di  -  venerdì 6 novembre 2009

Deskpro 386

In questa nuova puntata della rubrica dedicata al “time of trouble” in chiave informatica, torneremo indietro in un periodo cruciale per l’evoluzione dell’industria dei cloni e del mondo PC in generale: il momento più emblematico del sorpasso dei cloni rispetto ad IBM, se preferite il momento dell’apertura dell’epoca moderna del personal computer.

Senza tema di eccessiva approssimazione, faremo corrispondere questo momento al lancio di un prodotto, il Compaq Deskpro 386, vero e proprio emblema del doppiaggio dell’industria dei compatibili, ai danni di chi il mercato PC aveva fondato circa 6 anni prima.

Caffè e, per chi fuma, sigarette alla mano, spostiamo le lancette della nostra capsula temporale fino al 1986, per contestualizzare il lancio del Deskpro 386 e comprenderne pienamente il significato.

Nel 1986 il mercato dei personal era in gran fermento. Una Apple in piena crisi di vendite tentava di riprendere quota con il Macintosh Plus, mentre l’indifferenza del mercato business rispetto ai suoi prodotti era sempre più conclamata. IBM presidiava il mercato con due fasce di prodotto: il PC/XT (5160), lanciato nel 1983, basato su CPU 8088 a 4.77 Mhz, e il PC/AT (1984), con CPU 80286 a 6 Mhz (8 nelle versioni successive) e adattatore video EGA. Tralasciamo quell’aborto del PC/XT 286 (1986) e rinviamo ad altra data la trattazione la linea PC Junior/JX.

Nella fascia alta dei PC, che oggi chiameremmo workstation, Bib Blue offriva allora RT/PC, basato su architettura RISC IBM (ROMP): costosissimo (circa 16000 dollari per la versione top di gamma) ed incompatibile col sempre più vasto parco software per PC.

Nel 1986 l’XT era ampiamente considerato obsoleto, tanto dal punto di vista della potenza computazionale, quanto sotto il profilo grafico (CGA), che risultava fortemente penalizzante per l’uso dei sempre più comuni applicativi di word processing, spreadsheet, desktop publishing, peraltro via via più orientati ad una fruizione da GUI.

L’AT rispondeva a queste esigenze in ragione di una potenza di calcolo superiore, la possibilità di utilizzare OS avanzati come OS/2 (ancora sviluppato congiuntamente da Microsoft e IBM) e applicazioni con elevati requisiti di sistema.

In entrambi i casi, l’ostacolo verso l’adozione di soluzioni IBM – che comunque all’epoca dominavano il mercato – era il prezzo. Circa 1500 dollari servivano all’epoca per portare a casa un XT, mentre ce ne volevano oltre 5000 per un AT ben carrozzato.

In questo contesto s’inserisce la Compaq, fra le prime aziende a produrre cloni di elevata qualità, venduti – a parità di dotazione hardware – ad un prezzo di poco superiore a quello di un IBM usato, e il suo Deskpro 386, forse il primo, senz’altro il più famoso, ad adottare la CPU 80386 di Intel.

Ad un prezzo di $ 6499 con hard disk da 40MB ma senza monitor, il Deskpro 386 (qui una recensione dell’epoca) non era esattamente regalato, ma l’esborso era perfettamente calibrato alla sua esorbitante potenza, specie quando confrontato con i 5295 dollari necessari per un IBM PC/AT con 286 a 8Mhz e hard disk da 30MB.

Motorizzato da un 386 a 16Mhz e un’ampia scelta di adattatori video, memorie di massa e monitor, questo mostriciattolo era in grado di produrre prestazioni dalle due alle tre volte superiori alla miglior offerta di sistemi PC/AT e compatibili basati su 286. È bene ricordare che questo incremento di potenza non era offerto, come nel caso di RT/PC, a spese dell’incompatibilità con gran parte del software sul mercato.

Al contrario il 386 era in grado di accelerare l’esecuzione dei programmi esistenti – spesso fino a renderli quasi inutilizzabili, da cui la necessità di un comando per rallentare la CPU – e preparare il terreno per una nuova generazione di applicazioni, studiata per sfruttarne l’enorme potenziale nella computazione e nella gestione di elevati quantitativi di memoria.

Dall’altro lato della barricata, l’approccio di IBM al mondo PC era improntato all’eccessiva fiducia di poterlo mantenere sotto il proprio controllo. Il colosso di Armonk, aveva infatti tutto l’interesse a centellinarne l’evoluzione, temendo che l’incremento di potenza reso possibile dalle ultime CPU Intel, mettesse a rischio il suo florido mercato mainframe e minicomputer.

In effetti il PC/AT offriva configurazioni volutamente molto conservative, che impedivano all’hardware di esprimere tutto il suo potenziale: sia la versione con CPU 286 da 6Mhz che quella da 8Mhz, erano rallentate dall’inserimento di un wait state, così come lo era l’hard disk, tramite l’uso di un interleave più elevato di quello supportato dal controller.

Questo atteggiamento da parte di IBM, dettato per l’appunto dalla fiducia nel poter dirigere il mercato verso i suoi scopi, lasciò nei primi anni del PC sempre più spazio ai produttori di cloni, i quali portarono sul mercato soluzioni sempre più performanti e convenienti dal punto di vista economico.

IBM in un primo momento, piuttosto che ingaggiare una lotta dei prezzi, preferì far leva sulla sua enorme forza commerciale, e sull’elevata reputazione business del suo marchio per sostenere vendite e margini.

Con Deskpro 386, si profilò tuttavia, in modo più netto che mai, il primo scorcio di quella situazione che sarebbe sfociata, nel 2004, con la vendita della divisione PC IBM ai cinesi di Lenovo – non che a Compaq le cose siano andate molto meglio. Con Intel impegnata a spron battuto nell’evoluzione delle sue CPU x86, e Microsoft sempre più protagonista del mercato OS, andava infatti consolidandosi il duopolio su cui l’evoluzione del PC è tuttora fondata: Wintel.

Fu proprio a quel punto che IBM ritentò, per l’ultima volta, di percorrere la strada proprietaria per riportare l’evoluzione dell’hardware sotto il suo controllo. Nel 1987 arrivò infatti PS/2. Ancora una volta tuttavia, a fronte di innovazioni tecnologiche interessanti, il sistema non mantenne tutte le promesse sotto il punto di vista prestazionale, aprendo per la divisione PC di IBM la strada della progressiva marginalità.

Con hardware e software appiattitisi su uno standard di fatto (come abbiamo raccontato parlando dell’ACT Sirius ma anche di una lettera di Bill Gates alla Apple), la partita si spostò quindi sui prezzi, e di lì cominciò la fine dell’avventura IBM nel mercato consumer – assieme a quella delle piattaforme chiuse sopravvissute.

10 Commenti »

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  • # 1
    MegaDom
     scrive: 

    Looooooooooooool!
    Addirittura x il commercial il grandissimo John Cleese! Sono sbalordito! E cmq grandissima macchina x l’epoca il Deskpro… La Compaq all’epoca sforno non pochi gioiellini :D

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Compaq rimase fino ai primi anni ’90 il miglior produttore di cloni IBM. Peccato che non abbia saputo sfruttare l’acquisizione di DEC e sia poi finita nelle mani di HP che l’ha ridotta a marchio per notebook di quarta categoria…

  • # 3
    Jena Plisskin
     scrive: 

    L’acquisizione di DEC fù il passo più lungo della gamba. Purtroppo DEC era pesanetemente indebitata, percui sia l’acquisto oneroso, sia le scelte sbagliate di management la resero rapidamente “appetitibile” per HP. Peccato perchè io lavoro sia su Alpha server (DS20e, Cluster DS25e, ES40, es45) con tru64 e stiamo passando lentamente su HP-UX Itanium2, server Integrity (rx2620, rx7640, rx6600) e nonostante la differenza di età, gli Alpha+Tru64 in molte situazioni sono superiori. A favore degli HP attuali sicuramente i consumi, gli Alpha sono dei fornelletti, ma considerate che gli ev7 sono del 2003!

  • # 4
    PAP400
     scrive: 

    >> Compaq rimase fino ai primi anni ‘90 il miglior produttore di cloni IBM
    Diciamo fino alla seconda metà degli anni ’90…

    Vogliamo scordarci di pietre miliari come i “muli” ‘Prosigna 486/xx’ (2 volte insigniti di “Server dell’anno”) ed i ‘Proliant’ 486/50 prima e PentiumPro/II poi? Mostri di convenienta prezzo/tecnologia/prestazioni.

    L’acquisizione di Digital avvenne il di fatto nel corso del 1999: poi il grigiore …
    Se penso che in DEC all’epoca si calcolava quanti giorni mancassero a raggiungere IBM (sic!)

    PAP400

    P.S.: chi si ricorda del Rainbow100 con doughterboard Z80+CPM su mainboard 8088/DOS? ci misi le mani (prima che qualcuno minacciasse di tagliarmele :-) ) da ragazzino e già allora mi brillavano gli occhi :D

  • # 5
    Gennaro
     scrive: 

    ModalitàFanboyON
    E’ indicativo il fatto che non si veda nello spot che razza di software quel computer facesse girare :-P
    ModalitàFanboyOFF

  • # 6
    Davide
     scrive: 

    i 386… che ricordi! dovrei averne ancora uno di deskpro 386, ancora funzionante ma non è come quello in figura.
    Tra i primi computer che io abbia mai usato…

  • # 7
    Benedetto
     scrive: 

    Il tastino per rallentare la velocità lo ricordo bene. Utilissimo per molti videogame nati su 286. Non riesco invece a immaginarne l’utilità su un software professionale, in cui una maggior velocità è sicuramente un plus.

  • # 8
    gnubbo
     scrive: 

    l’interfaccia scazza, muovendosi coi tasti bisogna appena sfiorare le frecce, diventa complicato anche inserire dei numeri in un campo.

  • # 9
    1983: 10MB di backup su audiocassetta! - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] IBM (evoluzione del primo PC), il Macintosh, il PC/AT (1984) basato su CPU Intel 80286, quindi il Compaq Deskpro 386, primo sistema basato su CPU Intel […]

  • # 10
    massimo m.
     scrive: 

    e li’ si vede l’intelligenza dei grandi manager.
    ottimo esempio i capoccia di hp, che hanno avuto il buonsenso di spendere miliardi di dollari per compaq per poi far praticamente sparire il marchio dal mercato, relegandolo a qualche notebook.

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