di  -  mercoledì 21 gennaio 2009

Don’t downloadA Cannes, in occasione del Midem 2009, rispunta una proposta che da anni aleggia attorno al fenomeno del download illegale di musica. Responsabilizzare gli ISP, imponendo un balzello minimo per ogni utente connesso, potrebbe secondo Gerd Leonhard – un “digerato” di vecchia data – produrre un lauto volume d’incassi per l’industria dell’intermediazione musicale.

La dichiarazione di Leonhard, che stima l’eventuale contributo nella bella sommetta di 6 miliardi di Euro l’anno – chiedendo 1 Euro/mese ad ogni navigatore – fa il paio con una contemporanea presa di coscienza da parte delle major, nella persona di Feagar Sharkey, numero uno della UK Music: la battaglia in tribunale contro il download illegale non ha prodotto risultati.

Dopo la tassa sui supporti, potremmo dunque ritrovarci a dover pagare una addizionale sull’abbonamento ADSL, incorporata nel contratto. La proposta ha un alto potenziale esplosivo ma merita un’analisi attenta.

Premetto che da che mondo è mondo l’arte non esiste senza chi la finanzia, e che il lavoro degli artisti che scelgono di entrare in un circuito commerciale, va remunerato. È pure vero che l’intermediazione delle major ha assorbito finora il grosso della ricchezza che si muove attorno al mondo musicale.

Difficile dunque controbattere a chi sostiene che il fervore con cui le major si sono scagliate contro la rete, è stato ed è direttamente proporzionale ai margini che queste aziende si sono abituate a collezionare prima del web.

Come ogni industria tuttavia deve adeguarsi alle condizioni del mercato, anche quella dell’intermediazione musicale non può ignorare la rivoluzione della rete. Ci ha provato per anni, non ci è riuscita, ed ora sembra pronta a fare ammenda dell’irragionevole resistenza opposta finora. Una resistenza che, attraverso massicce azioni di lobbying, ha prodotto effetti disastrosi sul tessuto legislativo della quasi totalità dei paesi occidentali, per mano di politici spesso tanto ossequienti quanto incompetenti.

La sempre più frequente presenza di musica non protetta sui cataloghi dei servizi legali per il download, sembra indice di questo mutato atteggiamento nei confronti della rete.

Veniamo al nocciolo della proposta di Leonhard: un canone minimo e flat da aggiungere all’abbonamento ADSL, per sostenere l’industria. In cambio, download illimitato di musica.

La leggerezza del canone induce a ritenere la proposta equa, cionondimeno si pone un problema: chi paga quell’Euro? Poniamo la questione in termini inversi: quanto ha inciso il P2P nella desiderabilità della banda larga? Quanti utenti ritegono l’accesso al P2P una base fondante della necessità di avere un’ADSL?

Questa domanda è particolarmente appropriata se guardiamo alle prime fasi del boom della banda larga. Quando cioè i prezzi erano esorbitanti e non esisteva un’offerta di contenuti multimediali online che giustificasse da sola l’allargamento del “tubo”.

In quell’epoca il P2P ha senza dubbio incrementato l’attrattività della banda larga, laddove l’accesso dial-up poteva fornirne un’esperienza a dir poco deprimente.

Nella misura in cui ciò è accaduto, è legittimo ritenere che gli ISP abbiano in parte lucrato sulle perdite delle major. Per inciso, erano quelli gli anni in cui molti utenti hanno iniziato a riempire gli hard disk di musica e filmati scaricati illegalmente, un trend peraltro mai interrotto, che si è trasformato in un solido indotto per i produttori di soluzioni di storage.

Alla luce di queste considerazioni, diventa accettabile l’idea dell’equo compenso, sull’ADSL ma anche sullo storage. Ma è giusto che il costo di queste tasse ricada, come già nel caso dei supporti, interamente sulle spalle degli utenti? Ed è accettabile che, come già dopo l’applicazione dell’equo compenso sul prezzo dei supporti, anche dopo questo balzello sulla connessione, gli utenti continuino ad essere perseguibili legalmente per lo scaricamento di opere protette?

La risposta è no, no. Tuttavia la depenalizzazione dello scaricamento di contenuti protetti non accadrà fino a quando non busseranno alla porta degli ISP – e quindi alla nostra – le altre due industrie che a ragione si ritengono danneggiate dallo scaricamento illegale di contenuti protetti: quella del software e quella cinematografica.

Pur ritenendo insostenibile e totalmente estemporanea l’equiparazione fra un download e una mancata vendita, è infatti innegabile che il download illegale danneggi in qualche misura l’industria che produce e distribuisce contenuti.

Per farla breve, l’opinione di chi scrive è che questi balzelli vadano condivisi fra tutti gli attori coinvolti – utenti, ISP, produttori di storage ma anche major, nella misura di margini adattati alla realtà del mercato – e comunque vadano assolutamente accompagnati da una ormai improrogabile riscrittura delle norme sul diritto d’autore, che tenga conto dei profondi mutamenti portati dalla rete.

Solo dalla condivisione fra tutti gli attori coinvolti, di vantaggi e responsabilità legati al diritto d’autore, potrà discendere un mercato realmente aperto e capace di cogliere tutte le opportunità che la rete offre.

PS Un interrogativo inquietante irrompe nel consolante lieto fine: e se, con la rete, dell’intermediazione delle major non ci fosse più bisogno? Se il compenso, come sostiene la EFF da tempo, si decidesse di destinarlo interamente agli artisti?

30 Commenti »

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  • # 1
    tony
     scrive: 

    Beh io son d’accordo, non credo che a nessuno dispiace privarsi di un euro e non aver problemi con la giustizia

  • # 2
    SirHaplo
     scrive: 

    Tre richiedenti : Discografici – Software house – Cinema.
    Tre canali : CD – Rete – Live
    1 Pubblico.

    Il cinema al cinema non lo toglie nessuno
    Cosi come i concerti
    Cosi come i servizi su internet a pagamento (rapidshare, videogiochi online etc)

    Puntando su questo concetto allora trovo giusto pagare un prezzo equo per il supporto e la distribuzione di software/musica/film

    Ma renderei libero il download per uso personale.
    Facile dirla cosi, vero ?. Ma anche una soluzione come Sky non è sufficiente.
    Cioè 40€ al mese non se li possono permettere tutti, e allora ecco che rispunta il P2P. Invece gli ISP dovrebbero filtrare completamente il P2P e aggiungere 10€ al mese al canone per abilitarlo.

    Con quei soldi si rifarebbero la rete, e darebbero un compenso a tutti i coinvolti.
    E’ vero, non sarebbe equo perchè tutte le case prenderebbero uguale, quando invece spiderman3 è costato il doppio di un film italiano … però è meglio che soldi non ricevuti.

    Quindi :
    Potenziare la parte “Live” e mettere un canone sul P2P aggiuntivo. Altrimenti nulla.

  • # 3
    el-mejo
     scrive: 

    @1:
    Qui vogliono farti pagare 1 euro sulla linea adsl e NON legalizzare lo scarico di materiale pirata, come gia paglioamo una sovrattassa su dvd e cd senza che eventuali contenuti masterizzati in questi supporti siano legalizzati!

    Questo lo chiamo pizzo!

  • # 4
    el-mejo
     scrive: 

    E’ come se ti facessero pagare una sovratassa sull’auto perchè POTRESTI infrangere il codice della strada, ma se vieni beccato a infrangerlo ti becchi anche la multa!

  • # 5
    Christian
     scrive: 

    Se fosse possibile dare un contributo direttamente all’artista e non al producer sarebbe un gran bene e lo farei seduta stante, ma non è possibile.
    In pratica se tassano il pubblico, gli unici che non vedranno nulla saranno proprio gli artisti (e intendo musicisti, registi/attori, programmatori/digital artist), perché (burocrazia italiana docet) al passaggio di mano di quei soldi non rimane nulla, allora togli la parte agli ISP, togli la parte alle major musicali, togli la parte alle major cinemetografiche e alle software house, agli ultimi cosa resta???

  • # 6
    FrAnKHiNrG
     scrive: 

    La cosa che non capisco è: Già sui cd, dvd, bluray, pendriver, nastri…insomma su ogni tipo di memoria che serva ad immagazzinare dati o foto o filmati,anche se personali e di nostra proprietà, paghiamo “l’equo compenso”. Ora vorrebbero tassarci con un altro “equo compenso” anche l’ADSL…ma poi, se uno viene beccato a scaricarsi qualcosa, comunque vorrebbero il risarcimento per tutti i soldi non incassati perchè non hai comprato quel file, più magari una bella multa e la galera…ma sono proprio degli strozzini ingordi

  • # 7
    v1
     scrive: 

    se poi venisse tutto legalizzato sarebbe grandioso! finalmente…
    ma per ora sono solo chiacchere

  • # 8
    floc
     scrive: 

    ok la tassa, ma poi depenalizzi tutto, io te ne pago anche 2 di euro al mese, ma poi sparite dalla mia vita parassiti degli artisti

  • # 9
    BrightSoul
     scrive: 

    @el-mejo
    quella cosa già esiste, è l’RCA.

    Comunque io sarei ben felice di pagare diciamo 50 euro / anno per un servizio veloce e affidabile che mi faccia scaricare musica gratis a volontà. Tutti gli introiti sarebbero poi ripartiti in base al numero di download di ciascuna canzone.

    Gli ISP secondo me devono essere sollevati dall’onere di dover filtrare il traffico. Quelli che adottano una qualsiasi forma di QoS castrano sì quelli che scaricano illegalmente, ma puniscono anche me che voglio semplicemente hostare la partita di un gioco online.

  • # 10
    Andrea
     scrive: 

    Io non ho mai scaricato nulla illegalmente, ma se mi fanno pagare un euro al mese è la buona volta che inizio…

  • # 11
    Notty
     scrive: 

    preferirei pagare 1 o 2 euro al mese e non avere problemi se voglio scaricarmi una canzone o un film.. e lo ritengo equo e lo pagherei volentieri per non avere nesusn problema di sorta.. sfrutto un servizio e quindi pago.. mi pare corretto..

    sarebbe bello che lo facessero.. potrei farmi una biblioteca di musica al posto di ripparmi i CD ….

    quindi spero che la proposta passi.. 12 euro l’anno per ascoltare musica a mio piacimento mi pare equo

  • # 12
    marco m.
     scrive: 

    @ FrAnKHiNrG:
    >

    esattamente, l’ “equo” -si fa dire- compenso è un risarcimento versato ai produttori per il mancato guadagno derivato dalle fruizioni illecite di contenuti e SW
    anche se l’ obiezione classica è che non sempre il download equivale a un mancato acquisto (magai perchè quel materiale non lo si sarebbe acquistato in ogni caso) – la risposta è che se da una parte non c’è modo di accertarlo, dall’ altra ha poco senso il download abusivo di qualcosa che non piaccia o non interessi al punto da non volerlo almeno provare ( ma se l’ intenzione è solo “provare” qualcosa, di modi leciti ce ne sono, dalle demo dei programmi alle postazioni con cuffia nei music store…)

    quindi la tesi per cui almeno la maggior parte dei fruitori di p2p scaricano per non acquistare l’ album o il film o il gioco, resta in piedi, dando il pretesto ai produttori di contenuti di avanzare pretese assurde e vederle pure soddisfatte dai governi…

  • # 13
    marco
     scrive: 

    @floc:
    >

    per quanto mi riguarda pago 15 euro al mese per l’ adsl, la uso per lavoro e non per scaricare…
    dovrei pagare una sovrattassa di oltre il 10% solo perchè c’è gente che scarica per giocare all’ ultimo fps o ascoltare l’ ultimo album di madonna, a scrocco? ma dove siamo?

  • # 14
    marco
     scrive: 

    @Christian
    ” Se fosse possibile dare un contributo direttamente all’artista e non al producer sarebbe un gran bene e lo farei seduta stante, ma non è possibile. ”

    sì ma vedi, il producer conta tanto quanto l’ artista, perchè un CD musicale non si crea dal nulla ma anzi è il risultato di parecchio lavoro da parte di parecchie persone, oltre che della voce al cantante o gruppo musicale vero e proprio
    le uniche figure “superflue” potrebbero essere i vertici della società discografica , ma senza di essi… non ci sarebbe la società discografica stessa , e l’ artista o band che sia, dovrebbe autoprodursi
    e non è detto che all’ artista ciò convenga

    poi c’è da tenere conto delle tasse inerenti alla distribuzione di contenuti multimediali in quanto tali, laddove siano da versare non potrebbero essere aggirate (legalmente) nemmeno dalla distribuzione online ( al netto quindi dei costi di duplicazione, confezione, booklet, varie ed eventuali …) – il costo risultante può far risultare comunque più appetibile il supporto fisico in confezione originale…

  • # 15
    Davide
     scrive: 

    Concordo con Andrea
    In questo modo chi non scarica (non credo tantissimi) materiale protetto da copyright penso che inizi a sentirsi implicitamente autorizzato a farlo.

  • # 16
    massimo m.
     scrive: 

    a parte i discorsi “io lo farei, io no”, c’e’ una domanda da porsi.

    chi si credono di essere i “signori” della major per pretendere una cosa simile?

  • # 17
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Beh ora non esageriamo. Fino a prova contraria i “signori” sono i legali rappresentanti degli interessi di musicisti che hanno liberamente sottoscritto un contratto con le major. Musicisti che legittimamente ritengono i propri interessi lesi dal download illegale.
    Esplorare modelli di business che possano al limite fare a meno delle major è un conto. Esautorarle dal diritto di proporre nuovi e IMHO più equi metodi di compensazione mi pare un po’ eccessivo.

  • # 18
    caffeine
     scrive: 

    radiohead
    album messo online
    cifra selezionabile dall’utente
    media di vendita dell’album che non aveva costi di distribuzione, etc http://www.etherbomb.com/198/radiohead-in-rainbows-results-seem-positive/ 8$ a copia

    chi offriva zero, chi pochi dollari, ma ricordo di alcuni che offrivano 50 o 60 dollari.

    cosi’ si differenzia il pubblico
    prima volta? scarico gratis e provo
    ua’ i radiohead sono carini, 5$
    belli i radiohead 10$
    uaaaaaaaa i radioheaddddddddddddddd 20$
    fan sfegatato 30/70$
    (ovviamente queste cifre sono proporzionali al potenziale economico del cliente.

    se cosi’ facessero tutti, vivremmo in un bel mondo
    a part il fatto che musica e cinema secondo me dovrebbero essere ritirabili gratuitamente tipo biblioteca.

    e poi qante schifezze, si comprano, e poi si rimane delusi, soprattutto in ambito software…
    e i demo non servono a nulla in tantissimi giochi o software.
    non mi serve vedere un 20% delle potenzialita’ DECISE DAL PRODUTTORE (tipo in un gioco, guardacaso nel demo non vedi difetti di longevita’, trama etc)

  • # 19
    caffeine
     scrive: 

    ah, i biglietti in italia per quel tour hanno fatto il sold out 7 mesi prima, hanno dovuto fare un’altra data, e ha fatto il sold out in una settimana… sempre 7 mesi prima….

  • # 20
    Massive
     scrive: 

    Ma morissero ammazzati! Già ogni volta che mi servono i supporti devo sbattermi per ordinare dal Giappone, Taiwan, Corea, Cina o USA, ora che dovrei fare?

    Mi prendo un (per nulla conveniente) abbonamento satellitare straniero a banda larga con ping troppo elevato o scrocco il WiFi ad uno dei vicini?

    Tanto dovrò già pagare i vari pizzi per presunti download illegali, a questo punto crimine più crimine meno….

  • # 21
    sempre estorti siamo
     scrive: 

    Ascolto la radio o i miei vinili , non ho mai scaricato musica o film in nessuna forma : chi è in grado di spiegarmi per quale motivo debba pagare un cosiddetto equo? compenso sui CD vergini che uso per dati ed in futuro su una linea ADSL che non uso per ciò che sospettano ?
    Credo che chiedere il pizzo non sia legale .
    Buona serata – Marco

  • # 22
    axoduss
     scrive: 

    io pagherei anche più di 1 euro al mese, basta che il download diventi legale!

    Preferirei inoltre che tutti questi balzelli arrivassero agli artisti e non alle varie major, altrimenti qua è una guerra non per gli artisti, ma per sostenere queste società, che, sembra non abbiano molto senso (esiste l’ufficio brevetti per tutelare le opere d’ingegno, non esiste una società che fa le veci degli ideatori del brevetto (o almeno penso))

  • # 23
    Enrico Pascucci
     scrive: 

    Sarebbe la fine definitiva della distribuzione di musica di qualità. Gli utenti potrebbero scaricare ciò che vogliono ma chi incasserebbe i soldi?

    In questo modo la spartizione degli introiti, probabilmente si deciderebbe in base ai dati di vendita di singoli e album, come si fa già ad esempio per l’equo compenso applicato alle radio, soltanto che se ci trovassimo tutti legittimati a scaricare gratuitamente musica, gli unici brani venduti sarebbero i singoli usa e getta trasmessi dalle radio commerciali.
    Concentreremmo gli introiti in mano a personaggi come Britney Spears o Cesare Cremonini e allo staff che muove i fili di nylon per farli sembrare vivi, con buona pace per chi fa musica.

  • # 24
    Alberto
     scrive: 

    Secondo me stanno insistendo troppo … loro semplicemente sperano di prendere il più possibile sui download illegali facendoli diventare legali bloccando la pirateria. Non si rendono conto che la gente non comprerebbe lo stesso e troverebbe altre vie :x

  • # 25
    Jimbo Kern
     scrive: 

    Un euro al mese? In Italia? E’ più facile che siano 10 o 100. Ogni cd è tassato per 23 centesimi, un dvd-r da 4.7GB è tassato per un’ottantina di centesimi e noi ci illudiamo che si accontentino di 12 euro all’anno?
    Ma dai…

  • # 26
    sinadex
     scrive: 

    bene, allora io voglio l’arresto preventivo se ti beccano a comprare un coltello da cucina: ci potresti ammazzare la moglie o il vicino!

  • # 27
    dema86
     scrive: 

    Bah, concordo con gli altri commenti, questi provvedimenti sono a dir poco MALAVITOSI.
    O legalizziamo il p2p di materiale coperto da copyright ed eliminiamo i filtri, allora possiamo pure mettere un canone, OPPURE si limita il p2p coi filtri e si eliminano i balzelli come questo o quello sui supporti.
    Purtroppo, per vari motivi, non si farà né l’una né l’altra, e quindi ci ritroveremo inchiappettati.

  • # 28
    kliffoth
     scrive: 

    la tassa sui supporti e’ una oscenita’ legale.

    Questa avrebbe senso (ovviamente depenalizzando i comportamenti oggi ritenuti rilevanti…ma credo sia scontato)

    Il punto e’ un altro: chi gestisce quell’euro?

    Per la musica oggi in italia c’e’ una cosa simile: la SIAE, che lucra perfino sui concerti di beneficenza e il cui meccanismo di distribuzione degli utili e’ un mistero (ad esempio non riporto ESATTAMENTE il titolo di una canzone e i soldi vanno ai dipendenti siae)

    un meccanismo diretto di rimborso alla casa produttrice del software o al’artista sarebbe piu’ equo, visto che per mettere online i contenuti non serve l’intermediazione delle major.
    Ma come farle sparire?
    Insomma e’ ancora una cosa embrionale

  • # 29
    Angelus
     scrive: 

    semplice.. se nn l’hai mai fatto fin’ora potrai farlo, chissà quanti rip dal vinile in flac ci sono su internet.

    ps: le leggi si decidono a maggioranza..

  • # 30
    La pirateria di audiovisivi? Favorisce il terrorismo - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] resistenza che le major oppongono e hanno storicamente opposto in tribunale, alle conseguenze del mutato scenario distributivo? Ne discenderebbero, credo, conclusioni interessanti. Magari idiote – come sovente lo sono quelle […]

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