di  -  giovedì 4 dicembre 2008

Intel ha recentemente strombazzato a gran voce la sua previsione secondo la quale una singolarità tecnologica sarà finalmente pronta entro quarant’anni: un tempo relativamente breve, passato il quale, potremo finalmente sollazzarci con una macchina più intelligente di chi l’ha creata. IBM ha, inoltre, diffuso la notizia di un sistema in grado di simulare il cervello umano, capace di apprendere da sé e, in un certo senso, di autoprogrammarsi senza l’ausilio di un programmatore. Sono preoccupato?

No.

Roger Penrose, famoso fisico e matematico statunitense di stanza a Cambridge, UK, ha scritto molto riguardo l’Intelligenza Artificiale, macchine senzienti, simulazione dell’intelligenza, e, soprattutto, della creatività umana.

Nei suoi due volumi “Emperor’s New Mind” e “Shadows of the Mind”, dimostra matematicamente, conseguenza del teorema di Gödel, come sia impossibile per un algoritmo puramente computazione eseguibile da una macchina di Turing (quindi la base teorica di un qualunque computer moderno) simulare l’intelligenza umana.

In termini più corretti è impossibile per un algoritmo che dimostri la veridicità di teoremi matematici, dimostrare la veridicità dei principi in base ai quali è stato sviluppato, accessibili solo al programmatore. IBM non può costruire una macchina che si autoprogramma, né oggi né fra quarant’anni. Il mio lavoro e’ salvo.

Penrose va oltre. Dalla dimostrazione matematica del fatto che l’Intelligenza umana non sia un fenomeno puramente computazionale o algoritmico, specula su quale sia l’origine della coscienza di sé, individuandolo in non meglio compresi fenomeni quantistici che avverrebbero all’interno dei neuroni, la cui comprensione deve necessariamente passare per un’evoluzione delle teorie quantistiche a disposizione dei fisici. E’ tutto molto affascinante, ma c’e’ una precisazione importante da fare.

Pensorse non nega la possibilita’ in futuro di costruire macchine piu’ intelligenti di chi le ha create, nega la possibilita’ che queste macchine siano computer basati su macchine di Turing, ovvero tutti i computer odierni. Un’intelligenza artificiale dovra’ basarsi sugli stessi meccanismi quantistici sui quali si basa il cervello umano, meccanismi che non possono essere simulati da un algoritmo. Trovo questa conclusione splendida perche’ non relega l’intelligenza umana ad un semplice algoritmo, ammette l’esistenza del libero arbitrio, anzi la dimostra, e finalmente solleva la Coscienza di Se’ dal freddo meccanicismo dei positivisti. Per certi versi questa visione da’ credibilita’ anche alle religioni. Sicuramente e’ piu’ emozionante di un freddo computer che si programma da solo.

28 Commenti »

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  • # 1
    francesco
     scrive: 

    Era da un po che mi incuriosava questo Penrose, prima o poi leggero i sui libri. Ma Emperor’s New Mind e Shadows of the Mind, per quanto trattino un argomento complesso, sono comunque scorrevoli e accessibili a chiunque oppure sono infarciti di formule logico-matematiche dalla prima all’ultima pagina?

  • # 2
    thebol
     scrive: 

    La singolarità tecnologica non potrebbe essere proprio un macchina quantistica? Per ora è stato solo teorizzata, ma in 40 anni potrebbe essere una realtà

  • # 3
    francesco
     scrive: 

    Pensorse non nega la possibilita’ in futuro di costruire macchine piu’ intelligenti di chi le ha create

    Pensorse? :D

  • # 4
    Davide
     scrive: 

    “IBM non può costruire una macchina che si autoprogramma, né oggi né fra quarant’anni. Il mio lavoro e’ salvo.”

    ….io non ne sarei tanto convinto, se ibm riuscirà nel suo intento di reverse engineering del cervello, e a comprendere i meccanismi alla base delle sue elaborazioni, e nel contempo il progresso tecnologico continuerà la sua corsa secondo la legge di Moore, non è per nulla scontato che si arrivi a sviluppare macchine (non semplicemente computer come lo si intende oggi) che sia in grado di eseguire compiti inimmaginabili per noi esseri umani, e in completa autonomia.
    Per il progresso dell’umanità non è importante tanto fare una macchina con una coscienza, o con una intelligenza simile alla nostra al 100%…anche perche sinceramente detto tra noi, la maggior parte delle persone pur avendo un cervello biologico avanzato, non lo usa molto…quindi meglio una macchina meno intelligente, che un imbecille su due piedi…;-)

  • # 5
    Luca
     scrive: 

    Credibilità e religione sono un ossimoro.
    Buona giornata.

  • # 6
    Salvatore
     scrive: 

    Per Francesco, sono infarciti di formule logico-matematiche dalla prima all’ultima pagina! :)

  • # 7
    Klaupacius
     scrive: 

    Penrose deve incassare :))
    Oltre lo scherzo, dice solo cose gia’ dette e ridette; oramai sono in pochi, in ambito scientifico, a pensare di poter realizzare una IA ‘umana’ con dell’hw di tipo classico.
    Penrose probabilmente ha scritto un libro a carattere divulgativo riepilogando quanto detto negli ultimi 10-20 anni.
    Una nota su Godel; il suo famoso teorema e’ stato utilizzato, stiracchiandolo nei modi piu’ improbabili, in quasi tutti i campi del sapere (matematica, astronomia, biologia, neuroscienze, previsioni climatiche,ecc.) e spesso non capendolo per nulla. Ci sono caduti in tanti, anche insospettabili come il bravissimo Hofstadter(autore di un eterna ghirlanda brillante), segno che dietro la semplicita’ di esposizione del teorema stesso c’e’ un lavoro estremamente complesso le cui conclusioni non possono essere trasportate con un semplice processo analogico in qualsiasi altro campo. Consiglio la lettura di ‘Tutti Pazzi Per Godel’, che ripercorre in maniera divertente molti degli ‘abusi’ del teorema.
    Per la parte quantistica nei processi mentali gia’ scrisse sia Eccles che Popper nella seconda meta’ del secolo scorso. Eccles in particolare con la distinzione dei vari mondi (mondo 1, mondo 2, mondo 3; corrispondenti piu’ o meno al mondo fisico, delle idee, della mente) cercava di difendere una visone dualista dei processi mentali (alla Cartesio, mente-corpo).

  • # 8
    Francesco Carucci (Autore del post)
     scrive: 

    francesco. La prima parte e’ molto complessa da leggere, infatti ho dovuto saltare alcune parti per me totalmente incomprensibili. Pero’ alla fine c’e’ un riassunto in termini umani che comunque chiarisce il concetto. La seconda parte e’ discorsiva e basta un’infarinatura di meccanica quantistica.

  • # 9
    Cesare
     scrive: 

    Quella di Penrose sui fenomeni quantistici che avverrebbero nel nostro cervello è, appunto, una speculazione, per cui tutte le conseguenze che ne derivano sono ampiamente opinabili.

    Personalmente preferisco scegliere la visione positivistica. ;)

  • # 10
    Francesco Carucci (Autore del post)
     scrive: 

    Cesare. La prima parte del libro smentisce la visione positivista e quella non e’ una speculazione. La seconda parte si limita a speculare su una possibile alternativa.

  • # 11
    zerothehero
     scrive: 

    Bell’articolo..come d’altronde il libro di Penrose “emperor new mind”

  • # 12
    Cesare
     scrive: 

    @Francesco. La prima parte riguarda la possibilità di simulare il cervello di un essere umano; personalmente non mi convince e sono curioso di vedere in che modo è stato usato il teorema dell’incompletezza.

    Il mio commento riguardava la seconda parte e, appunto, siamo nel campo delle speculazioni; io scelgo quella positivista, appunto. ;)

  • # 13
    Francesco Carucci (Autore del post)
     scrive: 

    Cesare. D’accordo sulla seconda parte :)
    Ma la prima parte smentisce la visione positivista. Per altro, permettimi, ma la visione positivista e’ tristissima, non lascia alcuno spazio al libero arbitrio e neppure alla coscienza di se’. Vedrebbe il pensiero come un algoritmo perfettamente prevedibile una conta conosciute le condizioni al contorno. Per fortuna questo scenario e’ negato dal teorema di Godel.

  • # 14
    Ser
     scrive: 

    D’accordo su tutto tranne una cosa: il libero arbitrio come concetto non c’entra nulla con il fondamento quantistico della coscienza.
    Non ne dimostra affatto l’esistenza, semmai pone il problema della sua inesistenza.

  • # 15
    Ser
     scrive: 

    Altro commento: non capisco cosa c’entri il positivismo; suppongo tu intenda il determinismo spicciolo.
    Perché l’estrema fiducia nella scienza e nella ricerca del mondo reale sensibile (per capirci non metafisico) e prerogativa della meccanica quantistica; tutta la teoria quantistica è fondata sul metodo scientifico onde per cui risulta, per dirla nei tuoi termini, positivista de facto……

  • # 16
    Francesco Carucci (Autore del post)
     scrive: 

    Ser. Hai ragione, sono stato molto impreciso. Per positivisimo intendo quell’idea che sia possibile prevedere in maniera esatta lo stato di un sistema una volta conosciute le regole e le condizioni iniziali, quindi applicato al pensiero umano la possibilita’ di conoscere esattamente cio’ che pensero’ fra un minuto sapendo cio’ che penso adesso una volta conosciuto l’algoritmo secondo il quale la mente funziona. Ho tirato il concetto molto per le orecchie comunque, me ne scuso.

  • # 17
    s-y
     scrive: 

    42 (cit.)

  • # 18
    banryu79
     scrive: 

    Non vorrei essere banale, però per quanto riguarda la possibilità di simulare in modo convincente il funzionamento del cervello umano direi che prima l’uomo deve capire fino in fondo come funziona… Altrimenti, scusate il gioco di parole, non si simula il cervello umano ma un suo simulacro.

    Non sono certo un esperto ma qualche libro in materia l’ho letto e mi è parso di capire che anche se negli ultimi 50 anni si siano fatti passi da giganti, di strada ne resta conora tantissima da fare.

    Inoltre porrei l’attenzione sul fatto che del cervello si conoscono meglio alcuni suoi apparati funzionali piuttosto che altri, e che ogni aspetto tira in ballo anche altre funzioni che risiedono in altre parti del corpo umano e concorrono a determinare il quadro d’insieme: ad esempio il nostro “cervello emotivo” è strettamente legato a doppio nodo con tutto il resto del corpo (tanto per raccontarne una su cui qualcosa di serio ho letto).

    Bisognerebbe un attimo capire che cosa si intende con l’espressione “macchine più intelligenti di chi le ha create” perchè io, questa frase, non so bene come vada interpretata…

  • # 19
    Francesco Carucci (Autore del post)
     scrive: 

    banryu, sono perfettamente d’accordo con te. L’unica interpretazione che conosco della frase “macchine piu’ intelligenti di chi le ha create”, e in nessun modo ne’ esaustiva ne’ probabilmente corretta, e’ una macchina in grado di esprimere concetti che chi l’ha creata non e’ in grado di esprimere. In termini piu’ formali Penrose parla di macchina in grado di dimostrare teoremi matematici che chi l’ha creata non e’ in grado di dimostrare. Penrose fa un parallelo fra intelligenza e intelligenza matematica, per forza di cose parallelo limitato.

  • # 20
    dargor17
     scrive: 

    Mi permetto di andare leggermente OT…

    Occhio a non fidarsi troppo della meccanica quantistica.
    Al di là dell’interpretazione di Copenhagen, secondo la quale è impossibile prevedere il risultato di una misura quantistica perché l’universo non è deterministico, esistono anche altre interpretazioni basate invece sul determinismo, ad esempio assumendo che esistano variabili nascoste.
    Il discorso è lungo e complicato, e sconfina abbondantemente nel filosofico: ci sono argomenti di carattere scientifico a sfavore delle teorie con variabili nascoste, però non definitivi, e ci sono teorie di unificazione a cui fa comodo partire proprio da variabili nascoste…

    Quello che voglio dire è che la meccanica quantistica è solo una teoria, il prodotto del pensiero di esseri umani, le cui implicazioni filosofiche non sono affatto univoche.
    Non credo sia un argomento convincente a favore del non-determinismo del cervello, o dell’esistenza del libero arbitrio.

  • # 21
    Andrea
     scrive: 

    Provo a scrivere un commento , anche se in effetti non mi sento affatto qualificato .
    Dunque direi che la questione è davvero complessa e si va a toccare ambiti che sono questini aperte e molto giovani pure.

    Direi che il primo problema è davvero conoscere come funziona la mente umana . Senza saperlo è anche difficile poter dare una risposta esaustiva alla domanda : E’ possibile ricrearla ?
    Se salta fuori che noi stessi non siamo altro che una macchina di turing straordinariamente complessa allora ragionevolmente è ricreabile .

    Seconda questione: se anche è impossibile simularla con una macchina di turing, a che approssimazione possimo arrivare ? La vita stessa è fatta di compromessi e approssimazioni … La domanda diviene dunque : E’ possibile creare una buona approssimazione della stessa ? E quanto buona ?

    Terza questione l’informatica si evolve , sotto questo aspetto è quasi viva :D , è ipotizzabile che un giorno si superino i modelli attuali. Si può persino pensare di simulare il cervello umano non solo a livello di software , ma di arrivare a una emulazione anche dell’hardware (almeno in parte). il cervello umano è riconducibile a una macchina di turing programmata ? se non lo è posso pensare di prenderlo a modello per i computer che dovranno fare AI , superando il modello classico.

    Infine viene tirata in ballo anche la quantistica , ma come dice giustamente dargor17 , la quantistica è tutto forche’ una risposta , un punto fermo. E’ una teoria in continua evoluzione . Ormai c’abbiamo le stringe addirittura , altre dimensioni etc etc .

    Per il resto è un bellissimo argomento questo , e il solo parlarne mi fa sentire quasi in un romanzo di fantascienza . Peccato solo che noi non ci saremo probabilmente per vedere come andrà a finire . Forse i nostri nipoti / pronipoti .

  • # 22
    Francesco Carucci (Autore del post)
     scrive: 

    Bellissimo commento Andrea. Mi piace molto la tua idea di “approssimazione” dell’intelligenza umana. Credo tu abbia colto nel segno gli sforzi odierni in questo campo: non simulare l’intelligenza, ma approssimarla in maniera credibile.
    Riguardo alla macchina di Turing: sono stato persuaso dalla dimostrazione di Penrose sul fatto che la mente umana non e’ matematicamente simulabile da un algoritmo.
    Non facendo alcuna giustizia a Penrose, l’argomento si svolge su questa falsa riga: un algoritmo non e’ matematicamente in grado di dimostrare che se stesso e’ corretto, mentre l’uomo che lo ha programmato puo’ farlo.
    Bisogna superare questo modello come dici tu. Il nuovo modello si basera’ sulla quantistica o su qualcos’altro? Non ne ho la piu’ pallida idea, ma sono ragionevolmente sicuro che non si basera’ sui computer come li conosciamo oggi.

  • # 23
    sveg
     scrive: 

    Uno dei progetti che mi affascinano di piu è quello di creare un computer in grado di guidare autonomamente un veicolo in mezzo al traffico, rispettado le regole stradali e rispondendo in modo adeuato agli infiniti imprevisti che si possono presentare durante la guida.

    In questo caso calza a pennello di discorso di non simulare l’intelligenza ma approssimarla in modo adeguato. Non è necessario creare un computer senziente o che sia in grado di dimostrare algoritmi che noi non sappiamo dimostrare, dovrebbe solo aver abbastanza ‘intelligenza’ per poter guidare e non oltre.

    Sono stati fatti degli esperimenti di autoveicoli che vengono pilotati da un computer, ma in pista e non in mezzo al traffico.
    Ho letto che secondo alcuni la potenza di un super computer come il roadrunner (un petaflop) sarebbe sufficiente per guidare un veicolo in mezzo al traffico.
    Ma anche se si riuscisse a farlo stare dentro a un camion e ad alimentarlo, credo che sviluppare un software in grado di svolgere questo compito sia fuori dalla portata con gli strumenti di sviluppo attuali.

  • # 24
    StiloS
     scrive: 

    Penrose non ha affatto dimostrato, né tantomeno è credibile, una teoria secondo la quale sarebbe necessaria la meccanica quantistica per spiegare il funzionamento del cervello.

    Allo stato attuale delle conoscenze non c’è alcuna prova che faccia pensare che il cervello operi tramite meccanismi quantistici. Per quanto sia un organo estremamente complesso, anche le sue unità funzionali più piccole sono comunque vari ordini di grandezza più grandi di quelli in cui entrerebbero in gioco fenomeni quantistici.

    Dire che un eventuale, per quanto improbabile, coinvolgimento della meccanica quantistica nel funzionamento del cervello sia la prova dell’esistenza del libero arbitrio mi sembra un salto logico privo di un minimo di razionalità.

    Anche il tono del post sembra suggerire, tra l’altro piuttosto esplicitamente, il desiderio dell’autore di voler esaltare l’unicità dell’uomo a scapito dei “freddi robot”; un po’ come la volpe e l’uva, i robot magari domani saranno più intelligenti di noi, ma noi rimarremo “caldi”: che bella consolazione.

  • # 25
    Francesco Carucci (Autore del post)
     scrive: 

    Penrose non ha dimostrato una teoria secondo la quale sia necessaria la meccanica quantistica; il post riporta piuttosto chiaramente che questa e’ una speculazione, per altro basata su studi neurologici, quindi molto plausibile e che sara’ certamente migliorata nei prossimi anni.
    Penrose ha dimostrato matematicamente che l’intelligenza umana non e’ un algoritmo e questo, volenti o nolenti, ha implicazioni filosofiche sul concetto di libero arbitrio.
    Infine, il tono del post non suggerisce l’unicita’ dell’uomo, al contrario, e’ piuttosto chiaro come io sia d’accordo nell’affermare che presumibilmente un giorno si avranno macchine in grado di avere autocoscienza di se’, ma non saranno basate su un algoritmo.

  • # 26
    IBM ha registrato 4186 brevetti in un anno: di nuovo un record - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] mancano poi spiragli di fantascienza con studi che puntano all’emulazione di cervelli di […]

  • # 27
    G,G
     scrive: 

    perché una macchina più intelligente del cervello umano dovrebbe funzionare come il cervello umano?

    cosa vuol dire “più intelligente”?

    all’intelligenza è applicabile una relazione d’ordine?

  • # 28
    homero
     scrive: 

    credo che l’articolo sia forviante se paraganato a testi sull’intelligenza artificiale degli anni ’70-’80…

    quello che so è che oggi utilizziamo ancora unsistema operativo unix per far girare i nostri algoritmi, e con hardware non certo semplice da programmare, che rende necessarie numerose figure altamente specializzate per portare a casa un risultato.

    una macchina inteligente potra essere simile a quella di un cane ammaestrato di un uomo istruito….
    ma alla fine siamo nell’ipotesi pura….
    IBM e INTEL possono fare proclami ma tra 40 anni con molta probabilità sarò morto e spolto e mi accontenterei di non vedere più l’architettura x86 in vita per quel tempo…
    ….magari un pc ad hardware variabile….dipo xilix….

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