di  -  martedì 21 aprile 2009

Città solareNegli ultimi anni si è parlato moltissimo della possibilità di progettare città “energeticamente sostenibili” e di sviluppare comunità che funzionino unicamente su combinazioni di fonti rinnovabili.

Adesso però la cosa sembra concretizzarsi e in Florida, entro breve, verrà realizzata la prima città ad energia solare.

Da tempo in Florida, anche grazie al sole che non manca quasi mai, si sviluppano differenti progetti che coinvolgono l’energia solare… da questo l’idea: perché non realizzare un’intera città che funzioni unicamente grazie al sole?

La Florida Power&Light in collaborazione con la Kitson & Partners ha iniziato la progettazione di un nucleo urbano decisamente esteso, chiamato Babcock Ranch da localizzarsi vicino a Fort Myers. L’intera comunità sarà alimentata da un generatore da 75MW ad energia solare.

Ovviamente ovunque saranno installati dispositivi-smart per monitorare i consumi delle singole utenze e, di conseguenza, avere la possibilità di ottimizzarli. Le auto elettriche avranno a disposizione varie torrette di ricarica, e anche l’illuminazione stradale sarà unicamente solare.

La costruzione di questo paradiso solare è già parzialmente iniziata, i costruttori hanno deciso di dedicarsi prima a tutti i servizi per poi passare, l’anno prossimo, a costruire le case da poter occupare. Questo nucleo urbano conterà 19500 abitazioni, ampi spazi da dedicare a zona industriale e parchi cittadini.

Inoltre, come ciliegina sulla torta, gli sviluppatori dell’idea garantiscono che questa progetto, una volta entrato a regime, darà lavoro a 20000 persone.

Babcock Ranch

Fonte: Cnet

58 Commenti »

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  • # 1
    banryu79
     scrive: 

    Sembra interessante; sarebbe interessante sapere dopo un tot di tempo di vita della città quanta energia elettrica ha fatto risparmiare rispetto a un’analoga cittadina “tecnologicamente tradizionale”.

    Magari si può estendere il concetto e pensare di progettare cittadine analoghe che sfruttino alternative fonti di energia in base alle potenzialità offerte dalla location geografica di turno.

  • # 3
    stetteo
     scrive: 

    Progetto interessante quanto ambizioso, spero abbia successo.

  • # 4
    rpor66
     scrive: 

    e di notte che usano? o vanno a dormire tutti al tramonto?
    vediamo di essere realistici, l’energia solare che ben venga, ma sarà sempre una aggiunta a quella tradizionale.
    Quando il risparmio sarà maggiore dei costi, il solare prenderà piede, diversamente è solo “roba per ricchi”, imho.

  • # 5
    Thomas
     scrive: 

    Le idee ci sono, ed è ormai da un pezzo che la tecnologia per realizzarle non è più fantascienza: l’ostacolo più grande da scavalcare è sradicare le cattive abitudini dell’uomo medio.

  • # 6
    Manu
     scrive: 

    Sono oltre ventanni che si sente parlare di energie rinnovabili ma la verità è ci sono troppi interessi per continuare a intossicarci di petrolio la vita. Dai bicchieri di plastica, alle fabbriche che sputano veleni senza fine. Felice che ci siano le prime “isole felici” ma temo rimarranno tali.

  • # 7
    mede
     scrive: 

    @ rpor66
    la corrente si può anche tenere, non è che va usata nello stesso momento, per la luce sicuramente si potrà fare qualcosa, certamente per l’acqua calda può essere un grosso risparmio se si usano i pannelli. ovviamente per il privato non è facile rientrare, però se bisogna poi costruire centrali elettriche dovrà pagare tasse in più di fatto, o pagherà sempre di più la bolletta, e soprattutto si continuerà a inquinare in modo non sostenibile. forse è il caso di considerare tutto nei costi. comunque anche se la città non può essere al 100% solare, almeno che consumi 10 invece che 100 è un passo in avanti, significa costruire meno impianti inquinanti. in florida potrebbero usare quei cosi per ricavare energia dalle onde del mare, e forse anche l’eolico. secondo me prò se investissimo in ricerca per sfruttare almeno parte dell’energia dei fulmini sarebbe grandioso, piazzi sti cosi in mare che con una punta prendono i fulmini, hanno legati i serpenti per l’energia delle onde e qualche pannello solare per quando non piove, magari pure una turbina eolica, va…
    poi io metterei i pannelli solari sulle machine e quando parcheggi, che stai al sole, la colleghi alla torretta, quello che ricarica viene scalato dal costo del parcheggio

  • # 8
    Alessandro
     scrive: 

    quote:
    e di notte che usano? o vanno a dormire tutti al tramonto?
    vediamo di essere realistici, l’energia solare che ben venga, ma sarà sempre una aggiunta a quella tradizionale.

    Ah beh, sicuramente. Mica si può immagazzinare l’energia…

  • # 9
    a
     scrive: 

    Per quando non c’è il sole basta una batteria….. grande come lo stadio di San Siro.

  • # 10
    rpor66
     scrive: 

    “Ah beh, sicuramente. Mica si può immagazzinare l’energia…”

    E con cosa? Con le batterie? Quelle prodotte fino ad oggi, costano un mare di soldi e durano poco, troppo poco.
    Di notte, una città ha bisogno di tanta corrente, l’illuminazione pubblica è anche sicurezza, non la si può spegnere per risparmiare.
    Non è che bisogna andare troppo lontano per rendersi conto di come le batterie, al litio, siano ancora oggi poco efficienti.
    Un qualsiasi portatile, dopo soli 3 o 4 anni di vita, si ritrova con l’autonomia ridotta al 60%, se va bene.
    C’è ancora tanto da inventare, e su questo non dispero, ma l’attuale tecnologia non è sufficiente per abbandonare il petrolio.

  • # 11
    conrad
     scrive: 

    mi picerebe pensare di vivere in uno stato dove da una disgrazia (riferito al terremoto di l’aquila) si possa imparare e cominciare a mettere su le fondamenta di per una civilta evoluta e coscenziosa del futuro! ma siamo in italia / europa / terra / sistema solare / via lattea… e finchè le cose non cambiano per noi resterò solo una chimera. :X

  • # 12
    Dario
     scrive: 

    Ecco come immagazzianare energia solare:

    http://www.enea.it/com/solar/linee/innovazioni.html

  • # 13
    alfa_33
     scrive: 

    senza considerare che un pannello in silicio policristallino (i più efficienti per uso civile) ha una vita media di 25-30 anni,di cui i primi 7 servono a recuperare l’energia necessaria a produrlo (senza considerare quella necessaria a smaltirlo). Un pannello in silicio amorfo ha un’efficienza dimezzata rispetto all’altro, ma essendo più facile da costruire impiega 3 anni a recuperare i costi energetici (cmq la vita media è più breve, 20-25 anni). Con questo non voglio dire che il solare sia una boiata, ma nemmeno la soluzione definitiva al problema energia…

  • # 14
    v1
     scrive: 

    il fotovoltaico ha senso solo utilizzando celle moderne, che siano in grado durante il loro ciclo di vita di fornire più energia di quanta ne sia stata investita per produrle.
    ma questi dati non ci sono mai

  • # 15
    banryu79
     scrive: 

    @alfa_33:
    Beh francamente neanche io penso che il solare sia soluzione definitiva al problema energia.
    Semplicemente sono felice di sapere che da qualche parte si provi a sperimentare anche in modo audace: male cha vada si saranno raccolti altri dati: almeno si prova a fare, poi si tireranno le somme.

    (A proposito di chi si è posto il problema dell’immagazinamento dell’energia: do per scontato il fatto che ci abbiano già pensato bene in fase di ideazione/progettazione a tutte queste situazioni [notte/periodo dell’anno con minore quantità media giornaliera di luce/ecc…] anche se maggiori dettagli in tal senso sarebbero interessanti).

  • # 16
    alessandro aimar
     scrive: 

    costruire un impiato di 20.000mq per bruciare metano che s’è prima fatto 5000km nn consuma anche questo energia?

  • # 17
    alfa_33
     scrive: 

    @ 14
    leggi il 13

  • # 18
    v1
     scrive: 

    @17 eh… non avevo letto il tuo, perchè avevo la pagina aperta da mezz’ora e non ho fatto il refresh prima di scrivere.
    comunque quanto sono economicamene competitive le nuove tecnologie a film sottile (o altre novità) rispetto al vecchio metodo che proponeva pannelli dal bilancio energetico totale adirittura negativo?

  • # 19
    Fabrizio
     scrive: 

    @13
    i nuovi pannelli solari di ultima generazione hanno bisogno di solo 2 anni per recuperare l’energia usata per produrla.
    ;)

  • # 20
    alfa_33
     scrive: 

    a v1
    i pannelli a film sottile sono quelli in silicio amorfo di cui parlo sopra. Per quanto riguarda il tempo di rientro dell’investimento economico qui in Italia si parla di 8 anni, ma solo grazie agli incentivi che valutano l’energia prodotta coi pannelli circa il triplo del prezzo di mercato (tra l’altro non so se questi incentivi sono ancora disponibili…).
    Si stanno facendo anche esperimenti con grandi specchi che concentrano la luce solare (si parla di “mille soli”)su celle di tipo aerospaziale ad alta efficienza (e anche alto costo). In questo modo si arriva ad un’efficinza complessiva del 70% (contro il 15% del pannello in polisilicio), ma si tratta di impianti piuttosto ingombranti e complicati, inadatti all’uso domestico.

  • # 21
    alfa_33
     scrive: 

    a 19
    io avevo scritto 3 anni, visto che si tratta di tempi medi stimati, la differenza dipende da quanto “ottimismo” uno ci mette…Cmq questi pannelli hanno anche un degrado delle prestazioni più rapido.

  • # 22
    Deck80
     scrive: 

    Per tutti quelli che scrivono su batterie e black-out di notte:
    immagazzinare l’energia non conviene, quindi la si mette in circolo. Il surplus di energia durante il giorno viene poi utilizzato di notte mediante scambio con la rete normale.E si spera che il balance sia positivo! E’ inutile pensare ad una comunità del genere come un compartimento stagno, basta collocarlo nella realtà di una società che va a petrolio e inquina per produrre anche di notte. Quando tutto sarà ad energia alternativa ( il nucleare è alternativo??? ) di notte il solare sarà supportato dall’eolico proveniente magari da Chicago (the wind city, no?)

  • # 23
    rpor66
     scrive: 

    Rimettere la corrente prodotta in circolo per riaverla di notte significa produrne il doppio del necessario di giorno, per averla di notte riequilibrando i costi.
    Forse il doppio è troppo poco.
    Mi sa che rimane una città che, senza l’apporto di una centrale “amica”, non ha speranza di sopravvivere.
    La tecnologia applicata all’energia atomica progredisce come quella dei pannelli solari, quindi giudizi e pregiudizi dovrebbero evolversi di pari grado.

  • # 24
    MARCO
     scrive: 

    eddai ragazzi.

    Il sistema più semplice per immagazzinare l’energia elettrica è… non immagazzinarla… quali megabatterie.

    Con un semplice conto energia in rete dai energia in rete di giorno e la prendi di notte, poi vedi il bilancio…

    Energia 0 non vuol dire necessariamente autosufficiente.

    Se di giorno consumi 100 ma produci 150 e di notte 50 il bilancio è zero se puoi fare la contabilizzazione.

    Tralaltro in italia quella in esubero viene pagata più di quella usata…

  • # 25
    erfiaschi
     scrive: 

    Penso che appena avrà realizzazione la CIA saboterà tutto come al solito.

  • # 26
    v1
     scrive: 

    il problema dello stoccaggio non esiste e non esisterà mai, perchè l’energia solare non sarà mai così rilevante nel bilancio complessivo. se ci fosse bisogno di correggere la disparità tra produzione diurna e notturna sarebbe sufficiente programmare opportunamente l’orario di attività di alcune centrali termiche a combustibile (biomassa, nell’ottica utopica di un’industria energetica indipendente dalle risorse fossili).

    @25: AHR AHR AHR AHR

  • # 27
    Cristiano
     scrive: 

    Vorrei fare delle precisazioni sui commenti fatti… innanzitutto gli anni necessari per recuperare il denaro investito sono calcolati grazie al Conto Energia… che è un incentivo europeo, non statunitense (non so naturalmente se vi sia qualcosa di simile oltreoceano).
    E poi, mi sembra sbagliato parlare di “vita media” di un pannello e stimarla sui 20-25 anni… in quanto i produttori GARANTISCONO i pannelli per un’efficienza dell’80% (solitamente) dopo 25 anni, ciò vuol dire che se per ipotesi un pannello appena acquistato produce 1000 kWh annui, dopo 25 anni produrrà 800 kWh a parità di irragiamento annuo. Ma ciò non vuol dire che dopo il 25esimo anno il pannello è da buttare, anzi! Il rendimento continuerà a diminuire (non so con quale andamento) ma il pannello continuerà a produrre, poco o tanto. E’ ragionevole pensare (valutando grossolanamente la perdita di efficienza nel tempo) che produca più del 50% anche dopo 35 anni di vita…

    Finite le precisazioni, potrei anche obiettare su chi parla di accumulare elettricità in batterie al litio… in quanto se si parla della creazione di una città “ecologica”, stoccare in accumulatori chimici fa perdere questa etichetta alla città stessa. Potrebbe essere una soluzione iniziare ad utilizzare l’idrogeno come vettore di energia… e potrebbe quindi aprire un interesse maggiore nel migliorare le tecniche per la trasformazione da e verso l’idrogeno.

  • # 28
    andreax
     scrive: 

    Ma quale idrogeno, non restituisce nemmeno il 40% dell’energia necessaria a produrlo. Semplicemente di notte verrà usato l’eolico, ed il resto dell’energia mancante dalle batterie. Il fatto che queste siano accumulatori chimici non toglie validità al progetto, in quanto l’importante è che non vengano dispersi inquinanti nell’ambiente e che le batterie una volta finito il loro utilizzo ne vengano riciclati i maeriali.

  • # 29
    banryu79
     scrive: 

    Scusate,
    io non sono affatto un esperto in materia, anzi, ma resto colpito dalla sicurezza che traspare (almeno a mio avviso) da alcuni commenti fino a qui fatti, riguardo certi dettagli tecnologici.
    Magari chi ha commentato, nella vita è un esperto del settore percui parla con cgnizione di causa, io questo non posso saperlo, in tal caso chiedo scusa.

    Però mi sembra che qua si siano fatte affermazioni con certezza (salvo poi trovare successivamente un altro commento altrettanto sicuro che sconfessa il precedente), piuttosto che vagliare le possibilità o esporre il proprio punto di vista in modo possibilista, ipotetico.

    Incuriosito e confuso (data la mia ignoranza in materia) sono andato a cercare altre informazioni sul web, riporto qualche stralcio che può essere interessante perchè mi sembra che porti un po’ di luce rispetto certi dettagli:

    1]
    FONTE:http://www.energia-blog.it/pannelli-solari/in-florida-la-citta-del-sole/
    Sembra una meravigliosa utopia, e invece è il progetto di “Babcock Ranch”, una città che sorgerà presto nel cuore delle Florida. A realizzarlo sarà la società immobiliare “Kitson & Partners”, che in questi giorni ha annunciato la costituzione di una joint venture con la compagnia energetica “Florida Power & Light” per la realizzazione di un impianto fotovoltaico colossale da 75 MW, che sarà utilizzato per fornire elettricità a questa nuova città.

    Ogni edificio costruito sarà inoltre dotato di pannelli solari, facendo in modo che la città non solo sia autosufficiente dal punto di vista energetico, ma addirittura consumi meno di quanto produca. Un risultato di eccellenza, dovuto anche all’utilizzo della tecnologia Smart Grid, che consiste in un sistema di distribuzione elettrica intelligente in grado di ottimizzare il rendimento energetico evitando gli sprechi e integrando perfettamente le varie fonti alternative.

    Lo Smart Grid in questa città provvederà anche ad un monitoraggio in tempo reale e ad una struttura di controllo a distanza degli apparecchi ad alto carico presenti in abitazioni e uffici, in modo da azionarli quando i prelievi di potenza della rete sono al minimo. Il tutto senza perdere di vista il livello di qualità della vita: i percorsi stradali saranno organizzati in modo da evitare i tipici intasamenti del traffico urbano nelle ore di punta, e i rapporti sociali saranno favoriti grazie un studio accurato sul posizionamento di aree di ritrovo, come parchi o centri per il tempo libero.

    La città sarà inoltre circondata da una vasta area naturalistica che verrà preservata e protetta, creando un perfetto equilibrio tra l’ambiente e questo nuovo insediamento ecocompatibile. L’intero progetto costerà secondo le stime 2 miliardi di dollari favorendo la creazione di 20mila posti di lavoro. Se i tempi saranno rispettati, la realizzazione partirà l’anno prossimo per giungere a completamento entro il 2019.

    [continua]

  • # 30
    banryu79
     scrive: 

    2]
    FONTE:http://www.viaggidiarchitettura.it/news/archivio-news/dettaglio-articolo/articolo/babcock-ranch-florida-la-citta-ad-energia-solare/
    La città del sole esisterà davvero. Non sarà il regno dei balocchi sognato dai bambini ma un vero agglomerato urbano alimentato ad energia solare. Sorgerà in Florida, vicino Fort Myers e si chiamerà Babcock Ranch. Frutto della joint venture tra l’agenzia immobiliare Kitson & Partners e la società energetica Florida Power & Light, sarà estesa su 7kmq, con 20mila case, negozi e zona industriale. La rete wireless coprirà il territorio puntellato da colonnine di ricarica per macchine elettriche. Un impianto fotovoltaico del valore di 400milioni di dollari e con una potenza di 75 MW, addirittura in eccesso rispetto al fabbisogno, alimenterà l’intera città. Secondo Syd Kitson, Amministratore Delegato di Kitson & Partners, Babcock Ranch costituisce il modello delle città del futuro e consentirà alle aziende e ai residenti il pieno accesso alle tecnologie più innovative nel campo delle informazioni, delle comunicazioni e dei trasporti. Nel 2010 cominceranno a costruirla impiegando circa 20mila risorse umane con un costo stimato di 2miliardi di dollari.

  • # 31
    banryu79
     scrive: 

    Infine l’idirizzo del sito della città solare, per i più curiosi:
    http://www.babcockranchflorida.com/home.asp

  • # 32
    rpor66
     scrive: 

    @ banryu79

    Io non ci credo, assolutamente no, continuo a ripetere che tolti i proclami rimane qualcosa per ricchi che non sanno come buttare soldi.
    A quelli che sostengono che i pannelli durano 25 anni, ma veramente ci credete? Qualunque cosa, all’aria aperta, per durare ha bisogno di manutenzione, che costa.

  • # 33
    Simone
     scrive: 

    Leggevo i vari commenti e forse credo sia oportuna una precisazione… che la città si faccia o non si faccia, che utilizzi tecnologie “SMART” o meno per ridurre sprechi energetici, resta il fatto che un conto è realizzare una cittadina con 20000 abitazioni avendo a disposizione un territorio esteso per costruire una centrale da 75MW, un conto è ipotizzare un cambiamento di scenario per le città esistenti… pensiamo una qualunque città Italiana o meno, andiamo a vedere il territorio a disposizione, i consumi energetici… 75MW diventano un’inezia per Milano, ma lo spazio necessario per la centrale non è piccolo, chi progetta (od ha studiato come fare) impianti fotovoltaici sa bene che l’energia che può raccogliere su un pannello ben orientato è “un certo quantitativo per metro quadrato”, e questo valore non può aumentare essendo il sole a fornirlo, poi quella che trasforma in elettrica dipende dal rendimento del pannello… guardando solo alla città ci si dimentica che si devono costruire due città, una fatta di abitazioni, ed una fatta dall’impianto solare…

  • # 34
    mede
     scrive: 

    mah io non sono così scettico, voglio dire che comunque una città nuova puoi costruirla col principio di efficienza energetica, certo questo significa costruire palazzi che siano efficienti non come i nostri che li costruiamo con materiali economici e poi spendiamo migliaia di euro per scaldarli e raffreddarli ogni anno.

    avere efficienza significa comunque adottare dei comportamenti a livello di abitudini della popolazione. io ritengo che anche non utopisticamente oggi viviamo talmente tanto nello spreco che avere un impatto molto minore mi sembra molto semplice. comunque anche ammesso che si riesca a rifilare solo un 10-15% del consumo, ma sarebbe comunque tantissimo in termini di una nazione o del globo visto che eviterebbe di costruire nuovi impianti.
    certo a me rimangono sempre tanti dubbi, l’elettrico è davvero pulito? le batterie inquinano meno del petrolio? il mio dubbio è che inquinino diversamente ma non meno… può essere comunque una strategia differenziare l’inquinamento?

  • # 35
    banryu79
     scrive: 

    @rpor66:
    Io non capisco: negli stralci di articolo che ho quotato, dopo attenta lettura, io vedo che vengono riportati i seguenti punti (secondo me) interessanti:
    + impianto fotovoltaico da 75 megawatt;
    + pannelli solari su ogni edificio;
    + l’energia prodotta stimata supera il fabbisogno della città;
    + Sistema Smart Grid:
    — integra le fonti alternative (quindi vuol dire che ci sono fonti energetiche alternative che integrano quella principale);
    — monitoraggio in tempo reale;
    — struttura di controllo remota collegata con tutti gli apparecchi ad alto carico presenti in abitazioni e uffici per azionamento automatico quando i prelievi di potenza della rete sono al minimo.

    Quindi partendo dalla supposizione che queste indicazioni corrispondono a fatti/tecnologie reali (perchè altrimenti non avrebbe neanche senso stare qui a discutere), cos’è che ti fa storcere il naso e ti fa spospettare?

    Il problema della manutenzione dei pannelli solari?

    Se è questo l’aspetto “più critico” che può far dubitare ne sai sicuramente più di me, io sono un perfetto profano del settore, ma non può essere (e ipotizzo in buona fede) che gli ideatori del progetto abbiano già preso in considerazione anche questo aspetto nei dettagli e abbiano già fatto due conti su fattibilità ed economicità della cosa e il risultato è che è affrontabile?

    Certo, in un articolo non pretendo di vedere pubblicati tutti questi dettagli tecnici, anche perchè oltre a questo singolo problema sospetto abbiano dovuto fare i conti con questioni molto più spinose…

    Se hai dati precisi che dimostrano che i pannelli solari non possono durare 25 anni ben venga; ma ipotizzare che questi abbiano messo a punto delle soluzioni/innovazioni ad hoc proprio per questo problema nel contesto della “città solare”, è da ingenui?

  • # 36
    mede
     scrive: 

    @banryu79 commento 35

    pannelli che durano 25 anni… il problema qual’è? che se perdono di efficienza, comunque potrebbe non essere efficiente tenerli sul palazzo, si va un po’ su un paradosso a mio avviso… un pannello dell’85 su una casa oggi come sarebbe ridotto? quanta manutenzione ho fatto spendendo e consumando energia per mantenerlo attivo? e se abiti in posti dove nevica e non in florida?

    la probabilità alta è che tra 10 anni ti conviene COMUNQUE mettere un pannello nuovo, che avrà efficienza maggiore perchè più avanzato e comunque non è ancora decaduto in prestazioni… che uno tenga sto coso 25 anni ci credo poco sinceramente…

  • # 37
    banryu79
     scrive: 

    @mede:
    Vorrei soffermarmi in particolare su due domande/considerazioni che hai fatto.

    [QUOTE]
    Quanta manutenzione ho fatto spendendo e consumando energia per mantenerlo attivo?
    [END QUOTE]
    Io non lo so; tu lo sai/lo puoi ipotizzare con una certa sicurezza derivante da esperienza tecnica/professionale con i pannelli solari?
    Non vorrei sembrare provocatorio (non è questa l’intenzione), ma da ignorante in materia di chi mi devo fidare?
    Delle “dichiarazioni ufficiali” (anche se pervenute da articoli pubblicitari piuttosto che da pubblicazioni teniche) oppure di te, che non so neanche chi sei o meglio ancora, che competenze hai (con tutto il rispetto)?
    Io lo dico candidamente: sono ignorante. A chi devo dare più credito?

    [QUOTE]
    e se abiti in posti dove nevica e non in florida?
    [END QUOTE]
    Sì, hai ragione, proprio per questo preferirei circoscrivere le considerazioni solo al caso riportato da questo articolo (città solare costruita vicino a Fort Meyers, Florida).
    Già dipanare i dubbi sollevati da alcuni utenti in merito a questo singolo e ben specificato caso mi sembra un’impresa: tirare in ballo altre possibili ipotesi di applicazione quando si sta ancora criticando quella “più concreta” presentata dall’articolo mi sembra prematuro e dispersivo (nonchè un po’ contradditorio).

    Il tutto senza voler provocare, vorrei solo capire perchè meglio perchè alcuni utenti sono così scettici (ovvero capire meglio su quali basi sono scettici).

  • # 38
    Simone
     scrive: 

    SULLA MANUTENZIONE DEI PANNELLI

    Non sono un profano del settore, pur non essendo la mia “attività principale”, ma i pannelli solari non richiedono grande manutenzione, per come sono fatti o si rompono o funzionano, al massimo vanno puliti dopo piogge fangose o sabbiose, anche se non è una cosa particolarmente frequente, le staffe di supporto (se usate) di norma sono fatte di materiali impiegati anche per altri lavori di carpenteria metallica, si ossideranno un poco, così viti e bulloni ma difficilmente ne verrà richiesta la sostituzione a meno che non si rompa un pannello ed allora è probabile che si decida di “revisionare il tutto”… quello che non dura 25 anni è l’inverter (può succedere, ma non è la norma), la vita media di un inverter è di pochi anni, la garanzia di solito non è decennale la 2-3 anni, esistono anche contratti nei quali la sostituzione dell’inverter è in garanzia per un numero di anni più o meno elevato, ma comunque è questo il componente debole della catena.

  • # 39
    mede
     scrive: 

    @ banryu79 commento 37
    devo premettere che io non sono affato un esperto.
    certamente parlo un po’ a vanvera tuttavia ritengo che a parte conoscenze specifiche non serva molto altro che fare semplici considerazioni per questi problemi.
    così come non ho mai creduto nell’idrogeno, per un periodo è stato una favola che hanno raccontato tutti per un po’ anche grillo era entusiasta e presentava macchine all’idrogeno. una semplice considerazione era che per produrre l’idrogeno si consuma molta più energia di quanta non se ne consumi con la benzina, e non occorreva essere esperti ma semplicemente porsi il problema di dove prendere la materia prima (che non cresce sugli alberi, e anche se fosse sarebbe un problema ;) ).

    voglio dire in scala nazionale produrre sta montagna di pannelli, e poi smaltirli, cambiarli, ripararli è efficiente oppure no? io comunque pongo solo la domanda non do risposte, prima voglio la prova provata che funziona e funziona bene. poi ci penso…

  • # 40
    Simone
     scrive: 

    @ Mede

    Purtroppo le valutazioni sulle quali poni delle domande non sono semplici, e non si può avere una risposta “definitiva” in quanto queste analisi sono basate su tanti fattori misurati ed altrettanti “ipotizzati o stimati”, basta cambiare di poco “i riferimenti” e si rischia di modificare in maniera sensibile il risultato… ricordo di avere seguito un corso presso l’università dove svolgo le mie ricerche dove tra le altre cose ci è stata presentata una ricerca giapponese sul “COSTO ENERGETICO TOTALE” di varie tipologie di impianto (riferito ovviamente agli impianti esistenti in Giappone) a partire dalla progettazione fino alla dismissione totale dello stesso…

    Sicuramente iniziative come questa città hanno un forte impatto mediatico ed anche economico, e sono utili anche per sensibilizzare la gente ai problemi energetici, però bisogna stare attenti a non prendere per “oro colato” tutto quello che viene detto, invito a riflettere sulle superfici necessarie per l’impianto in questione, ma anche per tutte le alternative (termodinamico, fotovoltaico a concentrazione), prima qualcuno ha accennato all’impiego di celle ad alta efficienza con dei concentratori (ricerche del genere si fanno anche in Italia), è vero che l’efficienza cresce enormemente, ma la “superficie attiva” è una parte minima dell’intera superficie occupata, mentre nel fotovoltaico tradizionale l’intero pannello (eccettuata una certa percentuale di superficie occupata dalle connessioni tra le celle che lo compongono) è attivo, così come avviene nel termodinamico, se parliamo di “densità di potenza riferita all’occupazione di suolo” purtroppo un impianto solare (di qualsivoglia implementazione tra quelle citate) presenta ancora un basso valore di suddetta densità per potere evitare ombreggiamenti tra le file dei pannelli (distanze che aumentano nel caso si utilizzino inseguitori solari)…

    Un’ultima cosa, non confondiamo RICERCA con COMMERCIO, la ricerca non si fa installando i pannelli e producendoli in quantità per fare diminuire il prezzo, l’impiego della tecnologia non significa miglioramento della stessa…

  • # 41
    Simone
     scrive: 

    Chiedo scusa ma aggiungendo una frase nel precedente commento ho introdotto un errore, scrivo “nel fotovoltaico tradizionale l’intero pannello (eccettuata una certa percentuale di superficie occupata dalle connessioni tra le celle che lo compongono) è attivo, così come avviene nel termodinamico…”

    La frase corretta sarebbe “mentre nel termodinamico si hanno situazioni affini al fotovoltaico a concentrazione”

  • # 42
    banryu79
     scrive: 

    @mede:
    Humm, ho letto con attenzione il tuo post, capisco lo scetticismo e soprattutto ho capito che “contesto” stai prendendo in considerazione (correggimi se sbaglio):

    [QUOTE]
    voglio dire in scala nazionale produrre sta montagna di pannelli, e poi smaltirli, cambiarli, ripararli è efficiente oppure no? io comunque pongo solo la domanda non do risposte, prima voglio la prova provata che funziona e funziona bene. poi ci penso…
    [END QUOTE]

    Tu stai già valutando questa tecnologia della città solare in scala nazionale, ed è da questo punto di vista che la critichi, ho capito correttamente?

    Io invece ho sempre fatto le mie considerazioni con in testa il contesto della singola città solare, in Florida (tra l’altro).

    Portandomi a dover prendere in considerazione le cose dal contesto più ampio che hai considerato, a occhio dico di poter condividere preoccupazioni circa l’efficienza/fattibilità simili alle tue, anche se preferirei non considerare ancora questo scenario e il motivo è che secondo me è prematuro.

    Nel senso che ritengo più saggio sospendere il giudizio su scenari più allargati di quello della singola città solare in Florida, proprio perchè della stessa non sappiamo ancora come è andata (proprio come hai detto tu).

    Lo scopo primo della città solare mi sembra più vicino a vedere se intanto si riesce a farla una città così, e per poi analizzare i risultati reali.

    Solo dopo aver fatto un’esperienza del genere si può partire a fare considerazioni ulteriori e in scenari diversi (che probailmente solleveranno problematiche diverse, richiederanno soluzioni diverse, magari con tecnologie diverse [e considerando il progresso tednologico magari ci saranno possibilità/impossibilità diverse da quelle che conosciamo oggi]).

    Ecco tutto qua.
    Magari sarà un fiasco colossale, oppure un grande successo; magari invece non sarà ne l’uno ne l’altro e i risultati finali potrebbrero portare a scenari/evoluzioni/possibilità completamente impreviste.

  • # 43
    banryu79
     scrive: 

    @Simone:
    Ciao,
    interessanti i tuoi due commenti precedenti.

    A proposito di questa considerazione:
    [QUOTE]
    Sicuramente iniziative come questa città hanno un forte impatto mediatico ed anche economico, e sono utili anche per sensibilizzare la gente ai problemi energetici, però bisogna stare attenti a non prendere per “oro colato” tutto quello che viene detto…
    [END QUOTE]
    condivido quello che esprimi, però penso anche che è comunque un “evento importante” il fatto che si costruisca per la prima volta (almeno per quello che ne so io, magari non è così) una città fortemente basata su una forma di produzione di energia alternativa rispetto alle città “tradizionali”.

    Non è tutt’oro quello che luccica chiaro, però a me sembra un segno di cambiamento evolutivo, positivo.

  • # 44
    Simone
     scrive: 

    @ banryu79

    Perfettamente d’accordo con te, ci tenevo solo a evidenziare come questa soluzione, seppur interessante, sta venendo applicata (ed è esclusivamente applicabile allo stato attuale) in un contesto molto “particolare”… però non nego che sia un’iniziativa interessante… anche se già in passato soluzioni architettoniche particolari e proposte come “efficienti” si sono poi rivelate un mezzo flop perchè nell’utilizzo quotidiano non si rispettavano certe condizioni necessarie perchè potessero essere efficienti… parlo degli “edifici a ventilazione naturale”… soluzioni interessantissime per ridurre i consumi per riscaldamento e climatizzazione, nonchè per l’illuminazione, ma che spesso si sono rivelati più dispendiosi energeticamente per via della richiesta delle persone che li occupavano di parzializzazione della luce naturale perchè spesso le scrivanie venivano poste in modo da avere problemi con essa, quindi si ricorreva alla luce artificiale, necessità di climatizzazione “personalizzata” ecc… alla fine tutti i vantaggi di progetto sono stati “bruciati” dall’utilizzo non corretto degli ambienti…

    Ho accennato a questo perchè anche se si parla di una città solare, si fa riferimento ad edifici particolarmente efficienti, e questi lo potranno essere solo se gli occupanti rispetteranno le condizioni ipotizzate in fase di progetto…

  • # 45
    banryu79
     scrive: 

    @Simone:
    Considerazioni molto interessanti le tue (della ventilazione naturale degli edifici non ne sapevo nulla).

    Che tipo di condizioni d’utilizzo [per mantenere gli edifici efficienti] potrebbero essere state ipotizzate in fase di progetto?

    Supponiamo ad esempio che si sia deciso di usare lo stato dell’arte in quanto a materiali e tecniche costruttive per coibentare in maniera ottimale le abitazioni.

    Partendo da qui, quale “caso d’uso” di un’abitazione potrebbe rappresentare un limite all’efficienza complessiva del sistema?

  • # 46
    rpor66
     scrive: 

    @banryu79

    Altri post hanno già commentato le tue perplessità.
    Menziono, sopratutto, quello che fa riferimento alla superficie da occupare per la centrale elettrica, veramente notevole.
    Qui a Siracusa, abbiamo provato a informarci per l’installazione dei pannelli per produrre 6Kw, costo 45.000€, solo tramite finanziamento, 60 mq di pannelli.
    Fatti 2 calcoli.
    Altro che ampi spazi per giardini.

  • # 47
    Simone
     scrive: 

    @ banryu79

    Gli edifici a ventilazione naturale (detti anche “active facades”… ed in Italia abbiamo una ditta importante http://www.permasteelisa.it/ ) sono molto utilizzati per costruzioni come i grattacieli, facciata “tutto vetro”, intercapedine dove passa l’aria (naturalmente o con un minimo di forzatura) e che per effetto dello scambio convettivo sottrae calore all’ambiente interno nel passaggio dal livello inferiore a quello superiore… il principio è semplice ed io forse ora lo ho un pò banalizzato… ma immagina che una persona posizioni la scrivania in maniera non ottimale, a questo punto vorrà utilizzare l’illuminazione interna a scapito di quella naturale, poi magari ama particolarmente il fresco (oppure il caldo) e le condizioni offerte dal sistema naturale non gli vanno bene…ecco che si introducono i sistemi di riscaldamento e refrigerazione e va a finire che la facciata “tutto vetro” finisce per essere una superficie dispersiva imponente essendo stata vanificata la sua funzionalità…

    Per rispondere alla tua domanda sul “caso d’uso” ipotizzato onestamente non saprei, in quanto esistono molti modi di progettare e costruire, ed ognuno utilizza materiali diversi, l’edilizia non è nemmeno il mio settore (sono Ing. Meccanico specializzato in Energia), ma se progetti con le facciate attive alla fine cerchi di utilizzarle per quello che sono, altrimenti è meglio una costruzione tradizionale fortemente coibentata (anche se in materia di coibentazione si può scrivere un trattato, spesso esagerare è un errore) che non avrà il vantaggio della ventilazione naturale, ma sarà volta alla minimizzazione dello scambio termico con l’esterno…

    …ti faccio comunque un esempio semplice di uso “inefficiente”… non so dove tu lavori ma credo ti sarà capitato di entrare in edifici dove il riscaldamento/raffrescamento risulta centralizzato e non regolabile, pensa alle persone che non gradiscono tali temperature, la prima cosa che fanno è “aprire le finestre” e buttare via parte dell’energia spesa per portare l’ambiente in quelle condizioni climatiche… purtroppo il rischio è questo, e su edifici che fanno della “centralizzazione” il loro punto di forza questo può diventare anche il loro punto debole se chi ci vive/lavora non rispetta queste specifiche

  • # 48
    Simone
     scrive: 

    @ rpor66

    Non so se altri avevano menzionato le dimensioni dell’impianto oltre me, ho accennato a quelle proprio perchè conosco bene il problema della superficie “ben orientata” necessaria, infatti in altri post precedenti ho fatto l’esempio della casa indipendente con “100mq” di tetto che, trasformandosi in palazzo non vede crescere se non di poco la superficie disponibile mentre i consumi aumentano di un fattore pari al numero di appartamenti…

    Aggiungi al dato che hai fornito per i 6KW che se disponi i pannelli su più file (ovviamente avere un unico pannello da 75MW è assurdo) devi anche distanziarli per non ombreggiarsi a vicenda, e che se usi gli inseguitori aumenti la produzione la devi aumentare gli spazi perchè devi considerare anche gli ombreggiamenti dovuti allo spostamento delle superfici…

    Comunque 60mq per 6KW mi sembrano un pò troppi, che pannelli sono stati valutati? (ad occhio e croce direi più 7-8KW di picco se ben orientati, poi ovviamente servono i dati del sito e del pannello, ad “occhiometro” non si può dire granchè)

  • # 49
    rpor66
     scrive: 

    Per 6 Kw intendevo senza essere al 100% delle condizioni.
    Non ricordo che tipo di pannelli, non credo siano di ultimissima generazione, ma anche se fosse 60mq = 8Kw, rimane una superficie immensa da adibire a pannelli.
    Ecco perché mi fa sorridere sentire di queste notizie, dove, con la scusa del risparmio energetico, ti rifilano abitazioni a costi spropositati o “nascosti”.

  • # 50
    Simone
     scrive: 

    @ rpor66

    Perfettamente d’accordo sulla “spropositatezza” delle dimensioni del campo solare… la domanda sui 6-8 KW era per pura curiosità… in effetti se chiedendo ti sei informato anche sul significato della parola “potenza di picco” scoprirai che i KW realmente prodotti spesso sono pure inferiori… purtroppo non i consumi!!! :-D

  • # 51
    banryu79
     scrive: 

    @Simone:
    Grazie mille per la pazienza e l’esauriente spiegazione: credo di comminciare a capire (l’esempio della centralizzazione del riscaldamento mi ha aiutato perchè calza perfettamente con l’ambiente lavorativo open-space in cui lavoro).

    La butto lì: fin’ora abbiamo tenuto in considerazione prevalentemente l’aspetto del risparmio energetico; supponendo che il risparmio dopo tutto non sia molto, ma comunque ci sia, considerato il modo in cui viene prodotta l’energia possiamo almeno dire con certezza che c’è un sostanziale “risparmio ecologico” (lo chiamo così, cioè per produrre l’energia la città solare inquina nettamente meno della “città tradizionale”).

    Sul lungo periodo potrebbe essere un’importante risultato?

  • # 52
    Simone
     scrive: 

    @ banryu79

    Quando gli interlocutori sono seri e non creano flame è sempre un piacere discutere…

    Beh… diciamo che la tua ultima considerazione non è per niente sbagliata, dubito fortemente che potranno essere “un’isola energetica alla resa dei conti”, ciò non toglie che se sapranno gestire bene ciò che vogliono creare otterranno esattamente il risultato che hai indicato, anche se per farlo avranno occupato una superficie immensa paragonata agli abitanti :-D…

    Prendiamo spunto però da questa iniziativa ed utilizziamo queste idee per guardare come noi possiamo contribuire ad essere meno “spreconi” e se possiamo integrare con qualche forma di energia alternativa (ovviamente con razionalità… non seguendo le mode ed i proclami ecologisti che tutto sono tranne che ponderati) facciamolo!

    Lieto di esserti stato d’aiuto!

  • # 53
    Simone
     scrive: 

    @ banryu79

    Se Stefano non mi “spara” per essere andato OT, ti accenno ad una tecnologia sulla quale sarebbe bello discutere (se Stefano volesse potrei anche dargli una mano a scrivere un post a riguardo ;-) ) e sulla quale per motivi “professionali” mi sento attratto, ed è la generazione distribuita mediante co/trigenerazione mediante piccoli motori a combustione interna, io faccio ricerca sui motori a combustione interna a basse emissioni e trovo che possano essere una soluzione interessante per produrre energia per piccoli edifici, considera una potenza meccanica di 100KW (tipica di un motore non “esagerato”), convertila in elettrica (rendimento quasi unitario) ed utilizza la potenza termica dei gas combusti per produrre acqua calda (riscaldamento centralizzato ed anche acqua calda sanitaria), integra il tutto con un buon isolamento, contabilizzazione del riscaldamento sul “calore utilizzato” da ogni appartamento, qualche KW di solare sul tetto (poco ma ci tieni acceso l’ascensore e le luci x la notte)… in trigenerazione si può anche utilizzare il calore per il raffrescamento estivo… ovviamente nn dico di avere “un’isola” ma di un impianto interconnesso in rete…

    I rendimenti?… la cogenerazione consente di avere rendimenti molto elevati, aggiungi che se utilizzi motori come quelli su cui lavoro (che poi sono standard, solo alimentati in maniera un pò particolare, ma sempre con combustibili “standard” quali benzina, etanolo o gas) il solo rendimento del motore termico arriva ad essere dell’ordine del 50% con emissioni ridottissime senza post-trattamento… questo consentirebbe di avere rendimenti di produzione energetica davvero elevati…

    Se magari Stefano o in generale AD deciderà di scrivere un post a riguardo credo la discussione sarà molto interessante

  • # 54
    banryu79
     scrive: 

    @Simone
    Ah, però, non ne sapevo nulla (tanto per la cronaca, io non sono laureato non avendo fatto studi universitari; il mio lavoro consiste nel fare ricerca e sviluppo su una macchina a cn per il taglio di pannelli sandwich in poliuretano espanso che l’azienda dove lavoro produce; il mio lavoro comprende anche lo sviluppo di software CAD/CAM/EDP da abbinare alla macchina).

    Sembra interessante questa co/trigenerazione mediante motori a combustibile…

    Proverò a informarmi usando il web, hai quelche link interessante da sottoporre?
    L’idea dell’utilizzo di diverse tecnologie in sinergia tra loro con l’occhio puntato sul massimo rendimento a me suona come una strategia vincente.

    Esistono già realtà, anche piccole, dove viene applicato questo sistema?

  • # 55
    Simone
     scrive: 

    @ banryu79

    Lavoro interessantissimo il tuo… dovrai darmi materiale!

    Guarda, questa soluzione viene applicata ma non in maniera “intensa”, non ho esempi di impianti di trigenerazione attivi ma googlando qualcosa si trova… so che al di sotto di certe “taglie” dell’impianto l’aspetto economico risulta non conveniente, ma ritengo che ci siano maggiori margini di sviluppo in questa direzione che non sulle tecnologie pseudoecologiste come le celle a combustibile (resta il problema, che tra l’altro fu la prima domanda che posi a varie persone senza ottenere risposte esaurienti, del “come produrre l’idrogeno spendendo meno energia di quella che si recupera”)… se pensi che si investono centinaia di milioni di dollari su una tecnologia (con il benestare di tutti i guru televisivi e del web che ne fanno personali campagne ecologiste) che ad oggi non dimostra come essere energeticamente efficiente quando la soluzione alla quale ti ho accennato potrebbe davvero rappresentare un reale contributo alla riduzione delle emissioni in tempi molto rapidi (utilizza soluzioni già presenti sul mercato, si tratta di mettere insieme il meglio dei vari settori)…

    Non sono un esperto di reti di trasmissione dell’energia, per come è la nostra so che la microgenerazione distribuita potrebbe dare qualche problema, ma ricordo una puntata di Report dove un villaggio Tedesco (mi pare nel cuore della Foresta Nera) aveva addirittura acquistato un pezzo di rete di distribuzione e operava con la microgenerazione distribuita…

    Io credo che potrebbe essere anche un reale business, progettare e realizzare queste soluzioni… se ti interessa continuare a parlarne potremmo anche sentirci al di fuori di qua… non credo di poter scrivere la mail qui per non incorrere in moderazioni, ma forse la redazione di AD può metterci in contatto

  • # 56
    banryu79
     scrive: 

    @Simone:
    per contattarmi potresti accedere alla sotto-sezione Programmazione, sezione Software del forum di Hardware Upgrade (www.hwupgrade.it) e inviarmi un messaggio personale (il mio nick utente è lo stesso con cui mi sono firmato qui, ovvero banryu79).

    Non mi dispiacerebbe approfondire l’argomento, anche se non sono del settore, ciao.

  • # 57
    Simone
     scrive: 

    @banryu79

    Ho cercato ma immagino di dovermi registrare al forum, non risulta visibile un contatto ma solo il profilo ed il sito web…

    Cmq interessante l’azienda dove lavori, come esercitazioni per un corso mi sono occupato di canalizzazioni ed ho imparato molte cose sulla scelta dei ventilatori

  • # 58
    banryu79
     scrive: 

    @Simone:
    Il nostro know how più che sulle UTA è centrato sull’impianto di canalizzazione vero e proprio.

    @Appunti Digitali:
    do il mio consenso perchè forniate il mio indirizzo e-mail contenuto in questo profilo utente all’utente Simone.

    Comunque sarebbe molto interessante un eventuale articolo spin-off di questo sulla tecnologia/sistema da te menzionata, visto che, tra l’altro, fa parte di una di quelle realtà misconosciute alla massa.

    A presto.

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