di  -  venerdì 30 ottobre 2009

T-rexLa giornata del 28 ottobre, come leggiamo su TechCrunch, per Garmin e TomTom, è stata forse la più nera. I leader di mercato nel segmento GPS, hanno infatti perso una quantità immane di danaro, con la sola Garmin che ha visto il suo market cap ridursi di 1,2 miliardi di dollari a causa di un drastico calo nel valore azionario.

Il motivo? Google, una delle aziende più ricche al mondo, finanziata principalmente dalle revenue provenienti da una posizione dominante sul mercato pubblicitario mondiale, ha recentemente lanciato un programma di navigazione gratuito per terminali telefonici.

Per le caratteristiche tecniche del prodotto e i giudizi vi rimando qui o ad una ricerca su Google. Pare si tratti di un software assolutamente innovativo, che spinge in avanti lo stato dell’arte, imponendo alla concorrenza una rincorsa insostenibile.

Tra l’altro, mette a frutto i numerosi investimenti fatti da Google negli ultimi anni sul fronte della navigazione e dei servizi di localizzazione. Investimenti finanziati con le revenue provenienti dall’unico canale che sostiene il business di Google, la pubblicità.

Non ho alcun dubbio sul fatto che, se Microsoft avesse compiuto una mossa del genere, non avrebbero tardato un minuto quei tanti fanboy di questa o quella piattaforma alternativa, per spiattellare la ahimè ricca casistica di comportamenti anticoncorrenziali tenuti dal colosso di Redmond, condita da quel tanto di fantasia che non guasta mai e il solito codazzo di teorie complottistiche da far impallidire David Icke.

Vedo più o meno gli stessi soggetti, esultare all’idea che Google possa presto illuminare la loro triste vita di difensori d’ufficio non retribuiti, con prodotti che gli facciano, almeno in auto, sperare che un mondo senza Microsoft sia possibile.

“Perché tanto livore” vi chiederete “per un operatore che non ti ha mai chiesto una lira?”. Non è livore ma polemica, spero costruttiva, poi il motivo c’è – non è una cattiva digestione – e se mi concedete altri 60 secondi di attenzione ve lo spiego.

Quando nel 1995 Microsoft lanciò Internet Explorer, non si trattò certo di un progetto strettamente commerciale, come invece lo era Netscape, che al tempo veniva distribuito a pagamento.

Il fine di IE era diverso, politico, legato al controllo dell’ecosistema Internet più che al dominio del mercato dei browser. Per questo motivo IE era gratuito. Lì dove Netscape vedeva un fine, Microsoft, con IE, aveva un mezzo. Da offrire gratuitamente, attingendo alle sue ricche casse, quando il rivale poteva sostenere i costi di sviluppo solo con i ricavi da vendite.

Il resto è storia recente (per approfondimenti sulle browser war vi rinvio a questo pezzo), ivi compreso il colpo dato da IE alla concorrenza nel mercato dei browser – che di lì in poi campa su economie esterne al prodotto.

Nello stesso identico modo, per Google il fine primario non è oggi quello di dominare il mercato dei navigatori, quanto quello di sfruttare la navigazione GPS come ulteriore spazio per la veicolazione di nuove forme di pubblicità, come incentivo per l’appeal di Android contro lo strapotere di iPhone.

Da cui la scelta di guadagnare in fretta quote di mercato, con la “scorciatoia” della distribuzione gratuita. Il che, beninteso, non è male in sé (come sostengo in un precedente pezzo): ma se questo, poniamo, comportasse in modo meccanico, la scomparsa di TomTom e Garmin, ivi compresi posti di lavoro e indotto?

Se, più precisamente, questa mossa costringesse i due attuali leader del mercato GPS, assieme al codazzo di follower che da soli danno lavoro a migliaia di altre persone, ad una sanguinosa inversione ad U sul modello di business?

Non tornerebbe qualcuno a domandarsi a cosa serve dopotutto l’antitrust, se non ad evitare che la crescita di un settore economico, corrisponda sempre più alla crescita di una sola azienda, la quale, mano a mano che cresce, divora o relega alla marginalità le altre, attingendo, per propellere i suoi investimenti, alle ricche casse che la posizione dominante in un mercato esterno le garantisce?

PS La mia posizione in materia di antitrust è molto semplice: non si può imputare “cattiveria” ad un’azienda che segue come unica religione quella del profitto, e le norme che regolamentano il mercato. È solo su queste ultime, in quanto unica tutela di un mercato sano e concorrenziale, che vorrei stimolare una riflessione. Non è a un’azienda che si può chiedere di andare contro il proprio interesse autolimitandosi.

31 Commenti »

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  • # 1
    j
     scrive: 

    da ben prima che i navigatori satellitari si mettessero a fare gli stradari intelligenti, Garmin produceva già (e ancora produce) localizzatori ad uso escursionistico o nautico di alto livello ( se non altro come precisione e qualità costruttiva, quello che su una barca conta davvero – dove non ci sono strade gli algoritmi di pathfinding, per quanto intelligenti, hanno un ‘utilità assai relativa)
    quindi, Garmin probabilmente vedrebbe il proprio business consumer contrarsi, magari tornare a richiudersi in una nicchia, ma certamente non scomparirebbe …

    per quanto riguarda Tom Tom, anche lei, come tutti i brand di navigatori satellitari portatili (che sono pur sempre “hardware”, peraltro sempre costituito da un computer embedded, un ricevitore gps -immancabilmente prodotto come chip o modulo a sè da sempre le stesse società, tra cui garmin- su cui è fatta girare un’ applicazione -quindi sw sostituibile in fase di design- ad hoc) può sempre adattarsi ai cambiamenti sul versante software, al limite impiegando proprio android e google map navigator come firmware in un suo prodotto (cosa che marchi con meno background specifico nel settore dei navigatori – packard bell, per dire- magari potrebbero davvero prendere in considerazione)
    i problemi maggiori si pongono delle società che l’ articolo non menziona, ma che sono fondamentali nel settore dei navigatori portatili consumer, fornendo i dati cartografici e di viabilità usati sulla maggior parte dei navigatori (dalla cui completezza e dal cui formato peraltro sono inficiate le capacità di pathfinding del navigatore stesso)
    NavTeq e TeleAtlas, che basano su questo il loro business e non hanno granchè spazio di adattamento, sarebbero tutto fuorchè felici, se la loro utilità venisse meno …

  • # 2
    Andrea
     scrive: 

    Se non sbaglio navteq e teleatlas appartengono da qualche anno a Nokia e Tomtom

  • # 3
    Tobe Bofh
     scrive: 

    Ma a loro volta Garmin e TomTom hanno causato una contrazione dei mercati relativi alla cartografia cartacea…

  • # 4
    GianL
     scrive: 

    già, i veri duopolisti erano navteq e teleatlas che poi sono stati pappati da Nokia e TomTom stessa.
    Google ha infatti investito miliardi per costruirsi “in casa” Google Earth + immagini (pseudo)satellitari + Street View.
    Ora la competizione si è spostata sui servizi accessori: il più lucroso, secondo me, saranno le notizie in tempo reale sul traffico. Ora TomTom le offre in abbonamento a 39.95 eur/anno…

  • # 5
    iva
     scrive: 

    Caro Alessio, leggo sempre con interesse i tuoi articoli pero’ questa volta non mi hai convinto.

    Utilizzare l’argomento “se Garmin e TomTom chiudessero quante persono perderebbero il proprio lavoro?” per lanciare una polemica *costruttiva* non crea una base molto solida della stessa.

    Faccio un esempio semplice semplide:
    quante aziende che fornivano i viaggi in transatlantico per l’America hanno chiuso da quando il viaggio aereo e’ diventato una realta’ alla portata di molti?
    Quanti poveri spalatori di carbone si son trovati in mezzo ad una strada senza piu’ lavoro in quel caso?

    Quello che Google sfrutta in questo caso e’ la possibilita’ di avere un collegamento ad internet continuo in mobilita’ alla portata di tutti ormai.
    Se Garmin e TomTom non riescono ad adattarsi a questo scenario offrendo qualcosa di sostanziale in piu’ rispetto a Google e’ normale che siano destinate ad estinguersi.
    Si chiama progresso…

  • # 6
    Federico
     scrive: 

    Adoro gli ideali di Google, ma è troppo avanti nel tempo.
    Un navigatore del genere ha relativa utilità quando si fanno viaggi all’estero. Finché ci saranno dei confini nella telefonia mobile o quantomeno in quella dell’Internet mobile sarà improponibile usare questo nuovo prodotto al di fuori del proprio Paese. O anche nel proprio nel caso si tratti di un Paese come il nostro, dove le flat Internet mobile si vedono con il binocolo, abbastanza caro anche quello.
    Google, cosa aspettate a lanciare Google Mobile? Una bella compagnia telefonica senza confini e con Internet incluso?
    Lo sappiamo tutti che arriverà, basta avere pazienza.

  • # 7
    zephyr83
     scrive: 

    Il problema è che è troppo facile perdere sordi in borsa per notizie che manco si capiscono! Google navigator funzionerà solo cn connessione internet sempre attiva e nn è altro che google maps cn la funzione di navigazione assistita. I vari navigatori offline nn penso abbiano così tanto da temere, soprattutto a livello standalone! sul mercato mobile tomtom è da tempo che nn è più interessata, aveva anche deciso di abbandonarlo (tornando sui suoi passi solo per iphone….e forse forse lo farà per android, ma scommetto che ricambia ancora idea). Anche garmin nn mi pare che faccia un gran fatturato attorno alla vendita delle soluzioni mobili, quindi perché tutto sto trambusto in borsa? mha!!!
    Il parallelo cn microsoft effettivamente ci può stare (penso che abbiano pensato un po’ tutti a IE) ma è difficile “prendersela” cn google per le modalità e gli atteggiamenti nettamente differenti. Il problema nn è fare una determinata cosa…….il problema è COME la fai (o la presenti).
    Cmq la questione nn è certo semplice e nn si può stare sereni vedendo tutto il successo che ha google! per ora nessun problema ma in futuro? L’attuale dirigenza nn ci sarà per sempre, se la concorrenza sparisce e cambia anche la politica di google? Io spero che anche altri colossi provino a fare concorrenza a google (come sta tentando microsoft) perché nn c’è mai vantaggio per il consumatore in situazioni di monopolio (o di forte posizione dominante)….anche se attualmente cn google non sembrerebbe così!

  • # 8
    Davide
     scrive: 

    Ma…
    secondo me, nel giro di un anno se non meno… assisteremo all’acquisizione di Garmin e/o TomTom da parte di qualche altra azienda in risposta a Google. Microsoft ed Apple in poleposition ??
    Non credo salteranno posti di lavoro ecc. ecc. e via dicendo.. semplicemente è il “mercato che si trasforma”.

  • # 9
    Giogio
     scrive: 

    Puntini sulle i.
    Google ha annunciato la versione del suo navigatore anche per iPhone (come potrebbe fare diversamente) quindi non punta a riqualificare android.
    Google ha fatto un accordo con teleatlas per ottenere i dati per il suo software, quindi non danneggia le soicetà che forniscono i dati cartografici, come non ucciderà garmin o tom tom.
    La difficoltà di un business è più mantenere i clienti che acquisirli. Per acquisire basta magari una promozione, un uso gratuito, per mantenerli ci vuole il prodotto ed il servizio.
    La concorrenza c’è e google dovrà sudarsi il suo posto.
    Se conquisterà il mercato se lo sarà meritato e quindi meglio per gli utenti.

  • # 10
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ iva
    Il tuo parallelo fila liscio, tranne che per un particolare: quando le aziende aeree hanno messo fuori gioco i transatlantici, lo hanno fatto costruendo economie endogene sostenibili. Il fattore tempo era il valore aggiunto che offrivano e i clienti erano disposti a pagarlo lautamente.
    Google mette fuori mercato gli operatori attuali presenti, con un prodotto la cui gratuità è finanziata dagli introiti provenienti da un altro settore, fondamentalmente l’unico che finora ha monetizzato lautamente.
    Lo fa spingendo un nuovo modello di business che ha tutto il tempo di attendere che dia i suoi frutti, anche 3/5 anni. Un tempo che a Garmin, TomTom e tutti i più piccoli, sarà sufficiente per perdere clientela e capitalizzazione.
    Questo non vuole significare che l’esplorazione di modelli di business nuovi sia intrinsecamente nociva al mercato, anzi. Quello che al mercato nuoce, è l’esistenza di aziende troppo grandi, che in qualunque direzione si muovano, rischiano di provocare catastrofi.
    Nella fattispecie, la volontà di Google di trasformare qualunque gadget elettronico in un vettore di pubblicità, potrebbe sì rendere presto gratuito anche ciò che oggi non lo è, magari un giorno anche l’hardware. Ma nel farlo spazzerebbe via interi mercati, indotti, bacini occupazionali.

  • # 11
    Gas
     scrive: 

    Mi spiace, ma ancora una volta la penso in modo diverso:
    Nessuno vieta a TomTom, Garmin o agli altri di prendere in maniera gratuita le mappe di Google e di integrarle con i loro SW di navigazione.
    Finora non l’hanno fatto perche’ per loro e’ conveniente guadagnare (in maniera spropositata) sulla vendita delle mappe piuttosto che sul solo HW.
    E’ vero che ogni passo di Google rischia di fare morti a destra e a sinistra, ma grazie a Google abbiamo servizi gratuiti che prima non ci saremmo sognati nemmeno a pagamento. Senza Gmail le caselle di posta sarebbero ancora ferme ai 100 mega, i motori di ricerca sarebbero fermi alle tecnologie di 10 anni fa e probabilmente internet sarebbe molto diverso da quello che conosciamo ora.
    Poi, ovviamente, Google non fa tutto per niente: Fortunatamente in cambio (per ora) si accontenta dei soldi che ricava dalla pubblicita’. Francamente mi pare che a noi utenti finali non vada cosi’ male.

    Grazie al cielo ci sono ancora campi in cui la selezione naturale (in questo caso la competizione tra aziende) funziona ancora.

    Poi, se in futuro le cose cambieranno e Google diventera’ “cattivo”.. beh, si trovera’ la alternativa (come Google e’ stato l’alternativa ai motori di ricerca piu’ potenti a suo tempo).

  • # 12
    zephyr83
     scrive: 

    @ Gas

    Sei sicuro che le mappe di google siano gratuite? a me nn risulta e infatti nn si possono usare per il progetto openstreetmap (a differenza di quello di yahoo)! e se nn sbaglio google si appoggia anche a telemaps (tomtom) ovviamente pagandole. E penso che view street nn sia certo disponibile per tutti! Pensa fa storie ai developer di xda che realizzano rom cucinate di android perché includono i programmi proprietari di google!

    Però in parte concordo con te, finché google continua a comportarsi così è difficile dirle qualcosa, è la concorrenza che dovrebbe muoversi! perché per questo navigatore bisognerebbe preoccuparsi mentre per android no? eppure anche android è gratuito…….però nel campo della telefonia la situazione è diversa e c’è vera concorrenza.
    Ora i vari produttori di navigatori potrebbero fare qualche accordo e realizzare qualcosa di simile a street view! se da sole nn possono competere, magari unite si!
    Da noi se nn sbaglio pagine gialle ha realizzato qualcosa di analogo a google maps e street view, pagine gialle visual…..mi pare un’ottima iniziativa, fosse replicata in ogni stato sicuramente si potrebbe avere un’alternativa valida ai servizi di google e magari le varie compagnie che ralizzano navigatori potrebbero fare accordi per sfruttare questi contenuti o migliorare le proprie soluzioni.
    Io però in questi anni, di innovazioni in questo campo ne ho viste poche, mappe nn adeguate fatte pagare salatissimo. E poi ripeto, i cellulari sn abbastanza snobbati, soprattutto da tomtom quindi perché dovrebbe esserci tutta questa preoccupazione? è peggio per altri navigatori online come wisepilot, wayfinder, amazegps

  • # 13
    alex
     scrive: 

    Io maledico la gpl2 perchè a permesso a questi gradassi, come google e tom tom e molti altri, di guadagnare miliardi con il kernel linux, senza restituire nulla alla comunità. Non parliamo nemmeno delle licenze finte open di google. Fino all’anno scorso le mappe di google maps, si potevano usare su tangogps e navit, anche quelle satellitari, ma dopo che google se ne è accorta ha deciso che non erano più libere, dando l’esclusiva solo ai suoi programmi, Per carità nulla di sbagliato, solo non mi va che si sfrutti la comunità senza restituire nulla.
    Se fossi nell’antitrust valuterei seriamente l’idea di rendere open il software di una aziende che prevale sul mercato, invece di multare inutilmente, o di smebrare l’azienda(ottima cosa). Una volta rese realmente open le mappe di google, gli altri novigatori potrebbero concentrare i costi di produzione solo nel allgoritmo di pathfinding e lasciare le mappe a disposizione di ogni utilizzo, diminuendo di molto il costo del navigatore completo.

  • # 14
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Non c’è problema. L’importante è che l’antitrust tiri fuori i soldi per quest’operazione, pagando anche gli ingenti danni che arrecherebbe a Google.

  • # 15
    zephyr83
     scrive: 

    @Alex

    Nn è colpa della gpl2 e secondo me è anche sbagliato “obbligare”. Google nn sta attuando tecniche scorrette e finché così nn le si può dire niente! Si deve combattere google cn la concorrenza.
    In fondo google nn fa molto di diverso da quello che dovrebbero fare le aziende impegnate nell’open source! Nn guadagna sui prodotti ma sulla pubblicità! i prodotti sn “servizi” che servono a google per guadagnare cn la pubblicità! così come diverse società “regalo” programmi per rifarsi cn i servizi. Nn sto dicendo che è la stessa cosa, ma in linea di principio si! è come se un giorno microsoft facesse causa a canonical peché ubuntu è diventato il sistema operativo più diffuso al mondo ed è gratuito. Hai capito cosa intendo dire?
    Che alcune scelte di google possano nn piacermi l’ho già detto e più che altro provo “fastidio” vedere come in certi casi si incentivi l’open source facendovici una gran pubblicità attorno dicendo che è una cosa giusta e poi la volta dopo si fa tutto il contrario! ma questa è una cosa mia, personale! Chi “tiene” all’open source dovrebbe sperare che si imponga perché ritenuto superiore (per qualche motivo) e nn perché imposto

    Tra l’altro aggiungo che Linus Torvalds NON è contrario a comportamenti del genere (nel caso di Android) ed è per questo che nn ha accettato la GPL V3. Per questo dico che ormai il movimento del software libero e quello dell’open source hanno preso strade leggermente divergenti

  • # 16
    Giacomo
     scrive: 

    Se Tomtom e compagnia bella si proponessero come sponsor di progetti open come Openstreetmap si ritroverebbero tra le mani la cartografia libera da diritti a una frazione del costo che hanno ora per mappare le strade, concentrandosi sull’hardware e sul software di navigazione.

  • # 17
    zephyr83
     scrive: 

    @ Giacomo

    Tomtom ha teleatlas che fa mappe e le vende ad altri (google compresa) quindi mi sa che le converrebbe poco appoggiare openstreetmap! E converrebbe poco anche a google perché poi chiunque potrebbe proporre servizi simili.
    è una cosa che dovrebbero fare invece tutti gli altri che nn hanno i mezzi per competere con teleatlas, navteq e google

  • # 18
    Vincenzo
     scrive: 

    Secondo me il paragone localizzatore mappe gratis con IE gratis su windows non regge. I mercati sono troppo diversi e soprattutto Microsoft a dispetto di Google detiene (e deteneva) il monopolio quasi assoluto in fatto di piattaforma OS nel mondo pc su cui far girare l’applicativo; e sfrutta (come sfruttava) la cosa pienamente a proprio vantaggio (esattamente come ogni azienda d’altra parte).
    Ridurre la posizione che in questo non ci vedeva nel lungo del buono a delirio da fanboy è quantomeno superficiale. E parlade di polemiche “costruttive” mi pare una stridente contraddizione in termini.
    Premesso che cmq, riguardo la questione IE, non ho mai ritenuto che il vero problema fosse nel browser aggratisse in sé, quanto (tutt’al più) che Microsoft si trova sempre e cmq avvantaggiata nel far girare il proprio software sul proprio sistema operativo.
    Penso non sia vantaggioso per l’utenza finale che una parte così importante dei computer che girano in tutto il mondo sia al 90% (perdonate l’eventuale imprecisione sulla percentuale) sotto il controllo di una unica ditta. Con questo, sia chiaro, non si nega a MS il merito di esser riuscita a conquistare questa posizione.
    La questione per navigatori et similia mi pare TROPPO diversa per i motivi che già altri hanno ottimamente illustrato; pertanto il fondamento stesso di questa sedicente polemica “costruttiva”, dal mio punto di vista, mi pare inesistente e pure persino pretestuosa.
    Siamo sicuri che il fanboy non si nasconda da qualche altra parte??

  • # 19
    Al
     scrive: 

    Io non mi preoccuperei troppo, in quanto :

    a) Attualmente un navigatore basato su google maps ha il fiato corto e si chiama COPERTURA UMTS; questaforse è capillare nella west coast USA, ma nel resto dell’occidente così non è (non poi parliamo dell’Italia e dei prezzi). Per ancora molto tempo avremo quindi bisogno delle mappe preinstallate.

    b) anche gli altri navigatori sarannno stimolati a dare di meglio. Nulla vieta infatti di usare i servizi Google per la ricerca dell’indirizzo ed altri software di riconoscimento vocale per impostare la navigazione.

  • # 20
    alex
     scrive: 

    @zephyr83

    Non dico che è sbagliato il comportamento di google, dico solo che non condivido il fatto che una società così potente , dopo aver preso molto dalla comunità, non restituisca nulla. Il fatto che sia gratis è solo uno specchietto per le allodole, google si avvicina sempre di più a chiudere, perchè alcune parti del suo codice si sono open, ma li devono restare. Mentre altre parti continuano a restare chiuse e noi non sappiamo che cavolo combinano con i nostri dati! Come fai oggi a non usare google? Quando una socetà diventa così importante e si afferma in questo modo, non gli si può lasciar fare quello che le pare. Si devono responsabilizzare, al fine di garantire un minimo di sicurezza agli utenti. Ma questo è solo un esempio, ci sarebbero atri casi. Come ms. non si parla di politiche scorrette, si parla di responsabilità. Una altro esempio assurdo, sono le banche: noi dipendiamo da esse in tutto e per tutto, dal costo del cibo al costo del denaro, ma restano private e per questo motivo siamo schiavi, perchè possono lasciarci in mezzo alla strada quando pare a loro. E’ solo una questione di responsabilità, nessuno schieramento politico, cose che a torvalds non fregano per nulla; a lui importa diffondere solo il suo lavoro guadagnandoci percchio.

  • # 21
    zephyr83
     scrive: 

    @ alex

    posso condividere ma purtroppo è solo un discorso utopistico per via della natura egoistica e poco responsabile dell’uomo :)
    Per me la strada percorribile più fattibile è quella della concorrenza

  • # 22
    j
     scrive: 

    Non dico che è sbagliato il comportamento di google, dico solo che non condivido il fatto che una società così potente , dopo aver preso molto dalla comunità, non restituisca nulla.

    e cosa dovrebbe restituire? i sorgenti delle Apps? i sorgenti del kernel che utilizza internamente sui propri sistemi di ricerca (e che con ogni probabilità è stato forkato tanto indietro nel tempo e rielaborato a tal punto da essere solo un lontano parente del kernel linux mailine)?
    se anche li “restituisse” (cioè li regalasse), che vantaggio ne avrebbe? la riconoscenza di una comunità che non saprebbe che farsene?

    Mentre altre parti continuano a restare chiuse e noi non sappiamo che cavolo combinano con i nostri dati!

    se si ha paura di cosa “combinano con i nostri dati” non li si dovrebbe mettere online per iscriversi a qualche servizio, visto che *si sa* che verranno passati a società affiliate e da queste riutilizzati (a meno che non si tratti ad es di una banca, per la quale divulgare i dati dei clienti romperebbe la fiducia da questi, quindi per la banca non sarebbe conveniente farlo), si dovrebbero visitare solo siti il cui indirizzo è stato fornito da qualche fonte “fidata” (per dire, su qualche rivista) e trovati tramite motori di ricerca, perchè *si sa* che le keyword restano loggate (insieme agli ip), usate a fini statistici e le statistiche, rivendute, non si dovrebbe proprio navigare su internet, perchè *si sa* che il provider sta monitorando il traffico generato e tenendo traccia dei siti su cui si naviga…

    lamentarsi quando con tutta probabilità si sfrutta il sistema pur sapendo come funziona, è una contraddizone …

    Quando una socetà diventa così importante e si afferma in questo modo, non gli si può lasciar fare quello che le pare. Si devono responsabilizzare, al fine di garantire un minimo di sicurezza agli utenti

    invece gli utenti, a prendere precauzioni, a responsabilizzarsi a loro volta, a ricordare che sono stati proprio loro e le loro scelte a mettere google (così come altre aziende) dove oggi si trovano (nel caso di google, usando in massa il suo al posto di altavista, infind, yahoo o altri motori di ricerca), non sono assolutamente tenuti, vero?

    E’ solo una questione di responsabilità, nessuno schieramento politico, cose che a torvalds non fregano per nulla;

    il finnico è un programmatore, non un utente o un politico – pretenderesti forse che avesse i tuoi stessi valori e ideali, e che desse più importanza a quelli che al suo progetto personale?

  • # 23
    j
     scrive: 

    Penso non sia vantaggioso per l’utenza finale che una parte così importante dei computer che girano in tutto il mondo sia al 90% (perdonate l’eventuale imprecisione sulla percentuale) sotto il controllo di una unica ditta. Con questo, sia chiaro, non si nega a MS il merito di esser riuscita a conquistare questa posizione.

    va detto che i sorgenti di windows, seppur non pubblici, non sono esclusivamente chiusi: società di sicurezza e soprattutto, agenzie governative, vi hanno accesso per farne auditing e verificare proprio l’ assenza di falle e backdoor che compromettano dati sensibili dell’ utente;
    comunque MS detiene il 90% del mercato desktop proprio grazie all’ utenza, visto che questa finora ha dimostrato di preferire windows a, per dire, solaris;
    inoltre all’ utenza (a parte una ristretta minoranza che lo fa più spesso per pregiudizio o avversione per una certa società che altro), più che le percentuali di mercato della società di cui va ad acquistare un prodotto, interessa che il prodotto funzioni;
    semmai, l’ entrare a far parte di un’ utenza di ampia maggioranza, può essere vantaggioso (proprio per l’ utente finale) rispetto all’ entrare in una nicchia di utenti che fanno vanto dell’ essere “diversi” (per l’ interoperabilità in azienda o, per dire, tra amici – o per la statisticamente maggiore probabilità di trovare una soluzione (o qualcuno in grado di risolverli) ai problemi che inevitabilmente si troverà di fronte) e questo, condizionare la scelta, sostanzialmente creando un circolo virtuoso …

    tra i suoi bellissimi articoli sul Corriere, ne ricordo uno di un po’ di tempo fa, in cui Alberoni parlava di come per raggiungere una determinata posizione, non sia sufficiente eliminare l’ ostacolo che si frappone (per dire, se tra tutti i dipendenti il direttore promuove qualcuno/a di più giovane e attraente, non è inducendo questo/a con cattiverie, mosse subdole, malignità dette alle spalle, a licenziarsi (o il capo a licenziarlo o trasferirlo) che si otterrà il suo posto), ma si debba anche meritare di trovarsi in quella posizione
    ma allora il circolo virtuoso (per windows) non si può interrompere solo punendo MS o limitando dall’ alto la “quota” di windows, ma migliorando le alternative di modo che possano offrire le stesse garanzie e le stesse sicurezze, al che (forse) si può sperare che la gente le prenda in cosiderazione

  • # 24
    alex
     scrive: 

    @j
    Il classico spezzeta e critica. Spezzettando non hai capito nulla di quello che ho detto e hai fatto un discroso che non regge. Perchè a questo punto, siccome la sicurezza è responsabilità dell’utente, abboliamo l’antitrust, le leggi contro le truffe e tutte le altre a tutela della persona. Perchè il discorso vale nell’informatica come per il modno reale, se tu sei intelliggente, gli altri possono benissimo non esserlo ed hanno il diritto ad essere protetti. Un classico esempio di egoismo di cui parlava zephyr83. Questo motivo di attacare cosi velenosamento non lo capisco, poi accuse di contraddizione fatte così tanto per… Porpio perchè conosco bene i rischi che sono a favore di un maggiore controllo di questi colossi. Io so come funziona la rete, perchè lo studio e so cosa è sicuro e cosa non lo è, nei suoi limiti ovviamente!
    Giusto per chiarire ancora, non criticavo torvalds, se ti fossi soffermato un po di più l’avresti capito, ma mettevo in risalto il fatto che ogni persona/compagnia fa quello che ritiene vantaggioso per se e non per l’utente. Altro esmpio di egoismo.
    Il dire che secondo me è giusto responsabilizzare le aziende importanti non esclude il fatto che debbano farlo anche gli utenti.
    Aggiungo: non ho scelto io di seguire, in un corso universitario, un’esame sull’utilizzo di google come unica soluzione per reperire informazioni sul web.

  • # 25
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Il fatto è che tu non vuoi semplicemente “responsabilizzare” (per cosa, poi?) le aziende: vorresti che l’antitrust le OBBLIGASSE ad aprire i propri sorgenti.

    Il che è semplicemente assurdo. Se permetti, i soldi li cacciano fuori LORO e non tu né lo stato né l’antitrust.

  • # 26
    alex
     scrive: 

    @Cesare di mauro
    Era solo un esempio, poi per ogni situzione le cose cambiano è ovvio…
    Ti faccio l’esempio dei farmaci: le case farmaceuticeh hanno sfruttato le loro posizioni ed hanno sfruttato i malati, per fare soldi. Hano aperto le ricette è ilproblem è risolto
    E’ solo un esempio, è così difficile da capire. Se il contesto cambia cambiano anche i provvedimenti. Impedire a windows di essere venduto con explorer è una grossa cazzata ad esempio!
    Specifico: non sto paragonando il software con le medicine. Finisce pure che si critica su ste idiozie.

  • # 27
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Ho capito, ma i soldi per la ricerca dei farmaci li tirano fuori le case farmaceutiche. Ancora una volta: né tu, né lo stato, né l’antitrust.

  • # 28
    alex
     scrive: 

    Ma infatti è una sorta di punizione! Non devi aprire per forza, se sbagli, se sfrutti, allora si trovano delle soluzioni. Quella per le medicine è stata un’ottima soluzione, secondo me. Se google commetterà errori, sfruttando la sua posizione dominante nell’ambito delle iformazioni, dimostrando di non essere corretta, allora si penserà ad un provvedimento.
    Aprire il codice di windows, porterà solo alla sua distruzione immediata, ma occorre tutela per le aziende che sono investite da microsof senza che essa rispetti le leggi del mercato.

  • # 29
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Non capisco perché dovrebbe essere punita un’azienda che, per forza di cose, deve generare lucro, visto che investe denaro.

    Per le opere di carità ci sono le donazioni volontarie. Per quelle sociali dovrebbe essere lo stato a provvedere.

    Se un’azienda produce utili… lasciateglieli produrre, a prescindere se sfrutti l’open source o meno. D’altra parte se legalmente possono sfruttarlo senza poi contribuire in alcun modo, è forse un crimine? E’ la licenza open source che glielo permette! Al limite si cambia la licenza.

  • # 30
    BrightSoul
     scrive: 

    Quando un gigante fa un passo rischia, suo malgrado, di schiacciare molte formiche. E’ questo che l’antitrust deve impedire, per garantire la sopravvivenza anche delle piccole realtà.
    Comunque, anche le formiche nel loro piccolo hanno grandi potenzialità. Se fossi in Garmin o Tom Tom comincerei a contattare i produttori di automobili per chiedere l’integrazione dei sistemi di navigazione tipo HUD sul parabrezza. Un navigatore è più comodo se non lo devi attaccare-staccare-ricaricare continuamente. E quando la vocina ti suggerisce le cose, abbassa automaticamente il volume della radio.

  • # 31
    j
     scrive: 

    Quando un gigante fa un passo rischia, suo malgrado, di schiacciare molte formiche. E’ questo che l’antitrust deve impedire, per garantire la sopravvivenza anche delle piccole realtà.

    anche i centri commerciali sostanzialmente schiacciano la piccola distribuzione monosettoriale, ma l’ antitrust lì non si fa certo vivo
    anzi. siccome sono ben le autorità a permettere la costruzione dei primi, l’ avvicendamento in quel caso è considerato un processo normale e accettato
    al che mi chiedo, perchè nel caso di google sarebbe diverso…

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