di  -  venerdì 31 luglio 2009

GoogleAziende tecnologiche come Google cercano continuamente di trovare nuove vie per poter rendere i propri data center energeticamente più efficienti. Questo per due motivi: abbattere i costi di gestione e mantenere un’immagine “green”.

Per ovvi motivi, queste strutture si surriscaldano moltissimo e necessitano sempre di un sistema di raffreddamento. La notizia circola da alcuni giorni in rete: il Google data center situato vicino a Saint-Ghislain, in Belgio, che ha iniziato ad operare alla fine del 2008, si raffredda non con l’aria condizionata ma tramite due sistemi che non necessitano di energia elettrica.

In poche parole: con acqua non municipalizzata prelevata da un canale posizionato vicino al centro (purificata attraverso un complesso sistema di filtri) e l’aria circostante. In Belgio non è che faccio poi così caldo, perciò l’aria circostante può naturalmente raffreddare i computer surriscaldati presenti all’interno.

Ma come fanno d’estate? Semplice, quando all’esterno l’aria si fa troppo calda, Google automaticamente trasferisce tutti i processi lontano dal data centre Belga, in altri data center disseminati in aree più fredde del mondo.

FONTE:  Datacenterknowledge

11 Commenti »

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  • # 1
    Ilruz
     scrive: 

    In gergo si chiama inquinamento termico – in Italia e’ anche regolamentato; in Belgio non so.

    Usare l’acqua di fiume per raffreddare impianti e una tecnica comune; non vuol dire che l’impianto non ci sia … e’ solo ad acqua/aria.

    La mia azienda ha tre datacenter piu’ o meno identici, con capienza di circa 3.000 server fisici: il mese scorso ne ho proprio visitato uno. Il sistema di raffreddamento “di backup” (sistema terziario, di emergenza), attinge proprio al fiume nelle vicinanze, e tramite scambiatore di calore (e non filtri), dissipa il calore della sala.
    Si tratta pero’ di una attivita’ di emergenza, e abbiamo una deroga comunale per l’uso di tale sistema solo in caso di prolungata mancanza di energia o di guasto critico ai sistemi “tradizionali”.

    Un giorno poi parleremo degli UPS … senza batterie :D

  • # 2
    arkanoid
     scrive: 

    Si chiama free cooling e da noi l’acqua di fiume è praticamente inutilizzabile a causa dei limiti sul massimo riscaldamento all’atto dell’immissione e dei dazi da pagare per lo sversamento della stessa dopo l’utilizzo.
    Inoltre, tutto questo ha dei costi ingenti in energia elettrica, perchè i ventilatori, le pompe e i filtri non li fa andare il signore.
    Un altro articolo superficiale e impreciso Stefano.

  • # 3
    cla
     scrive: 

    Quote Ilruz: “Usare l’acqua di fiume per raffreddare impianti e una tecnica comune; non vuol dire che l’impianto non ci sia … e’ solo ad acqua/aria.”

    Mi sono perso l’affermazione dove si dice che l’impianto non ci sia…

    Quote arkanoid: “Inoltre, tutto questo ha dei costi ingenti in energia elettrica, perchè i ventilatori, le pompe e i filtri non li fa andare il signore.
    Un altro articolo superficiale e impreciso Stefano.”

    Ha dei costi ingenti? Quanto?
    Piu’ che raffreddare a condizionatori?
    E’ piuttosto scontato che comunque un po’ di energia debba utilizzata… precisazione inutile IMHO
    Inoltre perche’ parli di limiti di riscaldamento al atto della reimmissione, se l’acqua viene raffreddata poi ad aria?
    Spiegaci tu, non superficialmente. Grazie

  • # 4
    Tomaso
     scrive: 

    all;esterno -> all’esterno
    Goole -> Google
    data centre -> data center
    piu’ -> più

    Non sono solito segnalare gli errori però 4 in un’unica frase…

  • # 5
    luigi
     scrive: 

    massacrato in diretta… anche questo è il web 2.0!!!

  • # 6
    rick dangerous
     scrive: 

    massacrato in diretta… anche questo è il web 2.0!!!

    Basta sapersi divertire con poco…

  • # 7
    luigi
     scrive: 

    Basta sapersi divertire con poco�€�

    hai ragione, è il trucco per vivere sereni…

  • # 8
    arkanoid
     scrive: 

    Negli impianti di condizionamento, se l’entalpia dell’aria in aspirazione è sufficientemente bassa, non si utilizzano batterie di raffreddamento, ma viene fatta circolare aria esterna (intendendo con ciò che una macchina l’aspira dall’esterno, la filtra,la immette e poi un’altra macchina fa altrettanto per espellerla dagli ambienti.
    In un CED, queste condizioni sono verificate rarissimamente a causa della grandiosa potenza installata, ma sono vie praticabili, le macchine costano un pochino di più di equivalenti che non consentano il free cooling, ma normalmente ne vale la pena.
    I ventilatori consumano tanta energia, basti pensare che per raffreddare in free cooling con delta T tra temperatura di setpoint per far funzionare il ced e temperatura esterna ridotta (5-10°C, che significa temperature interne sotto i 40°C ed esterne sotto i 30°C), servono spannometricamente 300 mc/h di aria per ogni kW da asportare.
    Un ced con ad esempio 500 kW da dissipare richiede in free cooling con queste condizioni, sempre a spanne, 150000 mc/h di aria esterna, il che richiede motori con potenze dell’ordine dei 50-60 kW. Per l’estrazione altrettanto.
    Chiaro, si parla di ben altri valori rispetto ad usare meno aria più fredda, come può essere una portata dimezzata ma con frigoriferi che con EER dell’ordine di 4-4.5 consumano comunque 100-150 kW, oltre ai motori dei ventilatori, a cui si aggiunge il consumo delle pompe di circolazione.
    Ugualmente, utilizzare acqua di fiume al posto di acqua di processo con refrigeratori richiede una filtrazione notevole, con almeno due stadi di filtrazione, uno a maglia grossa ed uno a letto di sabbie, diversamente ti va in giro per gli sbambiatori della robaccia che intasa tutto in poco tempo.
    Filtrare tanta acqua quanto richiesto dalle normative (in italia per esempio non puoi aumentare di più di 3°c la temperatura media dell’acqua del fiume tra dove prendi e a valle di dove immetti) è costoso.
    Ipotizzando di prelevare acqua in modo di saturare al massimo l’intervallo utile di delta T (ad esempio con fiume a 20°C oltre 8-9°C è tecnicamente impossibile andare con aria a 30°C), dissipare i soliti 500 kW richiede una portata di circa 45-50000 litri/ora. Questo richiede una portata del fiume almeno tripla, cioè 150 mc/h, portata comunque raggiunta da molti corsi.
    Far circolare questa acqua richiede motori da 10-15 kW a seconda della perdita di carico di filtri e impianto.
    I locali consorzi di bonifica possono richiede una quota per l’acqua di processo reimmessa in fiume, o nel caso in falda, e questa quota può assumere rilevanza nel costo di gestione dell’impianto.
    Per cui, va bene vantare sempre come fa Stefano ogni cosa che sia vagamente green, ma va anche bene informarsi e non distribuire cultura approssimativa come fa spesso, per non dire quasi sempre. Uno che ignora queste cose leggendo l’articolo si fa l’idea che google sia all’avanguardia nella ricerca di sistemi per non consumare energia per far funzionare i suoi impianti, la verità è che prima di tutto sistemi energeticamente efficienti come si fanno NORMALMENTE e secondariamente le aziende fanno questo perchè risparmiano soldi.

  • # 9
    Caterpillar
     scrive: 

    Owned

  • # 10
    Daniele
     scrive: 

    Complimenti a arkanoid, un’analisi davvero molto, molto interessante.
    Direi che sull’argomento non c’è nulla da contestargli…

    Comunque spesso le alternative che ad occhio appaiono green nascondono costi (in termini ambientali e di convenienza) che alla fine si equiparano a quelle tradizionali.
    Direi che la base del green sta nell’energia elettrica: finché non ci sarà un modo veramente pulito per generarla qualsiasi cosa comporterà un costo ambientale e arkanoid ha reso bene l’idea dei problemi relativi ad esempio ai moto-ventilatori (concordo che consumano uno sproposito).
    Inoltre in Italia (una volta tanto siamo più attenti di altri…) esistono normative rigide per l’utilizzo dell’acqua dei corsi (già spiegate dagli altri) e utilizzare ulteriore energia per raffreddare nuovamente l’acqua per rientrare nelle normative è un controsenso (per altro mi pare giustissimo che non si possa alterare più di tot gradi la t-media).

    E poi son soluzioni “limite” queste applicate da Google,,, quante aziende hanno server farm sparse ad ogni latitudine e un sistema di clustering tale da spostare processi in altri luoghi del globo?

  • # 11
    Carlo
     scrive: 

    Computer=consumo di energia elettrica=calore da dissipare=calore rilasciato in ambiente.
    Inoltre per generare l’energia elettrica che poi andrò a dissipare ho dovuto immettere altro calore nell’ambiente…
    I Centri di Calcolo o data center in futuro diventeranno tra i maggiori utilizzatori di energia elettrica e non.

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