di  -  giovedì 22 novembre 2007

sorveglianza Secondo una ricerca di Barracuda Networks, il cinquanta per cento dei datori di lavoro impediscono l’utilizzo di Facebook o di Myspace ai propri dipendenti. Va precisato che la ricerca è però ristretta alle compagnie che utilizzano i filtri web della società che ha condotto l’analisi, è quindi possibile che se il campione fosse stato più ampio e diversificato le percentuale sarebbero state differenti.

I due principali motivi dichiarati dalle aziende, alla base del controllo delle attività online dei propri dipendenti sono il timore per i virus e gli spyware (70%) e la riduzione della produttività degli impiegati (52%). Vengono anche citate questioni che riguardano la disponibilitò di banda e la responsabilità.

Il campione intervistato da Barracuda Networks non si limita a inibire l’utilizzo dei social network ai propri dipendenti, ma nel 26 percento dei casi, controlla la loro attività online, e solo il 6 percento pone delle limitazioni temporali per l’accesso al web.

In Italia il Garante ha definito cosa è lecito fare e cosa invece è proibito per controllare i propri dipendenti. In particolare non è in alcun modo possibile controllare la posta elettronica del lavoratore, ma ad esempio è possibile definire preventivamente una blacklist di domini in maniera da non renderli accessibili dalla rete aziendale.

La domanda è: la sorveglianza è il sistema migliore per ottenere il risultato desiderato?

Sarò un ottimista, o un idealista, se preferisci, però sono dell’idea che se un dipendente non ha voglia di lavorare, non ha necessità di Internet per applicare la sua scarsa volontà. Difatti, gli stessi discorsi sono stati affrontati in passato, per applicazioni molto meno sociali come il solitario.

Allora forse i datori di lavoro, dovrebbero preoccuparsi di più di motivare i propri dipendenti, creare un ambiente di lavoro confortevole, per quanto possibile, ed avere maggiore fiducia nel senso di responsabilità della propria squadra. E poi penalizzare chi delude tale fiducia, eventualmente.

Senza contare che la rete sociale dei propri dipendenti potrebbe costituire anche una risorsa per l’azienda, se è vero che i mercati sono conversazioni. Non credi?

10 Commenti »

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  • # 1
    Giorgio Cara
     scrive: 

    Non credi?
    NON CREDI?????
    NO CHE NON CREDO!!!!!

    Il lavoratore deve lavorare perché E’ PAGATO APPOSTA!!!
    Probabilmente se viene motivato sarà più produttivo, ma questo è un altro discorso.
    Non va su Myspace ma gioca a solitario? Si licenzia e si disinstalla il solitario.
    I mercati sono conversazioni? Non sono tutti nell’ufficio marketing, c’è chi deve vendere e chi deve fare altri lavori. E cazzeggiare (che è quello che si fa su Myspace) NON E’ un lavoro

  • # 2
    Tambu
     scrive: 

    magari su myspace si, ma a me capita sempre più spesso di avere soluzioni, chiarificazioni e contatti con fonti grazie al tempo che passo a fare quel che molti definirebbero “cazzeggiare” durante l’orario di lavoro e che invece mi dà modo di essere sempre al passo, informato, di conoscere le persone giuste e di poter proporre soluzioni o persone che altrimenti ci sogneremmo tutti, qui in azienda.

  • # 3
    Giorgio Cara
     scrive: 

    E vuol dire che per il tuo lavoro torna utile, ma per quanti altri dipendenti lo è?

  • # 4
    Markingegno (Autore del post)
     scrive: 

    @Giorgio
    l’esempio del solitario voleva dimostrare proprio che il problema non sono i social network, ma il comportamento del dipendente, che se non ha intenzione di lavorare, semplicemente non lo fa, o lo fa il meno possibile.

    Se fossi un datore di lavoro non vorrei essere costretto a ricorrere ai cani da guardia per controllare i miei collaboratori. Sarebbe una sconfitta in partenza.

  • # 5
    Tambu
     scrive: 

    secondo me, potenzialmente, per tutti. non esistono ambiti in cui le relazioni non sono importanti, e le relazioni maggiori e più facili (oltre che le più significative per affinità) avvengono su internet e i social network intesi nel senso lato del termine.

  • # 6
    david
     scrive: 

    @giorgio
    il lavoratore non è pagato per lavorare, come dici tu
    ad es. un programmatore è pagato per scrivere un determinato codice
    un project manager per portare avanti un progetto
    una segretaria per rispondere al tel, fare fotocopie, ecc.
    l’importante è il codice, il progetto, le fotocopie.
    se tra un compito e l’altro il lavoratore gioca al solitario, naviga sul web o fissa il soffitto sono fatti suoi
    non credo che oggi possa esistere un imprenditore con le tue idee a dir poco obsolete.
    non mi dire che fai l’imprenditore!?!
    saluti.

  • # 7
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    Per un paio d’anni ho amministrato una rete aziendale piuttosto vasta. Questa esperienza mi ha fatto inizialmente simpatizzare per pratiche come il blacklisting dei siti web e il blocco di applicazioni non strettamente funzionali allo svolgimento del lavoro. È però quella dell’amministratore di sistema una prospettiva riduttiva, che si avvale necessariamente di strumenti limitati e rozzi.
    La produttività del lavoratore è legata innanzitutto alla corretta gestione delle risorse umane, su cui molte aziende si sentono di poter soprassedere a cuor leggero. A mio modesto parere poi, la produttività di un impiegato non si misura nel tempo che passa alla scrivania a guardare la videata di word ma nei risultati che ottiene a fine mese.
    A questa argomentazione permissivista vanno fatte alcune eccezioni, per esempio laddove per esigenze di banda vengano impiegate linee tariffate a traffico, è impensabile e antieconomico non impiegare blocchi. Altrettanto all’azienda non si può richiedere, in quanto intestataria di un IP pubblico, di assumersi la responsabilità legale di impiegati che mettono in atto comportamenti sanzionabili dalla legge ma non adeguatamente tracciabili nella LAN, se non con costosi strumenti di monitoring.

  • # 8
    Giorgio Cara
     scrive: 

    @Markingegno
    Giusto, intanto però gli tolgo le tentazioni.

    @Tambu
    Mi viene difficile immaginare come uno che deve scartoffiare nel backoffice abbia bisogno di ricercare contatti che già non ha lui o qualcuno dell’ufficio.

    @david
    Non sono imprenditore e non ho idee obsolete; dopo che mi portano il lavoro o se c’è scarsità dello stesso, se mi facessero richiesta glie lo sbloccherei pure l’accesso a internet.

  • # 9
    Tambu
     scrive: 

    i contatti che può avere uno così sono necessariamente limitati. Navigando liberamente potrebbe invece mettersi in contatto con suoi omologhi di tutta Italia e tutto il mondo, e insieme potrebbero discutere di soluzioni che in azienda non esistono, tanto per fare un esempio. Per quanto di nicchia possa essere un lavoro, su internet c’è una nicchia per tutti. E’ la sua forza :)

  • # 10
    Massimo
     scrive: 

    @ Giorgio, premesso che lavoro nel settore marketing, mio padre è un imprenditore, ma non mette i filtri per myspace/disinstalla il solitario, vedi nelle aziende MODERNE si lavora per OBBIETTIVI, semplicemente il lavoratore ha un tot di target da raggiungere entro un anno, se non li raggiuge viene ammonito dal direttore del personale e se necessario licenziato, esistono una marea di lavoratori (aggiugerei BRAVI) che raggiungono gli obbiettivi prima e cazzeggiano, visto che comunque hanno l’obbligo di trovarsi al lavoro, e altri che cazzeggiano fino all’ultimo e raggiungono o meno gli obbiettivi alla fine dell’anno.L’importante è raggiungerli, poi come li raggiungono sono cavoli loro, ciao!

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