di  -  martedì 18 dicembre 2007

Post di Stefano Odorico

WebloDopo la Siria che blocca l’accesso al portale per più di due settimane sventolando fantomatiche scuse di infiltrazioni israeliane, dopo le scuse per aver abbassato il livello di privacy degli account personali per “migliorare” il sistema pubblicitario (con questo nuovo sistema chiamato Beacon, il tracciamento dei dati da parti di grandi compagnie, avveniva anche senza l’esplicito consenso degli utenti), nuovi problemi si profilano all’orizzonte per Facebook, si profilano nuovi problemi all’orizzonte per Facebook.

Più di 2000 persone iscritte a Facebook hanno infatti iniziato ad inserire pubblicità nelle loro pagine personali, in netto contrasto con il regolamento imposto dal portale. Lo hanno fatto semplicemente tramite l’aiuto di una azienda canadese chiamata Weblo, una rete di vendita di annunci pubblicitari in blogs e pagine personali.

Visitando il sito www.weblo.com, si nota immediatamente come l’azienda punti molto sul fatto che è possibile e doveroso guadagnare soldi per la propria popolarità online.Il problema è che Facebook non consente agli utenti di vendere spazi pubblicitari sulle proprie pagine ma Rocky Mirza, il capo esecutivo di Weblo, come riportato dal New York Times, dice che ognuni utente deve avere la possibilità di vendere i propri spazi su Facebook (compresi Myspace, Youtube e altri) perché sono loro i veri creatori dei propri siti. Non ci sarebbero contenuti su Facebook se non ci fossero utenti e questa è la differenza con i normali portali di informazioni e di media che pagano i propri collaboratori.Weblo ha iniziato le sue attività in Ottobre.

Nel mese scorso il numero di persone che utilizza il servizio su Facebook è passato da 200 a 1500 e sta incrementando giorno dopo giorno. Inoltre, sempre secondo le parole del boss Weblo, come Facebook inserisce pubblicità sulla propria struttura, sulla board dove gli utenti costruiscono il proprio sito, così gli utenti stessi dovrebbero essere in grado di pubblicizzare quello che vogliono sul proprio spazio personale.

La cosa continua a funzionare, si guadagna ma non si sa bene fino a quando anche perché, dopo le scorse disastrose polemiche riguardo alla privacy, è difficile che Facebook intenti azioni contro i propri users.

Fonte: www.nytimes.com

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