di  -  martedì 7 luglio 2009

Persistenza della memoria

Da alcuni anni Internet spinge vigorosamente in direzione del “real time”, non solo e non più raccogliendo, aggregando e spingendo sui monitor di quella frazione di mondo connessa, gli enormi flussi digitalizzati dell’informazione tradizionale globale, ma adeguandosi con strumenti nuovi a veicolare notizie sempre più succinte e frammentarie.

Le testate giornalistiche tradizionali rispondono a questo trend con notizie sempre più parcellizzate, brevi, di pronto uso e rapida obsolescenza.

L’effetto più significativo di quella che altro non è se non la più moderna dimostrazione della non neutralità del medium rispetto al messaggio, è la visibile retrocessione della funzione di selezione ed analisi tipica dei media tradizionali, a favore della rapidità di reazione.

In questo contesto mi pare perlomeno singolare la decisione di una testata giornalistica che si appresta a nascere nel 2009, Il fatto di Antonio Padellaro, di scegliere una periodicità quotidiana.

Una scelta che valuto in netta controtendenza rispetto ad una informazione tradizionale tutta presa nell’operazione di “contenimento dei danni”, fra adozione a tappe forzate dei nuovi modelli imposti dalla rete, e il tentativo di preservare un valore aggiunto sempre più sottile e impalpabile.

Una scelta che mi pare porti il segno di una fondamentale e credo condivisibile presa di coscienza: la citata rincorsa alla rapidità di reazione, è una lotta impari per chi ancora applichi al giornalismo criteri professionali, poiché col comprimersi della notizia, si azzera il “bonus” della competenza e dell’esperienza, e la fonte accreditata finisce per mescolarsi con l’ingenua ma pervasiva prontezza del newsmaking amatoriale, che nella rete trova un moltiplicatore formidabile.

Se si isolano i tre ruoli fondamentali del giornalismo professionale, ossia selezione, aggiornamento e analisi, divengono evidenti i deficit cui va incontro chi comprime l’informazione negli spazi del tempo reale: una totale concentrazione sull’aggiornamento, a scapito del lavoro preventivo di selezione e, notevolmente, di quello posteriore di analisi.

Il quadro che risulta dalla valutazione del “giornalismo” partecipativo – e i suoi riflessi sul giornalismo tradizionale – lungo questi tre assi, è congruente con la situazione che l’utente Internet si trova ad esperire: in assenza di un filtro selettivo, la cernita del rilevante dall’irrilevante è interamente nelle sue mani.

Si tratta di una sovversione della teoria dell’agenda setting – secondo la quale, per l’appunto, i media di massa decidono in vece del loro pubblico, quel che è importante e quel che non lo è. Una sovversione che apre sì ad un universo più vasto, meno schematizzato e prono alla manipolazione, ma che ha l’effetto collaterale di abbandonare l’utente al caos dei flussi informativi: un labirinto ai fini pratici infinito, in cui ogni cunicolo è contemporaneamente il più giusto e il più sbagliato.

Seguendo la già citata (in Internet ci rende più ignoranti e ottusi?) metafora di Borges, l’assenza di una funzione analitica che offra solidi punti di riferimento nella complessità dei flussi informativi, può accentuare lo straniamento del lettore, trasformando le concrete mura del labirinto nei ripetitivi e identici orizzonti di un deserto. Una prospettiva fosca, soprattutto per chi non sbarchi sulla rete protetto da una solida “ossatura intellettuale”.

Tornando a Il fatto, da parte mia lo valuterò proprio in merito alla posizione che assumerà rispetto ai tre assi (e all’autorevolezza che dimostrerà nell’esercizio di ciascuna delle tre funzioni), ma la scelta della periodicità quotidiana già mi pare indice di un rinnovato accento sulle funzioni di selezione (in un quotidiano, specialmente se cartaceo, gli spazi sono finiti) e analisi, piuttosto che sulla valanga di aggiornamenti che finiscono per seppellire sotto cumuli di irrilevanza anche ciò su cui varrebbe la pena di soffermarsi.

17 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    dtm
     scrive: 

    Il quotidiano nasce come esigenza di una (si suppone) ingente quantità di persone delusa dalla stampa italiana odierna. Gente che, come il sottoscritto, legge Repubblica cartaceo (perchè ce l’ha sotto mano) e soprattutto svariati blog, non perchè si diverta, bensì perchè lì trova informazioni che altrove (leggi: quotidiani) non ci sono.
    In questo senso Il Fatto Quotidiano non è vecchio, è solo sensato: avere tra le mani un pezzo di carta è più gradevole che leggere da uno schermo. Inoltre il sito metterà a disposizione gli articoli il giorno seguente (come più o meno fanno le altre testate) e credo integrerà parecchi contenuti multimediali di approfondimento (come già altri fanno).
    La novità sta nella scelta delle notizie, che si propone come più completa; conoscendo Travaglio, non ne dubito.
    Quanto ai tre assi, Travaglio ha già annunciato che il quotidiano sarà di sole 16 pagine (leggibile; selezione) e chi ci scrive sicuramente farà analisi fuori dal coro.
    L’incognita sarà il comportamento nei confronti delle intercettazioni e della cronaca giudiziaria, visto il bavaglio ormai prossimo (si immoleranno a multe & galera?)
    Son fiducioso.

  • # 2
    phabio76
     scrive: 

    Più che un post, questo mi sembra l’estratto di un saggio!
    Una riflessione: mi preme sottolineare la differenza fra “periodicità quotidiana” e “notizie tipo” di un quotidiano. La compressione della notizia è una caratteristica che sta sconfinando pericolosamente dall’ambito dei freepress ed è chiaramente un vicolo cieco per il medium quotidiano.

    Come hanno fatto alcuni mensili (cito l’esempio di GamePro), la strada percorribile è dare persa la battaglia con le fresh news di internet da un lato, ma puntare tutto su approfondimenti, opinioni e riflessioni a bocce ferme.

    Il quotidiano andrebbe un po’ ripensato come strumento, NY Times e Kindle ci stanno provando, vedremo.

  • # 3
    Andrea Demartini
     scrive: 

    Un “fatto” non citato dal post e che è quello che mi ha spinto a dare fiducia a questa iniziativa è il punto che non esiste un editore classico, ma una specie di azionariato popolare come editore. Questa impostazione “dovrebbe” garantire una certa indipendednza e obbiettività della linea editoriale, questione molto scottante nel ns paese.
    Per riallacciare il discorso del post, penso che se oltre all’edizione quotidiana cartacea/digitale pdf si integri con il sito online di una certa qualità di contenuti, si avrebbe un buon servizio a 360°. Personalmente ho sottoscritto l’abbonamento, vedremo come va. ;)

  • # 4
    JackFo
     scrive: 

    mamma mia che prolissità inutile…
    mi ritengo un discreto lettore ma riuscire a leggere tutto di un fiato un qualsiasi articolo del Dott. Di Domizio è impresa alquanto difficile, sia esso inerente a Facebook, Twitter, al Web 2.0 o quant’altro.
    Ritenendomi persona alquanto “sollecita” (un praticone insomma) preferisco analisi lucide, facilmente comprensibili sia nella logica che nel linguaggio e con il giusto corredo di esempi significativi.
    Qui c’è, come sempre, tanto fumo e niente arrosto.
    La questione de “Il Fatto” è semplicissima e occorrono poche parole per comprenderla: Il fatto sarà un giornale nuovo, libero, senza padroni, insomma completamente diverso da tutti i giornali quotidiani a cui farà concorrenza ponendosi come unica alternativa libera. Perciò sarà un quotidiano, semplice.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ jackfo
    Piccola considerazione: non m’interessava qui fare uno spot promozionale del nuovo quotidiano, né tanto meno azzardare profezie tipo “unica alternativa libera” che preferisco verificare prima di professare per sola fede, quanto piuttosto sottolinearne che la scelta di uscire con un quotidiano mi pare in controtendenza rispetto al mercato delle notizie.

    Quindi l’arrosto, a ben cercarlo, c’era. Mancava forse di quel gusto fideistico/”missionario-anticomplottistico” ad alta digeribilità che forse tu cercavi.

  • # 6
    JackFo
     scrive: 

    Dott. Di Domizio era esattamente la risposta che mia aspettavo da lei…chiunque “osi” andare controtendenza o al contradditorio ovviamente è da catalogare come filosovversivo/anticomplottista…come direbbe qualcuno “ma ci facci il piacere sù”! ;-)
    Comunque ritornando alla questione del quotidiano, non trovo così “singolare” e in “controtendenza” la “decisione di una testata giornalistica che si appresta a nascere nel 2009, di scegliere una periodicità quotidiana”. Padellaro è stato giornalista del “Corriere della Sera”, vice-direttore a “L’Espresso” poi direttore de “L’Unità”. Travaglio ha collaborato con “La Voce” di Montanelli e collabora tutt’ora con diversi quotidiani e periodici, fra cui “Il Messaggero”, “Il Giorno”, “L’Indipendente”, “Il Borghese” e “L’Espresso”.
    La vera sorpresa semmai sarebbe stata il contrario, ovvero se questi due signori qui si fossero limitati a pubblicare solo sui blog come già fanno da diverso tempo e credo continueranno a fare per la gioia di chi, protetto da una solida “ossatura intellettuale”, continuerà con l’informazione self-service.
    Oltretutto poco importa se siamo nel 2009, se si vuole arrivare alla massa si deve passare obbligatoriamente dal quotidiano su carta. Per i pochi amanti del “full-digital” c’è sempre l’abbonamento in PDF.
    Detto ciò, trovo la sua frase “la fonte accreditata finisce per mescolarsi con l’ingenua ma pervasiva prontezza del newsmaking amatoriale, che nella rete trova un moltiplicatore formidabile” come la più azzeccata di tutto il papiro.

    In tempi di “Vacce magre” come questi, ci si potrebbe anche accontentare di un “arrosto” come il suo, ma personalmente io preferirei una dieta Vegana.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ jackfo
    Accetto volentieri il contraddittorio, non certo tuttavia da chi viene qui con un chilometro di prosopopea e la pretesa di stilare recensioni e impartire lezioni di stile. Se avesse perlomeno la bontà di qualificarsi con nome e cognome, potrei riconoscere da quale prestigiosa firma arrivano cotali stroncature.

    La ringrazio per le informazioni su Padellaro e Travaglio, che conoscevo ma che tuttavia non m’interessavano nell’ottica di un pezzo che, le ricordo qualora non lo avesse ancora ben “digerito”, trattava la questione in rapporto al declino del business dei quotidiani e alle peculiarità del medium.

    Convengo senz’altro sulla sua scelta di una dieta vegana, per certi stomaci l’arrosto risulta sempre troppo pesante.

  • # 8
    dtm
     scrive: 

    Mettiamola così: solo in Italia si sente l’esigenza di un quotidiano libero. E’ la condizione causale ad essere “in controtendenza” con le democrazie occidentali… il resto viene da sè, compreso il fatto che i quotidiani, seppur in forte crisi, non sono ancora stati soppiantati dal web.

  • # 9
    JackFo
     scrive: 

    @dtm
    Certo, questo perchè solo l’Italia si trova in una condizione di monopolio dei media e dell’informazione. Vorrei ricordare inoltre che l’Italia è il paese occidentale con il più alto tasso di “Digital-Divide” quindi generare informazione soltanto per il web è troppo limitativo nel nostro paese.

    @Di Domizio
    Che accetta volentieri il contradditorio, si vede! Requisito fondamentale: che provenga da una firma più prestigiosa della sua. Non si preoccupi…lo è!
    Riguardo “al declino del business dei quotidiani” vorrei aggiungere che proprio per questo “Il Fatto” sarà innovativo rispetto alla “concorrenza” in quanto autofinanziato, cioè la campagna di pre abbonamento sarà la “condicio sine qua non”.
    Come recita un famoso spot “No abbonamenti? No party!”.
    Ovviamente questo punto non è stato neanche minimamente preso in considerazione nel suo “Trattato sulle peculiarità del medium in rapporto al declino del business dei quotidiani”, se così si può considerare.
    Insomma, tante parole, pochi “Fatti”…

    Anche il più prelibato e succulento dei manicaretti, se preparato da mani inesperte, risulta pesante al migliore degli stomaci.

  • # 10
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ jackfo
    Mi perdonerà se, in attesa di conoscere il suo nome, mi astengo dal darle dell’Illustrissimo (con la I maiuscola).

    Come dicevo, il contraddittorio lo accetto a patto che non arrivi da chi a priori si pone ex cathedra: siamo dunque agli antipodi rispetto alle critiche che mi muove e alla sua autocompiaciuta affermazione di prestigio.

    Evitare la boria – e dunque avviare un sano contraddittorio con chi non la accetta – è molto più semplice che ascendere all’olimpo delle firme prestigiose, cui lei ci fa umilmente notare di appartenere! Come mai dunque, abbandona le sue auree mense per dispensarci la sua boria a piene mani, e poi lamenta che la sua eccellenza riceva risposte seccate?

    Detto questo, alla mia miserrima analisi, basata su elementi piuttosto scontati nel 2009, mancavano intenzionalmente le considerazioni che lei insiste a ricordare – a chi peraltro già le conosce – circa l’assetto societario e la posizione politica de “il fatto”, e per un motivo molto semplice: non siamo qui per parlare di politica e problemi ad essa contigui, per quanto ci premano eccome a livello personale.

    Se è un po’ di verità politica rivelata e preconfezionata quel che cerca, la invito dunque ad affidarsi ad altre e più prestigiose – dunque sue consimili – penne. Vedrà che, con l’aiuto del fido Google, ci metterà poco a farsi raccontare esattamente quel che le sue altolocate orecchie gongolano a sentirsi dire.

  • # 11
    JackFo
     scrive: 

    Caro Dott. Di Domizio, la lascio con l’ultima riflessione:
    Confondere “analisi dei fatti” per “ideologie politiche” è esattamente lo schema utilizzato dai media moderni per nascondere verità scomode e fare disinformazione. Uno schema che riscontro nei suoi commenti.
    Nei miei, non vi è alcun riferimento politico e tanto meno citata la parola “politica”.

    Buon proseguimento, in solitaria.

  • # 12
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ jackfo
    La mancanza di una firma così prestigiosa da decidere di restare anonima, ci getterà in un rammarico tale da costringerci a consolarci con qualche decina di migliaia di lettori residui.

  • # 13
    alejet
     scrive: 

    @JackFo: all inizio i tuoi post erano ragionevoli, poi in una foga (ansia da prestazione la chiamo) ti sei fatto trasportare e hai chiaramente sparato stupidate. quanto alla questione sul digital divide e i limiti dell’ informazione online, hai idea di quanti giornali (no, non panorama e tv sorrisi e canzoni) si vendono in italia? ma poi, per leggere un blog non ci vuole alcuna ossatura intellettuale, è questo quello che distingue davvero internet dalla carta stampata, non ti spiego il perchè dato che so che lo sai. attenzione a non ridicolizzare e a ridicolizzarsi solo per il gusto di scrivere.

    @Alessio

    il problema, che stranamente non è stato finora sollevato, è un altro: ma in italia, c era bisogno di un altro giornale, e soprattutto di un altro quotidiano? il rischio è che si conquisti un suo pubblico di qualche migliaio di benpensanti che si riconoscono in certe idee politiche, e felicemente continui la sua tranquilla esistenza nella beatitudine dei finanziamenti pubblici. questo è il giornalismo in italia, non ha altra funzione che filtrare le notizie per il piacere dei sui lettori, che leggono proprio quello che avrebbero voluto leggere.
    l’ idea di base de ‘ il fatto’, in questo senso, avrebbe potuto esser buona. spero di esser contraddetto, tuttavia basta leggere i nomi di padellaro (che, per motivi personali, conosco e stimo da tempi pre wikipedia…) e travaglio (un arrivista il cui conto corrente dipende quadraticamente dal numero di schifezze che combina il vecchio) per capire come andrà a finire: diventerà la solita invettiva antiberlusconiana che se ne frega del paese reale. che mi può anche andar bene, ma avrei preferito piuttosto che prendessero posizione fin da subito.

    morale della favola: se all’ inizio l’ idea mi intrigava, col passare dei giorni mi sto sempre più convincendo che forse è meglio il caro vecchio Metro, almeno è gratis e c è anche il meteo.

  • # 14
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ alejet
    Da quel che mi risulta Il Fatto rinuncerà volontariamente ai finanziamenti pubblici e camperà del solo contributo dei lettori. Non so dare valutazioni sulla sostenibilità di questo modello di business, né dire se/quando saranno costretti ad accettare i finanziamenti.

    Dal punto di vista politico, l’arrivo di un nuovo “osservatorio” libero almeno nei suoi assetti fondamentali, da conflitti d’interesse, non può che essere visto di buon occhio (il che non significa automaticamente convenire). Ribadisco quanto detto a chiusura del pezzo: lo valuterò sui fatti.

    Detto questo non convengo sul discorso dell'”ossatura intellettuale” relativamente ai blog, particolarmente in una blogosfera in cui ancor meno che nei giornali, è possibile riconoscere conflitti d’interesse, competenza ad analizzare fatti complessi, autorevolezza. Come avrai capito leggendo i miei pezzi, non sono né sarò mai un seguace del “culto del dilettante”, non m’interessa un parere tecnico su materie di non facile comprensione che io stesso non posseggo, come p.es. la macroeconomia, espresso da chi non può dimostrarmi le basi culturali su cui fonda le proprie analisi, o addirittura le maschera dietro l’anonimato.

  • # 15
    alejet
     scrive: 

    @Alessio

    io invece penso che ogni cosa che può esser usata a proprio vantaggio se manipolata con coscienza; per questo sono convinto che i blog siano il massimo. sono la vetrina facilmente accessibile in cui la gente può dire la sua, sparando anche cavolate, ma a suo rischio e pericolo.
    ti faccio un esempio: io, da uomo di sinistra, nei preferiti ho il blog di quel tal matteo savini della lega nord (sì, l ubriacone). perchè? perchè voglio capire come mai ci sia gente disposta a votarlo: è troppo facile dire che il suo elettorato sia fatto di scemi e basta, e che le cose che dicono siano da scartare a priori. le persone, ad eccezione degli estremisti ideologizzati, anche se lavorano in un cantiere hanno il diritto di esprimersi, e noi tutti il dovere di ascoltarli. la cosa peggiore che si possa fare è arroccarsi dietro cattedre da pseudointellettuali (hai presente Vittorio Feltri?), disdegnando schifati l opinione altrui. se puoi, piuttosto, controbatti, fai ragionare l’ altro, svergognalo, ma non impedirgli di parlare, mai.
    cos è l ossatura intellettuale? maturare categorie che kantianamente che ci proteggano, o sapersi confrontare, saper cambiare idea, rimettersi in discussione? spero di averti fato capire il mio punto di vista

  • # 16
    alejet
     scrive: 

    sempre @Alessio (scusate il doppio post)

    … mi sa che hai frainteso il discorso degli autofinanziamenti su ‘il fatto’, che, come ho detto, in questo senso (ma non solo), era un’ idea buona e nuova.

    riconosco forse che però non si capisce molto bene per come l ho scritto, ma devi scusarmi (10 ore di lavoro intenso al giorno ti prosciugano).

  • # 17
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ alejet
    Ho l’impressione che l’impostazione culturale che mostri tu non te la sia formata su internet, ma che tu sia sbarcato su internet avendola già in dote.

    Io, che all’avvento dello “user generated content” ho assistito già con un paio di capelli bianchi in testa, non ho nessuna paura dei tranelli del web 2.0 che conosco benissimo. Il sovraccarico di informazioni che quotidianamente mi si presenta rende indispensabile un filtro, dunque di leggere sciocchezze, più che non avere voglia o aver paura, non ho semplicemente tempo.

    Questo per dire che nel momento in cui mi pongo il problema del web, lo faccio pensando alla strada che i processi di formazione e formazione dell’opinione possono prendere in assenza di strumenti chiari e visibili per valutare l’autorevolezza e l’attendibilità di ciò che si legge.

    Ossatura intellettuale, mia orribile formula che vedo ha attecchito, significa in questo merito imparare a verificare ciò che si legge, a formarsi un’idea propria non facendo la media aritmetica di quelle altrui, capire le trappole del medium ed evitarle, stanare le tentazioni sensazionalistiche dei media, filtrare le visioni complottomondialistiche, valutare il ruolo della competenza laddove si tratta di farsi un’idea su fatti tecnici che non si può avere la competenza per valutare.

    Se si va sulla rete per imparare, ad oggi si deve già aver imparato ad imparare, e imparare ad imparare è una cosa che mi pare riesca meglio con l’ausilio di una formazione offline.

    Prima di buttare al cesso il ruolo dei vituperati gatekeepers culturali, bisognerebbe divenire padroni di tutti i rami della conoscenza a cui si accede. Diversamente il rischio è che sia la nostra ottusità a divenire per noi il più feroce dei gatekeeper.

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.