di  -  venerdì 17 aprile 2009

Questo post non è una disquisizione sulla situazione economica delle aziende che operano in rete, su cui per altro ci sarebbe molto da dire, in un panorama di start up in costante perdita tenute a galla e gestite da pochi grandi concorrenti.

Quella che mi accingo a scrivere è una riflessione su come la rete sia alla deriva rispetto alle aspettative di qualche anno fa, nella più totale indifferenza da parte di quelli che una volta erano considerati i suoi principali attori: gli utenti.

La necessità o meno di una regolamentazione legislativa del web è stata sempre affrontata fin’ora per capire se fosse giusto o meno e in che misura, difendere la società, l’ordine costituito, dal libero scambio di informazioni attraverso la rete.

Quando si parla di privacy però in qualche modo i ruoli si invertono e per una volta gli utenti sembrerebbero essere parte lesa. In questo eterno braccio di ferro fatto di interessi, tra grandi aziende, istituzioni e il singolo individuo, in cui le alleanze possono persino cambiare a seconda del conteso, c’è solo un unico punto fermo sempre lampante.

L’utente medio di internet ha bisogno di essere difeso prima di tutto da sé stesso, perché è l’incoscienza di ognuno la causa della fine del dialogo e dello scambio attraverso la rete.
L’incoscienza che dilaga nell’utilizzo del web non è soltanto legata al disinteresse verso alcune tematiche, come la libertà di informazione e la riservatezza, perché questo va sommato ad un fenomeno per forza presente nell’utilizzo quotidiano degli spazi che la rete ci mette a disposizione: l’abitudine.

L’abitudine è un potente strumento che se ben usato permette di convincere una massa di persone di qualsiasi cosa, portandola a comportamenti che poco tempo prima sarebbero stati considerati irrazionali.
Il meccanismo del tiro alla fune tra fornitori di servizi e gli utilizzatori, per stabilire cosa è tollerabile e cosa no ha delineato delle trincee fatte di principi e sensibilità, che però vedono un costante e lento ripiegare da parte degli utilizzatori.

L’immediatezza della fruizione e della pubblicazione di contenuti, nell’utilizzo dei servizi che popolano la rete favoriscono un clima informale e discorsivo che contrasta sempre e continuamente con le condizioni di utilizzo dei servizi.
Visto da fuori, il popolo della rete, sembra fatto di gente che non scarica musica e film illegalmente, che non modifica le console le centraline dell’auto, che non fuma spinelli, che non fa sesso e non lo cerca sul web, che non ha generalmente preferenze politiche.
Sempre visti da fuori sembra che compriamo contenuti a scatola chiusa solo perché qualcuno, senza alcuna possibilità di condividerli con noi, ne ha scritto il nome da qualche parte. Siamo liberi di scegliere cosa comprare ma non ci sogneremmo mai di rielaborarlo (e quindi di creare) o di fruirne insieme ad un amico.
In questa gigantesca manifestazione di schizofrenia a norma di legge, stiamo lentamente rinunciando alla rete e alle sue possibilità. Se è vero che i rapporti nati e intrattenuti attraverso la rete risultano avere meno importanza rispetto a quelli “alla vecchia maniera” (o AFK se preferite) è anche perché ci siamo abituati a tollerare e a imporci limiti che impediscono un rapporto realmente sincero e quindi intimo.

Un altro effetto collaterale è il crescente disinteresse per le sorti di quello che ogni giorno pubblichiamo sul web.
All’interno di quegli ambiti che implicano una comunicazione paritaria e multi-direzionale come forum e social network, le condizioni di utilizzo sono sempre più inquietanti dal punto di vista della propria privacy e spesso il filtraggio e la moderazione di ciò che viene pubblicato è del tutto arbitrario, persino al di sopra delle regole contrattuali. L’accettazione implicita da parte degli utenti, che pur lamentandosene debolmente, continuano ad usufruire di tali servizi, passa non soltanto per un lento abituarsi ad una cronica mancanza di riguardi nei propri confronti, ma anche per la futilità crescente degli argomenti trattati, conseguenza del fatto che non ci esponiamo più per quello che realmente facciamo e siamo.

A volerli cercare, di non-luoghi “liberi” se ne trovano ancora ma, senza voler tentare qui di sentenziare dove vada apposto il giusto limite per la libertà di espressione, è in qualche modo assurdo che in rete, sincerità stia velocemente diventando sinonimo di illegalità.

Non mi stupisce il proliferare in rete di messaggi che suonano tanto come “W V.E.R.D.I.”,  “le fragole sono mature” o “alpha 44772″.

17 Commenti »

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  • # 1
    Wolf01
     scrive: 

    Diciamo che gli ultimi luoghi liberi rimasti sono quelli dove ci si mette su una vpn con gli amici e si scambia, si gioca in “lan”, si tiene il proprio blog/forum/sito e si fa quello che si vuole, resta però sempre il problema della privacy
    Che per loro sia illegale non mi interessa, quello che faccio in casa mia con i miei amici non deve interessargli, a meno che non commettiamo reato penale, il reato civile finchè non lo denuncio io non esce dalle mura, e fino a prova contraria modificare una console o rippare un cd non è reato penale, se poi mi spiano e lo scoprono allora posso denunciarli io per effrazione informatica in casa mia :)

  • # 2
    Pio Alt
     scrive: 

    Le parole: libertà, democrazia, diritti… sono sempre state soggette ad una certa confusione e distorsione, sono pressochè incomprensibili per tutti i controsensi e nonsensi che vi si sono stratificati, a quell’elenco oggi si può aggiungere anche: Internet (perché ciò che accade nel web accade anche negli altri strumenti della rete) e pensare che le cose cambino perchè sono state cambiate strumentalmente alcune parole è l’illusione collettiva che ci tiene mansueti.

  • # 3
    densou
     scrive: 

    Il web ha dei problemi. Ma come si dice: “Non ho detto che è colpa tua, ma soltanto che te l’avrei addossata” :D

    Post sponsorizzato dal Movimento per la Liberazione DALL’Uomo italico. (da non confonderci con i cugini dell’Alabama)

  • # 4
    X
     scrive: 

    Il metamondo: http://www.youtube.com/watch?v=QgMOSB5yg_4

    mi pare dica abbastanza

  • # 5
    avve
     scrive: 

    Secondo me il web ha deluso.
    Uno si pensava che con la libertà di espressione e di informazione, con la decentralizzazione della stessa, con la possibilità di scambiarsi opinioni in tempo reale e gestire una mole di contatti realisticamente ingestibile IRL, il mondo sarebbe migliorato. I crimini e gli abusi sarebbero saltati fuori, i cattivi puniti e il Bene avrebbe trionfato foreverandever.
    Non è poi stato così e c’è chi pensava si potesse creare energia estraendola dal vuoto, chi voleva dimostrare che le torri gemelle sono state uno spettacolo pirotecnico e chi si inventa palline di plastica miracolose osteggiate dalla lobby dei detersivi.
    Non molto diverso poi da chi comprava incautamente qualche cosa ad un’autogrill e si ritrovava poi una scatola piena di sale o di mattoni, coglionaggine di chi ci ha speso i soldi, sicuramente. Ma la delusione è molto maggiore.
    Specie vedendo com’è facile e tentatrice l’idea di far soldi, ad esempio astroturfando nel proprio blog di successo a favore di qualche prodotto miracoloso.

    Alla fine poi sopravvivono i troll perché fare casino per il gusto di divertirsi diventa l’unica forma di “ribellione” e l’unico scopo in cui il web non delude e anzi riesce appieno.

  • # 6
    Iro
     scrive: 

    L’errore in cui s’è caduti nei primi anni novanta, con la contemporanea esplosione di internet, è stato quello di pretendere che la società mutasse al mutare-dilagare di un determinato mezzo tecnologico.
    Questo è deteminismo tecnologico, uno dei maggiori errori che si possono compiere nel analizzare i fenomeni storici, esempio: che il vapore possedesse una energia facilmente sfruttabile si sapeva già dalla età ellenisica, prova ne sono le porte del tempio di (alessandria? non ricordo bene, cmq una di quelle) che venivano aperte e chiuse da una macchina a vapore, ma in quella società non esistevano le condizioni perchè tale invenzione si deffondesse, non esisteva la necessità.
    Analogamente ritenere che sia una invenzione-scoperta a cambiare il mondo è da stolti, internet non cambia nulla, raccoglie solo ciò che le sta attorno: un branco di edonisti egoisti, che accecati dal loro egocentrismo non si curano di un sistema sempre più opprimente e pervasivo in cui vivono….mi pare che questa ultima definizione calzi a pennello per facebook e similia.
    Il web 2.0 non ha senso se la gente non ha nulla da dire…infatti tuvalvola per il 90 % è pieno di cretini che fanno i cretini fieri d’esserlo, pacifico specchio dei nostri tempi.

  • # 7
    Nat
     scrive: 

    @Iro ti quoto in pieno, il problema non sono le potenzialita’ o i limiti del mezzo, ma quello che la gente considera importante e da difendere. Attualmente sono pochissimi quelli che ritengono veramente la privacy e + in generale la liberta’, come un valore, e non parlo solo sul web, mi riferisco in generale.

    Ormai per la sicurezza (o l’illusione della sicurezza), si e’ disposti a sacrificare le proprie liberta’. Alcuni addirittura considerano la privacy un fastidioso espediente usato da “chi ha qualcosa da nascondere”.

    Mi fanno paura queste cose, la “strada” che ha preso la rete e’ solo la conseguenza di un modo di vedere e di vedersi, e la rete non ha modo di modificare questa situazione se e’ composta da utenti che non credono in questi valori, o che sono troppo superficiali o ingenui per capirli.

    Certo nn sono tempi facili, e gli eventi di questi anni spianano la strada a chi vuole il controllo sulla vita degli altri. Basta far leva sulle paure collettive, sulle mode, e se possibile, sull’ignoranza.

  • # 8
    Massimo
     scrive: 

    Quello che succede è che tu puoi certamente pubblicare tutti i contenuti che vuoi, scomodi quanto vuoi. Ma chiunque può censurarti: basta una semplice denuncia. E più un contenuto diventa visibile in rete più è facile che finisca sul video di qualcuno che non solo ti fa chiudere il sito, ma ti fa sequestrare pure il PC di casa.
    E se sei un’azienda, un gruppo, un ente morale, una org no profit, se hai migliaia di utenti sul sito… frega ‘na sega, chiudi lo stesso. Chi pubblica su internet semplicemente non ha diritti.

  • # 9
    densou
     scrive: 

    alt un momento, sono al corrente che con semplice denuncia (previa autenticazione mi pare presso un notaio o altro, che ne so per dire di un post presente su un forum, che rivela informazioni riservate -privati-) può scattare la censura ecc ecc

    ma si arriverebbe anche al sequestro del mezzo informatico?!? Credevo solo a livello più elevato (e.g. condivisione file pedopornografici, terrorismo reclamizzato, ecc).
    Chi mi può illuminare ?

  • # 10
    Giulio
     scrive: 

    @Massimo: non è assolutamente così, non basta una denuncia, devi anche aver commesso qualche reato previsto dal codice penale affinché ti chiudano il sito.

    Cmq viste anche la marea di baggionate che si scrivono quotidianamente su alcuni siti web, direi che non c’è questo pericolo.

    Più che i produttori di contenuti, sono i semplici clienti di internet a non essere tutelati, in special modo riguardo l’attendibilità o meno di alcune fonti.

    Per il resto sono pienamente d’accordo con avve e con Iro.

  • # 11
    Flare
     scrive: 

    Da Rete vista come una forma di realizzazione di vera democrazia (non indiretta e rappresentativa), anzi quasi anarchica (nel senso buono, dell’ideale, se qualcuno fraintendesse) stiamo dunque passando ad una Rete = Grande Fratello (quello del romanzo, non quello della sciocca trasmissione)?

    Anche Grande Fratello (la trasmissione) avrebbe potuto essere una cosa molto interessante, dal punto di vista antropologico e non solo, se fatta in altro modo: ho il vago ricordo che l’idea provenga dal progetto Biosfera. La gente però (quella dei grandi numeri) è quella che è ed è più attratta dalla moda e dalla superficialità, che dall’approfondire. In effetti anche “Geo & Geo” riceve molto meno interesse rispetto a “l’Eredità” e “Chi vuole essere Milionario?” (circa 7 e 5m vs 1,6m). E’ un quasi un miracolo che Ulisse riesca a fare un po’ più di ascolti di Voyager (2,4m vs 2m), ma gli Angela sono gli Angela.

    Insomma per certi versi la penso un po’ come Iro: la gente è sempre quella che è, nel bene e nel male. Ci sarà sicuramente una parte che è attenta alle tematiche di cui parla l’autore del post e 10 anni e passa anni fa era forse una fetta significativa degli internauti, ma attualmente, con l’aumentare dell’utenza, che ora abbraccia praticamente tutti, ora è solo una sparuta minoranza, che “protesta debolmente”.

  • # 12
    Marco
     scrive: 

    @ avve: dimentichi che la rete, democraticamente, permette ti sputtanare allegramente tutti quelli che citi. Ci sono siti su siti che smontano le teorie compolottiste sull’11 settembre o le palline per lavare i panni, mentre gli altri media tacciono. Se non ci fosse la rete chi denucerebbe le vergognose dirette del tg5? o le balle di tizio e caio? e chi ci racconterebbe le notizie che la tv non dice?
    se voglio cercare una notizia in rete la trovo. trovo anche il suo contrario, ma con un po’ di confronti si arriva presto a capire chi ha ragione.
    saluti

  • # 13
    tmx
     scrive: 

    Secondo me il web non sta fallendo, bensì si sta assestando.

  • # 14
    ivan
     scrive: 

    “L’utente medio di internet ha bisogno di essere difeso prima di tutto da sé stesso, perché è l’incoscienza di ognuno la causa della fine del dialogo e dello scambio attraverso la rete.”

    D’accordissimo. Per me è questo il nodo centrale da sciogliere. Se il web sta fallendo, probabilmente è perché non si è in grado di sfruttarne a pieno il potenziale.

    Qui (http://www.ilprimoamore.com/testo_1441.html) un articolo che affronta in parte la stessa questione
    sottolineando il problema dell’ “analfabetismo di ritorno” della maggioranza degli utenti del web
    Cito ad esempio due passaggi:

    “La rete permette l’affrancamento da una fruizione passiva di elementi “dati” (e consente lo scambio attivo, o addirittura l’inserimento di notizie in prima persona). […] Ma […] necessita di […] un’alfabetizzazione molto solida e la capacità di comprendere/produrre un testo.”

    “Il web non fornisce solo la possibilità di accedere a un numero impressionante di dati, ma consente anche — per gran parte — di commentarli e far nascere reti di discussione. Minando tale contributo con un’alfabetizzazione superficiale, le possibilità democratiche della rete crollano del tutto. Una straordinaria miniera di dati e funzioni che attende solo di essere utilizzata: e che invece, banalmente, non è utilizzata affatto.”

  • # 15
    Il cosiddetto web 2.0 avrà mai una reale utilità? Forse - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] analisi inevitabilmente negative che polemizzano intorno ala bolla vuota del web 2.0: vuota perché priva di contenuti, vuota perché priva di contributi da parte degli utenti, vuota perché tutte le idee che hanno […]

  • # 16
    Giucas
     scrive: 

    Eh attenzione però… in rete cercandoli bene si trovano anche validi siti di controinformazione, su cui è possibile avere un’opinione alternativa – che so – su come è andato l’attentato delle Twin Towers.
    E’ vero che buona parte del web è stretto dalla censura “per il nostro bene”. E’ vero che faceschif è pieno di gente che annuncia al mondo “oggi ho pisciato storto invece che dritto”.
    Però ci sono ancora contenuti di qualità e punti di vista che fanno riflettere. Il problema, semmai, è che questi non interessano quasi a nessuno

  • # 17
    banryu79
     scrive: 

    Bisogna però sempre ricordarsi che le “schifezze” e la “spazzatura” che si trova e si legge nel web:
    a) non ne rappresenta l’unica realtà o l’unica qualità di informazione.
    b) è sempre e comunque on-demand: cioè è il singolo internauta che sceglie di leggere la data informazione.

    Per quanto mi riguarda il web è una manna: non per il social network o la possibilità dei contatti on line, dato che nella vita privata tendo ad avere un numero ridottissimo di amicizie con cui ho però una relazione molto profonda e la cui presenza/vicinanza fisica è per me importantissima, quanto per la disponibilità di informazioni (nel mio caso tecniche) che mi possono servire nel lavoro, o di altra natura per approfondire la conoscenza.

    Skype è un’altra tecnologia che mi è stata utile: grazie ad esso ho potuto comunicare con mia sorella nei 3 mesi in cui è stata all’estero per motivi di studio, e con le web cam abbiamo anche potuto vederci.

    Ciascuno di noi sceglie di utilizzare il mezzo web per i fini che preferisce: l’unico male, qui come in altri casi, a me pare una semplice mancanza di educazione nell’utilizzo e nella fruizione del mezzo stesso, educazione che per essere esercitata dal singolo internauta non può essere lasciata semplicemente alla sua coscienza ma gli dovrebbe essere data un minimo a suo tempo (come l’educazione che ci viene data dal contesto familiare, oppure quella appresa a scuola, e che ci serve per relazionarci in società).

    Il web, grazie all’anonimato che garantisce, potrebbe venire usato da alcune persone come “valvola di sfogo”.

    Io non credo che “il web abbia fallito”: anzi secondo me è stato ed è un successo dal particolare punto di vista che lo considera come un mezzo che ci fa da specchio perchè ci mostra come siamo, o meglio come scegliamo di esserte, in una particolare condizione.
    Quindi per me, in ultima analisi, se proprio dovessi trovare “un fallimento” direi che questo è rappresentato dalla nostra stessa “delusione” nel constatare come siamo; il bello è che possiamo sempre cambiare.

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