di cercare di rompere il monopolio di Windows, senza danneggiare troppo Microsoft nell’immediato e in un certo senso piantando il germoglio della concorrenza nel mercato desktop.

    Nel contempo obbligherei tutte le PA Europee di passare entro una certa data a sistemi Open Source. Non c’è motivo per le PA di utilizzare Microsoft.

    Ne gioverebbe di sicuro la concorrenza e conseguentemente l’innovazione.

  • # 17
    Cael
     scrive: 

    @Furetto

    L’Antitrust UE non può agire sugli OEM perchè mancano i presupposti legali, a cominciare dal fatto che nessuno ha una quota superiore al 50% del mercato. Oltre al fatto che basta vedere la storia dei netbook per capire che linux per come è ancora oggi non lo vuole nessuno se non gli addetti ai lavori (e nemmeno tutti).

  • # 18
    Lorenzo
     scrive: 

    entrare nel mondo HW con soluzioni proprietarie direttamente nello stesso segmento di mercato in cui si trovano i suoi prodotti di maggior successo direi proprio che sarebbe una fesseria…farlo in mercati complementari potrebbe non esserlo.
    Personalmente non vedrei male telefoni, MID ed ebook reader a marchio MS…il SO per farlo già ce l’hanno, forse però manca ancora uno stimolo concreto a cecare nuove strade: per quanto la gente sia pronta ad intonare il de profundis per MS ad ogni notizia leggermente peggiore delle previsioni la realtà è che il 93% dei SO desktop è ancora MS, che Office va a gonfie vele e che in ambito enterprise il trend per MS è ampiamente positivo (il supporto agli sviluppatori e la forte integrazione di tutti i loro prodotti un risultato l’hanno prodotto).

  • # 19
    Furetto
     scrive: 

    @Cael

    Non sarei così sicuro che non ci siano i presupposti legali.
    Le prove di distorsione del mercato ci sono, basta cercarle.
    Gli OEM che hanno tentato in passato di vendere PC dual-boot si sono trovati Microsoft sulla loro strada e hanno desistito.
    E’ vero che il mercato OEM è frammentato, ma è attraverso questo mercato che Microsoft esercita il proprio monopolio con Windows ed è l’unica leva che l’antitrust può utilizzare.
    Tu Microsoft non permetti agli OEM di vendere PC dual-boot? E io li obbligo per legge!
    E’ anche con questi metodi che si possono rompere i monopoli.

    D’altronde il costo marginale che l’OEM deve sostenere per fornire sistemi dual-boot è trascurabile, soprattutto se lavora in tandem con una distro come Ubuntu o OpenSuse.

    Un’ultima domanda: perchè Linux per come è ancora oggi non lo vuole nessuno?

  • # 20
    Cael
     scrive: 

    @Furetto

    E chi dice che MS vieta la vendita con duelboot? E chi ti dice che il costo è marginale? E quale distribuzione scegliere senza che RedHat, Canonical, etc etc non facciano causa?

    Per linux, sebbene ot, ti spiego. 800 distribuzioni, carenze driver e software dovute alla scarsa diffusione, diffusione che non si ha per la carenza di driver e software e per le 800 distribuzioni. Insomma finchè non si tolgono di mezzo certi integralismi Linux resterà relegato al mondo server, e agli smanettoni.

  • # 21
    Antani
     scrive: 

    Su Linux (e perdonatemi se è ot ma si riconduce al discorso sull’hardware fatto per MS), secondo me:
    – è vero che mancano spesso i driver, ma succede principalmente per hardware troppo nuovo o troppo vecchio, e cmq non supportato dal produttore… non è una pecca di chi fa le distro ma dei produttori di hw;
    – quale distro scegliere lo dovrebbe decidere il produttore/assemblatore/rivenditore di pc, non certo l’Unione Europea;
    – parlare di integralismi per Linux, che è quanto di più aperto ci sia, mi sembra voler spostare il focus del problema.

  • # 22
    Furetto
     scrive: 

    @Cael

    E chi dice che MS vieta la vendita con dualboot? In rete si trovano sia i casi (ho citato BeOs e Hitachi) ma c’è pure una relazione all’antitrust americana su pratiche scorrette di MS. La mia domanda è appunto come mai queste partiche non siano oggetto di azioni antitrust.

    E chi ti dice che il costo è marginale? Beh, fare un’immagine di un HD dual boot non credo sia questo gran costo aggiuntivo e neppure un team dedicato a customizzare una distro per l’HW dell’OEM.

    E quale distribuzione scegliere senza che RedHat, Canonical, etc etc non facciano causa? Beh, ogni OEM sarà pure libero di scegliere la distribuzione che vuole… Lo ha già fatto DELL con Ubuntu e non mi sembra che altre distro abbiano fatto causa.

    Sul fatto che Linux sia scarsamente diffuso per carenza di driver: non è vero, i driver generalmente ci sono. Il problema è che talvolta (sempre più raramente per fortuna!) necessitano di tweaking difficili da fare per un utente poco esperto. Se gli OEM avessero la propria versione customizzata di Linux questo non succederebbe.
    Carenza di software: parzialmente vero. Io per fare cose che la maggiorparte degli utenti medi fanno non ho problemi a farlo da Ubuntu.
    800 distribuzioni: Vero, però alla fine le più diffuse le conti sulle dita di una mano.

    E ti do ragione che Linux non si diffonde per un circolo vizioso: gli OEM non lo supportano, quindi non si diffonde, e quindi si torna al punto di partenza.

    Qui deve intervenire l’antirust, deve spezzare questo circolo vizioso e di conseguenza rompere il monopolio Windows.
    E deve farlo per la concorrenza e l’innovazione.

    E non penso sia OT, ma è strettamente legato al quesito di partenza: deve Microsoft entrare nel mondo HW PC?
    La mia riposta è SI, perché questa scelta (scellerata dal punto di vista di MS) farebbe quello che l’antitrust non si azzarda a fare: indebolire il monopolio di Microsoft.

  • # 23
    mede
     scrive: 

    dunque… il discorso è complesso. MS ha già un hardware suo che timidamente verrà proposto come PC, e si chiama Xbox. il discorso è il solito, negli States il brand è accetabile, ma nel resto del mondo il discorso diventa mooooolto rischioso. il brand Microsoft non funziona proprio, è sinonimo di crash e rotture di scatole (a prescindere dal fatto che siano percezioni errate o meno).

    dunque MS può provare questa strada, ma non può avere il ricarico ridicolo che ha apple… e comunque la 360 è stata fallimentare dal punto di vista dell’affidabilità, e questo non aiuta a percepire il marchio MS in maniera positiva dal lato hardware. io ho tastiera, mouse e joypad della MS e sono di buona qualità ad un prezzo onesto. MS ha speso molto per riparare le 360 difettose e ha incominciato a capire che il mondo dell’hardware è un po’ diverso da quello del software in cui fai le patch dopo… è un costo.

  • # 24
    Cael
     scrive: 

    @Furetto

    \\\E chi dice che MS vieta la vendita con dualboot? In rete si trovano sia i casi (ho citato BeOs e Hitachi) ma c’è pure una relazione all’antitrust americana su pratiche scorrette di MS. La mia domanda è appunto come mai queste partiche non siano oggetto di azioni antitrust.\\\

    A che anno risalgono? Sai che esistono le prescrizioni anche per certe cose? Ed ora come funzionano gli accordi?

    \\\E chi ti dice che il costo è marginale? Beh, fare un’immagine di un HD dual boot non credo sia questo gran costo aggiuntivo e neppure un team dedicato a customizzare una distro per l’HW dell’OEM.\\\

    Evidentemente non hai idea di cosa voglia dire dover implementare nuove linee produttive in una azienda, senza poi contare il supporto tecnico, il marketing di vendita, campagne pubblicitarie, per poi non poter neanche ricaricare il prezzo del sistema operativo, cosa che invece avviene con Windows (ed ecco gli integralismi, ovveo la licenza di linux).

    \\\Qui deve intervenire l’antirust, deve spezzare questo circolo vizioso e di conseguenza rompere il monopolio Windows.
    E deve farlo per la concorrenza e l’innovazione.\\\

    E qui siamo alla frutta. Partiamo dal fatto che non esiste il monopolio MS. Aggiungiamo anche che si tratta di posizione dominante. Aggiungiamo anche che l’antitrust sanziona l’abuso che si fa della posizione dominante. MS fino a prova contraria in questo momento non abusa della posizione dominante (è già stata sanzionata per questo e non ricade nello stesso errore). Poi di quale innovazione parli? Dei repositories? di Compiz? di complicare la vita agli utenti se prendono una chiavetta tim/vodafone per navigare e non sempre vanno al primo colpo?

    Fattene una ragione, Linux o cambia mentalità, e con essa i suoi utenti, o resterà relegato dov’è.

  • # 25
    RSV4
     scrive: 

    Ci sono vari produttori che vendono liberamente PC, portatili e netbook con distro Linux preinstallate.
    La stessa Dell ha una linea di portatili con Ubuntu preinstallato, cosi come da sempre HP, IBM & co permettono alle utenze professionali di scegliere liberamente il SO.

    Se io voglio aprire un’azienda che vende PC con preinstallato Linux sono liberisismo di farlo, nesuno viene a chiedermi il pizzo. Il problema è che nessuno me li compra e devo chiudere, ma quello è un altro discorso.

    E evidente che Microsoft non impedisce ai produttori OEM di preinstallare l’OS che vogliono, ne potrebbe farlo in alcun modo visto che Microsoft dipende da loro perche altrimenti con le sole licenze Retail avrebbe chiuso da un pezzo.

  • # 26
    Furetto
     scrive: 

    @Cael

    \\\Evidentemente non hai idea di cosa voglia dire dover implementare nuove linee produttive in una azienda, senza poi contare il supporto tecnico, il marketing di vendita, campagne pubblicitarie, per poi non poter neanche ricaricare il prezzo del sistema operativo, cosa che invece avviene con Windows (ed ecco gli integralismi, ovveo la licenza di linux).\\\

    Io l’idea ce l’ho e non ho detto che il costo è zero, ho detto che il costo marginale è trascurabile.

    \\\E qui siamo alla frutta. Partiamo dal fatto che non esiste il monopolio MS. \\\
    C’è un non di troppo.

    \\\MS fino a prova contraria in questo momento non abusa della posizione dominante (è già stata sanzionata per questo e non ricade nello stesso errore).\\\
    E’ stata sanzionata per alcune applicazioni, non per l’intero OS. Che non abbiano indagato su abuso di posizione dominante in ambito OS non vuol dire che che l’abuso non ci sia.

    Sinceramente io non sono un fanatico di Linux (penso che si sia capito che il mio PC è dual-boot) ma penso che in ogni ambito di business ci debba essere concorrenza e non mi piace quando un’azienda ha il monopolio, soprattutto in ambito consumer. Questo vale per Microsoft per gli OS, Google per il search, Intel per processori etc. etc.

    Se poi questo è dovuto a debolezze intrinseche di Linux posso anche darti ragione, ma le autorità antitrust servono proprio a correggere le distorsioni di mercato e dovrebbero prendere decisioni per incoraggiare la concorrenza e creare le condizioni affinché competitor minori possano svilupparsi.

    Per me non è normale che da decenni un’azienda abbia il 90% del mercato desktop OS. Almeno Intel patisce la concorrenza di AMD, ma MS ha proprio campo libero.
    Se a te va bene lo status quo, libero di darti la zappa sui piedi (a meno che non lavori per MS).

  • # 27
    RSV4
     scrive: 

    Lo scopo dell’antitrust è quello di punire chi viola le regole della concorrenza, ma non quello di intervenire per modificare artificialmente le posizioni di mercato.

    Poi il fatto che ci sia un OS che detiene il 90% del mercato per me è una cosa positiva per vari e ovvi motivi di facilità di sviluppare e distribuire software e fornire assistenza e semplificare l’apprendimento di un solo OS invece di molti.

  • # 28
    andres
     scrive: 

    A me piacerebbe molto vedere una rinascita di diverse “piattaforme chiuse”, oltre al Mac…
    Non ho mai amato i sistemi generalisti come Windows, o anche Linux…
    Peccato l’unica alternativa, peraltro tristemente modaiola, sia Apple…

  • # 29
    alessandro
     scrive: 

    Tutte vere le osservazioni su linux ma… che guadagno avrebbero gli OEM? Nessuno. Che guadagno avrebbero i rivenditori? Nessuno.
    E allora perchè diavolo dovrebbero farlo?

  • # 30
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Semplice: per accontentare meno dell’1% della gente che non vuole Windows (o Mac OS X).

    Uccidendo, al contempo, la libertà d’impresa o, alternativamente, pretendendo di mettere le mani in tasca alle aziende che tirano fuori il vil denaro, obbligandoli a spenderlo per soddisfare le esigenze di una microscopica fetta di consumatori.

  • # 31
    Giacomo
     scrive: 

    Tra l’altro i computer certificati per Windows esistono già, e sono i note-netbook-desktop col bollino “Designed for Windows..”, quindi l’acquirente da centro commerciale non addentro a queste tematiche sarebbe ancor più confuso dovendo ulteriormente scegliere tra oggetti simili ma diversificati dal marketing.

  • # 32
    Lorenzo
     scrive: 

    @Cesare Di Mauro

    aggiungi pure che le aziende costrette ad accontentare l’1% degli utenti girerebbero i costi al restante 99%.

    a pare mio Linux o ha la forza di uscire da solo dal ghetto (leggi: se non c’è la buona volontà si deve trovare un partner commerciale con le spalle larghe e la convenienza a combattere il monopolio de facto di MS) oppure è giusto che rimanga dov’è (e dove chi vuole lo può trovare). Le rivoluzioni imposte al mercato non hanno futuro.

  • # 33
    D
     scrive: 

    “non è una pecca di chi fa le distro ma dei produttori di hw”

    I produttori hw non spendono soldi per sport, non si mettono lì a sviluppare driver e software adattandoli di volta in volta alle paturnie della singola distribuzione e non esiste ragione per la quale devono aprire i loro sorgenti. La beneficenza si fa su base volontaria non estorcendola con cavilli di licenze varie o integralismi che vorrebbero interventi divini per riequilibrare uno status quo che funziona benissimo così.
    Vista la situazione, è dovere di chi sviluppa le varie distribuzioni, mettersi d’accordo col vicino di casa che sviluppa la sua versione e trovare un modello comune di sviluppo che riduca alle software house l’onere di fare troppi adattamenti.
    Purtroppo però come era già emerso un po’ di tempo fa, la verità del mondo linux è che si creano appositamente troppe versioni di ogni cosa, incompatibili tra loro quanto basta, per obbligare il malcapitato di turno a cercare assistenza pagandola così a peso d’oro.
    Peccato che il piano geniale finisce per infrangersi contro la “scorciatoia” più logica: “tu linux non vuoi essere come servi ? ed io ti levo per windows” com’è successo nel mondo dei netbook dov’è passato nel giro di un anno e mezzo dal 100% al 4% scarso di diffusione.

  • # 34
    RSV4
     scrive: 

    Esatto, se i sostenitori di Linux vogliono che Linux si diffonda per prima cosa che inizino loro a implementare un meccaniscmo di isolamento tra il sistema operativo e le applicazioni come i Subsysem di Windows in modo da rendere la vita piu facile a chi deve creare, supportare e mantenere driver e applicazioni su Linux perche altruimento cosi com’è adesso è un bagno di sangue.

    Posssono farlo benissimo, se vogliono che i produttori di software e hardware gli facciano applicazioni e driver che inizino loro a fare il primo passo mettendo a disposizione cio di cui hanno bisogno, allora si inizia a ragionare.

    Ma quando vedo che nemmeno tra le distro piu importanti sono capaci di avere un minimo di interoperabilità e che pure le stesse distro nel corso degli anni mutano enormemente rendendo il lavoro di supporto molto oneroso allora viene da dire che si arrangino.

  • # 35
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Non credo che l’idea di rendere il dual boot con linux obbligatorio, sia mai passata per la testa di un legislatore. Anche perché a quel punto avrebbe più senso – e già non ne ha – l’unbundling dell’OS.

    Per assicurare il necessario tasso concorrenziale, basterebbe che le autorità fossero attive su tutta la filiera in tempo reale, con leggi e strumenti d’ispezione, piuttosto che agire con la sola logica della sanzione – la quale, finché è inferiore al guadagno procurato da pratiche anticoncorrenziali, diventa per l’azienda colpevole un capitolo di spesa come un altro, magari sotto la voce “marketing”.

  • # 36
    worth
     scrive: 

    piuttosto ci vorrebbe una certificazione seria per l’hardware compatibile con linux! anche se non so quale modello imprenditoriale possa essere usato da un’organizzazione no-profit come la linux foundation. che so, microprocessori equi e solidali prodotti dai contadini del guatemala…

  • # 37
    simon71
     scrive: 

    Io lo dico da anni….
    Il Giorno che Microsoft inizierà a produrre computer, Windows diventerà davvero un OS molto più stabile, veloce, affidabile, proprio come OSX…
    Ma non basta: deve creare come ha fatto Apple un sistema centralizzato di Download, di aggiornamenti, che eludano tutta la miriade di siti, programmi e programmini che spesso confondono l’utente,e sono deleteri…
    Prima deve cambiare proprio filosofia, poi che costruisca Pc!

  • # 38
    D
     scrive: 

    “ci vorrebbe una certificazione seria per l’hardware compatibile”

    Che è poi l’altra faccia della medaglia del fornire una base comune a tutte le distribuzioni.
    Non serve a niente piazzare il logo del pinguino nel retro della confezione della chiavetta usb mentre ci vuole il logo di un’organizzazione che stabilisca nel tempo come il sistema deve evolversi in relazione a precise esigenze del mercato (il che significa che chi vuole smanettare per i fatti suoi o per realizzarsi il server/super computer su misura, è libero di farlo ma in ambito ad ecosistemi più ampi come il mercato home/desktop/work deve esserci una regolamentazione che dev’essere necessariamente seguita al fine di garantire l’assoluta compatibilità di hw e sw con il sistema.
    Compatibilità non vuol dire “ti fornisco il modulo del kernel” ma “ti fornisco la suite completa dei software di supporto” esattamente come succede con windows.
    Doppio clic, avanti, avanti e la scheda video, stampante, scanner, quello che si vuole, funziona in maniera certa e garantita.

  • # 39
    D
     scrive: 

    “davvero un OS molto più stabile, veloce, affidabile, proprio come OSX…”

    A vedere come si lamentano gli utenti apple sui forum di supporto, viene da dubitare di questa certezza.

  • # 40
    Roy
     scrive: 

    @D

    Intatto alla faccia Tua e delle Tue Antipatie, il sistema OSX avanza sempre di piu’ INESORABILMENTE!!!
    Stai Calmino!!!

  • # 41
    D
     scrive: 

    Uhhh ho appena toccato la caramella al bambino lagnoso…
    Se non interveniva per lasciare questa perla, stasera non andava a nanna col sorriso per aver difeso il suo eroe in dolcevita.

  • # 42
    Cael
     scrive: 

    @Roy

    E in cosa avanzerebbe? Resta relegato sempre al suo 4-5% del mercato mondiale, dati confermati dalla notizia di ieri sulla vendita di Pc.

  • # 43
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Ce la facciamo a non scatenare la solita guerra di religione? Non si stava parlando di hardware Microsoft?

    Dai…

  • # 44
    Gabriel
     scrive: 

    @D
    //Che è poi l’altra faccia della medaglia del fornire una base comune a tutte le distribuzioni.
    Non serve a niente piazzare il logo del pinguino nel retro della confezione della chiavetta usb mentre ci vuole il logo di un’organizzazione che stabilisca nel tempo come il sistema deve evolversi in relazione a precise esigenze del mercato (il che significa che chi vuole smanettare per i fatti suoi o per realizzarsi il server/super computer su misura, è libero di farlo ma in ambito ad ecosistemi più ampi come il mercato home/desktop/work deve esserci una regolamentazione che dev’essere necessariamente seguita al fine di garantire l’assoluta compatibilità di hw e sw con il sistema.//

    Quello che dici non ha senso. Il mito della compatibilita’ assoluta e’ appunto un mito.
    Lo dimostra il fatto che nella stessa EULA di windows il software e’ fornito “AS IS” e senza “garanzie implicite di qualità soddisfacente e di idoneità per un fine particolare”.

    //Compatibilità non vuol dire “ti fornisco il modulo del kernel” ma “ti fornisco la suite completa dei software di supporto” esattamente come succede con windows.//
    Compatibilita’ vuol dire che la periferica e’ utilizzabile in tutte le sue funzioni. Che poi il software di per l’uso della periferica sia quello di sistema (come avviene per i winmodem o per le webcam), o sia una suite del produttore ha poca importanza.

    //Doppio clic, avanti, avanti e la scheda video, stampante, scanner, quello che si vuole, funziona in maniera certa e garantita.//
    No, non e’ certo e garantito in nessun sitema operativo. E gli esempi ci sono a bizzeffe pure su windows: nessuno si ricorda dei problemi fra chipset nforce e driver ati?
    Nessun produttore di driver ti dara’ mai la certezza e la garanzia di funzionamento del proprio software in tutte le situazioni, indipendentemente dal sistema operativo.

  • # 45
    D
     scrive: 

    “Quello che dici non ha senso. Il mito della compatibilita’ assoluta e’ appunto un mito.
    Lo dimostra il fatto che nella stessa EULA di windows il software e’ fornito “AS IS” e senza “garanzie implicite di qualità soddisfacente e di idoneità per un fine particolare”.”

    Se il produttore del sistema offre una base solida sulla quale costruire il supporto hardware la compatibilità si può avere tranquillamente. In linux ci sono troppe prime donne che pretendono di creare e mantenere una loro versione personale di quella base ed è gioco forza che i produttori di hardware ne scelgono una o non ne scelgono proprio nessuna.
    Per quanto ogni software sulla terra presenta la sua eula dove si libera di ogni responsabilità e garanzia, nei fatti prendi un programma per windows e sei sicuro che su windows gira. Su linux è sempre il solito odioso terno al lotto. C’è a chi piace e si diverte così e c’è chi non ha tempo da perdere e rispedisce tutto al mittente.

    “Compatibilita’ vuol dire che la periferica e’ utilizzabile in tutte le sue funzioni. Che poi il software di per l’uso della periferica sia quello di sistema (come avviene per i winmodem o per le webcam), o sia una suite del produttore ha poca importanza.”

    Il software d’uso deve fornire tutte le funzioni possibili permesse dalla periferica. Prendo una scheda video ati, la installo su win ed ho il CCC con una lista perfino esagerata di opzioni. La installo su linux e devo ringraziare se mi offre il controllo della gamma dello schermo.

    “Nessun produttore di driver ti dara’ mai la certezza e la garanzia di funzionamento del proprio software in tutte le situazioni, indipendentemente dal sistema operativo.”

    Ma quando la percentuale è molto alta si può già stare relativamente tranquilli.

  • # 46
    Antani
     scrive: 

    “C’è a chi piace e si diverte così e c’è chi non ha tempo da perdere e rispedisce tutto al mittente”

    …e c’è chi preferisce mettere su i propri server web/applicativi/database un s.o. Linux e c’è chi come VMware sceglie un kernel Linux come base per la sua versione enterprise (ESX).

    ok… ok… stavamo parlando di pc assemblati, non di cose serie…

  • # 47
    RSV4
     scrive: 

    Ancora con la storia che Linux è migliore perche viene usato nei server (e neanche la maggior parte tra l’altro)?

    Non vuol dire niente e comunque aziende di tutto il mondo su windows ci fanno girare software professionali a 360 gradi, per ogni uso “serio” di Linux te ne posso citare 100 di Windows.

    Evitiamo di cadere cosi in basso…

  • # 48
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Vorrei ricordarvi che i commenti OT sono passibili di moderazione. Finiamola per favore.

  • # 49
    xander
     scrive: 

    Integralismi e compagnia al seguito:
    ci sono sistemi open come la famiglia BSD che non ha alcun integralismo, anzi, si prostituisce gratis e puoi pure chiudergli il codice.
    Com’è che questo popò di sistema scevro da integralismi e compagnoni contrari alla libertà d’impresa (sic!.. Guerra Fredda Revival..) ha quote di mercato ancor più insignificanti del bolscevico Linux?
    La sagra delle fesserie.

  • # 50
    dinigio63
     scrive: 

    Io vedrei bene una serie, di configurazioni di vari componenti hardware certificata da Microsoft, di piena compatibilità, ok funziona su tutto, ma esistono configurazioni di parti meno compatibili di altre, questo da sempre, anche se in vita mia, tra migliaia di pc assemblati e riparati, ho visto schermate blu solo se c’era un vero problema hardware…

  • # 51
    Giordano
     scrive: 

    Ma sono l’unico a conoscenza che nel mondo server Windows non è propriamente “monopolista” o comunque ha una percentuale piu bassa ? Per me sinceramente, dopo un pò di esperienza con linux, rimane dove sta, troppo complesso per l’80% almeno degli utenti. Microsoft ha creato il sistema operativo per tutti, sia smanettoni, giocatori o semplici utenti che conoscono solo “Pentium, Windows e Internet”, ha conquistato tutto perchè ha fatto il meglio possibile per accontentare tutti. Unix rimane relegato ai piu specialisti per la sua stabilità, Mac ha fatto l’opposto di MS: ha ottimizzato il software per l’hardware e cosi facendo ha conquistato la sua fascia. Mica fanno i telefonini “Symbian compatibile” peraltro, e non venitemi a dire che il Symbian è un buon sistema operativo per quanto sia decisamente meno complesso di una qualunque versione di Windows. Hardware MS ? Secondo me la strada giusta è stata presa con Windows 7: installa SOLO driver certificati, gia cosi facendo per me vanno via almeno una metà dei problemi

  • # 52
    xander
     scrive: 

    Troppo complesso? -.-‘
    Possiamo anche dire che i fantomatici smanettoni su Windows son mediamente ignoranti rispetto gli smanettoni su unix-like, a meno che non si parli di tecnici.
    Allora la questione è altra: qual è il livello di conoscenza informatica di quell’80% di utenza?
    Sostanzialmente analfabeta, almeno su questo piano.

  • # 53
    j
     scrive: 

    @xander:

    Troppo complesso? -.-’

    consideriamo la procedura per installare i driver della scheda grafica su ubuntu ( https://help.ubuntu.com/community/BinaryDriverHowto/ATI ) – peraltro differente da quella richiesta da altre distribuzioni od anche da altre versioni della stessa ubuntu (per la 6.06 ci si deve riferire a http://wiki.cchtml.com/index.php/Ubuntu_Dapper_Installation_Guide )
    seriamente, la metteresti allo stesso livello dell’ installazione di driver di terze parti sotto Windows (guidata, ma soprattutto consistente col resto dell’ ambiente) ?

    Possiamo anche dire che i fantomatici smanettoni su Windows son mediamente ignoranti rispetto gli smanettoni su unix-like, a meno che non si parli di tecnici.

    ma che discorso è?
    in linux è richiesto l’ uso della shell, quindi digitare comandi (in cui spesso e volentieri si ritrovano invocati tool aventi -oltre a una sintassi variegata- nomi spesso scorrelati dalla funzione del tool stesso; oppure acronimi o abbreviazioni tutto furchè intuitivi, men che meno equivalenti a termini in inglese naturale) per operazioni che su altri sistemi o non sono necessarie; o vengono compiute iniziando con un click del tasto destro sull’ oggetto da modificare, proseguendo verso le proprietà, e da qui alla tab contenente l’ opzione richiesta – già questo lo rende di gran lunga meno consistente e meno rassicurante (per l’ utente la consapevolezza di poter controllare affidabilmente il sistema senza averne un’ approfondita conoscenza pregressa, e di poter acquisire quest’ ultima gradualmente, è di grandissima importanza) di un sistema in cui lo stesso paradigma è usato per ogni tipo di operazione, comprese quelle amministrative
    e questo è un fatto, che il livello di conoscenze dell’ utente non cambia di una virgola, giacchè consistenza e usabilità sono fattori oggettivi per i quali esistono criteri e metriche, non relativi

    Allora la questione è altra: qual è il livello di conoscenza informatica di quell’80% di utenza?

    i computer (e così il sw che vi gira su) sono stati inventati per risolvere i problemi delle persone, non per costituire a loro volta un ulteriore problema

    se il mio target è l’ utenza generica e il livello di conoscenza informatica dell’ utenza generica è basso, va da sè che (se voglio sperare che il mio sw sia apprezzato almeno dall’ utenza a cui è rivolto) allora dovrò rendere la conoscenza informatica, superflua… dovrò fare in modo che non sia un requisito per l’ uso del mio sw, e il mio sw sia usabile da tutti, anche dall’ utente cui non interessa – nè deve interessare – l’ informatica tecnica

    se invece, pretendessi che l’ utente si istruisca (o magari di essere io a “educarlo”), sbaglierei clamorosamente approccio – al che, una volta rimasto uno dei pochi e selezionati utenti del software inteso per l’ utenza generica, non potrei dire altro che “mea culpa”…

  • # 54
    j
     scrive: 

    breve nota a latere (dopodichè termino): a un tool visuale per linux che dato il device tree, permettesse non solo di esaminare le caratteristiche del singolo device, ma soprattutto impostarne attivamente parametri o associarvi un driver a discrezione dell’ utente (in sostanza un equivalente del Device Manager presente in windows praticamente dal 1995), non è che nessuno abbia pensato o nessuno ne abbia mai sentito l’ utilità, o che sia stato scartato perchè avrebbe reso linux un clone di windows o perchè “che schifo la GUI” (infatti un progetto è esistito, come Ubuntu -, poi Gnome-, Device Manager)
    semplicemente, il punto è che su linux si possono enumerare i moduli caricati, ma non c’è modo (o se pure c’è, quantomeno non uno che sia ben documentato, semplice, standard, portabile) di determinare quale modulo sia associato a quale device, e meno ancora di associare un driver a un determinato device e solo a quello (giacchè al momento di caricarsi un mdoulo effettua il probing, e lega a sè ogni device con cui “ritiene” di essere compatibile, che rileva)
    il livello di conoscenza dell’ utenza degli smanettoni c’ entra poco o nulla trattandosi di una questione (una mancanza, se vogliamo) a livello tecnico, a meno di non voler distogliere l’ attenzione da questa per farla passare come una “feature”…

  • # 55
    Michele
     scrive: 

    No, non gli converrebbe.
    Taglierebbe fuori tutti i produttori H/W e cadrebbero gli accordi commerciali.

    Cosa monterebbero poi di default i produttori H/W? GNU/Linux? No, troppo maturo ancora… a meno che qualcuno di grande non si prenda sul groppo lo sviluppo (magari una cordata tra Intel, AMD, ecc… anche se ci credo poco, ma veramente poco).

    Rischierebbe molto MS; riuscirebbe a mantenere prezzi competitivi e fornire un H/W di livello? Apple ci ha messo 30 anni per arrivare dove è oggi.

  • # 56
    floc
     scrive: 

    scenario senza senso, ms non puo’ farlo: creare hw “certificato” (o lo certifica lei stessa, ovvio) per un package pc+windows ultrastabile e 0 sbattimenti vuol dire tagliare le gambe al resto degli oem. inaccettabile, economicamente, tecnicamente e legalmente. Ma ammettiamo anche che riesca a sopravvivere alla furia degli OEM e dell’antitrust, tecnologicamente poi cosa avremo, una versione di win stabile che gira solo su poco hw stile osx e una normale che si pianta come ora che gira bene o male su tutto? solo una figuraccia per microsoft, sbandiererebbe ai 4 venti quanto finora sia mal programmato e mal mantenuto il suo SO. Infattibile.
    Quindi avremo dell’hw non supportato? in base a cosa decidere se supportare o non un determinato hw? Ms fa della flessibilita’ la sua arma, se comincia a supportare limitatamente l’hw e’ punto e a capo. Finirebbe col supportare questo, quello e quell’altro e ricominciamo il ciclo

    questa e’ un’idea che definire balzana e’ poco :) farebbero bene a cambiare driver model una volta per tutte e basta se e’ edavvero quello il problema. Ma E’ quello il problema di windows? no :) il problema si chiama registro di configurazione

    ma sto divagando :)

  • # 57
    j
     scrive: 

    scenario senza senso, ms non puo’ farlo:

    per farlo può certamente farlo, il punto se ha successo o meno – ma d’ altra parte quanti nel 2000 avrebbero detto con convinzione che EFI (allora poco più di un progetto nei laboratori di intel) sarebbe diventato il nuovo standard industriale?

    questa e’ un’idea che definire balzana e’ poco :)

    no, come idea è tutt’ altro che balzana ..

    farebbero bene a cambiare driver model una volta per tutte e basta se e’ edavvero quello il problema.

    il driver model, non so se hai fatto caso, è già stato cambiato a partire da Vista, ma l’ insieme di framework e API nelle windows driver foundation (WDF) serve più che altro a semplificare il lavoro di chi realizza driver, grazie a bus driver e class driver più completi e funzionali
    ma il driver model di un sistema operativo non va affatto a inficiare la piattaforma hw sottostante (in cui peraltro gli implementatori spesso e volentieri si prendono delle libertà abbondanti, ma ci torno tra un momento)

    Ma E’ quello il problema di windows? no :) il problema si chiama registro di configurazione

    il registro di configurazione è un database di coppie chiave/valore per salvare in maniera uniforme settaggi di sistema e applicazioni (cosa che di suo è un’ idea valida), per come è implementato su windows può essere abusato e rappresentare un punto di debolezza (ma lì, molto dipende dall’ utente / amministratore)

    ma una cosa è sicura, in un discorso sulla convenienza o meno per MS di avere una piattaforma hardware standardizzata di riferimento, già windows non c’entra molto ( se non in un quadro di caratteristiche tecniche richieste da MS agli implementatori al fine della certificazione) il regstro c’ entra meno ancora…

    in tutta la faccenda il vero problema, se ve n’è uno, si chiama ACPI
    non so se hai un’ idea di come questo funzioni, di quanto contorto sia, ma soprattutto del perchèè stato introdotto, o di come già notebook equivalenti se non identici (cpu e chipset della stessa serie, stesso numero di switch, tasti speciali/slider, led, sensori termici, ventole, e stesse modalità operative – quindi nessun bios speciale – o lo stesso – per riprodurre dvd o file multimediali al minimo consumo e senza avviare windows… ) differiscano comunque a livello progettuale e logico, richiedendo quindi un sistema operativo fatto per adattarsi in modo trasparente a diversi possibili modelli di routing degli interrupt (uno più complesso dell’ altro), alla diversa possibile strutturazione e mappatura dei componenti alla diversa possibile locazione in memoria di routine critiche e proprietarie -vedi standby – eccetera eccetera…

    per quanto mi riguarda, qualunque iniziativa di standardizzazione della piattaforma PC significa quantomeno un barlume di speranza di giungere un giorno all riduzione della complessità, e un passo avanti in tal senso, per quanto piccoli – e come tale è più che benvenuta, qualunque sia la società da cui parte

  • # 58
    j
     scrive: 

    creare hw “certificato” (o lo certifica lei stessa, ovvio) per un package pc+windows ultrastabile e 0 sbattimenti vuol dire tagliare le gambe al resto degli oem

    un conto è se si mettesse a vendere pc a marchio proprio seguendo le orme di Apple (ma i pc dovrebbe comunque materialmene produrli una terza parte specializzata… Asus – che già realizza le MB installate sui PC hp-compaq, peraltro ? Foxconn? ), ed entrando in concorrenza con gli OEM…
    ben diverso se creasse solo delle caratteristiche standard e dei requisiti a cui i produttori HW si dovrebbero attenere rigorosamente per ricevere la certificazione
    in questo caso non verrebbero tagliate le gambe a nessuno, semplicemente si avrebbe meno anarchia a livello di design e implementazione della MB e del BIOS
    (teoricamente si potrebbe arrivare a supportare tutte le MB compatibili basate sulla stessa componentistica, con uno stesso firmware, quindi con una unica code base, magari poi personalizzabile tramite tweaks e moduli)
    ma per l’ utente cambierebbe poco e niente, giacchè il notebook continuerebbe ad avere il set di funzionalità standard per un otebook e la scheda madre le funzionalità normali per una scheda madre …

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