di  -  venerdì 7 dicembre 2007

second life

Il dibattito sull’utilità di Second Life, soprattutto per aziende ed enti che investono del denaro per una presenza ufficiale nel mondo virtuale 3d ideato dal Lindel Lab, è un tema delicato che ha spesso acceso polemiche tra sostenitori delle meravigliose possibilità offerte da Second Life e detrattori, che lo considerano più che altro una moda, o peggio, un luogo adibito prevalentemente a giochini erotici tra avatar. Ero entrato in contatto con Second Life alcuni mesi or sono, senza peraltro riuscire a trovare le motivazioni e gli stimoli per continuare ad utilizzare un ambiente senza dubbio affascinante, capace davvero di immergerti in una realtà parallela, dove puoi volare e teleportarti, tanto per citare due facoltà che ti danno una piacevole sensazione di ampliamento delle possibilità, di superamento dei limiti corporei.

Un piacere ed un divertimento limitato però, se fine a se stesso, o se applicato solo all’affinamento delle tecniche di seduzione, pratica diffusa in Second Life almeno quanto nella vita reale, se non di più. Restare seduti su una panchina o ballare in mezzo ad altri stravaganti avatar, magari per racimolare qualche linden dollar allo scopo di migliorare il proprio guardaroba è qualcosa che può venire facilmente a noia.

Questo è quanto mi è capitato in occasione della prima esperienza su Second Life, ma un paio di giorni fa mi sono dovuto ricredere. Ho sentito su Twitter che l’avatar di Gian Antonio Stella, autore con Sergio Rizzo de La Casta, stava parlando proprio del libro e di giornalismo in generale, sull’isola di Style, magazine del Corriere della Sera: mi ci sono fiondato, teleportandomi nella sala dove si teneva la presentazione del libro.

L’ambiente era informale e GAStella – questo il nome dell’avatar di Gian Antonio Stella – è stato molto generoso e disponibile nel rispondere alle domande di tutti i presenti. Naturalmente nessuno si è potuto far autografare la copia del libro, e lungi da me sostenere che un incontro del genere possa sostituire quelli tradizionali che si tengono nelle librerie. Bisogna riconoscere però che una occasione di questo tipo offre una possibilità di incontro anche a chi per motivi geografici o logistici semplicemente non può raggiungere fisicamente i luoghi dove si tengono questo genere di incontri.

Dopo la conferenza, grazie alle indicazioni di Giuseppe Granieri, ho scoperto la UnAcademy

UnAcademy, o Accademia Non Convenzionale della Cultura Digitale, è un lugo metaforico ma anche un luogo fisico, un loft postindustriale nella fisica del mondo di Second Life, attrezzato con aule, sala conferenze e spazi allestiti per esperimenti di didattica e di riflessione.

Ho trovato un ambiente molto interessante e stimolante, sono sicuro di volerci tornare.

In definitiva, Second Life è un mondo davvero molto vasto e diversificato, che merita di essere esplorato al di là delle mode, degli aspetti di mondanità e della confusione che molto spesso viene fatta dai media tradizionali, i quali spesso trattano gli argomenti legati ad Internet con un eccesso di superficialità.

2 Commenti »

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  • # 1
    Capellone
     scrive: 

    Sono dell’idea che Second Life sia stato creato per conquistare, con il suo mondo virtuale graficamente ricostruito, un pubblico frivolo e intenzionato a svagarsi possibilmente spendendoci soldi come per altri fenomeni di moda e di consumismo. E’comunque comprensibile che poi all’interno ci si ritrovino anche le proiezioni di persone e aziende/istituzioni importanti e impegnate perchè sono molto attente e curiose agli sviluppi più eclatanti di Internet e vogliono restare al passo con i tempi e saperne sfruttare proficuamente le potenzialità. Ma in realtà per chi cerca veramente cultura e informazione la rete mette già a disposizione mezzi ben più maturi e potenti: forum, blog, enciclopedie, teleconferenze, e-learning ecc…
    Second Life può sembrare un modo divertente ed anticonformista di fare le cose, ma purtroppo è solo apparenza e non aggiunge spessore ai contenuti.
    per chi vuole giocare ci sono sempre i videogiochi e per chi non vuole giocare c’è ben altro.

  • # 2
    lmelk
     scrive: 

    Sono dell’idea che questa nuova invenzione, la stampa con caratteri mobili, con i suoi caratteri che imitano la scrittura vera, sia stata creata per conquistare un pubblico frivolo e intenzionati a svagarsi, possibilmente spendendoci soldi come per altri fenomeni di moda e di consumismo. Caro Mr Gutenberg, la nostra società, per chi cerca veramente cultura e informazione, mette già a disposizione mezzi ben più maturi e potenti: la biblioteca di Alessandria, tre copie del De Rerum Natura a Montecassino, e una quantità enorme di pergamene e papiri.
    La stampa può sembrare un modo divertente ed anticonformista di fare le cose, ma purtroppo è solo apparenza e non aggiunge spessore ai contenuti.
    per chi vuole giocare c’è sempre un esecuzione capitale in piazza, e per chi non vuole giocare c’è ben altro.

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