di  -  lunedì 28 settembre 2009

Chi di voi è o è stato appassionato di fantascienza dovrebbe notare che il titolo di questo post non l’ho inventato io, ma l’ho copiato dal famoso scrittore Isaac Asimov. Questo suo breve racconto narra di due esseri, Ames e Brock, che hanno rinunciato al loro essere terreno molti miliardi di anni prima, e sono, come del resto tutta l’umanità (se ancora si può usare questo termine) pura energia, o pura intelligenza (o anima?).

Secondo Bruce Katz, professore all’Università del Sussex, U.K. e di Philadelphia, Illinois, questo fantascientifico futuro si stà avvicinando a passi da gigante. Come spiega in un’intervista alla rivista h+ ,  secondo Katz ci stiamo avvicinando a una rivoluzione neurologica che porterà a rivedere la nostra percezione, cognizione e in ultimo la nostra stessa identità, proprio come nel racconto di Asimov.

Generalmente si parla di sviluppare le capacità umane in due direzioni principali: l’intelligenza e la creatività. Tramite dei fattori esterni, come impianti o sostegni chimici o elettromagnetici, potremo essere in grado di amplificare enormemente le capacità della nostra mente. L’intelligenza è un intreccio complicato di processi disordinati, molto difficili da controllare e, di conseguenza, la sua amplificazione è molto difficile. Al contrario la creatività sembra essere legata ad uno stato fisico del cervello, quindi sembra possibile avere diversi livelli di creatività pur disponendo della stessa intelligenza. Questo migliorerebbe le capacità intellettuali della persona senza modificarne l’intelligenza.

Ci sono tre ingredienti neurofisiologici principali che in qualche modo ostacolano il processo creativo che avviene nella mente umana: 1) Una ridotta eccitazione della corteccia cerebrale 2) Un gradiente associativo relativamente basso e 3) Un livello non indifferente di rumore nel sistema cognitivo.

Identificando così i fattori che determinano la capacità creativa dell’individuo diventa quindi possibile agirvi,non lasciando più al caso o alla natura di trovare la giusta combinazione che può portare l’uomo a raggiungere il genio e creare le opere di cui tutta l’umanità va fiera. Per agire sull’eccitazione della corteccia cerebrale si possono utilizzare anche sistemi non invasivi, come per esempio tecniche tradizionali di meditazione. Esistono però anche tecnologie più dirette come la stimolazione magnetica transcranica (transcanial magnetic stimulation o TMS).

Un altro sistema che potrebbe portare buoni risultati nell’aumentare la creatività dell’individuo è l’inibizione dell’emisfero sinistro del cervello, che ha meno capacità associative ed è generalmente più per la concentrazione su un singolo processo. Per capire nel modo secondo me migliore le diverse funzioni e caratteristiche dei due emisferi cerebrali consiglio di guardare la conferenza disponibile su TED Blog di Jill Bolte Taylor, una neurologa che ha sofferto su se stessa un ictus cerebrale e che quindi ha potuto descrivere cose che dall’esterno è difficile capire.

In ultimo è possibile agire sulla quantità di rumore presente nel cervello, tramite la TMS o la stimolazione diretta della materia cerebrale, inducendo il cervello ad essere più “felice” e predisposto a pensieri creativi.

Il professor Kats elenca nel suo libro “Neuroengineering the Future ” le principali limitazione della mente umana, di cui non siamo riusciti a disfarci nemmeno dopo milioni di anni di evoluzione naturale. Secondo lui abbiamo una ridotta capacità di memoria a breve termine (generalmente sette più meno due elementi per volta), una ancor più ridotta capacità di memoria a lungo termine (da paragonarsi ad un hard disc degli anni ’90, poche decine di megabytes!).

Non parliamo poi della lentezza di processamento delle informazioni: sebbene il cervello umano abbia un ottimo sistema di calcolo in parallelo le capacità del singolo neurone sono peggio di un processore estremamente lento. Secondo Katz, intoltre, siamo poco oggettivi nella razionalizzazione degli eventi, ma questo non aiuta la creatività, visto che la stragrande maggioranza delle persone vivono la loro vita senza dare nessun contributo significativamente creativo al resto dell’umanità.

Ma la limitazione più grande, sempre nel libro di Katz,è il numero di concetti che riusciamo a gestire in modo conscio in ciascun momento. Uno. In pratica non siamo assolutamente multitasking e possiamo pensare solo a una cosa per volta.

Possiamo liberarci da queste limitazioni, liberare la nostra mente dai limiti fisici che ci vengono imposti dalla natura e amplificare la nostra capacità intellettiva quanto più vogliamo. Come? Tramite delle protesi o addirittura trasferendo il nostro cervello in forma digitale. Secondo Katz queste possibilità sono ancora lontane nel tempo, ma non così lontane da non tenerle in considerazione, rimanendo il fine ultimo del miglioramento della mente umana.

Le conseguenze di tale ibridazione uomo-macchina sarebbero positive da un punto di vista delle prestazioni, sia per quanto riguarda la capacità di memoria sia per la velocità di calcolo. L’intera concezione di pensiero verrebbe rivista, amplificando le nostre sensazioni ed emozioni.

Un po’ devo dire che ho la sensazione che stia già succedendo: da quando mi porto il telefono cellulare sempre in tasca non mi ricordo più un numero di telefono a memoria.Ho delegato molta parte della mia memoria al mio computer, possibilmente collegato alla rete. Conservo più che altro le parole chiave da cercare su google (anche se ammetto che il racconto di Asimov che l’articolo su H+ mi ha ricordato l’ho trovato sul mio scaffale, forse proprio perché lo avevo letto prima dell’avvento digitale…).

Il prezzo da pagare potrebbe però essere la perdita della nostra umanità, come viene raccontanto nella novella di Asimov. Potremmo pensare e sentire tutto, con la mente, ma forse perderemmo la nostra dipendenza dagli organi fisici, dagli occhi, dalle orecchie. Ci dimenticheremmo, come dice Brock, che gli occhi non sevono solo per vedere, ma anche per piangere…

8 Commenti »

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  • # 1
    arkanoid
     scrive: 

    lo spettacolo di jill taylor è interessantissimo e affascinante

  • # 2
    nemo
     scrive: 

    Qui non siamo al transumanesimo ma al trans-transumanesimo.

    Il lunedì è giornata dura.

  • # 3
    sabbia
     scrive: 

    Forse è meglio dire che la plasticità del nostro cervello si sta adattando, seguendo il paradigma del minor dispendio energetico: quindi che mi serve ricordare un numero, quando posso ricordare dove si trova una banca dati con tutti i numeri e SO, anzi, RICORDO, di aver memorizzati quelli che mi servono proprio là?

    ^___^

  • # 4
    Ale
     scrive: 

    Io ricordo a memoria i numeri che uso più frequentemente, perchè è più veloce che cercarli sempre in rubrica :D

    Inoltre c’è una soluzione a questa spersonalizzazione dell’umano, e cioè: invece che potenziare direttamente l’essere umano, deleghiamo alle macchine il “lavoro duro”. Nessuno ragiona meglio di una macchina, se ne ha le capacità e le basi computazionali (ovviamente, se le si danno dati sbagliati o incompleti, anche i risultati lo saranno!)

    Così l’uomo sarà più libero di usare il proprio tempo libero come “otium” creativo, sviluppare l’umanità, la creatività e la conoscenza per piacere personale.

  • # 5
    Nat
     scrive: 

    Mi piace decisamente di + la prospettiva di Ale xD

    La domanda che mi viene in mente leggendo le parole di questo professor Kats e': ma non e’ che forse se l’evoluzione ci ha portato cosi’ come siamo ora forse un limite fisiologico c’e’?
    Magari non saremmo biologicamente e psicologicamente capaci di gestire un’espansione cosi’ estrema ed artificiale delle nostre facolta’ intellettive.
    Magari la nostra felicita’ e la nostra sanita’ mentale, richiedono un certo limite delle nostre capacita’.

  • # 6
    banryu
     scrive: 

    Quoto Nat e aggiungo: non solo.
    Noi occidentali abbiamo sempre questa mania del vedere le cose in modo dualistico: mente(anima, intelligenza, spirito, coscienza, io, consapevolezza, buttateci dentro quello che volete) E corpo sono strettamente correlati.

    Le emozioni sono fenomeni sia mentali che fisici.
    Anzi, alcuni studi e una teoria in particolare dicono che senza un corpo non sarebbe possibile il fenomeno dell’emozione.

    Il corpo è un grande patrimonio, ma spesso non ci facciamo troppo caso ne a come lo usiamo ne hai messaggi che ci lancia, alla sua importanza e bellezza.

    La nostra mente è come è per tutta una serie di influenze più o meno dirette: il corpo è un elemento profondamente e intimamente connesso e assolutamente (secondo me) indispensabile per determinare una “mente umana”.

    Noi esseri umani “abbiamo” un corpo oppure “siamo” un corpo? “Abbiamo” una mente oppure “siamo” una mente?

    Io ritengo che “siamo un corpo e una mente”. Daltronde questi termini, “corpo” e “mente”, sono solo parole cariche di significati che noi abbiamo inventato per permettere alla nostra limitata coscienza e intelletto (non siamo onniscienti, dunque abbiamo dei limiti) di rappresentare la realtà.

    Non ho nulla contro la tecnologia, anzi (credo che non esistano cose “buone” o “cattive” di per se, ma è l’uso delle cose che noi facciamo il fattore discriminante, quindi, in ultima analisi non sono “le cose” il problema, siamo noi), quello che mi chiedo è se c’è davvero questo bisogno di spingere ulteriormente nella direzione dell’efficienza produttiva, del risparmio di tempo indiscriminato e basta la nostra società attraverso il progresso tecnologico e per quanto continuerà questo unico modo di progredire perchè, in profondità, è sempre e solo un progredire delle tecniche (che ripeto di per se non la reputo una cosa negativa) e delle tecnologie umane e non un progredire di noi umani come esseri umani.

    Insomma, alla fine con questo passo, secondo me, si risolvono tanti problemi quanti se ne creano, e cioè sempre gli stessi. Ciò che penso è che la tecnologia da sola non ci garantisce niente, per quanto meravigliosa sia, perchè alla fine della fiera siamo sempre noi ad usarla, quindi è su noi stessi che dovremmo lavorare e per me la risposta non giace affatto nella direzione dipinta dall’articolo.

  • # 7
    Eleonora Presani (Autore del post)
     scrive: 

    E’ vero quello che dite, infatti credo che il limite di protesi o cose di questo genere sia proprio la capacità del nostro corpo di adattarvisi.
    In ogni caso, vorrei rispondere ad Ale quando dice di lasciar fare alle macchine il lavoro duro e di dedicarci alla creatività: è proprio quello di cui si parla nell’articolo. Infatti si sta parlando di come amplificare la creatività dell’uomo, non l’intelligenza, come è spiegato nella prima parte del post.

  • # 8
    Simone
     scrive: 

    Per chi di voi fosse appassionato di Star Trek, la differenza di approccio evidenziata da Ale è quella che passa tra i Borg (miglioramento del corpo tramite implanti senza nessun limite, con perdita di umanità e individualità) e la Federazione (alta tecnologia ma al servizio dell’uomo, che mantiene la propria umanità e individualità). Non solo Asimov, ma la fantascienza in generale ha già dato il suo parere su quale sia la strada migliore.

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