di  -  mercoledì 20 maggio 2009

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L’attuale mercato degli smartphone e dei PDA non può che entusiasmare gli amanti della tecnologia e i pignoli che cercano prodotti cuciti su misura. Al mare di possibilità intrecciate date da diversi design, costi, dimensioni, caratteristiche prestazionali e accessorie si aggiunge la scelta tra un numero decisamente interessante di sistemi operativi. Windows Mobile, Symbian, Android , Mac Os e il Web OS di Palm prossimo al debutto sono solo i più importanti attori di un panorama fatto anche di tante alternative minori proprietarie o Linux based.

Il paragone tra l’attuale mercato dei telefonini e quello dei personal computer degli anni ’80 e ’90 salta così facilmente in testa da essere banale. Viene quindi da chiedersi se e in che misura vedremo il futuro di questo settore ricalcare quanto visto in passato.Negli anni in cui gran parte degli attuali colossi informatici non erano ancora consolidati e si trovavano a lottare in un cosmo di “piccole” realtà che volevano emergere, il numero di proposte che si affacciarono alla ricerca di un posto nella storia è così alto da fornire ad Alessio una quantità di materiale per la sua rubrica praticamente inesauribile.

Quello che è successo poi lo abbiamo tutti sotto agli occhi. Anche se Microsoft divulga degli spot in cui mostra stilose ragazze inebriate dalla possibilità di scelta tra innumerevoli modelli di computer, nello schermo di tutti (tranne uno griffato con una mela morsicata) impera lo sfondo del desktop di Windows Vista, il che fa venire più di un dubbio sulle reali opportunità per un acquirente.

Non sono qui per fare l’ennesimo processo a Microsoft, alla sua posizione e alla storia che l’ha portata a raggiungerla. Sono propenso a pensare che anche se alcuni fatti storici controversi si fossero svolti diversamente, oggi tra i sistemi operativi per pc non avremmo comunque una scelta più ampia di ora.

L’evoluzione dell’informatica ha inevitabilmente comportato delle rinunce. Sfruttare hardware via via più complesso e potente ha costretto ad ingigantire gli investimenti e le risorse nello sviluppo del software.
Fino alla fine degli anni ’80, nei videogiochi a volte venivano mostrati i crediti composti dal nome di una sola persona, che si era occupata di stendere il codice, di realizzare le musiche e di disegnare fondali e sprite pixel per pixel. Sapete bene invece che oggi la realizzazione di un gioco per pc può richiedere complessivamente abbastanza lavoratori da riempire un paese, con tempi di sviluppo anche di svariati anni.

Con la necessità di investire sempre di più, una software house è sempre meno invogliata a realizzare porting su diverse piattaforme.
Nei mercati professionali e server è normale veder proliferare un gran numero di piattaforme per soddisfare le più svariate esigenze, grazie a volumi di affari per queste soluzioni che consentono corposi investimenti per lo sviluppo, invece il cliente consumer vuole spendere poco e in realtà non ha nemmeno voglia di scegliere, perché vuole semplicemente tutto.

La differenziazione delle piattaforme permetterebbe di rimettere in discussione l’esperienza informatica degli utenti e le tecnologie software su cui questa si sorregge con vantaggi enormi in termini di evoluzione delle interfacce delle potenzialità di utilizzo, ma questo avrebbe un costo che gli utenti hanno già ampiamente dimostrato di non voler pagare.

L’evoluzione degli smartphone sarà per i motivi descritti destinata a imboccare una strada simile, man mano che questi dispositivi si evolveranno, ma è impossibile al momento azzardare delle previsioni su chi la spunterà.

5 Commenti »

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  • # 1
    floc
     scrive: 

    io credo che per gli smartphone ci sara’ una differenziazione diversa a seconda dei settori di utilizzo, cosa che di fondo vediamo gia’ oggi: symbian piu’ orientato allo “smartphone” vero e proprio, winmobile al “PDA phone” con android che non si capisce bene cosa combinera’ e apple sul mercato fashon. I pc invece dovevano fare una cosa sola: fare i pc. E per questo si e’ riuscito a imporre un quasi standard che e’ windows

  • # 2
    ido
     scrive: 

    Non sono molto d’accordo con l’articolo. Pur non essendo un fan microsoft, l’informatica ha avuto grande vantaggio dalla piattaforma unica windows che si è affermata nel periodo di maggiore espansione dei prodotti nelle case degli utenti e soprattutto in ambito aziendale. Un mondo altrnativo in cui l’utente e il professionista si trovava a dover scegliere ogni volta tra piattaforme differenti e formati differenti di Office, Autocad (giusto per citarne due) sarebbe stato un mondo in cui l’informatica avrebbe stentato e nessuno avrebbe investito quanto è stato investito ora. Oggi siamo in grado di poter scegliere, e questo è un bene.

    Per gli smartphone avviene la stessa cosa. La piattaforma unica Windows Mobile, per quanto inferiore ad altre su molti punti, ha consentito e consente oggi lo sviluppo di prodotti sempre più completi e innovativi che sono, per l’utente, ogni volta familiari. Già adesso la lotta Nokia (Symbian) vs HTC (WMobile) crea disagi ai molti professionisti che si trovano a dover a volte passare da una piattaforma ad un altra con molti software tra loro non completamente compatibili e problemi vari. Ma a parte questa lotta, è un bene che ci sia stato un lungo periodo di controllo di un’unica piattaforma. Tra due o tre anni, quando anche Android sarà maturo, la prima fase di sviluppo delle piattaforme sarà completato. E allora potremo godere realmente della libertà di scelta.
    Ido

  • # 3
    Flare
     scrive: 

    Chiunque la spunti, sarebbe auspicabile che la piattaforma fosse aperta, così non capiterebbe che tutti i dispositivi (il loro SO) fossero nelle mani di una sola azienda. Idealmente sarebbe meglio se il SO venisse sviluppato da più parti (anche in concorrenza), ma seguendo standard e convenzioni tali da dare alcune garanzie:
    1. che l’applicazione che sviluppo funzioni senza bisogno di modifiche o adattamenti su qualunque versione parallela del SO.
    2. che il sistema di distribuzione (anche più di uno) sia valido per tutti e non si debba fare svariati pacchetti
    3. …e così via

  • # 4
    jpx
     scrive: 

    Forse per salvare capre e cavoli (e vivendo nel migliore dei mondi possibili…) sarebbe bello garantire libero mercato per hardware e OS (anche) proprietari, ma i formati file dovrebbero essere tutti open. Che le aziende si facciano pure la guerra sul COME creare i dati, ma non sul come IO li voglio salvare e condividere.
    E onestamente mi fa rabbrividire leggere frasi del tipo “l’informatica ha avuto grande vantaggio dalla piattaforma unica windows”, “…sarebbe stato un mondo in cui l’informatica avrebbe stentato e nessuno avrebbe investito quanto è stato investito ora. Oggi siamo in grado di poter scegliere, e questo è un bene.”

    Insomma…

  • # 5
    Cael
     scrive: 

    @JPX

    Invece quella frase rappresenta in pieno la realtà. Finchè non si è arrivati ad una piaataforma pressochè standard (quindi circa WIn95) il mondo PC era riservato a pochi, e grazie anche all’abbassamento dei prezzi si è assistiti all’informatizzazione di massa. Se facessero una cosa simile anche con Linux, quindi concentrando soldi ed energie su una solo distro e non migliaia, si avrebbe un OS molto più competitivo.

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