di  -  venerdì 25 settembre 2009

Free beerLa domanda nel titolo, in cui parafraso uno degli ultimi titoli di Cesare, è a mio avviso una di quelle che induce a vivisezionare le abitudini, a togliere la spunta dalla casella “scontato” di un comportamento, attitudine, stile di consumo, a guardare cosa c’è, o c’è rimasto, dietro.

Esprimerò sul tema il mio personale parere, senza alcuna pretesa di esaurire l’argomento. Ogni contributo, come sempre, è gradito.

In estrema sintesi, sono due le “colonne” su cui si poggia la mia decisione di remunerare l’editore di contenuti tecnici: imparzialità e competenza. Sull’imparzialità c’è poco da dire: se il vino è buono non si chiede all’oste, o ai suoi camerieri.

La competenza è un altro fattore cruciale quando si tratti di prendere decisioni su prodotti tecnologici. Già, perché oltre al rimanere aggiornato, in un contenitore tecnico cerco informazioni che mi guidino nell’acquisto, che arricchiscano la mia necessariamente limitata esperienza diretta di prodotti e servizi.

Personalmente, i consigli su materie così specifiche, li accetto solo da gente che ne sa più di me. Descrizioni approssimative, valutazioni prestazionali misurate con stelline, anche quando si tratti di prodotti di elevatissima complessità e costo, rappresentano dunque uno svuotamento totale della recensione da ogni sua utilità.

Dovrei scegliere una DSLR da più di € 1000 basandomi su quante stelline ci sono sotto la voce “funzionalità”?

Dovrei acquistare uno smartphone da 500 Euro perché ha 5 stelline in prestazioni? Non sarà che le stelline sono un buon modo per fare a meno di analisi tecniche e, soprattutto, rappresentano un valore con cui si può più facilmente omaggiare clienti dai ricchi budget pubblicitari? È triste confrontare la banalità di queste considerazioni, alla pratica quotidiana, che ci vede per l’appunto bombardati da stelline e giudizi superficiali.

Competenza e imparzialità per quel che mi riguarda sono dunque indispensabili per giudicare un contenuto degno di esser letto, ancor prima di essere comprato.

Il che mi riporta al punto di partenza, ossia se sia giusto pagare una rivista o qualunque genere di contenuto professionale. Già, perché competenza e imparzialità non crescono sugli alberi. Sono al contrario qualità che un editore deve coltivare, incentivare con investimenti, sostenere con un codice deontologico che blocchi l’accesso a “scorciatoie”.

Da utente che vive e parla con altri utenti, a volte mi capita di osservare che su queste considerazioni si soprassiede facilmente: “finché esisterà un’alternativa gratuita” mi sento dire. Una frase spesso accompagnata da veementi manifestazioni d’insofferenza rispetto alla pubblicità.

Già, ma alla luce di tutte queste considerazioni, in un momento in cui i rubinetti della pubblicità vanno seccandosi, alla vigilia di una possibile, parziale transizione al paid, al freemium, o come diavolo lo vogliamo chiamare, non sarà il caso di iniziare a porsi il problema di come pagano bollette, affitti e stipendi per giornalisti preparati e competenti, coloro che per adesso ci offrono quell’alternativa gratuita?

Da quel che vedo, i gruppi editoriali che ancora campano di sola pubblicità, riuscendo a mantenere alti gli standard qualitativi, rappresentano delle felici eccezioni in un sistema finito ultimamente nell’occhio del ciclone. Fuori dalla rete, c’è un mondo della carta stampata che, malgrado percepisca sovvenzioni, revenue da pubblicità e da edicola, zoppica sotto il peso di costi fissi rigidi e calibrati su un’economia pre-internettiana.

Sull’ultimo vertice di un ipotetico triangolo, c’è tanta informazione non professionale, libera e gratuita, che si vanta di essere tale e punta l’indice su tutto ciò che libero e gratuito non è. Gente che twitta da eventi live all’altro capo del mondo, che ci racconta i nuovi business social free-as-in-beer o quasi, che ci offre recensioni gratuite colme di stelline e punti esclamativi. Basterà la sola gloria a remunerare tanta fatica?

23 Commenti »

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  • # 1
    Dario Solera
     scrive: 

    Francamente, non ho ancora trovato l’informazione che sia gratuita ed anche di buona qualità. Basta guardare i siti dei quotidiani: articoli brevi, imprecisi, pieni di refusi e spesso semplici copia-incolla dalle agenzie.

    D’altronde il mestiere di giornalista non è banale e ci sono troppo sedicenti giornalisti che si improvvisano esperti in questo o quello.

    You get what you pay for.

  • # 2
    Federico
     scrive: 

    @Dario Solera: Stai insinuando che AppuntiDigitali non è di buona qualità? =D

  • # 3
    Dario Solera
     scrive: 

    @Fenerico: bè onestamente non è la migliore pubblicazione che abbia visto. Però oggettivamente non è propriamente “informazione”.

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Qui cerchiamo di dar voce solo persone che hanno titolo a parlare di quel che parlano. Dopodiché da Dario mi piacerebbe avere anche qualche esempio argomentato. Altrimenti la logica è quella delle stelline…

  • # 5
    Roberto
     scrive: 

    Alessio, che problema hai con le stelline? Su Hwupgrade, che mi par di capire vi ospiti volentieri, si fanno recensioni di fotocamere con errori grossolani e scritte in un itagliano correggiuto, ma ricche di grafici (senza senso) e povere di stelline… vedi Alessio, non tutti i lettori sanno interpretare un grafico, ma tutti hanno il diritto, soprattutto se pagano, di capire se un prodotto è valido o no. Ecco il perchè di stelline e pagelle…

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Roberto
    Come ho spiegato, le stelline mi sembrano un indicatore superficiale ed approssimativo, per nulla sostitutivo di prove eseguite su scenari di applicazione reali. Il problema si aggrava quando si tratti di prodotti con caratteristiche complesse.

    Chi non sapesse interpretare una recensione professionale, prima di spendere i propri soldi, magari considererà l’ipotesi di farsi un minimo competente, per capire cosa sta acquistando. Al redattore, ovviamente, resta l’onere di capire a che tipo di pubblico sta parlando e rendere intellegibili le sue conclusioni. Fermo restando che prodotti complessi richiedono analisi dettagliate.

    Non entro nel merito di HWU il cui livello qualitativo ritengo personalmente elevato. Non mi pare che qualche eventuale strafalcione sia inerente al tema della qualità delle recensioni. Se comunque hai qualcosa di cui lamentarti, puoi contattare la redazione, magari avendo premura di portare esempi di strafalcioni e grafici senza senso.

  • # 7
    Luca
     scrive: 

    E’ sempre meglio avere piu’ alternative free e non.
    In ogni caso l’appuntamento mensile con PC professionale non lo perdo mai… secondo me si meritano i miei soldi!

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Chiarisco meglio la mia avversità alla logica delle “stelline”. Il problema è la tracciabilità delle proprie conclusioni, ovverosia l’indicazione del percorso che ha portato il redattore a dare un giudizio. Nel momento in cui il giudizio di una recensione è basato su stelline, è come se il redattore mi stesse dicendo: è così perché te lo dico io. Il che non mi sta bene: ad un redattore chiedo di aiutarmi a formarmi un’idea, non di impormi la sua.

  • # 9
    avert
     scrive: 

    Di solito sono molto critico nei confronti di appunti e HU, però è anche vero che strafalcioni a parte (ma quelli capitano a tutti) il livello percepito sia alto e la funzione educativa pure. Al momento non vedo altre realtà alternative a questa per quanto concerne la discussione su tematiche di informatica e nuove tecnologie. La selezione naturale purtroppo non sempre paga e bravi giornalisti sono a spasso mentre gli altri “marchettari” sopravvivono strisciando.

  • # 10
    mario
     scrive: 

    vi riporto semplicemente una mia esperienza professionale:
    anni fa andai in mondadori ad offrire dei software di collaborazione, il responsabile IT ci bloccò all’inizio della presentazione con la seguente domanda: “scusate ma avete capito cosa fa e cos’è mondadori?”
    insomma noi vedevamo mondadori come un’azienda che produceva contenuti invece l’IT manager ci chiarì immediatamente che Mondadori è una gigantesca azienda di vendita di spazi pubblicitari e per loro le redazioni erano dei piccoli giocattolini con qualche MAC che realizzavano i contenuti per i loro contenitori di pubblicità.
    In pratica il prezzo della rivista è un piccolo contributo, ma te la potrebbero anche regalare, non a caso se compri panorama in abbonamento hai sconti anche del 70%.
    Stessa cosa vale, per esempio, per google, noi tendiamo a considerarla come un’azienda con migliaia di persone che creano tecnologie, contenuti, software, ma la maggior parte delle persone che ci lavorano si occupano di come vendere i loro spazi e veicoli pubblicitari.

  • # 11
    Roberto
     scrive: 

    @Mario
    Beh, dipende da rivista a rivista… non tutte, purtroppo per i loro editori immagino, sono grossi contenitori di pubblicità. Anzi, molte faticano a coprire il 10% delle pagine o a vendere le copertine, che sono solitamente le zone più “ghiotte” per gli inserzionisti.

    @Alessio
    Beh, le stelline spesso significano un voto basato su parametri oggettivi. I responsabili delle prove si riuniscono, decidono i parametri da valutare e i relativi valori assegnati in base alle caratteristiche del prodotto. Alla fine, da questi numeri, tirano fuori le stelline.

    Quello che intendo dire è che le stelline non indicano a priori una pubblicazione di scarso valore tecnico o parziale, e i lettori di solito si accorgono quando il giudizio è incongruente con altri dati nel passato.

    Infine, io credo che il redattore debba darmi il suo parere personale come esperto in materia. Certo, deve descrivermi con imparzialità il prodotto, specificare le caratteristiche e misurarne, se possibile, le prestazioni reali. Ma poi deve dirmi cosa ne pensa, è questo il suo valore aggiunto, anche perchè ci sono parametri che non si valutano facilmente con i numeri. Se mi confronti 10 CPU di marche diverse, non mi basta sapere qual’è la più potente, io voglio anche un consiglio su quella che rappresenta il miglior rapporto prezzo/prestazioni, voglio leggere valutazioni sulla possibilità di espansione in futuro, sulle caratteristiche di dissipazione termica nel caso voglia metterla in una scatoletta sotto la TV e via dicendo…

  • # 12
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Roberto
    Sono in parte d’accordo, ma credo che la tracciabilità dei pareri espressi rappresenti un criterio importante di qualità di una recensione. L’esperienza del redattore anche per me è un prerequisito, ma cozza con giudizi sintetici e/o apodittici. Il redattore, riportando metodologie di test e risultati, mi fa innanzitutto capire che sulla prova hai dedicato tempo, in secondo luogo mi aiuta a comprendere, meglio di quanto possano le stelline, quanto ogni specifica caratteristica, pregio o difetto, sia rilevante per l’uso che farei io dell’oggetto.

  • # 13
    Nat
     scrive: 

    Sono daccordo sul fatto che le recensioni, per essere veramente utili dovrebbero essere complete, imparziali e professionali.
    Tuttavia, bisogna considerare, che non tutti hanno i mezzi e le capacita’, per farsi una cultura sufficientemente completa, su ogni argomento. E questa e’ spesso necessaria per poter leggere e comprendere una recensione tecnica approfondita.

    Quindi credo possano coesistere pubblicazioni sugli stessi argomenti, ma di diverso livello, e con differenti modalita’ di analisi.
    Riguardo all’imparzialita’ e professionalita’ invece sono perfettamente daccordo, sono requisiti necessari e hanno un costo… ed in qualche modo deve essere pagato.

  • # 14
    Roberto
     scrive: 

    @Alessio
    Beh, questo però ha più a che vedere con il target della pubblicazione. Io molti articoli di yossarian non li posso capire: non è che lui sia incapace, è che io non ho la preparazione per capirli anche se l’argomento mi interessa. Se dovessi comprare una rivista così lascerei perdere, sarebbero soldi buttati, ma l’editore in quel caso saprebbe benissimo che il suo target non sono gli appassionati di computer bensì gli esperti di elettronica.
    Allo stesso modo, c’è gente che non può capire la differenza di 1db nel rumore di un impianto Hi-Fi perchè non ha le basi (e io sono il primo), quindi la rivista ha due strade, fare un corso di matematica/fisica da ripetersi più volte l’anno (i lettori nuovi arrivano ogni mese…) o trovare un modo per ridurre i numeri a rappresentazioni grafiche chiare a tutti. Dipende dal target che vuoi.

    Io piuttosto punterei il dito sui contenuti… è leggendo l’articolo che capisci se le stelline sono ragionate o se sono buttate a caso tanto per dare una valutazione, magari tenendo sulla scrivania le ultime fatture degli inserzionisti…

  • # 15
    ginojap
     scrive: 

    Premetto che sono piu’ che soddisfatto dei contenuti di Hardware upgrade e del relativo blog “appunti digitali”. Ma mi sembra che tutto cio’ sia dovuto semplicemente “al caso”, nel senso che secondo me in Italia non si vive in un mercato libero (parlo in senso generale, non mi riferisco necessariamente ad hardware upgrade). E’ stato un caso forse che un imprenditore in gamba sia riuscito ad iniziare un sito di informazione tecnologica ed abbia avuto il buon senso di circondarsi di validi collaboratori. Poteva benissimo succedere l’opposto (in senso qualitativo). Vivendo all’estero mi sono reso conto di quanto in Italia non si abbia l’abitudine alla concorrenza, alla meritocrazia e soprattutto a far giudicare il proprio lavoro. In Giappone, in ogni posto pubblico o privato, sono sempre esposti dei moduli da riempire in maniera anonima (se poi si vuole inserire i propri dati, va bene lo stesso) dove si giudica la qualita’ di del servizio e soprattutto di chi (persona fisica) lo fornisce. Ecco perche’ il servizio non solo e’ sempre impeccabile e si e’ trattati con i guanti (anche quando non si paga una lira), ma soprattutto le critiche ed i commenti sono ben accolti, tanto quello che conta non e’ controbattere al singolo giudizio del cliente, ma fare la media dei giudizi globali, in quanto l’azienda vuole sapere com’e’ vista “in generale” . Al contrario in Italia persino chi fornisce il servizio, invece di ringraziare il cliente per aver espresso un suo giudizio (per quanto stolto possa essere) si mette a controbattere con il fruitore del servizio stesso, non capendo invece che la sua funzione dovrebbe essere quello di essere “al di sopra” limitandosi ad accettare le critiche.
    Non dico di arrivare ai livelli del Giappone, sarebbe chiedere troppo, siamo troppo inferiori (piccola provocazione che tanto so gia’ non suscitera’ niente) dove esiste una mentalita’ per cui un cliente che volutamente prende il treno senza biglietto con la speranza di fare il furbo (e garantisco che succede spesso) quando incontra il controllore non prende una multa, ma un inchino e delle scuse da parte di esso in quanto se il cliente non ha fatto il biglietto, si pensa che sia dovuto al fatto che forse il sistema non era abbastanza perfetto, ovvero comodo e facile da capire per il cliente che ha il diritto di non dover pensare a come cribbio fare e di non dover perdere nemmeno piu’ di un secondo della sua preziosa vita nel compiere l’operazione. Insomma anni luce lontanti dall’Italia.

    P.S. Quello che ho scritto potra’ sembrare allucinante. Me ne rendo conto anch’io. D’altronde anche il sottoscritto ci ha messo anni per capire come va trattato chi usufruisce di un servizio (anche quando e’ gratis, visto che nessuno regala niente per niente).

  • # 16
    Giulio
     scrive: 

    Ci sono riviste serie, come Altroconsumo, che fanno uso delle stelline, non ci vedo nulla di male, se alle spalle ci sono considerazioni tecniche e pratiche per chi magari non capisce nulla di quell’argomento.

    Poi se si ha voglia di approfondire è un altro discorso, l’importante è non spacciarsi una rivista per esperti perché a quel punto rischi di essere bastonato al minimo errore.

    Poi su Internet occorre fare un discorso a parte, visti i danni del web 2.0.

  • # 17
    Dreadnought
     scrive: 

    Oddio… Altroconsumo è certamente una rivista seria, però da lì a dire che *tutte* le prove comparative che fa sono valide, passa molta acqua sotto ai ponti.

    Sull’argomento dell’articolo dico la mia:

    Tutto dipende dal target: se le recensioni del materiale tecnologico su una rivista fossero tutte dettagliate e superparticolareggiate, alla fine venderebbe solo ad un target limitato di persone.
    Mentre se le comparative fossero tutte a “stelline” venderebbe solo alle masse.

    Ora dovendo fare un po’ di introiti per non fallire e dovendo avere una minima qualità, si fa un compromesso del tutto per non sconfinare in un eccesso o nell’altro.

  • # 18
    phabio76
     scrive: 

    Ciao.
    > È giusto pagare per una rivista?
    La domanda non è così scontata, a volte no, risponderei, quando non è rispettato nessuno di questi requisiti che ritengo fondamentali.

    – Una rivista deve appagare i sensi: deve essere piacevole al tatto, da sfogliare, odorare, deve essere impaginata bene, avere una bella grafica (Wired, GamePro)

    – NON deve usare internet in un modo complementare indisponente: un trafiletto che termina con “per maggiori informazioni vai sul sito…” o peggio “i grafici dei benchmark li trovi sul nostro sito” (PC Professionale)

    – Devo trovare contenuti curati, originali e interessanti, approndimenti e riflessioni, pensati per essere letti con un approccio differente rispetto a un post o a una news smozzicata a video.

    – Oltre alla competenza, deve trasudare un minimo di passione e umanità di chi scrive.

  • # 19
    elevul
     scrive: 

    @Luca: idem. Sono anni che la leggo, e spero di continuare a leggerla per molti anni a venire! :D

  • # 20
    Carla
     scrive: 

    Sapete cosa ho notato io, invece?

    Gente incapace di formulare conclusioni. Almeno le stellette espongono. Dai 3 stelle a uno, 4 all’altro. Ha un significato. Uno è meglio che l’altro. Uno è buono, l’altro meno.

    Invece 4 pagine di “recensione” dove si distribuiscono solo benchmark, e alla fine ci sono le classiche frasi “la scheda è un valido prodotto del segmento medio, non ha veri concorrenti percui il giudizio non può essere netto”.
    E si rimane lì come dei coglioni perchè non ci si è voluti sbilanciare.
    “E’ sciocca la pasta?” “No, no… è solo un po’ saporita, anzi no, va bene”. Palle.
    Dei Deboli. Dei Lecchini. Impauriti.

    Poi, ci sono quelli che proprio non hanno le capacità di sintesi e di paragone. Non è una cosa scontata questa, attenzione.
    Sopratutto chi lavora come “ingegnere”, ha perso del tutto questa qualità. Servono davvero 100 informazioni tecniche (che se voglio mi vado a reperire nella scheda ufficiale?), quando magari mi devi solo dire se la vga tizza con i giochini? Punto. Non mi frega di altro, e tu hai miseramente fallito a darmi questa informazione.

    Anche su questo sito leggo a volte degli articoli del tutto sconclusionati. Arrivi in fondo e ti chiedi “e allora?” “tutte queste parole per…?”
    Direi che ci rientra anche questo articolo. Di Domizio focalizza ed esprimi il messaggio, poi costruiscigli intorno l’articolo, magari non ti toccherà fare aggiunte nei commenti per spiegare meglio il punto.

    Insomma, alla fine dopo aver letto paginate intere, ti trovi solo con te stesso. Il giudizio devi dartelo da solo. Che giudizio vorresti poi dare? Quello che dentro di te sai già. Ti sta sul culo la Nikon? Dopo aver letto l’articoletto ti fai le conclusioni che la Nikon fa cacare… Tanto puoi farlo.

    No, una recensione deve essere succosa, grondante di notizie, deve essere netta, decisa. Deve fare male. Deve mostrare vinti e vincitori.
    Deve regalare nuove corone ed umiliare i perdenti. Sì che li deve umiliare.
    Deve raccontare la vita e le vicissitudini di chi la scrive. Certo, perchè devo sapere se il recensore è un MAC fanboy, devo sapere se compra Nokia da quando ha 10 anni, e dopo queste informazioni posso anche leggerla, ricevere qualcosa, ed esser sereno.
    Capisco che quando le spara grosse, d’altronde, parla anche il suo cuore. E’ stato onesto. E’ OK.
    Una recensione non può essere slegata dal recensore, perchè alla fine una recensione non è altro che il suo personale giudizio… opportunatamente formattato e reso il più oggettivo possibile… Inutile nascondersi.

    Uno deve poi trovare il recensore con cui ha più feeling, e fidarsi.

    Ci vogliamo mettere paginate di benchmark? Va bene lo accetto, però che siano decenti. Vedo di quei benchmark che non servono ad una emerita favissima. Mettiamo io sia una coglione qualunque con la macchinetta digitale vinta con i punti della coop; voglio passare a una DSLR.
    OK nei benchmark/foto o quel cavolo che vi pare mi aspetto di vedere ANCHE 1 macchinetta cessa come riferimento. Che cavolo mi metti a confronto le DSLR di NIKON CANON FUJI STAMINCH… se poi non so quale è il beneficio rispetto la mia. Che dite ci saranno più persone con la macchinetta coop a volere fare il cambio, oppure esaltati che sono indecisi fra le 3?
    Poi magari non hai neppure le palle di dire quale è la migliore delle 3.

    Siamo arrivati nell’era del “tutto buono”, “prestazioni nella media”, “non ha un suo segmento e quindi non ha veri concorrenti”, “devi scegliere secondo le tue esigenze” (ma quando uno chiede consiglio NON sa quali siano le proprie esigenze) siamo tutti diventati agnellini polically correct.

    Gli ultimi appassionati li trovi solo nei forum, e non per molto ancora. Le opinioni gliele devi tirare fuori con le pinze. Pagare una rivista? Già è marcia l’informazione libera di internet. Di certo non lo farei per sentire un altro mare di ovvietà e lecchinaggi. Pagherei invece per provare le cose in prima persona.

  • # 21
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Carla
    L’incapacità di arrivare a conclusioni è un difetto, tanto quanto lo è un certo stile di marchio anglosassone “ora ti dico io come stanno le cose su questo prodotto”, che finisce per essere superficiale, approssimativo, errato, arrivando a significare tanto poco quanto il pezzo del giornalista troppo cauto.

    Per quello che riguarda i benchmark, fermo restando che va capito innanzitutto:
    1) se il redattore ha capito a che pubblico deve parlare
    2) se tu fai parte di quel pubblico
    per quel che riguarda i benchmark dicevo, a mio parere il miglior lavoro che può fare un professionista è quello di dare a te elementi per decidere, non scegliere per te cosa è meglio di cos’altro.

    I benchmark cercano di rappresentare scenari reali di utilizzo nei quali il pubblico si riconosce. “Questo prodotto è un cesso”, senza adeguate argomentazioni, significa da parte del giornalista, assumersi una funzione che spetterebbe a te. Se poi l’argomentazione te la dà, alle conclusioni ci arrivi anche da solo.

    Detto questo l’impressione che tutto sia bello e tutto vada bene, in parte ce l’ho anch’io. E me la spiego, se non con la disonestà intellettuale, guardando la situazione economica, particolarmente della carta stampata.

    Se non hai campagne che girano, se hai un organico di 30 persone con contratto giornalistico “old style” dovrai essere “amico” delle aziende. Dopotutto sai che il pubblico preferisce bersi delle “recensioni” semi-sponsorizzate piuttosto che pagare una lira in più per avere informazione di qualità.

    Sai che il tuo pubblico è lo stesso che “se il giornale chiude, vorrà dire che passiamo ai blog”. Vaglielo a spiegare che le aziende pagano le recensioni dei blogger regalando i prodotti. Dopotutto gliene fregherà qualcosa? Non ne sono certo.

    Se questa spirale non si ferma in tempo, nei prossimi anni ne vedremo delle belle.

  • # 22
    Robermix
     scrive: 

    Dal mio personale parere, ci sono casi e casi.

    Mi è capitato di leggere approfonditi articoli e recensioni, che per riassumere il tutto utilizzavano stelline o altri semplici indici su scala, ma sempre tuttavia dopo dati tecnici, ogettivi e confronti a 360°.

    Altre volte mi è capitato di leggere, soprattutto su riviste, articoli grezzi, quasi pubblicitari, con quasi nessun dato tecnico e soprattutto senza confronti con altre soluzioni simili, con giudizi derivati da pareri soggettivi, senza alcun dato alla mano, con l’utilizzo di indici (quali stelline o quadrati colorati ) per esprimere il giudizio finale, uscito da non si sa dove.

    Insomma, ci sono casi e casi, credo quindi che l’articolo in questione di Alessio voglia solo porrere una riflessione su queste questioni, senza andare nel merito/deremito di qualcuno in specifico.

  • # 23
    È giusto pagare un giornalista? Prima parte: aggiornamento e cultura - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] Inizio ricapitolando quelli che – fin da prima della rete e delle critiche alla professione venute dopo la rivoluzione di Internet – rappresentano i pilastri del mestiere giornalistico (fatti salvi i punti di competenza e imparzialità, accennati la scorsa settimana): […]

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