di  -  martedì 24 novembre 2009

ChromeOSLa strada del cloud computing arriva da lontano e, con l’arrivo di Chrome OS, potrebbe portare ancora più lontano. In modo del tutto parallelo, sul mercato hardware i client sono diventati sempre più thin ma con il nuovo OS di Google, potrebbero diventarlo ancora di più. Partiamo dallo status quo.

Non sono mai stato un fan di Atom, una CPU che mi pare risponda all’unica esigenza di portare la “religione” x86 lì dove, fino al 2007, non poteva arrivare: subnotebook di basso costo, altri dispositivi ultramobile come MID, un giorno, forse, smartphone.

Sebbene abbia cavalcato il sanguinoso (in termini economici, per molte aziende coinvolte) trionfo dei netbook, Atom è un processore architetturalmente debole, prestazionalmente non idoneo ad un uso intensivo e decisamente penalizzante nelle applicazioni multimediali, specie quando affiancato da soluzioni grafiche integrate Intel.

La soluzione a questo deficit di potenza elaborativa è arrivata con la famiglia di processori Intel CULV, con tecnologia Core e basso consumo energetico, ma il vento di cloud computing che spira sul mercato, potrebbe portare nuvole grige sui cieli di Intel e del mondo x86 in generale.

Vediamo perché.

AtomGli elementi che hanno fatto la fortuna di Atom – CPU entry level nel mondo x86 – negli ultimi due anni sono essenzialmente due: il suo basso prezzo e la sua compatibilità con l’ecosistema software Windows, MS Office in primis.

A due anni dall’introduzione del primo netbook, il connubio thin client – cloud sembra  destinato a catturare un significativo interesse, in un mercato sempre più orientato alla fruizione di apparati mobile ma sensibile al prezzo. Su questo fronte, un thin client ha vantaggi da far valere su un computer full featured: essendo minime le funzionalità richieste, è minimo il costo ed è minimo il consumo energetico.

Dal punto di vista tecnologico, e veniamo all’oggetto del pezzo, lo spostamento dell’OS nel cloud – capitanato dal prossimo venturo Chrome OS – inizierà a corrodere la catena che lega un software ad una piattaforma hardware, mettendo fortemente in discussione il duopolio Wintel, che ha segnato la ultraventennale stagione del “fat client”.

Il motivo è da ricercarsi nella platform independence insita nel concetto stesso di cloud computing: che siano singole applicazioni o interi sistemi operativi come Chrome OS, il vettore è il web e la fruibilità è garantita a qualunque dispositivo possa accedervi.

ARM CortexVeniamo ad ARM, che ha ottime ragioni per mostrare entusiasmo verso Chrome OS: la sua offerta netbook, benché valida dal punto di vista tecnico – il Cortex A8 ha prestazioni analoghe a quelle di Atom ma con consumi energetici nettamente inferiori –  ha ricevuto una scarsa attenzione sul mercato a causa della sua incompatibilità con il mondo Windows – e il rifiuto “politico” di Microsoft di portarvi versioni di Windows che già girano su CPU ARM.

Chrome OS potrebbe dunque portare le soluzioni ARM a scontrarsi ad armi pari con Atom e far valere, specialmente nel segmento mobile, un’efficienza energetica che l’overhead dell’architettura x86 rende difficilmente raggiungibile, a parità di tecnologie produttive e miniaturizzazione.

Aggiungiamo che l’architettura multicore Cortex-A9 di ARM, si appresta a proseguire la strada tracciata dalla versione A8, con rilevanti incrementi prestazionali e bassissimi requisiti energetici.

Finché Intel manterrà la rotta sulla ISA x86, potrà compensare i vantaggi di un’architettura intrinsecamente più leggera ed efficiente, solo con la rincorsa alla miniaturizzazione. L’accesso alle tecnologie di miniaturizzazione è tuttavia consentito – magari con un po’ di ritardo rispetto ad Intel – anche a quella pletora di aziende che producono processori con architettura ARM, quindi la strada della miniaturizzazione potrebbe rivelarsi molto costosa ma capace di garantire solo un breve vantaggio competitivo.

Sul fronte dei prezzi, la rincorsa ad ARM potrebbe essere per il colosso di Santa Clara molto più faticosa, costringendo Intel o ad abbassare i propri margini, o a lasciare l’entry level all’architettura rivale, con tanto di deprofundis per Atom.

Sono tutti scenari distanti ma non rosei per l’attuale operatore dominante nel mercato CPU, e stavolta non c’è alleanza con Microsoft che tenga: l’ultima parola riguarda non questa o quella ISA, ma l’accettazione o meno del modello proposto da Chrome OS – con tutto ciò che ne consegue per lo status quo – e spetta al mercato.

45 Commenti »

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  • # 1
    D
     scrive: 

    Fanno tutti i conti senza l’oste. Cloud computing vuol dire “devi connetterti alla rete per fare ogni cosa” ergo se non c’è una connessione disponibile tutto l’ambaradan si trasforma in ferraglia e consumasse anche solo un nanowatt sarebbe sempre sprecato.
    Non so come funziona nel resto del mondo, se in usa, giappone, australia, europa la connettività a banda larga è valida su filo e su rete mobile, ma da noi basta uscire da una grande metropoli per ritrovarsi in mezzo al far west.
    Linux ha già molta difficoltà a diffondersi proprio perchè vive di repository online e pare far schifo, creare un sistema analogo ma in locale da includere di volta in volta su cd e dvd distribuiti con le riviste (non serve a niente che la rivista mi dia questo mese 14 distribuzioni diverse ma che alla pari delle riviste per win e mac offra applicazioni immediatamente fruibili), figuriamoci quale futuro può avere una cosa che è tutta basata online perfino nel salvataggio dei file.

  • # 2
    Roberto
     scrive: 

    Ma soprattutto: io i miei file col c…o che li elaboro con un software collegato via rete e col c…o che li salvo su un server remoto. Già oggi sono troppo dipendente dalla rete, figuriamoci se lascio a qualche ragazzino smanettone la possibilità (teorica? no, molto concreta!) di accedervi.

  • # 3
    cla
     scrive: 

    @D
    Cloud computing e’ legato alla rete, ma non significa che tu non possa usare applicazioni offline (e si puo’ gia’ con le applicazioni di google). Certo, perdi valore aggiunto, ma non e’ vero che non puoi lavorare.
    E IMHO non sono i repository online la difficolta’ di linux (anzi, sono ottimi!).

    @Roberto
    Perche’ dici che un ragazzino smanettone abbia possibilita’ *molto concreta* di accedere ai tuoi dati?

  • # 4
    davide
     scrive: 

    quoto i commenti precedenti e soprattutto Roberto… ma davvero si pensa che il cloud computing sia il futuro ?? suvvia…. dati e applicazione in locale. STOP… se poi qualcuno vuole giocare con internet faccia pure. x86, microsoft, intel, amd, e ci aggiungo apple (e pure linux) non verranno mai scalzati dall’universo desktop

  • # 5
    dtm
     scrive: 

    purtroppo anch’io la vedo nera vista la presenza della banda larga in italia.
    il discorso sui repo linux è in parte vero: sono ottimi, comodi, permettono di aggiornare l’intero sistema con due tasti ma, se manca l’accesso alla rete, casca tutto il sistema.
    ad oggi gestire ubuntu senza l’accesso alla banda larga è arduo.
    certo che si può far tutto da sorgente o recuperando tutti i .deb e le relative dipendenze, ma non si può dire che è comodo.
    tornando all’architettura ARM, dato che linux la supporta, personalmente non vedo l’ora che si diffondano un po’ di netbook basati su ARM (chi ha detto pegatron?). su chrome os ho qualche riserva, proprio per la maggiore dipendenza dalla rete del sistema.
    certo è che pare ovvio che in futuro la banda larga spopoli: e allora sì google si troverà avanti anni luce.

  • # 6
    mah
     scrive: 

    mah..

    Leggo tanti commenti di gente entusiasta di questa filosofia, ma credo che almeno un buon 75% del entusiasmo provenga dal fatto che questo sistema è “made in Google”. Nel momento in cui si fa un uso massiccio della connettività, per l’utilizzo di applicazioni che potrebbero tranquillamente farne a meno (mi riferisco in primis al salvataggio di file), credo che la “fiducia” per l’operatore che ti offre il servizio sia fondamentale. Google, indubbiamente, gode di un ottima reputazione… quindi, imho, potrebbe riuscire nel difficile compito di “togliere windows dalla testa delle persone” e diventare una reale alternativa. E quindi probabilmente ci guadagneremmo tutti: ottimisticamente potrebbe nascere una guerra di prezzi sia hardware che software ancora più aggressiva di oggi :)

    Per quello che riguarda me nell’immediato… io sto a guardare :P
    Per adesso non mi fido ancora del concetto di cloud computing perchè non mi fido di come vengono trattati i dati personali. Anche se vado contro corrente… io per assurdo mi fido più di come tratta i miei dati MS rispetto a come li tratterebbe google. Perchè? perchè Ms si fa pagare “da me”, mentre google si fa pagare “grazie a me” (aziende escluse).

    Cmq sono molto curioso di vedere come si evolve la situazione.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Non credo che l’interesse per Chrome OS dipenda solo dal marchio Google, anche perché molte software house hanno progetti che portano sul cloud, MS in primis.
    Ovvio che poi di aziende che possono ragionevolmente sviluppare un os competitivo e non un semplice proof of concept, non ce ne sono tante…

  • # 8
    v1
     scrive: 

    davide sono d’accordo con te, ma credo che l’articolo si riferisse solamente a una determinata fascia di mercato, quella oggi occupata dai netbook!
    dubito che qualcuno potrà in futuro usare solamente un net pc senza disporre di un fat client con cui fare tutte le cose importanti o che richiedono potenza di calcolo abbondante e immediata.

    comunque ho forti dubbi anche sul fatto che chrome os possa riuscire a conquistare la fascia netbook.. come fa notare D, la rete è troppo scadente e inaffidabile e non sembra destinata a migliorare a breve, anzi!

  • # 9
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    I cosiddetti “chromebook”, essendo sviluppati non come portatili in miniatura, ma come device di altro tipo, non mirano a sostituire il computer di casa, e, a differenza del netbook, non credo cannibalizzeranno i segmenti adiacenti.
    Per quanto riguarda gli scenari d’utilizzo del cloud, di qui a un anno la situazione migliorerà (siamo già avanti agli USA come copertura 3g), chrome os magari integrerà funzioni per il lavoro in offline. Se ciò avverrà, poter avere sul proprio pda/smartphone i dati del proprio pc, non sarà cosa da poco, fermi restando i dubbi sulla privacy e sull’adozione del nuovo modello “culturale”.

  • # 10
    mah
     scrive: 

    Mi sbaglierò… ma io credo che se avrà successo col grande pubblico (e per avere successo serve quel pubblico li) non sarà grazie alla bontà del software o al concetto di cloud… ma sarà proprio grazie al marchio Google.
    Vedo già ora diversi miei conoscenti che conoscono Chrome… sanno di cosa si tratta. Ma se provassi a chiedergli “cosa ne pensi di Azure?”… non so in quanti mi risponderebbero :P
    Credo che sia una prova che possiamo fare tutti.

  • # 11
    menelao
     scrive: 

    Bisogna però considerare che Atom nella sua attuale incarnazione è un prodotto acerbo, il primo della sua categoria. Sì, viene dritto dal Pentium, si può considerare un Pentium prima serie agli steroidi, tecnica vecchia ma realizzato con tecnologia moderna. Può ancora essere oggetto di affinamenti produttivi, può diminuire il consumo ed aumentare le prestazioni pur non scontrandosi con i culv e simili, più potenti. Può essere affiancato ad un chip grafico degno di questo nome, con accelerazione video ecc (simile allo Nvidia ION o analogo low power di AMD) e magari incorporato nello stesso package o die. E’ una cpu vecchia e giovane allo stesso tempo con il grande vantaggio di essere compatibile con tutto ciò che gira intorno agli “x86″, che non è proprio poco! Ogni anno qualcuno dice “è l’anno di linux, è l’anno di ARM, me lo sento” ma fin ora non è mai stato l’anno di qualcosa di alternativo alla piattaforma x86 – x64 “wintel”, le alternative restano confinate alla pur grande famiglia degli smartphone, sistemi embedded e simili. Tranne “mactel”, che si sta facendo percentualmente notare sempre più.

  • # 12
    v1
     scrive: 

    alessio forse in usa sono a buon punto, ma qua mi sembra che siamo ancora messi male.
    in futuro non credo andrà meglio perchè:
    nessuno vuole investire sul cavo perchè costa troppo ed è poco remunerativo se non si possono offrire servizi a valore aggiunto. fastweb forse resiste appunto anche grazie alla collaborazione con sky, ma telecom non sembra aver le forze per fare altrettanto. difficilmente gli investimenti sull’ammodernamento della rete potrebbero venire ricompensati. inoltre delle tariffe più alte sono fuori discussione per troppi italiani.
    l’unica rete in grado di crescere è quella wifi perchè richiede investimenti molto ridotti ma paradossalmente i clienti sono disposti ad accettare molte più limitazioni e ad un prezzo maggiore, sempre che se lo possano permettere.
    tra una decina d’anni potremmo arrivare al paradosso che le connessioni più veloci disponibili sono quelle via etere… sempre che non intervenga lo stato, come al solito in questo paese.
    forse se si fosse scelto di portare la tv sul cavo anzichè sul ddt, ora la situazione della rete dati italiana sarebbe di gran lunga migliore. ovviamente sarebbero stati necessari investimenti molto maggiori per le aziende coinvolte

  • # 13
    Redvex
     scrive: 

    Tutto quest’articolo si basa sulla convinzione che ChromeOs abbia successo.
    Secondo la mia modestissima opinione non siamo ancora pronti per il cloud computer.

  • # 14
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Non sono convinto del successo di Chrome OS, ho anche scritto un post al riguardo:
    http://www.appuntidigitali.it/4326/perche-non-credo-nel-successo-di-chrome-os/

    La ratio del mio post era quella di stabilire un nesso fra – eventuale – successo di chrome os e dei modelli analoghi, e problemi per Intel.

  • # 15
    Redvex
     scrive: 

    Scusa se non ho capito bene allora il tono dell’articolo.
    Certo che se questo dovesse rappresentare un taglio di prezzi per noi utenti allora viva arm e google.
    Ma per il mio modo (forse antico) di concepire e avere i dati a portata di mano, fat tutta la vita.

  • # 16
    krogy
     scrive: 

    @dtm
    i repository online sono solo piú convenienti.
    se non hai la connessione puoi sempre ordinare una copia dell’intero repository debian (per esempio) su cd/dvd e usare quello.

    molto piú conveniente di windows per giunta, visto che avrai a disposizione la quasi totalitá dei programmi di cui si ha bisogno.

  • # 17
    riccardo
     scrive: 

    ma se basta uscire un pò dalle città che l’ads arriva a fatica! per non parlare ti ste chiavette internet che sono costrette ad andare in gprs perchè l’umts è accessibile sono su un comune su 50.. l’altro giorno sono andato a vedere il netbook vodafone di un mio amico.. connessione buona gprs… 5 minuti per aprire una pagina!!(gmail era)!!.. ma per piacere

  • # 18
    D
     scrive: 

    “Cloud computing e’ legato alla rete, ma non significa che tu non possa usare applicazioni offline”

    Alcuni piccoli appunti che mi sembra doveroso far notare.
    Chrome OS è di Google. Google vive di pubblicità infilata di riffo e di raffo, di fatto indicizzando e violando sistematicamente la nostra privacy.
    Il netbook con chrome os, sono sicuro, verrà studiato in modo che non sarà assolutamente possibile/conveniente (o quanto meno facile) sostituire il sistema con qualcosa che vorremo noi. Non mi stupirei se sistematicamente faranno di tutto per impedire la memorizzazione locale non solo dei file personali ma pure l’esecuzione di programmi locali a favore di quelli remoti.

    Nel nome dei profitti pubblicitari di google e di quelli sul traffico delle compagnie telefoniche, faranno di tutto per diffondere una vera e propria gabbia.

  • # 19
    D
     scrive: 

    “se non hai la connessione puoi sempre ordinare una copia dell’intero repository debian (per esempio) su cd/dvd e usare quello.”

    Perchè bisogna essere così complicati ?
    Non si può fare prima e permettere alle riviste di avere un sistema di distribuzione come avviene per gli altri sistemi ?
    A volte ho come l’impressione che il mondo linux non voglia realmente espandersi (salvo alle proprie assurde e limitanti regole)

  • # 20
    bariuz
     scrive: 

    Microsoft puo rilasciare quando vuole uan versione di Windows per cpu ARM, anzi scommetto che ce l’hanno gia pronta in cantiere.
    E grazie al meccanismo dei Subsystem, come spiegato qua:

    http://www.appuntidigitali.it/3006/i-subsystem-di-windows-fra-retrocompatibilita-ed-evoluzione/

    non ci sarebebro problemi a portare direttamente tutte le applicazioni.
    Se ARM dovesse prendere piede l’unica che ci rimette è Intel.

  • # 21
    Giulio
     scrive: 

    L’autore dell’articolo parla di scelta politica di MS di non produrre Windows per ARM.

    Ora è evidente che fin quando le piattaforme a disposizione sono nulle sarebbe uno spreco di risorse produrre appositamente codice per ARM.

    Ciò non significa che in futuro non sia possibile cmq, anzi se le architetture ARM cominceranno a prendere piede rapidamente potremo avere delle sorprese già in Windows 8 o nel successore che dir si voglia.

    Considerato che la quantità di codice assembly rappresenta il 5/10% in tal senso non dovrebbe essere complicato per Microsoft.

  • # 22
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Mah la politica di MS è sempre stata quella di essere presente in qualunque piattaforma. Microsoft ha già Windows Mobile e Windows CE che girano su ARM. Il fatto che non li abbia portati, come dichiarato più volte, mi pare una decisione politica, una sorta di doppia pistola puntata: MS con ARM da un lato, Intel con Moblin dall’altro, con MS che potrebbe fungere da passaporto per ARM sugli scaffali e Intel che potrebbe spingere avanti l’arcinemico Linux.
    Google potrebbe sparigliare questo equilibrio, vedremo le prossime mosse.

  • # 23
    Lorenzo
     scrive: 

    senza scomodare futuribili sviluppi della propria linea di SO mainstream, se la concorrenza che si deve affrontare è un SO minimale come chromeOS direi che MS ha già in casa quello che serve per architetture ARM (e non solo): Windows CE.
    Poi è ovvio che per adesso MS non sia interessata a spingere in questa direzione perchè significherebbe andare a farsi concorrenza sui prodotti più complessi e remunerativi, ma se il vento dovesse cambiare e se il futuro fosse davvero fatto di device che vivono su sistemi minimali ed altamente non averebbero certo difficoltà a mettere sul mercato soluzioni in grado di combattere ad armi pari con chromeOS: la base già ce l’hanno e, magari un po’ a rilento, è tuttora in continua evoluzione (andate a farvi un giro su windows embedded e vi renderete conto che MS ha in effetti un piano B).

  • # 24
    Filippo
     scrive: 

    Secondo me il problema privacy e’ marginale, anzi addirittura inesistente, per un buon 80% degli utenti della rete (basta vedere il successo che ha facebook in cui non solo foto, video, informazioni personali e spesso confidenziali sono salvate su server remoti ma spesso rese pubbliche). Poi non capisco tutta questa diffidenza verso il cloud. Alla fine i conti correnti non sono online? Non facciamo acquisti online quasi tutti i giorni con carte di credito il cui numero viene salvato chissa’ dove?

  • # 25
    Cortex-A8: una nuova via per ARM - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] Concludendo possiamo dire che con la famiglia Cortex-A8 ARM si rende sicuramente più aggressiva nei confronti di realtà più blasonate, che se prima dominavano incontrastate e indisturbate nei segmenti desktop e server, adesso devono fare i conti con una soluzione che presenta un eccellente rapporto fra prestazioni e costumi, e che in futuro, specialmente con le versioni multicore, è destinata a ritagliarsi sempre più spazio… […]

  • # 26
    RSV4
     scrive: 

    A me piacerebbe un netbook con cpu ARM, un sistema basato su Windows CE, monitor da 7′ e SSD.
    Sarebbe molto meglio degli attuali con Atom, Seven, monitor da 10′ e HD.

  • # 27
    D
     scrive: 

    “Alla fine i conti correnti non sono online? Non facciamo acquisti online quasi tutti i giorni con carte di credito il cui numero viene salvato chissa’ dove?”

    Fino a prova contraria la banca non ti invia mail del tipo “visto che sto mese hai speso xxxxxxx euvo, ti consigliamo di spenderne altri con queste offerte che abbiamo selezionato per te”.
    Facebook pubblica quello che te desideri sia reso pubblico.
    Google è capace di farti utilizzare il suo servizio di office online e farselo ripagare spulciando quello che hai scritto, appellandosi a qualche clausoletta nascosta in un paio di chilometri di contratto.

  • # 28
    Licenza di Google
     scrive: 

    Google è capace di farti utilizzare il suo servizio di office online e farselo ripagare spulciando quello che hai scritto, appellandosi a qualche clausoletta nascosta in un paio di chilometri di contratto.

    E proprio cosi, ed è scritto in bella vista sul contratto d’uso dei servizi di Google:

    11.1 Lei detiene il copyright e qualsiasi altro diritto che lei già possiede sul Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi. Accettando, inviando o visualizzando il contenuto lei concede a Google una licenza eterna, irrevocabile, mondiale, priva di royalty e non esclusiva a riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi.
    Questa licenza ha come scopo esclusivo l’abilitazione di Google a visualizzare, distribuire e promuovere i Servizi e può essere revocata per determinati Servizi come definiti nei Termini Ulteriori di quei Servizi.

    11.2 Lei accetta che questa licenza comprenda un diritto per Google di rendere tale Contenuto disponibile ad altre società, organizzazioni o persone fisiche con cui Google ha rapporti per la fornitura dei servizi venduti, e per usare tale Contenuto in relazione alla fornitura di quei servizi.

    11.3 Lei riconosce che Google, nell’eseguire le procedure tecniche richieste per fornire i Servizi ai nostri utenti, può (a) trasmettere o distribuire il suo Contenuto su diverse reti pubbliche e con mezzi diversi; e (b) effettuare tali modifiche al suo Contenuto in quanto necessarie per conformare e adattare quel Contenuto ai requisiti tecnici di reti di connessione, dispositivi, servizi o strumenti. Lei accetta che questa licenza permetterà a Google di intraprendere queste azioni.

    Hai capito? Google si riserva il diritto a “riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette”.

    Con queste premesse voglio vedere quanti si fiderebbero di usare un servizio di cloud computing offerto da Google.

  • # 29
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Come ti dicevo l’altra volta, sul TOS ci possono anche scrivere che vengono a casa a darmi due schiaffi, ma comunque non possono andare contro le disposizioni legislative esistenti in materia, in questo caso privacy. Esiste una legge che vale sia per Google che per qualunque altra azienda voglia operare nel mercato italiano, e non c’è TOS che tenga.

  • # 30
    Licenza di Google
     scrive: 

    Ma poi non hai piu risposto, io avevo aggiunto:

    Nel contratto non si parla di pubblicare i dati personali dell’utente ma i contenuti che esso invia, ad esempio il testo di una mail, foto, video…
    Una volta accettato il contratto sono liberi di pubblicare i contenuti che l’utente invia.

    Se io e te facciamo un contratto che tu puoi mettere sul mio server dei file e io a mia volta posso pubblicarli a chi mi pare non è piu una questione di privacy e la legge a riguardo non puo fare niente.

    Una volta che l’utente ha firmato e accettato un contratto che dice che Google puo pubblicare ogni contenuto che invia la legge sulla privacy non pu piu farci niente.
    Se l’utente ha accettato il contratto Google a quel punto è libera di pubblicare quando gli pare i contenuti che l’utente invia.

    La legge sulla privacy dice che uno non puo pubblicare i dati riservati di un utente senza il consenso, ma una volta che l’utente ha firmato un contratto dove da il consenso a “riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette” allora Google è libera di farlo. O no?

  • # 31
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Non sono d’accordo. Se io scrivo una mail con condifenze private e Google la pubblica, si becca una richiesta di risarcimento danni faraonica.

    A quel che so, le clausole che derogano dalle disposizioni di legge in materia di uno specifico contratto, si chiamano vessatorie e vanno firmate e sottoscritte a parte. Quelle che vanno contro i diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, come “libertà e segretezza della corrispondenza” devono essere nulle in partenza. E ci mancherebbe!

    Comunque non sono un avvocato, e l’intervento di esperti in materia legale – eventualmente tramite guest post su AD – è benvenuto.

  • # 32
    D
     scrive: 

    “Esiste una legge che vale sia per Google”

    Esiste una legge che vale nel singolo stato, guarda caso quello dove non risiede Google.
    Google ti viola la privacy e te la denunci ? Loro t’alzano il dito medio e ti invitano a venirli a prendere in usa con le loro leggi dove sicuramente ci sarà una scappatoia per far cadere tutto nel nulla (banale: il danno non è avvenuto in usa ad un cittadino usa) ed anche supponendo l’esistenza di un sistema per farli condannare, il danno di aver diffuso quei dati sarà già stato fatto molteplici volte e non si potrà riparare.

  • # 33
    RSV4
     scrive: 

    Tornando IT, ci sono in commercio o stanno per uscire netbook minimalisti, tipo i primi eeePC, dotati di cpu ARM?

  • # 34
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ D
    Un’azienda che opera in Italia deve ottemperare alle leggi italiane, compreso il foro competente.

    @ RSV4
    Netbook ARM ce ne sono in giro, con Linux, il prezzo è generalmente sui $200 e l’autonomia molto buona, ma hanno una diffusione per ora molto marginale.

  • # 35
    D
     scrive: 

    “Un’azienda che opera in Italia deve ottemperare alle leggi italiane, compreso il foro competente.”

    Internet si raggiunge da ogni dove. Se google vuole può chiudere ogni sede italiana e continuare a raggiungere l’utenza italiana.

  • # 36
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Certo, può farlo. La magistratura può anche dichiararne l’oscuramento, se non onora le leggi locali. Dopodiché la gran parte dell’offerta cloud oggi, piaccia o non piaccia, è basata su server localizzati negli USA. Questo è un problema di diritto internazionale che necessita di gestione a livello sovranazionale.
    Da qui a dire che Google può pubblicare le mie foto private, ci passa un oceano.
    In ogni caso cerchiamo di mantenerci in topic, l’argomento della discussione non è la garanzia che offre Google rispetto alla privacy.

  • # 37
    D
     scrive: 

    “La magistratura può anche dichiararne l’oscuramento, se non onora le leggi locali.”

    Ed abbiamo visto come funziona bene…
    C’è poco da fare. Fino a quando non si creerà una legislazione internazionale che imporrà ai fornitori di servizi di tenere i server nelle nazioni servite, questi potranno fare il bello ed il cattivo tempo.
    In ogni caso a google non interessa diffondere le nostre foto ma scandagliarsele privatamente per poi spararci il banner su misura.
    L’unico modo per poter garantire una certa tranquillità sarebbe la garanzia che il server remoto accolga solamente dati pesantemente criptati dalla macchina locale attraverso una chiave che non finisca memorizzata chissà dove, anche biometrica se necessario, ma è ovvio che a quel punto google si tirerebbe indietro non potendo fisicamente sfruttare i dati raccolti.

  • # 38
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Mah un’ultima nota e poi chiudiamo l’OT: a me preoccupano molto più i dossieraggi illegali di telecom italia e la fine che stanno per fare a livello giudiziario, che non gli algoritmi di google, perlomeno nell’immediato. Dopodiché la necessita di un controllo sovranazionale sui dati personali mi pare impellente quanto, ahimè, ignorata.

  • # 39
    RSV4
     scrive: 

    Questo netbook è una figata:
    Ecco il primo netbook ARM: l’anello mancante tra smartphone e PC

    e costa pure poco rispetto a quello che offre, specie se paragonato agli attuali netbook con Atom.

  • # 40
    D
     scrive: 

    “a me preoccupano molto più i dossieraggi illegali di telecom italia”

    Diciamo pure che non c’è da fidarsi di nessun servizio cloud spacciato per gratuito e che vale sempre la regola del domandarsi come fa una cosa a vivere visto che nessuno regala niente.

  • # 41
    diggita.it
     scrive: 

    ChromeOS, cattive notizie per Atom e x86…

    La strada del cloud computing arriva da lontano e, con l’arrivo di Chrome OS, potrebbe portare ancora più lontano. In modo del tutto parallelo, sul mercato hardware i client sono diventati sempre più thin ma con il nuovo OS di Google, potrebbero di…

  • # 42
    MenageZero
     scrive: 

    non che questo articolo ne sia un esempio, in quanto incentrato sui thin client intesi limitatamente ad un certo tipo di hw correlato ad una specfica gamma di esigenze, se non interpreto male,

    ma non ho resistito ad esprimere la mia opinione sui cori sempre più comuni che cantano di rivoluzione e novità assoluta sul cloud computing e del destino dei thin client a rimpiazzare qualunque tipo di client o cmq il 99.9% di quelli in circolazione …

    ora, può anche darsi che sarà così, ma non mi pare siano ancora emerse spiegazioni convincenti di come esattamente un utilizzatore odierno di pc (e, per l’ambito pro, ‘workstation’ si sarebbe detto fino ad acluni anni fa), pc anche inteso genericamente (quindi anche non solo x86, almeno in teoria, o non solo windows) e a tutti i livelli di dotazione hardware possibili,

    si ritroverà a poter fare il 100% di quello che può fare ora usando un netbook abbinato ai vari servizi di “cloud computing”

    (e non venitemi a dire che utilizzatori che fanno qualcosa anche solo ogni tanto di oneroso per la cpu o che necessita anche di una buona gpu, per citare due banalità, che possono essere gamer, ma anche sviluppatori o appartenenti ad altre categorie ancora,
    siano già mosche bianche statitsicamente insignificanti o che connessioni internet che permettano una scambio dati arbitariamente volumniso tra qualunque nodo ed in tempi accettabili per qualunque tipo applicazione per il 99% degli utenti che contano qualcosa per il mercato siano una realtà imminente)

    senza contare che dal pdv logico, la ‘rivoluzione’ del cloud computing +/- è quello di tornare al modello di elaborazione centralizzata, tipo un’attualizzazione del concetto mainframe/terminal, che era il modello
    predominante prima di quello attuale;

    chiaro che ora c’è di mezzo la rete globale e le sfide dal pdv tecnico sono diverse ed in parte nuove, ma spesso si arriva a descrivere anche la semplice idea del modello cloud computing come uno dei passi vanti più grossi nella storia delle tecnologie dell’informazione, e, semplicemente imho, non è così

  • # 43
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ ManageZero
    Per come la vedo io il cloud computing è e sarà sempre più una soluzione non rispetto ai modelli d’uso consolidati del PC, quanto ai nuovi modelli che emergono in relazione ad un certo uso in mobilità – quello che fa capo a ultraportatili e smartphone.
    Parliamo di dispositivi che non ha senso “pompare” dal punto di vista HW, ma che vanno in direzione esattamente opposta, in ragione delle esigenze di mobilità e quindi, di riduzione del consumo energetico.
    Oggi, come non negli anni ’90, molte delle condizioni tecnologiche fondamentali si avviano a completa maturazione e quindi si candidano a diventare la piattaforma di partenza per una nuova categoria di servizi. Che l’OS diventi o meno un elemento del cloud, si arriverà comunque allo spostamento di certi dati e applicazioni sulla rete.
    Nel caso in cui anche l’OS lo diventi, la platform independence sarà completa, con grave danno degli attuali player dominanti e dei modelli x86 centrici in generale.

  • # 44
    ziovax
     scrive: 

    cloud computing o no, non ho ben capito quali siano le cattive notizie per atom e x86…

  • # 45
    Raf
     scrive: 

    ma avete mai usato linux??? ma gli aggiornamenti su windows come li fate con la pala… i sistemi GNU- Linux, specie quelli desktop più completi Ubuntu Fedora etc etc, hanno già tutto installato e cmq per una configurazione ottimale iniziale è sempre bene essere connessi alla rete per aggiornamenti ( anche con windows ). In edicola ci sono riviste su riviste con softwere opensource e distro linux, quindi non capisco di cosa state parlando. Io con Ubuntu su eeepc ho tutto funzionante ( anche cose che su windows avrebbero necessità della rete antivirus driver etc etc ) alla prima installazione..

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