di  -  lunedì 18 maggio 2009

Roger Federer ha poco meno di un milione e duecentomila fan nella sua pagina su Facebook. Ha raggiunto quella cifra in poco tempo, probabilmente qualcuno che si occupa del suo ufficio stampa gli da una mano, ma pare che a volte intervenga personalmente, come quando pochi giorni fa, ha chiesto consiglio su dove andare a mangiare a Madrid, dove stava giocando (ed ha vinto) il torneo del circuito ATP.

federer

Negli USA, forse un più timido – si fa per dire – Shaquille O’Neill usa Twitter anche per dialogare con i propri fan, anche lui ha sfondato il muro del milione di fan.

Il mondo del pallone sembra essere più impermeabile a forme di comunicazione del cosiddetto web2.0, e non si commetta l’errore di pensare che un Cristiano Ronaldo sia più star di Federer o The Shaq solo perché in Italia il tennis e il basket sono considerati sport minori.

Invece, proprio per quegli sport che più difficilmente trovano spazio nei canali tradizionali, tv, radio, eccetera, potrebbero sfruttare il web per aggregare i propri appassionati, come ad esempio ha iniziato a fare la Lega Volley Feminile su Facebook. In relativamente poco tempo ha superato la soglia dei 5.000 fan, ma sono numeri che cresceranno certamente, perché stanno facendo bene, con tante iniziative e periodiche interviste alle atlete tramite la chat.

Se la comunicazione è importante per lo sport in generale, lo è ancora di più per gli sport minori, che devono sempre lottare con l’ingombrante presenza del calcio (in Italia), un mondo così ipertrofico che ha rischiato di sgonfiarsi ed implodere, e che invece avrebbe tanto da imparare, forse proprio da quelli che chiamiamo sport minori. Si pensi al rugby, per esempio, da cui si è tentato di prendere spunto per un improbabile “terzo tempo”.

Le tradizioni non si possono trasferire da uno sport all’altro, ma i valori possono essere trasmessi tramite l’esempio e l’educazione. Ad esempio è possibile scoprire che altri sport sono meravigliosi e coinvolgenti come il calcio, basterebbe conoscerli meglio. In fondo, durante le ultime olimpiadi invernali, non siamo forse diventati tutti pazzi per il Carling?

2 Commenti »

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  • # 1
    Simone
     scrive: 

    Credo sia davvero un modo interessante di utilizzare uno strumento (il social network) che troppo spesso scade nella banalità… visto sotto quest’ottica diventa uno strumento potente per farsi conoscere, per fare scoprire sport “minori” al pubblico, e credo che non possa che fare bene in generale a questo mondo… sempre che qualcuno non riesca a banalizzare anche questo!!!

    PS bel post!

  • # 2
    phabio76
     scrive: 

    Sembrerà una banalità ma spesso si parla di “social network” dal punto di vista sbagliato: quello del singolo utente e si sviscerano i pro e i contro da questa limitata prospettiva, VIP o meno che sia.

    > sfruttare il web per aggregare i propri appassionati…
    “sfruttare” il nuovo canale, esatto: spesso una forma di pubblicità pacchiana mascherata pure male.

    Anche se VIP non è l’utente il fulcro di tutto ma è un EVENTO, Twitter insegna.
    Lance Armstrong, grande comunicatore, è uno dei pochi che l’ha capito, e la dimostrazione sta pure su http://www.livestrong.com

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