di  -  martedì 10 novembre 2009

Sysgen ImageRitorniamo all’epoca del paleozoico in chiave informatica, per una nuova pillola, proveniente stavolta dal 1983.

Per chi si fosse appena sintonizzato sulle frequenze della nostalgia informatica, il periodo 1983/86 è fondamentale nell’evoluzione informatica: a breve scadenza debuttano pietre miliari quali il Lisa, il PC/XT di IBM (evoluzione del primo PC), il Macintosh, il PC/AT (1984) basato su CPU Intel 80286, quindi il Compaq Deskpro 386, primo sistema basato su CPU Intel 80386.

Come numeri, il mercato PC è tuttavia presidiato dal modello XT di IBM e dai suoi cloni basati su CPU 8088, generalmente a 4,77 Mhz. Nella configurazione di un PC, l’hard disk rappresenta ancora un oggetto esotico, costosissimo e afflitto da problemi di gioventù, particolarmente sul fronte dell’affidabilità.

In questo contesto s’inserisce l’offerta di un’azienda californiana, la Sysgen, il cui motto è “Un hard disk senza nastro non ha senso”. L’offerta di sistemi di backup Sysgen nel 1983 fa perno sul modello Image, un’unità che sfrutta normali audiocassette per backup fino alla ragguardevolissima capacità di 10MB: a titolo di confronto, basti ricordare che l’unità floppy per eccellenza del Commodore 64, il 1541, utilizzava dischetti da 5 e 1/4 con una capacità di 170KB; le audiocassette per 64, di dimensione variabile a seconda del nastro, contenevano anch’esse poche decine di KB.

Nel neonato mercato del backup del 1983, i 10MB di capacità dell’unità esterna Image di Sysgen, sono più che sufficienti per il mirror delle unità HD di basso costo integrate negli XT.

Il prezzo di $ 995 (versione standalone) o 2995 per la versione con hard disk da 10MB integrato, è dopotutto accettabile, se confrontato con quello di un XT ben carrozzato (oltre i $ 3000) e con la prospettiva di perdere l’enorme mole di dati stoccata su un hard disk.

Chi l’avrebbe mai detto che, a 26 anni da allora, ci saremmo ritrovati a leggere del Sysgen Image da potentissimi computer multiprocessore, i cui dati sono spesso ancora affidati al relativo santo protettore?

14 Commenti »

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  • # 1
    ramolaccio
     scrive: 

    Quella del santo protettore è azzeccatissima. Pur essendo nell’epoca degli hard disk esterni a costo oserei dire irrisorio molti dei miei conoscenti non fanno copie di backup.
    Alcuni dei più evoluti fanno copie delle loro foto digitali su DVD o CD (peggio), solo che magari aspettano di aver raggiunto i 4 e rotti giga prima di fare una copia. E magari ci vuole un bel po per arrivarci.
    Mi è appena capitato di dover recuperare le foto del battesimo del figlio di un amico… certo si vive anche senza, per carità, però cavolo che perdita sarebbe stata.
    Sono off-topic, scusate, comunque quella del registratore della Commodore era una croce e delizia. Si starava ogni tanto e col cacciavite, da abili artigiani toccava ritararlo altrimenti non leggeva i giochi con i vari loader con maggiore capacità rispetto a quello standard Commodore.

  • # 2
    ambro91
     scrive: 

    Beh. I backup su nastro si usano ancora! NEll’ufficio di mio padre han dismesso un Poweredge di 10 anni fa che backuppava su nastro.

    Se non sbaglio il centro dati del LHC ha la gran quantità dei dati salvata su nastro e copiata di volta in volta su harddisk quando serve.

  • # 3
    lakar
     scrive: 

    Se penso che il mio primo computer è stato un Commodore 128 con registratore a cassetta… Per iniziare prima il caricamento di un programma si doveva mandare avanti o indietro il registratore fino al numero giusto sul contagiri… E oggi ci lamentiamo se un programma non si avvia in un nanosecondo dopo il click del mouse!

  • # 4
    Piero
     scrive: 

    è vero lakar adesso 2 secondi e ci lamentiamo dello start di un programma mentre invece al tempo aspettavamo 130 giri di nastro per magari leggere sullo schermo un terribile “SINTAX ERROR” e via a riprovare… a volte ho perso pomeriggi davanti al registratore pregando: “Ti prego Gesù fammi solo vedere com’è questo gioco almeno una volta e poi non lo carico più”

  • # 5
    findus
     scrive: 

    @lakar

    Bellissimi ricordi. A volte poi capitava che il gioco non caricasse correttamente, che poteva anche passare per quelli che impiegavano sui 40/50 giri a caricare, ma quando ne passavano 200 con tanto di switch della cassetta faceva parecchio adirare.

    C’e’ da dire che il boot del C64 era piu’ veloce degli attuali PC… :P

  • # 6
    findus
     scrive: 

    @Piero

    Mi hai anticipato… :)

  • # 7
    Simone S.
     scrive: 

    B’è, anche nell’ufficio dove lavoro si fanno i backup su nastro e non solo, al CINECA a Bologna (2-3 anni fà) ho visto una specie di cilindro bianco con veteri scuri con un robottino su rotaia (con una luce sopra che ti fà capire dov’è), che prende e porta al lettore le cassette da diversi tera, è così che fanno una parte dei backup, poi hanno l’ibm sharp che sono tutti HD messi in una specie di parallelepipedo scuro con la pinna!!! il tutto è dentro la sala climatizzata dove hanno i supercomputers… quindi fondamentalmente credo sia un metodo che và di moda ancora oggi chissà quanto si deteriorano le cassette con il tempo?

  • # 8
    anonimo
     scrive: 

    Chi se lo ricorda il “turbotape” del C64, che caricava il nastro in pochi secondi anzichè in minuti, con le mitiche striscette colorate sul monitor?

    Voio tornà bambino!
    (anche se avevo già passati i vebti allora)

    :D

  • # 9
    findus
     scrive: 

    @8

    Gran invezione il turbotape, peccato che avessi sole tre giochi in grado di funzionare con quel metodo :)
    Chissa’ come funzionava.

  • # 10
    sidew
     scrive: 

    PEr chi interessa sapere coem funzionava il Turbotape del buon vecchio Commodore 64: http://www.atarimagazines.com/compute/issue57/turbotape.html

  • # 11
    Nicola
     scrive: 

    il backup a nastro è molto usato ancora oggi, sia per l’affidabilità intrinseca del supporto, sia per il fatto che sono facilmente stoccabile/spostabili. Contro le calamità naturali non c’è raid o nas che tenga :-)

  • # 12
    PAP400
     scrive: 

    La genialità di questi signori fu certamente la scelta di audiocassette di facile reperibilità e di comodità d’uso; i 10MB poi sono davvero notevoli visto il prezzo popolare (nel suo genere).

    In ambito home invece, sempre nel 1983, nasce la serie degli “Spetrum ZX microdrive” (200K lire per l’unità + 15K lire a cassettina) cui seguirà la sfortunata serie analoga dei “Sinclair QL Microdrive”: in entrambi i casi l’affidabilità lasciò parecchio a desiderare e la capacità credo non superò mai i 200KB.

    Lasciando l’àmbito home, mi vengono in mente i bobinoni di nastri contro i quali ho avuto modo (poche volte per fortuna) di lottare: non avete idea di come possa essere sgusciante un nastro a bobina! (http://en.wikipedia.org/wiki/File:Tapesticker.jpg)
    Ma queste bestioline arrivarono a contenere anche oltre i 100MB!

    Il backup su nastro gode ancora di notevole credito per i vantaggi descritti da Nicola: affidabilità, possibilità di stoccaggio “off-site” e durata: oggigiorno, un nastro LTO3, ad esempio, oltre ad essere ormai relativamente economico, ha le seguenti caratteristiche:
    Capacità: 400/800GB
    Durata: se usato una sola volta può durare anche oltre i 50 anni, ma il classico stoccaggio di fine mese fa “scendere” la media a 20-40 anni (se correttamente conservato).
    Velocità massima: 640Mb/s ~ 4.5GB/min
    Velocità reale: dipende da molti fattori ma di norma

  • # 13
    Daniele
     scrive: 

    Ottimo… visti gli anni in cui è stata proposta l’idea e il fatto che le audiocassette erano comunque diffuse e a prezzi ragionevoli.

    Sarà, ma il miglio metodo per conservare dati a lungo termine sono ancora le unità nastro (a patto ovviamente di una conservazione adatta).

  • # 14
    Paganetor
     scrive: 

    ricordo anche la versione su videocassette VHS! 200 mega su un nastro da 240 minuti, chissà se trovo qualcosa… forse comunque è di fine anni 80-primi anni 90 ;-)

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