di  -  venerdì 23 gennaio 2009

Crusader: no remorseIn questo freddo venerdì di gennaio, torniamo ad occuparci di vecchie glorie videoludiche per PC con un gioco che ha sottratto al sottoscritto, come penso a molti altri videogiocatori dei tempi del DOS, innumerevoli ore di sonno. Un gioco che non esito a definire un capolavoro in quanto a dettaglio grafico, longevità, immersività, profondità della trama, colonna sonora: Crusader: No Remorse.

Sviluppatore di questo luminoso capitolo della storia videoludica è nient’altro che la Origin, autrice di altri capolavori fra cui ricordiamo la saga di Ultima .

In giochi come Ultima e per l’appunto Crusader, scopriamo che il motto “We create worlds”, è per Origin una vera vocazione, supportata da genio e creatività, non uno sterile payoff composto abbinando parole ad effetto.

Entriamo dunque nel mondo di Crusader e scopriamo come il nostro eroe, si dovrà adoperare per mandare all’aria i piani dell’onnipotente e onnipresente WEC.

La trama di Crusader attinge a piene mani all’universo del cyberpunk e della science fiction, trasportandoci in un mondo dal vago gusto dick/huxleyano, dominato da una corporazione – il WEC, World Economic Consortium – che, oltre ad esercitare un controllo totale ed autoritario sul mondo, si serve abbondantemente di tecnologia e manipolazioni genetiche per creare le sue truppe d’elite.

Nemico giurato del WEC, nonché unica speranza per l’umanità, è un gruppo di ribelli denominato senza troppo sforzo creativo “la resistenza”, che conosce la crudeltà che si nasconde dietro l’apparenza patinata della WEC e perciò la combatte con ogni mezzo.

Avviato il gioco, previa creazione di un boot disk con gestione della memoria XMS – meraviglie di MS-DOS! – un filmato in full motion ci presenta una scena inquietante: tre soldati di un corpo d’elite della WEC, subiscono un’imboscata da parte di un’unità mech, sempre della WEC, dopo essersi rifiutati di eliminare dei civili.

Per il capitano, unico superstite, la fedeltà alla WEC è compromessa: come può eliminare i suoi stessi uomini? La decisione di passare alla resistenza è per il nostro Silencer – la più formidabile unità speciale della WEC – immediata.

Gli ex amici da eliminare sono molti e ben equipaggiati, ma cadono a centinaia sotto il fuoco delle numerose e sofisticatissime armi che il contrabbandiere di fiducia della resistenza, “the weasel”, ci vende in cambio dei crediti accumulati durante le missioni.

Crusader: no regretUna triste scoperta attende il nostro Silencer nelle ultime missioni: i Silencer – come i replicanti di Blade Runner – non hanno genitori, non hanno passato: sono prodotti in serie nei laboratori della WEC al solo fine di essere degli ottimi soldati.

Come avrete capito, il gioco si articola in missioni, intervallate da momenti di “relax” nella base ribelle, dove troviamo il nostro fido contrabbandiere, pronto a venderci munizioni e l’ultimo grido in fatto di armamenti: mitragliatori, cannoni al plasma, sfiziosissime granate telecomandate.

Durante le missioni la prospettiva isometrica – una versione evoluta di quella di Ultima VIII Pagan – consente di sollazzarsi con gustosissimi agguati, ed è altrettanto straordinaria la possibilità di distruggere con proiettili o esplosivi, praticamente tutto ciò che si trova sullo schermo.

Da non dimenticare la possibilità di controllare da remoto mech, mitragliatrici a torretta e cannoni automatici, per sterminare preventivamente ogni resistenza nemica.

Di Crusader, capace di girare su un 486 DX2 da 66Mhz, sorprende ancora la grafica, dettagliata all’inverosimile, e accompagnata da una colonna sonora che contribuisce enormemente a costruire l’angosciante ambientazione postmoderna del gioco.

Altro segnale della grande cura usata nella realizzazione del gioco, è la presenza di numerosi spezzoni di video in full motion, durante tutto lo svolgersi del gioco: dai briefing del comandante fino ai colloqui con infiltrati durante la missione, o alle trattative con “the weasel”, innumerevoli video sono stati girati, con veri attori reclutati all’uopo.

Dall’apertura della scatola – contenente un dettagliato “manuale della resistenza” – in poi, Crusader rappresenta un’esperienza di gioco coinvolgente e ricca. Assieme al suo seguito, Crusader: No Regret, merita un posto nella memoria dei videogamers e non solo, per aver contribuito a chiarire che l’arte in un videogioco, oltre che su una dimensione visuale e sonora, può esprimersi anche sull’asse della regia creativa, che in Crusader assume un ruolo predominante.

24 Commenti »

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  • # 1
    dfg
     scrive: 

    grande!! un estimatore del giocone^^, purtroppo aveva qualche problema con il mio pc di allora (o forse era tarocco uscito male :p), cmq molto bello almeno fino a dove sono arrivato.

  • # 2
    GFB
     scrive: 

    Avevo comprato e completato tutta la serie… Un mito.
    Ora mi sta venendo voglia di mettere in piedi una vm per rigiocarlo.
    Quello e la serie UFO ;)

  • # 3
    dfg
     scrive: 

    serie ufo capolavoro! peccato nn ci siano stati successori all’altezza.

  • # 4
    atomo37
     scrive: 

    Peccato che il Cyberpunk non centri niente ne col gioco in questione ne tantomeno con gli scrittori di fantascienza classica Dick e Huxley, citati nell’articolo.

  • # 5
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ atomo37
    Vedi, se tu dicessi “secondo me…” potremmo ragionare. Se invece arrivi qui con questa prosopopea, tra l’altro dicendo una fesseria, e senza nemmeno sentirti in dovere di documentarla, oltre a farci una pessima figura, non aiuti a creare quello che potrebbe essere un interessante confronto.

  • # 6
    atomo37
     scrive: 

    @ alessio

    Il tono della tua risposta, purtroppo, conferma la mia opinione, francamente mi meraviglia molto, sia da questo tono che dall’utilizzo superficiale di definizioni, che gestisci un blog così popolare.
    Per le definizioni ti bastava consultare un semplice wikipedia prima di utilizzarle con leggerezza e comunque non stava a me erudirti.
    In ogni caso il cyberpunk nasce con lo scrittore william gibson e il libro neuromante (1984) e poco ha a che vedere con eroi mascherati ed armati.
    Il “secondo me” lo utilizzo quando parlo di una mia opinione personale, mentre la corrente del cyberpunk è qualcosa di ben definito, il fatto tu abbia le idee poco chiare in merito non è una mia opinione ma un “fatto”.

  • # 7
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ atomo
    Per dimostrarti che io ho merito e titolo a scrivere ciò che scrivo (comunque se hai voglia di gestirlo tu AD mandami pure un CV), così che come tu faresti meglio a trovarti un altro posto per fare il professore, ti cito prima la tua Wikipedia:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Cyberpunk#Overview

    Others noted that almost all traits claimed to be uniquely cyberpunk could in fact be found in older writers’ works—often citing J. G. Ballard, Philip K. Dick, Harlan Ellison, Stanislaw Lem, Samuel R. Delany, and even William S. Burroughs.[23] For example, Philip K. Dick’s works contain recurring themes of social decay, artificial intelligence, paranoia, and blurred lines between objective and subjective realities, and the influential cyberpunk movie Blade Runner is based on one of his books. Humans linked to machines are found in Pohl and Kornbluth’s Wolfbane (1959) and Roger Zelazny’s Creatures of Light and Darkness (1968).

    poi l’introduzione al cyberpunk di Pino Blasone:

    http://www.intercom.publinet.it/1999/intrcyb.htm

    Per chi non ne fosse già informato, grazie al pur tardivo interesse della cultura italiana per l’argomento, la narrativa Cyberpunk è un prodotto americano – made in USA, come tanti altri – filiato più o meno direttamente dalla fantascienza. Più o meno, dal momento che almeno uno degli ispiratori riconosciuti del genere, William S. Burroughs (lo si ricorderà, fra gli esponenti più eccentrici e inquietanti della Beat Generation), non può in linea di massima essere annoverato tra gli autori di fantascienza. Là dove altri referenti più volte tirati in ballo, espressamente James G. Ballard e Philip K. Dick, vi rientrano a pieno titolo, sebbene in maniera piuttosto decentrata e anomala.

    […]

    La prima è circoscritta per la verità a pochi “iniziati”. L’assunto è che un accorto impiego di dette tecnologie sia paradossalmente in grado – in maniera che possiamo azzardarci a definire “orfico-pitagorica” – di riattivare archetipi sopiti o rimossi del nostro inconscio collettivo. Una specie di software diffuso, che ci portiamo dietro da tempo immemorabile e dalle risorse ancora in buona parte inespresse. Forse anche in tale accezione, nella prefazione all’antologia Mirrorshades, Sterling afferma che il Cyberpunk è “in qualche modo un ritorno alle origini”. In ogni caso, vi è ravvisabile un’eredità della cultura psichedelica di autori quali Dick e Huxley, nonché del succitato Leary.

    Per inciso “centri” si scrive con l’apostrofo, c’entri, e “ne” con l’accento, né. (commento 4).

  • # 8
    atomo37
     scrive: 

    Raccapricciante attaccarsi agli errori grammaticali per sminuire un commento, quando smetterò di scrivere commenti veloci e aprirò un blog anche io ne (ne) farò tesoro (cioè mai). Sicuramente te ne sono sfuggiti anche altri di miei errori di battitura, di costruzione di periodo e grammaticali, te lo garantisco.
    Purtroppo le ricerchine sul web le sanno fare tutti e si riesce sempre a trovare, con un po’ di fumo, quello che uno crede che avvalori le proprie tesi, ma questo non nel tuo caso perchè oltre a pubblicare qualche citazione da antologia non hai dimostrato ne che dick è uno scrittore cyberpunk e ne come crusader possa rifarsi a tematiche cyberpunk.
    Non ti risponderò oltre ma mi limiterò a cercare di chiarire un po’ cos’è il cyberpunk per evitare che qualche utente incappi in questa recensione ed apprenda nozioni sbagliate. (che poi era il mio intento fin dal primo commento). Per farlo non ho bisogno di aprire google e cercare grandi citazioni avendo letto direttamente Ballars, Burroughs, Dick, Gibson, Stephenson, Sterling e molti altri.

    Il cyberpunk nasce ufficialmente con il capolavoro di gibson, poi qualsiasi critico può dire che un tema era già presente in dick, un altro in ballard, o in burroughs, ma per far rientrare dick nel cyberpunk ci vuole davvero una certa forza di coraggio, è chiaro che dick è stato un vero maestro della fantascienza ed ha trattato anche argomenti presenti nel cyberpunk (pure asimov lo ha fatto), ma è un po’ come dire che se io avessi scritto un’enciclopedia potrei rientrare in qualsiasi classificazione letteraria.
    Insomma gibson è stato il primo a scrivere un’opera dalla quale si potesse definire la corrente letteraria e culturale del cyberpunk.
    Cito fatti: “Si deve a lui il conio della parola ‘cyberspace’ nel romanzo Neuromancer (1984) [Neuromante], un libro che è considerato l’opera base del cyberpunk.
    Fino ad ora Neuromancer è l’unico romanzo ad aver ricevuto tutti e tre i maggiori premi americani di Science Fiction: Hugo Award – Nebula Award – Philip K.Dick Memorial Award.”

    Sterling è stato un suo grande amico e collaboratore, ma non ha mai brillato quanto lui, le cose più belle di sterling infatti sono antologie e libri frutto di collaborazioni (tipo La macchina della realtà scritta appunto con gibson, ma siamo già sullo steampunk).

    Stephenson è da considerarsi uno scrittore postcyberpunk, ha scritto un libro davvero strabiliante (snowcrash) che ha travalicato comunque i confini del cyberpunk facendogli meritare proprio la creazione di un nuovo genere (appunto post-cyberpunk).

    Detto questo: il cyberpunk ha temi prettamente sociopolitici, le fondamenta sono: la tecnologia, la matrice o rete, l’informazione, il potere delle corporation. Per questo è difficile (impossibile) dire che un videogioco dalle ambientazioni post-industrial ed eroe mascherato sia un tuffo nel cyberpunk.

    Ora un paio di citazioni me la permetto anche io, la voglio prendere da un testo della Shake, casa editrice tra le rarissime che tanto ha fatto per portare il cyberpunk e in generale la cultura underground in italia.

    Cyberpunk,antologia di testi politici,Shake edizioni underground,a cura di Raf Valvola Scelsi.
    “Il cyberpunk è un liberare la fantascienza stessa dall’influenza principale, così come il punk svestì il rock and roll dalla sua sinfonica eleganza,del progressive rock degli anni settanta” “Il cyberpunk è un’estensione naturale di elementi già presenti nella fantascienza,qualche volta noiosi ma sempre incandescenti . Anche se sorto nel mondo fantascientifico,non è un’invasione,ma una moderna riforma.” “Cyberpunk viene definito l’esodo di questa controcultura, come movimento fantascientifico-letterario, mondo di fantascienza variegato,che prese piede ampiamente e toccò l’apice intorno agli anni ottanta,tra le generazioni imbottite di walkman,videoregistratori,batterie ricaricabili e fax.L’origine del cyberpunk è profondamente legata al sociale, evolvendosi poi nel tempo fino a divenire sinonimo punk telematico,raggruppamento di tutte le culture anarchiche-hackers”.

    Il cv te lo risparmio, preferisco rimanere un utente anonimo, altrimenti mi aprirei un blog ma dovrei stare attento alla grammatica, e non mi va ;)

  • # 9
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ atomo
    Allora, cerchiamo di riportare la questione a toni civili.
    La mia obiezione al tuo approccio è che non credo, né mi arriva dalla citazione del grande Raf Valvola Scelsi, che si possano apporre a qualunque genere dei confini netti, laddove la cultura è per definizione un continuo rimescolamento di generi, attraverso gli strumenti della citazione, della rievocazione, rivisitazione. Chi corre dietro le etichette ha male a che vedere con questa impressionante velocità evolutiva, resa ancor più rapida oggi, dai ritmi della rete.

    Detto questo: il cyberpunk ha temi prettamente sociopolitici, le fondamenta sono: la tecnologia, la matrice o rete, l’informazione, il potere delle corporation. Per questo è difficile (impossibile) dire che un videogioco dalle ambientazioni post-industrial ed eroe mascherato sia un tuffo nel cyberpunk.

    Posto che il post su Crusader non ambiva in alcun modo a rappresentare una trattazione scientifica del cyberpunk applicato al videogame (il titolo è l’unico posto in cui vedi apparire il termine), c’è da dire che nello stesso gioco i temi sociopolitici, tecnologici, su matrice e rete, manipolazione dell’informazione, il potere delle corporation, ci sono tutti.

    Sono temi che d’altronde ritroviamo anche in Huxley e in Dick, che non definirei – come non ho definito nel post, i cui propositi erano più modesti nel merito di questa discussione – cyberpunk in senso stretto, ma piuttosto componenti di quelle fondamenta su cui il movimento “canonizzato” cyberpunk si basa. Tanto in Do androids dream of electric sheeps quanto in Brave new world peraltro, vediamo ricomparire proprio i temi da te citati, che d’altronde, in certa parte, appartengono anche a Orwell.

    Per la stessa continuità che lega, ad esempio rock, punk, il glam, new romanticism, trovo difficile tracciare una linea di demarcazione netta al genere cyberpunk, che tale non sarebbe stato senza Orwell, e che ha molto in comune con gli stessi Huxley e Dick, ma anche Ballard, con la psichedelia degli anni ’60 etc. etc.

  • # 10
    marco_iol
     scrive: 

    @ atomo37 e Alessio Di Domizio
    Lo so che non è molto attinente all’articolo, ma visto che mi sembra conosciate il genere cyberpunk, avete qualche suggerimento da darmi per iniziare a leggere qualcosa? Cosa mi consigliereste?

  • # 11
    atomo37
     scrive: 

    L’unico tono incivile che ho percepito fino ad ora è stato dire a un tuo lettore che ha scritto delle “fesserie”.
    Sarebbe molto più semplice ammettere che il titolo del tuo articolo è un poco azzardato invece di tirare tutti questi lacci e lacciuoli per voler far rientrare un gioco di fantascienza con eroi, mercenari e replicanti in stile blade runner in “un’immersione nel mondo cyberpunk”.
    Le classificazioni servono a mettere ordine nella nostra storia ed evoluzione, personalmente posso benissimo intravvedere nei temi onirici di Burroughs qualcosa del surrealismo di Bunuel ma non potrei mai dire che i due fanno parte delle stesse correnti culturali benchè sicuramente bunuel con la sua forza posso aver influenzato migliaia di scrittori.
    Ma con questo la chiudo davvero qui, lo spazio è tuo e ci scrivi quello che vuoi.

  • # 12
    atomo37
     scrive: 

    x marco_iol

    io sicuramente partirei dalla trilogia di gibson: “neuromante”, “giù nel cyberspazio” e “mona lisa cyberpunk”.
    e ti invidio che non li hai letti perchè pagherei per poterli rileggerli per la prima volta :)

  • # 13
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ atomo

    Sarebbe molto più semplice ammettere che il titolo del tuo articolo è un poco azzardato invece di tirare tutti questi lacci e lacciuoli per voler far rientrare un gioco di fantascienza con eroi, mercenari e replicanti in stile blade runner in “un’immersione nel mondo cyberpunk”.

    A me pare invece ancora pienamente appropriato, dal momento che nel gioco ha fondamentali riferimenti al genere cyberpunk, che tu stesso hai definito in questi termini:

    il cyberpunk ha temi prettamente sociopolitici, le fondamenta sono: la tecnologia, la matrice o rete, l’informazione, il potere delle corporation. Per questo è difficile (impossibile) dire che un videogioco dalle ambientazioni post-industrial ed eroe mascherato sia un tuffo nel cyberpunk.

    Temi che d’altronde appartengono anche a Dick, Huxley e Orwell.

    Forse dovresti giocarlo o rigiocarlo un po’ per capire a cosa mi riferisco.

    @ marco_iol
    Non posso che consigliarti gli stessi titoli oltre a un’infarinatura storica basata su Il mondo nuovo di Aldous Huxley e 1984 di Orwell, ma anche una contestualizzazione pratica del tema come Hacker Crackdown di Sterling :-)

  • # 14
    norberto grammaticazzi
     scrive: 

    si scrive sàiberpànc con l’accento messo al posto giusto….

  • # 15
    marco_iol
     scrive: 

    @ atomo37 e Alessio Di Domizio
    Grazie dei vostri consigli! :-)
    Sono appassionato di fantascienza, ma questo è un genere per me ancora da esplorare!

  • # 16
    Thomas
     scrive: 

    …quanto tempo perso dietro a questo capolavoro! e che spettacolo le colonne sonore…

  • # 17
    malkavo
     scrive: 

    x marco_iol

    Molti autori hanno trattato nei loro libri i temi classici del cyberpunk, ma la maggior parte di questi possono essere “catalogati” nel genere delle Distopie come ad esempio Orwel in 1984, Dick, Ballard, Bradbury e molti altri.
    Forse possono essere considerati “precursori”, ma pur trattando a tratti gli stessi temi del cyberpunk c’entrano poco se non niente con quest’ultimo.
    Penso che il cyberpunk possa essere ritenuto un genere a se stante, forse uno dei pochi che è riuscito ad uscire dalla “nicchia” dei lettori di sf.

    Il cyberpunk come genere è nato indiscutibilmente (un pò forte come affermazione ma è la verità) con la frase “Il cielo sopra il poto aveva il colore di un televisore sintonizzato su un canale morto” una frase
    che è risuonata come una bomba sconvolgendo l’intera letteratura fantascientifica in un momento in cui sinceramente ne aveva un gran bisogno.

    ovviamente è l’incipit del magnifico “Il Neuromante” di W. Gibson.

    Detto questo,
    anch’io non posso che consigliarti la trilogia di Gibson,ma anche lo snow crash già citato è davvero un capolavoro da leggere assolutamente.
    se sei un appassionato di fantascienza non ti servono certo consigli, magari dico anche cose che non condividi o che sai già.Devi leggere Gibson! corri subito in libreria.

    cmq ti dico che i libri di Gibson sono libri “difficili” dove spesso il cyberpunk pervade non soltanto i temi, ma anche lo stile stesso utilizzato dall’autore, uno stile molto diverso da quello della fantascienza “classica”. Insomma,un newbbio rischierebbe di non apprezzarla come da newbbio non apprezzeresti Ubik o Le tre stimmate di Palmer Eldritch (se li hai letti sai di cosa parlo), penseresti:” ma Dick era un pazzo!” Mentre invece è stato forse il più grande in assoluto, imho togli pure il forse.

    Potresti leggere per iniziare delle antologie di racconti cyberpunk, magari poco apprezzate, ma davvero molto valide, ti potrebbero servire come “introduzione” al genere.
    dato che sei un appassionato non penso ce ne sia effettivamente bisogno, ma molti dei miei amici che ho convinto a leggere il neuromante non lo hanno apprezzato, non credo sia un libro con cui iniziare a leggere fantascienza.

    se vuoi leggere Gibson “La notte che bruciamo Chorme” è un’ottima raccolta di racconti tutti suoi, New rose hotel è uno dei racconti più belli che abbia mai letto, dopo quelli di Brown ovviamente.
    Ti consiglio anche la bellissima “Mirrorshades” antologia raccolta da B. Sterling dove trovi racconti di vari autori cyberpunk molto molto validi oltre ovviamente allo stesso Gibson.

    spero di esserti stato utile

  • # 18
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ malkavo

    Forse possono essere considerati “precursori”, ma pur trattando a tratti gli stessi temi del cyberpunk c’entrano poco se non niente con quest’ultimo.

    Anche se ormai stiamo scivolando nell’OT, vorrei specificare che nel post non c’è alcun passo in cui si dice “huxley e dick sono parte del cyberpunk”.
    Oltre al titolo, l’unica altra citazione della parola è nella frase:

    “La trama di Crusader attinge a piene mani all’universo del cyberpunk e della science fiction, trasportandoci in un mondo dal vago gusto dick/huxleyano, dominato da una corporazione”

    che non contiene nessuna violazione dei dogmi della critica letteraria e che può essere provata con la sola lettura dello storyboard del gioco.

    Detto questo, preferisco non discutere di generi e di appartenenze: ribadisco soltanto che, con tutte le differenze che vogliamo, alcuni temi di Orwell, Huxley, Dick etc etc sono contigui se non spesso coincidenti con i leitmotiv del cyberpunk.

    La questione cyberpunk sì cyberpunk no è partita estemporaneamente e senza che ve ne fosse alcun bisogno, dato che questo post, a differenza di alcuni lettori, non ambisce a dare lezioni di critica letteraria.

  • # 19
    malkavo
     scrive: 

    @ Alessio

    si si, siamo decisamente nell’OT
    cmq il mio post non voleva essere assolutamente una critica al tuo articolo ne una lezione di critica, ma solo un consiglio per marco_iol che se vuole leggere cyberpunk deve leggere Gibson.
    Ho scritto per consigliare un appassionato dato che purtroppo se ne trovano pochi.
    Sono daccordo con te anche quando gli consigli di leggersi prima altri autori che trattano gli stessi temi per poter apprezzare in pieno l’impatto letterario di questo autore che, a prescindere dal fatto che grandi autori illuminati abbiamo indubbiamente trattato già gli stessi temi, ha uno stile molto diverso da tutto quello che è stato scritto prima di lui. Quando si parla di cyberpunk non si può non parlare di Gibson.
    ma leggere Gibson senza avere un’infarinatura storica come dici te è come fare un viaggio in una città d’arte senza sapere niente della sua storia o della cultura del suo popolo, non apprezzeresti.

    cmq per uscire un pò dall’OT ti dico che leggere il tuo articolo mi ha fatto venire un po di nostalgia e la voglia di rigiocare questo gioco che non ho mai finito, quindi direi che hai fatto un ottimo lavoro ;-)

  • # 20
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    @ malkavo
    Come avrai capito dai miei precedenti commenti, non credo alle chiusure ermetiche dei generi, tanto per descriverli che per comprenderli, il che si dimostra anche osservando le propaggini esterne di un genere, come per esempio un videogioco come Crusader, che senza Gibson, Dick e via procedendo a ritroso, non sarebbe probabilmente esistito.

    Aggiungo: proprio nella misura in cui Crusader si colloca fortemente nell’ambito culturale della sua epoca, rappresenta un titolo memorabile.

  • # 21
    malkavo
     scrive: 

    esatto, qualunque prodotto della mente umana non può essere eviscerato facilmente dal contensto in cui è nato.
    Via dato che ci sei fai anhe un bell’articolo su Beneath a steel sky o su Syndicate cosi il momento nostalgico è completo :-)

  • # 22
    banryu79
     scrive: 

    Mitico Syndicate!
    All’epoca purtroppo non ho avuto il piacere di giocare a Crusader.
    Invece UFO – ENEMY UNKNOWN è stato il primo vieogame a cui abbia giocato su un pc mio… fantastico, quante notti passate nel segreto a difendere la terra contro le incursioni aliene; ricordo ancora le speciali sensazioni che questo gioco mi ha regalato.
    :-)

  • # 23
    Lemmy
     scrive: 

    Cmq i semi del cyberpunk sono tutti contenuti in ”Dr Adder” di K.Jeter, che è stato amico di Dick e considerato suo unico ”erede” dal vate in persona.
    Che sia poco conosciuto, se non per i seguiti ”ufficiali” di ”Blade Runner”\”Gli androidi sognano le pecore elettriche?”, è il destino di chi è avanti rispetto ai tempi come era lo stesso Dick che fu consacrato solo quando i tempi si aggiornarono alla fantascienza.
    In Dr Adder c’è tutto: dall’ ibridazione uomo-macchina, alla corsa per le tecnologie, alle modifiche fisiche, alla distopia, ai temi sociali, economici e alle rivolte popolari pronte ad esplodere passando per una proto-versione della Matrice (ideata in tempi in cui i personal computer non credo fossero nemmeno in commercio, infatti non si usano computer in questo caso).

    Cmq Dick, con tutto l’amore che ho per lui, col cyberpunk c’entra assai poco.
    Il suo massimo punto di avvvicinamento è stato, per l’appunto, leggere in anteprima ”Dr Adder” e scriverne pre e postfazione.
    Col senno di poi, per concludere, a Dick si può ascrivere tutto, ma seguendo lo sviluppo del genere, direi che il suo apporto è stato più che altro sdoganare la sci-fi al grande pubblico.

  • # 24
    Milo
     scrive: 

    Salve,
    scusate ma a cosa serve il detpack? La butto lì alla brutta, sorry… l’ho preso proprio ora e non riesco a capire alcune cose.

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