di  -  martedì 17 novembre 2009

Pac Man - App StoreChi mi legge con qualche frequenza, sa che sono un grande appassionato di retrocomputing e retrogaming. Conseguentemente, cerco di “contagiare” con emulatori e vecchi giochi, ogni dispositivo che mi trovi sottomano.

Non fa eccezione lo smartphone che mi sono concesso recentemente, su cui amerei infilare qualche bel gioco appartenente all’epoca degli home a 8 bit, o magari qualche titolo arcade storico.

Premetto che sull’App Store, non mi aspettavo – particolarmente dopo il ban dell’emulatore C64 – di trovare una pletora di applicazioni dedicate al retrogaming.

L’esclusione di ogni applicazione che richieda più di un minimo di smanettamento, la davo per scontata già da prima di impossessarmi del terminale.

La ricerca di applicazioni retrogaming su App Store, ha tuttavia prodotto risultati a mio avviso sconcertanti.

Lasciamo parlare qualche prezzo:

  • Space Invaders, 1978, € 3,99
  • Centipede, 1980, € 3,99
  • Missile Command, 1980, € 3,99
  • Pac Man, 1980, € 3,99
  • Galaga, 1981, € 3,99

Quello che più sorprende di questi prezzi – simili o più elevati rispetto a quelli di giochi di nuova generazione e molto più complessi – è che siano riferiti a titoli stravecchi, su cui nessun tipo di economia potrebbe ruotare nel 2009 se non, per l’appunto, quella da vendite per iPhone.

Non ho idea di quale successo di vendita possano vantare questi titoli, ma una cosa è certa: se qualche marchio storico del mondo videoludico si è messo in mente che, a trent’anni di distanza, il suo software possa ancora essere venduto a peso d’oro, i miei soldi non li avrà certo.

75 Commenti »

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  • # 1
    Giacomo
     scrive: 

    Non conosco i prezzi correnti dello store, ma 4€ non mi sembra proprio un prezzo esagerato.. a prescindere dal fatto che lucrare su pezzi di software così vecchi non è una bella cosa, ma si sa, il business non è né bello né etico..

  • # 2
    xorosho
     scrive: 

    Beh, c’è anche Doom Classic se non sbaglio a 5,49€…e CuBert (ma costa meno)…e Tyrian…e Pang
    Oltre a tutti i vari cloni.

    Condivido la conclusione (nemmeno io ho intenzione di spendere 5€…NEANCHE per Doom) ma tant’è.
    L’unica cosa che possiamo fare, come utenti, è non comprarli.
    In ogni caso non credo che ad un gioco possa essere dato un prezzo sulla base dell’età. Non ho voluto spendere più di 4€ per NFSUndercovered…ma 5€ per un Quarantine ben fatto li spenderei :)

  • # 3
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    4 euro non sono tanti in assoluto, ma sono una fortuna per un gioco di 20 anni fa, specie se li confronti a giochi validissimi per iphone che si vendono a 99 centesimi! Non che si possa imputare ad apple la colpa di questa strategie di pricing, ma una bella figura non ce la fanno nemmeno loro.

  • # 4
    Roy
     scrive: 

    Il prezzo e’ stato deciso dal programmatore, in questo caso la ATARI, non capisco quindi, le vostre perplessita’, ognuno e’ libero di proporlo al prezzo che crede, mai il cliente trae le sue conclusioni, e’ il libero mercato, Baby!

  • # 5
    goldorak
     scrive: 

    Sono prezzi da ladrocinio in rapporto all’eta del gioco e nel fatto che tutti i costi di sviluppo sono stati ripagati decenni fa.
    In qualcunque modo lo si voglia vedere, vendere questi “giochi” significa 0 sforzo, 100% profitti.

    Per Ray : hai ragione, il cliente e’ libero di fare le sue scelte, ma tieni presente che di scelte ne ha e molte.
    Atari non puo’ prezzare questi giochi come se fossero in un mondo esente da corsari in voga sui mari cibernetici. ^_^

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    mobile + retrogaming = http://www.gp2x.it

  • # 7
    Cael
     scrive: 

    Il prezzo invece è perfettamente in linea con la filosofia Apple del “più è chiuso meglio è”. Ed ovviamente dal momento che l’unico mezzo per poter fruire del gioco è l’AppStore, Atari sfrutta la posiziono monopolistica del canale di vendita per incassare ulteriori quattrini. Il problema non è Atari, è Apple e il suo business model.

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Non e’ apple a fare i prezzi delle applicazioni. Come ho detto non ci fanno una gran figura, ma sono le sw house a fare le furbe per giochi di valore pari a zero.

  • # 9
    Cael
     scrive: 

    @Alessio

    Premesso che è impensabile che Apple non avalli i prezzi, dal momento che sul venduto ci guadagna, quindi prezzi più alti, incassi maggiori, come ho appena detto, se il solo mezzo per poter avere legalmente il gioco è l’AppStore, di fatto ci si ritrova in una situazione che in economia si chiama Monopolio, con un solo fornitore/venditore del bene che può ovviamente decidere a che prezzo vendere. E dal momento che il venditore è Apple, che con finzione giuridico/economica, consente agli sviluppatori di stabilire il prezzo, c’è da prendersela anche con Apple. Atari non fa altro che sfruttare il più possibile la situazione di monopolio, anche perchè alla fine qualche pollo che acquista a quei prezzi c’è di sicuro.

  • # 10
    Jo.Li.
     scrive: 

    E come al solito ci mancavano i commenti di chi incolpa la Apple, ma cosa c’entra che più chiuso meglio è ?

    Sono i produttori che decidono i prezzi dei loro giochi.

    Sullo Store della Apple ci sono migliaia di giochi alcuni veramente ben fatti e a prezzi bassissimi e di solito i prezzi scendono a livelli inferiori all’euro o anche gratis.

    Si approfitta sempre di un articolo che riguarda la Apple per lanciare flame e le solite critiche sui prezzi anche quando la Apple non c’entra un tubo.

  • # 11
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    In effetti il trend dei prezzi medi (stabiliti dagli sviluppatori) è al ribasso, come dimostra una recente ricerca:
    http://www.fiercemobilecontent.com/story/app-store-grows-and-app-prices-continue-shrink/2009-11-13

    Apple avrebbe peraltro tutto l’interesse a un ribasso dei prezzi, dal momento che prezzi più bassi=più transazioni=più popolarità per l’app store.

    Tutto ciò dimostra che a fare i furbi sono proprio certi sviluppatori, i quali anche in altre occasioni hanno mostrato pretese assurde sull’abandonware.

  • # 12
    zander
     scrive: 

    Quoto Cael. Il problema è anche Apple. Infatti l’azienda della mela proibisce la distribuzione gratuita o a pagamento di emulatori nell’App Store (la cosa è nell’sdk e riportata più volte da Engadget).
    Sul mio vecchio Palm TX dove non esiste uno store chiuso e limitato stile Apple ma c’è libertà di installare quello che si vuole ho messo un emulatore per vecchie glorie come Doom I e II, Hexen, Quake 1, avventure grafiche alla Indiana Jones etc. etc. L’emulatore è gratuito e il primo episodio di quei sparatutto era sempre gratis. Per gli episodi successivi mi è bastato inserire i vecchi floppy originali da 3.5″ che avevo nel cassetto, copiare i files con le mappe e potevo giocare a tutti gli episodi di Doom gratis. Esistono pure emulatori del glorioso C64 e altri.
    Se poi pensiamo che la maggior parte di quei giochi probabilmente non ha la possibilità di essere provata prima dell’acquisto (poiché in App Store non è previsto il sistema dei programmi trial a scadenza) allora è ancora meno conveniente.
    L’alternativa è il jailbreak con i rischi e la perdita di garanzia.
    L’App Store è troppo chiuso per i miei gusti.

  • # 13
    Jo.Li.
     scrive: 

    Diciamo le cose come stanno, sono questi storici produttori (namco, taito, atari etc…) che con questi giochi hanno continuato a fare soldi a palate per decenni, riproponendoli in tutte le salse, su tutte le console, infilandole anche in collezioni di pochi giochi a prezzi esagerati.

  • # 14
    Giullo
     scrive: 

    non capisco che brutta figura dovrebbe fare apple visto che non ha ALCUN controllo sul prezzo delle app che è al 100% deciso dagli sviluppatori … il fatto che lo store sia chiuso non c’entra una beneamata :)

  • # 15
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Apple non ci fa una bella figura perché questi turlupinatori vendono nel suo store, non certo perché gli suggerisce i prezzi…

  • # 16
    xorosho
     scrive: 

    Sono d’accordo con Alessio e Jo.li.
    Pochi giochi costano più di 5 euro…e – se si escludono i giochi “storici” – si tratta di “super giochi”. Atari e compagnia stanno cavalcando (e chi non lo farebbe?) l’opportunità di business con alti margini in un settore (iPhone+AppStore) che è ampio abbastanza da interessare i produttori e chiuso bene abbastanza da ridurre la pirateria. Non credo sia corretto ritenere “costo zero” il porting su iPhone (in quanto il porting va comunque fatto e l’SDK di Apple non è molto “elastico”), d’altra parte è chiaro che godono di un mercato ampio in quanto costituito sia da chi a quei giochi è affezionato (e – si sa – per le cose cui si è affezionati si è disposti a spendere più del dovuto) sia da chi quei giochi li ha solo sentiti nominare (e quindi è curioso)…

    La colpa di Apple? Mhm…essere un’impresa con l’obiettivo di guadagnare soldi?
    Per il resto come ha giustamente detto Alessio il trend è di ribasso sui prezzi e ad Apple interessa il numero di applicazioni e soprattutto di transazioni (che è il dato riportato più spesso); aumentare il fatturato è secondario (per non parlare del fatto che – come ogni corso base di economia insegna – prezzo più basso NON vuol dire necessariamente fatturato più basso).

    [Il solo parlare di monopolio, poi…è decisamente ridicolo…]

  • # 17
    Cael
     scrive: 

    @Xorosho

    Qui di ridicolo c’è solo chi continua a difendere Apple in ogni circostanza.

    Chi decide chi e cosa si può sviluppare da vendere su appStore? Apple

    Chi lascia liberi gli sviluppatori di decidere i prezzi? Apple

    Chi ha deciso che le applicazione per la galassia iPhone/iPod si vendono solo tramite AppStore? Apple

    Ora dire che Apple non ha responsabilità per la situazione descritta vuol dire non capire una mazza di economia e ancor più si difende l’indifendibile.

    Cosa c’entra il monopolio? Come la definisci la situazione di mercato in cui si ha un solo venditore (AppStore) di un determinato bene?…come dici? Monopolio? Ovvio che gli sviluppatori, ed Apple in primis, hanno tutto l’interesse a far si che i prezzi sia i più convenienti possibili per le proprie esigenze, dal momento che non è possibile installare applicazioni in modo legale se non attraverso AppStore. E non ci vuole una laurea in economia per capire la situazione.

    Però continuiamo a difendere Apple…vorrei capire cosa ve ne viene in tasca.

  • # 18
    Pashark
     scrive: 

    Normalmente i giochi di successo escono in edizione budget, non a prezzo maggiorato rispetto ai concorrenti dello stesso settore.

  • # 19
    Giullo
     scrive: 

    quindi apple cosa dovrebbe fare? se impone un controllo sui prezzi non va bene perchè è troppo tentacolare, se non fa niente non va bene cmq perchè ci lucra .. mah, io non difendo apple a priori, o almeno lo faccio nella misura in cui c’è qualcuno che attacca apple a priori ;)

  • # 20
    zander
     scrive: 

    Il fatto che lo store sia chiuso c’entra eccome poiché impedisce lo sviluppo di emulatori di terzi come ho spiegato sopra. Con il Palm puoi giocare a Doom (e a tante altre vecchie glorie) gratis se lo hai già acquistato in passato senza dover ricomprare il gioco. Cosa impossibile con Apple poiché l’sdk vieta espressamente di distribuire emulatori nell’App Store e l’iPhone non permette di installare alcunché fuori dall’App Store (se non jailbrekkato con i rischi e problemi connessi).

  • # 21
    banryu
     scrive: 

    Agiungo a tutto quello che è già stto detto la (forse infelice) riflessione che probabilmente più che i giochi, si paga una possibile (appassionati a parte) moda del momento e uno status symbol?

  • # 22
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Evidentemente la componente status symbol esiste, ed evidentemente c’è qualcuno fra coloro che sviluppano per iPhone, che crede che ci siano parecchi polli disposti a pagare su quella piattaforma ciò che altrove è disponibile gratuitamente.

    Però il tasso di pirateria si mantiene basso e il prezzo medio del sw pere. E il modello, checché se ne dica, funziona, tanto che ridurre l’iPhone a mero status symbol rischia di essere molto grossolano.

  • # 23
    dado
     scrive: 

    son prezzi cari…ma non impossibili…
    se uno lo vuole lo compra se non lo vuole compra altro e fra due mesi se i risultati dell vendite saranno bassi caleranno il prezzo..
    in questa società il prezzo finale è stabilito dal ” a quanto posso venderlo?” non dal valore del prodotto
    basta vedere i prezzi dei CD / DVD…se essi fossero venduti in base al valore equo venderebbero + pezzi ci sarebbe meno pirateria i server della rete meno intasata e probabilmente gli introiti delle major maggiori

  • # 24
    Don Luca
     scrive: 

    Cael qua non si difende Apple, si difende l’obiettività.

    Ragioniamo per assurdo:
    Apple decide i prezzi delle applicazioni che gli vengono proposte.
    Trovi che sia giusto? A me sembra un regime di sviluppo dittatoriale a dir poco.
    Io programmatore faccio un programma sul quale mi ci faccio un culo tanto e loro lo mettono in vendita a 10 cents o gratis perchè magari è un programma che interessa solo una piccola nicchia di appassionati.

    Ora, se per te questa è giustizia, dimmi te…

    In questo caso abbiamo società che veramente ci campano sopra a certi marchi (quali la già citata Atari) e propinano ancora le loro vecchie glorie a caro prezzo… ma d’altra parte se lo fanno ci sarà un motivo, evidentemente c’è gente che li acquista, quindi c’è lucro, guadagno e Apple non è la Caritas, è una azienda e in quanto tale mira al guadagno, quindi non vedo dove sia il problema.
    Il gioco è caro? Non lo compri!
    Ti sembra un’ingiustizia? Fai il jailbreak e ti ci metti quello che vuoi. L’hanno fatto tutti gli amici miei e a nessuno di loro ha mai dato problema perchè, diciamocelo, in minima parte pure alla Apple fa comodo il jailbreak perchè consente una migliore diffusione dei suoi dispositivi.

    E prima che qualcuno se ne venga fuori con “Per me è dittatoriale il fatto che la Apple decida lei cosa può girare sul loro dispositivo e cosa no” rispondo preventivamente con: il prodotto è loro e ci fanno quello che vogliono. Non c’è scritto “OPEN SOURCE”, c’è scritto Apple, quindi o te lo prendi così com’è e al limite te la rischi col jailbreak, oppure vai su altri lidi, come il sopracitato GP2X sul quale sto sbavando da tempi memorabili.

    Detto questo, ho le salsicce sul fuoco, pertanto scappo. :P

  • # 25
    Cael
     scrive: 

    [QUOTE]Ragioniamo per assurdo:
    Apple decide i prezzi delle applicazioni che gli vengono proposte.
    Trovi che sia giusto? A me sembra un regime di sviluppo dittatoriale a dir poco.

    Io programmatore faccio un programma sul quale mi ci faccio un culo tanto e loro lo mettono in vendita a 10 cents o gratis perchè magari è un programma che interessa solo una piccola nicchia di appassionati.

    Ora, se per te questa è giustizia, dimmi te…[/QUOTE]

    Non lo è assolutamente. Quello che ho cercato di spiegare è che il prezzo alto è dovuto al modello monopolistico. Apple se impone il prezzo di vendita può vedersi con schiere di sviluppatori che la mandano al diavolo.

    [QUOTE]In questo caso abbiamo società che veramente ci campano sopra a certi marchi (quali la già citata Atari) e propinano ancora le loro vecchie glorie a caro prezzo… ma d’altra parte se lo fanno ci sarà un motivo, evidentemente c’è gente che li acquista, quindi c’è lucro, guadagno e Apple non è la Caritas, è una azienda e in quanto tale mira al guadagno, quindi non vedo dove sia il problema.[/QUOTE]

    Lo possono fare per il fatto che non c’è concorrenza nella vendita di software per iPhone, (il monopolio di cui sopra), se ci fosse altro modo lecito per installare applicazioni concorrente ad AppStore i prezzi sarebbero più bassi. E sono più che convinto che il prezzo viene concordato con Apple anche per le royalties che incassa sulla vendita di ciascun applicativo.

    [QUOTE]Il gioco è caro? Non lo compri![/QUOTE]

    Pienamente d’accordo e non ci si lamenta, soprattutto se poi si spendono 700€ per il terminale

    [QUOTE]Ti sembra un’ingiustizia? Fai il jailbreak e ti ci metti quello che vuoi. L’hanno fatto tutti gli amici miei e a nessuno di loro ha mai dato problema perchè, diciamocelo, in minima parte pure alla Apple fa comodo il jailbreak perchè consente una migliore diffusione dei suoi dispositivi.[/QUOTE]

    Nessuna ingiustizia, pienamente d’accordo.

    [QUOTE]E prima che qualcuno se ne venga fuori con “Per me è dittatoriale il fatto che la Apple decida lei cosa può girare sul loro dispositivo e cosa no” rispondo preventivamente con: il prodotto è loro e ci fanno quello che vogliono.[/QUOTE]

    Questo però dovrebbe valere sempre e non come accade per alcuni marchi si e per altri (qualcuno ha detto MS?) no.

    [QUOTE]Detto questo, ho le salsicce sul fuoco, pertanto scappo. :P[/QUOTE]

    E non inviti per le salsicce????

  • # 26
    Flare
     scrive: 

    Per 4 euro prenderei al massimo una collezione di quei vecchi “giochini”.

  • # 27
    Don Luca
     scrive: 

    Cael,

    il tuo discorso sul monopolio della Apple non regge e tento di spiegarti il più chiaramente possibile (non sono una spada in queste cose :P) il perchè:

    mettiamo che io fondi una società, la DonLuca Enterprises, e mi occupo della vendita di yogurt alla salsiccia (giusto per rimanere in tema xD): al di là del fatto che mi denuncerebbero per attentato alla vita altrui xD, io sarei monopolista dello yogurt alla salisiccia in quanto, nel mercato degli yogurt, io sono l’unico che lo vende (e lo distribuisce), pertanto io detto le leggi del mercato, stabilisco il prezzo, la quantità di prodotto in ogni scatola e la sua qualità.

    Questo secondo il tuo ragionamento, se non ho capito male.
    Mi pare abbastanza ovvio che, in quanto unico venditore di yogurt alla salisiccia io non possa essere dichiarato monopolista, perchè nel mercato degli yogurt esistono tantissime alternative (sicuramente migliori xD) e che esse sono fruibili da tutti i miei potenziali acquirenti.

    L’iPhone, per quanto particolare possa essere, è comunque uno smartphone e di alternative ne esistono parecchie, pertanto la Apple è monopolista di cosa? Di un solo smartphone? Delle applicazioni che girano su quell’unico prodotto?
    Suvvia… non sono un esperto in economia ma venire a parlare di monopolio di applicazioni su un dispositivo, anche appellandosi al comun senso, mi pare abbastanza ridicolo :D

    La Microsoft, se vogliamo vederla così, ha seguito una strada diversa, strada obbligatoria per la diffusione di massa, strada che ha decretato il suo successo.
    Sono strategie diverse e sinceramente non mi sento di andare a criticare nessuna delle due.

  • # 28
    Don Luca
     scrive: 

    Ah e aggiungo che non mi pare adeguato il confronto tra Windows (un SO per desktop) e iPhone OS (in questo specifico caso AppStore) in quanto il primo gira su un numero di macchine sconfinato, il secondo solo su un singolo dispositivo (neanche su diversi come lo è per esempio Mac OS X che anche se gira ufficialmente solo su macchine Apple, vi è diversità tra le offerte proposte, in più su Mac OS X, come su Windows, non esiste un “AppStore”).
    E’ inoltre inadeguato anche il confronto tra iPhone OS e Windows CE (si chiama ancora così? Io sono anni che nn mi aggiorno…) per lo stesso motivo di cui sopra: Windows CE gira su moltissimi terminali, iPhone OS solo su uno.
    Quanto sopra è per rafforzare la mia tesi che parlare di monopolio in ambito iPhone sia decisamente fuori luogo.
    Se iPhone OS invece girasse su diversi terminali allora la faccenda sarebbe diversa, in quel caso IMHO si potrebbe parlare di monopolio.

  • # 29
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    Il discorso del monopolio tirato fuori da Cael rasenta il ridicolo, non solo per aver tirato in ballo un termine economico che nulla a che vedere con la situazione di cui si parla ma per il fatto stesso che Apple non decide la politica dei prezzi, ma la lascia al fornitore/sviluppatore.

    E scusami Alessio ma non capisco nemmeno cosa significhi “non ci fa una bella figura”.
    Cosa dovrebbe fare Apple, mettere un tetto massimo al costo di un’applicazione?
    Lasciando da parte le politiche di rilascio, se dev’essere libero mercato lo sia fino in fondo, lasciando all’utente che giudichi le soluzioni troppo care e rivolgendosi altrove.
    Per altro sull’Apple Store, come raramente si trova in giro la scelta è davvero ampia su una larga tipologia di applicativi quindi quel che ritenuto non accettabile giustamente non lo si acquista.

    In realtà per fare un discorso, secondo me almeno, più equilibrato e mi si passi il termine “serio”, bisognerebbe fare due valutazioni.
    La prima, come giustamente riportato da altri lettori è che le SW House da SEMPRE, fanno soldi sui grandi classici, infilandoli in compilation più o meno ampie e vendendole a peso d’oro.
    Il Sega Ultimate Collection uscito per 360 ha parecchi capolavori ma costa come un PES2010 o Modern Warfare 2.
    Una settantina di Euro, su per giù. Plausibile? Diciamo almeno opinabile.
    E di esempi se ne potrebbero fare a palate.
    Non credo che un gioco su un AppStore possa spostare più di tanto, oltretutto, convinzione mia, se si vuole giocare con soddisfazione, i terminali ad hoc con eventuali emulatori (PSP, DS, GP2x) sono ancora una spanna sopra rispetto ai vari smartphone o PDA-phone che siano.

    La seconda questione è il videogioco e come viene veicolato da un po’ di tempo a questa parte.
    La crescita della del digital delivery è un dato sotto gli occhi di tutti e l’AppStore ha fatto la sua parte.
    E questo trascende il panorama “cellulare”, perché se noi prendiamo i giochi distribuiti sui canali PSN, Live o Virtua Console non è che i costi siano sempre a buon mercato, anzi.
    I mini per PSP costano una follia eppure non ne parla nessuno. Come mai? Magari ci scriverò qualcosa prossimamente.

    Il problema e lo dico da nostalgico della cartuccia è che si sta progressivamente andando verso una direzione in cui la dimensione del “bene” non è più commisurata rispetto al possedimento fisico, ma alla licenza di un certo tipo di fruizione, il che limita ovviamente le possibilità del consumatore e lo espone giocoforza a speculazioni da parte di chi quei contenuti li distribuisce.

  • # 30
    ginojap
     scrive: 

    Le applicazioni sono care?
    Non smettero’ mai di lodare le capacita’ di marketing di questa azienda che saprebbe vendere il ghiaccio agli eschimesi. Non e’ mai importante cosa si vende, ma come.
    Loro sanno fare bene questo lavoro e per questo si meritano ogni centesimo di profitto. Semmai sta al cliente capire il vero valore di cio’ che acquista.
    In ogni caso non esiste solo il valore di mercato di un prodotto che e’ solo il risultato di calcoli di marketing, ma anche il valore personale in base alla soddisfazione che ci puo’ dare il possedere un determinato oggetto.
    Per quanto mi sta sulle scatole questa azienda devo dire comunque che i prezzi delle applicazioni, paragonati a quelle vendute per altri dispositivi mobili, non sono assolutamente cari, anzi alla fine forse risultano anche economici .

  • # 31
    xorosho
     scrive: 

    Volevo quasi rispondere, a Cael, ma vedo che è l’unico che arriva al punto di sostenere tesi tanto assurde…e comunque condivido quello che han scritto gli altri.

    Buona giornata a tutti.
    Quanto ai grandi classici…continuo ad aspettare Quarantine :D

  • # 32
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Jacopo
    Effettivamente non ci fa una bella figura è una formula piuttosto infelice. Quel che intendevo dire è che per un oggetto che già un quarto di mondo considera uno status symbol, vedere quei prezzi su quelle applicazioni mi fa quasi pensare che c’è qualcuno che crede che i clienti iphone siano galline dalle uova d’oro…

  • # 33
    Benedetto
     scrive: 

    Il parco software del Nintendo Ds, per fare un esempio, non è aperto. Nintendo sceglie cosa le software house possono pubblicare sul suo sistema portatile. Idem Apple, non ci vedo molta differenza.

  • # 34
    Max
     scrive: 

    Ma credete che anche per l’Atari vendere i giochini sia gratis? Credete che il tempo del programmatore che ha dovuto “pacchettizzare” il tutto sia gratis? Anche supponendo che abbiano “barato” alla grande (prendendo un emulatore di Atari “pacchettizzato” e scaricando la ROM da Emule perché magari non ce l’hanno più neanche loro), quanto tempo pensate che ci voglia per fare il tutto? Senza contare il lavoro di tutte le persone che stanno attorno al programmatore. Senza contare il 30% che si prende la Apple sulle vendite. Ora, quante copie venderanno di quei giochini? E’ ovvio che se ne vendono 1.000.000 di copie allora il costo iniziale è irrilevante. Realisticamente però ne venderanno molte di meno. Ma molte molte di meno. Migliaia? Ricordatevi che negli USA gli stipendi sono MOLTO più alti. Quei programmatori e quelle persone che ci bagolano attorno non sono state di sicuro pagate 800 euro al mese.
    Ora, da programmatore, vi posso dire che “barando” come ho detto per preparare il pacchetto e testare un minimo il giochino ci vuole tipo un mese (in aziende grandi un mese non è niente… passa fra riunioni, burocrazia, email e pausa caffé come un lampo). Più il tempo di tutte le altre persone che girano attorno al programmatore. Avendo urgenza si può forse ridurre a 2-3 settimane.
    E’ ovvio che se fosse un progetto amatoriale basato su open source (leggi, costo del programmatore = 0, assistenza al cliente = 0) allora il costo tenderebbe allo 0. E’ anche ovvio che, tagliando tagliando, avendo l’emulatore da una parte, la ROM dall’altra ed avendo già fatto esperienza, puoi anche fare 10 ROM al giorno (e pregare che l’emulatore sia perfetto e le ROM funzionino al 100%).

  • # 35
    goldorak
     scrive: 

    Scritto da Alesso di Domizio :
    “Effettivamente non ci fa una bella figura è una formula piuttosto infelice. Quel che intendevo dire è che per un oggetto che già un quarto di mondo considera uno status symbol, vedere quei prezzi su quelle applicazioni mi fa quasi pensare che c’è qualcuno che crede che i clienti iphone siano galline dalle uova d’oro…”

    Con l’ultima frase hai centrato in pieno quello che e’ l’universo della Mela. Basta guardare al mondo desktop, su windows ci sono centinaia e centinaia di programmi freeware (legali) per fare di tutto. La qualita’ varia moltissimo, ma le scelte ci sono.
    Nel mondo mac, questa scelta e’ molto limitata, ci sono molti piu’ programmi shareware che freeware, e per dippiu’ dal costo non proprio trascurabile.
    E proprio una differenza di fondo tra i due universi, e l’iphone non fa che continuare questa grande tradizione.
    Ovviamente a danno del consumatore.

  • # 36
    H
     scrive: 

    da http://it.wikipedia.org/wiki/Monopolio:

    “Il monopolio è una forma di mercato dove un unico venditore offre un prodotto o un servizio per il quale non esistono sostituti stretti (monopolio naturale) oppure opera in ambito protetto (monopolio legale, protetto da barriere giuridiche).”

    AppleStore è l’unico venditore da offrire applicazioni per iPhone, quindi non mi sembra così “ridicolo” parlare di monopolio. O sbaglio?

    @Jacopo: in ogni caso, trovo offensivo definire “ridicola” un’affermazione solo perchè non sei d’accordo… altra scelta infelice?

  • # 37
    Cael
     scrive: 

    @Don Luca

    Vedi, il discorso è che le Yogurt alla salsiccia va a competere in un mercato in cui ci sono altri yogurt, di fatto il micromercato (perchè qui è di micromercati che stiamo parlando) è quello degli yogurt (il macro è quello dei generi alimentari). Le applicazioni per iPhone/iPod di fatto costituiscono un altro micromercato (che poi è quello di cui mi occupo nella vita è un altro discorso…). I micromercati seguono le stesse regole dei mercati più allargati, con la sola differenza che sono ristretti da alcune variabili, talvolta esogene talvolta endogene al micromercato stesso.
    Nel caso delle applicazioni per iPhone/iPod abbiamo un micromercato in cui il monopolio è un dato certo, e dato dalla struttura stessa del mercato, in cui per definizione del produttore del dispositivo l’unico mezzo per acquistare le applicazioni è rivolgersi ad AppStore. Ecco quindi che abbiamo l’unico venditore del bene (un po quello che faceva Dell fino a qualche tempo fa vendendo i propri Pc solo tramite il proprio sito internet).

    Aggiungiamo ora che per entrare nelle grazie del venditore unico si devono rispettare anche le sue condizioni (decide lui cosa e chi può sviluppare), ed ecco che ci troviamo ancora una volta in regime di monopolio dato dalle forti barriere all’ingresso.

    Il fatto ovviamente che non vi sia possibilità, se non illegale, di aggirare l’ostacolo AppStore, rafforza ancora la tesi del monopolio.

    Ora che la cosa si giusta o no sinceramente poco mi interessa, ma quali sono le conseguenze di tale scelta? Prima di dirle dobbiamo analizzare alcune componenti di corollario, ovvero il fatto che Apple lasci liberi gli sviluppatori di decidere il prezzo, divenendo gli sviluppatori PriceMaker (ovvero si decide il prezzo non in relazione alla domanda-offerta, ma arbitrariamente).

    Ecco ora uniamo questi dati e cosa ne viene fuori? Che si è di fronte ad un vero e proprio monopolio, e lo si capisce dal prezzo a cui vengono venduti i retrò.

    @Altri

    Prima di dare del ridicolo a qualcuno pensate alla vostra palese ignoranza che vi spinge oltretutto a parlare di cose di cui avete conoscenza zero neanche fossimo al bar a parlare di calcio con gli amici, e vi arrogate il diritto di insultare gli altri, con un modo di fare, ahimè, tipico italiano e tanto disprezzato al di fuori dei confini nazionali.

  • # 38
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Mi dispiace che il tentativo di mantenere la discussione su toni sereni e distaccati vada sempre a scontrarsi con le solite battaglie ideologiche.

    Qualche considerazione: i marketplace verticali sono il futuro del settore smartphone, abbracciati, su esempio di Apple, da tutti i principali player del settore (Google, Blackberry, MS).

    Il tempo degli smanettamenti su smartphone potrebbe volgere al termine, o perlomeno cedere buona parte dello spazio alle applicazioni scaricate dai vari app store. Fatta questa premessa, la politica di apple non è in nulla diversa rispetto a quella che hanno adottato o adotteranno presto i suoi competitor.

    Non vedo dunque come si possa usare questo esempio per prendersela con apple (o tantomeno generalizzare sull’universo apple, o parlare di “danno al consumatore” che i soldi li spende sempre come vuole).

    Quand’anche si dimostrasse che su android le stesse applicazioni costano la metà, la questione dipenderebbe dagli sviluppatori, non certo da Apple che non ha alcuna influenza sui prezzi finali o alcun interesse a che questi siano alti. App Store non avrebbe di certo fatto gli stessi download se il prezzo medio delle app fosse stato doppio o triplo.

  • # 39
    Cael
     scrive: 

    @Alessio

    come fai a dire che Apple non ha interesse ad avere prezzi alti dal momento che prende una % del prezzo di vendita di ciascuna applicazione? Per caso di è trasformata in una Onlus e non me ne sono accorto?

    Che tutti vadano in direzione marketplace, non vuol dire che questa sia la soluzione perfetta, senza dimenticare che non è detto che tutti seguano le stesse restrizioni Apple. Però va detto che è la soluzione Apple a portare i prezzi dei giochi retrò a 4�‚� (sinceramente non so se è un prezzo alto o basso non conoscendo i prezzi delle altre applicazioni presenti su AppStore).

    Per il discorso toni civili…se la gente viene qui ad insultare uno si difende.

  • # 40
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cael

    come fai a dire che Apple non ha interesse ad avere prezzi alti dal momento che prende una % del prezzo di vendita di ciascuna applicazione? Per caso di è trasformata in una Onlus e non me ne sono accorto?

    Prezzi più alti significa volumi inferiori. Per le casse di apple i soldi che guadagna da app store sono spiccioli, i numeri che fa app store sono invece importanti veicoli di comunicazione.

    Che tutti vadano in direzione marketplace, non vuol dire che questa sia la soluzione perfetta, senza dimenticare che non è detto che tutti seguano le stesse restrizioni Apple.

    A cosa ti riferisci esattamente? Tutti i marketplace saranno integrati verticalmente ed esclusivamente coi terminali di riferimento, tutti avranno un processo di approvazione delle applicazioni, affinché il parco applicazioni non si trasformi, tanto per fare un esempio, in quella giungla che è il mondo symbian, dove un’applicazione che gira su un telefono, spesso non funziona su un apparato simile della stessa marca, per non parlare di marche diverse.

    Che il modello funzioni lo dimostrano i numeri e il fatto che tutti i competitor di apple la stanno seguendo.

    Che poi non sia il massimo per una nicchia che vorrebbe poter smanettare di più sul terminale siamo d’accordo, d’altronde calibrare tutta l’offerta sulle esigenze di questa nicchia di smanettoni non avrebbe senso.

    Io stesso, quando avevo più tempo libero, amavo smanettare su qualunque cosa. Oggi, con poco tempo a disposizione, voglio qualcosa che funzioni al primo colpo. Alla prima difficoltà disinstallo e tanti saluti. Per questa comodità sono disposto a pagare.

  • # 41
    goldorak
     scrive: 

    Alessio di Domizio ha scritto :

    “Non vedo dunque come si possa usare questo esempio per prendersela con apple (o tantomeno generalizzare sull’universo apple, o parlare di “danno al consumatore” che i soldi li spende sempre come vuole).”

    Se ti riferisci al mio intervento, guarda che non mi sono inventato niente. I fatti parlano chiaro, gli utenti apple sono abituati e/o condizionati (lascio a te scegliere il termine migliore) a sborsare per software che da altre parti invece grazie alla concorrenza e alla grande liberta’ di scelta (legale lo sottolineo) e’ gratuito.
    E cosi’ e non ce’ niente di male ad ammetterlo.
    Non e’ un caso che il mercato del shareware sia molto piu’ sviluppato nel universo mac rispetto a quello windows/linux.
    ^_^

  • # 42
    Cael
     scrive: 

    @Alessio

    [QUOTE]Prezzi più alti significa volumi inferiori. Per le casse di apple i soldi che guadagna da app store sono spiccioli, i numeri che fa app store sono invece importanti veicoli di comunicazione.[/QUOTE]

    Vero in regime di concorrenza, ma come già dimostrato è un monopolio in micromercato, quindi prezzi alti=maggiori introiti, visto che se vuoi l’applicativo X o lo prendi da AppStore al prezzo stabilito o niente.

    [QUOTE]A cosa ti riferisci esattamente? Tutti i marketplace saranno integrati verticalmente ed esclusivamente coi terminali di riferimento, tutti avranno un processo di approvazione delle applicazioni, affinché il parco applicazioni non si trasformi, tanto per fare un esempio, in quella giungla che è il mondo symbian, dove un’applicazione che gira su un telefono, spesso non funziona su un apparato simile della stessa marca, per non parlare di marche diverse.[/QUOTE]

    Per Windows Mobile i software li reperisci tramite MarketPlace ma anche sui siti degli sviluppatori, e mi sembra una soluzione nettamente favorevole al mercato. Idem in Symbian (e non è vero della giungla, basta informarsi prima di installare il software su quale versione è installabile).

  • # 43
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cael
    La tesi del “monopolio su micromercato” è stata recentemente smontata nel caso psystar, in un paese in cui l’antitrust non è certo meno rigido di quello europeo.

    http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/g/a/2009/11/16/urnidgns002570F3005978D8002576700006804B.DTL

    Sei ovviamente libero di ritenere che apple o chi altri dovrebbe aprire la propria piattaforma al software di chiunque, o viceversa aprire l’app store a qualunque telefono, ma etichettare la cosa con formule legali non mi sembra molto appropriato, perlomeno fino a quando una corte si pronuncerà in direzione diversa sulla materia dell’integrazione verticale hw/sw.

    Per quel che riguarda WM e altre piattaforme, la tendenza è quella di accentrare le transazioni sul marketplace, e credo che fra due anni al posto del link all’applicazione, sul sito dello sviluppatore troverai il link al marketplace. Quanto alla creazione di applicazioni “indipendenti”, staremo a vedere, ma non ci giurerei. Se l’integrazione verticale è importante quando hai un solo device sul mercato, diventa fondamentale quando i device sono mille. A quel punto garantire l’operatività partendo dalla compatibilità con l’ambiente SW e non col singolo terminale, è conveniente per tutte le parti in causa. Per chi ha voglia di smanettare resterà forse solo l’opzione jailbreak.

    Nulla vieta poi a uno sviluppatore di creare un hw aperto, ma con tutti i player che vanno in direzione dell’integrazione, che chance avrà?

  • # 44
    AndreaG.
     scrive: 

    Ma scusate…. 4 euro…. ma quanto li volete pagare?! solo per il lavoro che sta dietro a tutto questo (anche solo tenerli sui server online per il download) avrà un valore? la commissione per Apple per il servizio…. insomma non si può avere tutto gratis!

  • # 45
    Don Luca
     scrive: 

    @ Cael

    Davanti a quanto hai esposto mi pare ovvio che il termine monopolio sia in effetti usabile al 100% nel caso AppStore.
    Oh, che nessuno si scandalizzi se ho cambiato idea, d’altra parte quando qualcuno ti espone in modo così chiaro ed esaustivo un concetto c’è poco da contestare! :P

    L’unico appunto che mi sento di muovere è questo (sperando di non abusare dei termini da te usati):

    Stiamo parlando di iPhone, quindi di un micromercato nel macromercato degli smartphone, più in particolare di AppStore, che altro non è che una applicazione che gira su iPhone, peraltro integrata, che quindi corrisponderebbe ad un micromercato di un micromercato (che, in questo caso, combacia col macromercato delle applicazioni su iPhone, pertanto si può parlare di monopolio… corretto?).
    Cioè, il punto dove voglio arrivare è se è veramente criticabile questo monopolio in quanto stiamo parlando di un micromercato dentro un altro micromercato, ovvero le applicazioni che girano su un dispositivo dove esistono moltissime altre alternative!
    Dopotutto un minimo di controllo a tutelare l’utente sulle applicazioni che installa ci deve essere, mica sono tutti preparati e informati come quelli che frequentano questo blog! E poi la “garanzia” che Apple abbia il controllo delle applicazioni sul suo terminale induce le software house ad investire sul suddetto terminale perchè si sentono in qualche modo “tutelate”.
    Sarebbe veramente il caos se non ci fosse questo controllo e ognuno ci potesse mettere quello che cavolo gli pare, non credi? Magari un programmatore inesperto scrive del codice male e bricka l’iPhone e poi va a piangere all’assistenza magari sperando che glielo cambino in garanzia; loro ovviamente nn glielo cambierebbero perchè è stata colpa dell’utente se l’iPhone ha smesso di funzionare correttamente e quindi poi giù di polemiche su Apple che non tutela i programmatori in erba e via dicendo…
    Alla fine ti sono stati riportati altri esempi di monopoli simili come quello del PSN Store nel caso Playstation.

    Sinceramente a me non sembra che l’utente ne sia così danneggiato, dopotutto le condizioni sono trasparenti e visibili a tutti, quindi se non ti soddisfano volgi su altri lidi.

    @Goldorak

    Questo è un altro mito da sfatare: i freeware (addirittura meglio, open source!!!) su mac ce ne sono eccome, sono pure tanti, il problema è che alla gente pesano le chiappe e se non trovano subito quello che cercano sul loro cnet, versiontracker o macupdate o, più in generale, sulla prima pagina di google allora desistono e da qui nasce il mito che su mac nn ci sono freeware… e poi oh, c’è sempre (dar)wine in extremis! ;)

  • # 46
    Cael
     scrive: 

    @Alessio

    Infatti caso Psystar ed iPhone sono due cose che non c’entrano nulla l’una con l’altra. Poi una cosa è la legge, ben altra l’economia, e spesso le due cose non vanno nella stessa direzione.

    @AndreaG.

    Ma infatti anche secondo me 4 euro è un prezzo onesto, se si pensa che vendono brani musicali a 1 euro e nessuno se ne lamenta. Personalmente mi lamento dell’assenza di concorrenza dovuta alla forma monopolistica del marketplace AppStore a cui si stanno lentamente adeguando, ma spero di no, anche gli altri OS mobile.

  • # 47
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cael
    Nel caso psystar si smonta la tesi del monopolio circa l’integrazione verticale hw/sw nel caso mac:

    Psystar takes a major hit when U.S. District Court Judge William Alsup says its allegations that Apple holds a monopoly over its operating system are “internally contradictory” and “circular.” Alsup dismissed the antitrust case.

    Read more: http://www.sfgate.com/cgi-bin/article.cgi?f=/g/a/2009/11/16/urnidgns002570F3005978D8002576700006804B.DTL#ixzz0XD13TRQs

    Il caso è analogo perché tanto nel caso del mac quanto di iphone il problema è quello dell’integrazione fra hw e sw. Finché non esisterà una sentenza che vincola il produttore di un hw a far girare tutti i software, o il produttore di un software a farlo girare su qualunque hardware, parlare di monopolio rispetto ad apple rimarrà arbitrario.

    È proprio dall’economia che deriva l’unica considerazione valida sull’argomento: ognuno ha il suo modello di business, nessuno può imporre il suo anche agli altri. Ai consumatori rimane la libertà di scegliere a chi dare i propri soldi.

  • # 48
    Cael
     scrive: 

    @DonLuca

    Hai centrato il problema, ovvero il controllo. Apple vuole controllare ogni minima cosa venga installata sull’apparecchio (e non sto qui a scomodare i teoremi sulle preferenze rivelate, perchè apriremmo un capitolo oscuro). Però acquistando un device a 700€, per lo meno vorrei poter installare quello che voglio, e usarlo come voglio senza dover per forza di cose invalidare la garanzia. Per la funzionalità delle applicazioni, a memoria su Symbian non ho mai sentito di applicazioni che hanno mandato il cellulare in assistenza, eppure il parco software Symbian è qualcosa di tanto sconfinato, e creato da talmente tanti sviluppatori, che il rischio ci potrebbe essere. Quindi non vedo quale potrebbe essere il problema di aprire la vendita software anche al di fuori di AppStore. Ma qui si ritorna al punto di partenza, ovvero il controllo di Apple. Oltretutto con la possibilità di acquistare software per iPhone al di fuori di AppStore Apple non guadagnerebbe, da cui derivano anche i prezzi alti.

    Purtroppo è tutto concatenato, ma gli utenti Apple continuano spesso a restare affascinati dalla strategia di marketing salvo poi lamentarsi di 4 euro per un giochino quando se ne sono spesi 700 pur consci delle limitazioni a cui si va incontro.

  • # 49
    Cael
     scrive: 

    @Alessio

    Se la pensi così, allora perchè ti lamenti del giochino a 4 euro? E’ il business model!

    Resta il fatto che si parla di integrazione HW/SW.

    Qui parliamo della vendita del solo software, quindi, per l’ennesima volta, sono cose differenti.

  • # 50
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cael
    Anche quella fra un hw e un marketplace è integrazione verticale. Non a caso fra i commenti sono emerse le solite polemiche rivolte da sempre al mac.

    Detto questo, la conclusione del mio post è che se pensano di cavarmi soldi con quei prezzi, possono dimenticarselo: non ho nulla da lamentarmi riguardo al modello di business di apple. Il quale anzi mi garantisce che il software sia progettato e testato esplicitamente per il mio hw e quindi funzioni al primo colpo.

  • # 51
    Don Luca
     scrive: 

    @Cael

    Non per andare a cercare l’ago nel pagliaio ma a me l’Ngage me s’è impallato più di una volta a causa di homebrew scritto male… il più delle volte è bastato riflashare il firmware, una volta invece l’ho dovuto proprio portare in assistenza, però vabbè, penso si possano definire casi isolati.

    Per quanto riguarda il controllo… che dire, ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, come hai detto giustamente te è un business model, ma lo è come tanti altri… andare a dare contro ad Apple perchè ha adottato il succitato modello è e rimane sempre e comunque una tua personalissima opinione.
    A me sinceramente che controllino il software che installo così sono sicuro che funzioni al 100% fa comodo, così il giorno che qualcosa non funziona ho tutto il diritto di incularmeli a sangue :P

  • # 52
    goldorak
     scrive: 

    L’N900 di Nokia e’ su un altro pianeta rispetto all’iphone in termini di espandibilita’, configurabilita’, smanettamento legale, etc…
    Con Apple si e’ sempre destinati a rimanere dentro una gabbia dorata con tutti i pro e i contro del caso.
    I’ipod touch ? Non funziona senza itunes. L’iphone ? Occorre attivarlo e non funziona senza l’appstore etc…
    Questo e’ il modo di fare di una azienda che mette il CONTROLLO dei suoi utenti prima di tutto.
    Se al cliente va bene lasciare tutto in mano ad Apple che si accomodi pure. I soldi alla fine sono suoi.
    Ma poi non venga a “criticare” che il prezzo di certe applicazioni sono troppo alte. Come hanno detto ormai alcuni utenti, il prezzo e’ conseguenza diretta del modo in cui e’ gestita l’integrazione verticale hardware/software.
    Le alternative ci sono, non saranno tanto di moda come l’iphone ma questo e’ soltanto un problema di immagine/marketing non di valore tecnologico. ^_^

  • # 53
    Cael
     scrive: 

    @Don Luca

    Certo che pure te…nGage è stata una delle peggiori serie nokia…:P

    Per il discorso business model, ti do pienamente ragione. Qui non critico il business model Apple, che oltretutto porta vantaggi agli utenti in termini di stabilità e certezza di funzionamento. Anche il discorso monopolio, sebbene detto in modo concitato, è servito per far capire il business model, non lo critico anche perchè non sono contrario ai monopoli fintanto che essi non portino ad abusi (sebbene in teoria economica i monopoli sono dei fallimenti del mercato). Resta il problema che c’è chi, giustamente o no, si lamenta del prezzo alto di determinati applicativi dell’AppStore, e tutta la discussione è servita per far capire che tali prezzi sono conseguenza del monopolio (sempre in termini economici e non dispregiativi) e del business model adottato a cui ciascuno di noi può decidere di sottostare o meno. Con la consapevolezza però che senza sottostare a tale business model il device acquistato è meno sfruttabile rispetto a quanto possibile sottostando al business model o adottando altri business model o device.

  • # 54
    Jacopo Cocchi
     scrive: 

    x H e Cael

    se vi siete offesi per l’uso del termine “ridicolo” mi dispiace sentitamente, potete però sostituirlo con qualsiasi termine che renda l’idea del fatto che state utilizzando un termine non consono.
    A parte il fatto che tirare in ballo Wikipedia per un termine economico lascia il tempo che trova, i problemi sono due.
    Il mercato considerato è quello degli smartphone, l’iPhone è un terminale non l’UNICO terminale e quindi non vi è alcun monopolio esercitato dalla Apple.
    Ed il discorso si rifà più in generale al costo eccessivo delle applicazioni degli handheld mobili.

    Vogliamo poi restringere il campo all’AppleStore? Va bene.
    Solo Apple fornisce il servizio va bene, MA, non è Apple a decidere i prezzi delle applicazioni vendute ma gli sviluppatori stessi.
    In un monopolio io unico fornitore di servizio/venditore di prodotto vendo un bene al prezzo che decido io e se non ti sta bene o così o fai a meno.
    Scenario che non si applica a questo contesto, senza contare che per le applicazioni (migliaia, decine di migliaia), spesso alternative ce ne sono.
    Magari non per il retrogaming ma questo per un semplice motivo: Atari e solo Atari detiene i diritti di un videogioco sviluppato negli anni ’80 e quindi ovviamente non esiste la possibilità di acquistare un equivalente.

    Mi spiegate quindi cortesemente dove sia il problema e cosa ci azzecchi la parola “monopolio” e la colpa di Apple?
    Non avevo nemmeno letto il link di Alessio…

    Ancora per altro sto aspettando quale dovrebbe essere la politica migliore da adottare, se mettere un tetto massimo al costo di un applicativo o di un gioco limitando al tempo stesso però le scelte di chi quell’applicativo o gioco lo sviluppa e vuole venderlo al prezzo che ritiene più consono.

    La scelta infelice è nell’utilizzare grossolanamente termini impropri per cercare di spiegare la propria disaffezione verso una scelta di mercato più o meno condivisibile operata da una società.

    Non è per difendere a tutti i costi Apple, piuttosto che Microsoft o chicchessia ma dei soliti, ciclici commenti osteggianti verso X non se ne può veramente più. E questo vale per tutti nei confronti di qualsiasi marchio.

    x goldorak

    si parla di controllo come se ci si riferisse ad un’agenzia stile CIA :D
    La prospettiva è diversa perdonami.
    I sistemi Apple e l’iPhone non vi fa eccezione sono sviluppati appositamente per costituire un’egida in cui l’utente ha un livello di integrazione notevole tra i vari dispositivi. Questo cosa significa, poter facilmente spostare i propri dati, avere un’interfaccia comune per pilotare diverse applicazioni e strumenti e via dicendo.
    Se io do un’infrastruttura con determinati “vincoli” lo faccio per due motivi:
    1) il mio sviluppo sarà più facile perché ci saranno meno parametri da tenere sotto controllo
    2) fidelizzo il cliente perché in questo modo lo faccio sempre sentire “a casa sua”, chiudendolo sì da un lato ma dandogli sempre le stesse certezze, lo stesso look&feel e via discorrendo

    E’ ovviamente un business model che non può prescindere da una forte integrazione verticale HW/SW, ma è quello che in una prospettiva di crescita del digital delivery fanno tutti. Sony, Microsoft, Nintendo, Nokia, Samsung.
    Questo non vuol dire però che il dispositivo non possa essere usato altrimenti con soddisfazione.
    Guardate che l’iPhone è acquistato in larga parte da gente che usa Windows o che con il computer ha poca dimestichezza.
    Ed è ovvio che quando si crea un prodotto che fa tendenza si aprono mercati collegati, l’indotto, che fa semplicemente spavento. Provate a vedere quanti sono i produttori di skin/custodie solo per l’iPhone o quante sono le case automobilistiche che mettono a disposizione kit vivavoce già predisposti appositamente per il cellulare Apple.

    Il punto fondamentale, per me, resta la questione libertà di scelta.
    Se io ho più prodotti che competono fra loro sono un consumatore felice. Se non posso scegliere mi rivolgo altrove o ne faccio a meno.

  • # 55
    Don Luca
     scrive: 

    @Cael

    Che ci vuoi fare, ero piccolo e nerd e l’nGage era il next level dei cellulari di allora (non esistevano veri e propri smartphone) e le software house come SEGA che gli avevano appoggiato il progetto m’avevano fatto venire l’acquolina in bocca!
    Al di là degli homebrew scritti a pene di segugio per il resto però era IMHO un ottimo terminale, c’ho fatto le peggio porcate sopra e i suoi giochi mi hanno regalato svariate ore di divertimento ^^

    Sottoscrivo tutto quello che ha detto Jacopo, anche perchè penso che ormai tutti i punti siano stati spulciati e non vi sia niente in sospeso :)

  • # 56
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Per quanto mi riguarda quello del prezzo è un falso problema. Se è troppo alto semplicemente non lo si compra.

    Non si tratta, poi, di roba a costo zero, perché l’iPhone ha un hardware e un SDK per lo sviluppo di applicazioni completamente diverso da quello delle macchinette arcade o delle console per le quali sono stati sviluppati le versioni originali.
    Quindi ci sono necessariamente costi di adattamento o sviluppo ex-novo.

    Da sviluppatore penso che i 4€ ci possono benissimo stare: è l’azienda che ha realizzato il prodotto che ne stabilisce il prezzo, e ne ha tutto il diritto.
    Come consumatore mi rimane sempre l’ultima parola sull’argomento, visto che il vil denaro lo caccio fuori io.

    Tra l’altro è bene ricordare che di tutte le software house che operavano in passato ne sono rimaste ben poche in circolazione, perché buona parte sono fallite.

    Questo per dire che a un’azienda non basta semplicemente coprire i costi di sviluppo di un videogioco, ma il prodotto deve servire per sopravvivere al mercato. E se questo significa riciclarlo il più possibile, anche a 30 anni di distanza, non gliene si può fare una colpa.

    Anche Atari di recente è stato sull’orlo della bancarotta. L’alternativa sarebbe stata quella di NON avere nessun vecchio gioco di questa prestigiosa software house presente su iPhone. Con buona pace di chi si lamenta del costo esagerato…

  • # 57
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Cesare
    Aspettavo l'”entrata a gamba tesa” dello sviluppatore ;-)

    Io la vedo così: ferma restando la scelta dell’utente di spendere per cosa crede, io vedo un app store popolato anche da applicazioni di elevatissima qualità, per un prezzo medio di poco superiore a € 3 (ma considera che il grosso delle applicazioni è al di sotto di questa soglia, solo alcune hanno costi molto più alti).

    Sono applicazioni concepite e programmate ad hoc per iPhone, molto più complesse nel funzionamento e, suppongo, nella programmazione.

    Questo non vuol dire che Atari o Taito debbano essere obbligate a far pagare meno le app. Ma neppure può escludere che a qualcuno venga il sospetto che stanno per l’ennesima volta cercando di raggranellare guadagni fuori dal mondo per roba stravecchia, a fronte di una manifesta incapacità o mancanza di volontà di innovare. Pienamente legittimati a farlo, ma i miei soldi non li vedranno.

  • # 58
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Ho avuto un po’ da fare in questi giorni, e tu sai il perché. :D

    Capisco quello che dici, ma ciò che importa in un’applicazione è l’idea e l’appagamento / godimento che ne trai, non com’è realizzata (con più o meno lavoro).

    Quando arrivò in sala giochi Tetris, che era un gioco molto semplice, sbancò. Ancora oggi vende tantissimo. E non serve un Carmack per svilupparlo: lo può fare anche un programmatore in erba, con un po’ d’impegno.

    Per cui se i vecchi giochi tirano (a fronte di un lavoro che non metto assolutamente in dubbio essere meno elevato e/o pregiato rispetto ad altre applicazioni per iPhone), vuol dire soltanto una cosa: che per l’utente finale roba del genere se li merita tutti quei 4€.

    Poi ci sono persone come me e te che, pur essendo retrogamer fino al midollo, non li spenderebbero mai perché abbiamo una percezione diversa del loro valore, forse anche complice il nostro vissuto (io non so su quanti giochi mi sia spellato le mani al bar o in sala giochi dal 1975 a oggi) e la nostra passione. :P

  • # 59
    Roberto
     scrive: 

    “se qualche marchio storico del mondo videoludico si è messo in mente che, a trent’anni di distanza, il suo software possa ancora essere venduto a peso d’oro, i miei soldi non li avrà certo”

    Quindi che ne so, “Una donna per amico” di Battisti (1978) dovrebbe essere gratuita… no? Se cerchi quei software è perchè per te svolgono ancora la loro funzione (divertirti), quindi perchè non dovresti pagare?

  • # 60
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Roberto
    Ti rispondo con una domanda: compreresti una licenza di windows 1.0 ad un prezzo del 30% superiore a quello di una licenza di Windows 7?

  • # 61
    Don Luca
     scrive: 

    Roberto, il tuo confronto IMHO non ha senso perchè mentre nel panorama videoludico le esigenze dei giocatori si sono evolute, la musica è immortale e senza tempo, persino io che sono un appassionato di musica elettronica, dance e house apprezzo moltissimo diversi pezzi di musica classica nonchè canzoni dei migliori cantautori italiani (canzoni che hanno scritto e fatto il loro successo ben prima che io nascessi, tra l’altro!).

    Alessio, per quanto detto sopra, anche la tua risposta per me è priva di senso: windows 1.0 non è più aggiornato, non vi sono nuove applicazioni ed è privo di qualsivoglia supporto per le piattaforme hardware odierne: è un pezzo da museo, inutilizzabile.

    Pac Man è tutt’ora attualissimo, “supportato” e vanta infinti porting, miglioramenti, aggiornamenti e rivisitazioni: questa per iPhone è l’ennesima incarnazione che si pone come obiettivo principale la fedeltà all’originale da cabinato.

    Il paragone sarebbe stato più azzeccato forse con una macchina d’epoca, tutt’ora funzionante ed ha la sua utilità (a Roma ci puoi girare ovunque, anche nelle zone a traffico limitato), oltre ovviamente il valore “archeologico” intrinseco che fa sparare alle stelle le sue valutazioni.
    Ma qua non stiamo parlando dell’Atari che ti vende il cabinato da sala giochi, ti vende un adattamento su un dispositivo portatile, quindi, in effetti, anche il paragone con la macchina d’epoca è fuori luogo… forse sarebbe più azzeccato con la nuova Fiat 500 che in qualche modo riprende le linee e le forme della sua antenata e le ripropone in una versione moderna per soddisfare il gusto e le esigenze dei guidatori di oggi… si, già è più azzeccato, però nella macchina d’oggi ci trovi 200000 cose nuove che nella 500 di allora neanche sognavano di metterci (fondamentalmente perchè non esistevano) di conseguenza pure questo paragone è inadeguato e quindi direi che essendo l’una e 40 di notte vado a dormirci su e magari domani vi porto un esempio IMHO più coerente :D

  • # 62
    H
     scrive: 

    @Jacopo

    “A parte il fatto che tirare in ballo Wikipedia per un termine economico lascia il tempo che trova…”

    A parte il fatto che la definizione di Wikipedia è migliore di quella che (non) hai dato tu, se non è precisa sei libero di fare le puntualizzazioni che ritieni più opportune, qui come su Wikipedia. Ti basta specificare, e argomentare.
    Concordo che Wikipedia non sia la bocca della verità, ma neanche Jacopo, dall’alto della sua cattedra, lo è.

    “Il mercato considerato è quello degli smartphone, l’iPhone è un terminale non l’UNICO terminale e quindi non vi è alcun monopolio esercitato dalla Apple.”

    NI. Nel momento in cui ho già acquistato un iPhone, ho già scelto il mio bene smartphone. A questo punto, mi rivolgo ad un altro mercato, quello delle applicazioni per smartphone, altri beni per altri bisogni.

    “Vogliamo poi restringere il campo all’AppleStore? Va bene.
    Solo Apple fornisce il servizio va bene, MA, non è Apple a decidere i prezzi delle applicazioni vendute ma gli sviluppatori stessi.
    In un monopolio io unico fornitore di servizio/venditore di prodotto vendo un bene al prezzo che decido io e se non ti sta bene o così o fai a meno.
    Scenario che non si applica a questo contesto, senza contare che per le applicazioni (migliaia, decine di migliaia), spesso alternative ce ne sono.
    Magari non per il retrogaming ma questo per un semplice motivo: Atari e solo Atari detiene i diritti di un videogioco sviluppato negli anni ‘80 e quindi ovviamente non esiste la possibilità di acquistare un equivalente. Mi spiegate quindi cortesemente dove sia il problema e cosa ci azzecchi la parola “monopolio” e la colpa di Apple?”

    Bravo Jacopo, quando scendi dal piedistallo è pure bello discutere con te.
    Chiedo: Atari decide quanto vuole per ogni copia venduta del gioco o il prezzo finale del gioco?
    Perchè, sul secondo, incide anche il 30% che Apple si intasca. Poichè, per la politica di Apple, non può esistere un altro venditore che, magari rinunciando ad una parte del proprio profitto, vende LO STESSO GIOCO di ATARI per lo stesso iPhone ad un prezzo più basso, a me continua a non sembrare così fuori luogo il termine “monopolio”.

    “Non avevo nemmeno letto il link di Alessio…”

    Io l’ho letto ma, complice le mie scarse conoscenze legali e il mio inglese non perfetto, non ho capito se le accuse di Psystar sono state bocciate per un vizio di forma (mal formulate) o di sostanza. Help me…

    “Ancora per altro sto aspettando quale dovrebbe essere la politica migliore da adottare, se mettere un tetto massimo al costo di un applicativo o di un gioco limitando al tempo stesso però le scelte di chi quell’applicativo o gioco lo sviluppa e vuole venderlo al prezzo che ritiene più consono.”

    Questione difficile.
    Liberalizzare i canali di vendita potrebbe aiutare?
    Se l’adattamento lo fa, a monte, Atari…

    “La scelta infelice è nell’utilizzare grossolanamente termini impropri per cercare di spiegare la propria disaffezione verso una scelta di mercato più o meno condivisibile operata da una società.”

    Eddai…

    “Non è per difendere a tutti i costi Apple, piuttosto che Microsoft o chicchessia ma dei soliti, ciclici commenti osteggianti verso X non se ne può veramente più. E questo vale per tutti nei confronti di qualsiasi marchio.”

    Caro Jacopo, perchè mai ti sorprende il trovare, in una discussione civile, opinioni diverse, argomentazioni e, perchè no?, critiche a determinati comportamenti/scelte?
    Se penso che Tizio faccia una cosa che non mi piace, lo dico, e ne spiego il motivo. Se penso che pure Caio faccia una cosa che non mi piace, lo dico, e ne spiego il motivo. A torto o a ragione, ci mancherebbe.
    Ma almeno provo ad evitare di sputare sentenze.

  • # 63
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @H:

    NI. Nel momento in cui ho già acquistato un iPhone, ho già scelto il mio bene smartphone. A questo punto, mi rivolgo ad un altro mercato, quello delle applicazioni per smartphone, altri beni per altri bisogni.

    L’errore del ragionamento sta qui. Scegliendo l’iPhone hai consapevolmente ristretto la tua scelta al mercato delle applicazioni iPhone.

    Per cui adesso non puoi pretendere di farci girare software “per smartphone”, perché l’unico che funziona è quello iPhone.

    Non è che se compro un PC con Windows poi posso pretendere di farci girare Final Cut Pro di Apple. Viceversa, se compro un Mac in cui gira OS X non posso pretendere che ci giri Crysis.

    Le applicazioni girano su piattaforme diverse se le aziende decidono di farne il porting o svilupparne versioni ad hoc. Ed è una liberissima scelta su cui nessuno qui può sindacare a posteriori, DOPO aver deciso arbitrariamente di restringere il dominio delle applicazioni a seguito di una PROPRIA e altrettanto libera scelta che ha fatto acquistando uno smartphone piuttosto che un altro.

    Bravo Jacopo, quando scendi dal piedistallo è pure bello discutere con te.
    Chiedo: Atari decide quanto vuole per ogni copia venduta del gioco o il prezzo finale del gioco?
    Perchè, sul secondo, incide anche il 30% che Apple si intasca. Poichè, per la politica di Apple, non può esistere un altro venditore che, magari rinunciando ad una parte del proprio profitto, vende LO STESSO GIOCO di ATARI per lo stesso iPhone ad un prezzo più basso, a me continua a non sembrare così fuori luogo il termine “monopolio”.

    Atari detiene il copyright dei suoi giochi a prescindere dal mercato di riferimento: sia esso iPhone, Windows, Linux, OS X, Palm, Android, Windows Mobile, arcade, e quant’altro.

    Non c’è nessun altro che può realizzare giochi come suoi non perché ci sia una situazione di monopolio, ma perché i diritti su QUEL gioco sono di chi è titolato a trarne godimento.

    Prova a realizzare il clone di una 500 e a metterlo in commercio, se ci riesci: ho il non vago sospetto che la Fiat ti sguinzaglierebbe contro gli avvocati già dopo l’annuncio.

    Questione difficile.
    Liberalizzare i canali di vendita potrebbe aiutare?
    Se l’adattamento lo fa, a monte, Atari…

    Che però è l’unica titolata a farlo perché ha tutti i diritti su quest’opera.

    x tutti: per quotare usate il tag blockquote come fosse XML. Quindi minore blockquote maggiore poi il testo da quotare e alla fine minore slash blockquote maggiore. ;)

  • # 64
    goldorak
     scrive: 

    Cesare di Mauro ha scritto :

    “L’errore del ragionamento sta qui. Scegliendo l’iPhone hai consapevolmente ristretto la tua scelta al mercato delle applicazioni iPhone.

    Per cui adesso non puoi pretendere di farci girare software “per smartphone”, perché l’unico che funziona è quello iPhone.

    Non è che se compro un PC con Windows poi posso pretendere di farci girare Final Cut Pro di Apple. Viceversa, se compro un Mac in cui gira OS X non posso pretendere che ci giri Crysis.”

    Anche il tuo ragionamento e’ sbagliato pero’. Se compro un pc NON SONO OBBLIGATO a comprare soltanto software dalla Microsoft (Office, Visual Studio, etc…).
    Se compro un MAC non posso farci girare nativamente software windows MA NON SONO OBBLIGATO a comprare software soltanto dalla Apple.
    Se compri l’Iphone DEVI PASSARE dalla Apple, uno sviluppatore che volesse vendere la sua applicazione non puo’ farlo liberamente se non passando dal gatekeeper Apple. Mi sorprende come tu non riesca a cogliere questa fondamentale differenza.

  • # 65
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Se compri l’iPhone lo puoi sbloccare e farci girare quello che vuoi. Se è di “hardware libero” che stiamo parlando…

    Idem per Nintendo DS, Sony PSP e qualunque altra console “crackabile”.

    Fermo restando che le case produttrici di hardware hanno tutto il diritto di tutelare i LORO prodotti in qualunque modo la legge permetta loro.

    E tu, da consumatore, hai tutto il diritto di mandarli a quel paese NON comprandoli e rivolgendoti ad altro.

  • # 66
    goldorak
     scrive: 

    Cesare di Mauro ha scritto :

    “Fermo restando che le case produttrici di hardware hanno tutto il diritto di tutelare i LORO prodotti in qualunque modo la legge permetta loro.”

    Sbagliato, quando COMPRO e sottolineo la parola COMPRO non AFFITTO il loro hardware non possono a posteriori continuare a controllare il modo in cui lo uso. Non capirlo significa snaturare il concetto di PROPRIETA’.

    Il problema sottostante non e’ tanto l’hardware ma il software che non si capisce per quale esoterico motivo debba essere considerato qualcosa di diverso da un prodotto.

    Gli applicativi che compri sul iphone non sono servizi (tranne alcuni casi particolari).
    Quindi non si capisce il perche’ Apple debba continuare a rompere i @@ anche quando e’ stata pagata per l’hardware.

    Se io programmatore voglio sviluppare una applicazione che e’ di gran lunga superiore a quelle predefinite della Apple, perche’ quest’ultima si arroga il diritto di vietarne la vendita ? Ce ne sono stati di esempi in tal senso e continuano ad esserci.

    Non si puo’ difendere Apple con il modello dello store chiuso. Chi lo fa e’ perche’ o non capisce tutte le ramificazioni del caso, oppure se e’ scolato la solita litania “ma lo facciamo per il bene del consumatore”. ^_^

  • # 67
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @goldorack:

    Sbagliato, quando COMPRO e sottolineo la parola COMPRO non AFFITTO il loro hardware non possono a posteriori continuare a controllare il modo in cui lo uso. Non capirlo significa snaturare il concetto di PROPRIETA’.

    Anche la proprietà (privata) è soggetta alla legge.

    Il problema sottostante non e’ tanto l’hardware ma il software che non si capisce per quale esoterico motivo debba essere considerato qualcosa di diverso da un prodotto.

    Io lo considero un prodotto come un altro.

    Gli applicativi che compri sul iphone non sono servizi (tranne alcuni casi particolari).
    Quindi non si capisce il perche’ Apple debba continuare a rompere i @@ anche quando e’ stata pagata per l’hardware.

    Perché il software che ci gira è il SUO.

    Se io programmatore voglio sviluppare una applicazione che e’ di gran lunga superiore a quelle predefinite della Apple, perche’ quest’ultima si arroga il diritto di vietarne la vendita ? Ce ne sono stati di esempi in tal senso e continuano ad esserci.

    Per quanto detto prima. Se non ti sta bene cracki il TUO iPhone (hardware) e ci installi un s.o. diverso da quello che Apple mette a disposizione. Così potrai farci quello che vuoi.

    Non si puo’ difendere Apple con il modello dello store chiuso. Chi lo fa e’ perche’ o non capisce tutte le ramificazioni del caso, oppure se e’ scolato la solita litania “ma lo facciamo per il bene del consumatore”. ^_^

    Bisogna capire che anche il consumatore ha delle restrizioni nella libertà di azione rispetto ai prodotti che ha acquistato.

    Se compro una casa, non posso mica tirare su un altro paio di piani, anche se sono sicuro che la struttura riesca a reggere. La legge me lo impedisce.

    Tu con l’iPhone come hardware puoi farci quello che vuoi. Anche dargli una bella mazzata a distruggerlo. E’ un tuo diritto. :D

    Ma NON hai il diritto di manometterlo nella misura in cui commetti una violazione di una qualche legge. Altrimenti, ad esempio, significherebbe che la pirateria sarebbe pienamente giustificata, no? :-P

  • # 68
    Il Google Phone in dirittura d’arrivo? - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] ieri si parlava, nei commenti a un post sul retrogaming e l’iPhone, di integrazione verticale hw/sw. È degli ultimissimi giorni il rumor (lanciato da TechCrunch) […]

  • # 69
    Roberto
     scrive: 

    (60)
    “Ti rispondo con una domanda: compreresti una licenza di windows 1.0 ad un prezzo del 30% superiore a quello di una licenza di Windows 7?”

    Un OS non è un gioco… con Windows 1 non puoi fare ciò che fai con Windows 7 quindi non ha senso acquistarlo nemmeno a 1/1000 del suo prezzo (se non per collezionismo), con Tetris ti diverti oggi come negli anni ’80… se ti diverte, naturalmente, altrimenti non lo compri.
    Non puoi confrontare uno strumento di lavoro con un divertimento: tu paghi per divertirti, per sentire buona musica, per godere di un’opera d’arte e non importa quanto vecchia sia o quanto ammortizzato sia il costo… pensa che fessi quelli che pagano per vedersi le ninfee di Monet o per guardarsi delle vecchie pellicole nei vari cineforum estivi…

  • # 70
    Roberto
     scrive: 

    (61)
    Scherzi? Io giocherei all’infinito a Super Mario e non a Halo… l’esigenza del videogiocatore è divertirsi, se io mi diverto con Tetris e non con Metal Gear perchè mai non dovrei pagare Tetris?

  • # 71
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Roberto
    La mia era una provocazione per evidenziare la differenza fra un software e un prodotto artistico.
    Il software invecchia, benché sia ancora divertente o possa avere rilievo collezionistico, invecchia. Beethoven o De Andrè no – per quanto operazioni come le cento compilation dei Queen uscite dopo la morte di Freddie Mercury, a prezzi impopolari, siano piuttosto ripugnanti.

    Oggi il mondo dell’emulazione è ampiamente propulso dal concetto di abandonware o dal download illegale: davanti alla necessità di pagare per ogni singolo classico arcade o amiga un prezzo pari a quello di software di nuova generazione per la medesima piattaforma, a qualcuno potrebbe capitare di domandarsi qual è il reale valore su cui sta allocando le sue risorse, specie quando manchi del tutto l’aspetto collezionistico.
    L’affetto può avere un valore, ma 4 euro a titolo stravecchio, quando la media dell’ottimo parco applicazioni per iPhone è di poco più di 3 euro, mi lascia un po’ col senso di essere preso in giro.

  • # 72
    H
     scrive: 

    @Cesare

    Anzitutto mi spiace non averti risposto prima.

    “L’errore del ragionamento sta qui. Scegliendo l’iPhone hai consapevolmente ristretto la tua scelta al mercato delle applicazioni iPhone.”
    Vero, ho commesso un errore, ma di battitura: quello che intendevo dire è proprio che, una volta scelto il mio smartphone (in questo caso iPhone), se poi voglio comprare delle applicazioni, saranno apps per iPhone.
    A questo punto, mi rivolgo al mercato delle apps per iPhone.
    Applestore è l’UNICO distributore di tale bene, non ha concorrenti, quindi opera in condizioni di monopolio ECONOMICO (se la definizione è corretta).
    Mi sembra un ragionamento deduttivo, che parte da una difinizione. Fammi notare se ci sono falle.
    Da un punto di vista economico, qualunque azienda cerca di portarsi in una condizione di monopolio, perchè ne ha tutto il vantaggio.
    Lo svantaggio ce l’ha il consumatore, che può accquistare il bene(app per iPhone) da un solo attore, il quale decide il prezzo senza dover concorrere con altri antagonisti.
    E’ vero che il consumatore può sempre decidere se/come vale la pena spendere i propri soldi (come dice giustamente Alessio), ma in questo caso la scelta è solo se comprare o no, non da chi comprare.
    (Per le sigarette è la stessa cosa: posso solo decidere se comprare o no la mia marca/tipo di sigarette preferite, ma, a meno di rivolgermi a canali illegali, posso acquistare solo dal Monopolio di Stato (e, sottolineo “Monopolio”) che è distributore unico e fa il prezzo. Che io compri le mie Marlboro Light dal tabaccaio o in Autogrill, il prezzo è lo stesso, quello imposto Monopolio.)
    Un mercato, se vuole rimanere concorrenziale, dovrebbe evitare che si crei una situazione di questo tipo.
    Specifico che sto cercando di analazzare la questione a livello economico, non legale.
    Quindi, che ad un’azienda poi sia legalmente permesso o meno di ritagliarsi una posizione di mercato del genere, è un discorso su un piano successivo (come Cael accennava).
    Specifico anche che ragiono per il piacere di discutere e confrontarmi, non per accusare un’azienda o far crociate.

  • # 73
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Vale lo stesso per me. ;)

    E’ chiaro che se restringiamo il dominio, possiamo facilmente ricavare monopolii dai micromercati che si genenerano. Penso che sia inevitabile, per definizione stessa di monopolio.

    Per quanto mi riguarda la libertà di scelta sta a monte: prima di comprare uno smartphone, qualunque esso sia, mi giro intorno e analizzo ciò che offre il mercato. Marche e modelli, con pregi e difetti. Ma una volta comprato sono consapevole dei vincoli e delle restrizioni a cui sarò soggetto.

    Per fare un esempio diverso, se compro un GPS Garmin, non potrò lamentarmi poi se le mappe di aggiornamento le fornisce soltanto la casa madre, e non posso metterci quelle di Tom Tom.

    Ciò detto, come utente mi rimane pur sempre un’ultima possibilità: se non sono soddisfatto della soluzione attuale, sblocco l’hardware e ci faccio girare quello che voglio. Sempre se l’operaione è legale, ovviamente.

    Pensiamo a Nintendo. Mi piace il DS? Lo compro, ma so già che dovrò sborsare quattrini a Nintendo per i giochi, che è l’unico canale da cui legalmente mi posso fornire. Voglio farci girare degli homebrew? Recupero una R4 e risolvo il problema, ma sono già nella linea di confine fra lecito e illecito. Che attraverso senza dubbio se la uso per farci girare delle ROM di cui NON ho comprato regolare licenza.

    Alla fine se il modello di business di Nintendo non mi piace, posso sempre non comprare i suoi prodotti e rivolgermi altrove. Il mercato dell’intrattenimento mobile è ampio. Non trovo corretto lamentarsi ad acquisto avvenuto, sapendo già che la scelta comporterà giocoforza una restrizione della mia libertà, perché in questo mercato non c’è un attore che ha libertà assoluta o prevalente sugli altri. C’è un certo bilanciamento per accontentare un po’ tutti.

  • # 74
    H
     scrive: 

    Concordo: un’azienda sceglie la propria strategia e poi, a seconda dei pro (ad es. ottimizzazione SW+HW) e dei contro (ad es., imho, disponibilità canale unico di vendita delle apps), io consumatore, come faceva correttamente notare pure Alessio, decido di premiare o meno tale strategia acquistando o meno il prodotto di tale azienda.
    Non discuto minimamente questa cosa: se non mi piace, non compro.
    Però, a livello di semplice ragionamento, a me sembra sempre che una strategia di vendita come quella descritta sopra metta un’azienda come Apple/Nintendo/etc. in condizione di operare in una situazione di monopolio economico (sul mercato della distribuzione SW, non su quello HW).
    Esempio, partendo dal tuo: voglio una console per giocare, e poi, necessariamente, cercherò i giochi. Nel mercato delle console scelgo la console di XB, anzichè quella di PS, valutandone prezzo, prestazioni e, ovviamente, varietà+qualità+prezzo dei giochi (prodotti da aziende che non sono nè XB nè PS) che poi dovrò acquistare. Esco dal mercato delle console, avendo fatto la mia scelta, mi tuffo nel mercato dei giochi per la mia console XB. Tra i vari titoli di calcio per XB, sviluppati da case SW diverse (che si fanno conorrenza nel mercato videoludico) decido di comprare il gioco Calcio 2010 per XB (sviluppato da EAS, e non da XB nè da PS): entro a questo punto nel mercato della distribuzione dei giochi dove, normalmente e (imho) correttamente, posso scegliere se comprarlo da MW, dal mio amico rivenditore sotto casa o online, dai quali lo stesso gioco per la mia XB magari mi viene offerto a prezzi diversi, con modalità di pagamento diverse, eventualmente a credito. C’è concorrenza anche nel mercato della distribuzione. E, secondo me, sono mercati che, definendoli “micro”, vengono sminuiti.
    Provo a fare un altro paragone: mi sembra come se una azienda, che è sul mercato sia delle auto che su quello dei carburanti, “costringesse”, chi acquista una sua auto, ad utilizzare necessariamente anche il suo carburante. OK: posso, in conseguenza di ciò, decidere di non comprare auto di quella azienda; ma, almeno a livello di ragionamento,
    Il fatto che la stessa azienda operi su due mercati (non tanto “micro”) diversi, non dovrebbe, sempre imho, far dimenticare che la concorrenza dovrebbe sussistere all’interno del mercato specifico.
    Non discuto la possibilità di un’azienda di operare su mercati differenti, ma lasciami affermare che, se tale azienda si mette in condizione di essere l’unica ad offrire un certo prodotto, opererà regime di monopolio.

    Precisazione: volutamente non prendo in considerazione le soluzioni illegali o quasi.

    Altra riflessione: credo che il fatto che determinate situazioni esistano (o siano permesse), e magari ci si stia abituando ad esse, non dovrebbe far perdere il senso critico (nel senso di “ragione critica”) nei riguardi di esse.
    Mi sembra un pò come dire che, ad es., l’evasione fiscale sia “corretta” in quanto è diffusa, o che lo sia nei casi in cui non viene rilevata e punita.

  • # 75
    Fabio FLX
     scrive: 

    Il discorso di non acquistare l’iPhone se non ci stanno bene le sue restrizioni è una scusa utilizzata molte volte da chi non vuole vedere il problema, e prima che mi tiriate contro i pomodori vorrei spiegarne il perché.
    L’iPhone è un apparato con memoria in grado di eseguire applicazioni. Nel momento in cui lo si acquista si ha il pieno diritto di farne ciò che si vuole, tanto buttarlo nel fiume quanto installarci il jailbreak. I termini di utilizzo della Apple non possono impedirci di farlo: essa può solo svincolarsi dall’obbligo di garantire che il dispositivo funzioni alla perfezione almeno per i primi due anni.
    Il problema nasce dal fatto che, tramite l’AppStore, la Apple ha il controllo di ciò che possiamo fare con un bene che ci appartiene, che per definizione legale deve poter memorizzare ed eseguire le applicazioni.
    Il problema si fa grande quando la Apple decide che un certo tipo di applicazioni non troveranno mai posto sull’AppStore dopo che abbiamo già acquistato l’iPhone, vedi ad esempio gli emulatori: in che modo la Apple può avvalorarsi il diritto legale per cui un software esistente, tecnicamente compatibile e assolutamente legale non può essere installato in un dispositivo di cui sono proprietario mentre la legge vigente mi dà il diritto di farci ciò che voglio?
    Non voglio dare un netto parere in merito, ma solo lasciare una riflessione che tenga conto dei diritti dei consumatori, delle pratiche di AntiTrust e non semplicemente dello schieramento (“fanboyismo”) galoppante.

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