di  -  venerdì 1 maggio 2009

WozPer la gioia di quelli che anche il primo maggio, come ogni altro venerdì, cadono in preda ad un attacco di nostalgia informatica, ci occuperemo di un capitolo interessante e poco conosciuto della preistoria informatica, che coinvolge due protagoniste della memoria collettiva informatica: Apple e Commodore.

Sempre felici di fornire ricche ispirazioni ai nostri (aspiranti) cugini poveri, procediamo ad esplorare uno dei primi capitoli della storia di Apple, datato 1976, un anno prima che Mike Markkula, venture capitalist della Silicon Valley, bussasse alla porta del garage di casa Jobs con una manciata di bigliettoni da investire nell’azienda.

Prima di entrare nel vivo della questione, è necessario introdurre un personaggio chiave degli albori dell’informatica: Chuck Peddle. Da dipendente Motorola e addetto allo sviluppo del processore 6800, Peddle riteneva che il più grande muro verso l’adozione di massa del microprocessore, fosse rappresentato dal prezzo. In un momento in cui nessuno aveva le idee chiare sul mercato di questo nuovo componente, e il computer era una nozione ben lontana da un uso “personal”, i prezzi di un Intel 8080 o di un 6800 erano alti abbastanza da scoraggiare l’hobbista.

Chuck PeddlePartendo da questo assunto, per quanto fosse ancora lontano dal concetto di personal computer, Peddle lasciò la Motorola e passò alla MOS, dove sviluppò prima il 6501 e poi il celeberrimo 6502. Le similitudini con il 6800 erano tali da valere a MOS una causa, conclusasi anni dopo con il pagamento di $ 200.000 a Motorola. L’obiettivo di ridurre drasticamente i costi della CPU era però centrato: il 6502 costava 25 dollari, grazie principalmente all’impiego di un sistema di progettazione che abbatteva drasticamente l’incidenza di prodotti difettosi.

Con un tale asso nella manica, Peddle indossò i panni dell’evangelizzatore e prese a girare per aziende, fiere e garage in cerca di potenziali clienti. Nel mentre una certa garage company con sede a Los Altos, preferiva il più abbordabile 6502 al 6800, per la realizzazione di una sorta di terminale avanzato, un “one board computer” secondo la formula del tempo.

Venuto a conoscenza degli esperimenti della coppia di giovani hobbisti, da buon evangelizzatore, Peddle li assistette – con un demo della scheda dimostrativa KIM-1 – nell’implementazione della CPU in quello che di lì a poco sarebbe diventato l’Apple I, una macchina molto diversa da quelle che lui immaginava fossero le applicazioni di un processore.

Jack TramielDi lì a poco si sarebbe accorto dell’errore. Nel 1975 MOS fu acquisita da una Commodore in affanno nel mercato calcolatrici e ansiosa di gettarsi in un nuovo business. Jack Tramiel, come Jobs e Wozniak, aveva un’idea di cosa fare col 6502, migliore di quella del suo stesso creatore: un personal computer. Nacque così l’idea di PET ma Tramiel, incerto sulla capacità dei tecnici Commodore di sviluppare e industrializzare in quattr’e quattr’otto un prodotto così diverso dalle calcolatrici, valutò la possibilità di acquisire un’azienda che avesse già esperienza nel settore.

Fu allora che prese forma l’idea di acquisire la neonata Apple e il suo progetto di “one board computer” che in seguito sarebbe divenuto famoso come Apple I. La trattativa, stando a quanto racconta Michael Moritz in The little kingdom –  una biografia aziendale prima richiesta e autorizzata, quindi sconfessata da Jobs – fu piuttosto complessa. Chuck Peddle e Andre Sousan, Head of engineering di Commodore, approcciarono l’accoppiata Jobs-Woz in uno dei suoi momenti peggiori, con Woz che non era certo della partnership con Jobs, sostenuto dalla pressione dei genitori.

Secondo Moritz, Jobs richiese una forte somma di danaro per il progetto ($ 100.000) e un posto ben remunerato in Commodore per entrambi. La sua stima della Commodore tuttavia, crollò quando iniziò a prendere informazioni sull’azienda, sullo stile imprenditoriale di Tramiel, il che lo portò ad assumere un atteggiamento ostile nei confronti dell’operazione.

Questo atteggiamento suscitò l’ira di Wozniak padre, che da buon papà-coach-americano, si affrettò ad attribuire tutti i meriti del progetto a suo figlio e quindi a richiedere a quel giovane bohemienne sciatto e disordinato che era Jobs, di togliere il disturbo.

Dopo liti, pianti e riconciliazioni, prevalse la linea di Jobs e la trattativa con Commodore fu chiusa, anche – ad onor del vero – in ragione di un crescente scetticismo dei dirigenti Commodore e dello stesso Tramiel.

Il resto della storia lo conoscete: Apple e Commodore proseguirono su strade parallele, combattendo fino a un certo punto sugli stessi segmenti. La fine della competizione avvenne più per motivi di marketing che per meriti tecnici, dal momento che l’Amiga aveva le carte per lasciare il Mac nella polvere già nel 1985, ma questa è un’altra storia.

Quel che più importa è notare quanto il fallimento di un’operazione dopotutto marginale, dati i valori in campo, abbia condizionato la storia informatica, e soprattutto considerare che, per uno di questi aneddoti venuti alla luce, ce ne sono migliaia, magari molto più eclatanti, che rimangono seppelliti nella memoria degli artefici del miracolo della Silicon Valley o in vecchi libri e riviste che nessuno più legge.

11 Commenti »

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  • # 1
    Matador
     scrive: 

    Sento la mancanza del mio Amiga 4040 e del Workbench…

  • # 3
    andrea
     scrive: 

    E’ noto (da interviste e rivelazioni di ex dipendenti Apple) che quando uscì Amiga nel 1985, poco dopo i primi Mac, alla Apple erano preoccupatissimi, convinti che Amiga avrebbe fatto fuori il Mac…

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Fu proprio Jean-Louis Gassee a rilasciare quella dichiarazione. A farli stare tranquilli ci pensò la Commodore…

  • # 5
    Koney
     scrive: 

    Per fortuna ke e’ andata kosi': Se jobs fosse arrivato in commodore magari l’Amiga sarebbe diventato una makkina tutto marketing e niente arrosto come il mac, invece e’ diventata il mito ke e’ :)

  • # 6
    andrea
     scrive: 

    Se ci fosse stato un pò di marketing, probabilmente Amiga avrebbe tutt’oggi la leadership in ambiti come la computer grafica e il desktop video… invece…

  • # 7
    Cesare Di Mauro
     scrive: 

    Marketing e dirigenza qualificata. Ma non c’è stata nessuna delle due.

    E’ un vero peccato che il volpone di Tramiel si sia lasciato scappare quest’occasione. Penso che oggi il mondo sarebbe stato molto diverso da allora.

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Da quello che leggo se Tramiel avesse completato l’acquisizione Jobs sarebbe andato via e Wozniak come uomo di marketing non valeva granché… Non oso poi immaginare lo scontro di personalità fra due squali come Jobs e Tramiel…

  • # 9
    Lobo
     scrive: 

    @koney

    ma che dici? niente arrosto? bravo!

    cmq, non penso (da quel che so) che Apple non sia mai stata preoccupata di amiga più di tanto. la differenza a parte l’uso più o meno mirato di chips dedicati (non dimentichiamoci che con l’introduzione nella serie II degli slot nubus, il Mac fu dotato di schede audio video da lasciare indietro anche amiga; io penso ad esempio alle radius rocket uniche nel suo genere (prego usare google non sono schede video), o alle radius con schermi pivot e a tanto altro, tra cui software come renderman ecc…) era anche la “professionalita” con cui il sistema era presentato: chi ci ha sviluppato ricordera’ Inside Macintosh (la bibbia delle API del System, 7 volumi enormi competi Pascal-C-Assembler) e cmq la definizione stessa di Human Interface Guidelines (2 volumi) che altri, Windows tuttora ignorano (basta vedere un software svilupato per Mac e uno per Windows). L’Amiga e’ entrato per l’appunto nella storia; chiediamoci perché adobe abbia realizzato ad esempio illustrator ai Mac, o anche Wolfram il suo Mathematica e tanti altri e non ai Amiga e entrambe questi software siano finiti su NeXT e non su Amiga (che come volume di affari era ben più alto)

  • # 10
    raven
     scrive: 

    Mah non centra molto con l’articolo, pero l’Amiga ebbe il difetto di essere venduto come una macchina da gioco sostituto del Commodore 64. Insomma un mercato dai grandi numeri, ma dai margini ridotti e che cambia idee molto presto. Apple ha sempre venduto il Mac sul mercato professionale (anche perche nessun altro se lo poteva permettere). L’idea era quella giusta, poi i 2 segmenti si sono fusi per via della standardizzazione nel PC. Si dimentica che negli anni 80 di piattaforme da scegliere ce n’erano ancora un sacco, adesso sono solo 3, anzi 1 per quanto riguarda l’HW.

  • # 11
    L’alba “dittatura della compatibilità IBM” e la fine di ACT Sirius 1 - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] per l’Europa da ACT (poi Apricot). Peddle non era un novellino del settore: come abbiamo già raccontato, al suo attivo troviamo il coinvolgimento nello sviluppo del Motorola 6800, la fondazione della […]

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