di  -  venerdì 23 ottobre 2009

Partiamo oggi con una serie di mini post che potremmo intitolare “pillole di retrocomputing”, brevi cenni e autentiche chicche da un’epoca a lungo rimpianta.

Konica KT-510Nel lontano 1986, presso il faraonico Comdex di Las Vegas, la rivoluzione dei cloni 386 era in pieno corso, con una pletora di produttori statunitensi fra cui la mitica Compaq, ma anche numerosi Giapponesi e Taiwanesi, a tentare di erodere le quote di mercato della IBM nel mercato PC.

Presso questo stesso evento, ancora carico dell’entusiasmo pioneristico, mentre i primi CD-ROM facevano capolino sul mercato con capacità di storage apparentemente illimitate, un’azienda giapponese, la Konica, presentava il prototipo di un prodotto tanto rivoluzionario, quanto ignoto, che l’evoluzione ha consegnato all’oblio: un lettore floppy da 5″ e un quarto, il KT-510, capace di contenere la bellezza di 10,7 MB (laddove gli hard disk dell’epoca a malapena superavano i 40 MB, per costi esorbitanti).

La velocità di trasferimento, tramite bus SCSI, raggiungeva il considerevole tetto di 1,2 MB/s in modalità burst, mente il tempo d’accesso dichiarato era di 75ms, non proprio esaltante.

Esternamente, il lettore somigliava a un comune dispositivo di quelli per floppy ad alta densità da 1,2 MB.

All’interno tuttavia un servomeccanismo ad alta precisione (480TPI contro le 96 dei normali 5 e 1/4), una logica avanzata per la correzione di errori e testine in ferrite di nuova generazione, consentivano di raggiungere una densità di memorizzazione del tutto inedita, complici supporti trattati superficialmente con ossido di ferro.

Nel 1986 tuttavia, la il focus andava spostandosi decisamente verso formati da 3,5″. Inoltre il dispositivo garantiva retrocompatibilità in sola lettura con i comuni supporti da 360, 720 KB e da 1,2 MB. Ultimo ma non ultimo, la tecnologia non era standard, e Konica non era IBM…

Per chi volesse cimentarsi con un po’ di documentazione tecnica in giapponese, la pagina riguardante il KT-510 è questa.

17 Commenti »

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  • # 1
    Stefano
     scrive: 

    ero piccino quando mio padre mi mostrò per la prima volta il suo nuovissimo e sofisticato (e costoso) computer di ufficio: occupava una scrivania intera, tra corpo macchina, stampante ad aghi, monitor a fosfori verdi e quell’incomprensibile aggeggio con due fessure verticali dove venivano inseriti questi cartoncini dalla fantastica capacità di conservare le informazioni inserite dal computer…

  • # 2
    Benedetto
     scrive: 

    Breve ma interessantissimo articolo. Ignoravo completamente il prototipo della Konica. Potenzialmente, un floppy di tale capienza poteva ai tempi contenere veramente tanto, tanto materiale (ad esempio, tutto il Dos microsoft senza il disk-switch). Peccato non sia arrivata alla commercializzazione.

  • # 3
    Don Luca
     scrive: 

    “[…]un lettore floppy da 5″ e un quarto, il KT-510, capace di contenere la bellezza di 10,7 MB[…] La velocità di trasferimento, tramite bus SCSI, raggiungeva il considerevole tetto di 1,2 MB/s”

    Mei cojoni >________>

    Non ho mai sentito parlare di questo KT-510 ma i numeri sono veramente impressionanti! O_o
    Peccato per i limiti (sola lettura degli altri formati e i tempi d’accesso abbastanza lunghi) altrimenti gli eventi avrebbero sicuramente preso un’altra piega… e chissà, magari con 10 MB di capacità oggi i floppy sarebbero ancora vivi.
    A costi com’era messo (lettore e floppy)? Allineato ai competitors o ben sopra?

    Fantastica questa mini-pillola comunque! :D
    Nid moar!

  • # 4
    goldorak
     scrive: 

    Beh dire che poteva contenere tanto e’ un eufemismo considerando che i dischi fissi all’epoca toccavano si e no i 40 MB. Io mi ricordo che sul primo pc avevo un lettore floppy da 5”1/4 e un disco fisso da 20 MB nel 1987.
    E come si oggi si potesse disporre di floppy o dvd/blu-ray da 500 GB fatte tutte le proporzioni del caso. ^_^

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Don Luca
    Qui
    http://www.atarimagazines.com/startv2n6/newsnotesquotes.html
    viene dichiarato che il prezzo dell’unità era pari a $ 895, mentre i supporti stavano a $ 39,95 ciascuno.

    Il costo per megabyte non era dopotutto elevatissimo rispetto agli HD dell’epoca e sicuramente, con più mercato, sarebbe sceso a livelli molto più abbordabili.

    I principali problemi che vedo sono la mancanza di retrocompatibilità in scrittura e il fatto che a proporlo fosse un’azienda giapponese. L’avesse spinto la IBM (che all’epoca era molto impegnata a tenere il mercato mainframe in salvo dagli assalti dei PC) probabilmente avrebbe avuto un posto più evidente nella storia informatica. Invece ha fatto la stessa fine dei floppy EHD da 2.88 MB, che la stessa IBM, ma in un momento storico molto diverso, inserì sui suoi PS/2.

  • # 6
    Al
     scrive: 

    Io verso la fine del 1986 avevo un PC IMB XT con 10Mb … ma era uno dei primissimi Hard Disk.

    Ignoravo l’esistenza di quel lettore, tuttavia la HP aveva già messo fuori da almeno un anno i floppy da 3″, ma l’IBM non li adottò se non anni dopo con il PS2.

  • # 7
    droid
     scrive: 

    qualcuno ricorda il lettore cd 3x della mitsumi?
    praticamente dal lettore usciva una sorta di cassetto che poi si apriva con un walkman^^

    da cosi = a cosi

  • # 8
    gavazza
     scrive: 

    Il prezzo mi sembra stracompetitivo. Mi ricordo che i TDK 1.44 da 3 1/2 li pagavo 80,000 lire per 10 pezzi. Prima di scoprire quelli non marchiati e il mitico “punzonatore” comprato dalla pubblicità di CHIP…

  • # 9
    Don Luca
     scrive: 

    Alessio grazie per la delucidazione! :)

    Pensi davvero che l’esser stato spinto da una azienda giapponese abbia compromesso il suo successo?
    Intendo… facendo il gioco dei “se”, se avesse avuto retrocompatibilità con gli altri formati probabilmente avrebbe goduto di maggior diffusione e sarebbe sicuramente balzato all’occhio di IBM che magari avrebbe fatto un pensierino sull’acquisto di questa tecnologia (che con alte probabilità avrebbe poi avuto versioni successive migliorate, tipo una latenza minore, costi ridotti e chissà, magari floppy con maggiore capacità!).

    Sono congetture ovviamente, ma a mio parere con un buon prodotto e un marketing decente una sconosciuta società X non dovrebbe avere problemi a inserirsi nel mercato per poi magari vendere la sua tecnologia o integrarsi in una società più grossa.

  • # 10
    Alessandro P.
     scrive: 

    Ma la cosa straordinaria è che con 1,2 MB/s in 10 secondi lo scrivevi tutto. Come se per masterizzare un BluRay oggi bastasse appunto il tempo di accendersi una sigaretta (accenderla, non fumarla )

    Purtroppo mi pare di capire che l’informatica di oggi è molto limitata dai bus, cioè dal fluire delle informazioni, piuttosto che dall’elaborarle o dal mantenerle, queste informazioni.

    Che dire, la prossima rivoluzione saranno bus ottici nei case (ovviamente aperti, a guardare le fibre iluminarsi mentre guardiamo un blu-ray :-) )

  • # 11
    Cristian
     scrive: 

    Droid era il “caddy” quel supporto strano con apertura stile custodia cd-audio.

    Tra l’altro era utilizzato perfino nei primi modelli di DVD+R for authoring 1x quindi in tempi non proprio remotissimi (2000-2001).

    Ricrdo che un amico ne comprò uno di cd-r SCSI (WAITEC 2x) con relativo controller Adaptec 2920 PCI. Prezzo? Appena 1.200.000 lire. Poveretto lo sfruttavamo tutti per farci le prime collezioni di cd-audio personalizzate ed i primi cd-r stracarichi di backup dei cari vecchi HD allora di max 2-4Gb.

    Mi ricordo che comprai un Philips 2x scrivibile a 13.000 dorato per regalare una compilation musicale alla prima ragazza… scusate l’OT ma che tempi

  • # 12
    Giacomo
     scrive: 

    Il SuperDisk di Imation, fine anni ’90 e 120 Mb di capacità, era retrocompatibile, ma non se l’è filato lo stesso nessuno.
    Sembra proprio destino di questi superfloppy passare inosservati..

  • # 13
    Don Luca
     scrive: 

    Bè a questo punto come nn citare lo Iomega ZIP e la versione successiva JAZZ?
    il primo mi pare ospitasse 100 MB su un disco, il secondo addirittura 250.
    Era pratico e abbastanza veloce, lo usavo per trasportare dati da un computer a un altro in casa (erano in due stanze molto distanti quindi metterli in rete nn era proprio un’operazione a portata di mano :P). Poi mi sono rotto le scatole, ho trapanato 3 muri, c’ho infilato un cavo lan e gg XD

    ovviamente compatibilità con gli altri floppy zero, visto che necessitava di un suo lettore (disponibile sia in versione interna che esterna, io avevo quella esterna USB).
    Da qualche parte forse ce l’ho ancora e sicuramente funziona :P

  • # 14
    RESET
     scrive: 

    Jaz e Zip erano completamente diversi, i dischi da 250 erano sempre Zip e il drive era retrocompatibile con i supporti da 100MB, anche se con velocita’ di scrittura a dir poco oscena. Ho ancora un paio di drive, uno esterno usb e uno interno scsi. Dischi non poi cosi’ affidabili…

  • # 15
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Riguardo alla possibilità di imporre uno standard senza essere IBM negli anni ’80 (ed essendo giapponesi), credo che l’esperimento di MSX la dica lunga.
    Non sono in grado di dire come mai IBM non l’abbia itegrata od acquisita, ma in prima istanza bisognerebbe conoscere, cosa che non sappiamo, quali intenzioni avesse la Konica al riguardo. Non sarebbe l’unico caso di una tecnologia straordinaria che i giapponesi hanno preferito riservare al mercato interno piuttosto che esportare, con tutti i tradeoff che la cosa avrebbe richiesto. Non sarebbe poi l’unico caso in cui IBM ha preferito essere conservativa nell’evoluzione dei suoi PC (IBM rallentava il 286 dell’AT inserendo dei ws affinché non si avvicinasse troppo alla potenza di un mainframe), per poter centellinare l’evoluzione.

    Un atteggiamento tipico del suo approccio alla prima fase del PC, in cui ancora poteva permettersi di pensarlo come di sua proprietà. Già ai tempi del PS/2 le cose erano del tutto diverse, ed IBM si trovava a lottare per imporre interessanti evoluzioni proprietarie che il mercato non recepiva.

  • # 16
    roberto
     scrive: 

    @Don Luca
    i dischi Zip avevano una capacità iniziale di 100mb, e si collegavano al pc tramite il controller dei floppy disk della mainboard, successivamente arrivò il formato da 250MB mentre il Jazz nacque con 1gb a cartuccia (e in seguito 2gb), e utilizzava l’interfaccia SCSI
    (li ho avuti entrambi).
    dello Zip in seguito ne fecero le versioni esterne su porta parallela e se ricordo bene anche quella con dischetti da 750mb (però potrei sbagliarmi)

  • # 17
    alexrota1970
     scrive: 

    Questa unità floppy poteva in effetti essere un gran bel prodotto. Posseggo ancora (…sommersa in qualche scatolone precambriano…) una unità Superdisk 120MB (http://it.wikipedia.org/wiki/SuperDisk) che ho utilizzato fieramente per qualche anno, fino all’avvento dei masterizzatori CD. Le unità Iomega ZIP (http://en.wikipedia.org/wiki/Zip_drive) sono state un prodotto interessante, ma anch’esse sono state sommerse dall’avvento dei masterizzatori e dall’evoluzione degli hard disk, sempre più capienti e sempre meno costosi. Per non parlare delle memorie flash che adesso si trovano a meno di 1Euro per GB!

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