di  -  martedì 9 dicembre 2008

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Nella prima parte di questo articolo mi sono occupato della guerra di classe tra i “vecchi” media e la rete, in cui la difesa del diritto d’autore, distorta con tecniche subdole di cui ho già avuto modo di scrivere, rappresenta la facciata di una lotta che nasconde interessi ben più grandi.

Qui invece voglio occuparmi del web, dei suoi limiti e di come possono essere usati per distorcere la realtà.

All’inizio della prima parte avevo accennato alla necessità di creare una memoria collettiva distribuita, duplicando i contenuti presenti in rete, nei vari servizi online e nei pc degli utenti. Chiaro che le leggi che regolamentano il diritto d’autore sono un freno per la diffusione e la duplicazione.

Dietro a un misero tentativo di arginare la pirateria, si nascondono ombre e risvolti preoccupanti, che vanno a ledere la libertà di informare ed essere informati. A causa poi dell’indifferenza a questi problemi da parte dell’elettorato, le cose stanno peggiorando rapidamente, revisione dopo revisione, sia in Italia che nel resto del mondo.

I contenuti digitali in streaming e i formati che, insieme ai DRM e a tecniche anticopia, non permettono (in teoria) la copia e la ridistribuzione, cercano invano di frenare la pirateria. Quest’ultima in realtà non causa i danni catastrofici che l’industria del settore paventa, allo stesso tempo favorisce la conoscenza e la diffusione delle opere, contribuendo ad accrescere la fama dell’autore. Il problema torna sempre al solito punto: se gli utenti si scambiano da soli i contenuti, diventano conseguentemente indipendenti nella scelta. Indipendenti dalle produzioni e dai network moralizzatori.

Il problema diventa ancora più complesso quando sono gli stessi autori a voler scavalcare la distribuzione per fare da soli, è stato fatto da qualche grande nome ed è un fenomeno ormai consolidato tra autori ed artisti emergenti. Stranamente però se si parla di leggi e norme, per scavalcare i vecchi schemi anche gli autori sono spesso costretti ad andare contro le regole. Il problema ha raggiunto proporzioni talmente grandi che evidentemente non può più essere ignorato.

Discutiamo poi strettamente di informazione. Se le attuali leggi sul diritto d’autore venissero applicate scomparirebbe l’informazione stessa dalla rete.
C’erano una volta televisioni munite di videoregistratori, e giornali. Un atto, un evento, una dichiarazione mandati in onda o stampati, entravano ufficialmente nella storia. Diventavano documento, consegnato alla storia e ai posteri, liberi questi, di giudicare fatti e personaggi per sempre.

Se i contenuti digitali distribuiti in rete non venissero copiati, i detentori dei diritti di una qualsiasi pubblicazione, avrebbero la facoltà di modificarle e cancellarle in qualsiasi momento, con conseguenze catastrofiche.

Si limiterebbe enormemente la responsabilità di chi scrive e pubblica, mettendo nei guai chi lo contesta, poiché ogni prova può essere immediatamente eliminata, si potrebbero far scomparire nel nulla fatti, persone e dichiarazioni compromettenti, rendendo impossibile un confronto delle fonti, trasformando quindi l’informazione in una brodaglia informe da cui sarebbe impossibile tirar fuori la verità.

Noi blogger, che della rete abbiamo un’alta considerazione e un profondo rispetto, siamo soliti assumerci le nostre responsabilità. Quando sbagliamo, lo ammettiamo tirando una riga sopra i nostri errori, lasciandoli in bella mostra, integrando se necessaria una correzione.

L’alto giornalismo, arrivato sul web dalla carta stampata ha preferito cancellare ogni traccia, in diverse occasioni in cui i blogger hanno scoperto una sua vergogna.

Proprio a me capitò, tempo fa, un episodio emblematico di quanto sto scrivendo. In un altro blog con cui collaborai, riportai una segnalazione di Greenpeace, che accusava l’ENEA di mentire spudoratamente sui costi della produzione di energia elettrica dal nucleare.

Nel post riportai il numero di pagina (471) del pdf in cui erano presenti i dati contestati dall’associazione. Se andate a leggere il documento e cercate i dati contestati non troverete nulla. Me ne accorsi soltanto qualche mese fa. Fortunatamente la fonte autorevole da cui presi la notizia mi salva da una figuraccia, fatto sta che la tabella comparativa dei costi di produzione per kW è sparita nel nulla.

Beppe Grillo, nella sua battaglia per la libertà dei blogger sostiene che l’informazione in rete non ha bisogno di regole e che sta bene così. Per quanto io comprenda il rifiuto di entrambe le proposte di legge contestate dal comico, c’è bisogno di nuove normative per ridimensionare il potere liberticida di quelle in vigore, che risultano antidemocratiche in un sistema di comunicazione veloce quanto volatile, qual è il web.

Mancano poi, leggi che tutelino l’informazione e i commenti degli utenti (come già avviene ad esempio negli USA) ed è giusto anche che, chiunque pubblichi materiale su Internet si assuma le responsabilità del caso, ma va fatto senza limitare i diritti fondamentali di ognuno.

4 Commenti »

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  • # 1
    Pio Alt
     scrive: 

    Articolo interessante (come sempre su App Dig :) ) però c’è un però…

    Informazione e diritto d’autore non sono sovrapponibili, per fortuna qualcuno ha regolamentato il diritto all’informazione distintamente da quello d’autore.
    Un qualsiasi giornalista (almeno finché durerà l’albo) e in futuro si spera chiunque, può pubblicare tutto ciò che vuole se è inerente e rielaborato in una notizia, commento, editoriale, ecc. Se si scrive un articolo si può riportare in qualsiasi forma un qualsiasi contenuto a patto di citarne la fonte. Questo non lede il diritto d’autore.

    La citazione è sempre permessa, in qualsiasi caso, saggi, opuscoli, all’interno di un’opera “propria” basta riportare l’autore e chi detiene i diritti. Citazione, non ripubblicazione, quindi un brano, non l’intero, una trascrizione o versione non l’originale. Va da se che chiunque può riscrivere ciò che legge (ridisegnare ciò che vede) come gli pare e se io scrivo: “il tal dei tali ha scritto…” le mie parole valgono quanto le sue, se poi vorrà modificare lo scritto, in ogni caso posso conservare un “originale” copiato dal suo primo. Il reato non è possedere una copia ma duplicarla o permettere che sia duplicata.
    Certo un documento digitale… non ci giurerei sull’autenticità ma ci sarà una disciplina anche per questo…

    Perfino la musica e i film li posso citare (anche se i ‘padroni’ dicono “vietato in tutto o in parte” non è vero) però bisogna saperlo fare, tot note, tot tempo, tot qualcosa.

    A questo si aggiunge “per motivi di studio” perchè in caso di studenti che studiano (se ancora ne esistono :) ) la possibilità di riprodurre in parte o in tutto, notare anche tutto, un testo (in senso ampio) è totale a patto di citare l’autore, notare che non serve citare il proprietario in questo caso, va da se che lo studio non deve avere scopo di lucro. Se la tesi di laurea viene ripubblicata per Amelfi, tocca pagare i diritti. E citare l’autore mi sembra il minimo, e pagare se ci si guadagna mi sembra equo.

    Poi ci sono i “poveri autori” schiavizzati dalle “società degli autori”, per chi non comprende il controsenso aggiungerò l’esempio dei Radiohead: pubblicarono l’album a offerta libera, incassarono qualche milione di euro, ritirarono l’album e passarono alla vendita tradizionale. Rinnegano l’operazione in pratica. Perché? Perchè? Perchê? Il motivo è che non hanno guadagnato abbastanza, volevano più milioni, loro pensano che il loro lavoro valga molti milioni, i loro clienti/fan/collettività pensano che valga pochi milioni, allora meglio i lucchetti: se non saran milioni non suoneran.
    Secondo il vostro parere personale, la vostra sensibilità, quanto dovrebbe guadagnare al mese un cantante dei Radiohead? dividete i milioni e confrontate i risultati.

    In Italia, correggetemi se sbaglio, è reato civile distribuire (si pagano i danni) e reato penale trarne profitto (si andrebbe in prigione). Non ne sono sicuro perchè le leggi sono scritte per essere, di volta in volta, mal interpretate… ma di massima, di logica e in pratica è così.

    Conservare una copia non è reato, non ancora almeno, il sapere non si estinguerà per questo :)

    P.s.: ringrazio sempre per questi articoli stimolanti, AppDig [non ve la prendete se vi niknamo così :) ] è una risorsa preziosa, non solo del web, ma in generale.

  • # 2
    Wolf01
     scrive: 

    Qualcuno in alto direbbe: “Ma va la che c’è gente che muore di fame la fuori, macchè copiare, è già tanto se ci permettono di vedere, bisogna comprare comprare comprare”

    Sono d’accordo con te, specialmente nella parte in cui dici che senza copiare l’originale nessuno può dire che quello è veramente l’originale!
    L’avrai probabilmente estratto da 1984, dove pur di dire che tutto andava bene anche se la produzione industriale era in calo o che si era in guerra con una nazione piuttosto che un’altra rispetto all’anno/mese precedente si arrivava al punto di modificare le copie dei giornali in archivio e distruggere quelle vendute: “Oceania? Mai stati in guerra con l’oceania (anche se fino al giorno prima lo si era), siamo sempre stati in guerra con l’Estasia”
    Vedrete che prima o poi si arriverà ai fatti descritti in 1984, Orwell pur immaginandosi queste cose le ha descritte quasi alla perfezione, altro che Nostradamus

    Da Pio Alt:
    “Secondo il vostro parere personale, la vostra sensibilità, quanto dovrebbe guadagnare al mese un cantante dei Radiohead? dividete i milioni e confrontate i risultati.”

    Secondo me dovrebbe guadagnare non più di 1000€ al mese lavorando anche per montare l’attrezzatura ai concerti, altro che tutte quelle personcine che stanno dietro alle tende a sgobbare per lui
    Ma siccome chi vive di intrattenimento ha trovato la gallina dalle uova doro, ossia prendere miliardi facendo quasi niente, probabilmente non cambieranno mai idea su questo, un po’ come i parlamentari che, poveretti, non arrivano a fine mese e devono alzarsi lo stipendio di qualche altro centinaio di euro

  • # 3
    alex
     scrive: 

    sono controrio a qualunque riforma dell’attuale stato di internet perche’ e’ l’unico canale di informazione libera oggi disponibile.
    la televisione è in regime di monopolio e qui c’e’ poco da contraddire.
    la carta stampata è soggetta a stringenti regole pseudo deontologiche, in quanto integralmente l’informazione è filtrata.
    divulgare una notizia in libertà puo’ essere fatto solo e ripeto solo tramite web ed è l’unico modo che oggi abbiamo per essere almeno in parte liberi.
    limitare questa libertà vuol dire rinchiudersi in uno stato di vincolo espressivo permanente.
    Ricordo che la polizia postale persegue i reati che si perpetuano con qualunque mezzo di informazione web compreso pertanto le leggi e i regolamenti già ci sono e sono parecchio stringenti, e prevedono anche la detenzione, se poi bisogna reintrodurre il reato di opinione allora siamo fuori strada….
    Un’ultima cosa
    il copyright sta raggiungendo aspetti paradossali, maurizio costanzo e la defilippi prendono di SIAE ossia per i diritti di autore 4 milioni di euro l’anno per aver inventato maurizio costanzo show, uomini e donne e amici, analogamente in proporzione qualche centinaia di migliaia di euro finiscono nelle tasche di albano carrisi e toto cotugno per canzoni scritte e scopiazzate 20 anni fa, ogni volta che per radio o tv si da la canzone “non è francesca” di Battisti agli eredi vanno circa 80 mila euro e non sto scherzando.
    pertanto il copyright ha senso solo se si pone un tetto massimo agli introiti che gli artisti possono percepire. perche’ se no diventa un modo di spellare i poveri consumatori che a volte loro malgrado sono costretti a pagare questi artisti ormai morti e invecchiati per 70 anni, in quanto se per televisione canale5 decide di reintrodurre il maurizio costanzo show che pur facendo ascolti bassi continua ad essere in palinsesto consentendo agli autori di percepire la siae ed analogamente alla defilippi, io che non li vedo li pago lo stesso….indirettamente ma li pago….
    quindi quello che va riformato è il diritto di copyright che è cosa ben diversa dai brevetti industriali o altre formule che tutelano le opere di ingegno.

  • # 4
    YouTube censura un video di Wired dietro richiesta di Apple - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] La questione è già stata affrontata in questo blog e si dimostra sempre più d’attualità. Per un approfondimento vi invito alla lettura del post “Copyright come strumento di potere nell’era digitale – parte 2: i limiti della rete“. […]

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