di  -  venerdì 16 ottobre 2009

Trinity College LibraryDa un lato abbiamo l’industria editoriale che arranca dietro a conti sempre più in rosso, che trova in modelli ad-based un appiglio sempre meno solido per giustificare la propria sopravvivenza, dall’altro un pubblico che, come evidenzia Luca Lani, trova nei contenuti disponibili gratuitamente in rete, la soddisfazione alla stragrande maggioranza dei suoi bisogni, tanto che si mostra piuttosto insofferente all’introduzione di logiche paid.

Se questi fossero i soli elementi a determinare di qui a qualche anno l’evoluzione dello scenario dei contenuti online, dovremmo prepararci ad vedere quelli che finora abbiamo inquadrato come tradizionali protagonisti della produzione e  distribuzione di contenuti, seguire la sorte dello pterodattilo.

C’è tuttavia un terzo fattore da mettere in campo, che potrebbe alterare significativamente le sorti di questo altrimenti già scontato destino: lo sforzo di molti grandi operatori, mirato alla costruzione di una nuova infrastruttura.

Un’infrastruttura che andrà a soddisfare una nuova categoria di bisogni: bisogni legati alla fruizione dei contenuti in mobilità. Apple, Amazon, Google, Sony, prima o poi anche Microsoft, sono già protagonisti di questo cambiamento di paradigma, a cui ieri si è aggiunto un nuovo tassello: Google Editions, una piattaforma di Big G per l’erogazione di contenuti in formato e-book, appoggiata al sistema di micropagamenti Google Checkout.

Il quadro è ancora troppo confuso per poter fare previsioni su quale modello alla fine otterrà successo. Andrà avanti Kindle, integrato verticalmente con la piattaforma di distribuzione di contenuti Amazon? Avrà successo Apple, col prossimo tablet, legato ad iTunes? O Sony con un approccio ibrido, fra il proprio store e l’accesso alla banca dati di Google? O piuttosto Google stessa, che da una parte punta alla piattaforma lato utente (Android, Chrome OS) e dall’altra all’infrastruttura (Edition, Google Books), sempre seguendo un approccio open?

È presto per trarre conclusioni: quel che è certo è che, con il cambio dei modelli di fruizione dei contenuti, dalla scrivania alla mobilità, si tenterà di cambiare anche i modelli di business sottostanti, questa volta dando alla sostenibilità economica per gli attori coinvolti, un ruolo più incisivo fin dall’inizio.

Gli ultimi dodici anni hanno insegnato che dopotutto, per quanto grande sia la rivoluzione tecnologica, non può esserlo mai abbastanza da sovvertire alcune logiche economiche fondamentali. In altri termini, finché “i salamini non cresceranno sulle siepi”…

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