di  -  martedì 29 settembre 2009

La procura di Milano si è recentemente trovata ad aver bisogno di alcuni dati sensibili trasmessi attraverso i servizi messi a disposizione da Google, per indagare su presunte attività illecite. Alla richiesta ha risposto Nicole Wong, vice presidente per gli affari legali della società statunitense, spiegando alla procura milanese che non può di acconsentire alla richiesta, sia perché alcuni dei dati richiesti non sono più presenti nei server, poiché i dati richiesti sono stati rimossi molto tempo fa dai servizi e che Google conserva i dati per soli 30 giorni, in barba alle leggi italiane che prevedono un periodo di 12 mesi, sia perché l’azienda ritiene di non sentirsi obbligata ad obbedire alle richieste del pubblico ministero, definendo la collaborazione con la Giustizia come una scelta da operare a propria discrezione.

L’episodio ha suscitato polemiche e riflessioni su un tema ancora irrisolto ma ampiamente dibattuto che riguarda la cittadinanza di rete, che impedisce agli organi preposti di indagare su dati residenti su server ubicati in altri Stati.

È però interessante cercare di capire quali possono essere le motivazioni del gigante di Mountain View nell’attuazione di una politica apparentemente così ostile nei confronti delle Istituzioni.

Fare un punto della situazione completo richiederebbe ben altri spazi e ben altri argomenti di quelli che esporrò qui. Per arrivare subito al dunque non posso fare altro che premettere (senza lunghe argomentazioni a dimostrazione di ciò) che Google è una compagnia nata, cresciuta e tutt’ora stanziata negli USA, ovvero un Paese decisamente deregolamentato (con le dovute eccezioni chiaramente) in cui la politica è pesantemente influenzata da tutte quelle aziende che possono esercitare una forte influenza economica o che possono avere un grande valore strategico per l’economia.

Situazione che ha maturato una mentalità neoliberista in cui i modelli sociali e morali si impongono alla comunità non solo attraverso la scelta elettorale ma anche con i modelli di consumo che i cittadini decidono di seguire.

La risposta di Google ai PM milanesi può far indignare qualcuno perché arriva insieme al rifiuto di consegnare i dati necessari per procedere contro un grave atto di bullismo in una scuola italiana, ma ha dei fondamenti sia legati a questioni etiche, che all’immagine stessa dell’azienda, che da questa faccenda non potrà che uscirne a testa alta.

Google ci guadagna in immagine perché dimostra che i dati conservati nella propria complessa piattaforma sono al sicuro non solo da malevoli intenzionati, ma anche dallo sguardo vigile della legge. Questo aspetto è molto importante, soprattutto in considerazione del lancio di Google Documents e della piattaforma dedicata all’utenza aziendale che, a patto di riporre totale e completa fiducia nelle infrastrutture del colosso, potrà nascondere dati sensibili anche alle indagini delle forze dell’ordine.

Non è un segreto per nessuno l’ubicazione all’interno dei confini belgi del data center europeo di Google e se proprio il Belgio è stato scelto per il vecchio continente non è certo per il basso costo della manodopera.

Non è la prima volta che Google si scontra con le istituzioni: nel 2006 l’NSA, armata del Patrioct Act varato dal Governo repubblicano e usato sistematicamente per violare la privacy dei propri cittadini anteponendo a questa il pericolo del terrorismo internazionale, chiese ai colossi del web di consegnare i dati di tutti i propri utenti. Google fu l’unica a rifiutarsi (non fu così ad esempio per Microsoft e Yahoo).

Anche qui in Italia, lo scorso Febbraio, Google ebbe modo di scontrarsi, con toni piuttosto diretti tra l’altro, con la rappresentanza parlamentare. Motivo del confronto l’emendamento D’Alia, che non solo voleva dare a un Ministero il potere di oscurare interi siti web (metodo che oltre ad essere incostituzionale storicamente fu utilizzato in molte dittature occidentali per affossare la libertà di espressione) ma che non faceva distinzione tra i contenuti e le piattaforme che li ospitano, di fatto ponendo i grandi gestori costantemente nella morsa del ricatto.

Il problema delle tecnologie telematiche è la facilità con cui i dati di ognuno possono essere, conservati, copiati, indicizzati e incrociati (ma anche cancellati).

Se perseguire chi commette reato si può considerare giusto è vero che il confine tra l’indagine e il controllo non è sempre chiaro e ben definibile. La possibilità di accedere così semplicemente alla vita personale di ognuno è sempre una grande tentazione. È questo il motivo per cui esiste la volontà di preservare la riservatezza dell’individuo e non è un caso che leggi ben definite sul trattamento dei dati siano nate soltanto negli ultimi anni, viste le problematiche introdotte proprio dal progresso tecnologico in questo campo.

Emblematico è però che sia una compagnia privata a difendere la privacy dei propri utenti nei confronti delle Istituzioni, fatto che testimonia uno scarso interesse e una scarsa coscienza del problema sia da parte della rappresentanza parlamentare che dei cittadini.

In Italia, come negli USA e in tanti altri posti, si è legiferato su questo tema qualche anno addietro, convincendo un elettorato che ignorava l’importanza della questione utilizzando l’arma della paura, negli anni in cui si era in costante allarme di possibili attentati terroristici. Ma della riservatezza dei dati non si è ancora discusso abbastanza approfonditamente ma ora che le leggi sono state fatte sembra che nessun opinion leader sia più interessato a tornare sulla questione.

Infine, tornando a parlare di Google vale la pena di notare il contrasto e la doppia faccia di una multinazionale che in occidente non si tira indietro quando deve confrontarsi con le Istituzioni e i poteri forti, mentre per entrare nell’immenso mercato cinese non ha avuto problemi ad assoggettarsi alla censura e ad altre pratiche alle quali qui si dimostra contraria.

11 Commenti »

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  • # 1
    Roberto
     scrive: 

    A parte lo scoprirti costituzionalista, inorridisco nel leggere: “da questa faccenda non potrà che uscirne a testa alta”. Siamo impazziti? Diresti la stessa cosa se a causa di questo rifiuto la magistratura non potesse arrestare l’assassino dei tuoi genitori? No, non direi…
    Questi colossi non vogliono imparare a comportarsi decentemente, poi si lamentano se prendono multe dalla UE…

    Per me Google ne esce a testa BASSISSIMA, e personalmente non lo utilizzarò più come motore di ricerca, figuriamoci poi per Google Docs: non l’avrei utilizzato comunque… Yahoo arrivo!

  • # 2
    avert
     scrive: 

    “Google ci guadagna in immagine perché dimostra che i dati conservati nella propria complessa piattaforma sono al sicuro non solo da malevoli intenzionati, ma anche dallo sguardo vigile della legge”

    Lo sguardo vigile della legge è quello che tutela la mia vita, la tua e quella di tutti quelli che ci leggono.
    Impedire ad un magistrato di indagare non è solo poco etico, è “oltre” la legge, è fuori-legge. Se offri i servizi in Italia devi adeguarti al paese che ti ospita, non mi interessa se i server sono in Belgio.
    La tutela della privacy è sempre seconda rispetto alla sicurezza ed alla vita delle persone.
    Se si continua a vedere il magistrato come un ostacolo e non come una risorsa si finisce per fare il gioco dei delinquenti.
    Invece di condannare chi commette reati si colpevolizza ed ostacola chi cerca di smascherare gli autori.
    Paradossale….quantomeno.

  • # 3
    Andro
     scrive: 

    Allora togliamo il segreto professionale agli avvocati e ai preti. Dopo possiamo discutere su quali dati sono giusti da rilasciare….

    Poi dopo che il parlamento vota per un rientro dei capitali in modo totalmente ANONIMO, non vedo come possiamo essere i portatori ufficiali di “dateci i dati dei criminali”…

  • # 4
    avert
     scrive: 

    “Poi dopo che il parlamento vota per un rientro dei capitali in modo totalmente ANONIMO, non vedo come possiamo essere i portatori ufficiali di “dateci i dati dei criminali”…”

    Il potere legislativo (parlamento) è diverso da quello giudiziario (magistrati).
    Infatti questo parlamento e questo governo legiferano
    NOT IN MY NAME….

  • # 5
    Roberto
     scrive: 

    Andro, mi sa che devi studiare meglio le nostre leggi…

    Il segreto professionale per gli avvocati è valore irrinunciabile, è presente in ogni ordinamento e chiederne l’abrogazione evidenzia scarsa conoscenza della materia mentre quello ecclesiastico non esiste, ovvero se il prete non parla è perchè non vuole come qualsiasi teste, e ne pagherà le conseguenze nel caso venga scoperto. Lo ha stabilito la Cassazione.

    E basta ficcare il Governo in ogni post, non se ne può più!

  • # 6
    ciao
     scrive: 

    Si ma lol io non capisco una cosa: A prescindere che google abbia moralmente ragione o meno… la procura di Milano sta chiedendo un filmato del 2006!!! Se anche google lo avesse tenuto 12 mesi non sarebbe cambiato nulla…

    Ho capito male io o in Italia siamo un po fessi? :P

  • # 7
    G
     scrive: 

    “…l’azienda ritiene di non sentirsi obbligata ad obbedire alle richieste del pubblico ministero, definendo la collaborazione con la Giustizia come una scelta da operare a propria discrezione.”

    Questo è il concetto piu’ inquietante di tutti.
    Oggi protegge gli autori di un filmato, ma domani? Sara’ sempre cosi’ “super partes” o potranno verificarsi “concessioni” per qualcuno e “negazioni” per altri a seconda dei loro interessi?
    Da quando in qua una azienda privata ha il diritto di discernere cio’ che è giusto e cio’ che è sbagliato?
    Si discute dalla mattina alla sera della libertà di stampa e di informazione e poi si “accetta” un principio del genere senza battere ciglio?

    In ogni caso sono dell’idea che chi agisce in un paese deve rispettare le leggi di quel paese, a prescindere dal suo concetto di giustizia. Cosi’ avviene per tutte le aziende di qualsiasi tipo , e cosi’ avviene per i privati cittadini. Dopotutto come fatto rilevare da altri utenti, in altre nazioni BigG non ha esitato ad aderire alla volontà delle istituzioni locali….

    Il fatto che la legge italiana sia sballata o meno è questione della politica italiana e dei suoi rapporti con l’Europa e gli altri paesi.

  • # 8
    banryu
     scrive: 

    A me la cosa non stupisce affatto: Google è un’azienda privata, e come tale agisce, la morale non centra nulla e valutare la linea di condotta scelta da Google in questo frangente con la lente della morale/etica può anche essere interessante per le questioni che solleva ma nulla ci racconta di Google.

    Perchè se da una parte si comporta nel modo A e dall’altra si comporta nel modo Z (quoto:)


    Infine, tornando a parlare di Google vale la pena di notare il contrasto e la doppia faccia di una multinazionale che in occidente non si tira indietro quando deve confrontarsi con le Istituzioni e i poteri forti, mentre per entrare nell’immenso mercato cinese non ha avuto problemi ad assoggettarsi alla censura e ad altre pratiche alle quali qui si dimostra contraria

    questo significa semplicemente una cosa: la linea di condotta di Google non è dettata da un codice morale ma dal mercato e dalla realtà attorno a quel mercato in cui si trova ad operare.

    Cioè si comporta come un’azienda privata in un mercato liberista. Tutto bene per Google finchè il suo operato non è illegale, e qualcosa mi dice che hanno fatto prima bene i loro conti circa questo aspetto.

  • # 9
    amadeus
     scrive: 

    “Questo aspetto è molto importante, soprattutto in considerazione del lancio di Google Documents e della piattaforma dedicata all’utenza aziendale che, a patto di riporre totale e completa fiducia nelle infrastrutture del colosso, potrà nascondere dati sensibili anche alle indagini delle forze dell’ordine.”

    cioè, fammi capire: è un fatto importante perchè così tutte le aziende si sentiranno libere di usare google documents per memorizzare i propri documenti più loschi (evasioni fiscali, corruzioni, controlli tarocchi…) sapendo di essere al sicuro da quei “cattivoni” delle forze dell’ordine che – pensa te – si permettono anche di andare a indagare sulla liceità del loro operato?

    “Se perseguire chi commette reato si può considerare giusto”

    si può considerare giusto??!?!?!? Chi fa i reati deve finire in galera SUBITO! La certezza della pena è uno dei pochi strumenti a sostegno di una vera democrazia.

    spero di aver frainteso il senso di questo articolo, altrimenti stiamo messi davvero male…
    scusa se te lo dico Enrico, ma stavolta credo tu l’abbia fatta un po’ “fuori dal vaso”…

  • # 10
    blix
     scrive: 

    “… potrà nascondere dati sensibili anche alle indagini delle forze dell’ordine.”
    Sarà, ma io non ci vedo tutta questa novità. Per l’utente medio la vedo più come una dimenticanza/leggerezza/ignoranza. Se dall’Italia operi su un server in India rispondi alle leggi italiane, a quelle indiane forse. Se esistono leggi trattati tra gli stati in questione si riponderà a riguardo. Se i servizi di google girano su server in Belgio, per i suoi servizi google riponderà secondo leggi vigenti in Belgio. I maggiori paesi industrializzati occidentali reputano la questione acettabile.
    Se per la legge italiana questo non è acettabile… che ne inibiscano l’uso(o lo regolamentino a riguardo) come hanno fatto per il gioco d’azzardo online, altrimenti lo accettino. Ma credo che ci siano già leggi a rigurado(figurati se non hanno controllato una cosa del genere prima di partire con l’italia) e credo che quello che stiano facendo sia perfettamente legale…
    “si può considerare giusto??!?!?!? Chi fa i reati deve finire in galera SUBITO! La certezza della pena è uno dei pochi strumenti a sostegno di una vera democrazia.” … si nel paese dei balocchi forse, infatti viviamo in una oligarchia e il legiferato ne è una prova.

  • # 11
    flic
     scrive: 

    ” … sia perché l’azienda ritiene di non sentirsi obbligata ad obbedire alle richieste del pubblico ministero, definendo la collaborazione con la Giustizia come una scelta da operare a propria discrezione. …”

    Alla luce di quanto leggo, ritengo che se lo stato italiano, ritenuto palesemente alla stregua di una “caccola” insignificante ed incapace di far valere le sue stesse leggi, dovrebbe prendere provvedimenti seri. Altrimenti G ha proprio ragione a definirci insignificanti.
    Come cittadino italiano mi sento indignato di fronte a tanta arroganza ed a volte mi vergogno di essere italiano.

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