di  -  mercoledì 7 ottobre 2009

logofiat.jpgNell’agguerrito mercato mondiale dell’auto, come si è già detto in passato, Marchionne è riuscito a sfruttare strategicamente la crisi per legare la Fiat ad altre grandi realtà produttive attraverso acquisizioni e alleanze.

Oggi l’azienda nata a Torino, pur non contando su una liquidità infinita si ritrova con una quota di mercato in Europa e con un’intera rete produttiva, nonché di vendita e assistenza negli Stati Uniti. Purtroppo però solo il marchio Fiat è stato riabilitato e il parco auto in listino, fuori dalle eccellenze che stanno facendo registrare ottime vendite, vede ancora in listino troppe auto che sono sul mercato da troppo tempo, tra cui alcune che non sono mai riuscite ad incontrare larghi consensi.

Sergio Marchionne salvò dal fallimento una Fiat su cui nessuno avrebbe più scommesso, ma tutt’ora non è fuori dei guai. Servirebbero più soldi da investire nella ricerca e per ammodernare sia gli stabilimenti produttivi che le aziende di componentistica che costituiscono la filiera produttiva della Fiat. Ma chi dovrà pagare tutto questo, noi? E perché?

Marchionne non è un uomo che ama stare davanti ai riflettori, ma di recente si è affacciato nei telegiornali per chiedere al Governo nuovi incentivi auto.
Il settore auto, con tutta l’indotto che si porta appresso rappresenta una grossa fetta dell’economia nazionale e, dicono, non c’è desiderio ambientalista che tenga: con la crisi non si può dibattere su come trasformare la mobilità, perché ora bisogna salvare l’economia, ma l’economia di chi?

Pur non vedendo nascere tanti nuovi modelli gli sforzi da parte di Fiat di rilanciare la qualità dei prodotti è evidente. La nuova Grande Punto (denominata “Evo”) ad esempio, è qualcosa di più importante di un semplice restyling di metà carriera. Gran parte della componentistica della vettura, sia esteriormente che negli interni è stata migliorata sia nella qualità dei materiali che nell’accuratezza degli assemblaggi, avvicinando lo standard qualitativo a quello che prima si era visto solo nelle Fiat polacche (Panda, 500 e Ford Ka).

Degli sforzi si stanno facendo quindi, bisogna però capire in quale direzione.
Dopo la riorganizzazione post-GM, in Italia la Fiat ha mantenuto soltanto quattro stabilimenti per la produzione di auto, a Torino, Cassino, Pomigliano e Termini Imerese. L’unico stabilimento su cui Fiat sta realmente investendo è quello di Cassino, nel Lazio. Questo stabilimento produce tutte le eccellenze della produzione italiana: Bravo, Delta, Croma e dal prossimo anno anche la Milano, erede dell’Alfa 147.

Lo stabilimento Mirafiori di Torino è uno stabilimento su cui non è stato investito molto ed è tenuto in operatività grazie ai fondi che la regione Piemonte versa nelle casse della Fiat, unitamente all’impegno ad acquistare auto del gruppo italiano, per le necessità dell’amministrazione pubblica.

Termini Imerese, secondo le intenzioni, dovrebbe smettere di produrre auto per iniziare a fabbricare componentistica. I sindacati stanno lottando contro questa decisione, definendola l’anticamera della definitiva chiusura dello stabilimento.

Infine Pomigliano, che produce auto con componentistica piuttosto scadente e mal assemblata (anche se sopra a delle valide meccaniche): 159, Brera e Spider, oltre a 147 e GT, ormai prossime al pensionamento.
Secondo quando dichiarato dai vertici Fiat, a Pomigliano saranno assegnati nuovi modelli in futuro, ma la Milano, come detto, verrà prodotta nel Lazio e la nuova ammiraglia a trazione posteriore, si vocifera che verrà costruita su un’evoluzione del pianale della Mercedes Classe E precedente all’attuale (di cui Chrysler possiede i diritti) e che verrà prodotta in Canada.

Nel frattempo la Fiat si appresta a presentare una nuova utilitaria a basso costo, che verrà prodotta in Croazia, dove Fiat ha investito ben 800 milioni di euro, per l’acquisto e l’ammodernamento di uno stabilimento che una volta apparteneva a Zastava, piccolo costruttore che produceva e rimarchiava la seconda generazione della Punto per il mercato interno, dietro licenza della Fiat.

Insomma l’est Europa per il momento si è dimostrato il vero fulcro della crescita industriale di Fiat, mentre gli stabilimenti italiani non sembrano attirare altrettanti investimenti. Con gli incentivi statali, ci stiamo forse accollando sulle nostre spalle lo sviluppo dell’economia est-europea, più che la nostra?

30 Commenti »

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  • # 1
    tudhalyas
     scrive: 

    Gli incentivi statali devono assolutamente essere subordinati ad un’aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo e della produzione di auto nel nostro Paese, non solo da parte di Fiat ma di qualunque altro produttore li richieda: perché i *nostri* soldi dovrebbero finire all’estero? E poi (oltre al danno, la beffa) ci chiedono di “comprare prodotti italiani”: quali, mi chiedo, se gran parte di essi non sono prodotti qui ma altrove?

  • # 2
    alessandro P.
     scrive: 

    Assolutamente si, per questo non un’euro che non sia dovuto alla vendita di auto eve andare alla FIAT. E’ la morte della nostra industria pesante, ma con i fondi risparmiati, si potrebbe sviluppare qualcosa sul nostro territorio. In questo modo si sposta solamente il problema. Ci sarà un momento in cui FIAT non avrà più bisogno dei nostri soldi per spostare la produzione altrove, e allora semplicemente chiudere i pochi stabilimenti rimasti qui, e tanti saluti.
    Peraltro è una linea di azione che applica da decine di anni, mica da quando c’è Marchionne…
    Capitalismo comunista, questo è il vero problema.

  • # 3
    egx11
     scrive: 

    infatti… poi fanno le campagne pubblicitarie improntate sul nazionalismo (quando una minima parte dei componenti delle auto fiat sono fatti in italia e addirittura i maggiori stabilimenti sono all’estero (nonchè i conti degli Agnelli e/o Elkan;))

  • # 4
    Angelo
     scrive: 

    Gli incentivi sono necessari per svecchiare il parco auto italiano.
    In caso contrario non riusciremmo mai a rientrare nei limiti dettati dal protocollo di Kyoto e pagheremmo penali imbarazzanti.

  • # 5
    Nip
     scrive: 

    C’è un equivoco di fondo.
    Gli incentivi al mercato dell’auto, quando servono a dare stimolo alla domanda, NON SONO UN COSTO PER LO STATO.
    Il maggior gettito di IVA (20%) derivante dall’incremento di vendite compensa l’erogazione degli incentivi.
    Questo è vero quando, come in questo periodo, gli incentivi producono un notevole incremento della domanda.
    Nel bilancio dello Stato questa cosa non salta agli occhi perchè gli stanziamenti per gli incentivi sono da una parte e il gettito IVA è da un’altra, e la legge non può essere finanziata indicanto come fonte “il maggior gettito previsto”, ma nella storia del mercato italiano questo è sempre successo, ed è per questo che TUTTI i governi negli ultimi 12 anni hanno spesso adottato questo tipo di misure… se calibrate correttamente sono autofinanziate.

  • # 6
    G
     scrive: 

    Il fatto che l’industria “pesante” si trasferisca nei paesi dell’est non sarebbe di per se un fatto negativo. Lentamente è il destino di ogni economia che si basa sempre piu’ sul terziario quello di delocalizzare la produzione dei beni per concentrarsi sulla loro progettazione ed ideazione. L’Iphone è esemplare da questo punto di vista : “made in China, designed in Cupertino”.
    In Italia pero’ è questa seconda fase a mancare. Sta per esserci solo il “made in China (o Romania)”

  • # 7
    GIulio
     scrive: 

    Quoto Nip

    E aggiungo che, peraltro, gli incentivi non vanno solo a vantaggio di Fiat (sarebbe in quel modo aiuto di stato e, come tale, vietato dalle norme europee vigenti), ma di tutti i produttori che vendono auto sul mercato italiano.

    Certo andrebbero fatte infrastrutture con l’esplicito obiettivo di diminuire, almeno in città (ma anche per le merci in tutto il paese) l’uso della gomma per il trasporto (in favore di ferrovie, vie marine e vie aeree). Ma di qui a dire che i finanziamenti al settore auto (nostra industria di punta) sono poco giustificabili ce ne passa…

  • # 8
    Roberto
     scrive: 

    Quoto Nip e Giulio, e l’ho già detto in un altro intervento di ieri su un argomento totalmente diverso (il cablaggio in fibra dei nuovi palazzi in Belgio) che però alla fine tirava in ballo proprio questo argomento…

    Continuo a non capire cosa ci sia di tecnologico negli incentivi auto, nelle critiche di carattere politico, negli spunti filosofici…

  • # 9
    Mario
     scrive: 

    Prima di scrivere bisogna informarsi un po’ meglio:

    – il quarto stabilimento produttore di auto in Italia è Melfi e non Termini Imerese.

    – Alfa Brera e Spider sono prodotte da Pininfarina e non a Pomigliano

    – lo stabilimento che apparteneva a Zastava è in Serbia e non in Croazia

  • # 10
    Economist in one lesson
     scrive: 

    Gli interventi pubblici non creano lavoro, lo spostano soltanto da un’altra parte, da un settore all’altro. Lo Stato puo ridistribuire ricchezza ma non crearla.

    Se danno risorse al settore dell’auto le stanno togliendo a quelle dei mobili, dei vestiti, delle TV…
    Per ogni posto di lavoro creato dallo stato con i soldi pubblici ci sono dei posti privati che vanno persi, perche la gente invece di acquistare i beni deve pagare il surplus di tasse.

    Se l’aiuto alle case automobilistiche mi costa 5000 euro di tasse non mi compro piu il mobile che mi serve… faccio lavorare di piu l’operaio Fiat e di meno quello dei mobili.

    I sostenitori degli incentivi sostengono che cosi si salva il settore dell’auto, ma non parlano di tutti i posti di lavoro che sono stati persi in altri settori.

    Occasionalmente in casi di emergenza puo essere utile incentivare la domanda su un settore che non funziona a scapito degli altri che funzionano, ma se diventa sistematico come e’ il caso degli aiuti alla Fiat allora non serve piu a creare nuovi posti di lavoro utili perche richiesti dal mercato ma a tenere in piedi aziende non autosufficienti che vanno avanti solo grazie alle risorse sottratte agli altri settori.

  • # 11
    Roberto
     scrive: 

    Caro Economist, aggiornamento dell’ultim’ora: siamo in Europa, gli incentivi sono per tutte le aziende del settore e non solo per Fiat.

  • # 12
    salvo
     scrive: 

    Dal mio punto di vista, l’idea degli incettivi è solo un mezzo di ricatto da parte della dirigenza Fiat, la quale ha ottenuto, tantissimi incentivi dallo stato e dalle regioni in cui possiede fabbriche, dietro minaccia di chiusure o di licenziamenti, per poi andare ad investire il denaro ottenuto all’estero, quindi a mio avviso nell’interesse esclusivo della classe dirigente Fiat, che non si è mai, adoperata più di tanto a creare nuove opportunità di lavoro in Italia, anzi per far proseguire quelle attività già esistenti chiede sempre più soldi che vengono tolti, al solito, ai piccoli per ingrassare ulteriormente i ricchi, dietro l’apparente principio della difesa del lavoro, ma bisogna anche chiedersi, come mai l’ex dirigenza Fiat possedesse cifre così consistenti nelle banche svizzere.

  • # 13
    andres
     scrive: 

    Marchionne ha lavorato bene con il marchio Fiat, mentre la gestione del marchio Alfa Romeo è a mio avviso assolutamente miope: si ripercorrono i tentativi di sinergia spinta già proposti dal gruppo Fiat nei primi anni novanta (per poi fare faticosamente marcia indietro, dalla 156 in poi…).
    Cmq, quando la fanno un’auto elettrica?

  • # 14
    GIulio
     scrive: 

    @salvo

    non direi che la fiat è l’unica. L’Italia è stata capace di vendere un patrimonio in fabbriche e imprese ad aziende estere che poi hanno chiuso le nostre filiali. Un esempio? La Alstom in questi giorni sui tg.

    Ognuno si fa i fatti suoi, ma sembra che gli unici a non capire la cosa siamo noi. Gli altri paesi lo sapete quante imprese aiutano? Acciaio, alluminio, auto, informatica, settore alimentare e molto altro.

    Non si può svendere tutto o liquidare tutto e comprare tutto in Cina. Ci sono settori e interessi definiti strategici da difendere.

  • # 15
    homero
     scrive: 

    L’automobile come la conosciamo oggi è ormai terminata.
    oggi un’automobile pesa in media 1 tonnellata per portare in genere 2 persone (circa 200kg) alla velocità di 40 km/h
    consumando circa i 2/3 dell’energia del carburante per autotrazione soltanto per muovere il veicolo stesso.
    le auto del futuro dovrebbero pesare circa 300kg e avere un’efficenza energetica superiore di quattro volte a quella attuale con un numero di componenti nell’ordine di decine e non di centinaia. quindi un mezzo di locomozione semplificato e dalle prestazioni di gran lunga piu’ basse rispetto ad oggi.
    ossia limite massimo di velocità di 90 km/h.
    chiunque non segua questa direzione e continua a produrre autovetture composte da migliaia di componenti e dal peso di 1 tonnellata è fuori strada e anacronistico.
    l’automobile come la conosciamo oggi ha fatto il suo tempo e deve trasformarsi o scomparire.

  • # 16
    Nip
     scrive: 

    @homero

    sento questi discorsi da quasi trent’anni, nel frattempo le auto sono diventate più grandi, più pesanti, e sono piene zeppe di dispositivi tutt’altro che essenziali. Ed è perchè così le vogliamo noi, altrimenti nessuno le compra.

  • # 17
    floc
     scrive: 

    alt.
    E’ vero che fiat produce all’estero, ma se VENDE in italia i soldi comunque rientrano. Quindi che tecnicamente fiat non faccia lavorare gente italiana per produrre auto e’ vero, ma da un punto di vista esclusivamente economico tra tassazioni e iva lo stato italiano comunque rientra dell’esborso, il gettito autofinanzia l’esposizione
    Questo articolo mi sembra un po’ una cantonata presa sull’onda del populismo dilagante, forse e’ meglio se si parla di tecnologia, normalmente riesce meglio :)

  • # 18
    Economist in one lesson
     scrive: 

    Caro Roberto, evidentemente hai letto solo la prima riga del mio post altrimenti avresti capito che il fatto che gli incentivi sono per tutte le aziende del settore e non solo per Fiat non centra assolutamente nulla con quello che ho detto.

  • # 19
    Max Power
     scrive: 

    E’ incredibile come si metta in dubbio che l’economia italiana possa TRANQUILLAMENTE farcela senza industrie come il gruppo FIAT: roba da pazzi!!! E’ solamente l’ignoranza a far da ostacolo; per chi non è del settore, non ha idea di quanto sia importante e ,a quante centinaia di migliaia di famiglie garantisce un reddito e un’impresa: sono sparse per tutt’italia piccole/medie aziende che direttamente o per conto terzi lavora per il gruppo fiat, lo stesso design made in italy lavora soprattutto “per noi”,ma non voglio dilungarmi è inutile spiegare certe cose a chi non vuole ascoltare.Per chi dice che la valida alternativa è la bicicletta, quella sì che risolve tutti i problemi e ci darà la libertà che abbiamo bisogno; un consiglio a chi è di questa opinione, suggerisco, di togliere la sella, farsi un giro, e ragionare un po'; gli farà bene.
    Anche se personalemnte uso altri metodi.

    FACENDO PASSI INDETRO IL MONDO CI PASSERA’ SOPRA, LE VIE DA SEGUIRE SONO ALTRE, SEMPRE PIU’ VELOCI.
    MAX POWER

  • # 20
    io
     scrive: 

    bell’articolo!
    ma cosa c’entra con ‘Appunti digitali – il blog italiano sulla tecnologia’?
    …poi il blog è vostro, potete farci quello che volete, ma, mi pare, che ultimamente, vengano pubblicati aticoli un pò…OT, che però portano parecchi commenti e scaldano gli animi :)
    rimango comunque affezionato lettore, ad esempio, per gli ottimi articoli sul retrocomputing e retrogaming

  • # 21
    Massive
     scrive: 

    Veramente la Grande Punto la hanno sempre fatta a Melfi… ma le fabbriche in Italia le stanno chiudendo, quindi perché dovrei comprare ancora FIAT? A questo punto preferisco l’usato d’oltralpe!

    @andres: l’auto elettrica la faranno quando per immagazzinare 1KW in elettricità ci vorrà meno peso che per immagazzinare 1KW in benzina, sempre che il prezzo auto+carburante sia favorevole. Attualmente la cosa migliore è il gas a iniezione, ma quella diretta al momento esiste solo GPL per via degli iniettori che si bruciano facilmente.

  • # 22
    aezakmi
     scrive: 

    @ floc
    ciao, tanta gente mi narra del fatto che grandi aziende italiane, producendo all’estero, fanno guadagnare l’Italia, ma nessuno fino ad oggi è riuscito a convincermi. Ti racconto la mia esperienza. Mio fratello Michele lavorava come operaio in uno stabilimento produttivo di materie plastiche. Stipendiato 1200 euro al mese era contento come una pasqua, ma un bel giorno è iniziato il countdown: i dirigenti hanno deciso che per ”far sopravvivere l’azienda italiana, l’orgoglio italiano e il guadagno italiano” era assolutamente necessario spostare lo stabilimento in romania, mantenendo in Italia solo una piccola parte logistica. E così fu: per il bene dell’Italia ora Michele non ha più 1200 euro al mese e lavora per un’azienda tedesca.
    LATI POSITIVI: azienda italiana salva, operaio rumeno felice come una pasqua.
    LATI NEGATIVI: operaio italiano felice come un fesso, azienda tedesca che sta pensando di spostare gli stabilimenti produttivi all’est.

    Ora, ogni mese, ci sono 1200 euro in meno in Italia, e ci sono 500 euro al mese in più in Romania.

    Perchè il mio ragionamento è sbagliato?

    @ NIP
    Hai perfettamente ragione, il tuo è il ragionamento vincente: da 30 anni si pensa all’elettrico, ma nessuno non fa niente.
    Questo significa: NEW LANCIA DELTA, THE POWER TO BE DIFFERENT, motore turbo diesel, grande punto auto più venduta in Italia.
    Ma visto che sembri cosi deciso, sicuro, convinto e formato sull’industria automobilistica tricolore, perchè non spieghi in 15 righe a me e ad homero perchè i finanziamenti pubblici che vanno alle case automobilistiche, chiamati ECOincentivi, iniziano con la parola ECO, che mi ricorda la parola ecologia? perchè non la chiamano DIESEL-COLOGIA, il diesel è ormai sotto tutti i cofani delle auto che girano in italia, mi sembra scontato dargli un titolo che più si addice..

    Ah visto che ci sei, descrivi il legame che c’è tra il rapporto di crescita del settore automobilistico elettrico cinese con la carenza di know-how e tecnologia italiana in materia di automobili di natura eco-friedly, ovvero basate su energie rinnovabili.

    Un ultima domanda, guardando FUTURAMA, il famoso cartone americano, che narra delle vicende del futuro del nostro mondo, ho notato che vanno in giro con delle auto che volano…

    ma secondo te, visto che la FIAT mantiene in vita migliaia di famiglie italiane, quelle navicelle volanti, usano il 1.3 MULTIJET che tanto ha avuto successo nel mondo?? Te lo chiedo perchè a prima vista somigliano di più alle auto che fanno in cina, non alla FIAT PUNTO EVO, alla ALFA MILANO, alla NEW LANCIA DELTA.. perciò io tendo a collegare il fatto che l’auto italiana e destinata a sparire e quella cinese farà parte del futuro..

  • # 23
    aezakmi
     scrive: 

    @ massive
    dicevano cosi anche per il gasolio contro la super 95, poi ci siamo arrivati.
    dicevano cosi anche per il 4t contro il 2t, poi ci siamo arrivati.
    dicevano cosi anche per il metano contro il benzina, poi ci siamo arrivati.
    dicevano cosi anche per il gpl contro il metano, poi ci siamo arrivati.

    Immagazzinare 1kw di benzina pesa meno che immagazzinare 1kw di energia elettrica.

    ma quando (dico quando e non dico se) tutti useranno le auto elettriche (spendendo 0,20 € di energia elettrica e non 2 € di benzina verde) rideremo di noi stessi, anzi i nostri figli rideranno di noi.. ci reputeranno incapaci di adattarci al cambiamenti..

    mio figlio riderà di me.. lui quando avrà 5 anni, manderà la sua prima email.

    Io a 5 anni ho inviato una lettera, un pezzo di carta (tagliata, pressata, confezionata, imballata, trasportata da una fabbrica ad un negozio, comprata con banconote di carta, trasportata fino a casa mia, sporcata dall’inchiostro di una penna e inviata tramite le poste, che la faranno viaggiare prima in un camion, poi in un altro, poi in un altro ancora.. e cosi via..) dall’altra parte del mondo..

    Non dico che certe cose non ci devono essere.. ma che devono evolvere..

    Viviamo in un economia basata sul petrolio, sulla carta e sulle buone parole di persone laureate..
    sono pronto a scommettere che il presidente della repubblica italiana non conosce il computer come lo conosce un bambino delle elementari, non sa parlare l’inglese come lo parla un ragazzo delle scuole medie..

    prima di arrivare a medie e superiori..

    fermatevi un momento.. guardatevi in giro..

    Eco incentivi? crisi economica?
    Col passare degli anni, se non si cambia.. verremo schiacciati dall’industria cinese..
    non perderemo il posto di lavoro, ma perderemo dignità..

  • # 24
    Massive
     scrive: 

    @aezakmi: attualmente con l’energia che puoi portare dentro l’auto puoi girare solo in città ricaricando l’auto la notte, per fare un viaggio dovresti come minimo aggiungere una batteria grande (e pesante) quanto un rimorchio, quindi per quel “poi ci siamo arrivati” è ancora presto, se mai ci arriveremo (si spera).
    Forse penserai che la maggior parte delle persone fa viaggi lunghi una o due volte all’anno e quindi il problema non è così grande, ma secondo te loro preferiscono comprare un auto con tecnologia elettrica ancora immatura (e costosa) o un’auto già buona ANCHE per fare quei pochi viaggi lunghi che fanno?
    Se non erro l’attuale autonomia media di auto elettriche è di circa 100Km (pochi modelli ancora più costosi arrivano a 200-300Km), secondo te quelli che distano tra i 60 e 120 Km dal mare (o altro luogo di vacanza) e che i fine settimana fanno andata e ritorno in un giorno come fanno ad andarci con auto del genere? A parte grosse zone balneari, nella maggior parte della costa non si potrà ricaricare l’auto.

  • # 25
    Simone
     scrive: 

    Salve, per chi volesse sentire un altro punto di vista, volevo segnalare il seguente articolo, che mi sembra affronti proprio lo stesso argomento:
    http://giuseppeturani.repubblica.it/il_mio_weblog/2009/09/perche-si-aiuta-lauto.html
    Simone

  • # 26
    floc
     scrive: 

    @aezakmi

    sbagli perche’ non tieni conto del gettito iva pensando semplicemente a cosa entra in tasca direttamente a tuo fratello. Se quell’azienda vende in italia comunque, lo stato ci guadagna. E in ogni caso qui si parla di aiuti, non di delocalizzazione in genere

  • # 27
    gnpb
     scrive: 

    @floc:
    Certo, ma quell’azienda non è l’unica a vendere in italia, qualsiasi azienda estera porta gettito iva in italia se vende qui. Ma per ogni azienda italiana che sposta la produzione all’estero si generano disoccupati QUI che sono da mantenere impoverendo l’economia QUI e arricchendola (portando lavoro) LA’. Tra l’altro siccome i disoccupati percepiscono stipendi più bassi generano un minor gettito iva dato che sono costretti a spendere meno.

    @aezakmi e hoemro:
    Vi ricordo che non viviamo nel futuro ma nel presente. OGGI se devo comprare un auto non la compro di certo elettrica dato che (come ti è già stato detto) non giro solo in città ma almeno 4 volte l’anno faccio dai 150 ai 450km per andare in vacanza. Cosa faccio, viaggi di 4 giorni per ricaricare le batterie? O compro 2 auto, una elettrica per la città (min. 20.000€) e una per andare in vacanza (min. 25.000€ dato che mi serve spazio per i bagagli oltre che per la famiglia)?

    Poi quando il futuro verrà e le batterie (o chi per esse) saranno in grado di garantire autonomia e tempi di ricarica decenti avremo tutti le auto elettriche (e sono anche contento) ma il pieno non costerà 20 centesimi perché nel frattempo il costo dell’energia elettrica sarà decuplicato, seguendo la stessa tendenza che si è avuta per il gasolio, il gpl e il metano.

  • # 28
    Nip
     scrive: 

    @Aezakmi

    “perchè non spieghi in 15 righe a me e ad homero perchè i finanziamenti pubblici che vanno alle case automobilistiche, chiamati ECOincentivi, iniziano con la parola ECO, che mi ricorda la parola ecologia? perchè non la chiamano DIESEL-COLOGIA, il diesel è ormai sotto tutti i cofani delle auto che girano in italia, mi sembra scontato dargli un titolo che più si addice..”

    Io non li ho chiamati ecoincentivi, e nemmeno il decreto legge che li ha istituiti. Immagino che vengano comunemente definiti ecoincentivi perchè vengono erogati a chi acquista un veicolo alimentato a Metano o a GPL (considerati meno inquinanti di benzina e gasolio) , o a chi rottama un vecchio veicolo (anteriore al 31/12/99) per acquistarne uno nuovo con basse (meno di 140gr/km per i benzina, meno di 130 gr/km per i diesel, che quindi sono penalizzati) emissioni di CO2.
    Come conseguenza il mercato italiano del diesel ha invertito la tendenza alla crescita degli ultimi anni.

    “…descrivi il legame che c’è tra il rapporto di crescita del settore automobilistico elettrico cinese con la carenza di know-how e tecnologia italiana in materia di automobili di natura eco-friedly, ovvero basate su energie rinnovabili.”

    Ahi, non ne so nulla. Posso fare il tema di letteratura?

    “Un ultima domanda, guardando FUTURAMA, il famoso cartone americano, che narra delle vicende del futuro del nostro mondo, ho notato che vanno in giro con delle auto che volano…

    ma secondo te, visto che la FIAT mantiene in vita migliaia di famiglie italiane, quelle navicelle volanti, usano il 1.3 MULTIJET che tanto ha avuto successo nel mondo?? Te lo chiedo perchè a prima vista somigliano di più alle auto che fanno in cina, non alla FIAT PUNTO EVO, alla ALFA MILANO, alla NEW LANCIA DELTA.. perciò io tendo a collegare il fatto che l’auto italiana e destinata a sparire e quella cinese farà parte del futuro..”

    No, secondo me non usano il 1.3 multijet.
    Però in una serie dei Power Rangers ho visto una Lancia Thema!

  • # 29
    Mirko
     scrive: 

    Se tu dai 3 mila euro di incentivi…
    per una macchina che ne costa 10 mila… incassi 1666 euro di iva, quindi lo stato va sotto.
    Se poi si considera che molto del gettito iva va a finanziarie la comunità europea e solo una parte di questi fondi rientrano in Italia (una parte va proprio in Polonia dove la Fiat produce le macchine…)…
    lo Stato paga… gli Italiani pagano e gli Agnelli si scannano per spartirsi l’eredità dell’Avvocato!

  • # 30
    ulisse di bartolomei
     scrive: 

    Frodi brevettali. La tecnologia ibrida doppia frizione con motore elettrico nel mezzo è stata “mutuata” da un brevetto che la Fiat non ha mai voluto acquistare, ma soltanto spudoratamente copiare. Invito e visitare il mio blog dove “vitalità” e disinvoltura dei progettisti Fiat appaiono in piena evidenza: http://propulsoreibridosimbiotico.blogspot.com/ Chiunque abbia a cuore una onesta etica industriale in difesa della proprietà intellettuale conosca la storia raccontata nel mio blog. Se le industrie possono permettersi impunemente di copiare le idee, in quanto per difenderle occorrono cause costosissime, a cosa servono i brevetti? Come possono i nostri giovani trovare coraggio intellettuale se i potentati economici schiacciano i diritti dei singoli? Se vi accingete a richiedere un brevetto oppure proporlo ad un’azienda, la mia esperienza con la Fiat può esservi utile per muovervi con migliore circospezione. Ulisse Di Bartolomei

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