di  -  venerdì 15 maggio 2009

IBM PC 5150Ci sono tuttora numerose versioni circa la responsabilità di IBM rispetto all’apertura dell’architettura PC. La mia opinione è che IBM non avrebbe voluto né immaginava un’industria dei cloni, perché era ben consapevole del fatto che una pletora di competitor, capaci di produrre computer funzionalmente equivalenti al suo PC, avrebbe assottigliato drasticamente i suoi margini, come puntualmente è accaduto.

Del resto IBM è un’industria che sul fronte hardware ha sempre mostrato di credere nella chiusura delle piattaforme come acceleratore dell’innovazione, moltiplicatore dell’affidabilità e dei margini (sistemi come il PS/2 ne sono la riprova); una filosofia che, dopo il tramonto delle piattaforme chiuse, vede oggi in Apple l’unico portabandiera rimasto nel mercato consumer.

In questo nuovo venerdì di nostalgia informatica, ci ritufferemo dunque nei meandri dell’evoluzione del settore, per capire come il PC IBM, la sua trionfale campagna marketing e la nascita dei cloni, abbia compresso fino a soffocare centinaia di piattaforme alternative, quasi sempre molto più avanzate dell’IBM compatibile. Per farlo, ci avvarremo di un esempio emblematico della fine delle piattaforme proprietarie, ovvero uno dei primi caduti sull’altare della compatibilità: l’ACT Sirius 1, alias Victor 9000.

Come dicevamo, indipendentemente dalla volontà di IBM, nei primi anni ’80 il mercato dei cloni esplose, e prese così l’avvio uno dei grandi cambiamenti di paradigma dell’industria informatica moderna: il progressivo spostamento dei migliori margini dall’hardware al software. Bill Gates ne sa qualcosa.

Centinaia di produttori di computer si trovarono così, nei primi anni ’80, davanti a un bivio: proseguire con le architetture hardware proprietarie dei primi personal – Commodore PET, Apple II, TI99, TRS80 etc. – o piuttosto imboccare il già popolato segmento dei cloni e avvantaggiarsi della “compatibilità IBM”, innanzitutto in termini di compatibilità col parco software sviluppato per computer IBM, tramite l’uso di hardware specificamente sviluppato.

Se per i produttori che sceglievano la via dei cloni l’obiettivo era quello di massimizzare la compatibilità ed eventualmente incrementare le prestazioni e tenere bassi i prezzi, per chi scommetteva sulle piattaforme chiuse, l’opportunità di innovare sull’architettura era superiore, ma nel contempo serviva un grande sforzo sul fronte software: attrarre sviluppatori di applicazioni popolari o al limite svilupparle in casa, era una condizione indispensabile per conquistare quote di mercato in tutti i segmenti.

In questo periodo di transizione le vittime furono numerose, in particolare fra coloro che producevano sistemi destinati al mercato professionale non IBM-compatibili a livello hardware. Per inciso, quella dell’home computer è un’altra storia, legata a scenari di utilizzo diversi – videogiochi in primis – ed ha la sua prosecuzione naturale nell’ancora florido mercato delle console.

Con questo non intendo dire che i sistemi non IBM compatibili degli anni ’80, mancassero di caratteristiche hardware, espandibilità e parco software idonei per un impiego professionale: fu IBM che, con la sua straordinaria penetrazione in ambito business, cementò il successo della sua piattaforma, e quindi dei cloni, togliendo sempre più spazio a piattaforme alternative.

Sirius Victor 9000Fra i sistemi professionali che per primi hanno ceduto le armi di fronte alla marcia trionfale dei cloni troviamo il Victor 9000 di un certo Chuck Peddle, un computer prodotto per l’Europa da ACT (poi Apricot). Peddle non era un novellino del settore: come abbiamo già raccontato, al suo attivo troviamo il coinvolgimento nello sviluppo del Motorola 6800, la fondazione della gloriosa MOS e la creazione del celeberrimo 6502, nonché la realizzazione di un “embrione” di personal computer, la mainboard dimostrativa KIM – da cui Apple attinse per la creazione dell’Apple II – e il Commodore PET, uno dei primi e più popolari personal computer della storia.

Se il Victor 9000 negli USA andava a scontrarsi con il rampante mercato PC, popolato dallo schiacciasassi IBM e un numero crescente di cloni, in Europa arrivò, assemblato dalla britannica ACT col il nome di Sirius 1, con mesi di anticipo rispetto al PC IBM e la valanga di cloni al seguito. Per quest’ultimo motivo godette nel vecchio continente di un ottimo successo, dal punto di vista tecnico assolutamente meritato.

Il sistema – il cui prezzo base era di circa 2700 Sterline nel 1983 – nasceva attorno alla CPU Intel 8088 ed era in grado di far girare il CP/M del mitico Gary Kildall e l’MS-DOS. Dotato di una memoria di 128KB, espandibile a ben 896KB, utilizzava per la memorizzazione di massa due lettori floppy da 600KB o a doppia faccia da 1200KB, con velocità di rotazione variabile – si narra che hacker con velleità musicali, utilizzassero il rumore prodotto dal floppy per comporre musica – al fine massimizzare la velocità di accesso ai dati in qualunque parte del disco.

Oltre che sul fronte memoria, il sistema era espandibile nel comparto storage tramite controller+hard disk di dimensione fino a 30MB, mentre alla CPU 8088 a 4 Mhz era possibile affiancare un coprocessore matematico 8087. Il sistema offriva inoltre come opzione, la possibilità di essere utilizzato tramite penna ottica direttamente sul monitor: quante cose si possono fare con un 8088!

La tastiera del Victor/Sirius era equipaggiata con una MCU Intel 8048 e disponeva di funzionalità avanzate quali il controllo di luminosità e contrasto – che avremmo visto nel Mac solo molti anni dopo.

Dal punto di vista tecnico dunque, il Victor/Sirius aveva le carte in regola per prosperare nel segmento professionale ma, quando la corazzata IBM, dopo tentennamenti durati mesi, sbarcò nel vecchio continente col PC e la sua dote di software, Sirius, complici alcune complicazioni finanziarie della Victor, scomparve: un segnale che ACT, poi Apricot, avrebbe dovuto saper cogliere ma che, come vedremo presto, non colse.

13 Commenti »

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  • # 1
    Mendocino89
     scrive: 

    Che spettacolo quest articoli…
    Per me che non ho vissuto in quegli anni (manco ero nato nei primi anni 80 !) sono dei frammenti storici da cui attingere e imparare…e un articolo che spiegasse questo “mito” degli IBM compatibili ci voleva proprio!!
    Grazie Alessio !

  • # 2
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Grazie. A proposito di aneddoti per dinosauri, vale la pena di ricordare una frase attribuita a Peddle: “non c’è niente di piacevole circa Steve Jobs e niente di cattivo in Bill Gates”. Detto da uno dei padri del personal computer fa un certo effetto!

  • # 3
    Griso
     scrive: 

    Grandissimi complimenti ad Alessio, leggerei un blog solo fatto da te con queste incredibili storie :)

  • # 4
    Benedetto
     scrive: 

    Anch’io ringrazio il “buon” Di Domizio per questi interessanti articoli. Assieme ai pezzi di Cocchi allietano ancor più i miei venerdì pomeriggio.

    Tornando in-topic (circa), mi chiedo spesso perché a livello di design informatico abbia imperversato così tanto il grigio topo. Pessimo retaggio che ci portiamo ancora dietro (non sempre – grazie Jonathan Ive). Capisco a livello Pc, ma perché imperversare anche su macchine nate principalmente per un ambito ludico come l’Amiga o l’Atari ST?

    Rimarrò con questa domanda in testa per tutta la sera. O magari un paio di birrini potrebbero anche scioglierla.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Grazie per i complimenti e per il “buon”. Mi fa piacere che apprezziate queste storie, sarebbe un enorme peccato di superficialità se col tempo l’idea di “computer” si appiattisse, specialmente per i più giovani, attorno al PC IBM compatibile e al mondo wintel.

  • # 6
    massimo m.
     scrive: 

    X benedetto
    secondo me l’amiga e l’st usavano il grigio per avere un aspetto professionale, e infatti molti amiga e st sono stati comprati da professionisti.
    tieni inoltre conto che moooooooooolti ragazzini si facevano comprare il computer dicendo al padre “ma dai papa’, che l’amiga e’ un computer serio, ci posso studiare, mica ci gioco!”. e avere un computer con l’aspetto serio ha dato la possibilita’ a molti di convincere il padre che quello era un computer e non un videogame. ben diverso sarebbe stato convincere un padre a comprare un computer arancione con i tasti verdi! :)

  • # 7
    Benedetto
     scrive: 

    X massimo m.

    Ecco il perché delle scarse vendite dell’Amstrad CPC 464 ;)

  • # 8
    Sinclair QL: il computer sbagliato, al momento sbagliato - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] Complice, ovviamente, l’apertura del mercato dei cloni e la sempre più pesante dittatura della compatibilità, da cui  l’industria, a quasi 30 anni di distanza, non si è ancora minimamente […]

  • # 9
    Network Computer: anche i flop, a volte, ritornano - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] imperiale” del personal computer – fresco di lancio, alcune piattaforme alternative, superstiti del boom dell’IBM compatibile, si contendevano ancora un mercato in piena esplosione, prima che lo schiacciasassi Wintel […]

  • # 10
    Compaq Deskpro 386: compatibilità ad alta velocità - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] e software appiattitisi su uno standard di fatto (come abbiamo raccontato parlando dell’ACT Sirius ma anche di una lettera di Bill Gates alla Apple), la partita si spostò quindi sui prezzi, e di […]

  • # 11
    Ferdinando
     scrive: 

    Pensate, esattamente 30 anni fa, nel gennaio del 1984 mi compravo il mio Sirius Victor. Mi costò quasi 10 milioni delle vecchie Lire (con poco di più ti compravi un’Alfa 33).
    Ancora lo conservo. Bei tempi…

  • # 12
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Complimenti Fernando!
    Eh sì, all’epoca la tecnologia in Italia costava carissima. Se ti capita manda qualche foto e/o qualche ricordo col tuo fido Sirius, le pubblico volentieri!

  • # 13
    manuela
     scrive: 

    mio padre ha un victor 9000 completamente funzionante e usato pochissimo, mi ha detto che ha ancora i dischetti, quanto puó valere oggi un pezzo da museo come questo, in buonissime condizioni e completamente funzionante?

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