di  -  giovedì 11 giugno 2009

piratpartiet.jpgLe recenti elezioni europee hanno lasciato il solito e doveroso strascico di riflessioni sulle nuove rotte politiche che il nostro continente sta intraprendendo, tutte accolte con la solita e doverosa noia, viste le scarne differenze tra gran parte delle coalizioni moderate che purtroppo sono tali non solo nel riconoscimento della necessità di un dibattito libero e democratico permanente ma anche nella difficoltà di riscontrare reali e sostanziali differenze nei contenuti programmatici.

Un bel colpo di vita (e di speranza per chi ne condivide la lotta politica) arriva dalla Svezia, in cui il Partito dei Pirati porta a casa un incredibile 7,1%.

Un risultato notevole e molto importante, visto che si vanno a toccare corde che sono a dir poco fondamentali per l’evoluzione culturale del continente e l’approccio radicale e netto rispetto all’assetto giuridico odierno che con poche e marginali differenze vige in tutta Europa.
Il Partito dei Pirati avrà due posti a sedere nel Parlamento Europeo ottenuti unicamente col supporto degli elettori svedesi. Infatti pur essendo un movimento che cerca di espandersi in tutta Europa al di fuori dei confini del regno scandinavo fa molta fatica ad emergere. In molti casi infatti il partito ha raccolto pochissimi voti in altri non è riuscito nemmeno a raccogliere le firme necessarie per candidarsi alle politiche.
Il movimento italiano ha una storia particolare. Invece di presentare la propria candidatura e aumentare il già esagerato e frammentato bouquet di partitini i pirati italiani hanno deciso di appoggiarsi al partito rappresentato e guidato da Vendola: Sinistra e Libertà.

Tra l’altro Alessandro Bottoni, portavoce e candidato per i pirati, spiega in un’intervista su Repubblica che in Italia la linea è più moderata rispetto agli alleati scandinavi. In Italia non si persegue il bando del copyright dal sistema legislativo, ma un forte ridimensionamento delle norme, che consentano di distribuire liberamente ogni tipo di opera a patto che la circolazione del contenuto avvenga senza fini di lucro. Quindi è ovvio che in questi termini si andrebbe comunque a distruggere tutto il mercato basato sul lavoro intellettuale ma si potrebbe continuare a rivendicare la paternità delle opere.

Come detto il partito svedese è il più radicale e forse quello più attinente in un presente in cui non solo la rete e il P2P, ma anche nuovi concetti e percorsi logici che stanno divenendo popolari legati all’associazione e alla rielaborazione estreme, che li si incontrano ovunque, dall’esplosione della musica elettronica costruita sui campionamenti di suoni rubati a vinili di ogni epoca fino alle funzionalità di mash up che stanno sempre più alla base dell’utilizzo quotidiano e al mondo del software libero che della contribuzione libera fa il suo fondamento.

Indubbio poi che la vicenda giudiziaria che ha visto le lobby del cinema attaccare la baia dei pirati, avvenuta proprio in un’aula di tribunale svedese, abbia contribuito enormemente tali questioni che sono sia di carattere politico che economico, ma anche ideologico, al centro dell’attenzione dell’elettorato svedese, che ha deciso di premiare la causa con il 7,1%, che per un movimento che esiste da soli 3 anni è un dato a dir poco sensazionale.

Successo di cui tutti dovremmo essere contenti, perché qui non si tratta di essere semplicemente contro o a favore della circolazione gratuita delle opere, o di essere contro o a favore dell’industria dei contenuti e dell’ingegno. Sicuramente questi sono aspetti che vengono coinvolti ma il discorso è molto ampio e comprende il futuro della nostra evoluzione culturale a cui le regole imposte inevitabilmente danno una forma, che quindi in conclusione vanno ad influenzare ogni aspetto della nostra società e della nostra quotidianità fin delle basi dei nostri processi mentali.
Alla luce di ciò è chiaro che l’argomento è di importanza fondamentale e che chi riduce tutto a mere considerazioni del sostentamento economico della produzione artistica non può pretendere che la propria sia una posizione difendibile e dignitosa. L’arte e la produzione di tutto ciò che rientra nella sfera culturale fin dalla notte dei tempi si sono adattati all’evoluzione dell’uomo e del suo pensiero, trovando al contempo sia nuovi percorsi intellettuali sia sempre diverse forme di sostentamento. Non potrebbe essere diversamente, perché il lavoro intellettuale racconta la realtà che lo circonda e ne è al contempo frutto, ma se è la cultura e chi si propone come un esponente della stessa a voler dettare le regole, si mostra soltanto la volontà di frenare i cambiamenti e l’ulteriore crescita umana al solo scopo di mantenere dei privilegi, per il semplice fatto che se chi dovrebbe rappresentare il mondo è contemporaneamente anche chi ne detta le regole ci si ritrova senza più niente da dire e da raccontare, bloccando al contempo chi vorrebbe continuare a farlo, anche in barba alle regole, perché l’evoluzione culturale e l’arte, per definizione di regole non ne hanno.

18 Commenti »

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  • # 1
    Globus
     scrive: 

    Sono dell’idea che un partito politico non puo’ essere “monotematico” ma deve proporre idee o progetti riguardo svariati argomenti. Altrimenti ha di per se vita estremamente breve… finita l’onda ed ottenuto un compromesso per le sue istanze la sua missione è finita. Difatti è stato eletto nel parlamento europeo, che sappiamo tutti essere niente piu’ che un organo istituzionale simbolico (dal nullo potere legislativo effettivo).

  • # 2
    asdo
     scrive: 

    dovrebbero fissare una linea di demarcazione temporale.
    un prodotto di 40 anni fa dovrebbe essere libero da copyright.
    trovo ingiusto incriminare di pirateria chi scarica films cecoslovacchi dell’epoca del muto introvabili nella rete commerciale standard.
    lo scopo delle majors è annientare ogni curiosità verso ciò che non è mainstream, le superproduzioni devono sempre avere un ritorno economico.
    per il software è diverso perchè software vecchio viene cmq rimpiazzato da ottimo software free e quindi cade nel dimenticatoio ( tranne i videogiochi ), credo che solo un idiota preferirebbe windows 95 a puppylinux o la prima versione di office all’ultimo openoffice.

  • # 3
    Don Luca
     scrive: 

    Personalmente sono più propenso al programma dei pirati italiani, dove è legale scaricare per uso personale e non commerciale (quindi suppongo che se scarico un gioco e lo passo ai miei amici sia perfettamente legale in quanto non ci lucro sopra), trovo troppo radicali le idee del partito svedese.

    Secondo me un gravissimo errore dei pirati nostrani è stato appoggiarsi ad un partito preesistente che pertanto doveva già essere schierato come da tradizione italiana: destra o sinistra.
    Questo per me è inconcepibile.
    I pirati dovrebbero essere indipendenti e fare movimento a sè, dovrebbero essere un partito nuovo, esterno alla nostra politica, che non sia nè di destra, nè di sinistra nè tantomeno di centro.

    E’ un partito di “pirati” e il concetto che vi è alla base deve essere rispettato e deve avere riscontro.
    Non mi sorprende che non se ne è mai parlato (specialmente in questi giorni a seguito degli eventi avvenuti in svezia), ma d’altra parte, imho, hanno fatto la classica porcata all’italiana e, sempre imho, il nostro partito dei pirati è destinato a morire nell’ombra del partito al quale si è appoggiato.

  • # 4
    magilvia
     scrive: 

    Concordo con la conclusione: non si può ridurre tutto il discorso a mere considerazioni economiche, soprattutto considerando la durata assurda dei brevetti tali per cui anche i figli dei figli dei figli continuano a percepire rendite da diritti d’autore.

  • # 5
    asdo
     scrive: 

    a questo punto si inserisce il partito dei pirati, proporre in parlamento delle alternative.
    far sapere ai vegliardi parrucconi che siamo pronti a mettere in dubbio scelte sbagliate come affidare alla MS la sistemistica senza fare le gare d’appalto.

  • # 6
    BrightSoul
     scrive: 

    Non sono a favore della pirateria, né appoggio il partito della pirateria, ma riconosco che una fruizione gratuita delle opere serva ad arricchire maggiormente le persone perché qui si sta parlando non solo di intrattenimento, ma anche di documentari, libri e così via.

    Fortunamente qualcosa si sta muovendo, prendete per esempio la pubblicazione di Earth su youtube oppure le diverse emittenti e autori (soprattutto stranieri) che distribuiscono anche parzialmente loro produzioni gratuitamente in streaming.

    Queste pratiche, a mio avviso, finiranno per far scomparire l’uso poco lecito del peer-to-peer, e ciò è un bene.
    Chi di voi non preferirebbe usare un modo legale per guardare la sua serie preferita al posto di scaricare illegalmente gli stessi contenuti? Io lo preferisco di gran lunga, anche se mi ci infilano dentro 30 secondi di pubblicità. Se non altro il trasfer rate è ottimale e non devo aspettare ore il completamento del download.

    Tutto ciò secondo me non va ad intaccare in modo considerevole gli introiti delle case produttrici. In primo luogo perché, come già detto, beneficiano lo stesso della pubblicità, e poi perché nell’era dell’HD i fan continueranno comunque ad acquistare i Bluray o ad andare ai concerti e al cinema.

  • # 7
    FrAnKHiNrG
     scrive: 

    Ok, i tempio sono maturi anche da noi.

    Fondiamo il Partito degli Hackers Italiano (nome da definire)

    Libertà di condivisione della conoscenza!!!!

  • # 8
    Riuzasan
     scrive: 

    Il problema fondamentale dei Copyright è capire fino a che punto può essere valutato il valore economico di un bene “artistico” e quanto, chi guadagna da quel bene, dovrebeb percepire.

    L’Italia è il l’esempio lampante di tale discorso.
    Noi abbiamo la SIAE che sostiene un mondo di corruzione, ben più criticabile del ragazzino che si scarica il videogiochino da emule.
    Soldi guadagnati da piccole feste private, milioni di dischi, pubblicazioni in edicola … vanno tutti ad alimentare un sistema di favori dove la nostra politica sguazza, sostenuta da vecchi signori che della SIAE hanno fatto il loro orticello di voti,soldi e potere.

    Non è concepibile che la mia percentuale SIAE su un CD degli U2 sia utilizzato per costruire una mega sala da ballo per il liscio sulla riviera romagnola (di proprietà della moglie di uno dei manager della ISAE stessa) …

    A questo punto, io quella percentusale non vorrei pagarla.

    I diritti d’autore hanno un significato IN TOTO se a guadagnarci è solo l’artista, la software house, la casa di produzione che realizza quel bene.

    Invece ormai attorno a film, software, musica si è creato uno spesso strato di parassiti che innalzano in modo indescrivibile il prezzo finale praticato all’utente.
    E’ li che bisogna combattere.
    In seguito bisognerà vedere COME quantificare davvero il compenso per un programmatore, una cantante o un attore in modo tale da non scadere nel ridicolo quando quel compenso viene comparato a quello di chi lavora ogni giorno 10 ore per guadagnare 1000E al mese.

  • # 9
    RickTheSnake
     scrive: 

    concordo con don luca, è assurdo associarsi a un partitino per non creare un partitino, specialmente da noi dove la costellazione dei micropartiti non è altro che un serbatoio di trombati e un espediente per ricevere finanziamenti pubblici. senza contare la questione pubblicità, io ne ho sentito parlare solo tramite hacker journal ma non ho visto nè sentito da nessun’altra parte nemmeno una riga o una parola su questo movimento, a questo punto sarebbe stato piu’ intelligente rivolgersi a beppe grillo che oltre ad essere probabilmente d’accordo sui contenuti avrebbe fornito una cassa di risonanza decisamente ampia.

  • # 10
    Flare
     scrive: 

    Se io presto un libro ad un amico o un parente, sto in fondo pubblicizzando l’opera, o sono un pirata? Certo, l’amico potrebbe comprarselo anche lui, ma magari non lo farebbe, perché lì per lì non è convinto. Ma se poi leggendolo gli piace e si appassiona anche lui, la prossima volta è possibile che anche lui comprerà autonomamente un’altra opera di quell’autore.
    E se gli presto il dvd di qualche episodio di una serie? O se il “trasporto” dei dati avviene su un altro supporto o via web?
    Certo, farlo sistematicamente o addirittura la colletta è diverso. Diverso anche scaricare da Internet solo con l’idea che così “è gratis”. Vendere addirittura copie non autorizzate è diverso ancora. Insomma ci sono dei distinguo da fare. E’ infatti un argomento complesso pieno di sfumature, che è difficile ridurre ad un bianco e nero pro o contro. Affrontarlo con posizioni intransigenti, senza considerare questa complessità, ha creato solo degli effetti boomerang, di cui il partito pirata credo sia la punta dell’iceberg. Non ci dovrebbe essere bisogno di un partito pirata, se la cosa fosse stata affrontata diversamente: il fatto che invece ci sia perfino un partito, credo sia un segnale importante da non sottovalutare che qualcosa non va in questo modello.

  • # 11
    Andrea
     scrive: 

    Personalmente ritengo che sia arrivato il momento di rivedere il concetto di copyright, in quanto obsoleto e non in più il linea con i tempi.
    L’esempio eclatante in un commento precedente è il film muto cecoslovacco degli anni 30, non è disponbile e non vedo perchè non possa vederlo.

    Altro discorso che invece non condivido assolutamente è la logica del se non ci lucro non è reato (non nel senso del reato). In questa maniera estremizzando io compro un gioco, lo copio e lo passo a 10 amici che fanno altrettanto in una settimana tutti gli interessati lo hanno e alla fine chi l’ha prodotto ne ha venduto una sola copia ?

    Se invece ci fosse una reale economia di scala si potrebbe benissimo accettare, cosa che allo stato attuale non è.

  • # 12
    caffeine
     scrive: 

    >>Sono dell’idea che un partito politico non puo’ >>essere “monotematico” ma deve proporre idee o >>progetti riguardo svariati argomenti. Altrimenti >>ha di per se vita estremamente breve… finita >>l’onda ed ottenuto un compromesso per le sue >>istanze la sua missione è finita. Difatti è stato >>eletto nel parlamento europeo, che sappiamo tutti >>essere niente piu’ che un organo istituzionale >>simbolico (dal nullo potere legislativo effettivo).

    hai almeno letto il programma? non penso, non è per niente monotematico, è monosettoriale al massimo, ma il programma copre svariati campi della tecnologia e del digitale in genere, dalla tv digitale ai copyright, al giornalismo digitale etc…. infatti in italia era appoggiato a vendola e sinistra e libertà, che è un partito che di certo non manca di programmi sociali etc…

    io cmq ho votato con orgoglio il caro bottoni… gia’ solo per il suo curriculum completamente diverso da ogni politico italiano(soprattutto da varie veline etc), ha meritato il mio voto.

  • # 13
    Giogio
     scrive: 

    Se i produttori non guadagnano noi fruitori avremo ben pochi contenuti validi.
    Ritorneranno i mecenati?
    D’altra parte la legge sul copyright è superata.
    Se registro oggi un film in TV e lo metto su un dvd ho fatto una cosa legale.
    Se lo stesso film dimentico di registrarlo e lo scarico in rete sono un pirata.
    Il risultato delle due azioni è identico: ho un dvd con il film, cosa viene punito dalla legge? La dimenticanza?
    Per punire la dimenticanza è meglio un comandamento: ricordati di registrare il sabato!

    Le protezioni del copyright devono rimanere per un tempo limitato (tre anni?) oppure fino a quando un prodotto di ingegno (film) non passa su un canale pubblico.
    A quel punto il diritto di averne una copia è dovuto alla possibilità di essermelo registrato e quindi non fa nessuna differenza se in realtà non l’ho registrato io ma l’ho copiato (scaricato) da chi lo ha fatto per me.
    D’altronde i maggiori guadani sono all’uscita di un prodotto, sfruttando la pubblicità dell’iniziativa.
    Cessando il copyright dopo pochi anni non si perde tantissimo e tutti sono contenti, produttori e fruitori.

  • # 14
    Globus
     scrive: 

    @caffeine

    Critica strana al mio post, hai confermato l’intero concetto…

    Confermi che il partito dei pirati è un partito “monotematico” . Copyright, diffusione delle informazioni digitali etc…. se vogliamo (ache se non lo vogliamo :) ) sempre lo stesso argomento è. Per esempio, quali sono le intenzioni del partito dei pirati a riguardo , che so, dei rapporti con l’economia Cinese? O in merito al sistema pensionistico? Nessuna, perchè non è nel loro interesse, nella loro “mission”.
    Come tu stesso ribadisci, in Italia si sono appoggiati ad un partito gia’ esistente che ha ben determinate idee e progetti sui temi principali che riguardano la società. In questo caso i “pirati” possono rappresentare uno stimolo per rimarcare certi argomenti o certe problematiche, ma all’interno di un progetto piu’ ampio e coerente .

  • # 15
    caffeine
     scrive: 

    ma infatti non ho detto che è completamente sbagliato ;) ho corretto monotematico in monosettoriale ;) monotematico sarebbe se si occupasse solo di copyright ad esempio, monosettoriale, perchè si occupa di tutti i diritti etc che possono interessare l’intero settore tecnologico ;)

    e sono d’accordo con te che i pirati dovrebbero appoggiarsi ad un altro partito che li completi
    ma se ci pensi è inutile, teoricamente siamo in una democrazia, dove ognuno con un tot di voti dovrebbe avere un posto di rappresentanza… quindi se su 10 seggi 2 sono del partito pirata, 2 del partito sociale, 2 del partito economico, 2 del partito “culturale” o che ne so, si crea cmq un sistema polisettoriale e completo da qualunque punto di vista… bisognerebbe poi fondere ogni partito specifico in una “coalizione” a seconda dell’ideologia che li segue ;)
    infatti penso che nessuno del partito pirata sperasse o addirittura auspicasse al totale dei seggi, ma almeno ad un minimo per far valere la loro idea sul digitale…
    scusami non voleva essere una critica la mia, solo un chiarimento, forse non mi sono espresso tanto chiaramente ome pensavo ;)

  • # 16
    mede
     scrive: 

    allora, per me qui il problema non è il diritto d’autore, quello garantirlo o meno non cambia tanto le cose, basta che siano cifre ben bilanciate. il problema è che il diritto d’autore è diventato un racket, chi detiene questi diritti è impaccato di denaro e corrompe i governi per prendere misure per estorcere denaro ai cittadini, l’interesse non è nell’autore ma in chi gestisce il carrozzone. chiaramente questa situazione non si sarebbe creata se la politica avesse fatto il suo lavoro. assolutamente ridicole le normative (se esistono) della siae, se vi racconto quello che combinano e come lavorano vi mettete a ridere e capireste che è tutta gente che percepisce lo stipendio sul nulla, in una stato civile serio andrebbe presa a calci nel sedere e mandata a lavorare. per me è un semplice racket delle estorsioni legalizzato.

  • # 17
    goldorak
     scrive: 

    Bene avanti cosi’, come vorrei che un partito del genere potesse prendere l’8% dei voti anche in Italia.
    Nessuno e’ per l’abolizione del Copyright, il Copyright e’ necessario tuttavia credo che negli ultimi anni ci cis stato uno sbilanciamento definitivo nei confronti dei detentori di diritti. Questi diritti non sono diritti naturali, ma e’ la societa’ nel suo complesso che assegna un monopolio TEMPORANEO (quando si parla di 80 anni oltre la vita della persona e’ una puttanata scusate il termine parlare di monopolio TEMPORANEO visto che a tutti gli effetti e’ diventato MONOPOLIO PERMANENTE) sulla distribuzione di queste opere (libri, canzoni, etc…) con la finalita’ di promuovere le arti. Una volta che questo monopolio temporaneo finisce, l’opera in questione diventa patrimonio di tutti. E questo non significa che la gente non vuole pagare le cose. Ma quando vedo che la nostra societa’ sta andando verso un regime in cui la cultura nel senso piu’ ampio del termine viene presa in ostaggio da parte dei cartelli mediatici etc… (cultura privata che non entrera’ mai a far parte del dominio pubblico) beh e’ forse sorprendente che movimenti “pirateschi” si facciano sentire ?
    Certo tra questi pirati ci sono coloro che vogliono tutto a costo zero, ma ci sono anche persone che votano cosi’ per far sentire la loro voce di dissenso sulla storpiatura che il concetto di Copyright ha subito negli ultimi anni, voci di critica che non riescono ad emergere nei partiti piu’ tradizionali.

  • # 18
    Eraser85
     scrive: 

    Riuzasan, io sono un programmatore e sento provenire da te delle critiche sul compenso del mio lavoro.. credi davvero che siamo strapagati? Io guadagno meno di un insegnante e il nostro contratto è una vera mer*a (metalmeccanici -_-), ma le competenze e le conoscenze che ho dovrebbero garantirmi uno stipendio che sia almeno il doppio, considerando il costo della vita in Italia.

    Inoltre tieni presente che la mia scelta di studiare, conseguire una laurea nei 3 anni previsti e quella di continuare con la specialistica sono tutte scelte che portano, in media, a investimenti annuali per nulla indifferenti (se consideri anche soltanto affitto, mangiare e tasse universitarie).

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