di  -  lunedì 20 aprile 2009

Susan BoyleCos’è il talento, e cosa ha a che fare con i media? Nella definizione del De Mauro Paravia, il talento è una predisposizione, particolare capacità e abilità nel fare qualcosa. L’uomo è attratto ed affascinato dalle rappresentazioni del talento, probabilmente è possibile che questo abbia a che vedere con l’istinto alla sopravvivenza: gli uomini dotati di specifici talenti, ad esempio nella caccia, probabilmente in passato hanno avuto maggiori probabilità di sopravvivere e quindi di perpetuare la specie.

Un antropologo potrebbe accreditare o confutare questa ipotesi, ma torniamo a tempi più recenti, dove il talento non deve più essere applicato per procacciare il cibo, per quello bastano dei contanti o una carta di credito. No, il talento è necessario per accedere all’olimpo delle persone famose, quella casta di esseri umani che sono riconosciuti e riconoscibili, non necessariamente o non sempre per meriti particolari, ma piuttosto per l’effetto di una sovraesposizione mediatica.

Tale esposizione è spesso passiva, ma se di intensità sufficiente, come potrebbero ad esempio essere alcune settimane nella casa del Grande Fratello, produce una spinta verso l’alto tale da rimanere in orbita un limitato periodo di tempo, quanto basta per lanciarsi alla disperata ricerca di un talento, plausibilmente vero questa volta.

Così un certo tipo di reality-show produce delle meteore mediatiche che transitano consumando se stesse a contatto con l’etere, per poi svanire nell’oblio. L’effimero è presentato come vero e produce effetti para-reali.

Una sorta di correzione a questo fenomeno, o forse si tratta solo di una variante sul tema, trova spazio nei talent-show. Invece di rappresentare la realtà, qui si cerca di portare alla luce il talento. Da Amici a X-Factor è tutto un tripudio di genialità, diamanti grezzi e scouting.

Anche in questo caso però, è difficile capire se viene prima l’uovo o la gallina: è la televisione il mezzo attraverso cui i talenti sbocciano, o il canale catodico ha solo trovato nuova linfa e storie da fagocitare e risputare fuori dopo averle usate, in barba a tutti coloro che da tempo sono pronti a celebrare il funerale di quello che comunque è il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza?

Facciamo un esempio concreto: Susan Boyle signora di circa 47 anni della campagna gallese, non particolarmente avvenente, il cui look non è “da salotto di moda”, sale sul palco di Britain Got Talent [una via di mezzo tra La Corrida e X-Factor] e canta I dreamed a dream, davanti ad un pubblico scettico e tre giurati sarcastici.

Susan ha una voce incredibile estrabilia pubblico e giurati: nasce una nuova star . Anomala nell’aspetto fisico, almeno per il momento, ma senza dubbio una star. Il video della sua esibizione è visto online da oltre 63 milioni di utenti, in circa otto giorni – la Gran Bretagna, secondo Wikipedia conta 60 milioni di abitanti, tanto per avere un’idea delle proporzioni.

Ok, in questo caso il talento inteso come predisposizione e particolare capacità non si discute, ma quello che è stato rappresentato è reale?

Susan, con quella voce e la sua dichiarata aspirazione a diventare una cantante professionista, è davvero rimasta nascosta nelle campagne della Gran Bretagna, lontano non solo da qualsisi talent scout, ma anche da qualsiasi influenza derivata dalla cosiddetta società dell’apparire, o l’effetto sorpresa è stato cercato ed accentuato per effetti scenografici?

La televisione è il mezzo attraverso cui la vita di Susan evolverà verso il successo e la popolarità che merita per il suo talento, oppure è il talento di Susan il mezzo attraverso cui la televisione perpetua se stessa nell’arte della rappresentazione?

9 Commenti »

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  • # 1
    Banjo
     scrive: 

    Che gnokka ragazzi!!!
    ;-)

  • # 2
    Cael
     scrive: 

    Con i reality credo che ormai si sia riusciti a toccare il fondo del barile per la decenza nella TV italiana. E vedere che su Rai 1, rete ammiraglia, con il canone si pagano certe porcherie viene sempre più forte la voglia di non pagarlo più sto furto di canone.

  • # 3
    D
     scrive: 

    “viene sempre più forte la voglia di non pagarlo più sto furto di canone”

    Se invece di parlare a vuoto ed eventualmente agire in singola, in tanti (e dico tanti) si facesse una bella lettera firmata indirizzata a Viale Mazzini dove si rende noto che il prossimo canone non verrà pagato a meno che non viene fatta una severa pulizia (via i reality, via i finti giornalisti che si permettono di ironizzare sulle tragedie, via i concorsi canori truccati sul lungomare…) forse le cose comincerebbero a cambiare

  • # 4
    Banjo
     scrive: 

    Non è possibile,cari. Proprio venerdì scorso la Corte di Giustizia Europea (mafia a gò gò anche qui dunque) ha stabilito che il cànone Rai va pagato, e che è equo.
    Ricordo che il “cànone”, tra l’altro, è in realtà una TASSA dovuta per il possesso di un apparecchio *adattabile* a ricevere segnali televisivi. Notate la finezza utilizzata per perpetrare il continuo furto, hanno scritto “adattabile”, non “adatto”, così anche chi ha un monitor senza sintonizzatore, ad esempio quello del Pc, è tenuto a pagare.
    Detto questo… mai pagato il cànone in vita mia.

  • # 6
    D
     scrive: 

    “Non è possibile,cari.”

    Il vecchio Churchill sta ridendo dalla tomba…

  • # 7
    Fede
     scrive: 

    Qualsiasi attività di qualsiasi essere vivente ha lo scopo ultimo “la sopravvivenza della specie”, in particolare nessuno di noi umani può esimersi da simile scopo.
    Dunque per gli esseri umani anche il Talento e quindi l’apparire mediatico è una strategia per lo scopo predetto … ad dir la verità si trovano moltissimi esempi in natura, tra gli esseri viventi di specie diversa dalla nostra, nei quali viene sfruttata la bella presenza, la miglior capacità per lo scopo predetto sono invece pochissimi gli esempi in cui la natura ha adottato la strategia speculare ossia quella di disapparire, quella di rendersi sgradevoli e/o quella di mostrarsi inutili ed incapaci.
    Io sono convinto che non si potrebbero spiegare altrimenti certi interessi di noi esseri umani, per esempio non si potrebbe spiegare come mai il nostro cervello ci sconvolge emotivamente e positivamente quando attraverso l’apparato uditivo interpreta certe miscele di vibrazioni meccaniche di diverse frequenze che noi chiamiamo suoni … Per esempio non si potrebbe spiegare altrimenti come mai il nostro cervello ci sconvolge emotivamente e positivamente quando attraverso l’apparato visivo interpreta certi miscele di vibrazioni elettromagnetiche di diverse frequenze che noi chiamiamo immagini.
    Non a caso i suoni e le immagini sono i mattoni fondamentali per creare l’arte (nel significato più universale del termine) e per recepirla.
    Da quanto detto prima risulta palese il motivo perché ci sentiamo attratti irresistibilmente da certe persone le quali si esibiscono, con il canto, con la recita, con la mimica con il ballo, con l’arte figurativa e architettonica, con lo sport ecc. ecc. e in alcuni casi anche solo per la loro presenza e davanti a queste persone vengono posti in secondo piano certe caratteristiche psicosomatiche normalmente non gradite.
    Da questo punto di vista non mi meraviglia il successo mediatico di Susan, mi sbalordisce piuttosto l’interessamento diffuso per certi tipi di trasmissioni comunemente catalogate come reality, come per esempio “Il grande Fratello” in cui non vengono messi in evidenza i talenti dei partecipanti e vengono piuttosto sottolineate caratteristiche umane futili e insignificanti.
    Ultimamente mi è capitato per caso di vedere il palinsesto della domenica pomeriggio di Canale 5; a parte il fatto che mi è stato difficile seguirla per un tempo più o meno lungo, mi ha fatto riflettere su certi aspetti del lavoro professionale e mi ha indotto a pormi questa domanda:
    Come è possibile che si spendono capitali, che ci sono persone che spendono inutilmente il proprio tempo per proporre all’attenzione del pubblico discussioni su cose e circostanze futili a volte accompagnate da da vere e proprie liti, da maleducazione e dal non rispetto dell’etica della morale ecc. ecc.?
    Io ho trovato una risposta … è una questione economica/commerciale per i produttori mentre per i partecipanti sono solo ed esclusivamente illusioni (solo i partecipanti ai reality che hanno già una certa notorietà ne guadagnano un’aumento sensibile della loro notorietà gli altri vivono un periodo relativamente breve di notorietà pubblica per poi tornare alla propria vita privata e incognita a molti).
    Il problema per i produttori è che prima o poi non potranno continuare a battere sul predetto tasto nel modo come lo fanno ora perché il pubblico arriverà a non gradire più simili palinsetsi … dunque dal mio punto di vista di spettatore dai reality dovrebbero scaturire solo ed esclusivamente artisti e arte ed è solo in questo modo che i reality stessi potranno prolungare la loro stagione di vita grazie anche agli artisti da essa generati.
    Per fortuna dopo un breve periodo in cui la RAI stava seguendo le orme di mediaset, la RAI stessa si è indirizzata piuttosto verso reality che producono arte ed artisti (vedasi per esempio X-Factor).

    Per quanto riguarda la polemica sul canone RAI io ritengo che sia doveroso pagarlo consideranto anche l’esiguo esborso annuo.

  • # 8
    Fede
     scrive: 

    Sottolineo il fatto che certi reality come per esempio il grande fratello raccolgono un ampio consenso da parte degli spettatori perché quest’ultimi vengono attrati dalle situazioni non comuni di maleducazione, di litigiosità, di insolenza che nei reality stessi si presentano e che sono piuttosto inusuali dal punto di vista pubblico.
    In altre parole nella realtà vengono presentate situazioni non reali diciamo anomale e sono queste che suscitano la curiosità ma prima o poi con il tempo esse stesse diventano non solo situazioni reali ma anche situazioni tristemente comuni e monotone dalle quali segue inevitabilmente il disinteresse del pubblico e il calo del consenso

  • # 9
    Fede
     scrive: 

    Purtroppo cosa ci volete fare? Il nostro cervello elabora così ciò che vede e sente.
    Chi va al mare non si scandalizza di vedere uomini o donne in costume, tuttavia se si va nel supermercato a fare la spesa e si nota un’individuo tra gli scaffali che gira nudo solo con gli slip la cosa non solo ci scandalizza ma nello stesso tempo ci incuriosisce perché risulterebbe essere una scena seppur reale anomala e surreale, questa situazione incomincerebbe a non interessarci e a considerarla normalissima quindi non meritevole di attenzioni se con il passare del tempo sempre più persone girano tutti i giorni nudi tra gli scaffali.
    Questo è anche il meccanismo sul quale fa leva il mondo della moda.
    Ho scritto questo per chiarire meglio i concetti precedentemente esposti

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