di  -  venerdì 4 settembre 2009

Topview

Come abbiamo avuto modo di ricordare in precedenza, la fortuna di Microsoft ha origine in un accordo siglato nel 1981 con IBM, per la distribuzione del suo MS-DOS in bundle con il PC di IBM. Si tratta di una partnership a dir poco storica, per quanto ricca di lati oscuri, che si trova alle fondamenta dell’attuale mercato PC, dominato da Windows e le CPU x86 di Intel.

In questa nuova puntata della rubrica settimanale dedicata all’arzigogolata dietrologia tecnologica, ci soffermeremo su uno dei primi segni della crisi, o per meglio dire, l’inizio della fine della luna di miele fra Microsoft e IBM.

Affronteremo la questione raccontando un prodotto, IBM Topview, nato nei laboratori di Armonk per sfruttare al meglio le potenzialità hardware del nuovo nato in casa IBM, il PC AT, equipaggiato col processore Intel 80286. Un processore che Bill Gates ebbe modo di definire “brain dead”, a causa dell’incapacità di passare da modalità reale a modalità protetta, a meno di un reset del processore (per ulteriori approfondimenti vi rinvio all’ottimo articolo di Cesare Di Mauro sul 286), ma che offre molti spunti d’interesse tecnico e, soprattutto, fa da perno alla storia di intrighi, alleanze e tradimenti che stiamo per raccontare. 
Malgrado l’idea di Gates – che avrebbe preferito attendere il rilascio della generazione successiva di CPU, il 386 – il marketing di IBM aveva riempito gli scaffali e le pagine pubblicitarie con il nuovo PC AT, e necessitava urgentemente di un software che riuscisse a sfruttarne le potenzialità hardware, offrendo all’utenza una “reason why” per spendere più del doppio del prezzo di un PC XT.

MS-DOS non era infatti in grado di sfruttare le capacità della nuova macchina, con particolare riferimento alle rudimentali capacità multitasking del processore e, per l’appunto, alla gestione della modalità protetta. Di fronte a questa impasse, una delle reazioni di IBM consistette nell’apertura di una partnership con Microsoft per lo sviluppo di un OS ottimizzato per l’architettura 286, OS/2.

Un’avventura finita male , come abbiamo raccontato, per un motivo molto semplice: la partnership IBM-Microsoft nasceva in un periodo in cui IBM era deteneva la quasi totalità del mercato PC; morì in un momento in cui la rete dei produttori di cloni legati a Microsoft, come quota di mercato aggregato e tasso di crescita, era in grado di compromettere (come fece) la leadership di IBM.

Nei primi passi del cammino che condusse – nel 1990, col rilascio di Windows 3.0 – alla progressiva marginalizzazione di IBM nel mercato PC, nacque dunque Topview (1985), un software concepito espressamente per superare i limiti del DOS su CPU 286, sbloccando le potenzialità multitasking del PC AT.

Come prodotto, Topview rappresentava una buona idea eseguita male (ammesso che l’implementazione del multitasking sulla base di MS-DOS fosse possibile ed economicamente sensata). Le innovazioni che proponeva potevano farne una vera killer application: pensiamo alla possibilità, nel 1985, di copiare e incollare dati da un’applicazione all’altra (una prospettiva banale per un utente Mac, Amiga, o anche GEM, che poteva già sollazzarsi con la GUI, ma nondimeno capace di mandare il sollucchero un povero utente Microsoft-IBM, per il quale già un monitor a fosfori ambra era una conquista).

Per offrire tutti i vantaggi promessi, Topview richiedeva il supporto esplicito delle applicazioni: distingueva infatti fra programmi compatible e aware,a seconda del livello di integrazione garantito. Nella lista di programmi aware (maggiormente integrati perché specificamente ottimizzati per il software) comparivano tuttavia solo applicazioni IBM. Una manciata di altri programmi figurava invece nella lista compatible, con funzionalità limitata, mentre la stragrande maggioranza (comprese molte killer-app della prima ora) risultava semplicemente incompatibile.

Il software era inoltre piuttosto instabile e assetato di risorse hardware, al punto tale che, secondo una prova dell’epoca, finanche un “mostro” configurato con hard disk e 640KB di RAM (il massimo possibile per un PC nel 1985), riusciva a malapena a tener in piedi 2 applicazioni. Complice il prezzo elevato, i difetti elencati e conseguentemente la scarsa attenzione degli sviluppatori, Topview fallì miseramente l’obiettivo di portare il multitasking alle masse, lasciando così il testimone della missione all’altrettanto sventurato OS/2.

Quel che più interessa oggi di Topview, è il ruolo politico che occupò nella turbolenta alleanza Microsoft – IBM. Topview fu annunciato nel 1984 e rilasciato un anno dopo, lo stesso 1985 in cui fu formalizzata la joint venture MS – IBM per lo sviluppo congiunto di OS/2. È dunque altamente probabile che – secondo lo stile doppiogiochistico delle multinazionali – il DOS multitasking rappresentasse una leva in mano a IBM, per sollecitare MS a far parte della joint venture OS/2 (a spese del suo Windows), pena ritrovarsi a competere con un software più avanzato del DOS, preinstallato sull’80% dei PC venduti (tale era la quota di IBM al tempo).

Giornalisti molto accreditati, come il decano John Dvorak, vedono in Topview una mossa esplicitamente anti-Microsoft. In effetti il software conteneva parecchio codice del PC-DOS, cugino ribrandizzato di MS-DOS, su cui IBM deteneva diritti di proprietà intellettuale, avendolo co-sviluppato. A questo va aggiunto il fatto che per IBM, il PC più che un’opportunità, iniziava a costituire un potenziale pericolo per il business dei mainframe, da cui la necessità di imporre un livello di software intermedio, tramite il quale esercitare un controllo su utenti e sviluppatori in modo più flessibile di quanto non fosse possibile tramite hardware (a questo proposito, secondo Wikipedia, il primo PC AT fu “depotenziato” alla frequenza di 6Mhz, inserendo dei wait state).

Infine IBM conosceva fin dal 1983 il progetto Windows: da qui probabilmente discese la strategia del bastone (Topview) e la carota (la partnership per lo sviluppo di OS/2) con cui IBM cercò di tenere stretta a sé la giovane e rampante Microsoft.

Un’impresa che evidentemente non riuscì, lasciando gli acquirenti di 286 imbrigliati per qualche anno in MS-DOS, e Microsoft libera di cavalcare quello stesso boom dei cloni, che qualche anno dopo avrebbe posto IBM nella condizione di vendere la non più produttiva divisione PC.

15 Commenti »

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  • # 1
    IBM Topview: “multitasking” per DOS | succoso
     scrive: 

    […] IBM Topview: “multitasking” per DOS […]

  • # 2
    Giangix
     scrive: 

    La IBM nel 1985 deteneva l’80% del mercato dei PC?
    Notevole. E nonostante l’enorme vantaggio si è fatta battere dai cloni+MS…

  • # 3
    D
     scrive: 

    “Notevole.”

    Mica tanto visto che a quei tempi un pc costava uno sproposito ed aveva un mercato nel complesso molto piccolo a causa della massiccia presenza di piattaforme alternative nettamente superiori e di home computer per tutti i gusti.

  • # 4
    Griso
     scrive: 

    esiste anche il pharlap come estensione dos per il multitasking e altra roba, è la cosa brutta è che in certi settori è ancora usato :P

  • # 5
    lakar
     scrive: 

    @ D
    Cosa c’entra il mercato dei computer in generale?
    Io parlavo del mercato pc ed averne l’80% era un risultato notevole considerando che nel giro di un decennio i pc avrebbero dominato l’intero mercato dei computer. Se IBM avesse mantenuto quella quota avrebbe potuto controllarne lo sviluppo hardware e software (OS/2) invece si è fatta battere da aziende che allora erano molto più piccole (cloni e MS) e nonostante il grosso vantaggio che aveva nell’85.

  • # 6
    D
     scrive: 

    “considerando che nel giro di un decennio i pc avrebbero dominato l’intero mercato dei computer.”

    A quel tempo nessuno lo sapeva che sarebbe finita così. Il pc non era altro che l’ennesimo computer e di fatto non era particolarmente diffuso.
    Cosa c’è da vantarsi ad avere l’80% del mercato se il mercato è composto da poche unità ?
    Un 10% dei c64 venduti a quel tempo valeva quel 80 senza alcuno sforzo e per come la si poteva vedere a quel tempo non era di sicuro la commodore quella che avrebbe levato le tende

  • # 7
    lakar
     scrive: 

    Non ha importanza il fatto che a quel tempo nessuno sapeva che il pc avrebbe poi vinto.
    Avere l’80% di un mercato anche se piccolo ma aperto come quello dei pc è pur sempre notevole (considerando che che nel giro di pochi anni sarebbe diventato ricchissimo) ma sopratutto resta il fatto che IBM pur controllandone una larga fetta si è fatta fregare dalle piccole aziende di cloni+MS (piccola anch’essa a quei tempi).

  • # 8
    D
     scrive: 

    Continui a parlare col senno di poi. Conoscendo il risultato è facile.
    A quei tempi sul mondo pc, nessuno con un po’ di sale in zucca ci avrebbe scommesso un soldo bucato.
    Tecnologicamente era una dinosauro prima ancora di nascere. Il suo primo bacino di utenti è stato il mercato del lavoro dove una società che vendeva mainframe ha fatto leva per vendere quello che ai tempi era una “macchina da scrivere con la tv”.
    Se al giorno d’oggi si dice che i mac costano un botto a quel tempo era l’esatto opposto: 4000 $ per quel coso erano un vero e proprio furto che passava solamente nel nome di ibm che ricordo, non aveva alcun interesse ad aprire il mercato. Per lei l’ XT valeva come il PET per la commodore.

  • # 9
    lakar
     scrive: 

    Tu continui a parlare di prezzi e prestazioni ma non era questo il punto!
    Il punto era che nel giro di pochi anni il mercato pc sarebbe esploso e se IBM, che ne deteneva l’80% nel 1985, fosse stata più accorta avrebbe potuto dominare il mercato e invece si è fatta fregare da azienducole di cloni e dall’allora ancora piccola MS.
    Che poi ci fossero alternative migliori è vero ma non si discuteva di questo ma solo del fatto che IBM con l’80% si sia fatto scappare un business stramiliardario.

  • # 10
    D
     scrive: 

    se ibm avesse immaginato che finiva così avrebbe fatto ben altre scelte ti pare ?

  • # 11
    lakar
     scrive: 

    Non so cosa IBM si aspettasse dal mercato pc per gli anni successivi ma non importa. Piccolo o grande che sia un certo mercato è sempre meglio averne l’80% che il 50% o il 30% o lo 0% di adesso. Del resto se nel 1981 decise di entrarci era per fare soldi e non per beneficenza.
    IBM non fece altre scelte solo perché fu arrogante e miope indipendentemente da ciò che si aspettava per il mercato pc del futuro. Tenne prezzi alti quando MS+cloni li abbassavano e si intestardì con i suoi standard proprietari. Pensava che tutti l’avrebbero seguita solo perché lei era la IBM. E pensare che nel 1985 aveva l’80% cioè un vantaggio enorme lascia pensare non poco su che occasione si siano fatti sfuggire. Oggi potrebbe essere OS/2 e non Windows ad avere il 90% del mercato e i computer IBM potrebbero vendere più di Asus e Dell messi insieme. I suoi dirigenti di allora farebbero una bel gruppo con quelli di Commodore.

  • # 12
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ lakar & D
    IBM intendeva i PC (e anche il tentativo di riprendere il mercato con l’architettura proprietaria di PS/2 – http://www.appuntidigitali.it/2707/ibm-ps2-lanticonformista/ – lo dimostra) in modo chiuso, molto simile ad Apple. Quindi se IBM avesse tenuto duro, e fosse riuscita a contenere le aperture di Microsoft (nella fattispecie, siglando un accordo esclusivo per qualunque OS MS, per n anni, o producendosi il SW in casa), non è legittimo pensare che avrebbe venduto tanto quanto il mercato aggregato del PC “aperto” ha poi venduto.

    Il PC IBM sarebbe stato un altro prodotto destinato all’utenza business, uno dei tanti, o magari il “gigante” in un mercato però molto più piccolo. Non di certo il fenomeno di massa che è poi stato. IBM nel 1985 dominava un mercato in cui il fenomeno dei cloni era appena agli inizi e in nessun caso avrebbe dominato, con una piattaforma chiusa, l’80% di un mercato con i volumi del 2009.

  • # 13
    lakar
     scrive: 

    @ Alessio Di Domizio
    Se IBM fosse stata meno arrogante con i prezzi dell’hardware e di OS/2 non escluderei che oggi il 90% dei pc avrebbe OS/2 e non Windows. Se ci è riuscita MS con un os che spesso non era un granché…
    Con questo non intendo dire che il 90% dei pc avrebbe hardware IBM. Del resto OS/2 veniva anche dato in licenza a terzi e quindi un 90% di pc con OS/2 (su hardware di varie marche) e una certa fetta di pc IBM (magari nella nicchia di pc professionali e costosi) non mi sembra tanto improbabile. Non dico che avrebbe ancora l’80% con una piattaforma chiusa ma una buona fetta potrebbe ancora averla.
    Se IBM avesse iniziato una guerra di prezzi con MS tra OS/2 e Windows è ovvio che la prima aveva più risorse. Similmente per l’hardware. Aggiungendo anche l’80% che aveva nel 1985 e un nome all’epoca 1000 volte più famoso dei vari Acer, Asus, Dell etc. etc. il fatto che sia passata da l’80% a 0% sia nell’hardware e sia per l’os è quantomeno folle.

  • # 14
    D
     scrive: 

    “Piccolo o grande che sia un certo mercato è sempre meglio averne l’80% che il 50% o il 30% o lo 0% di adesso. ”

    80% di 10 vuol dire 8 e se non erano otto ma qualcuno in più evidentemente non erano abbastanza da giustificare chissà quale ottimismo che poco alla volta ha fatto marcire l’ambiente

  • # 15
    lakar
     scrive: 

    Non ho mai detto che le vendite di IBM facessero pensare all’ottimismo. Ma che importanza ha quanto fosse grande il mercato pc nel 1985 e le prospettive future? Nulla.
    Il fatto è che IBM si è fatta battere da tante piccole-medie aziende nonostante l’enorme vantaggio iniziale. E se anche oggi i pc non rappresentassero il 100% dei computer client ma sono un 10% allora vorrei avere io l’80% di un 10% che corrisponde all’8% del mercato totale dei computer client e che è la quota di Apple e più o meno anche di Asus, Acer e altri. Sicuramente meglio dello 0% che ha IBM oggi. Per non parlare dell’occasione persa nei sistemi operativi con OS/2 e afferrata al volo da MS.

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