di  -  mercoledì 21 ottobre 2009

Non v’è dubbio che, quando si parla di Google, il pensiero degli appassionati di informatica si volge immediatamente nella direzione dell’open source.

Parecchi, infatti, sono i suoi contributi alla comunità, con progetti fra i più disparati realizzati da questa multinazionale e rilasciati sotto l’ombrello di una delle licenze OSI, ma anche di carattere meramente economico, sovvenzionando progetti già esistenti, oppure bandendo dei concorsi (come il famoso Summer of Code), o ancora come sponsor di manifestazioni open source (come le famose PyCon di cui abbiamo già parlato su Appunti Digitali).

Non ultimo e di grandissima importanza è Android, che mira a inserirsi, a buon titolo, nel mercato dei telefonini e degli smartphone. Eppure proprio da questo progetto arriva dal colosso di Mountain View una levata di scudi nei confronti delle personalizzazioni che da un po’ di tempo circolano…

Google Logo

Android, come si sa, è un progetto open source, ormai abbastanza maturo e che in questo periodo risulta spesso sotto i riflettori, con proiezioni ottimistiche e addirittura entusiastiche che lo danno già per il sistema dominante nei dispositivi mobile fra qualche anno.

Scontato, quindi, l’interesse sia di multinazionali blasonate (fortemente attratte dal parecchio lavoro che ci sta dietro, e che permetterebbe di abbattere i costi dei loro prodotti), ma anche di singoli individui che possono prelevare sorgenti ed SDK per poterci smanettare realizzando qualcosa che potrebbe dargli fama, e magari qualche soldino.

Con queste premesse non sono tardate ad arrivare delle modifiche al progetto originale, spuntate come funghi, che hanno permesso di aggiungere nuove funzionalità, migliorare quelle esistenti, o anche semplicemente cambiare aspetto o disposizione ad alcuni elementi dell’interfaccia grafica.

Per cui tutto andrebbe per il meglio: Android non avrebbe che da guadagnarci, perché la piattaforma diventa più matura, più solida e, di conseguenza, anche molto più competitiva, sempre più attraente sia per i produttori di aggeggi mobili che per gli utenti finali; quindi anche più diffusa.

Incredibile a dirsi, ma non è dello stesso parere Google che ha bloccato, con un’ingiunzione agli autori, alcune modifiche non autorizzate. Per essere precisi, l’oggetto del contendere sono state le famose Google Apps, che erano state incluse in una modifica di Android chiamata CyanogenMod.

Come spiega uno sviluppatore di BigG dal blog ufficiale, Android è stato, sì, realizzato come progetto open source, ma non lo sono le Google Apps, di cui la casa madre rimane l’unica titolare dei diritti di distribuzione, ed è anche l’unica che ha in mano i sorgenti (soltanto i “binari” vengono distribuiti).

Le Google Apps rappresentano, in sostanza, il valore aggiunto che Google vuole giocarsi in esclusiva su Android, similmente a come faranno altre aziende che includeranno proprie applicazioni nelle loro versioni di Android.

Quindi la piattaforma base / comune, va benissimo, ma le modifiche sono personali, e Google stringerà accordi per la distribuzione delle sue famose Apps (che, per queste ragioni, non sono nemmeno presenti nel repository del progetto principale).

Con tutto l’impegno profuso nei confronti dell’open source, questa presa di posizione sembra assurda. Per lo meno strana, o in controtendenza. Magari potrebbe anche passare come un caso isolato, ma non lo è: sono diversi i progetti di cui non ha rilasciato i sorgenti, e che probabilmente non farà mai.

Un altro esempio lo troviamo con Google Code, nella cui FAQ è possibile leggere che il codice del portale non è interamente open source, ma sono presenti parti proprietarie sviluppate dalla stessa azienda.

Alla PyCon2 dello scorso anno c’è stato anche un talk di Brian Fitzpatrick, e nella sessione di Q & A (domande e risposte) ho chiesto appositamente perché Google non rilasciasse tutti i sorgenti. Potete ascoltare le mie due domande fra il minuto 48:00 e 51:38, ma le risposte sono sempre di circostanza: Google ha fatto molto, investe molto e crede molto nell’open source, e nello specifico se il codice JavaScript del suo sito di ricerca risulta offuscato è perché per loro “ogni byte conta”. Ma non rilascia tutto il codice, come avevo chiesto e sottolineato.

Come darle torto? Secondo voi dovrebbe essere così stupida da rilasciare l’algoritmo di indicizzazione e ricerca che ha sviluppato in questi anni e che l’ha fatta diventare leader incontrastata del mercato? Sarebbe pura follia nonché un clamoroso autogol, perché i suoi concorrenti, Microsoft in testa, ne approfitterebbero subito per migliorare i propri strumenti e farle una guerra spietata.

Non bisogna dimenticare, infatti, che questa multinazionale, per quanto abbia fatto molto per la comunità, rimane pur sempre un’azienda votata al lucro, che ricerca continuamente nuovi mercati e possibilità di guadagno (anche se la pubblicità rimane il suo core business).

E’, pertanto, fuor di dubbio che Google non rilascerà tanto prezioso codice che tiene gelosamente conservato nelle sue casseforti, perché ha fatto, fa, e continuerà a fare la sua fortuna. Google Apps incluse, e ha ben poco di che lagnarsi lo sviluppatore di CyanogenMod, perché BigG sta semplicemente tutelando i suoi interessi: è nel suo pieno diritto farlo.

Il suo contributo all’open source non è, e non dev’essere messo in discussione, come non lo devono essere le sue decisioni di mantenere certi prodotti e codice fuori dalla portata di tutti. Perché Google deve produrre utili, e i suoi dipendenti devono portare il pane a casa. Coi soli ideali, per quanto nobili possano essere, non si campa la famiglia

57 Commenti »

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  • # 1
    Fabio
     scrive: 

    Pochi commenti ad oltre un’ora dall’articolo… Evidentemente c’è poco da aggiungere a quanto detto.
    Le Google Apps sono un valore aggiunto ad Android (tipo il supporto Antialiasing della nVidia all’ultimo Batman), e veicolare il mercato all’acquisto dei propri prodotti è quanto di più normale ci si possa aspettare da qualsiasi società che campa dei propri utili.
    Tra l’altro sto conoscendo meglio il mondo professionale di Google da quando in ufficio stiamo panificando una migrazione della posta su GAPE.

  • # 2
    Valentino
     scrive: 

    Sbaglio o il titolo è un pò provocatorio?
    Comunque è risaputo che google adotta una strategia fatta da una parte di codice chiuso e dall’altra di codice aperto. Del resto ci sono sul mercato aziende, come IBM e Sun, che hanno adottato questa strategia ben prima di google.
    In fondo non c’è nulla di sbagliato nella strategia di google: l’open source è cresciuto grazie a google e google è cresciuto anche grazie al mondo open source.
    Vorrei però precisare che chi scrive codice per il mondo open source viene retribuita regolarmente; non vive di ideali ne viene pagato con essi. Se non sbaglio lessi una statistica che parlava dell’80%. Ci sono molte aziende che innovano e guadagnano con l’open source Red Hat, Novell, Sun, Google ecc.
    Si anche google o si crede che non paghi chi lavori sulla parte open del software che sviluppa?
    Non si voglia far passare che il software che porti il pane sulla tavola dei programmatori sia solo quello chiuso. O che l’open rubi di bocca il pane ad onesti lavoratori.

  • # 3
    david
     scrive: 

    non ci vedo niente di scandaloso…
    anzi meno male che non fa come apple che prende solo e non da nulla….
    non è un ente benefico e se vuole “vendere” applicazioni da lei sviluppate non vedo dove sia lo scandalo…
    Quindi, concordo con l’articolo :D

  • # 4
    Alessandro P.
     scrive: 

    Esatto. Se il modello OS vuole sdoganarsi da slogan cantinari, questo è proprio quello che serve. Anzi, ben venga la chiusura delle applicazioni, se vuol dire che almeno la parte del SO (veramente importante) è open.
    Guadagno, vuol dire che non ci si stancherà tanto presto dello sviluppo. Se rende, allora vale la pena portare avanti un progetto, altrimenti, ci si rimette solo nelle mani di buoni mecenati.
    Ben fatto Google, così come ben fatto alle migliaia di persone che scrivono codice Open.
    Il mondo sarebbe tra la mela e la finestra, senza di voi.

  • # 5
    Santiago
     scrive: 

    Cesare dixit:
    “Non v’è dubbio che, quando si parla di Google, il pensiero degli appassionati di informatica si volge immediatamente nella direzione dell’open source.”

    credo che qui ci sia ancora uno dei tuoi tanti pregiudizi. Io ad esempio sono appassionato d’informatica e quando mi dicono google non penso molto all’open source. Anzi penso il contrario.
    È risaputo, per gli appassionati dell’informatica, che google è un tantino, come dire, restrittivo.
    Tra l’altro dicono che cosi come apple ha un commando per eliminare le applicazioni dagli iphone venduti, anche google abbia una cosa simile per droid.

    Non a caso la grande G non ha dato tante informazioni sul suo nuovo sistema operativo, e sopratutto non ha parlato di GNU. Ha addirittura detto che il nuovo sistema operativo avrà un nuovo sistema di finestre il che fa presupporre niente X, niente Xorg e niente compatibilità con i sistemi GNU/Linux.

    Tuttavia è vero che Google predilige l’open source, è soltanto che non accetta la GPL. Bisogna stare attenti a non far confusione. Quando google ha detto che il suo sistema sarà basato su linux tutti hanno fatto disinformazione perché pensavano al binomio GNU/linux.. invece di GNU non si è parlato e quindi google non ha mentito a nessuno, sono state le persone ad aver capito male.

    Insomma Cesare se volevi provocare con il titolo non è che ci sei riuscito poi cosi tanto. Stai perdendo colpi? =P
    a parte gli scherzi si mi trovo d’accordo quando mi dicono che google non è poi cosi tanto open. Però in questo caso anche Stallman ha ragione quando dice di non confondere GNU con Linux.

    Bye.

  • # 6
    Diego
     scrive: 

    Al di là del diritto di ogni azienda di fare come gli pare ci sono aziende che fanno campare i propri dipendenti (e le rispettive famiglie) producendo e utilizzando solo software libero, quindi anche se è una cosa rara non è impossibile!

  • # 7
    radoen
     scrive: 

    Perfettamente in accordo con l’articolo, da aiuto al mondo dell’open source ma alla fine deve produrre utili per pagare la gente che lavora per lei.

  • # 8
    gr@z!
     scrive: 

    Anche io sono perfettamente d’accordo con l’articolo. Ne più ne meno.

  • # 9
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Valentino: il titolo serve da spunto per le riflessioni. Se leggi il link che parla della vicenda, non è certo tenero.

    Per il resto, non era e non è mia intenzione far passare nessun altro messaggio oltre quello che è presente a chiare lettere nell’articolo, e in particolare nella parte finale.

    @Santiago: dalla mia esperienza Google viene associata spesso con open source, per cui l’ho anche riportato nell’articolo. E’ fuor di dubbio che abbia basato buona parte della sua fortuna su questo modello di distribuzione del software, come anche i suoi rappresentanti amano ripetere spesso (a tal proposito vedi anche link col video della PyCon2). Per cui il titolo e il tema mi sembrano azzeccati.

    Poi se ci fai caso non ho parlato di licenze, e qui ci sarebbe poco da commentare: la GPL, specialmente nella sua ultima incarnazione, non è certo quanto di più desiderabile per un’azienda. Anzi. ;)

    @Diego: mai negato questo e non era quello che volevo sottolineare.

    Ci sono aziende che campano solo col closed. Altre solo con l’open. Altre che hanno un modello ibrido.

    Il comune denominatore, però, rimane sempre lo stesso: il lucro. Non si fa niente per niente. :P

  • # 10
    Giulio
     scrive: 

    Io,invece, pur essendo d’accordo con l’articolo, non credo che sia valida l’associazione Google = open source. Credo che, per le persone meno smaliziale, l’equazione più giusta possa essere Google = gratis, che è cosa ben diversa…

  • # 11
    Wolf01
     scrive: 

    Per me Google ha ragione, in fondo è Google stessa a dover rilasciare le sue applicazioni.
    Microsoft non integra Google Desktop Search di default, si va su Google e lo si scarica, sempre se il distributore che ha la licenza di distribuire l’applicazione non l’ha già installato.
    Certamente però non viene integrato nel codice sorgente del sistema operativo ma soprattutto non fa parte del set delle applicazioni installabili dal cd di Windows.
    Se uno vuole le applicazioni di Google se le va a prendere, che siano più o meno integrate col sistema operativo.

  • # 12
    dragon bolzon
     scrive: 

    Google usa i progetti open surce che gli fanno comodo, gli finanzia dove serve, se gli fanno delle modifiche innovative se le tengono per loro… questo non vuol dire che credono nell’open source.

    Se credessero nell’open source dovrebbero rilasciare anche tutto il codice dei loro software come le Google Apps o Google Earth, cosi in teoria darebbero la liberta agli utenti di personalizzare il software, riceverebbero patch, contributi e segnalazioni di bug dalla comunità di sviluppatori, ridurrebbero i costi dello sviluppo, diffonderebbero la conoscenza… o almeno cosi dice la teoria dell’open source.

    In realta non lo fanno perche sanno bene che le cose non funzionano cosi, che l’open source va bene solo finche si tratta di una forma di collborazione tra programmatori per condividere codice ma poi da utilizzare nelle proprie applicazioni commerciali, altrimenti non si porta a casa la pagnotta.

  • # 13
    dragon bolzon
     scrive: 

    credo che qui ci sia ancora uno dei tuoi tanti pregiudizi. Io ad esempio sono appassionato d’informatica e quando mi dicono google non penso molto all’open source. Anzi penso il contrario.

    Tu non sei un campione significativo ;)
    La massa pensa cosi, basta vedere i commenti sui vari forum.
    Fatti un giro su hwupgrade, nelle news di un anno fa e vedi tu stesso (adesso pero se ne stanno accorgento un po alla volta).

  • # 14
    Andrea R
     scrive: 

    L’open source non ha nessun ideale. È solo un modo di sviluppare software con i suoi vantaggi e svantaggi.

    Se parli di ideali devi parlare di software libero e allora google si è sempre fatta i fatti suoi, anche se molti suoi interessi hanno collimato con quelli della comunità hacker.

    Comunque non mi sembra che Di Mauro ne capisca molto di open-source o free software vedendo come conclude l’articolo. Non capisco perchè deve scrivere sempre di open source, linux e altri sistemi operativi quando le sue competenze sono sicuramente maggiori altrove.

  • # 15
    Nicola
     scrive: 

    avevo letto questa notizia tempo fa su un sito “concorrente”. In quella news si parlava addirittura di estromettere Google dalla Android Software Association(non so se è esatto il nome della fondazione). Io dico che google ha tutto il diritto di fare ciò che vuole con le proprie apps, non va trattata da “diavolo”(come spesso succede ad MS) ma neanche da “angioletto”. E’ un’azienda, deve difendere i propri interessi prima di tutto(e i propri interessi sono,indirettamente, anche quelli di migliaia di dipendenti con annesse famiglie). Se fa anche del bene all’open è ben accetto, e secondo me la comunità dovrebbe limitarsi a sfruttare ciò che google offre senza cercare di “pretendere” troppo….

  • # 16
    dragon bolzon
     scrive: 

    L’open source non ha nessun ideale. È solo un modo di sviluppare software con i suoi vantaggi e svantaggi.

    Ti riferivi a me? Io non ho parlato di ideali dell’open source ma del suo manifesto, ovvero come dicono i suoi sostenitori che è un metodo migliore per sviluuapre software, permette di farsi aiutare da molti programamtori volontari, ci sono piu occhi che leggono il codice, si da la possibilita alla gente di personalizzare il prodotto, si ricevono patch e segnalazioni di bug etc tec, tutte cose che avrai sentito da torvalds e compagnia bella.

    Ora se Google credesse nell’open source dovrebbe rilasciare il codice delle sue applicazioni principali (Google Apps, Earth, gli algoritmi di ricerca) proprio per usufrire di questi vantaggi che l’open source dà.

    Invece non lo fanno ma si tengono il codice e sviluppano i loro programmi in modo autonomo, sfruttando quando gli fa comodo i software open source ed eventualmente finanziandoli se è il caso.

    Ma questo non vuol dire “credere” nell’open source, come ha sostenuto giustamente Cesare Di Mauro, che secondo me l’open source lo conosce sicuramente meglio dei tanti utenti linux “moderni” che l’hanno preso per una religione e che infestano i forum e i blog con le loro stupidaggini.

  • # 17
    Santiago
     scrive: 

    “Tu non sei un campione significativo ;)
    La massa pensa cosi, basta vedere i commenti sui vari forum.
    Fatti un giro su hwupgrade, nelle news di un anno fa e vedi tu stesso (adesso pero se ne stanno accorgento un po alla volta).”

    @ dragon bolzon:
    ma la differenza tra la massa e un singolo individuo risiede nella quantità. Ultimamente sento parlare di massa come cosa astratta o che non ci tocca quando in realtà tutti insieme formiamo parte di essa. Il problema qui era lo specificare “appassionati d’informatica”, credo che anche cesare sia uno e se non sbaglio neanche lui abbina google = open source. io avrei detto: la maggior parte degli internauti. Comunque purtroppo l’abbinamento c’è, anzi delle volte anche i veri appassionati sbagliano, ti faccio l’esempio di pollycoke: poco fa, prima di chiudere felipe ha fatto un post in cui celebrava la scelta di google di fare un sistema operativo e ha dato per scontato che google appoggia il software libero in pieno perché si è confuso Linux con GNU/Linux. risultato, ha detto che google è favorevole in pieno al sofware libero quando invece non è cosi. per questo dicevo che all’inizio tutti hanno fatto disinformazione.

    @andrea R:
    “Comunque non mi sembra che Di Mauro ne capisca molto di open-source o free software vedendo come conclude l’articolo. Non capisco perchè deve scrivere sempre di open source, linux e altri sistemi operativi quando le sue competenze sono sicuramente maggiori altrove.”

    Concordo in pieno.

  • # 18
    dragon bolzon
     scrive: 

    Santiago, lo sappiamo che il software libero e l’open source non sono la stessa cosa e che Google predilige piu l’open source che non il software libero e infatti nessuno ha detto il contrario.

    Quello che fa Google è sfruttare i software open source che gli fanno comodo, contribuendo nello sviluppo delle parti di cui hanno bisogno, tenendo per se le modifiche innovative che ci fanno.
    Mentre per le loro applicazioni principali non usano il metodo open source, ma le sviluppano internamente come un software chiuso commerciale.

    E il solito discorso, a tutti piace l’open source “degli altri”, andare a scrocco del lavoro altri riempendosi ipocraticamente la bocca di paroloni come liberta e ugualianza salvo poi tenere per se il codice delle proprie killer apps…

  • # 19
    j
     scrive: 

    @Valentino:

    Non si voglia far passare che il software che porti il pane sulla tavola dei programmatori sia solo quello chiuso.

    vediamo da chi è sviluppato il sw open source:

    hobbysti, nel tempo libero (quindi persone che non hanno bisogno di guadagnare dal sw che scrivono avendo già un lavoro, magari in ambito diverso dall’ IT);

    studenti in informatica / ingegneria informatica / computer science (quindi persone per le quali un progetto open source vale un voto, o “punti esperienza” sfruttabili poi in ambito lavorativo, mantenuti il cui lavoro è attualmente lo studio);

    grandi aziende o “fondazioni” (o programmatori stipendiati da) come IBM, google, mozilla, il cui business model non è incentrato sulla vendita di pacchetti sw ma servizi (come mozilla o google, che sostanzialmente vivono di pubblicità) o “soluzioni” (come IBM – quanti hanno notato che negli ultimi spot di IBM non si fa menzione alcuna di linux ?- o red hat – che vende contratti di servizio e supporto a imprese) di cui linux è solo un componente

    restano fuori le aziende per le quali il prodotto sia l’ applicazione in sè stessa (magari un programma realizzato per soddisfare le esigenze di uno specifico ambito operativo, magari tanto completo e facile da usare e completo da valere abbondantemente il costo della licenza)
    ai dipendenti di questo tipo di aziende (o sviluppatori individuali di applicazioni a pagamento) l’ open source non può portare il pane – se niente niente provassero a vendere la loro applicazione ponendola sotto GPL si troverebbero in concorrenza con il loro stesso prodotto messo gratuitamente a disposizione per il download dal primo che lo ha comprato (come la gpl gli consente di fare), per non parlare del fatto che il primo che si trovi a leggere il codice avrebbe accesso agli algoritmi in esso implementati, magari costati anni di studio e affinamento da parte di un team pagato ( quindi il cui sviluppo ha richiesto investimenti più o meno cospicui)

    O che l’open rubi di bocca il pane ad onesti lavoratori.

    quello è ciò che direttamente fa la pirateria, non l’ open source
    l’ open source però induce nel pubblico, ignaro dei meccanismi connessi con lo sviluppo SW in genere e della distinzione tra SW cosiddetto “orizzontale” e SW “verticale”, aspettative e preconcetti, portandolo a ritenere normale che “tutto” il sw debba essere aperto e gratuito data l’ esistenza di progetti free / open di fama e buon livello –
    di conseguenza sminuisce il valore che il pubblico dà ai prodotti SW, nonostante l’ immane impegno che il loro design e sviluppo spesso e volentieri richiede (che da utente finale, ignora e non tiene in considerazione)
    di conseguenza, costringe le SW house produttrici di soluzioni specialistiche a pagamento a rinchiudersi sempre di più in una nicchia

  • # 20
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @Andrea R:

    L’open source non ha nessun ideale.

    Ce l’hanno (generalmente) i programmatori che lo sviluppano.

    È solo un modo di sviluppare software con i suoi vantaggi e svantaggi.

    No, è un modo di DISTRIBUIRE il software.

    Se parli di ideali devi parlare di software libero e allora google si è sempre fatta i fatti suoi, anche se molti suoi interessi hanno collimato con quelli della comunità hacker.

    Il software libero non ha il monopolio degli ideali. Mi sembra di sentire Ratzinger, il quale afferma spesso che la chiesa è il focolare dei valori; come se chi ne vive fuori, tipo gli atei, fossero degli individui privi di valori e, quindi, vivessero nell’immoralità.

    Qui è lo stesso, perché il pensiero è sempre di stampo prettamente religioso: l’unico software che veicola valori è quello libero. Perché non chiedi agli sviluppatori di OpenBSD, che è distribuito con licenza BSD (quindi NON “libera”), se hanno degli ideali? E vedi un po’ cosa ti rispondono…

    Comunque non mi sembra che Di Mauro ne capisca molto di open-source o free software vedendo come conclude l’articolo.

    In tal caso non hai che da dimostrarmi cosa ci sia che non vada.

    Non capisco perchè deve scrivere sempre di open source, linux e altri sistemi operativi quando le sue competenze sono sicuramente maggiori altrove.

    Perché la rubrica si chiama “pensieri da coder”, e gli sviluppatori non vivono soltanto di “sterile” codice e architetture degli elaboratori. Anche loro a volte si lasciano andare a riflessioni su fatti o elementi legati al software.

    “Umano, troppo umano”? :D

    Comunque se questo tipo di articoli che scrivo non sono graditi, basta non leggerli. Altrimenti si rischia soltanto di farsi del male o di ingenerare qualche fastidioso mal di pancia. ;)

    @Santiago:

    Il problema qui era lo specificare “appassionati d’informatica”, credo che anche cesare sia uno e se non sbaglio neanche lui abbina google = open source. io avrei detto: la maggior parte degli internauti.

    Google deve moltissimo all’open source: non sarebbe arrivata dov’è senza. Ne ha preso a piene mani, e non ne fa mistero. Anzi, come dicevo, fa parecchia pubblicità dell’importanza e del suo impegno in merito, ai seminari / talk a cui partecipano i suoi rappresentanti, e non solo:
    http://code.google.com/intl/it/opensource/
    http://google-opensource.blogspot.com/

    Pertanto quando parlo di Google, a me viene naturale associarle “open source”. E ciò senza nulla togliere a tutto il resto, di cui ho parlato, appunto, nell’articolo. Che mi sembra abbastanza eloquente in merito, specialmente nella parte finale.

    Anche perché non mi sembra di aver detto che Google basa TUTTO sull’open source, no? Ogni tanto pesiamole le parole, che male non fa. ;)

  • # 21
    ciao
     scrive: 

    @fabio

    basta con i flame e la disinformazione please

  • # 22
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Quale sarebbe l’informazione “corretta”?

  • # 23
    j
     scrive: 

    ma soprattutto, quale sarebbe il flame e la disinformazione che fabio (che ha scritto un solo commento all’ inizio, peraltro dicendo che le google apps sono un valore aggiunto per Android, che è vero) avrebbe fatto?

  • # 24
    cristian
     scrive: 

    Quello che emerge o vuol far credere l’articolo specie nell’ultima parte è che il software open-source in generale, non sia un sistema sostenibile per qualsiasi azienda. Mi domandavo anche alla luce delle perdite economiche di Canonical e company se è effettivamente così…

  • # 25
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    L’avevo già scritto in questo http://www.appuntidigitali.it/4842/google-dice-no-allopen-source/#comment-25804 commento: non è assolutamente quello che volevo far emergere. Nella maniera più assoluta.

  • # 26
    j
     scrive: 

    che l’ open source non sia un modello sostenibile da qualsiasi azienda è un dato di fatto
    non prenderne atto significa avere i paraocchi, o mancare di quel minimo di onestà intellettuale e conoscenza su come funziona il mondo dello sviluppo SW nella sua interezza, sufficienti a guardarsi attorno con obiettività
    (oltre a non voler leggere i post precedenti al proprio, che già avevano coperto la questione)

    @Cesare
    se anche l’ avessi fatto emergere, non avresti dovuto rendere conto a nessuno, nè avrebbe sminuito la tua reputazione in alcun modo…

  • # 27
    j
     scrive: 

    PS: non serve guardare alle perdite di Canonical (che vivendo dei fondi privati del suo ricco proprietario, come “azienda” ha il modello di business meno plausibile di tutte) per farsi venire il dubbio, è sufficiente guardare a Sun…

    qualche anno fa Sun era in attivo
    il suo CEO ha poi voluto credere ciecamente in questa cosa chiamata “open source” e nella “comunità”, e procedere speditamente verso l’ ignoto, senza avere pronti nè un piano di business chiaro e convincente, nè un “piano B” – per sua stessa ammissione:

    We’re in the second wave of the Internet. The companies that will win will be those that define this next phase. Open source will define it.

    (interviewer) What is the business model for this?

    What’s the business model? I don’t know. But if you don’t have adoption, it won’t matter what business model you use. Companies that sell open source are prioritizing community and adoption over instant monetization. We will win.

    non riesco a non stupirmi di fronte a una tale ingenuità e sventatezza da parte di uno a capo di un’ azienda, da cui dipendono migliaia di posti di lavoro e azionisti (immagino come saranno stati contenti questi ultimi…)

    dopo aver ceduto gratuitamente al mondo i gioielli di famiglia (java, netbeans, solaris) ha cominciato a perdere (i 100 milioni di $ di perdite annue nell’ ultimo periodo sono fatti noti) per finire poi assorbita guarda caso da un’ azienda come Oracle (a cui della comunità non può importare di meno)

  • # 28
    riot
     scrive: 

    Ma almeno lo sai A QUANTO e’ stat venduta la SUN? O ti piace premere sulla tastiera?

  • # 29
    j
     scrive: 

    in effetti ho scritto un’ inesattezza, chiedo scusa

    ultimamente non sta perdendo 100 milioni di dollari all’ anno … perde 100 milioni di dollari al mese ( per la precisione 147 a settembre, da http://www.reuters.com/article/technology-media-telco-SP/idUSN2127372920090922 )

    Ma almeno lo sai A QUANTO e’ stata venduta la SUN? O ti piace premere sulla tastiera?

    dato il tono sarcastico e la frecciatina personale la domanda non meriterebbe nemmeno risposta, comunque:
    sì io lo so ( e tu? ;-) ), in effetti qualcosa in più di quanto in precedenza offerto da IBM (che ha poi ritirato l’ offerta), ma molto meno di quello che ricordo essere stato il valore del capitale (non fatturato) di Sun di qualche anno fa – ebbene?

  • # 30
    riot
     scrive: 

    7,4 miliardi di dollari o 9.50 dollari per azione (pari a 5,6 miliardi più l’assunzione del debito)

    Sai che vuol dire “PIU’ L’ASSUNZIONE DEL DEBITO?”

    La tua e’ solo disinformazione…

  • # 31
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    E tu sai come si crea il debito in una società?

  • # 32
    riot
     scrive: 

    Oh, si certo, producendo software opensource. HAHAHAHA !!!
    Ah, Cesare, questa e’ fantastica:
    “Coi soli ideali, per quanto nobili possano essere, non si campa la famiglia…”

    Sicuro che lavori per Microsoft, che ha fatto di questo discorso la bandiera per vendere Windows.

  • # 34
    riot
     scrive: 

    Beh, i metodi di comunicazione possono essere criticabili. Solo che rispondo ad altrettanti tentativi di manipolazione.
    E ripeto: se non e’ manipolatrice la frase
    “Coi soli ideali, per quanto nobili possano essere, non si campa la famiglia…”
    allora non si sa cosa sia la manipolazione (oppure si).
    Evidentemente non conosci nessuna azienda in attivo che campa di opensource, ma da parte di uno che ne scrive, e’ molto grave, perche’ genera disinformazione (dolosa o meno).

    Tengo a precisare che cio’ che ha creato la piu’ grande rivoluzione nell’informatica di tutti i tempi (IMHO) non e’ l’azienda di qualche ingegnerucolo/manager, bensi’ dall’idea di Stallman (ne tralascio tanti) di creare licenze quali GNU ecc… Idea basata su un IDEALE (magari fatevi qualche ricerca per sapere che cosa e’) venuto fuori quando lo stesso voleva, ai tempi in cui lavorava al al laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, modificare codice scritto da altri, soprattutto drivers.

    Riguardo Google credo che sia un’ottima azienda, che SERVE, e parecchio, alla comunita’ open. Il motivo per cui lo fa non ha niente a che vedere con “ideali” ma cio’ non ne scalfisce la grandezza. Inoltre e’ da tenere presente che Google sostiene economicamente molti progetti open non suoi.

    Riguardo il debito della SUN in realta’ tutto e’ iniziato con l’acquisto (sbagliato) per un miliardo di dollari di MYSQL. Poi ormai SUN in generale, IMHO, si era posta una mission precisa: “rilasciare la JDK e tutto il resto come opensource” e piu’ precisamente adottare la licenza GPL (cosa che infatti ha ingenerato proteste da parte di aziende che volevano il JDK open ma sotto licenza Apache, vedi IBM).

    Fossero veri i vostri assunti non esisterebbe Linux, non vi sarebbero aziende che vi campano sopra ecc…

    Sai Cesare, dovresti separare le notizie (cioe’ I DATI) dalle opinioni (TUE). Cosi’ sriveresti meglio e non avresti flame sui thread…

  • # 35
    riot
     scrive: 

    A proposito, cesare, questa tecnica
    http://www.linux.it/~della/fallacies/ad-hominem.html

    e’ la stessa che hai utilizzato per questo articolo vero?
    http://www.appuntidigitali.it/4751/la-comunita-open-source-prenda-le-distanze-da-richard-stallman/

  • # 36
    j
     scrive: 

    Evidentemente non conosci nessuna azienda in attivo che campa di opensource, ma da parte di uno che ne scrive, e’ molto grave, perche’ genera disinformazione (dolosa o meno).

    secondo te mozilla foundation, IBM, Red Hat e Canonical “campano” di open source?
    risposta: no, mozilla produce sw open source ma campa di altro (se non erro advertising e sovvenzioni varie) IBM ridistribuisce sw open source e vi contribuisce, ma campa di altro (hardware -compresi sistemi cosiddetti “big iron” – e soluzioni complete) Red Hat produce e ridistribuisce sw open source, ma campa facendo supporto e assistenza su sw open source), Canonical produce e ridistribuisce sw open source ma finora ha campato del patrimonio personale di Shuttleworth

    sperando che sia chiaro il concetto, mi menzioneresti qualche azienda (non “fondazione senza scopo di lucro” eh) che produca una qualche applicazione open source e che viva solo vendendo o ricevendo donazioni per quella e non per know how o supporto?

    che io sappia non ne esistono, ma nel caso ve ne sia qualcuna di cui non sono a conoscenza, si potrebbe affermare con certezza che:
    a) il fatto che l’ azienda apra i sorgenti dell’ applicazione costituente il suo patrimonio, accettando la perdita in competitività derivante dal divulgare gli algoritmi e gli accorgimenti implementativi (magari costati mesi o anni di studio e sviluppo da parte di un team stipendiato) – non è in alcun modo risultato di aver voluto abbracciare degli ideali;
    b) tale azienda ha comunque un business model sostenibile e duraturo nel tempo e sia capace di assicurare la sussitenza a sè stessa e ai suoi dipendenti
    ?

    pensi ancora che la frase di cesare sia “dolosa disinformazione”?

    Riguardo il debito della SUN in realta’ tutto e’ iniziato (cut)

    conosco la storia, ma adesso non è quella il punto – il punto è: votarsi interamente all’ open source, che vantaggi ha portato a Sun rispetto alla sua situazione economica e al suo business fino a quel momento?
    dalle parole di schwartz che ho citato prima, si desume che si aspettasse che la “comunità” di utenti e sviluppatori, che accorressero a milioni a braccia aperte ad acquistare i suoi prodotti e a contribuirne (gratuitamente) al miglioramento e bug fix, per la simpatia ispirata dalla sua mossa
    ma si sa che le cose non funzionano in questo modo, quindi si è trattato di una mossa ( o quantomeno di una dichiarazione) alquanto ingenua da parte di uno che essendo pur sempre a capo di un’ azienda, è tenuto a fare piani precisi su basi solide, e considerare qualunque cosa come strumentale al perseguimento del business e del capitale aziendale – non subordinare quest’ ultimo a una vaga promessa di “adozione” futura da parte di una “comunità”…

    Fossero veri i vostri assunti non esisterebbe Linux, non vi sarebbero aziende che vi campano sopra ecc…

    linux esiste perchè a delle aziende interessa in quanto mattone per costruirvi su delle soluzioni complete, o dei servizi, e il loro modello di business è incentrato su quelli (o sulla pubblicità come nel caso di Google – che guarda caso oltre a Chrome sviluppa anche applicazioni non open source, e le vende, vedi SketchUP PRO)
    se “i nostri assunti” non fossero veri, anche Photoshop (o in genere quelle applicazioni per le quali un modello di business basato sul “supporto” non è applicabile perchè indirizzate a un’ utenza che valuta e acquista lo strumento per fare ciò che deve fare, e fine) sarebbe open source, e Adobe vivrebbe comunque vendendo licenze, perchè il pubblico sarebbe tanto gentile da continuare ad acquistarle nonostante la possibilità di ridistribuire il codice gratuitamente…

    ma ora che ci penso, Photoshop non è open source, in effetti…

    Sai Cesare, dovresti separare le notizie (cioe’ I DATI) dalle opinioni (TUE). Cosi’ sriveresti meglio e non avresti flame sui thread…

    scritto da uno il cui nickname tradotto significa “rivolta” non manca di ironia…

  • # 37
    riot
     scrive: 

    comincio dalla fine :DDD

    “Sai Cesare, dovresti separare le notizie (cioe’ I DATI) dalle opinioni (TUE). Cosi’ sriveresti meglio e non avresti flame sui thread…
    scritto da uno il cui nickname tradotto significa “rivolta” non manca di ironia…”

    HAHAHA ma che c’entra? Ah, comunque leggiti questo articolo:
    http://www.linux.it/~della/fallacies/ad-hominem.html

    “sperando che sia chiaro il concetto, mi menzioneresti qualche azienda (non “fondazione senza scopo di lucro” eh) che produca una qualche applicazione open source e che viva solo vendendo o ricevendo donazioni per quella e non per know how o supporto?”

    E NON PER KNOW HOW E SUPPORTO? Perche’ quelle che CAMPANO DI OPENSOURCE con Know How e supporto fanno schifo? Ma che discorsi sono questi? Cioe’ si intende campare di opensource SOLO se SI PRODUCE un SW open? Ma che razza di ragionamento sgangherato e’?

    “pensi ancora che la frase di cesare sia “dolosa disinformazione”?”

    Piu’ di prima dopo la domanda sopra.

    “a) il fatto che l’ azienda apra i sorgenti dell’ applicazione costituente il suo patrimonio, accettando la perdita in competitività derivante dal divulgare gli algoritmi e gli accorgimenti implementativi (magari costati mesi o anni di studio e sviluppo da parte di un team stipendiato) – non è in alcun modo risultato di aver voluto abbracciare degli ideali;”

    Le aziende creano opensource DOPO che la strategia e’ stata testata per decenni e con risultati incredibili. E la prima volta che cio’ e’ stato fatto (grazie a licenze come la GPL) e’ stato fatto seguendo un ideale.

    “il punto è: votarsi interamente all’ open source, che vantaggi ha portato a Sun rispetto alla sua situazione economica e al suo business fino a quel momento?”

    Quella di valere (e quindi essere venduta) a 5,6 miliardi di dollari escluso debiti. Ripeto: NETTI

    “linux esiste perchè a delle aziende interessa in quanto mattone per costruirvi su delle soluzioni complete, o dei servizi, e il loro modello di business è incentrato su quelli”

    Evidentemente non capisci molto il mondo informatico. OGNI SW e’ il MATTONE per qualsiasi altro SW. SEMPRE. Certo, a patto che sia open e libero.

  • # 38
    j
     scrive: 

    Quella di valere (e quindi essere venduta) a 5,6 miliardi di dollari escluso debiti. Ripeto: NETTI

    da http://en.wikipedia.org/wiki/Sun_Microsystems:

    In December 2001 the share price dropped to the 1998 pre-bubble level of about one hundred dollars
    (cut)
    The stock dipped below 10 dollars a year later, one-tenth of its 1990 value, then quickly bounced back to 20, where it has hovered ever since.
    (cut)
    Sun’s stock lost 80% of its value November 2007 to November 2008, reducing the company’s market value to $3 billion. With falling sales to large corporate clients, Sun announced plans to lay off 5,000 to 6,000 workers, or 15-18% of its work force. It expects to save $700 million to $800 million a year as a result of the moves, while also taking up to $600 million in charges in the next 12 months.

    On August 31, 2009, while announcing the Q4 results, Sun Microsystems reported net loss of $147m, compared to net profit of $88m a year ago.

    Oracle avrebbe pagato Sun 9 dollari ad azione (meno l’ ammontare dei debiti) – praticamente meno della metà di quanto valeva fino ad almeno il 2005 e più del suo valore attuale

    E NON PER KNOW HOW E SUPPORTO? Perche’ quelle che CAMPANO DI OPENSOURCE con Know How e supporto fanno schifo?

    no (ovviamente), ma non sono loro al centro del discorso

    Ma che discorsi sono questi? Cioe’ si intende campare di opensource SOLO se SI PRODUCE un SW open?

    il punto è se l’ open source sia o meno un modello sostenibile per il business di qualunque azienda

    quindi le grosse multinazionali impegnate su più settori (che quindi coprono gli investimenti e mancati guadagni in un settore con i guadagni in altri settori, questo credo arrivi a capirlo pure tu) o le società che guadagnano per vie traverse (ad esempio facendo advertising), non sono in discussione

    IBM, red hat, canonical, e mozilla, oltre a contarsi sulle dita di una mano sono ristretta minoranza – la maggior parte del mercato del sw è costituito da strumenti di lavoro (o svago) destinati a utenti a cui interessano solo quelli, mentre di supporto, il know how accessorio ecc non può fregargliene di meno (nessun grafico pagherebbe Adobe per essere edotto di cos’è e come funziona il fotoritocco, siccome è la base del suo lavoro lo conosce già da ben prima di guardare alle applicazioni di fotoritocco in circolazione)
    e il punto è se l’ open source è una soluzione per loro oltre che per red hat – è chiaro adesso?

    Ma che razza di ragionamento sgangherato e’?

    non più sgangherato del tuo, che hai completamente ceffato il punto del discorso (o lo hai aggirato in malafede, ma non volevo crederlo) quando mi bastava una
    risposta semplice

    Evidentemente non capisci molto il mondo informatico.

    mi occupo proprio di design e testing sw e ho a che fare con l’ informatica probabilmente da prima che tu nascessi, lo capisco molto meglio di quanto pensi
    (non che debba rendere conto al primo che capita, ma comunque…)

  • # 39
    riot
     scrive: 

    “Oracle avrebbe pagato Sun 9 dollari ad azione (meno l’ ammontare dei debiti) – praticamente meno della metà di quanto valeva fino ad almeno il 2005 e più del suo valore attuale”

    No, il fatto e’ che e’ tutto da dimostrare che la causa sia il passaggio all’opensource. E probabilmente, non avesse avuto i progetti open che ha, sarebbe FINITA IN BANCAROTTA (IMHO).

    “no (ovviamente), ma non sono loro al centro del discorso”

    no, certo, al centro del discorso c’e’ mia nonna.
    Guarda, un’azienda (pure italiana) A CASO che lavora su opensource:
    http://www.sourcesense.com/en/services/
    forse cosi’ “arrivi a capirlo pure tu”.

    “mi occupo proprio di design e testing sw e ho a che fare con l’ informatica probabilmente da prima che tu
    nascessi, lo capisco molto meglio di quanto pensi
    (non che debba rendere conto al primo che capita, ma comunque…)”

    Gia’ sicuramente lavori per MS, tanto e’ che hai riportato il segmento iniziale del mio discorso e non sei entrato nel merito riguardo alla seconda parte: “OGNI SW e’ il MATTONE per qualsiasi altro SW. SEMPRE. Certo, a patto che sia open e libero.”. Vero? Falso? Cos’e’ quando siamo a corto di argomenti si fa a chi ce l’ha piu’ lungo?

    Ora, il fatto che io continui in questa discussione e’ che purtroppo sempre piu’ spesso, come diceva Goebbels: “Se ripeti una bugia 100 volte diventa vera” mi sono rotto le scatole di sentire e leggere bugie “piu’ o meno dolose” camuffate dentro notizie che dovrebbero contenere i fatti e le opinioni in modo riconoscibile. E, mi dispiace, se non mi piace l’articolo (s’era capito) non faccio come suggerito dall’autore (non lo leggo), bensi’ dico che non mi e’ piaciuto e spiego il perche’.

  • # 40
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    @riot:

    Beh, i metodi di comunicazione possono essere criticabili. Solo che rispondo ad altrettanti tentativi di manipolazione.
    E ripeto: se non e’ manipolatrice la frase
    “Coi soli ideali, per quanto nobili possano essere, non si campa la famiglia…”
    allora non si sa cosa sia la manipolazione (oppure si).
    Evidentemente non conosci nessuna azienda in attivo che campa di opensource, ma da parte di uno che ne scrive, e’ molto grave, perche’ genera disinformazione (dolosa o meno).

    Questa, invece, si chiama MISTIFICAZIONE, visto che stai estrapolando la frase da un preciso contesto e chissà in base a quali “ragionamenti” (che a questo punto sono curioso di conoscere) arrivi a conclusioni tutte tue.

    Tengo a precisare che cio’ che ha creato la piu’ grande rivoluzione nell’informatica di tutti i tempi (IMHO) non e’ l’azienda di qualche ingegnerucolo/manager, bensi’ dall’idea di Stallman (ne tralascio tanti) di creare licenze quali GNU ecc… Idea basata su un IDEALE (magari fatevi qualche ricerca per sapere che cosa e’) venuto fuori quando lo stesso voleva, ai tempi in cui lavorava al al laboratorio di intelligenza artificiale del MIT, modificare codice scritto da altri, soprattutto drivers.

    Evidentemente quelli di Berkeley saranno stati degli idioti, ad avere tirato fuori la licenza BSD. Anzi, saranno pure senza ideali. E i progetti con questa licenza saranno sicuramente stati roba da dilettanti: puri esercizi di stile…

    Riguardo Google credo che sia un’ottima azienda, che SERVE, e parecchio, alla comunita’ open. Il motivo per cui lo fa non ha niente a che vedere con “ideali” ma cio’ non ne scalfisce la grandezza. Inoltre e’ da tenere presente che Google sostiene economicamente molti progetti open non suoi.

    Infatti basta leggere l’articolo per capirlo.

    Fossero veri i vostri assunti non esisterebbe Linux, non vi sarebbero aziende che vi campano sopra ecc…

    Quali assunti? Sii chiaro, visto che, come si dice dalle mie parti, stai facendo “manico e quartara”.

    Sai Cesare, dovresti separare le notizie (cioe’ I DATI) dalle opinioni (TUE). Cosi’ sriveresti meglio e non avresti flame sui thread…

    Sono già separati. Per chi è in grado di capirlo, ovviamente. Ma mi rendo conto che per i fanatici risulta un’operazione un po’ difficile.

    A proposito, cesare, questa tecnica
    http://www.linux.it/~della/fallacies/ad-hominem.html

    e’ la stessa che hai utilizzato per questo articolo vero?
    http://www.appuntidigitali.it/4751/la-comunita-open-source-prenda-le-distanze-da-richard-stallman/

    Più che di tecnica, si tratta (da quello che hai scritto) semplicemente di logica. Roba che, insomma, non si può comprare al mercato.

    Evidentemente non capisci molto il mondo informatico. OGNI SW e’ il MATTONE per qualsiasi altro SW. SEMPRE. Certo, a patto che sia open e libero.

    Non servono queste due condizioni. Nemmeno prese singolarmente. Anche qui, per una mera questione di logica.

    Gia’ sicuramente lavori per MS

    Te lo ripropongo, visto che sei “sordo”: http://www.linux.it/~della/fallacies/ad-hominem.html

    Ora, il fatto che io continui in questa discussione e’ che purtroppo sempre piu’ spesso, come diceva Goebbels: “Se ripeti una bugia 100 volte diventa vera” mi sono rotto le scatole di sentire e leggere bugie “piu’ o meno dolose” camuffate dentro notizie che dovrebbero contenere i fatti e le opinioni in modo riconoscibile.

    Debbo darti una brutta notizia: dipende strettamente dalle capacità intellettuali di chi legge.

    E, mi dispiace, se non mi piace l’articolo (s’era capito) non faccio come suggerito dall’autore (non lo leggo), bensi’ dico che non mi e’ piaciuto e spiego il perche’.

    Ecco, vedi, la differenza è quella: tu non ti fermi a dire “non mi è piaciuto”, ma tenti almeno di argomentare (sui risultati lasciamo stare).

    C’è tanta gente invece che si ferma soltanto alla prima frase. E alla quale suggerisco di evitare di farsi del male, se l’argomento non è gradito.

    Sic et simpliciter.

  • # 41
    j
     scrive: 

    Guarda, un’azienda (pure italiana) A CASO che lavora su opensource:
    http://www.sourcesense.com/en/services/
    forse cosi’ “arrivi a capirlo pure tu”.

    Consulenza, Addestramento, Servizi, monitoraggio della qualità del codice, bla bla bla…
    nessuna applicazione, nessun framework, nessun prodotto
    ERROR #01337 – reply does not match original question; please try again

    Gia’ sicuramente lavori per MS, tanto e’ che hai riportato il segmento iniziale del mio discorso e non sei entrato nel merito riguardo alla seconda parte:

    e certo, se uno non risponde a una cosa su cui non c’ era nulla da rispondere (anche perchè basta pensare al Tom Tom – anche per quest’ ultimo linux è un componente della soluzione completa che vende, ma l’ applicazione principale che vi gira su, quella che effettivamente calcola e mostra i percorsi, mi risulta sia tutto meno che open source) significa che lavora per Microsoft (come cesare) … LOL!

  • # 42
    riot
     scrive: 

    Oddio. In tutta la tua risposta non ho trovato una sola argomentazione, solo attacchi verbali (che per quanto noiosi, sono a volte divertenti).
    Di solito le tecniche sono varie, si va sul politico (comunista/fascista) a volte sulla competenza (“mi occupo proprio di design e testing sw e ho a che fare con l’ informatica probabilmente da prima che tu nascessi”) altre volte come in questo caso si tende a dare di stupido, di imbecille (solo che riesce meglio se si e’ divertenti) con l’atteggiamento tanto non puoi capire (perche’ ti manca il cervello).
    Quest’ultima tecnica viene adottata di solito dai bambini.
    Tipo:
    “Infatti basta leggere l’articolo per capirlo.” (o avere il cervello)
    “Più che di tecnica, si tratta (da quello che hai scritto) semplicemente di logica. Roba che, insomma, non si può comprare al mercato.”
    “Anche qui, per una mera questione di logica.”
    “Sono già separati. Per chi è in grado di capirlo, ovviamente. Ma mi rendo conto che per i fanatici risulta un’operazione un po’ difficile.”
    “Debbo darti una brutta notizia: ” dammela, dammela, ti prego “dipende strettamente dalle capacità intellettuali di chi legge.” grazie DIO che mi hai illuminato.

    Fare informazione non “dipende strettamente dalle capacità intellettuali di chi legge” ma di chi scrive.

  • # 43
    riot
     scrive: 

    Il post precedente era in risposta a cesare

    @J

    “il punto è se l’ open source sia o meno un modello sostenibile per il business di qualunque azienda”

    http://www.alfresco.com/

    Si, ma signori, lo sapete usare google?

  • # 44
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Continui a mistificare, guardandoti bene dal dimostrare alcunché. As usual.

    Sopravviveremo lo stesso.

  • # 45
    j
     scrive: 

    molto probabilmente ti è sfuggita questa pagina ti http://www.alfresco.com/products/networks/compare/
    in cui soo riportate le caratteristiche della “community edition” e della “enterprise edition” del pacchetto alfresco, l’ una gratuita, sì ma priva di parecchie funzionalità, caratteristiche, del supporto, l’ altra commerciale venduta in trial di un mese (praticamente uno shareware)

    va già meglio, ma io in precedenza avevo (non per caso) menzionato Photoshop, e un professionista della grafica il cui workflow magari richiede supporto per CMYK, Pantone ed adjustment layers, oltre a non avere soluzioni open source tra cui scegliere, non sa che farsene di un prodotto ECM

    al che si torna punto e a capo al discorso di prima – perchè Photoshop non sia open source, o perchè non esistano altre applicazioni professionali verticali allo stesso livello oltre che open source
    (e no, GIMP non è una risposta valida, visto che le sue funzionalità sono quelle che Photoshop aveva più di dieci anni fa, e non è tanto improbabile che impieghi altri dieci anni a raggiungere la parità con l’ attuale CS4 – a parte che nel frattempo Adobe non se ne starà con le mani in mano, e a parte il fatto non trascurabile che la Adobe Creative Suite non si limita a Photoshop)

  • # 46
    riot
     scrive: 

    @J

    Cioe’ esattamente che azienda devo trovare perche’ “l’ open source sia o meno un modello sostenibile per il business di qualunque azienda”? Eppure usare google non e’ difficile…
    Per Photoshop beh, dicevano la stessa cosa riguardo Oracle. Ora con Postgres… non apriamo un altro fronte va.
    Photoshop lo conosco parecchio bene e adesso sto usando GIMP. Si si per carita’ ancora non ne e’ allo stesso livello ma non mi sembra gli manchi 10 anni come dici tu (tra l’altro ha anche il supporto RAW tramite apposito plugin libero)

  • # 47
    riot
     scrive: 

    @J

    Comunque la pagina da te segnalata ERA la risposta, non e’ che mi era sfuggita, e’ proprio il MOTIVO per cui ho postato il link.

  • # 48
    j
     scrive: 

    per gli ECM ci siamo quasi, servirebbe qualche altro esempio (sempre di di azienda che sopravviva vendendo licenze del SW open source che produce, e non SLA a medio o lungo termine) possibilmente in ambiti variegati , altrimenti chiunque sarebbe portato a credere che Alfresco sia l’ eccezione, non la regola …

    Comunque la pagina da te segnalata ERA la risposta, non e’ che mi era sfuggita, e’ proprio il MOTIVO per cui ho postato il link.

    ah ecco xD

  • # 49
    Licenza da parte di Google
     scrive: 

    10.2 Lei non può copiare, modificare, creare un’opera derivata da, effettuare attività di reverse engineering, decompilare o tentare di ottenere in altro modo il codice sorgente del Software o di qualsiasi parte dello stesso, se non espressamente permesso o richiesto dalla legge, o se non le è stato detto specificamente che può fare così da Google per iscritto.

    …tutto il contrario della GPL.

  • # 50
    Licenza da parte di Google
     scrive: 

    11.1 Lei detiene il copyright e qualsiasi altro diritto che lei già possiede sul Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi. Accettando, inviando o visualizzando il contenuto lei concede a Google una licenza eterna, irrevocabile, mondiale, priva di royalty e non esclusiva a riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi. Questa licenza ha come scopo esclusivo l’abilitazione di Google a visualizzare, distribuire e promuovere i Servizi e può essere revocata per determinati Servizi come definiti nei Termini Ulteriori di quei Servizi.

    11.2 Lei accetta che questa licenza comprenda un diritto per Google di rendere tale Contenuto disponibile ad altre società, organizzazioni o persone fisiche con cui Google ha rapporti per la fornitura dei servizi venduti, e per usare tale Contenuto in relazione alla fornitura di quei servizi.

    11.3 Lei riconosce che Google, nell’eseguire le procedure tecniche richieste per fornire i Servizi ai nostri utenti, può (a) trasmettere o distribuire il suo Contenuto su diverse reti pubbliche e con mezzi diversi; e (b) effettuare tali modifiche al suo Contenuto in quanto necessarie per conformare e adattare quel Contenuto ai requisiti tecnici di reti di connessione, dispositivi, servizi o strumenti. Lei accetta che questa licenza permetterà a Google di intraprendere queste azioni.

    Quanti di coloro che hanno un account GMail hano letto questo punto è sono d’accordo?

  • # 51
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Io

  • # 52
    Licenza da parte di Google
     scrive: 

    Bravo, pero gli altri non lo leggono e se sapessero che Google si riserva il diritto di visualizzare pubblicamente e distribuire a chiunque qualsiasi contenuto che trasmettono col cavolo che si farebbero l’account.

    Finche si tratta di fornire i dati aggregati a delle aziende o compagnie pubblicitarie va bene, ma questo è troppo.

  • # 53
    Cesare Di Mauro (Autore del post)
     scrive: 

    Non bisogna essere bravi per leggere un contratto prima di accettarlo. ;)

  • # 54
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    11.1 Lei detiene il copyright e qualsiasi altro diritto che lei già possiede sul Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi. Accettando, inviando o visualizzando il contenuto lei concede a Google una licenza eterna, irrevocabile, mondiale, priva di royalty e non esclusiva a riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette, invia o visualizza su o tramite i Servizi.

    Google non ha diritto di pubblicare i miei dati personali perché più del suo TOS contano le leggi dello stato in cui opera, in questo caso in materia di privacy.

  • # 55
    Licenza da parte di Google
     scrive: 

    Nel contratto non si parla di pubblicare i dati personali dell’utente ma i contenuti che esso invia, ad esempio il testo di una mail, foto, video…
    Una volta accettato il contratto sono liberi di pubblicare i contenuti che l’utente invia.

    Se io e te facciamo un contratto che tu puoi mettere sul mio server dei file e io a mia volta posso pubblicarli a chi mi pare non è piu una questione di privacy e la legge a riguardo non puo fare niente.

    Ammetto che non sono esperto in materia, sarebbe da chiedere a una vvocato, pero io leggo senza ombra di dubbio che loro si prendono il diritto “a riprodurre, adattare, modificare, pubblicare, eseguire pubblicamente, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto che lei trasmette”.

  • # 56
    rubin
     scrive: 

    Ma alla fine dei conti hanno pubblicato cosa?
    Fatti non parole.
    Tutte le licenze se le leggi bene fanno paura, da quando acquisti un prodotto a rate alle licenze software, in questo caso sono d’accordo con Alessio Di Domizio.
    Esempio banale che mi è capitato. IMac acquistato (1 anno di garanzia) secondo loro, dopo 1 anno e 1/2 si rompe, non vogliono ripararlo, avvocato con causa e me lo hanno riparato perché TUTTI i prodotti europei hanno OBBLIGATORIAMENTE una garanzia di 2 anni.

  • # 57
    rubin
     scrive: 

    Aggiungo che se avete paura di google non dovreste nemmeno usare il cellulare o scrivere commenti su questo sito, i rischi sono gli stessi di essere intercettati, divulgati, pubblicati, ma avete mai letto le licenze di libero, tiscali, ecc? Avete magari l’account su facebook?
    Facciamocene una ragione, questa è la società in cui viviamo.

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