di  -  lunedì 29 dicembre 2008

steal this album Possibile estensione della tutela del diritto d’autore per la musica dagli attuali 50 anni fino a 75 – non 90 come era stato richiesto, ma pur sempre un consistente balzo in avanti; una lettera firmata da gran parte dello star-system britannico per invitare il governo a prendere provvedimenti contro la minaccia del pirateria; l’industria musicale all’attacco contro Myspace e siti simili che consentono la condivisione di file musicali in violazione del diritto d’autore.

Tutti segnali di un nuovo attacco da parte di chi sostiene l’importanza del diritto d’autore come sistema per sostenere “l’industria della creatività” e che accusa Internet e le tecnologie digitali di far passare il concetto che tutto possa essere trovato online gratuitamente.

In testa le etichette discografiche che puntano nuovamente il dito contro gli Internet Service Provider, rei di connivenza con i pirati del peer to peer, e che dovrebbero essere costretti dalle leggi, ad impedire o perseguire chi viola il diritto d’autore.

La storia, si sa, è fatta dai vincitori, e quindi solo tra qualche anno, lustri al massimo, potremo ricordare questa diatriba come una lotta tra buoni e cattivi, in cui hanno prevalso i buoni. Al momento non sembra possibile stabilire chi realmente siano i buoni e chi i cattivi: le etichette che parlano del diritto d’autore come strumento per la tutela dell’industria creativa, o chi sostiene che il peer to peer ristabilisca un equilibrio in risposta a dei prezzi troppo elevati imposti dagli oligopoli presenti nell’industria discografica e cinematografica in particolare.

Arbitro della partita, in un certo, senso la tecnologia, che da un lato ha prodotto una rivoluzione nella maniera in cui vengono fruiti i prodotti multimediali, e dall’altro potrebbe essere lo strumento altrettanto potente da bloccare questa rivoluzione.

Più probabilmente la risposta che la tecnologia può fornire è quella che permetta ad un’industria comunque in crisi, come quella discografica, ed un po’ meno quella cinematografica, di individuare nuovi canali e nuove forme di distribuzione, per produrre utili in maniera equa rispetto al valore del prodotto creativo.

[photo credit: Anirudh Koul]

5 Commenti »

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  • # 1
    michele
     scrive: 

    ma poverine le industrie discografiche… lucrano poco (in virtu della tassa applicata ad ogni tipo di supporto informatico di memorizzazione) sia esso una memory card per macchina fotografica (perchè posso “fotografare” un cd pieno di mp3 o il videorecorder con hd….) certo è un processo alle intenzioni…. (ma all’ora ogni politico andrebbe arrestato per presunto pensiero di lucro in modo non pulito…) e ogni persona che acquista auto o moto che superano i 130 orari gli si deve ritirare la patente… o ancora chi acquista alcoolici andrebbe arrestato con presunta possibilità di strage… ma dove siamo arrivati…. sono loro i poveretti (che da quanto sò…. non girano certo in 500(quella vecchia) e non arrivano a fine mese (a momenti non sanno nemmeno quanto guadagnano al mese)… invece che sperperare fortune in cause che lasciano il tempo che trovano (e colpiscono solo i piccoli e non il grosso della pirateria che è con il crimine organizzato) potrebbero abbassare i costi degli stessi (e non per lucrarci ancora di + come spesso accade) ma per diffondere di +…

  • # 2
    Michele
     scrive: 

    E intanto nessuna casa discografica pensa a spingere i gruppi emergenti, quelli che sanno suonare davvero, ma porta avanti solo fenomeni di massa e commerciali.

  • # 3
    Lanfi
     scrive: 

    Io dico solo una cosa. In un mondo in cui la maggior parte della gente ascolta musica in mp3 (nel computer oppure nel lettore che si porta dietro) le case discografiche pensano ancora che il mezzo migliore per distribuire musica sia su cd.

    Beh, è giunta l’ora di darsi una svegliatina.

  • # 4
    Antonio
     scrive: 

    “l’industria musicale all’attacco contro Myspace e siti simili che consentono la condivisione di file musicali in violazione del diritto d’autore”

    MySpace consentirà la condivisione illegale di musica, ma al tempo stesso è uno dei pochi mezzi a disposizione degli artisti emergenti per farsi conoscere. Perciò che non rompesse tanto l’industria musicale, le major insomma, per loro la musica è solo un modo come un’altro per fare business. Menomale che ci stanno anche le etichette indipendenti che credono ancora nella Musica come ARTE!

  • # 5
    Pio Alt
     scrive: 

    Vorrei tanto sapere quanti dirigenti delle “casse” discografiche e quanti autori o interpreti o musicisti, sono stati licenziati o hanno cambiato lavoro, in questi ultimi 10 anni, da quando esiste la pirateria attraverso la rete.

    Che sia illegale è chiaro, che sia iniquo… non so. :)

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