di  -  lunedì 6 luglio 2009

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Il titolo non propone una visione ottimistica di un futuro telematico senza troll, lamer o cheater, ma riguarda un’interessante e nuova iniziativa promossa dal W3C , organizzazione no profit che si occupa di mantenere ed evolvere le specifiche delle tecnologie liberamente utilizzabili che rappresentano in larga parte le fondamenta tecniche del web, tra cui ad esempio xhtml, css e il formato png.

Se il lavoro del W3C fin’ora ha posto le basi per la creazione di servizi tanto potenti quanto facili e veloci nell’uso, ora è giunto il momento di insegnare agli utilizzatori e sviluppatori come fare un buon uso della rete.
L’Open Web Education Alliance Incubator Group è un progetto che intende definire le giuste procedure e le buone maniere nello scambio e nella pubblicazione di dati attraverso la rete: la buona educazione verrà standardizzata.

Ogni tanto, per gioco, mi diverto a prendere di mira un nominativo sconosciuto a caso preso da qualche social network per vedere se riesco a trovare il suo indirizzo di casa e il suo numero di telefono, semplicemente usando gli strumenti messi a disposizione da Google e poco altro.

L’operazione in molti casi si dimostra relativamente semplice, e solitamente passa per la visione di documenti che mostrano dati che le mie “vittime” potrebbe considerare personali.

Le ricerche risultano facili in molti casi per l’incoscienza dei singoli utenti che peccano di eccessiva fiducia nei confronti dei servizi che utilizzano e non essendo coscienti del fatto che un qualsiasi motore di ricerca permette di fare ricerche incrociate per raggruppare insieme in un profilo esaustivo informazioni sparpagliate in diversi siti, che da sole sarebbero insignificanti.

In altre situazioni il problema diventa ancora più grave, perché sono aziende o più spesso enti pubblici (uffici amministrativi, scuole e università) a mettere in rete dati sensibili, in alcuni casi persino nella convinzione di rendere un servizio utile.

Così spesso raggiungo il mio obiettivo passando per liste di nomi e cognomi di studenti che hanno diritto al rimborso della retta universitaria in base al reddito familiare, elenchi di persone accettati a corsi di formazione e così via.

In alcuni casi, tali comportamenti sono punibili a termini di legge, con pene equiparate a quelle per l’inadempienza delle procedure di sicurezza nel trattamento di sostanze pericolose o esplosive, anche se l’amministratore dei servizi online, che probabilmente è il figlio della sorella di un’amica del rettore, probabilmente lo ignora. In altri casi invece le normative sono ancora inadeguate per garantire una reale sicurezza dei dati sensibili.

Open Web Education Alliance Incubator Group si preoccupa di definire delle procedure pratiche da utilizzare in tutte quelle situazioni in cui occorre fare attenzione al trattamento dei dati, come nel caso dello scambio di curriculum vitae tra diverse entità (aziende, enti pubblici ecc.), ma anche per la definizione di strutture logiche standard nella realizzazione di spazi di condivisione evoluti e uniformati.

Saranno riuniti esperti e parti interessate per la creazione di architetture uniformate, così come lo sono già diventate ad oggi i blog e i forum di discussione, che rappresentano consolidati standard di fatto. Se l’iniziativa sarà tenuta in considerazione dagli sviluppatori di servizi online, il web ne guadagnerà in usabilità e razionalità, senza necessariamente esserne frenato nell’evoluzione.

5 Commenti »

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  • # 1
    Andrea R
     scrive: 

    Spero che tra le regole ci sia un divieto per le aziende di mandare qualsivoglia messaggio di posta ai loro utenti registrati, senza un loro intervento positivo in merito.

  • # 2
    D
     scrive: 

    Il W3C è l’ente più inutile e ritardatario di tutto il pianeta. Prima promuovono uno standard per il web e lo lasciano a fare la muffa per un decennio abbondante spingendo così le singole software house ad introdurre “linguaggi di supporto” che gioco forza non possono essere standard, poi con calma saltano fuori che così non va più bene e pretendono in quanto “standard” che le cose si sistemino.
    Adesso, dopo che il web è finito in mano a centinaia di milioni (forse qualche miliardo ?) di cani e porci, si sono ricordati che ci vuole la buona educazione…
    Credevo che il film demolition man con lo spara multe attivabili a singolo insulto fossero l’apoteosi della cretineria ed invece senza aspettare san angeles ho trovato qualcosa che lo supera di netto.
    Si parla tanto dei troll dei brevetti, di quelli che prima lasciano diffondere le tecnologie e poi con calma cercano di battere cassa, ma mi riesce difficile trovare qualche differenza con il w3c, il modo di agire è praticamente lo stesso.

  • # 3
    Pikazul
     scrive: 

    La differenza è che il W3c è un ente no profit, non una azienda con una conduzione e degli obbiettivi, semplicemente un organo di ricerca che tenta di mettere tutti d’accordo, se stanno facendo ammuffire il web, immagino, è perchè non riescono a creare uno standard che vada bene a tutti.

    Sulla necessità di avere una standardizzazione delle “buone maniere” sono perplesso invece. Di per se non è cattiva come idea, ma mi sembra sempre la solita tecno-balla sulla privacy, che ormai ha anche abbastanza rotto.

  • # 4
    D
     scrive: 

    “è perchè non riescono a creare uno standard che vada bene a tutti.”

    La verità è che dormono sugli allori. Invece di monitorare costantemente il web cercando di prevedere con un certo anticipo come si muoveranno le cose (o al limite correggendo tempestivamente eventuali sviste) lasciano passare il tempo, accumulare anni su anni finchè un bel giorno tornano nel mondo dei vivi (che nel frattempo ha imparato a fare meno di loro) e pretendono che se definiscono una certa cosa come vecchia, deprecata e fuori standard che tutto il globo terracqueo si adegui. Altrimenti “gli utenti sono ignoranti”, “le software house delle despote monopoliste”, “la democrazia ed il diritto alla comunicazione va in malora” ecc. ecc. quando in realtà era loro compito fin dal principio garantire quel diritto intervenendo prima che le cose si mettessero male.

  • # 5
    Iro
     scrive: 

    il concetto stesso di privacy (concetto di natura anglosasone sviluppatosi nella inghilterra vittoriana) semplicemente non va bene per il Web.

    Se volete sapere tutto di me è molto facile, io ho deciso di mettere sempre e costantemente on-line i miei dati, numeri di cellulare compresi, per quanto mi riguarda cerco di vivere in maniera tale che nulla di quanto io faccia possa essere per me passibile di pentimento (il che non significa che io sia un bravo ragazzo…anzi).

    se poi uno non la pensa come me fa solo prima a non andarci nel web…si sà…chi va al mulino s’infarina!

    Pertanto iniziative come queste sono a mio avviso intempesive, in utili e utopistiche a essere buoni, poi se hanno tempo da perdere facciano pure.

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