di  -  giovedì 23 aprile 2009

MultilevelDa qualche anno a questa parte, in alcune conferenze in cui la formula “2.0” è regolarmente abusata, vengono sparse folate di entusiasmo sui contenuti generati dagli utenti, sulla nuova democrazia mediatica, sulla possibilità di ciascuno di far arrivare la sua opinione al polo nord e via discorrendo.

Siamo partiti qualche anno fa con i blog e ci troviamo oggi a Twitter, un luogo in cui per far sapere qualcosa al mondo, non c’è neppure bisogno di concentrarsi quel tanto che basta per produrre un post degno di questo nome: bastano 140 caratteri.

Il web che scardina l’autorità dei media tradizionali, il web che mette la casalinga e l’editorialista sullo stesso piano – a patto che la seconda abbia accesso a Internet – il web che trasforma e sublima la democrazia, è una favola che ci sentiamo raccontare da anni, alcuni di noi senza riuscire, nel frattempo, a togliersi qualche punto interrogativo dalla testa.

Per altri, i cantori delle magnifiche sorti e progressive della rivoluzione web, digerati della prima ora, illuministi postdatati, interventi come quello di Andrew Keen a margine della conferenza Next Web 2009 hanno l’effetto di una doccia fredda.

Il web 2.0 “is f-u-c-k-e-d” per usare i suoi termini, gli unici esiti prevedibili della rivoluzione 2.0 sono la rinascita di una forma digitale di fascismo e futilismo “non necessariamente negativa, specialmente per quelli che li hanno amati già la prima volta”.

In estrema sintesi, il web 2.0, oltre a non possedere un modello di business sostenibile (come negarlo?), rappresenta il trionfo dell’individualismo. Un individualismo assunto dalla massa come religione, una massa da cui emergono comunque in pochi – forse non i migliori, di certo i più padroni del mezzo (non oso pensare che significhi padroneggiare 140 caratteri).

Twitter per Keen è l’ultimo “chiodo nella bara del web 2.0″, individualismo nella sua forma più sintetica e apodittica, in mano a inevitabilmente pochi influenti, il cui imporsi in cima all’attenzione di migliaia di visitatori, tratteggia, se non il trionfo della disuguaglianza di cui parla Keen – dato che alla disuguaglianza siamo abituati da circa una ventina di secoli – comunque un suo permanere, in barba alle profezie di gloria e libertà collettiva che ancora vengono strombazzate a destra e a manca.

Anche chi credeva che bastasse sbaraccare qualche redazione giornalistica – operazione quasi compiuta nell’ignorante tripudio dei più – per raggiungere finalmente la libertà d’informazione, farebbe bene a riconsiderare le proprie posizioni. Se c’è un potere a cui preme di controllare l’opinione altrui, basterà dargli tempo di diventare padrone del nuovo mezzo. A quel punto non servirà più la censura: basterà l’irrilevanza a cui la massa dei contenuti online naturalmente tende.

La strutturale polverizzazione della “long tail” farà il resto – notevole a questo riguardo osservare che, in preda all’isteria collettiva, si è passati da un Anderson che profetizzava sommessamente la nascita di guru in settori di ultra-nicchia, a gente che va in giro per conferenze a raccontare di ipotetici blog visitati dal Papa e dal presidente degli Stati Uniti, per dimostrare che con 1.000 pageviews/mese si può diventare ricchi tramite la pubblicità.

Se l’individualismo è il nuovo paradigma per lo sviluppo di contenuti, se pochi continuano ad emergere dalla massa ininfluente proprio come ai “vecchi tempi”, l’altro lato della medaglia, quello della ricerca web tramite cui si accede ai contenuti, soffre dello stesso male.

Nella pagina bianca di un motore di ricerca si riflette l’individuo e, ancor prima che i risultati scelti, le chiavi di ricerca sono lo specchio più fedele di una personalità, compresi i preconcetti che in un modello “pull” potrebbero più facilmente uscire rafforzati che contraddetti – ho affrontato l’argomento in tre precedenti post, contraddistinti da una crescente dose di pessimismo.

L’incontro fra questi due poli promette effetti dirompenti sul rapporto fra uomo e cultura. Potremmo  ritrovarci un giorno, a scoprire che nel web 2.0 la ragione è di chi strilla più forte, di chi la spara più grossa, grazie all’intervento moltiplicatore del “gatekeeper 2.0″: quel Google che ha messo al lavoro la supposta intelligenza della massa molto prima che qualcuno ne provasse l’esistenza.

26 Commenti »

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  • # 2
    Banjo
     scrive: 

    Come non quotare ogni parola?

  • # 3
    saggio81
     scrive: 

    la rovina del web sono Facebook, mySpace e quelle cagate simili.
    Rappresentano il trionfo dell’individualismo e dell’esibizionismo, poi ci si lamenta che non si è piu in grado di relazionarsi con il prossimo. E poi la privacy dove va a finire? nel cess …

  • # 4
    pabloski
     scrive: 

    del resto non è la prima volta che accade

    quando tra ‘700 e ‘800 iniziarono le “rivoluzioni borghesi” qual’erano gli slogan? uguaglianza, democrazia, saremo tutti uguali, tutti ricchi, nessuno sarà più servo della gleba e via discorrendo

    risultato? una nuova classe emerse e si avvicinò o sostituì i poteri preesistenti, mentre la massa ripiombò nel baratro

    stessa identica cosa succede oggi col web

  • # 5
    david
     scrive: 

    @(3)saggio81
    concordo… da fanta utilizzatore di facebook per puro gioco, mi rendo conto che non serve a niente (per non dire peggio) e pure è un fenomeno in crescita che è stato pure pubblicizzato dalla tv….
    una web idizia!

  • # 6
    phabio76
     scrive: 

    Non sono totalmente d’accordo. Quoterei in toto se il post si fosse intitolato “Individualismo e futilità della SOCIETA’ 2.0″ ma, data per scontata l’ignoranza della massa, non demonizzerei tutti gli strumenti (potenzialmente eccezionali) che vengono usati dalla stragrande maggioranza per produrre fuffa.

    Mi sono più volte battuto in difesa di Twitter, secondo me un canale utilissimo anche per il giornalismo professionale, anche se il 99,9% degli utenti lo usa per scrivere “oggi piove e sto a casa”.

    Anche se sommersi dalla fuffa 2.0 i guru delle nicchie continuano ad esistere, basta cercarli.

    L’intelligenza della massa non esiste, semmai quella è la stupidità; di “intelligenza collettiva” invece qualche esempio c’è.

  • # 7
    fx123
     scrive: 

    perfettamente d’accordo.

    un esempio lampante che mi sta molto sulle balle è pollycoke, un blog di un prof di inglese che invece di lavorare scrive su cose che non conosce, ma siccome sa scrivere bene è pieno di gente che lo segue.

    basta pensare alla campagna “via mono dalla mia linux box” altre amenità simili, e tutti che gli vanno dietro come se a parlare fosse un profeta, quando basta un minimo di conoscenze per capire che son tutte cazzate.

    oppure beppe grillo… mi vengono i brividi se penso ce c’è gente che legge il suo blog al posto del giornle e che prendono alla lettera quello che scrive.

    cosi si passera alla dittatura degli idioti…

  • # 8
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ fx123
    In una situazione mediatica come quella italiana, dove l’informazione è saldamente nelle mani della politica e di svariati gruppi di potere connessi con la politica, anche il blog di grillo ha la sua utilità.
    Alcuni temi sono stati spinti nell’agenda politica dalla pressione di iniziative come la sua, che ha tra l’altro portato in evidenza la sistematica omissione di notizie “scomode” (pensiamo alla segretaria leghista arrestata in Svizzera qualche giorno fa nel silenzio dei media).

    Anche i media generalisti, prima di scagliarsi contro il web, dovrebbero fare un colossale esame di coscienza.

  • # 9
    BrightSoul
     scrive: 

    Io sono sempre convinto che internet sia solo uno strumento che riflette le condizioni della società in cui viviamo. Oggi c’è il blog, ma la pubblica piazza giù in centro c’è sempre stata quindi fare proselitismo non è certo una novità legata ad internet.
    La questione è che “internet è globale”, quindi ogni cosa può essere ingigantita al punto tale di diventare autoreferenziale. “Ma tu non sei iscritto a Facebook? E perché?? Tutti si sono iscritti!”. A questo punto c’è chi pensa con la propria testa e percepisce l’effettiva utilità del mezzo e chi invece lo subisce passivamente. Se “Individualismo e futilità sono al cuore della rete”, allora lo sono anche al cuore della società.

  • # 10
    Simone
     scrive: 

    Bellissimo articolo, però mi trovo anche d’accordo con fx123 (commento 7)… ho apprezzato Grillo per molte cose, ma non si può nascondere che lui ed altri spesso si ritrovino a parlare di argomenti che non conoscono spacciando per realtà assolute le loro opinioni, e la massa che li segue spesso non si sforza di distinguere ciò che è corretto da ciò che non lo è… tutto questo spesso si riperquote anche sui commenti di AD in presenza di post con argomenti piuttosto “sentiti” (come le tematiche energetiche, per riferirmi ad un argomento sul quale commento e sul quale anche per lavoro mi trovo coinvolto)…

  • # 11
    david
     scrive: 

    @phabio76
    Si in effetti Twitter potrebbe essere utile per alcuni servizi tanto che mi pare in altri paesi puoi ricevere e mandare (quello anche dall italia) i messaggi anche per sms… Io sono dell idea che blog (e microblog) e forum sono tutto quello che serve per garantire una fruizione intelligiente e massima del mezzo (internet)

    Altre cose sono storpiature e esasperazioni che sminuiscono il mezzo ihmo

    @fsx123 , simone
    Il blog di beppe grillo è utile per la sua “missione di denuncia” di qualche verità che i media tradizionali nascondo dolosamente…detto questo è anche vero che ultimamente il suo livello è peggiorato e si è fatto portavoce di campagne (la palla che lava per la lavatrice) sbagliate e assurde…Mi è un pò calato, tutti possono sbagliare o essere consigliati male, basta ammetterlo…
    Ora seguo il blog di travaglio meno incline a questi sbagli…cmq meglio leggere un pò di tutto e non fermarsi solo ai giornali e telegiornali ormai servi dei poteri…

  • # 12
    fireb86
     scrive: 

    Che c’entra il blog di beppe grillo non lo so, in ogni caso non sopporto che si definiscano idiozie le cose che scrive e dice solo perchè è (era) un comico e allora non va’ preso sul serio.
    E’ solo una persona come tante che cerca di dire quello che i media non possono o non vogliono dire (l’arresto della segretaria parlamentare leghista ne è un esempio), critica la classe politica (sia di destra che di sinistra, e non si può negare che in parlamento ci siano persone che secondo la legge italiana dovrebbero essere in carcere), critica un premier che si è scritto il lodo alfano per non finire in carcere (“la legge è uguale per tutti”) e punta molto sulla sensibilizzazione della gente riguardo importanti temi quali ad es. l’inquinamento ambientale.
    Certo, uno può non condividere i suoi modi arroganti, ma non si può dire che scriva idiozie.

  • # 13
    clovis
     scrive: 

    @fx123
    dittatura degli idioti? e cosa cambierebbe rispetto ad ora…?
    Credo che non sei mai arrivato al fondo di un post di Grillo: non diresti certe cose; senza fare polemiche, anch’io trovo assurdo che per informarsi sia necessario seguire un comico; eppure è questo lo stato dell’informazione in Italia!Quoto totalmente Alessio.
    Cmq, non fosse per Grillo, io una cosa grave così, non la saprei
    http://www.irispress.it/Iris/page.asp?VisImg=S&Art=32071&Cat=1&I=null&IdTipo=0&TitoloBlocco=Enti%20Locali&Codi_Cate_Arti=24
    perchè TV e giornali l’hanno taciuta.
    fx, ti invito a fare un giochino: prendi un giornale e un tg e conta quante notizie vengono date/tempo impiegato che possano avere una qualche ripercussione sulla TUA vita quotidiana.Ti accorgerai che per il 90% circa sono tutte MINCHIATE.

  • # 14
    Simone
     scrive: 

    @ david

    Apprezzo il lavoro di denuncia di Grillo (ricordo i casi Parmalat, Cirio), ma nel complesso non amo chi spettacolarizza tutto, per informarmi poi utilizzo un pò di tutto, un minimo di TV e giornali, ANSA (che almeno riporta le notizie senza commenti) e tanto buonsenso… apprezzo molto trasmissioni come Report e Viva L’Italia (anche se ora mi trovo da 6 mesi all’estero e non seguo questi programmi), apprezzavo molto Santoro che, pur essendo sempre stato piuttosto “orientato” politicamente ha comunque prodotto un ottimo programma, almeno fino agli ultimi anni in cui (parere personalissimo) il programma si è trasformato in un sipario per una guerra politica personale… dire che “apprezzo” non significa che mi trovi d’accordo con ciò che viene detto, amo la discussione pacata. il confronto rispettoso delle idee, ma non sopporto i “GURU TUTTOLOGI” che, in virtù del seguito mediatico di cui dispongono ritengono di poter insegnare ogni cosa e di offendere chi dice il contrario…

  • # 15
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Purtroppo i media tradizionali sono maestri nell’arte di non dire la verità senza dire bugie, altrimenti detta omissione. Questa situazione, che ormai molti percepiscono, genera il bisogno di canali di sfogo fra cui, appunto, Grillo. Il quale il suo mestiere lo fa meglio che può, ma non basta minimamente ad esaurire la necessità di informazione e approfondimento.

  • # 16
    Paolo
     scrive: 

    Non mi ritrovo minimamente nell’articolo. Ma in fondo non è la prima volta. Il motivo? E’ stato preso un punto di vista sostanzialmente estremista su un argomento complesso e dalle molte sfaccettature. Capisco che è difficile valutare con obiettività lo sviluppo del web e infatti anche il semplice “web 2.0″ è sempre stato visto da molti come un’operazione commerciale sottostimandone gli aspetti sociali, ma qui si è arrivati a dare per finito qualcosa che magari non ci piace ma continua a crescere..
    Aggiungo che concordo quasi in toto con phabio76 (commento 6).

  • # 17
    Globus
     scrive: 

    Ma è cosi’ vero che i media sono “schiavi del potere”? O è vero invece che ai lettori, in fondo in fondo, di molte magagne non interessa niente?
    Tanto per fare un esempio seguo gli articoli di Stella sul Corriere da anni. Ha denunciato con nomi, cognomi e numeri, in modo scientifico, sperperi, baronie, nepotismi e sprechi. E di casi simili ce ne sono diversi in giro, sui brutti e cattivi “media ufficiali”. Eppure non ci sono stati “movimenti di massa”, nè “rivolte”. Perchè?
    Forse (Piu’ che forse, sicuramente) perchè i giornali in questo paese li leggono in pochissimi…. O forse anche perchè, con la denuncia, non si annunciano “ricette miracolatrici” o soluzioni assolute (le liste civiche, le manifestazioni etc..): si fa solo leva sul senso critico del lettore perchè sappia in che paese vive e, magari ,come comportarsi con l’unico strumento che ha in mano (il voto).
    Troppo difficile, troppo complesso, troppo “intimo”. La piazzata è piu’ alla portata…

  • # 18
    Flare
     scrive: 

    Io la penso più o meno come BrightSoul (commento 9).

    Riguardo a Grillo, può scrivere quel che vuole, anche pubblicizzare una bufala come la Biowashball, come ha fatto. Tutti possono scrivere quel che vogliono o credono e questo va bene, se parliamo di libertà d’espressione. La piazza, il bar è quello e la gente che gira per Internet è la stessa. E’ un calderone di voci, in cui chi le cose le sa (non chi crede di saperle) sono pochi, in buona fede o meno.
    Il problema è saper dare il giusto peso a quel che si legge e verificare. Il problema è quindi non chi scrive o chi esprime la sua idea (giusta o campata in aria che sia), ma al solito chi poi legge (o guarda un video): siamo sempre ai livelli di “l’ha detto la radio/la tv/il giornale” o, appunto, “l’ho letto su internet”, ovvero il prendere per buono in maniera acritica, pendendo passivamente dalle labbra da “fonti” che non sono tali o che vengono messe sullo stesso piano di altre (la pagina delle opinioni del parrucchiere con quella di un ricercatore).
    Quindi in Internet possono trovare terreno fertile anche cose come le catene di S.Antonio, che portano a spasso bufale pazzesche, ma anche teorie complottiste e così via.

    In TV si dà in pasto al pubblico quello che più fa ascolto: il varietà con le donnine semi svestite, piuttosto che il documentario, per esempio. Il motore di ricerca riflette questi gusti.
    Sui giornali, si danno le notizie più allarmanti o sensazionalistiche, che attirano più attenzione e fan vendere più copie. In Internet, se parliamo di commenti, possono esserco articoli provocatori.
    Altri aspetti sono sempre il riflesso della nostra società. Non dimentichiamo che Internet è solo un mezzo, un mezzo che offre interessanti possibilità ed opportunità, ma che è utilizzato dalla stessa gente che vediamo in strada. Non deve stupirsi che il contenuto rifletta semplicemente la nostra società.

    Wikipedia viene citata spesso come il massimo esempio dell’aspetto collaborativo e partecipativo del cosiddetto Web 2.0 nella creazione di contenuti. Un esempio orrizzontale (costruire insieme l’articolo) e non verticale (articolo, con commenti a seguito). Anche Wikipedia e le Wiki in generale mostrano una serie di problemi, tra cui, appunto, manifestazioni individualistiche e d’orgoglio personale, che sfociano in edit wars e a risentirci è solo la qualità della voce.

    Anche il già citato Grillo mostra un ulteriore problemaa in quanto collaborazione: Grillo parla e il suo pubblico lo prende come un messia. Già, è per lo più un pubblico, non dei veri partecipanti. Non so se Grillo si autodefinisca “solo un comico” per accattivarsi la simpatia dei suoi lettori o per dare davvero un nobile esempio da cittadino comune (indipendentemente dalla sua attendibilità), ma qualunque siano le intenzioni, nei commenti si nota la solita passività della nostra società, che si può riassumere in “Grillo salvaci tu, Grillo pensaci tu” o il solito lamento passivo in stile “governo ladro”.

    Facebook? I miei amici di Facebock sono solo quelli che ho già dal vivo. Al massimo ho ristretto i rapporti con qualcuno la cui strada si era fisicamente allontanata quando ancora non esistevano mezzi di comunicazione comodi come ora (la distanza…); mentre quelli che non mi interessa riavere tra i piedi, semplicemente non li aggiungo. Considerato poi come la privacy Faceboockiana faccia acqua da tutte le parti, non pubblico foto o altri contenuti che non mi piacerebbe vedere esposti in un cartellone in piazza; usato quindi con criterio, come mezzo di comunicazione può essere comodo. Anche Twitter può avere senso. Dipende al solito dall’uso che se ne fa e in definitiva da chi usa il mezzo.

  • # 19
    Nat
     scrive: 

    Condivido personalmente la visione che viene data dall’articolo, tuttavia non vedo cosa ci sia di sorprendente, e’ solo la naturale trasposizione di quello che avviene nella vita “reale”. Resto sempre molto colpito da come ci si aspetti di vedere nel web una realta’ parallela ma differente a quella che viviamo nel mondo non digitale.

    Chi vive nel web sono le stesse persone che vivono nella vita reale, e quindi perseguiranno gli stessi obbiettivi, gli stessi scopi, e continueranno ad avere la medesima visione delle cose e prospettive per il futuro.

    Non credo che l’avvento del web 2.0 nella vita di tutti possa modificare la mentalita’ della collettivita’, offre opportunita’ nuove, forse anche una possibilita’ di cambiamento, ma resta solo quello, una chance che puo’ essere vista/presa oppure no.

    A me pare che ci sia una notevole coerenza tra il comportamento e gli ideali della massa nel mondo digitale e in quello reale, e non riuscirei a immaginare diversamente.

  • # 20
    FabioM
     scrive: 

    “Se c’è un potere a cui preme di controllare l’opinione altrui, basterà dargli tempo di diventare padrone del nuovo mezzo. A quel punto non servirà più la censura: basterà l’irrilevanza a cui la massa dei contenuti online naturalmente tende.”

    Questo è il punto centrale. C’è chi l’ha capito da un pezzo, e buon per lui. C’è chi non lo capirà mai, ubriacato da tutte le fandonie sulla presunta democrazia o libertà dell’informazione a cui dovrebbero tendere quei mostruosi soviet della verità che abbiamo creato con le nostre mani (il sig. Google e la sig.ra Wikipedia).

  • # 21
    Jimbetto
     scrive: 

    Complimenti per l’articolo !
    Ho visto anche l’intervista di Keen…
    Secondo me, prima di dire che il web2.0 e’ fo”£$*&
    bisognerebbe stabilire cosa sia però !
    Secondo me c’e’ confusione e non credo si corretto
    pensare che il WEB2.0 sia soltanto pubblicare video, blog o altro…
    Penso sia anche azzardato pensare che “internet migliori le persone”.

  • # 22
    asdo
     scrive: 

    concordo pienamente.
    come esempio prendo il blog della gazzadellosport.
    leggete i commenti che riguardano la F1, di solito hanno come obiettivo la critica nei confronti della federazione, dei “potenti”, dei presidenti di questo e quell’altro.
    commenti di persone che non conoscono i retroscena, la storia della F1, seguono distrattamente il corso degli eventi, ma spalancano la bocca e urlano: BERNIE LADRO, FERRARI SCARSI, VOGLIAMO QUESTO VOGLIAMO L’ALTRO.

    ecco questo è il web 2, populismo digitale.

  • # 23
    andrew
     scrive: 

    wikipedia che dipende dall’umore dell’ultimo che aggiorna una voce….
    la troppa informazione che è rumore inutile…
    i social network che diventano solo merce di scambio per la pubblicità mirata….
    Non c’è più l’autorità dell’informazione…
    ognuno scrive e dice ciò che vuole e non si capisce più chi si avvicina alla verità….
    anche appuntidigitali soffre del web 2.0….
    estremizzare aiuta a riflettere…
    ma talvolta banalizzare così un problema complesso suggerisce conclusioni sbagliate…

  • # 24
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ andrew
    In cosa consistono esattamente le banalizzazioni a cui fai riferimento? A me pare che buttare dentro critiche senza argomentarle sia molto “2.0”.

  • # 25
    zerothehero
     scrive: 

    L’illusione della democrazia elettronica non è una novità visto che se ne parla da qualche decennio..cmq a mio avviso l’articolista coglie nel segno l’illusione di massa di internet come veicolo “democratico”.
    Trovo grottesco poi chi trova ogni minima occasione per ballare sulle ceneri dei giornali tradizionali a favore dei “blog” o di altri strumenti informativi spesso reputati migliori a prescindere rispetto ai media tradizionali.
    L’unica nota stonata è il termine “fascismo” evocato da Andrew Keen per parlare delle possibili degenerazioni del web 2.0…meglio parlare di velleitarismo populista venato di solipsismo :lol:

  • # 26
    Twitter non è poi tanto social - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] alla mente le parole di Andrew Keen sulla logica della “grande seduzione” del quarto d’ora di celebrità e in […]

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