di  -  lunedì 14 settembre 2009

Dopo avere parlato a livello generale di irraggiamento solare, valutazione della quantità di energia al suolo, progettazione di un impianto fotovoltaico, incentivi per impianti fotovoltaici, parliamo ora di energia solare per la produzione di acqua calda, ovvero parliamo di “Solare Termico“.

INTRODUZIONE

Come più volte detto in precedenza, il Sole fornisce grandi quantità di energia “gratuitamente”, e tale energia può essere utilizzata, in maniera più o meno efficiente, in vari modi.

L’impiego dell’energia solare per la produzione di fluidi caldi per qualsivoglia uso rappresenta forse la soluzione più immediata, semplice e facilmente immaginabile tra le tecnologie solari, inoltre si presta ad applicazioni molto variegate, anche se il suo impiego più logico e valido è quello per la produzione di acqua calda sanitaria per gli usi domestici.

E’ evidente come un uso industriale di questa soluzione possa facilmente risentire della variabilità delle condizioni meteorologiche, che si ripercuoterebbero sulla produzione di calore e potrebbero influire pesantemente sull’attività produttiva, inoltre a livello industriale potrebbero essere necessarie quantità di fluidi caldi estremamente elevate, od a temperature molto elevate, rendendo necessarie superfici elevate o soluzioni miste piuttosto flessibili, che potrebbero non rappresentare una soluzione praticabile in tale contesto.

Tutto ciò non esclude comunque il solare termico dal settore produttivo, ma ovviamente ogni singolo caso merita valutazioni su misura, pertanto su questo post ci limiteremo ad analizzare le applicazioni classiche, ovvero l’impiego domestico.

La valutazione dell’energia disponibile per metro quadro di superficie orientata è stato esposto nei precedenti post (linkati all’inizio dell’articolo), ai quali rimando per ogni valutazione, per concentrarci sull’analisi delle tecnologie comunemente impiegate per soddisfarli.

SOLARE TERMICO: PER QUALI IMPIEGHI?

A livello domestico la necessità di acqua calda è prevalentemente (se non esclusivamente) per soddisfare i bisogni di acqua calda sanitaria, la quale viene altrimenti prodotta mediante l’impiego di scaldini elettrici o di scaldini a gas, che in caso di presenza di impianti di riscaldamento, spesso svolgono la doppia funzione Sanitaria/Riscaldamento mediante due linee idriche separate.

L’impiego di un pannello solare termico consente di produrre parte (o tutta, in funzione delle condizioni meteo) dell’acqua calda necessaria, permettendo una forte riduzione dei consumi per questo capitolo di spesa.

IL PANNELLO SOLARE TERMICO – COME E’ FATTO

Esistono essenzialmente 3 tipi di pannelli solari termici:

  • Pannelli Solari Scoperti
  • Pannelli Solari Vetrati
  • Pannelli Solari Sottovuoto

PANNELLI SOLARI SCOPERTI

I pannelli solari scoperti rappresentano la tipologia più semplice ed economica, ma anche quella con i maggiori limiti nell’impiego, infatti essendo privi della coibentazione non sono adatti a lavorare in condizioni climatiche fredde, e si prestano quindi per usi stagionali quali riscaldamento dell’acqua di piscine estive e stabilimenti balneari.

scoperti.jpg

PANNELLI SOLARI VETRATI

Sono il tipo più comune, sono costituiti da una struttura la cui parte superiore è rivestita in vetro, e al di sotto si trova lo scambiatore vero e proprio.

Per massimizzare la resa produttiva si realizzano in modo da generare internamente un “effetto serra” mediante la creazione di una camera tra il vetro esterno ed uno strato di materiale scuro (assorbitore).

Il costo è ovviamente superiore ai pannelli scoperti, ma la loro costruzione li rende adeguati per condizioni climatichepiù flessibili.

solare-termico-schema.jpg

solare_piano.jpg

PANNELLI SOLARI SOTTOVUOTO

Sono il tipo più sofisticato, consistono in una serie di tubi di vetro affiancati, al cui interno si trova un secondo tubo coassiale dove scorre il fluido, e nell’intercapedine tra i tubi viene praticato il vuoto.

Questi tubi vengono poi collegati superiormente ad un collettore che collega il pannello con il resto dell’impianto.

Il loro costo, vista la realizzazione più complessa che prevedono, è il più elevato tra le soluzioni esposte, ma la loro efficienza è superiore, così come la temperatura massima che si riesce ad ottenere per il fluido.

solare_sottovuoto.JPG

collettori_heat_pipe.jpg

Per completezza è importante segnalare l’esistenza di altre soluzioni, come ad esempio i pannelli ad aria, dove il fluido riscaldato non è acqua, bensì aria, la quale poi riscalda l’acqua sanitaria in un apposito scambiatore.

Questa soluzione è sicuramente economica (nessun rischio di corrosione interna, nessun problema lato aria di tenute per evitare fughe di liquido, ecc., pertanto è possibile ridurre la qualità costruttiva) ma poco utilizzata vista la sua bassa resa produttiva.

Da un punto di vista tecnico, è importante evidenziare che i pannelli prevedono due circuiti separati, ovvero il fluido che riceve il calore ceduto dal Sole non si mescola con l’acqua sanitaria da scaldare, ma cede il calore ad essa attraverso uno scambiatore di calore, questo per evitare deposizioni di calcare e corrosioni nel fascio tubiero.

I pannelli solari, a causa della discontinuità delle condizioni di insolazione, non sono adatti ad operare un riscaldamento “istantaneo” dell’acqua, pertanto vengono solitamente accoppiati ad un grosso serbatoio di accumulo (opportunamente coibentato, soprattutto se esterno) che immagazzina con minime perdite termiche con l’ambiente l’acqua calda, e consente un utilizzo differito della stessa.

Le dimensioni della superficie captante, piuttosto che del serbatoio di accumulo, possono essere valutatate in funzione dei consumi di acqua calda sanitaria dell’utenza (anche se si tratta di dati spesso difficili da valutare, non essendo disponibile una “bolletta” dove tali consumi siano rappresentati), e progettare l’impiando secondo le esigenze effettive.

E’ d’altra parte evidente però che “a livello medio” è possibile valutare le necessità di tale risorsa per una normale famiglia, e non è inusuale trovare già indicato dal rivenditore o dal produttore la tipologia di utenza per ogni pannello in vendita.

TIPO DI CIRCOLAZIONE – NATURALE E FORZATA

I pannelli si classificano, oltre che per la tecnologia impiegata per la loro costruzione, anche per il tipo di circolazione che viene utilizzata tra pannello ed accumulatore, in particolare si distingue tra “Circolazione Naturale” quando il fluido circola nelle tubazioni del pannello grazie alla variazione con la temperatura della densità dello stesso, e “Circolazione Forzata” quando la circolazione avviene mediante l’impiego di un “circolatore“, ovvero di una piccola pompa.

Nel caso di circolazione naturale il serbatoio di accumulo deve necessariamente trovarsi immediatamente sopra il pannello, in modo da minimizzare le perdite di carico delle condotte, essendo la variazione di densità tale da non consentire di sostenere elevate perdite di carico e quindi lunghi percorsi, pertanto la struttura di sostegno del pannello dovrà anche farsi carico di sostenere il serbatoio di accumulo.

solare_termico1.jpg

L’impiego invece di un circolatore consente una maggiore flessibilità nella progettazione dell’impianto, in quanto i vari componenti possono venire sistemati in qualsiasi posizione, inoltre consente di realizzare impianti che prevedono un certo grado di integrazione con l’impianto di riscaldamento.

foto_solare_termico_forzato.JPG

INTEGRAZIONE TERMICA E COSTI 

Apparentemente l’uso del Sole come fonte termica per la produzione di acqua calda sanitaria appare estremamente vantaggiosa, a fronte di una spesa tutto sommato non elevatissima per l’acquisto dei pannelli, in quanto pur essendo difficile fare una valutazione media (molto dipende dal tipo di pannelli, dalla complessità dell’installazione, compresa la connessione con l’impianto idrico domestico), cifre indicative sono comprese tra i 3000€ ed i 5000€chiavi in mano” (il costo dei soli pannelli varia tra i 500€ per circa 2/2.5m2 di pannello vetrato ed i 700/1000€ per 3m2 di pannello sottovuoto, accessori, boiler e tubazioni escluse), ma come detto si tratta di cifre che possono variare anche in funzione di un’eventuale integrazione con l’impianto di riscaldamento, inoltre non tengono conto di detrazioni fiscali ed incentivi.

Per quanto riguarda l’aspetto dell’integrazione termica, non bisogna dimenticare che, pur utilizzando il sole e pur potendo immagazzinare nel serbatoio una certa quantità di acqua calda, può rendersi necessario dovere integrare tale sistema mediante un sistema tradizionale (elettrico, o preferibilmente gas) in modo da sopperire a tutti quei momenti in cui la produzione non è sufficiente, per problemi meteo o per improvvisa necessità di maggiore acqua calda.

Un impianto pertanto deve tenere conto del migliore compromesso tra soddisfacimento mediante solare e quota di integrazione, in quanto un impianto solare sovradimensionato consente di ridurre l’uso dell’integrazione ma aumenta i costi da sostenere per lo stesso, e genera un surplus di acqua calda che non viene utilizzata (e quindi non contribuisce al ritorno economico) nei mesi più caldi, mentre un impianto sottodimensionato vanifica i benefici che tale tecnologia può dare.

Nel prossimo post affronteremo la progettazione di un piccolo impianto termico di medie dimensioni (non residenziale), in modo da rendere più completo il quadro su questa tecnologia, compresi gli aspetti economici.

20 Commenti »

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  • # 1
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    Mi scuso con i lettori, ma l’articolo ha perso il layout durante la pubblicazione… la terza foto dall’alto (che compare accorpata con la descrizione dei pannelli sottovuoto) rappresenta sempre un pannello vetrato standard, e segue a quella dove viene mostrato uno “spaccato” degli stessi

  • # 2
    Lanfi
     scrive: 

    Articolo molto interessante, seguirò con attenzione anche quelli che verranno!

  • # 3
    Sèvero
     scrive: 

    Se non erro mancano i sistemi a Concertazione che rientrano sempre nel solare termico, li tratterai in futuro?

  • # 4
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ Sèvero
    I sistemi a concentrazione alla fine vengono usati nell’ambito del “termodinamico” per la la produzione di energia elettrica, quindi dedicherò un post separato (non il prossimo, perché concluderò il solare termico tradizionale… penso il successivo)… e poi credo si cambierà argomento (di solare ormai ne abbiamo parlato, credo, in maniera piuttosto completa)

  • # 5
    Elios
     scrive: 

    Altro che Fotovoltaico!

    Questo Solare Termico pare più abbordabile!

    Una domanda:

    Considerato che adesso esistono le caldaie a condensazione e quindi in inverno l’acqua calca può essere accumolata ramite il passaggio dello scambiatore di calore che elimina il Calore latente dai fumi della combustine del gas nella caldaia.

    Sapendo che esistono 2 tipi di caldaie a condensazione… uno che preriscalda l’acqua di ritorno e uno che riscalda una serpentina che va a scaldare l’acqua in un accumolatore.

    Non è che percaso esiste la possibilità di usare tale principio di integrazione di pompe di calore… così che d’estate l’acqua sarà scaldata gratuitamente dal sole e d’inverno sarà scaldata gratutitamente dall’inerzia dei fumi della caldaia del riscaldamanto?

    Mi parrebbe una bella soluzione… qualcuno ci ha magari già pensato?
    Siccome Sono sicuro di si, non capisco il perchè si insiste con l’elogio del fotovoltaico, mentre il Solare Termico è davvero alla portata di tutti!

    Naturalmente non credo che in case vecchie con impianti di tipo tradizionale possa essere davvero fattibile.

    Ma in nuove costruzioni ed impianti credo proprio che possa competere con il fotovoltaico!

    E poi pensando al brevetto di Rubbia dei concentratori di raggi solari che scaldano un fluido salino fino a piu di 200°C ….
    Non oso imaginare se potessimo stoccare questo calore in dei silos coibentati sotto le case, potemmo usare i più 200°C per scaldare a 40-60°c tatta l’acqua che si vule!

    Magari potrebbe anche essere possibile sostiture parzialmente la caldaia a gas con queste cisterne di calore…..

    Sarebbe un SOGNO!

    E poi se si riscaldassero le nuove costruzioni con i pannelli radianti a parete, non avremmo neanche più bisogno di caldaie troppo potenti, perche basterebbe ragiungere i 40 45°C e d’inverno il caldo sarebbe assicurato!

    Quello che immagino è
    Davvero ‘antascienza e Lucubrazione mentale, oppure potrebbe essere la realtà di un paese progredito e sviluppato come dovrebbe essere il nostro?

    E’ anche vero che il “Solare Termico” di nuova generazione (con uso di Fluidi Slaini) viene usato più per produrre calore per poi avere Vapore per poi produrre energia elettrica!

    E quindi sorge ancora un’altra domanda:

    Perchè invece di togliere i soldi alla ricerca non sviluppiamo meglio la ricerca di Rubbia di forme più efficienti di Solare Termico?

    Lo so sono troppe domande e forse non hanno risposta, o forse già ce l’hanno, ma nessuno ancora lo ha debitamentente pubblicizzata.

    Una riflessione che vorrei fare è che pare che anche il sole sta andando verso una fase di diminuzione di attività, come successe nel 7-800 dove avvenne una piccola era galciale!

    Speriamo invece che il sole continui a splendere e non ci abbandoni ai morsi della nostra fame energetica!
    In questa nostra era dove il petrolio non dovrà più essere usato il Sole sarà davvero più di un Dio per Noi!

  • # 6
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ Elios
    In effetti le domande sono tante, e rispondere qui mi costringe ad un’estrema sintesi.

    Sul discorso caldaia/solare non ho capito benissimo cosa intendi, ma ti posso comunque dire che il modo migliore per fare integrazione è proprio quello di utilizzare una caldaia a condensazione, in particolare esistono produttori (tutti i più famosi) che producono sia i pannelli che le caldaie, e pertanto mediante l’impiego dei loro accessori hai la certezza di un impianto perfettamente integrato con la caldaia.
    Qualunque sia l’impiego del calore latente recuperato, questo viene impiegato per un fine utile, se poi viene usato sulla linea riscaldamento piuttosto che sulla linea sanitaria non saprei bene che dirti… non dimentichiamo che una caldaia, pur essendo oggi molto più di un semplice “fornello”, è comunque un dispositivo che fa della semplicità (e quindi affidabilità e costi) il suo punto di forza.

    Case vecchie/case nuove: teoricamente puoi (a patto di fare arrivare i tubi sul tetto) collegare anche un vecchio scaldino elettrico del vecchio impianto con i pannelli sul tetto… ma in questo caso (elettrico per elettrico) installare la resistenza direttamente nel boiler (fornita di serie o come optional, ma comunque solitamente prevista dal produttore)… certo una soluzione ad hoc è sicuramente più elevante e funzionale… ma proprio il solare termico si presta bene “al retrofit” di impianti esistenti

    Rubbia: il discorso sul solare termodinamico è molto complesso, anche perchè un conto sono le esigenze di acqua calda per usi domestici, un conto sono le portate di vapore per produrre MWh di energia elettrica… il grande vantaggio del solare termico domestico è di richiedere poco spazio, modesti investimenti, e di permettere anche su condomini con molti piani (e quindi una superficie del tetto unitaria esigua) di sfruttare in maniera valida il lastrico solare, soddisfacendo i bisogni di tutti i condomini, mentre una soluzione fotovoltaica richiede unitariamente spazi molto più elevati.

    Un’ultima parola sui soldi alla ricerca… visto che anche io vivo (al momento) di ricerca… è vero che i governi sono sempre poco propensi a spendere nella ricerca, però la ricerca (in ambiti ingegneristici) deve essere finanziata anche da chi poi ci creerà il business… ovvero le aziende… ma da noi sono le prime a lamentarsi ed al tempo stesso non spendono soldi per la ricerca… comunque sul progetto termodinamico la ricerca non è ferma… ho giusto un mio collega a Cagliari che sta lavorando proprio sul progetto, e l’impianto pilota deve venire realizzato in Sardegna (sono alla fase della commessa per i materiali…)

  • # 7
    Fausto
     scrive: 

    Ciao simone.
    mi sarebbe piaciuto leggere una tua trattazione per quel che riguarda gli accumulatori a stratificazione che a mio avviso sono il punto focale di un impianto solare termico soprattutto quando si installano nel nord e quando coadiuvano l’impianto di riscaldamento.

  • # 8
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    Ciao Fausto, l’argomento solare termico non si chiude qui, in effetti non avevo intenzione di entrare nel dettaglio dei sistemi di accumulo per impianti a circolazione forzata (che sono poi quelli a cui fai riferimento), perché la loro trattazione teorica segue un approccio empirico/statistico, e trovandomi nuovamente all’estero per lavoro ho difficoltà a reperire i vecchi appunti delle lezioni dai quali sarebbe scaturita una trattazione adeguata ad un post… inoltre sulla rivista dell’ordine degli ingegnerei di Cagliari c’è un bell’articolo su un confronto tra i due tipi di sistemi, e c’erano dati discordanti con quanto comunemente affermato… vedrò cosa riesco a recuperare… comunque invito tutti i lettori a suggerire argomenti di possibile interesse, anche se circoscritti… e vedrò cosa posso fare…

    Anticipo che al solare è probabile che seguirà una serie di post sull’eolico, poi altri temi saranno edilizia energeticamente efficiente, motori a combustione interna e poi si vedrà… quindi ogni spunto è ben accetto

  • # 9
    Skyzoo73
     scrive: 

    Complimenti per l’articolo, veramente ben fatto.

    Vorrei solo aggiungere che avendone la possibilità, integrando un buon impianto fotovoltaico ed uno termico come quelli esaminati quì, si potrebbe avere l’indipendenza energetica da fornitori di gas/corrente elettrica.
    Naturalmente avendo a disposizione un budget per ampliare la capacità di stoccaggio elettrico (batterie).

    Avanti così questo è sicuramente il futuro che vogliamo.

    Salve

    Salve

  • # 10
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ Skyzoo73

    Grazie per i complimenti… aggiungo al tuo commento “avendo anche la superficie a disposizione”… non smetto mai di sottolineare che il solare richiede superfici più o meno grandi per raggiungere una certa produzione… e la densità abitativa italiana limita fortemente queste soluzioni… ma sicuramente il solare termico è più fattibile (e forse anche più proponibile ai clienti, visto il costo tutto sommato accettabile) visto le ridotte superfici richieste.

    Ne approfitto per aggiungere una cosa… a prescindere dal discorso “circolazione naturale VS circolazione forzata”, un edificio progettato secondo una logica di efficienza energetica, con impianti a regola d’arte (elettrici, idrici, termici) che impieghi anche dei pannelli solari termici, consente di massimizzare l’efficienza del complesso, in quanto linee idriche ben progettate riducono le perdite di carico, e quindi usando un impianto a circolazione forzata consentono di adottare pompe di piccola potenza, integrare bene il riscaldamento con la produzione di acqua calda sanitaria, mentre la qualità costruttiva dell’edificio (unita ad un uso sensato del riscaldamento e dell’apertura delle finestre) permette di limitare i consumi a parità di comfort…

  • # 11
    Massive
     scrive: 

    Per il riscaldamento di aria ed acqua credo sia meglio il geotermico, è possibile usarlo anche come condizionatore l’estate, lo si può usare tutti i giorni a qualunque ora e l’impianto si ripaga in appena 3 anni.

    http://www.youtube.com/watch?v=Lk18SQBkTNI

    Se poi lo si accoppia al fotovoltaico l’unica bolletta da pagare sarà quella del telefono, magari con l’eccesso di produzione del fotovoltaico. :)

  • # 12
    Massive
     scrive: 

    Dimenticavo altre dritte sull’off-grid:

    http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/03/storie/emiliano-cecchini-vivere-off-grid.aspx

  • # 13
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    @ Massive
    Non mi sono mai occupato di geotermico, anche se ne conosco le applicazioni e le potenzialità… vedrò se riesco a scrivere un post a riguardo, magari quando parlerò di edilizia energeticamente efficiente…

    Sul geotermico come sull’aspetto off-grid… non dimentichiamoci mai che viviamo in contesti che mal si prestano a soluzioni del genere… piantare una sonda geotermica in città in una zona di palazzi non è una cosa semplice come farlo in un giardino di una zona residenziale, od ancora meglio al di fuori dai centri abitati… per quanto riguarda l’off-grid il discorso è simile… parlare di soluzioni del genere è un conto, applicarle al di fuori di contesti “particolari” come quelli esposti dall’ideatore è molto diverso

  • # 14
    arkanoid
     scrive: 

    Il problema principe del solare termico, che sta avendo diverse soluzioni in funzione delle scelte progettuali e della disponibilità da parte dei produttori, riguarda la stagnazione.
    Spesso, soprattutto nel primo boom del termico negli anni ’80 (quasi mai progettato e sovente installato da installatori che facevano conoscenza dei sistemi sui tetti degli altri), si è sottovalutata o completamente ignorata l’importanza che il dimensionamento corretto dell’accumulo ha sulla stagnazione (e sulla resa dell’impianto).
    Spesso si vedono in vendita “kit” dimensionati ad abitanti, in cui superficie captante e accumulo sono standard, dimensionati ad minchiam. Spesso ho delle dispute con i tecnici dei produttori che non capiscono perchè quando chiedo un preventivo per una determinata resa abbino una determinata capacità di accumulo che calcolo io, non con le tabelline con le figure che fanno ciao e i disegnini buoni per niente.
    La stagnazione è quel fenomeno per cui l’impianto non chiede calore ma il sole picchia e il pannello non può scaricare energia.
    Una cosa fondamentale è che gli impianti possono essere, fondamentalmente, di tre tipi ,a glicole e ad acqua, i primi a svuotamento oppure no.
    I pannelli piani, alle nostre latitudini, fino sotto roma più o meno, necessitano obbligatoriamente di una percentuale di glicole (anche il 30%) per evitare di congelare nei mesi invernali.

    Cosa succede ad un pannello in stagnazione? La temperatura sale (non si fa mai circolare l’acqua quando c’è il rischio di portare in ebollizione l’accumulo) fino a valori elevatissimi, anche 200°C e più. Il glicole degenera polimerizzando, diventando cioà da fuido a bassa viscosità una specie di gommina che filma pannelli e tubi, creando alla lunga problemi sia di resa sia di cicrolazione. Non bastasse, la sua degenerazione causa una variazione di pH della miscela che diventa corrosiva (se vi hanno montato l’impianto coi tubi di ferro o ancora meglio di zincato o PEX non avete molto da star tranquilli).
    Una soluzione tampone per limitare la stagnazione è aumentare l’accumulo. Peso e fondi permettendo, più accumulo c’è e meglio è, tanto è acqua calda che mal che vada riscalderà un po’ la centrale termica (non è proprio così, bisognerebbe calcolare con che frequenza l’accumulo raggiunga temperature sufficienti ad abbattere la legionella, ma andiamo troppo nel dettaglio).
    Più accumulo significa più capacità di immagazzinare energia e quindi si riduce il periodo in cui l’impianto è in stagnazione.
    Altro metodo, che alcuni produttori offrono, è quello di montare delle tendine motorizzate sui pannelli che in modo automatizzato li coprono riducendo l’irraggiamento. Valutata l’affidabilità del sistema, lo reputo semplice ma efficare.
    Questo per quanto riguarda gli impianti ad acqua tradizionali.
    Gli impianti a svuotamento sono congegnati in modo da vuotare letteralmente la parte superiore del circuito quando la temperatura dell’acqua supera un valore di soglia. In questo modo nel pannello rimane aria che non comporta i problemi di denaturazione del glicole.
    Questi impianti, secondo quella che è la mia esperienza, sono un po’ una scelta estrema, non mi piacciono, non mi piace avere aria nei tubi nè tantomeno avere tubi che da bagnati si asciugano per ribagnarsi e così via, ma qualcuno la propone.
    Una ulteriore tipologia prevede gli impianti senza glicole, abbinati sempre a tubi sottovuoto. In questi impianti l’acqua circola nel pannello solo quando la temperatura in esso raggiunge un valore di soglia, viene quindi trasferita nello scambiatore del bollitore dove scalda l’acqua sanitaria, e contemporaneamente nel pannello giunge acqua a temperatura più moderata. In inverno, la presenza dell’effetto thermos dato dal tubo sottovuoto ostacola il raggiungimento di temperature particolarmente basse lato acqua, fenomeno comunque controllato da una sonda che nel caso aziona il circolatore per un breve periodo di tempo, sottraendo calore all’accumulo per riscaldare il pannello con funzione anticongelante.
    Questo impatta in maniera minima sui consumi.
    In questo tipo di impianto non c’è il problema legato alla degenerazione del glicole perchè esso non è presente ma richiede un dimensionamento più accurato dei vasi di espansione che debbono assorbire l’aumento di volume causato dalla potenziale evaporazione di parte dell’acqua contenuta nel circuito.
    Quanto detto sopra, unito alla maggiore difficoltà di controllo, fa riflettere su quanto senso abbiano i sistemi a circolazione naturale, in cui gli accumuli sono spesso ridicoli (anche 100 litri!) e il cui univo vero vantaggio è l’assenza del consumo elettrico del circolatore.
    Non se ne è parlato, ma attualmente vi è uno sviluppo forte, dietro la spinta degli obblighi normativi, riguardo la realizzazione di case che richiedono per essere scaldate veramente potenze ridicole comparate con i consumi tradizionali del bel paese. Per fare un esempio, una casa standard con soluzioni che ottemperino ai requisiti minimi senza cercare materiali particolari, può portare ad una potenza di picco di 5 kW quando costruzioni tradizionali ne richiedevano 25.
    Con questi fabbisogni di potenza ridotti stanno prendendo piede, principalmente al sud per ovvie ragioni, sistemi solari termici con integrazione al riscaldamento. Impianti a bassa temperatura come pavimenti radianti (che lavorano nell’intorno dei 30-34°C) permettono di sfruttare il sole anche nei mesi autunnali e primaverili con impianti ancora ragionevoli in termine di superficie captante. Se l’integrazione quando il sole non ce la fa più viene fatta con una pompa di calore alimentata da un impianto fotovoltaico, i consumi si abbattono fin quasi a zero.
    Pompe di calore, per inciso, ad aria, non geotermiche, in cui boom speculativo mi lascia un po’ allibito. Il geotermico non ha alcun tipo di garanzia, richiede invesimenti iniziali molto molto elevati e si ripaga con un COP di poco superiore; non è difficile arrivare a 10 e più anni come tempo di recupero della maggior spesa, intervallo entro cui, presumibilmente, la macchina andrà sostituita con un delta spesa ulteriore.
    Non mi sento di consigliarli a nessuno men che meno nel residenziale (chiaro, se uno ha dei soldi da spendere perchè no).

  • # 15
    Marialuisa
     scrive: 

    Segnalo al riguardo anche un libro che ho trovato molto interessante:

    Luca Siragusa, L’energia del sole e dell’aria come generatrice di forme architettoniche, ed. Cleup, Padova, 2009.

    (per un approfondimento dei contenuti andare sul sito della casa editrice http://www.cleup.it)

  • # 16
    Simone (Autore del post)
     scrive: 

    Ringrazio tutti i lettori ed in particolare chi ha commentato… ovviamente arkanoid per il contributo tecnico che hai portato, oltre che Marialuisa per il testo che hai indicato.

    PS arkanoid, posso sapere di che ti occupi?

  • # 17
    arkanoid
     scrive: 

    Progetto impianti meccanici, principalmente ospedali, per ora in italia e tra poco forse anche in africa

  • # 18
    Energia dal Sole: il Solare Termodinamico (Prima Parte) - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] 1 e 2), introdotto l’energia fotovoltaica (post 1 e 2 ) e parlato di solare termico (post 1 e 2), pertanto nell’ambito delle tecnologie solari è venuto ora il momento di presentare […]

  • # 19
    biagio
     scrive: 

    Salve, ho una domanda da porre,avendo sul tetto della mia casa 2 o più pannelli solari,come sarebbe meglio fare il collegamento in serie ,oppure in parallelo per sfruttare il Max.grazie

  • # 20
    emidio
     scrive: 

    Che dimensioni hanno questi pannelli?

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