di  -  martedì 27 gennaio 2009

fbSulla rete da mesi ormai si parla dei problemi pubblicitari di Facebook e, mentre c’è chi continua a strombazzarne, in un clima che riecheggia i toni favoleggianti della new economy, un valore potenziale di 15 miliardi di dollari (circa 1/5 del market cap di Apple per intenderci) in una ipotetica IPO, frequenti critiche colpiscono gli infelici posizionamenti tabellari nel portalone, e la generale scarsa propensione di un utente di Facebook a prestar attenzione ai messaggi pubblicitari.

Nel 2007, mentre l’entusiasmo attorno a FB montava a grandi passi, fra gli entusiasti si alzava un’opinione interessante: il vero potenziale pubblicitario di FB starebbe nella quantità di dati che gli utenti vi inseriscono per descrivere se stessi, le proprie appartenenze religiose e culturali, le proprie preferenze politiche, musicali, gastronomiche etc. etc.

Se la pubblicità è un discorso che cerca di instaurarsi fra chi vende e chi potrebbe voler comprare, se le aziende spendono miliardi per individuare e conoscere il proprio pubblico potenziale e far partire questo discorso, FB è un “game changer” come dicono gli anglosassoni, un elemento che rompe le regole sovvertendo le dinamiche azienda/consumatore.

In FB la voglia di significare, di essere identificabili, unici e riconoscibili, induce milioni di utenti a rivelarsi come mai altrimenti si rivelerebbero ad un’azienda.

Secondo i teorici del Facebook-pensiero, su queste premesse siede il vero potenziale di FB, che un giorno o l’altro, potrebbe creare un database di nomi, volti, preferenze, di valore inestimabile per società che fino ad oggi, per raggiungere la loro clientela, hanno dovuto spesso sparare nel mucchio e/o camminare sul filo della legalità.

La questione solleva due interrogativi: il primo, più immediato e discusso negli ultimi mesi, riguarda il significato della privacy in un luogo in cui sono gli utenti stessi a volersene privare – ivi compresi minorenni; un altro, concernente il benessere finanziario di FB nel medio periodo ovverosia, cosa si può realmente costruire di economicamente rilevante sulla base dei dati accumulati da FB? Quanto valgono in ultima analisi questi dati sotto un profilo meramente commerciale?

Se attorno alla prima domanda ruota il futuro di una generazione che sceglie più o meno consapevolmente di restare “in mutande”, attorno alla seconda ruota il futuro di un’azienda che finora ha mostrato di non possedere un modello di business.

Non so se essere più preoccupato dall’eventualità che FB abbia fatto bene i suoi conti – che quindi il suo ruolo di “Grande Fratello” sia in ultima analisi in grado di pagare le bollette – o piuttosto dalla prospettiva di uno schianto che, pur avvenendo fuori dalla borsa, riporterebbe una malefica ondata di panico nell’economia tecnologica.

13 Commenti »

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  • # 1
    Ilruz
     scrive: 

    Volendo fare una battuta, FB fara’ un botto di quelli che renderanno Mark Zuckerberg il barbone piu’ giovane della storia.

    Scherzi a parte, facebook funziona perche’ e’ gratis, e ti spilla informazioni facendoti “giocare” con delle minchiatine divertenti … alla fine gli dici quando sei nato, dove vai in vacanza, cosa ti piace, etc.

  • # 2
    Andrea
     scrive: 

    Sono d’accordo. Il grande potenziale di facebook sta proprio nel fatto che le persone ci vanno con la propria vera identità, non con una costruita ad hoc per Internet, perché altrimenti il servizio non funziona. E tutte le attività possibili su facebook servono proprio a dettagliare quell’identità, oltre che a ricostruire i legami sociali esistenti tra i partecipanti (cosa interessantissima per le aziende, che già spendono milioni per capire che percorsi seguono i flussi decisionali relativi ai loro prodotti).

    Per quanto riguarda il modello di business vero e proprio, io temo più che facebook si esaurisca in un fenomeno di moda prima di iniziare a guadagnare… Ma del resto i suoi costi sono soltanto “tecnici”: tutti i contenuti sono prodotti quasi gratuitamente…

    Ne ho parlato diffusamente

  • # 3
    Gian Luca
     scrive: 

    Condivido pienamente l’affermazione di Ted McConnel, Interactive Marketing General Manager di Procter&Gamble, il quale ha dichiarato che “ essere presente in un social network per una società deve significare dare qualcosa ai propri clienti, non limitarsi a mostrare loro banner”

    Altra affermazione condivisibile dello stesso McConnel è la seguente: “Come si può pensare di monetizzare o dare una percezione positiva di un marchio a un utente che si sta lasciando in quel momento con la sua ragazza?”

    Tutto ciò per dire che per far funzionare la pubblicità sui social network e non solo su Facebook, occorre mettere in atto efficaci integrazioni e sviluppare applicazioni che creino interattività con gli utenti.

    Prendiamo l’esempio dell’applicazione di Burger King, la quale invitava a eliminare 10 amici in cambio di un buono per un panino: ebbene, anche se non è piaciuta molto a Facebook che a un certo punto l’ha addirittura bloccata, l’applicazione ha spinto quasi 83.000 utenti a eliminare 233.000 amici e se ne è parlato in tutto il mondo.

  • # 4
    atomo37
     scrive: 

    ok il problema principale di facebook è che hanno il database più profilato al mondo e ora devono capire come spararti pubblicità mirata senza violare la privacy.
    google pare esserci riuscita con i bot, su gmail ti arriva pubblicità estremamente mirata perchè un bot legge le tue mail e capisce + o – a cosa sei interessato, secondo me se anche facebook riesce a far “passare” per legale un apparato del genere hanno risolto tutti i loro problemi.
    per adesso sono nella stessa condizione di youtube, hanno accumulato contenuti importantissimi ma è un po’ complicato capire come utilizzarli :)

  • # 5
    Felter Roberto
     scrive: 

    Io invece sono convinto che i dati in possesso di FB, avranno un valore se usati fuori dal network di FB. I dati verranno venduti a chi è interessato a sapere certe cose e che le utilizzerà poi all’interno di suoi sistemi e non all’interno di FB, che cosi continuerà a sembrare un network con poca sicurezza a livello di privacy, ma che non crea troppi disagi. Un giorno ci potremo trovare alla porta qualcuno che ci dirà “ho saputo che ha fatto un incidente in auto, sono un concessionario” e tutto per una foto dell’auto danneggiata pubblicata su FB. Però non sarà FB a disturbarci.

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ Roberto
    Sono della stessa idea, per questo parlavo di prospettiva da “grande fratello”. Chiaramente il successo di questa impresa è direttamente proporzionale all’inconsapevolezza con cui gli utenti continueranno a usare FB.

  • # 7
    Wilfrick
     scrive: 

    Si, beh, adesso… facciamo rientrare anche le cose nel loro ordine. Credo abbastanza difficile che qualcuno si metta lì a spulciare tutte le foto per vedere se c’è l’auto incidentata, per fare un’esempio. Non è che ci siano in FB elementi così espliciti da poter essere utilizzati in modo mirato da aziende, le descrizioni sono generiche ed il fatto che il 60% sia di una religione o di un partito anzichè di un altro non conta niente a livello commerciale. Ci sono i gruppi, è vero, ma la maggior parte della gente si iscrive senza nemmeno pensarci, solo perchè vedono la fotina apparire a lato e passato il giorno di iscrizione non si ricordano nemmeno che sono iscritta: se uno vuole basarsi su queste cose per una campagnia promozionale deve essere anche ben esaurito.
    Il discorso privacy è solo un fatto di moda, ci piace parlare di privacy e la ficchiamo dappertutto, come se alla SPECTRA ACME division interessasse guardare i miei dati o che qualcuno li possa usare contro di me: se c’è qualche idiota che perde tempo a cercare chissacosa su di me che faccia pure, chissà che danno inimmaginabile subirò! E una volta che sa che mi piace il purè con la noce moscata cosa fa? tenta di vendermi delle schifezze già precotte? Ma dai!
    Ed anche ammesso, e non concesso, che qualcuno riuscisse a risalire ad un mio bisogno o necessità attraverso due lettere che ho scritto in feisbuc e si presentasse a casa mia tentando di vendere il suo prodotto potrebbe: 1 farmi un favore così non vado io in negozio; 2 (molto più probabile) aver buttato via 2 ore per venire da me e vedersi sbattere la porta in faccia. Quindi??? Certo può inviare una mail, che come le altre 100 che ricevo ogni giorno viene cancellata. Più pubblicità c’è e meno riceve attenzione.
    Le aziende guardano la direzione delle necessità degli utenti? ma bene, almeno ci daranno quel che vogliamo e non ciò che vogliono darci loro.
    Poi è molto “intrigante” pensare che ci sia sempre qualcuno che ci spia, ci sentiamo importanti, ma non gli frega niente a nessuno e se anche così non fosse si parla sempre di dati globali, mai del singolo.

  • # 8
    Felter Roberto
     scrive: 

    E’ il concetto che la privacy sia una moda e che chi non ha niente da nascondere non abbia problemi la cosa che mi preoccupa di più.
    Qui stiamo parlando di possibili business di FB e la gestione delle informazioni al suo interno lo è certamente.
    Che poi avvenga come ci aspettiamo oppure in un altro modo lo scopriremo.
    Indipendentemente da questo, il fatto che i propri dati personali vadano salvaguardati, è un concetto che deve entrare in testa a tutti.
    Un esempio:
    http://gestcredit.wordpress.com/2008/04/08/furti-di-identita-un-caso-reale-la-storia-di-paolo/

    Provate a ragionarci un attimo. I dati carpiti a questo sig. Paolo, non sono tutti presenti e facilmente ottenibili su FB?
    Non continuamo a dire “ma tanto a me non succede…”

  • # 9
    Wilfrick
     scrive: 

    No, tutti quei dati sono reperibili in ogni dove, non serve né un FB né un detective. Basta prendere una qualsiasi fattura di un’impresa individuale e si hanno tutti i dati. Quindi non andiamo a cercare cose strane. Le truffe ci sono sempre state, indipendentemente dai siti internet.

  • # 10
    Felter Roberto
     scrive: 

    E da quando la privacy è un discorso riservato ai siti internet? io parlo in generale.

  • # 11
    Abbo88
     scrive: 

    Mi sono iscritto a FB con uno pseudonimo per vedere di cosa si tratta e ho concluso che non mi serve, ho già tutto il necessario per chattare, videochiamarsi ecc..

    L’unica cosa sarebbe ritrovare qualcuno che non vedo da molto, tralasciando che ho i contatti o che potrei facilmente recuperarli tramite conoscenze intermedie o classicamente con l’elenco telefonico, pochissimi dei miei amici/conoscenti li ho trovati su FB, quindi anche se non avessi avuto contatti a cosa sarebbe servito?

    In fine non lascio mai informazioni personali in internet, tranne qundo parlo privatamente con qualcuno che gli direi le stesse cose di persona….

  • # 12
    Trends: Facebook | Webquadro.it
     scrive: 

    […] Qual è il potenziale pubblicitario di Facebook? […]

  • # 13
    Facebook diventerà il grande fratello? - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] guadagno dei social network rappresenta dunque – come del resto già accennato – la trasformazione del grande fratello in un modello di business. Non nel senso violento del […]

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