di  -  lunedì 13 luglio 2009

Domani, martedì 14 luglio i blogger organizzati attorno al network di Diritto alla Rete, scendono in piazza contro il Decreto Alfano, per protestare in particolare contro l’obbligo di rettifica imposto anche a blog, siti non professionali di informazione, e persino social network.

Come abbiamo descritto anche nel post Rete più sicura o meno libera? il timore e la convinzione di chi sostiene la protesta è che dietro questo obbligo di rettifica entro 48 si nasconda in realtà il desiderio di imporre un bavaglio ad uno strumento di diffusione del libero pensiero com’è la Rete.

Nessuno sostiene che Internet debba essere un far west privo di regole in senso assoluto, ma piuttosto, sembra evidente che assimilare “tutti i siti informatici” in un unico calderone come fa il Decreto Alfano è quantomeno inopportuno.

Il problema non si pone solo per i blog, l’obbligo di rettifica vale anche per i social network, newsgroup, forum, eccetera, su cui la legge pare sin da subito inapplicabile.

Chi critica il decreto fa notare che si applica alla Rete una legge, quella sull’editoria, che risale alla Costituente, e che ha ampiamente dimostrato di non essere più in grado di gestire il sistema dei media, tenuto anche conto che alcuni di essi, come Internet appunto, neppure esistevano ai tempi in cui la legge fu pensata.

La libertà di parola si scontra con la necessità di arginare eventuali abusi di quella stessa libertà. E’ un passaggio cruciale di definizione delle regole della democrazia, per questo l’appuntamento che i blogger si sono dati a Piazza Navona a Roma domani alle 19.00 per manifestare contro il Decreto Alfano potrebbe rivelarsi un momento di una certa importanza nella storia dell’evoluzione dei media.

Negli USA, dove Internet è nata ed ha uno grado di diffusione ed evoluzione ben superiore a quello italiano, il problema è dibattuto da lungo tempo, ed è noto quanta attenzione venga posta in quella democrazia alla tutela delle libertà individuali.

La Electronic Frontier Foundation difende la libertà di parola online, sostenendo i blogger anche in casi legali, e portando avanti la campagna Blue Ribbon.

Personalmente ritengo che l’intento di porre dei paletti da parte del Parlamento non sia del tutto errato. Garantire una possibilità di opporsi alla diffamazione è una buona cosa, ma il metodo proposto dal Decreto Alfano comporta troppi rischi per l’altrettanto sacrosanto diritto di sostenere le proprie opinioni e raccontare fatti, quando questi sono comprovati, senza una spada di Damocle che pende sulla propria testa.

In un mondo ideale, qualsiasi blogger dovrebbe avere l’onestà intellettuale di concedere il diritto di replica, ed eventualmente correggere eventuali errori. Ma sappiamo di non essere in un mondo ideale, proprio per questo, una legge così ambigua e restrittiva, offre il fianco a chi ne potrebbe approfittare per usare la minaccia della denuncia e della rettifica coatta, per mettere a tacere le voci discordanti con il proprio pensiero

Per questo offro il mio personale sostegno alla campagna promossa, tra gli altri, da Alessandro Gilioli e Guido Scorza , nella convinzione che possa segnare un momento di svolta per la storia di Internet in Italia.

Il popolo della rete, in una forma fisica come mai prima era accaduto, esce dalla rete per materializzarsi di fronte alle Istituzioni. Gli unici precedenti che mi riesce di individuare sono i flash mob , o i meetup, ovviamente con logiche e finalità ben diverse.

Questo segnale, rimarrà soffocato dal rumore di fondo o verrà percepito? E se sarà percepito, cosa rappresenta, è forse l’espressione di bisogni ed istanze a cui la politica ed i partiti non sono ancora in grado di offrire una risposta?

14 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    ma non avevano cancellato lo sciopero (dei giornalisti) alla luce della apertura di Napolitano?

  • # 2
    Magilvia
     scrive: 

    Se fossi un po’ più vicino io ci sarei!

  • # 3
    Roberto
     scrive: 

    Ancora?!?!

    “Il problema non si pone solo per i blog, l’obbligo di rettifica vale anche per i social network, newsgroup, forum, eccetera, su cui la legge pare sin da subito inapplicabile.”

    La rettifica deve avvenire con gli stessi metodi e la stessa visibilità della “diffamazione” (o dell’oggetto della rettifica, più in generale).
    Cosa significa? Che se io, qui, diffamo qualcuno e quel qualcuno può replicare, non si deve rettificare un bel niente.
    Diverso è se è il blogger a diffamare, allora sì che è costretto a rettificare scrivendo un articolo… e comunque si è obbligati alla rettifica solo da un giudice, e solo se non si rispetta la sentenza si paga la multa…

    certe volte si fanno battaglie senza sapere nemmeno di cosa si parla…

  • # 4
    Gurzo2007
     scrive: 

    @Roberto

    mi sa ke non sia proprio così…se è come dici tu. allora dove starebbe la diffamazione? ma soprattutto per una boiata ke esiste già( ovvero io mi difendo dai commenti, commentando io stesso) dovevano farci un ddl?

  • # 5
    Roberto
     scrive: 

    La diffamazione sta nell’atto compiuto dal diffamante, che domande… non è che se uno può ribattere alla diffamazione allora il reato non esiste più, la replica è una cosa, poi se tu ti senti diffamato puoi ottenere comunque i dati di chi ti ha diffamato e denunciarlo. Sono due cose distinte.

    La legge esisteva già, ma non contemplava i siti non registrati come testate giornalistiche, infatti non c’è una nuova legge ma una modifica di poche righe alla precedente.

    La realtà dei fatti è questa: se il blogger diffama è giustissimo che lo si possa obbligare a rettificare, vorrei vedere se ti diffamassero qui su Appunti digitali cosa diresti… se la diffamazione avviene da parte di un commentatore, fino a quando i commenti sono aperti (anche con registrazione al sito, ma aperti) il diffamato potrà replicare provvedendo esso stesso alla rettifica… la rettifica, secondo la legge, è un testo con la stessa visibilità e stesse caratteristiche del testo per il quale si chiede la rettifica, se non mi credi leggiti la legge (e scusa il gioco di parole)

    http://www.interlex.it/testi/l48_47.htm

    e le modifiche

    http://www.marcocastoro.it/?p=1941 (verso la fine, cerca (Modifiche alla legge 8 febbraio 1984, n. 47) anche se c’è il refuso 1984)

    In particolare “Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”

    Ora dimmi, se tu mi diffami qui con un commento e io ti rispondo… la rettifica non viene pubblicata entro 48 ore? Sì, Ha le stesse carattristiche grafiche? Sì, Ha la stessa metodologia di accesso al sito? Sì, Ha la stessa visibilità? Sì… e allora? Dov’è tutto sto problema dei blog?

    Se invece è il blogger a diffamare, è giusto che rettifichi e se non lo fa… peggio per lui, la prossima volta impara. Sarà comunque un giudice a decidere.
    Se non lo fai “l’autore della richiesta di rettifica […] può chiedere al pretore [giudice, NDR], ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la pubblicazione.”

    Se il giudice dice che devi pubblicare la rettifica e non lo fai, solo allora “La mancata o incompleta ottemperanza all’obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da lire 15.000.000 a lire 25.000.000.”

    Più chiaro di così… certo che i blogger sono scontenti, prima potevano fare quello che volevano senza grossi rischi… ora sono accomunati alla stampa tradizionale, com’è giusto che sia: vuoi fare informazione? ti prendi diritti e doveri… e lo dico da blogger eh…

  • # 6
    Giulio
     scrive: 

    I siti di social network li farei chiudere a prescindere, soprattutto Facebook che è al limite del legale.

  • # 7
    samuele
     scrive: 

    @giulio

    bel democratico eh…

  • # 8
    Il Primo Sciopero dei Blogger Oggi | Il blocco-note di Markingegno
     scrive: 

    […] mio pensiero l’ho espresso su Appunti Digitali e su FriendFeed, da cui riporto un mio intervento un po’ provocatorio, che però è stato […]

  • # 9
    Google prende posizione sulla “legge bavaglio” - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] circa la cd. “legge bavaglio” di cui abbiamo parlato in varie occasioni, ultima questo post di […]

  • # 10
    Gurzo2007
     scrive: 

    @Roberto

    praticamente robbe ke esistono già…ke senso ha fare una legge apposita?

    anke prima se un blogger diffamava…poteva benissimo essere querelato…

    non vedo l’urgenza di questa legge a scapito di problemi ben più gravi

    per il fatto dei commenti…altra baggianata…e ci voleva una leggere per fare la rettifica a mezzo commenti? cosa ke già è possibile fare?

    ma poi se io scrivo un commento diffamatorio, ki lo stabilisce ke sia tale? la parte offesa non dovrebbe sempre rivolgersi a un giudice dopo aver esporto querela?

    e poi come lo si rintraccia il commentatore? e se il diffamato non può replicare perkè sprovvisto di mezzi? lo dovrebbe fare il blogger sotto segnalazione del diffamato, ke cmq per intimare ciò deve dimostrare ke quello ke ha trovato sia diffamatorio…e ki lo stabilisce? il presunto diffamato?

    si dice ke vanno tolte legge inutili e se ne creano di nuove? se un blogger a mio pare mi diffama lo querelo e sarà il giudice a valutare se ci sia stata diffamazione o meno…come è smepre stato…e cio vale per tutti

  • # 11
    Wolf01
     scrive: 

    @Roberto
    Sono completamente d’accordo, solo che dopo rischia di diventare più una questione personale e scattano i flame.
    In genere è preferibile che il messaggio diffamatorio venga cancellato (magari anche dallo stesso autore del messaggio dopo un avviso da parte di un moderatore, non necessariamente dal blogger stesso) piuttosto che lasciarlo comunque lì senza contare il fatto che la risposta di “rettifica” potrebbe finire in una pagina diversa (eh mica tutti i blog/forum sono come qui su AD che mostrano tutti i messaggi, solitamente sono divisi a pagine con 10-15 messaggi per pagina) e quindi cadrebbe il discorso della stessa visibilità del messaggio calunnioso

  • # 12
    Gurzo2007
     scrive: 

    @Wolf01

    è per questo motivo ke la legge fa pena…e non si adatta al web…

    altro esempio http://www.byoblu.com/post/2009/07/08/Il-primo-caso-di-diffida-e-diritto-di-rettifica.aspx

    un conto è punire ki diffama, cosa già esistente…
    un conto è divulgare una legge del menga

  • # 13
    Diritto alla rete (primo sciopero dei blogger) « Zeirus’s Blog
     scrive: 

    […] Appunti digitali scrive: <<… Come abbiamo descritto anche nel post “Rete più sicura o meno libera?“ il timore e la convinzione di chi sostiene la protesta è che dietro questo obbligo di rettifica entro 48 si nasconda in realtà il desiderio di imporre un bavaglio ad uno strumento di diffusione del libero pensiero com’è la Rete…>> […]

  • # 14
    Max64
     scrive: 

    Gurzo, scusa ma non resisto, che palle le k!

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