di  -  giovedì 25 giugno 2009

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Vi invito a leggere un’interessante riflessione di Massimo Mantellini sul ruolo che il web e tutte le parti che lo compongono stanno avendo nell’informare il mondo sui fatti dell’Iran.

Una lucida analisi che mostra un flusso di informazioni capillare capace di superare le censure e sparpagliarsi per il mondo fino a raggiungere i canali dell’informazione istituzionale. Viene descritto un quadro in cui ancora il cosiddetto citizen journalism e l’editoria faticano a riconoscere i propri limiti e ad organizzare il lavoro in un flusso che possa avvantaggiare tutti, nella completezza del servizio reso alla società e nel riconoscimenti dei rispettivi meriti.

Vengono tirati in ballo redazioni web e telegiornali che se pur sempre pronte a tacciare (quasi sempre a ragione) di dilettantismo un tipo di informazione amatoriale, capace di fornire testimonianze ma non di raccontare i fatti con occhio critico, ma che poi sono pronti ad appropriarsi e a trasmettere in streaming o via etere materiale poco onestamente scaricato da YouTube.

Sempre secondo Mantellini i contenitori online si stanno dimostrando i baluardi della libertà di informare ed essere informati, che pongono le basi per un’informazione che ne potrà trarre giovamento quando ognuno nel suo ruolo smetterà di accusare i limiti dell’altro imparando a cooperare.

A questo ultimo punto debbo rispondere allargando la riflessione, perché da quel che si è visto fino a questo momento, al di là dei giudizi sulle varie possibilità di fare notizie, ognuno del suo ruolo sembra aver dato il peggio di sè, a tal punto che la libera contribuzione in rete nei giorni dei disordini in Iran, si sta dimostrando un formidabile strumento per fare demagogia e bieco sensazionalismo sul sangue e sul dolore.

Una volta esisteva il giornalismo d’assalto, quello fatto da professionisti, armati di coraggio e spesso del dubbio che nessuno comprerà le storie che si hanno intenzione di raccontare. Un giornalismo che non rispetta i confini e le imposizioni, alla ricerca dei punti di punti di vista nuovi rispetto a quelli ufficiali.
Sto parlando di un modo di lavorare che sembra essere oggi meno richiesto. Se l’arresto e la dura condanna ai lavori forzati inflitta dal Governo della Corea del Nord a Laura Ling e a Euna Lee ha fatto il giro del mondo passando anche per i grandi organi di stampa, è sempre più difficile che questi ultimi ospitino lavori coraggiosi, non solo dal punto di vista delle difficoltà sul campo ma anche da quello intellettuale.

Dalla redazione di YouTube fanno sapere di essere orgogliosi di rappresentare un veicolo per la libertà di espressione contro la censura. L’articolo che descrive il ruolo del tubo sulla circolazione delle notizie, usa il tono ipocrita dell’imparzialità per descrivere l’importanza assunda da un video che ha raggiunto tutti i media del mondo, passando proprio per questo servizio, andando a definire l’immagine di una martire, divenuta il simbolo della lotta per la libertà i Iran.
All’interno del testo è incluso anche il video in questione e non ho intenzione di linkarlo per motivi che vanno al di là della crudeltà delle immagini, in cui viene mostrata una ragazza che muore fissando un videoamatore perverso che va a cercare gli occhi della disgraziata fin sopra la sua testa, lasciandola morire con il caldo e confortante sguardo di un obiettivo in policarbonato per la volontà perversa di carpire la fine della vita dai suoi occhi.
Discutendo della questione con diversi amici mi son spesso sentito rispondere che YouTube semplicemente si sta limitando a cavalcare l’onda della notorietà, nel tentativo di aumentare la propria reputazione agli occhi di chi ormai nei confronti dello user generated content ha un atteggiamento disilluso. Ma non possiamo ridurre il tutto a questa semplice considerazione.

Le parole contenute nell’articolo non fanno altro che assecondare l’immaginario collettivo rigaurdante la questione iraniana, che si è consolidato nel popolo statunitense, così come nell’occidente in genere. Come sempre è avvenuto nella storia però, l’immaginario collettivo, specie se in relazione a guerre e a forti attriti diplomatici, sfocia in idee populiste troppo banali e pilotate per poter rispecchiare realtà ben più complesse.

Con quel post Youtube dimostra di non essere ancora in grado (così come implicitamente tutti gli altri) di saper gestire la responsabilità che la gestione di un tale servizio comporta. Proprio in uno dei miei ultimi post discutevo sull’incapacità dei contenitori di razionalizzare e valorizzare i contenuti da loro ospitati. Qui siamo di fronte allo stesso identico problema, ma reso ancor più complesso e grave, dal contesto multiculturale in cui si svolge e dall’importanza delle informazioni commentate.

La critica al Governo iraniano riguardante l’oscuramento di molti servizi web, tra i quali anche YouTube è ovviamente legittima se siamo ancora convinti che l’accrescimento di una civiltà passa per il confronto e quindi per l’informazione e la verità, ma le censure iraniane vanno comunque pesate per quello che rappresentano in un sistema politico mondiale, ovvero un sistema che sì, limita le libertà di comunicazione degli iraniani con il resto del mondo, ma che difende una struttura culturale e politica dall’attacco mediatico che gli interessi occidentali perpetrano da anni in quel Paese.

Quello che vedo io, oltre alle giuste considerazioni fatte da Mantellini, è un giornalismo professionale embedded, per usare un termine mutuato dalla storia della guerra in Iraq, che racconta una sola e discutibile versione dei fatti, che invece di essere contrastato dal citizen journalism, che proprio a proporre punti di vista alternativi dovrebbe in teoria servire, viene ulteriormente enfatizzato da realizzazioni amatoriali sparpagliate alla rinfusa, sapientemente incollate dai media istituzionali con il solo scopo di dare enfasi emotiva all’unica versione dei fatti dominante.
Spingere inoltre l’idea che il giornalismo dal basso possa essere il più autentico rende ancora più facile il gioco a chi vorrà dare il significato che meglio crede alle testimonianze che si raccolgono in rete.

L’additare come incivili i poteri che censurano, attualmente è una posizione che ognuno di noi dovrebbe sostenere conoscendone il reale valore.
Anche tralasciando i dubbi sulla situazione della libertà di espressione nel nostro Paese che dovrebbe spingerci a occuparci dei nostri problemi prima di andare a vedere cosa succede in medio oriente,  dovremmo comunque imparare a vedere che nel nostro caro occidente è stata sviluppata un’arma ben più potente e subdola della censura, che porta il nome di strumentalizzazione, dalla quale dimostriamo di non saperci difendere.

16 Commenti »

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  • # 1
    Globus
     scrive: 

    “le censure iraniane vanno comunque pesate per quello che rappresentano in un sistema politico mondiale, ovvero un sistema che sì, limita le libertà di comunicazione degli iraniani con il resto del mondo, ma che difende una struttura culturale e politica dall’attacco mediatico che gli interessi occidentali perpetrano da anni in quel Paese”

    In conclusione la censura è una legittima arma in mano ad uno stato che si sente assediato? Allora il Fascismo o il Comunismo sovietico avevano ragione quando imponevano il blocco delle comunicazioni (allora molto piu’ agevole) per impedire di venire sommersi dalla propaganda (plutocratica prima capitalista poi)….

    Per il resto non mi sembra ci sia niente di nuovo sotto il sole : i mass media seguono l’ondata popolare, l’ondata popolare segue i mass media ed il cane si morde la coda. Stessa cosa con tutti gli “avvenimenti mediatici” di ogni tempo e ogni luogo.
    Sappiamo solo una versione? Falso, ogni giorno sui giornali (quelli veri, di carta, da leggere e non da scorgere) è pubblicata anche la versione del governo iraniano. Quindi le versioni le abbiamo entrambe. Certo è che la massa, ignorando tutte le motivazioni che stanno alla base della situazione iraniana, evidentemente nutre una “istintiva” simpatia per i dimostranti…e come biasimarla? Cosi’ come c’era un istintiva simpatia per il ragazzo davanti ai carri armati di piazza TienAnMen (o come cavolo si scrive) o per i ragazzi della primavera di Praga. Anche allora, come ora, si ignoravano le “profonde motivazioni non ovvie”… ma cosi’ è sempre stato. Cambiano i mezzi e la capillarità nel raggiungere i cittadini (e nel farli divenire fonti). Non i concetti.

  • # 2
    Globus
     scrive: 

    Piccoli appunti :

    1) Parlare di oriente ed occidente considerando l’Iran “ORiente” è un po’ un azzardo… l’Iran (ex Persia) è paradossalmente forse il meno “orientale” dei paesi del medio oriente….

    2) La questione è complessa, ma certo un governo che ammette che sono state contate 3 milioni di schede in piu’ rispetto agli aventi diritto… beh… fa venire qualcosa in piu’ di un dubbio sulla legittimità di un elezione…

  • # 3
    pabloski
     scrive: 

    Globus hai ragione ma di che ti scandalizzi? forse l’Occidente “democratico” non fa altrettanto con la scusa della pedofilia, della difesa dei bambini e dell’ordine pubblico?

    è ridicolo come stiano presentando quello che sta accadendo in Iran come una repressione…lì i manifestanti rompono e sfasciano tutto, le manifestazioni non sono state pacifiche fin dall’inizio

    e comunque prima di criticare l’Iran dovremmo fare mente locale sui fatti di Genova…..ricordate no? l’assalto alla scuola? l’omicidio di Giuliani?

    con questo non dico che l’Iran ha ragione e fa bene, anzi deve crepare il regime e tutti i suoi accoliti

    dico solo che noi occidentali abbiamo un falso senso di libertà…siamo liberi di drogarci, di sbronzarci, di sperperare soldi, ma come mai coloro che si battono per affermare nuove forme di produzione dell’energia vengono sistematicamente censurati, cestinati e ridicolizzati dai media di regime?

    vedi il problema è che le dittature come quella iraniana sono stupide, mostrano i muscoli, le nostre invece sono astute e si fingono agnelli ma poi agiscono da lupi

  • # 4
    Enrico Pascucci (Autore del post)
     scrive: 

    Globus non mettermi in bocca frasi che non ho detto.
    Non propongo alcuna soluzione: è mia intenzione semplicemente dimostrare che la libertà di informazione, come in ogni cosa, dovrebbe corrispondere a delle responsabilità, che fino a questo momento l’occidente ha dimostrato di non sapersi accollare.

  • # 5
    Globus
     scrive: 

    @Enrico Pascucci :
    La frase citata indica è auto esplicativa, non c’è bisogno di mettere frasi in bocca a nessuno.

    Il problema delle responsabilità nell’informazione invece è molto piu’ serio ma anche piu’ vago : chi risponde dei contenuti pubblicati e a chi?
    E non è una questione di occidente ed oriente, nord o sud. A meno che non si consideri “occidente” il sistema dove è permesso il “quasi-libero” scambio di contenuti e “non occidente” quello dove tale scambio è impedito o limitato.

  • # 6
    Enrico Pascucci (Autore del post)
     scrive: 

    Globus faccio fatica a capire in che modo tu riesca a definire chi è più libero di chi, in un quadro internazionale in cui l’informazione diventa soltanto uno strumento demagogico di potere. L’uso di diverse tecniche di controllo del flusso delle informazioni non pone nessuno ad un livello più alto degli altri.

    Torno a ribadire che la tua è un’interpretazione semplicistica, che continui a sostenere decontestualizzando un singolo periodo da quello che è il filo conduttore dell’articolo.

  • # 7
    Roberto
     scrive: 

    @ pabloski

    Certo che sei un bel coerentone tu eh…

    “i manifestanti rompono e sfasciano tutto, le manifestazioni non sono state pacifiche fin dall’inizio”

    “dovremmo fare mente locale sui fatti di Genova”

    Dove i manifestanti rompevano e sfasciavano tutto… ma leggi quello che scrivi? In pratica hai scritto che hanno fatto bene a menare i manifestanti al G8…

  • # 8
    Roberto
     scrive: 

    @Enrico

    Posizioni condivisibili o meno, permettimi di dire che questo passaggio mette i brividi…

    “le censure iraniane vanno comunque pesate per quello che rappresentano in un sistema politico mondiale, ovvero un sistema che sì, limita le libertà di comunicazione degli iraniani con il resto del mondo, ma che difende una struttura culturale e politica dall’attacco mediatico che gli interessi occidentali perpetrano da anni in quel Paese.”

    forse non ti sei spiegato bene, io leggo che dobbiamo “capire” il governo iraniano il quale sta semplicemente difendendo la propria struttura culturale e politica dall’attacco dell’occidente. Peccato che non ci sia in ballo solo libertà di comunicazione degli iraniani col resto del mondo, ma la vita di decine di persone (dalle stime ufficiali del governo).

  • # 9
    Globus
     scrive: 

    @Enrico Pascucci:

    Il “paragrafo incriminato” (che a quanto pare non sono l’unico ad aver notato, tutti semplicisti?) è confermato dai tuoi successivi interventi. L’accenno ai regimi fascista o comunista del mio post era chiaramente un’esagerazione che altro non rappresentava che una possibile conclusione del pensiero espresso nell’articolo. Pareva abbastanza evidente, ma lasciamo stare.

    Per il resto :
    IMHO è invece estremamente semplicistica la visione secondo la quale la libertà di diffusione delle informazioni è “bianca” o “nera” , c’è o non c’è.
    Ci sono infiniti gradi tra il controllo totale (che ne so, Corea del Nord) e la liberta totale (utopia? Internet? Boh). E tra questi infiti gradi di “libertà” ce ne sono di “superiori” o “inferiori”. Cosa vuol dire questa categorizzazione? Semplice : i sistemi che garantiscono un maggiore accesso alle informazioni sia in ingresso che in uscita sono “superiori” rispetto agli altri.
    Il problema è di come queste informazioni vengono accolte dall’usufruitore e di come esso sia preparato ad accoglierle. E qui entra in gioco il sistema educativo, la famiglia, la scuola, il contesto sociale e il “pensiero di massa”.
    Ma sicuramente il cittadino che ha un accesso limitato alle informazioni, a prescindere dalla sua capacità di assorbimento, è menomato rispetto a chi non lo è.

    E’ vero, siamo manovrati, siamo “informati” dettagliatamente su temi su cui qualcuno/qualcosa ci vuole “informare” e completamente all’oscuro di tante altre tematiche.
    Ma in questo momento sto scrivendo “liberamente” su un blog rispondendo ad un tuo “libero” articolo. Cosa che in altri sistemi non è possibile..
    Sono ancora tutti uguali questi sistemi?

  • # 10
    Nat
     scrive: 

    Penso che la critica vada rivolta a chi usa queste informazioni con lo scopo di fare sensazionalismo sulle morti e sulla sofferenza, e forse, anche a chi usa questi video per protagonismo o morbosa voglia di sangue.
    Ma tutti quelli che sfruttano mezzi come youtube per caricare quelli che sono filmati dei fatti che avvengono in iran (anche nudi e crudi), non vedo che effetto negativo possano avere. Non sono certo giornalisti, e, nella maggior parte dei casi, non imbastiscono servizi, ma filmano quello che accade.
    Se poi vedere gente massacrata dalla polizia irachena o constatare la censura + totale, fa pensare a noi occidentali che il governo iraniano sia tutt’altro che civile, beh questo riguarda ogniuno di noi e quello che riteniamo caratterizzare uno stato civile.

    Il problema secondo me non sta nel mezzo/i come youtube, ma nella quasi assoluta assenza di capacita’ critica di molte persone, e alla scomparsa quasi totale dei giornalisti professionisti (professionisti per etica e integrita’, e non per le lauree e master).

    Credo che pensare all’informazione dal basso come un pericolo sia sbagliato, il pericolo e’ constatare come tanti non sappiano riflettere con la propria testa… e in questo caso, se non e’ un video su internet a farli abboccare, sara’ qualcun’altro che incontrano per la strada o vedono alla tv.

  • # 11
    Elisa
     scrive: 

    @globus

    Come esperta d’area, direi che è abbastanze etnicizzante e in generale fuorviante definire l’ Iran “il più occidentale dei paesi del Medio Oriente” in virtù della sua specificità etno-linguitsica e della storia dell’ antica Persia (pur molto sentita e rievocata dagli iraniani). E’ anche un po’ inquietante che tu definisca gli iraniani “occidentali” in quanto – suppongo – indoeuropei, non arabi e non semiti. Evoca fantasie eurasiatiche care a certa destra, di cui comuqnue non è il caso di discutere ora. L’Iran è anche da 30 anni una Repubblica Islamica, e da secoli un centro fondamentale di elaborazione dottrinaria e politica dell’ Islam sciita.
    In questo contesto inoltre, si parla di politica e di relazioni internazionali in un quadro in cui “lo scontro di civiltà” di Bush e Cheney tra Occidente e Islam sta appena – speriamo – accennando a finire. L’ Iran è ed è stato uno dei paesi al centro di questo scontro, benché esso si sia sempre cobattutto materialmente su altri fronti, quali il Libano o l’ Afghanistan.
    E’ stato oggetto di piani di attacco militare, è oggetto di embargo.
    Vista la situazione di grave tensione internazionale, appena temperata daell’ elezione di Obama, vista l’ altissima posta in gioco, non mi pare giustificare una dittatura chiedere che i media mainstream (a parte la carta stampata a cui ti riferisci, che comunque nella maggior parte dei casi con pretesa di oggettività propugna versioni molto molto parziali) facciano di più che trasmettere video di pestaggi presi da youtube e riferire messaggi dei manifestanti presi da Twitter.

  • # 12
    Roberto
     scrive: 

    @ Elisa

    :O non ho parole…

  • # 13
    banryu79
     scrive: 

    Hum, articolo interessante, molto utile anche il link che rimanda a una fonte che dipinge un quadro più complesso della faccenda e per me più credibile.

    “Anche tralasciando i dubbi sulla situazione della libertà di espressione nel nostro Paese che dovrebbe spingerci a occuparci dei nostri problemi prima di andare a vedere cosa succede in medio oriente, dovremmo comunque imparare a vedere che nel nostro caro occidente è stata sviluppata un’arma ben più potente e subdola della censura, che porta il nome di strumentalizzazione, dalla quale dimostriamo di non saperci difendere”
    Interessante riflessione.
    Per dirla con un’espressione che ho sentito/letto non mi ricordo più dove : -il miglior trucco del diavolo è quello di farti credere che lui non esiste-; forse, aggiungo io, è anche l’unico modo che ha per riuscire a controllarti, altrimenti ti ribelleresti e per lui sarebbe più faticoso.

    Volevo contribuire postando un link a una pagina di “noiseFromAmeriKa” che contiene un articolo che presenta e analizza i dati relativi al traffico della rete Iraniana degli ultimi giorni per capire come abbia deciso di agire il regime per ostacolare il flusso di informazioni da e verso l’esterno del paese.
    Eccolo:
    http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Internet_al_tempo_della_rivoluzione_verde

  • # 14
    Medjugorje
     scrive: 

    Messaggio del 25 Giugno 2009 – 28° anniversario delle apparizioni di Maria a Medjugorje
    Cari figli, gioite con me, convertitevi nella gioia e ringraziate Dio per il dono della mia presenza in mezzo a voi. Pregate che nei vostri cuori Dio sia al centro della vostra vita e testimoniate con la vostra vita, figlioli, affinchè ogni creatura possa sentire l’amore di Dio. Siate le mie mani tese per ogni creatura, affinchè ognuna si avvicini al Dio dell’amore. Io vi benedico con la materna benedizione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

  • # 15
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    @Medjugorje: è un messaggio talmente insulso, vuoto di contenuti e generalista, che non faccia fatica a capire perché Medjugorje abbia attirato così tanta gente…

  • # 16
    banryu79
     scrive: 

    @Medjugorje: non capisco che contributo/spunto di riflessione/altro? apporti il semplice fatto di riportare quel messaggio in questa discussione, specialmente perchè non hai aggiunto una tua motivazione/spiegazione/ragione; ovvero non ci hai detto niente di come la pensi riguardo il tema trattato dall’articolo che stiamo commentando.

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