di  -  lunedì 12 novembre 2007

BlockbustedDopo oltre 20 anni di attività, l’avventura del colosso texano del videonoleggio sembra giunta ai titoli di coda. La questione, sollevata dal NewsBlog di cNet, scaturisce da un’analisi di medio periodo che individua una contrazione costante del business di Blockbuster e del suo valore azionario, suffragata da una consolidata crisi nei risultati finanziari, che anche nel terzo trimestre 2007 si conferma. Come si è giunti a questa situazione?

Malgrado un fatturato complessivo che si conta in miliardi di dollari, Blockbuster paga lo scotto dei costi elevati per il ritardo nella riconsegna, ma soprattutto va cedendo terreno rispetto ad operatori che prima e meglio hanno saputo trarre beneficio dal canale Internet. È proprio la transizione all’online di Blockbuster – c.d. Total Access – che sta mettendo in crisi il management: da un lato arriva in ritardo (Netflix opera sulla rete dal 1998, Blockbuster dal 2004), dall’altro si realizza ai danni del consolidato canale di vendita degli store, come dimostra una causa per violazione dei termini contrattuali che gli stessi franchiser hanno intentato contro la casa madre.

Alla resistenza che il modello di business di Blockbuster oppone al cambiamento in direzione online, il CEO Jim Keynes risponde in queste ore con un’inversione di marcia rispetto a Total Access e una rifocalizzazione delle strategie aziendali verso la massimizzazione delle vendite complessive, con un accento nemmeno troppo sottinteso sull’offline. Il tutto, dopo che una massiccia campagna di sensibilizzazione per Total Access, il cui costo ha influito pesantemente sulle perdite del 1° trimestre 2007, aveva prodotto risultati incoraggianti in termini di nuove registrazioni.

Oltre che contraddittoria, questa strategia appare anche antistorica in quanto il successo di Netflix – a cui fa da contraltare la continua chiusura degli store Blockbuster – mostra chiaramente quale sia la direzione di sviluppo del settore. Mordere il freno sulla transizione verso l’online, per spostare risorse su un modello di business che mostra segni di avanzata obsolescenza, tradisce una confusione delle strategie direzionali che gli analisti solitamente associano all’inizio della fine di un’azienda. Se sia giunto il momento del deprofundis per Blockbuster è ancora da dimostrare; per ora la strada imboccata sembra non indicare altre vie d’uscita.

4 Commenti »

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  • # 1
    Stefano
     scrive: 

    cacchio… quindi devo darmi una mossa per provarci con la commessa del blockbuster!!

  • # 2
    Adso da Melk
     scrive: 

    imho il grande errore di blockbuster per quanto riguarda l’offline si può riassumere in una parola: parcheggi

    Un qualunque BB che ho visto non solo sul territorio italiano è caratterizzato da una cosa: l’enorme fila di automobili (quando non sono degli inutili ed ingombranti SUV) con le doppie frecce parcheggiate in modi e modalità fa sfidare, a volte, la legge di impenetrabilità dei corpi

    so che può sembrare quantomeno una considerazione bislacca, ma in tutti i BB dove sono stato il problema parcheggio era tangibile. Buono che me lo mettono in centro città eh, ma è inconcepibile che io debba cercare un parcheggio in un autosilo se una sera mi viene voglia di un filmone e di un Häagen-Dazs

    Poi la pirateria, torrenti e muli, e la fruizione online faranno anche la loro eh…

  • # 3
    HQ6
     scrive: 

    Sono d’accordo con Adso, specie sulla parte dei SUV…

  • # 4
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Anche da me Blockbuster si trova in una zona impossibile. Secondo me una delle loro fonti di revenue è la percentuale sulle multe che i vigili urbani, sempre solleciti al dovere, elevano per via fotografica.
    A parte questo, da qualche anno fatico a comprendere il senso degli store di blockbuster. Immagino che ovunque ce n’è uno ci sia una videoteca centomila volte meglio fornita in termini di assortimento, magari con meno copie del quindicesimo episodio di american pie appena uscito ma prezzi molto migliori…

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