di  -  giovedì 17 settembre 2009

Nintendo Mario LogoSpero vi siate rilassati e riposati durante queste vacanze estive ormai concluse (sic!) per la maggiorparte degli italiani.

Dopo un periodo di pausa torna infatti la rubrica di retrogaming di Appunti Digitali e torna con un argomento particolarmente sentito sia per il sottoscritto sia per molti di voi, nati negli eighties.
Parleremo del NES (o FamiCom a seconda se ci si riferisca alla localizzazione giapponese oppure a quella USA/PAL), letteralmente LA console degli anni ’80 per tutta una serie di motivi che proveremo a sviscerare nei paragrafi seguenti.

Siete pronti? Allacciate le cinture perché ripartiamo a spron batutto!

Come consuetudine, cerchiamo di delineare il contesto storico nel quale tesseremo le fila della nostra analisi. Per farlo dovremo però muoverci contemporaneamente su due terreni diversi (o meglio ancora due mercati differenti), quindi occhio alla penna.

Prima ancora di addentrarci nel vivo della questione, vale la pena stilare una breve digressione sulla storia della compagnia nipponica più famosa nella storia dei videogiochi.

La Nintendo Koppai fu fondata nel 1889 da tale Fusajiro Yamauchi. Il suo core business era essenzialmente quello delle carte da gioco (Hanafuda), antenate in qualche modo dei giochi strategici molto di moda tra i più giovani dei giorni nostri come Magic o Yu-Gi-Oh, ma che richiedevano una qual certa capacità di analisi e probabilità e quindi apprezzate anche da un pubblico più adulto.

Fino agli anni ’50 a causa anche della storica chiusura nipponica nei confronti dei “gaijin” soprattutto in ambito commerciale, il mercato era stato solamente quello interno, seppur i risultati raggiunti dalla società risultassero rimarchevoli. Ma è chiaro che per un salto di qualità fosse necessario varcare i confini nazionali e sbarcare oltreoceano.

Nel 1956 dopo la visita allo stabilimento dell’azienda leader del settore negli Stati Uniti (rivelatasi poco più che un piccolo magazzino) la dirigenza si decise a puntare ad entrare in concorrenza con la United States Playing Card Company e dopo un cambiamento dell’assetto societario, furono vagliate altre strade per diversificare il mercato e non restare legati solamente allo storico settore delle carte da gioco.
Purtroppo però tutti le nuove iniziative fallirono miseramente ed la quotazione in borsa subito dopo le Olimpiadi del 1964 svoltesi a Tokyo colò a picco.
L’anno di svolta fu il 1966 quando attraverso il lavoro di Gunpei Yokoi (sì quel Gunpei Yokoi che abbiamo già incontrato nella cronistoria del Game Boy) la Nintendo virò decisamente verso l’industria dei giocattoli.

Dopo una rincorsa alle aziende leader, tra cui la famosa Bandai, il primo vero e significativo successo si ebbe nel 1974 quando vennero acquisiti i diritti per poter produrre la  Magnavox Odyssey, ritenuta la prima console in assoluto ad essere mai stata realizzata.
Grazie al know-how acquisito, tre anni più tardi lanciò sul mercato il Color TV Game, un dispositivo elettronico con precaricate 6 versioni di Light Tennis o di Pong. Un evento molto importante per la storia della società fu l’assunzione nello stesso periodo di un giovane promettente: Shigeru Miyamoto. Suona familiare vero?

Nella seconda metà degli anni ’70 Nintendo decise di provare la carta arcade. Dopo qualche modesto risultato la svolta arrivò nel 1981 con l’uscita di Donkey Kong e il clamoroso successo ottenuto nelle sale giochi giapponesi, che portarono un incremento di fatturato e liquidità decisivi per gli sviluppi futuri.
Sono proprio gli anni ’80 il periodo di trasformazione della compagnia dalla quotazione in borsa ed un ruolo non di primissimo piano al colosso attuale. Nel 1980 infatti vennero presentati al pubblico i Game&Watch, gli antenati delle console portatili, precedenti al successo planetario chiamato Game Boy.
Continua l’impegno parallelo nel mercato dei coin-operator ed il 1983 segna l’avvento di Super Mario, il personaggio creato proprio da Miyamoto e divenuto simbolo Nintendo; ad oggi la saga più venduta nella storia dei videogiochi con oltre 200 milioni di unità, calcolate su tutte le apparizioni videoludiche dell’idraulico vestito di rosso e amato da almeno due generazioni di adolescenti.

A questo punto scindiamo la ricostruzione storica in due tracce parallele, una nipponica ed un’altra principalmente nordamericana/europea. Nello stesso anno dell’avvento, più precisamente il 15 luglio, entra nei salotti giapponesi il FamiCom, contrazione del Family Computer, un rivoluzionario dispositivo elettronico in grado di far girare giochi differenti tramite il – ventennale -meccanismo di sostituzione della cartuccia, in uso fino all’avvento delle unità ottiche.

FamiCom

L’accoglienza del pubblico non fu immediatamente quella sperata a causa di alcuni problemi legati a difetti di fabbricazione della console i quali resero necessario la sostituzione del primo modello con una revision dotata di una nuova scheda madre (e che risolvevano i problemi di crash dell’apparecchio).
I successi però delle icone Nintendo, da Mario a Donkey Kong, riuscirono a traghettare la compagnia attraverso quei difficili mesi, imponendo infine la legge del più forte, anche perché i concorrenti stranieri quali Commodore non avevano alcuna penetrazione nel Sol Levante e quindi riprendersi fu decisamente più facile.

Spostiamoci ora negli Stati Uniti. I dati di vendita ottenuti dalla società nipponica non passarono certo inosservati ed i tempi per un ingresso convinto nel mercato statunitense erano ormai maturi. L’industria dei videogiochi aveva sofferto di una contrazione repentina, nota anche come la crisi del 1983 (o 1983 videogame crash se preferite la terminologia anglosassone).

La crescita repentina del fenomeno e l’interesse del pubblico americano venne preso sottogamba dagli operatori del settore che non erano riusciti a proporre titoli effettivamente di spessore. La concorrenza dei personal computer unita alla proliferazione di macchine diverse tra loro fecero il resto. La solfa della minestra riscaldata aveva insomma esasperato i potenziali acquirenti e le vendite crollarono improvvisamente mandando in bancarotta la maggiorparte delle software house dell’epoca.

Il primo tentativo di conquistare gli USA passò attraverso la ricerca di un accordo con Atari.
Se vi ricordate ne abbiamo già parlato a proposito del Mirai, un prototipo mai rilasciato dalla casa americana e secondo varie ipotesi sarebbe dovuto diventare un concorrente del Neo Geo.
La trattativa si arenò nel momento in cui Nintendo dettò le condizioni per la distribuzione in esclusiva del proprio cavallo di battaglia localizzato, ritenute troppo svantaggiose dalla dirigenza americana.
Nel 1984 il plan aziendale abbandonò questa pista e decise di puntare su una versione ad hoc chiamata Nintendo Advanced Video System, un sistema sempre basato sull’hardware del FamiCom dotato di tastiera e di una versione del BASIC, come concezione simile quindi al Commodore 64.

I costi di produzione troppo elevati fecero tramontare questo progetto ed arriviamo quindi al 1985, precisamente al Consumer Electronics Show, per gli amici CES, una delle esposizioni di elettronica di consumo non aperte al pubblico più importanti nel mondo.

Nintendo NES
Viene svelata per la prima volta la versione americana (basata sulla seconda rev nipponica quindi non affetta dai problemi di crash di cui abbiamo parlato in precedenza), la cui commercializzazione effettiva è datata 18 ottobre in un numero abbastanza limitato di esemplari anche per tastare il polso del pubblico.
Ricevuta la risposta positiva che tutti si attendevano, nel febbraio del 1986 la distribuzione venne allargata anche al Canada.
Successivamente fu la volta del vecchio continente e dell’Australia la cui distribuzione fu affidata alla Mattel, storica casa impegnata nel settore dei giocattoli (ricordate He-Man vero?).
Leggiamo dunque le caratteristiche tecniche di questo piccolo gioiello:

  • CPU: Ricoh 8 bit basato sul MOS 6502 con clock a 1.79Mhz per la versione NTSC (2A03), 1.66 Mhz per la versione PAL (2A07)
  • RAM: 2KB 2 KB dedicati per la VRAM
  • Video: chip dedicato e sviluppato sempre da Ricoh (PPU), con risoluzione massima supportata di 256*240 px ed una palette di 48 colori e 5 tonalità di grigio
  • Audio: 5 canali
  • Supporto: cartuccia a 60 o 72 pin con supporto fino ad un massimo di 32KB (espandbili eventualmente tramite la tecnica del bank switching)
  • Uscite: RF, RCA

Il successo fu assolutamente senza precedenti e di gran lunga superiore ai prodotti antagonisti o appartenuti alle generazioni (questa lo ricordiamo è la terza).
Oltre 60 milioni di unità vendute è un numero che parla da solo, anche perché dobbiamo considerare che ci troviamo negli anni ’80, quando il settore dei videogiochi pur essendo diventato di massa non aveva il bacino attuale di utenza ed il polo attrattivo costituito dai media e dalla Rete.
Eppure, dopo le due Playstation ed il Wii risulta la console con più vendite registrate in assoluto.
I motivi dell’accoglienza così “benevola” da parte del pubblico sono presto detti.
I personaggi Nintendo più famosi avevano fatto breccia nel cuore degli appassionati già nel mondo delle sale giochi ed i titoli proposti per la piattaforma casalinghi erano conversioni o novità veramente di spessore; basti pensare che il NES ha dato i natali a saghe tuttora giocate e molto apprezzate come il già citato Super Mario, ma anche Zelda, Metroid, Contra.
La facilità di utilizzo e la varietà dei titoli, dai platform, agli sparatutto, ai picchiaduro ce n’era davvero per tutti i gusti.
Lo dimostrano anche le versioni rilasciate delle unità HW e gli accessori piuttosto rivoluzionari per l’epoca, come il Power Glove o il joypad wireless con tecnologia ad infrarossi.

Nintendo Famicom Disk System
Nel 1986 Nintendo Japan propose anche il Famicom Disk System, una piattaforma che utilizzata dei floppy disk proprietari con formato a 2.8 pollici. Poiché i supporti disponevano anche della funzionalità di scrittura per alcuni giochi, come il già citato Zelda, venne messa a disposizione anche un’interessante funzionalità di salvataggio.
Poi purtroppo la pirateria e la decisione di non esportare la macchina al di fuori dal mercato giapponese ne decretarono la fine, nonostante i 4 milioni di unità piazzate fino ad allora.
Sharp dal canto suo uscì con una versione chiamata Twin Famicom che unisce la tecnologia presente nel NES e nell’FDS.

Sharp Twin Famicom

Il Master System ed il precedente SG-1000 non riuscirono ad offrire una sufficiente “potenza di fuoco” per contrastare il successo Nintendo, tanto da costringere Sega a rilasciare verso la fine degli anni ’80 la propria macchina di successiva generazione, a 16 bit, ovvero il Mega Drive, un’altra console che ha segnato il cuore di molti appassionati e di cui parleremo senz’altro più avanti.

Il Nintendo Entertainment System (o FamiCom) resta però l’emblema di un oggetto dal fascino senza tempo, ancora adesso molto ricercato dai collezionisti ed appassionati di retrogaming  (tanto che alcuni giochi non rilasciati ufficialmente raggiungono costi di centinaia di migliaia di Euro) ed in grado di risvegliare emozioni provate quando, bambini con le mani paffutelle, muovevamo i primi passi nel mondo dei videogiochi.

27 Commenti »

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  • # 1
    ThemeSong
     scrive: 

    *_*
    Ho passato sul NES gli anni dalla mia nascita fino all’acquisto della PlayStation, siccome i miei genitori lo comprarono PER LORO prima che io nascessi.
    Comunque, una grossa menzione la farei anche al fantastico Duck Hunter, messo nella cassettina di SuperMario, troppo divertente ai tempi vedere il cane che andava a recuperare le papere u_ù
    Un altro gioco che ho sempre amato, ma di cui non ricordo il nome, era quello dove con il tuo aereo vagavi per lo spazio ad uccidere i vari nemici, ricordo che il primo boss era un cervellone con un occhio solo e due lunghe braccia, e l’ultimo era il serpentone (che era anche l’immagine sulla copertina).
    Ricordo anche che esisteva un film, dove il ragazzetto di turno diventatava il campione assoluto dei videogiochi, e per colpa sua desiderai enormemente avere il Power Glove u_ù

    Cmq, “studiando” un po’ il WII, si nota come Nintendo abbia ripreso la politica che aveva ai tempi del NES riguardo le varie periferiche “speciali”, che penso sia stato il fattore principale del successo per entrambi.

    Vabè, tolgo il disturbo u_ù

  • # 2
    Gol. D. Roger
     scrive: 

    Ce l’ho ancora funzionante nel cassetto del comodino con super mario e top gun!!! Comunque tra gli accessori rivoluzionari avete dimenticato la mitica pistola zapper! Quante anatre avrò ammazzato non lo so!

  • # 3
    banryu
     scrive: 

    Anatre ne ho seccate anch’io a manetta, ma per l’uso della pistola zapper preferivo quel gioco wester dove dovevi duellare con il cattivo di turno, alla mezzogiorno di fuoco.

    Ma il mio gioco preferito di sempre (ci giocavo) era la simulazione di sottomarino americano ambientata nelle acque del pacifico durante la seconda guerra mondiale, il mitico Silent Service! (di Sid Meier)

  • # 4
    Giampy
     scrive: 

    Dovrebbe essere life force Salamander, una delle mie prime cassette! Bellissimo

  • # 5
    D
     scrive: 

    Prossimamente potete fare degli articoli sul crash del 83 e sul funzionamento interno delle vecchie console, in particolare le board da sala giochi che godono di una complessità seconda a nessuno ?

  • # 6
    ThemeSong
     scrive: 

    Sì è lui xD

    http://www.youtube.com/watch?v=mxo8ClbGkGw

    Che bella la musichetta sotto u_ù

  • # 7
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Io gioco ancora a questo: http://www.youtube.com/watch?v=PIJ2lqSVF7k quando posso. :D

  • # 8
    ThemeSong
     scrive: 

    Quel gioco lì ce l’aveva tipo mio zio o qualche amico di famiglia, ricordo ç_ç

  • # 9
    Kip
     scrive: 

    quanti ricordi da piccolo con il NES *_*

    ci passavo intere giornate a giocare a tetris, super mario, contra… *_*

    per non parlare delle anatre seccate a duck hunt!

    poi avevo anche un altro gioco abbastanza simpatico, lolo 3

    e per non parlare di uno dei classici nes tarocchi che ricevetti per natale da uno zio, con tanto di tastiera ed interprete basic, su cui ho mosso i miei primi passi di programmazione XD

    ora basta che sennò non finisco più XD

  • # 10
    Majinga
     scrive: 

    Bellissimo articolo, non ho mai avuto un NES, ma quando potevo ci giocavo volentieri.

    Una segnalazione. Molti link sono errati, puntano tutti a:

    http://www.appuntidigitali.it/wiki/*

    forse volevano puntare a wikipedia?

  • # 11
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    x D

    sul crash dell’83 sicuramente.
    Prima volevo fare un articolo o due però sul mercato di allora ed anche su un paio di console (Atari per esempio) dell’epoca, così da introdurre la questione.
    Per quanto riguarda i coin-op ne abbiamo parlato in svariati sedi anche perché la maggiorparte dei giochi soprattutto anni ’80 provengono dal mondo arcade.
    per quanto riguarda il CPS l’abbiamo introdotto se non sbaglio con alcuni giochi Capcom, ma mi piacerebbe molto affrontare prima o poi le versioni seguenti, soprattutto la terza.
    Vedo quel che si può fare, magari a 4 mani per un approfondimento sulle architetture utilizzate :)

    x Majinga

    grazie dei complimenti e della segnalazione.
    In realtà gli url erano giusti e sì provenivano da Wikipedia.
    Strana sta modifica…forse WordPress ha scombinato qualcosa. Provvedo in ogni caso.

    A proposito di giochi, io ne ho citati due, tre dei più famosi per non fare torto a nessuno e perché la lista è ENORME.
    Zelda, DuckTales, Contra sono solo alcuni che vale la pena citare e che godranno ciascuno almeno di un pezzo “autonomo”. I paperi erano già in lista d’attesa, aspetto solo il loro “compleanno” :D

  • # 12
    Stevejk
     scrive: 

    Ragazzi, qualcuno si ricorda un gioco dove c’era un omino che doveva scavare e trovare diamanti?? Mi ricordo che una notte papà me l’aveva portato, ci giocai per un paio di giorni e poi non funzionò più. Quando lo portò indietro, non c’erano più copie dello stesso gioco e mi è sempre rimasta la voglia di giocarci…

  • # 13
    D
     scrive: 

    “Vedo quel che si può fare, magari a 4 mani per un approfondimento sulle architetture utilizzate :)”

    Il bello di quelle board è che sono completamente diverse dalla tipica console casalinga studiata per costare poco. Traboccano di integrati, memorie, chip custom, processori a profusione (vagonate di z80 e 68000 in parallelo), certe schede della Cave perfino dsp su fpga per poter muovere un numero semplicemente enorme di sprite (oserei dire perfino disturbante per la vista tanto non si riescono a contare).
    E’ un mondo tutto a se soprattutto quello degli anni 80 e 90 (dopo purtroppo si sono appiattite anche loro a cominciare dalla naomi, proseguendo con le versioni pompate della ps2 ed adesso volgari e dozzinali pc)

  • # 14
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    x D: mi scappa una lacrimuccia a pensarci ancora. :’)

    x Stevejk: è Boulder Dash http://www.youtube.com/watch?v=g4dI-8QEn-w :D

  • # 15
    programmatore
     scrive: 

    yea e adesso un articolo cu come emularlo!

  • # 16
    alessandro
     scrive: 

    eccellente articolo…come ormai ci ha ben abituati e viziati jacopo cocchi…pero’ non si evince, per precisa scelta presumo, ke è pur vero ke il nes domino’ il modno negli anni ’80..ma è anke vero ke prorpio in quegli anni, in europa, le console era relegate in secondo o terzo piano, riepstto allo strapotere, in ambito gaming, degli home pc…mi spiego meglio..leggendo l’articolo puo’ sembrare ke vent’anni fa i cuori dei giocatori nostrani battessero solo per il nes, al pari appunto, dei colleghi americani e giapponesi, ma non è assolutamente così….il successo del nintendo fu modesto, molto modesto (addirittura la nintendo dovette intervenire per cambiare importatore, tanto il prodotto non decollava…)…il fenomeno console da noi esplose dopo….grazie al megadrive, al superfamicom e soprattutto al ps1.

  • # 17
    Benedetto
     scrive: 

    Indimenticabile console (che possiedo ancora assieme al Famicom preso ad Akihabara) e indimenticabili giochi. Excitebike, Punch-Out, Super Mario, la saga di Mega Man… La console che, a mio parere, ha segnato la storia assieme al VSC 2600 e alla PlayStation.

    P.S. Ormai cerco di evitare l’acquisto di retrogame ma un paio di mesi fa ho trovato in un negozio Arch RIvals, pessima conversione dell’hit da sala che mi diede comunque abbastanza soddisfazione ai tempi.

  • # 18
    Daniel
     scrive: 

    è uscito da poco un emulatore NES che va a meraviglia sul browser google chrome :)

    http://benfirshman.com/projects/jsnes/

  • # 19
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    x Alessandro

    grazie troppo buono.
    Per quanto riguarda il NES, forse non mi sono espresso al meglio ma mi riferivo(sco) ovviamente al segmento console dei videogiochi, tant’è che nel titolo è riportato “il dominatore della generazione a 8 bit” (o terza come scritto nel corpo), una differenziazione che si opera solitamente solo per quanto riguarda appunto le console.
    La scelta è stata precisa anche perché se fai caso ai precedenti pezzi, puoi notare come io e Alessio di Domizio ci siamo “divisi la torta”. L’home computing, ovvero l’altra metà del cielo per quanto riguarda i videogiochi è terreno suo (io lo conosco molto meno bene oltretutto).
    L’ho citato e lo citerò per il fenomeno del porting e come è capitato qui facendo riferimento alla crisi dell’83 ma il focus verte decisamente sulle console.
    In merito alla tua affermazione sul mercato europeo sono parzialmente d’accordo.
    Il NES “outsold” le console precedenti in qualsiasi mercato, seppur con numeri differenti.
    Dei 60 e passa milioni di unità il grosso fu venduto tra USA e Giappone. Ma quasi dieci milioni se lo divisero sostanzialmente Europa, Australia e sud-est asiatico, con una predominanza della prima.
    Dovrei rivedere le cifre suddivise ma nel mercato europeo SNES e Mega Drive non è che fecero tanto tanto meglio. Il MD contò 30 milioni di unità e se le ripartisci tra i 3 mercati principali (seppur è vero che l’Europa fosse forse la base del suo successo) non risulta questa differenza enorme.
    Il SNES si collocò a metà, tra NES e MD, sempre nel mercato europeo.

    La vera differenza e lo spartiacque che segna il cambiamento dell’intera industry (come ho provato a spiegare nell’articolo del prototipo SNES-CD, poi diventato PSX) fu proprio la Playstation.
    Con l’avvento della piattaforma Sony cambia totalmente il mercato; cambiano i numeri, cambia il range dei potenziali acquirenti (o meglio si allarga), cambiano i rapporti di forza ed i rapporti con le software house e la frammentazione che aveva costellato i primi anni ’90 in particolar modo viene meno.
    Con la PSX il videogioco anche in Europa diventa fenomeno “globale”, prima, almeno a mio modo di vedere, non dico fosse di nicchia, ma certo i vari Commodore prima e gli Amiga poi costituivano un bacino di enorme seguito, questo sì.
    Poi le cose cambiano come hai d’altra parte sottolineato tu.

  • # 20
    alessandro
     scrive: 

    grazie per la cortese risposta…effettivamente non ho fatto distinzione tra il mondo console ed il mondo home computer, facendoli, nella mia precedente analisi, confrontare direttamente…ed approvo in pieno..anke con la mia personale esperienza di videogiocatore di tre decadi, ke il “mondo è cambiato” con la ps1..assolutamente e senza dubbio…buon proseguimento!!!

  • # 21
    clovis
     scrive: 

    Quanti ricordi col mitico NES, Super Mario e Duck Hunt in particolare… T_T
    Tralaltro, avete mai provato a sparare alle anatre facendo rimbalzare il raggio della pistola su uno specchio (verso il tv)?? Provate provate ^_^

  • # 22
    Stevejk
     scrive: 

    Grazie Cesare!! Grazie mille!!

  • # 23
    phabio76
     scrive: 

    No, no…
    facciamola bene la citazione:
    “…bambini con le mani paffutelle” E SPORCHE DI CIOCCOLATA !!!

  • # 24
    Andrea
     scrive: 

    Come altri hanno già detto penso che il successo del NES in Italia sia stato molto inferiore rispetto agli Stati Uniti e al Giappone. Da noi imperversavano gli Home Computer come il Commodore 64 e lo Spectrum…. molto probabilmente per l’ampio supporto di sw pirata che avevano :-( Erano i tempi in cui il sw pirata si comprava in edicola a poche migliaia di lire, molto meno di quello che (immagino) costasse una cartuccia del NES. Per me Zelda era un nome sconosciuto… stesso discorso con la successiva generazione che noi è stata dominata dagli Amiga seguiti da anni di PC.

    La prima console che avuto successo da noi è stata la PS1, quindi la PS2 ed ora se la giocano Xbox 360 e PS3.

  • # 25
    SG-1000: l’anno zero Sega - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] si interruppe però nel 1983, quando il videogame crash, di cui abbiamo già parlato in più occasioni, colpì con forza anche Sega. Questo perché negli anni ‘70 la proprietà aveva deciso di […]

  • # 26
    Loredana
     scrive: 

    Vorrei sapere se è ancora disponibile la console nintendo entertainment system, vorrei acquistarla…
    Qualcuno ce l’ha? Loredana

  • # 27
    Gianluca
     scrive: 

    Console straordinaria, che ha segnato una svolta importantissima a livello storico per i videogiochi.
    Eppure gli preferii (e continuo a preferire…) il Master System II…

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