di  -  lunedì 16 febbraio 2009

Google, attraverso il responsabile per le relazioni istituzionali intervistato da Vittorio Zambardino, ha deciso di esporsi e di far sentire la propria voce sul celebre emendamento 50.0.100, che ho già trattato in un precedente post.
Diplomatico nel tono, ma molto meno nei contenuti delle sue risposte, Marco Pancini non si tira indietro nemmeno quando il giornalista gli propone un paragone tra il nostro Paese e i peggiori Stati al mondo per libertà di espressione, come la Cina e la Birmania.

Il portavoce di Google critica l’emendamento da molti punti di vista, partendo da quello in qualche modo più tecnico, che riguarda il ruolo delle varie aziende nella “filiera” del web che viene calpestato da quest’emendamento, scritto evidentemente senza la coscienza dei mezzi che pretende di regolamentare. Fino ad arrivare a toccare temi prettamente politici e morali.
L’intervista poi si contrappone a quella al senatore D’Alia, autore del discusso emendamento, momentaneamente non più disponibile sul sito de L’Espresso, ma riportata integralmente nel blog di Grillo.
Marco Pancini spiega nell’intervista che il principale problema per chi pubblica contenuti sul web è che non c’è più distinzione tra l’autorevolezza e il ruolo ricoperto dalle varie forme di pubblicazioni di contenuti sul web. Questo emendamento va a colpire indiscriminatamente il blog personale, la testata giornalistica o il fornitore di servizi per la pubblicazione o l’indicizzazione di contenuti allo stesso modo. Per i diversi ruoli svolti da ognuno e per la diversi modi di esprimersi in relazione al tipo di mezzo utilizzato non possono essere paragonati. La decontestualizzazione dell’espressione in rete denota ignoranza e quindi incapacità di legiferare in materia.

Un secondo problema riguarda il mancato coinvolgimento dei servizi di pubblicazione e indicizzazione. L’articolo 50 della legge 733 nella regolamentazione dei contenuti non coinvolge le piattaforme in cui viene pubblicato materiale considerato illegale, ma dispone il loro oscuramento, tenendo di fatto sotto un regime di ricatto le stesse, impedendo un confronto sulla reale necessità di eliminare un contenuto.
Pancini spiega anche che esistono già leggi che puniscono reati legati all’apologia e all’istigazione di reato che colpiscono il diretto responsabile e non c’è nessuna necessità di colpevolizzare le aziende.

Desta preoccupazione anche il fatto che si crea una nuova “filiera del controllo” che scavalca la magistratura e mette per la prima volta nella storia della democrazia italiana uno strumento (incostituzionale ndA) di oscuramento in mano a un organo politico, invece che giuridico. Il portavoce di Google sente la necessità di rimarcare su questo punto concludendo piuttosto eloquentemente: “Me lo lasci dir bene, su questa faccenda siamo molto preoccupati, davvero…”

Se il motorone di ricerca è preoccupato per le sorti della libertà di espressione in rete in Italia non è soltanto per quanto possa avvenire nel nostro Paese, che per Google non rappresenta neanche uno dei mercati pubblicitari più interessanti, visto lo scarso utilizzo della rete che si fa ancora in Italia.
Google, così come tutte le aziende che lavorano sulla rete e tutta la stampa politica occidentale segue molto attentamente quello che avviene nel nostro Parlamento, con molta preoccupazione.

Il nostro Presidente del Consiglio, pur non conoscendo affatto la rete, ha dichiarato la necessità di regolamentarla. Sono bastate poche e vaghe parole, da parte di chi è proprietario di un’industria televisiva che ha portato YouTube in tribunale per far mobilitare la stampa di tutto l’occidente.

In un clima di costante e veloce evoluzione dei mezzi di comunicazione, manca ancora una completa comprensione di questi, che potrà arrivare solo con il tempo e l’esperienza che saranno necessari per prenderne coscienza. In questo particolare periodo storico è indispensabile che nel rispetto di alcune norme fondamentali, la rete possa continuare a crescere libera e solida.
Mentre chi ha a cuore lo sviluppo intellettuale e culturale aspetta paziente che i tempi siano maturi per dare dei giudizi a questa esplosiva realtà, chi invece ha interesse a mantenere l’ordine sociale, politico ed economico precostituito ha fretta di legiferare prima che il cambiamento possa avvenire. È poi oltremodo banale e scontato spiegare che bloccare l’innovazione significa paralizzare una società.

Il nostro Paese è anche tristemente noto per un semianalfabetismo ancora oggi dilagante, condizione che può portare a sottovalutare l’importanza di dialogo e confronto, favorendo la stesura e l’approvazione di leggi, che oltre a costituire palese incostituzionalità in Italia, rischiano di creare gravi precedenti nel dibattito internazionale sulle questioni inerenti al web e alla libertà di espressione.

30 Commenti »

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  • # 1
    FabioFLX
     scrive: 

    L’ignoranza in materia informatica è palese nel nostro Parlamento, per cui sembrerebbe logico, almeno lo sarebbe se fossimo per dire in Svezia, che emendamenti di questo tipo fossero presi da commissioni tecniche esterne e, al limite, presidiate dai parlamentari.
    La cosa agghiacciante è che la stessa ignoranza ce l’hanno su temi di vitale importanza, dal testamento biologico all’ambiente, dalla finanza all’immigrazione, dalla mobilità all’ordine pubblico, e si potrebbe proseguire quasi all’infinito.
    E per inciso, io non ho votato certa gente e ne sono fiero.

  • # 2
    seldon
     scrive: 

    Beh non che se al governo vi fosse stato il centro sinistra sarebbe cambiato qualcosa… io ancora ricordo la vergognosa proposta di legge Levi-Prodi, quella che voleva imbavagliare i blog… alla fine destra o sinistra sono uguali…

  • # 3
    Notty
     scrive: 

    l’ignoranza di google in materia legale è disarmante..

    hanno paura di dover bloccare blog che istigano a delinquere ? -.-

    poveri noi..

    sarebbe meglio che google mandasse gli avvocati a parlare..

  • # 4
    Si prepara la censura su internet - Pagina 10 - Il Forum del Body Building & Fitness
     scrive: 

    […] tecnico Google si schiera contro l’emendamento che vuole censurare la rete – Appunti Digitali […]

  • # 5
    fabius87
     scrive: 

    Imbavagliare la rete… possono provarci, ma quando chiuderanno facebook dove anche la casalinga di voghera ha un account per sentire le sue amiche o social network di questo genere la gente inizierà a chiedersi perchè e probabilmente sarà la prima rivolta non per fame.. figuriamoci, la gente ancora compra suv e oggetti inutili, quindi per mangiare i soldi li ha e se non li ha mette comunque al primo posto certi beni, ma determinate limitazioni della libertà, pur non avendo questo concetto a livello degli americani, faranno scattare qualcosa, di sicuro. Poi chiaro, l italiano medio, me compreso, è troppo lento a fare qualsiasi cosa, ma in questi mesi stiamo assistendo a un golpe sotto tutti i punti di vista, dall’ informazione controllata allo scavalcamento della costituzione, pilastro fermo della repubblica, e la gente non se ne accorge. La rete è forse l’ ultimo baluardo (e parlare di ultimo in italia vuol dire che siamo messi proprio male..) che può risvegliare le coscienze, informare. Chiusa questa non ci resta che piangere, perchè non sapremo più nulla di ciò che accade nel nostro paese. Fermare l’innovazione è di per sè limitante e autodistruttivo, ma in fondo, a loro interessa scaldare ancora un po’ la sedia su cui siedono, mica altro.

    Google che si interessa a noi, nonostante siamo il paese più arretrato in europa dal punto di vista digitale deve far riflettere. Di sicuro hanno interessi, ma il solo fatto di schierarsi così apertamente in un mercato così poco valido come il nostro induce a pensare che qualcosa di marcio ci sia davvero.

    Fabio

  • # 6
    Notty
     scrive: 

    usti.. ma nessuno legge gli articoli vero ?..

    si parla sempre dell’istigazione a delinquere..

    perchè la casalinga di voghera dovrebbe offendersi se viene chiusa una sezione di facebook dove si inneggia allo stupro o al dar fuoco alla gente ?..

    io credo che 1. non glie ne frega niente 2. è contenta che l’abbiano chiuso perchè offendeva il suo senso civico.

    …. imbrigliare la rete ?.. no.. si tratta di arrestare dei reietti..

  • # 7
    custom
     scrive: 

    chiuderanno il mio blog dove posto le foto delle mie vacanze di natale ad amsterdam dove descrivo le qualità organolettiche di ottimo hashish ?
    mettere la museruola al dissenso è dittatura, chi può cerchi lavoro all’estero, la situazione potrebbe precipitare quando le masse operaie cominceranno a scaldarsi in primavera.

  • # 8
    demon77
     scrive: 

    Vabbeh non nascondo che mediamente ho un’opinione molto bassa del parlamento soprattutto quando pretende di trattare argomenti come questo.. hanno l’innata capacità di sparare cazzate immani!
    (a scanso di equivoci, parlo in egual modo di governi SX e DX)

    L’amima stessa della rete è la sua totale e innata libertà ed apertura, e così deve restare nel bene e nel male!

  • # 9
    fabius87
     scrive: 

    @ Notty

    no no, guarda che istigare al reato è già vietato e perseguibile per legge, scrivere su un blog che si è commesso un reato è equiparabile a una confessione, e tutto questo già era previsto dal legislatore. Questa norma è solo una scusa per poter chiudere siti scomodi. Pensaci, non è il giudice che prima acquisisce le prove e poi decide di oscurare un dato sito, ma è il ministero che su segnalazione dice ai provider di oscurarlo. non si passa nemmeno da un giudice, lo si fa a priori, questo c è scritto.

    E l’oscuramento di facebook IMHO porterà la gente a migrare su altri portali e quando non ce ne saranno a lamentarsi per farlo riaprire. In fondo ognuno è libero di esprimere le proprie idee, a mezzo stampa o a mezzo voce, se dico che riina è stato un grande è una mia opinione, se dico che dobbiamo fare tutti come riina è reato. Bossi che ha detto di volersi pulire il c..o con il tricolore era da accusa per vilipendio alla bandiera, quando ha detto di imbracciare i fucili era da accusa per istigazione a commettere reato, e lui non lo hanno oscurato, perchè il blogger si? eppure il blogger è uno come tanti, non certo con tutta la visibilità di un politico in carica. Siamo giusti, se chiudiamo siti per istigazione chiudiamo anche la gente che istiga a voce.

  • # 10
    Roberto
     scrive: 

    Ma quale scusa Notty, se istighi in piazza o su un giornale cartaceo, domani non rimane niente della tua istigazione e devono solo preoccuparsi di impedirti di reiterare il reato… sul web invece la tua istigazione rimane all’infinito e quindi deve necessariamente essere oscurata il prima possibile.

    “È poi oltremodo banale e scontato spiegare che bloccare l’innovazione significa paralizzare una società.”

    Non è scontato però spiegare come l’oscuramento di un sito che istiga a delinquere possa bloccare l’innovazione… puoi sviluppare meglio l’argomento? A me pare allarmismo puro e semplice…

  • # 11
    Roberto
     scrive: 

    Naturalmente era per fabius87, non per Notty

  • # 12
    Sire_Angelus
     scrive: 

    il problema é uno solo: non oscurano il blog di una persona o il suo profilo su facebook, oscurano COMPLETAMENTE il sito..

  • # 13
    Roberto
     scrive: 

    Dove hai letto che oscurano completamente il sito? E per sito cosa intendi, che oscurano tutto Blogger per un blog? Ma dai…

  • # 14
    aven
     scrive: 

    Caro roberto,

    Se crei un gruppo su facebook l’indirizzo è http://www.facebook.com/groups/tuo_gruppo e se oscurano il sito oscurano http://www.facebook.com, non certo una sottocartella che sarebbe cosa fattibile solo dagli amministratori di facebook stesso.

    Su blogger è diverso. Ogni blog ha un suo dominio

    tizio.blogger.com
    caio.blogger.com

    I filtri si fanno sui domini e non sulle sottocartelle. C’è poi un’altra possibilità. Ogni server generalmente ospita più domini, quindi i blog di tizio e caio possono molto facilmente saranno sullo stesso IP di blogger.com. Filtrare sul nome richiede software (proxy) più specializzati e macchine piu potenti. Se malauguratamente dovessero oscurare il blog di tizio e usassero il filtro sull’IP, automaticamente verrebbe oscurato anche il blog di caio.

    Come vedi fare queste leggi richiede oltre a competenze in legge, privacy, e una buona dose di buon senso, anche conoscenza approfondita di come funziona internet. Cosa che in pochi hanno.

  • # 15
    Alessandro Monopoli
     scrive: 

    “Dove hai letto che oscurano completamente il sito? E per sito cosa intendi, che oscurano tutto Blogger per un blog? Ma dai…

    http://www.youtube.com/watch?v=DspArIPgTYo

    Intervista al ministo, che spiega come sia importante chiudere TUTTO IL SITO.

    Trascrizione:
    Dall’intervista di Alessandro Gilioli al sen. D’Alia pubblicata su “L’Espresso”

    A. Gilioli: Io volevo parlare di questo emendamento: innanzitutto, spieghi lo scopo e l’utilità.

    D’Alia: L’emendamento introduce l’articolo 50 bis al pacchetto sicurezza, che consente al ministro dell’interno, su comunicazione dell’autorità giudiziaria che procede per delitti di istigazione a delinquere o apologia di reato, attribuisce al ministero dell’interno il potere di disporre che i fornitori di connettività alla rete internet utilizzino gli strumenti di filtraggio nei confronti di quei siti o social network che contenessero, diciamo, dichiarazioni e quant’altro connesse a queste ipotesi di reato.
    Cioè, è una norma che serve a cominciare a intervenire nella regolamentazione di internet e questo nasce sostanzialmente dalle vicende che hanno riguardato Facebook, della comparsa su quel social network di gruppi inneggianti a Riina, Provenzano, alle Brigate Rosse eccetera.
    E poiché non vi è alcuno strumento, nell’ordinamento, che consenta un intervento immediato qualora ovviamente si ravvisi un’ipotesi di reato, cioè qualora la magistratura stia indagando, il ministro dell’interno interviene con uno strumento di natura squisitamente cautelare che serve ad evitare che vi sia una moltiplicazione di questi siti o di queste manifestazioni illecite sulla rete.
    Ovviamente, tutto questo avviene con la possibilità del ricorso all’autorità giudiziaria da parte degli interessati, e comunque attraverso una procedura di natura contraddittoria anche con i gestori dei siti a cui viene notificata una diffida ad oscurare o cancellare quelle parti che sono in contrasto con le posizioni citate.

    A. Gilioli: Però, senatore, mi permetta di interromperla. La contestazione che viene fatta è proprio questa: io ho letto bene il suo emendamento, non si parla di cancellare le parti ma di oscurare il sito. Allora si dice: se c’è un gruppo su facebook che incita a Provenzano piuttosto che altre cose, gli effetti del suo emendamento non sarebbero cancellare quella pagina ma oscurare l’intero sito.

    D’Alia: Ma mi scusi: se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che il sito venga oscurato. Il ministero diffida il gestore, il gestore poi ha due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare dal sito i gruppi oppure non ottemperare. Se non ottempera si rende complice di chi inneggia a Provenzano e Riina quindi è giusto che venga oscurato.

    A. Gilioli: All’interno di YouTube, per esempio, ci sono diversi video che potrebbero ricadere, forse, all’interno della tipologia da lei enunciata. Se YouTube non cancella quei video viene oscurato l’intero YouTube?

    D’Alia: Secondo me si, certo.

    A. Gilioli: Ancora un altro caso…

    D’Alia: Le faccio un esempio: se su YouTube esce un video, come è successo e peraltro ci sono state diverse polemiche, in cui quattro ragazzi picchiano un loro coetaneo disabile – peraltro, in questo caso siamo in presenza della rappresentazione di un reato non è che siamo in presenza di una apologia: c’è la diretta o la riproduzione di un film in cui viene commesso un illecito penale – è giusto che un sito lo mantenga? Io credo di no.

    A. Gilioli: Un altro caso: c’è una discussione online, nei siti, nei forum. Fra utenti del forum può capitare che ci si insulti o anche che ci si minacci. Lei questo lo ritiene una tipologia…

    D’Alia: Se io minaccio qualcuno, lo minaccio nella realtà o su internet sempre un reato è.

    A. Gilioli: Le faccio un’altra tipologia: io sono ipoteticamente autore di un blog. All’interno del mio blog qualcuno, tra i commentatori del mio blog, mi insulta, minaccia. Io che sono il blog master e quindi ritengo che sia giusto lasciare aperto il mio blog a ogni voce, comprese quelle che mi minacciano e mi insultano, non tolgo queste voci.
    Anche in questo caso si rientra nella tipologia?

    D’Alia: Guardi, rientrano tutte quelle ipotesi che sono previste dal codice penale nell’ambito dei delitti di istigazione a delinquere o disobbedire alle leggi. I delitti di apologia di reato, che sono previste dal codice penale o da altre disposizioni. Sono tutte ipotesi che sono ricondotte a fattispecie illecite, che sono già sanzionate nel codice penale e che quindi hanno la necessità di essere sanzionate in tutte le loro manifestazioni. Non è che cambia se io faccio un ciclostile con cui dico che Riina…

    A. Gilioli: Scusi senatore, stiamo parlando dei commenti a un blog…

    D’Alia: Guardi, i commenti a un blog non è che sono diversi: se in un commento a un blog io dico che le Brigate Rosse hanno fatto bene ad uccidere Moro, questa si chiama apologia di reato. Che io lo faccia sul blog, con un telegramma, su un bigliettino, con un comunicato stampa non cambia: sempre di reato si tratta e va perseguito, e va perseguito colui il quale se ne fa complice pubblicando queste porcherie, ivi compreso se è un gestore di internet tanto per essere chiari.
    Io la penso in questo modo.

    A. Gilioli: Senta senatore: lei è un frequentatore della rete?

    D’Alia: Certo

    A. Gilioli: Su facebook ci va?

    D’Alia: No, su facebook vado poco perché mi indigna vedere su quel sito che si censurino le mamme che allattano i figli perché si ritiene esteticamente un fatto offensivo, antiestetico e poi si consenta a vari gruppi, ad esempio “Omaggio a Cutolo, chi è parente di pentiti infami e confidenti è pregato di non iscriversi a questo sito dedicato a Cutolo”.
    Io non ci vado perché questo sito che censura le mamme, come dichiara peraltro correttamente Articolo 21, e consente queste porcherie è un sito indegno, dal mio punto di vista.
    Con tutto il rispetto per chi vi accede.

    A. Gilioli: Lei è conscio del fatto che se in Italia si chiude YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?

    D’Alia: Guardi, io non sono per chiudere né Facebook né YouTube: io sono perché Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, del terrorismo e degli stupri.

    A. Gilioli: E se non le rispettano?

    D’Alia: Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato.

    A. Gilioli: Quindi vanno chiusi.

    D’Alia: E’ evidente.

    (fonte beppegrillo.it)

  • # 16
    Andrea R
     scrive: 

    E parlare di “sciopero fiscale” non è incitazione a delinquere (Berlusconi)? O di prendere i fucili (Bossi)?

    E se uno in questo paese vuol dire che una legge è incostituzionale e non va rispettata?

    L’incitazione a delinquere deve essere decisa da un giudice ed è un reato che dovrebbe trovare pochissimo spazio, attorno ad una grandissima libertà di parola.

  • # 17
    Agi_90
     scrive: 

    senza parole…

  • # 18
    Notty
     scrive: 

    comma 1 articolo 50:

    1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell’interno,
    in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

    UN GIUDICE comunica al ministro il quale chiede ai fornitori di connettività della rete di FILTRARE quello che va bloccato.. e non il sito.. ma solo l’oggetto dell’interrogazione giudiziaria..

    e con questo chiudo.. perchè vedo troppi che non vogliono leggere ma preferiscono inventarsi montature.. ci si mette di mezzo pure il sito del comico… qualcuno ha dei pezzi di Ale e Franz ?.. a me piacciono di più di quel comico da 8 milioni di euro l’anno..

  • # 19
    Ale
     scrive: 

    Un giudice compiacente ai politici come quelli di catanzaro? O direttamente messo dal governo dopo che avranno distrutto la magistratura con la riforma?

  • # 20
    Roberto
     scrive: 

    Evidentemente chi è così allarmato dalla possibile chiusura di “siti” non riesce a leggere nemmeno ciò che riporta… dai, almeno leggete prima di quotare dal sito del beppone nazionale:

    “Ovviamente, tutto questo avviene con la possibilità del ricorso all’autorità giudiziaria da parte degli interessati, e comunque attraverso una procedura di natura contraddittoria anche con i gestori dei siti a cui viene notificata una diffida ad oscurare o cancellare quelle parti che sono in contrasto con le posizioni citate.”

    Quindi viene notificata una diffida ad oscurare o cancellare PARTI, non si parte oscurando tutto il sito. Chiaro?

    Ancora:

    “se c’è un gruppo su facebook che incita a Provenzano piuttosto che altre cose, gli effetti del suo emendamento non sarebbero cancellare quella pagina ma oscurare l’intero sito.

    D’Alia: Ma mi scusi: se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che il sito venga oscurato. Il ministero diffida il gestore, il gestore poi ha due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare dal sito i gruppi oppure non ottemperare. Se non ottempera si rende complice di chi inneggia a Provenzano e Riina quindi è giusto che venga oscurato.”

    Cosa c’è di strano? Se ti dico che sul tuo sito si incita a delinquere, ti dico di provvedere all’eliminazione di quelle parti e tu non lo fai, è ovvio che ti oscuro il sito… dov’è lo scandalo?

    Ancora:

    “A. Gilioli: All’interno di YouTube, per esempio, ci sono diversi video che potrebbero ricadere, forse, all’interno della tipologia da lei enunciata. Se YouTube non cancella quei video viene oscurato l’intero YouTube?

    D’Alia: Secondo me si, certo.”

    Dov’è il problema? Se ti dico che sul tuo sito ci sono video che comportano reato e tu non provvedi sei complice…

    Caro Aven, caro Alessandro Monopoli, come vedete al “sito” viene data occasione di eliminare le parti (le cartelle, visto che non sappiamo come funziona internet…) incriminate e solo se il gestore non collabora si oscura tutto il sito. Parola del ministro, che voi però non avete letto evidentemente.

    Se ospiti un delinquente a casa, o avvisi la polizia (cancelli parti del sito dove si istiga a delinquere) o ti arrestano (chiusura del sito), no? Nulla di nuovo, e tutto estremamente corretto…

    Andrea e Ale… al ministro la notifica del sito viene fatta dalla magistratura che quindi ha già ravvisato il reato…

  • # 21
    Ale
     scrive: 

    concordo con demon77 , la rete deve essere libera fino ad un certo punto però.
    Ma tornando alla legge che volete , hanno depenalizzato il falso in bilancio , dove in america le persone se accusate di quello si suicidano perchè gli danno 30anni di galera , non certo si faranno problemi ad applicare una cosa del genere.
    Faccio un’esempio sulle brigate rosse , le motivazioni in qualche maniera erano giuste e anche se non ero ancora nato penso di si, poi alcune azioni , che sono state fatte , si dice su pressione dei p2isti , hanno portato alla schifezza che hanno fatto diventare.
    Come io adesso sono convinto che bisogna mettere in carcere quasi tutti i politici , perchè in qualche modo sono corrotti, oltre ad essere la verità, è un mio pensiero. Oppure se dico che ci vorrebbe una rivoluzione tipo alla francese , rischio di far censurare il sito :asd:

  • # 22
    Giuffre
     scrive: 

    La RETE deve essere libera. punto.
    niente “bhè” e niente “mah”, se ci tolgono anche questo siamo davvero nello sterco.
    E’ grazie a Internet che abbiamo molte cose, non dimeticatevelo.

  • # 23
    Pierluigi
     scrive: 

    E se per lo stato italiano una cosa è reato ma in un altro stato no come si fa? Metti che un iraniano dalla sua casa in Iran (stato scelto a caso) metta su youtube un video che inneggia a qualcosa che in Italia è reato ma in Iran no, di certo youtube non potrebbe anche volendo censurarlo. Piccola critica: se la Fiat non si preoccupa di dare in mano agli ubriachi un mezzo di morte ci pensi lo stato a non far vendere macchine alla Fiat… chissà perchè ma qualcosa mi dice che non la faranno mai una cosa del genere…

  • # 24
    Ale
     scrive: 

    Il ministro e il senatore possono dire quello che vogliono (che serve solo a far presa sulle persone più disattente). Quello che conta è l’articolo scritto = la legge. Notty l’ha riportato poco sopra. Non dice di chiudere il sito, ma di filtrarlo per evitarne l’accesso da parte nostra. Questa non è prevenzione e sicurezza, è CENSURA!

  • # 25
    Notty
     scrive: 

    filtrare la parte che inneggia a compiere reato.. e mi sta bene..

    così come è “censura” impedire di guidare agli ubriachi.. non gli si vieta di comprare la macchina.. gli si deve impedire di guidarla quando sono ubriachi..

    e quindi è giusto e sacrosanto che un reato venga punito anche in rete..

    o solo perchè è rete si puo’ fare tutto ?..

    allora perchè non ringraziamo chi, usando la rete, ruba ? lo fanno in rete.. niente “mah” e “beh” lasciamoli rubare.. lo fanno in rete..

    suvvia.. pare che qua sia pieno di gente che inneggia a commettere reati e si dispiaccia se vengono chiusi siti che chiedono di commettere reati..

    buonismo ?

    leggete qua.. questa è storia..

    “LA REPUBBLICA” di PLATONE

    (LibroVIII)

    “Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quante ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni.

    E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani.

    In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”.

  • # 26
    Enrico Pascucci (Autore del post)
     scrive: 

    Ecco, bravo Notty che cita Platone.

    Il rispetto per l’esperienza e la saggezza è fondamentale. Il rispetto delle istituzioni si basa sul fatto che c’è chi ha da insegnare e chi ha da imparare.

    Quello che accade quando non c’è il rispetto è che ognuno si sente padrone della verità e non vorrebbe più perder tempo ad ascoltare. Questi comportamenti, avvengono sempre in nome della democrazia e della libertà. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia.

    L’assenza di restrizioni alla rete non significa lasciarla nell’anarchia, significa perseguire le responsabilità individuali quando esistono, come è sempre avvenuto.
    Chiudere luoghi di incontro, impedire di documentare e testimoniare sentimenti antagonisti alla morale vuol dire impedire il dialogo.
    Quando non ci si confronta si perde di vista il rispetto delle persone e quindi dei ruoli. Avviene così che chi non ne è degno si ritrova a coprire ruoli che non gli spetterebbero e che chiunque, in nome di ciò che considera giusto o sbagliato, può sentirsi libero di scavalcare la volontà di chiunque altro.

    Visto che hai a disposizione materiale di Platone, vedi anche cosa ne pensa del dialogo.

  • # 27
    Notty
     scrive: 

    che il dialogo sia importante non c’è dubbio.. ma che dialogo ci puo’ essere con uno che istiga a delinquere ?.. gli scrivi di NON fare una cosa e intanto permetti a migliaia di persone di leggere quello che lui ha scritto ?.. come fai poi a dialogare con quelle migliaia di persone per vedere se hanno capito che chi scriveva era un delinquente e non andava seguito o se invece stanno mettendo in pratica quanto letto ?..

    non sempre, ahimè, è possibile il dialogo.. e spesso alcune cose viste come “libertà” da alcuni in realtà sono anarchia..

    scrivere blog di razzismo, di violenza, di qualsiasi atto contrario alla legge non è Libertà… è la libera espressione del pensiero di un singolo che crea danno ad una collettività.. e il tutelare la collettività spetta allo stato.. e quindi spetta a loro (tutti assieme i vari poteri..) far si che la Libertà del popolo sia garantita.. e non la libertà di parola di uno squilibrato..

    sennò si arriverà a dire che un ubriaco è libero di andare in giro in macchina ad uccidere (forse.. chi lo sa.. magari non succede… ) la gente.. perchè è un suo diritto far quel che vuole..

    ma se non ricordo male.. la libertà di ognuno si ferma la dove lede quella del prossimo..

    così per un blog.. la libertà di scrivere si ferma la dove si inizia ad istigare al danno (fisico o materiale) verso il prossimo.. e visto che io, libero cittadino, non posso fermare uno scempio simile… allora interviene lo stato.. che tutela la mia libertà chiudendo una parte di blog o filtrando una parte di sito che è illegale in quanto istiga a delinquere..

    Se domani uscite e appendete un cartello sulla strada dove c’è scritto “uccidete A. B.” .. dite che è tutto ok ?.. libertà di espressione ? o istigazione a delinquere ?

    questo sistema di prendere la “libertà” e usarla come arma per peggiorare la situazione è un gioco che già Platone aveva capito qualche anno fa ;-)

  • # 28
    FabioFLX
     scrive: 

    Il vero problema in Italia non è realizzare una legge, ma farla applicare. L’istigazione a delinquere è già un reato, basterebbe applicarlo anche ai contenuti pubblicati in Italia da italiani, e il problema sarebbe risolto.
    Di fatto, in Italia è (ormai sembra sia meglio dire “sarebbe”) reato anche proporre di non votare, ma mi pare che Fini e gli altri, nel 2004 col referendum sulla procreazione assistita, non si siano fatti scrupoli né siamo mai stati citati a giudizio.
    Non basta fare la legge per fingere di aver fatto qualcosa.
    Mi spiace ma va ammesso che questo governo, che va avanti solo a proclami, non risolverà nulla perché non sta facendo niente affinché le leggi siano applicate e le pene siano certe, che è il nocciolo dei problemi italiani.

  • # 29
    Il web italiano scampa alla censura: abolito l’Art. 60 del DdL 733 - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] dell’UDC D’Alia propose l’emendamento al DdL 733 per la predisposizione di uno strumento di censura ministeriale che scavalcasse le aule dei tribunali. Non ne parlammo soltanto noi a dire il vero, com’è […]

  • # 30
    Google vs le Istituzioni: chi decide quando è giusto rivelare dati personali? - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] qui in Italia, lo scorso Febbraio, Google ebbe modo di scontrarsi, con toni piuttosto diretti tra l’altro, con la rappresentanza parlamentare. Motivo del […]

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