di  -  lunedì 10 dicembre 2007

23AndMeDa qualche tempo sta facendo abbastanza parlare di se 23AndMe , un servizio che rende “a portata di tutti” (o quasi) l’analisi dettagliata del DNA. Non è necessario recarsi in clinica, ed è questa la “rivoluzione”, perchè è la società stessa a inviare a casa del cliente tutto il necessario.

Il costo per l’analisi del DNA è di $999 tutto incluso che, al cambio attuale, sono circa €680: una cifra più che abbordabile, soprattutto se raffrontata con gli attuali costi di analisi in clinica.

Il procedimento è relativametne semplice. Si effettua il pagamento online, si riceve a casa il “Saliva Kit” che si rispedirà all’azienda dopo aver seguito le istruzioni. Una volta completate le analisi di laboratorio (4-6 settimane), i dati saranno caricati su un server sicuro al quale sarà possibile accedere cone le proprie credezionali direttamente dal browser del PC.

Due sono le principali considerazioni che questa piccola rivoluzione mi porta alla mente, una positiva e l’altra meno. Di positivo c’è il fatto di poter scoprire, con largo anticipo se siamo giovani, potenziali rischi di sviluppare malattie, consentendoci di prepararci con decenni di anticipo ed evitare il peggio. Di negativo c’è che alla già difficile lotta per la tutela dei nostri dati personali, ora si aggiunge anche il nostro DNA.

Conoscere il proprio DNA significa avere accesso ad una nuova ed immensa fonte di informazioni, che le generazioni passate non avevano. Ciò significa nuovi problemi, ma anche nuove possibilità. Certo è che più il progresso avanza, più si avverte urgente l’esigenza di proteggere i propri dati personali che, con le tecnologie attuali, possono essere di pubblico dominio in un attimo se finiscono nelle mani sbagliate.

La policy di sicurezza di 23AndMe è relativamente sicura e affidabile, ma c’è un enorme falla nel sistema. La società non controlla che l’identità del soggetto che invia il campione sia la stessa del soggetto che materialmente ha generato il campione. In altre parole posso, ad esempio, una persona spregiudicata potrebbe inviare il DNA della fidanzata, prima di sposarla, per conoscerne ogni dettaglio; oppure inviare il DNA del padre per fugare dubbi.

Insomma, si apre davanti a noi una fase nuova che, come tutte le novità, va saputa affrontare con prudenza, ma anche con il giusto entusiasmo e positività. Del resto, se correttamente regolamentate, queste nuove tecnologie offrono certamente più vantaggi che svantaggi.

2 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    Pikazul
     scrive: 

    Tempo un anno, e ci ritoveremo a parlare del boom di richieste di risarcimento per chi ha scoperto di non essere davvero “il padre”, e di controrichieste di risarcimento per “analisi di DNA non autorizzata”

  • # 2
    BS
     scrive: 

    “Cara…”
    “Sììììì?”
    “Ti mostro un trucco magico spettacolare che ho appena imparato. Metti un po’ di saliva qui dentro, va…”
    “Ptùù. Fatto! E poi?”
    “Attendi qualche secondo… anzi facciamo 4-6 settimane. Il cilindro magico ti dirà se hai la rabbia.”

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.