di  -  venerdì 5 dicembre 2008

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Scusate se inizio in modo banale ma un’introduzione è dovuta. Com’è noto più o meno a tutti, siamo nell’era digitale e, alla luce dell’operato degli ultimi tre governi, devo precisare per chi ha votato il PD o il PDL che non sto parlando del digitale terrestre.

Maneggiare informazioni di ogni genere diventa ogni giorno più semplice. Si crea di più, si scambia e si condivide di più e si archivia sempre di più, ma i dati sono sempre più volatili, registrati su supporti che dovrebbero garantire almeno un secolo di longevità ma che spesso diventano illeggibili in sei mesi. Fino a qualche tempo fa per leggere un testo bastava conoscere la lingua, ora un software deve prima tradurlo dal formato digitale alla lingua corrente, scritto a sua volta usando un linguaggio compreso soltanto da una specifica piattaforma hardware e fatto per incastrarsi in una determinata piattaforma software. I nostri dati non sono al sicuro! Viene da invidiare gli egizi con i loro papiri.

La carta non avrà mai rivali, per via della semplicità di realizzazione e di fruizione. Ma se vogliamo cominciare a costituire una memoria digitale indelebile almeno finché avremo energia elettrica, una soluzione è la grid memory (espressione coniata adesso da me di sana pianta), ovvero la naturale duplicazione di tutto il materiale operata dagli utenti, nei servizi web e nei personal computer di tutto il mondo, tramite download, supporti o reti P2P. Tale processo, come avrete certamente notato, è già in corso, iniziato già ai tempi delle BBS. Non tutti gradiscono però e non stiamo parlando del semplice sfruttamento economico delle opere. In ballo sono i nostri diritti di fruizione delle opere e di essere informati, nonché la nostra memoria storica.

Mediaset ha denunciato YouTube per violazione dei diritti d’autore e in un Paese che, più che ad una democrazia o una dittatura (secondo alcuni), assomiglia ormai ad un feudo medievale, un rappresentante del Senato e del Governo qual è Luca Barbareschi, rilascia dichiarazioni pubbliche difendendo a spada tratta la scelta dell’azienda di Berlusconi, con delle argomentazioni che manifestano platealmente un’assoluta estraneità culturale per quel che riguarda la rete.

Denunciare YouTube per quello che pubblicano gli utenti è come denunciare la FIAT perché i vucumprà vanno a vendere musica e film masterizzati in Panda.

Nello stile più consono ai signori dell’alta imprenditoria italiana (quello di Olivetti, Telecom e  FIAT pre-miracolo Marchionne, ad esempio), piuttosto che rimanere competitivi evolvendosi insieme al mondo, si preferisce cercare di sbranare la concorrenza, sfruttando posizioni dominanti e avvocati (e conflitti d’interesse), mentre si continua a macinare utili reinvestendo poco o nulla.

Olivetti sappiamo che fine ha fatto, mentre Telecom sopravvive appena, ma solo perché costruire un’infrastruttura nazionale per il traffico dati, parallela a quella che noi contribuenti abbiamo gentilmente “regalato” a Tronchetti Provera, necessiterà di tempo. Secondo voi come andrà a finire per Mediaset?

In realtà il conflitto tra gli utenti di YouTube e Mediaset non c’è. Gli utenti vorrebbero vedere quello che pare a loro quando pare a loro, visto che la tecnologia lo permette. A chi realizza materialmente contenuti commerciali, importa che vengano diffusi e che ci sia un ritorno economico, YouTube può già adempiere alla prima esigenza e si sta attrezzando per la seconda, così l’azienda del Cavaliere sta soltanto cercando di frenare un futuro inevitabile, oltre che di screditare la rete agli occhi degli elettori che non ne hanno ancora una buona padronanza.

La perdita dell’egemonia televisiva, significa perdere il controllo dell’informazione e della morale proposta sotto forma di intrattenimento. Significa che finalmente il pubblico può scegliere cosa guardare assecondando la propria sensibilità, in un sistema che premierà economicamente chi sarà scelto dai fruitori dei contenuti, non chi proporrà prodotti compatibili con la linea morale e politica dell’emittente.

Le case di produzione discografica e cinematografica, con la complicità di governanti poco preparati o in pieno conflitto d’interesse, in questi anni hanno proposto una visione della pirateria falsata, accorpando due argomenti che non sono in realtà direttamente legati tra loro: il libero scambio di informazioni e la pirateria.

Esistono stretti legami tra le varie entità che costituiscono la “filiera” dell’intrattenimento, che partono dal talent scout e arrivano fino alle sale cinematografiche e al negozio (ormai online) di musica, passando per i network televisivi e radiofonici. che attualmente ci impongono, non solo di cosa fruire, ma anche dove e quando.

Le nuove strade aperte dalla rete ai contenuti stanno cambiando il mondo, e lentamente sgretoleranno questo castello di interessi, non solo economici. Con buona pace dei colossi hollywoodiani, della discografia mondiale e del nostro Presidente del Consiglio.

Anche la rete però non è un paradiso. Le nuove tecnologie hanno i loro grandi limiti che possono essere sfruttati per manipolare e manovrare l’informazione, per cambiare la percezione che abbiamo della realtà. Prenderne atto è un’ulteriore passo per vivere il web in modo più consapevole e maturo e proprio questo sarà l’argomento della seconda parte di questo articolo.

10 Commenti »

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  • # 1
    francesco
     scrive: 

    Possibilità di condividere non significa averne il diritto di farlo. Se gli utenti condividono materiale prodotto da loro nessuno gli dice niente, per cui nessuna libertà è infranta. Diverso il discorso nel caso in cui vengano condivisi contenuti senza consenso dell’autore che non può monetizzare il proprio lavoro.

    Per quanto riguarda la durata dei supporti ottici, la possibilità di farseli sostituire dal produttore risolve in tronco il problema. E questo è un diritto garantito dalla legge.
    Se invece i contenuti sono prodotti propri oppure distribuiti liberamente possono essere duplicati dall’utente stesso e anche in questo caso il problema è risolto.
    Quando si verifica il cambio da una vecchia tecnologia a una nuova esiste sempre in qualche modo la possibilità di convertire i propri contenuti da un formato all’altro. Solo perché adesso sono usciti i Blue Ray non significa che i miei vecchi DVD sono da buttare. Se fra dieci anni non si troveranno più lettori DVD in giro (cosa peraltro improbabile) potrò sempre convertirli in Blue Ray. Il discorso è valido in generale su qualunque ambito.

    Permettere a chiunque di condividere qualunque tipo di contenuto inoltre non è certo una soluzione a questo problema, visto che se come tu temi non ci sarà più la piattaforma tecnologica hw+sw in grado di comprendere il contenuto allora continuare a condividerlo non servirà a niente, no?
    Anche la carta ha i suoi problemi, ben più gravi di quelli digitali. Se si è intenzionati a conservare i propri contenuti digitali a lungo termine con un po di buona volontà è possibile farlo.

  • # 2
    Pio Alt
     scrive: 

    Chi non rispetta la legge è un delinquente, indipendentemente da come la legge è scritta, e questo almeno in democrazia, e l’Italia è una democrazia perchè li hanno votati e tanto pure, quelli lì, non si può dire che sono feudatari solo perchè non ci piacciono. Un po di correttezza!

    Questi discorsi sono sterili quanto quelli dei senatori televisivi. Ma quelli dei senatori sono fondati sulla legge.

    Chi ruba materiale proprietario compie un reato. Non ci sono altre possibilità interpretative. Chi usa materiale libero è onesto. Creative Commons esiste, non si può fingere di no. Chi permette un reato è complice o favoritore. Sono questi stessi reati, non si può fingere di no.

    Che poi chi scarica l’ultimo film di Enrico Pottero dica che lo fa per diritto all’informazione… questo è più che ridicolo, è stupido :D

    Quello che il popolo della rete, non capisce secondo me, è che non può pretendere favoritismi solo perchè è sulla rete. Che si impegni per cambiare la legge, la legge di tutti, perchè la rete non è un mondo a se stante. Bisognerà rendersi conto prima o poi che le cose sono più chiare di quanto vengono esposte.

  • # 3
    ArgusMad
     scrive: 

    Il primo pezzo sulla archiviazione e si una banalità imbarazzante, contrario invece la riflessione su mediaset e le sue proprietà sulle sue produzioni per la TV publica, daccordo che Mediaset produce quello che mette in onda ma guadagna anche con la publicità che gli utenti guardano, moralmente il dazio e pagato legalmente no, se youtube sarebbe stato un canale di fruizione senza scopo di lucro l’azione legale di Mediaset sarebbe stata una vera carognata di ingordigia, ma visto che Google ha già iniziato a guadagnare con la publicità che come vettore sfrutta i contenuti compreso le produzioni mediaset l’azione legale e più che giustificata.

    Il confronto industrie Italiane => Google proprio non si può fare, lo stesso deve monitorare i contenuti. Youtube e di sua proprietà e responsabilità ed una risorsa economica per la compagnia, per qui mi sembra più che lecito che Google inizi a monitorare seriamente cosa vene caricato.

    Luca Barbareschi proprio lasciatelo stare e solo un uomo che e rimasto grippato nei primi anni 90, e l’unica cosa che riesce a fare nel 2008/2009 e proiettare la sua ombra in questo decennio affrontando problemi che neanche comprende e affronta con superficialità.(semplice opinione)

  • # 4
    Enrico (Autore del post)
     scrive: 

    francesco (#1), la carta è a tutt’oggi il supporto più longevo e affidabile su cui si possono memorizzare informazioni, e probabilmente lo resterà per sempre. Può essere fabbricata da chiunque con mezzi semplicissimi e non ha bisogno di un indotto tecnologico, industriale ed enegetico che coinvolge miliardi di persone per poter essere utilizzato.
    Un libro rimarrà fruibile anche dall’ultimo uomo sulla terra purché questo sappia leggere. L’alta tecnologia invece si regge su un equilibrio precario.
    Come fai poi a riconvertire un DVD in Blue Ray se non hai il diritto alla copia?

    Pio Alt (#2), nessuno vuole istigare a delinquere sta pure tranquillo, ma il miglioramento dell’ordine delle cose inizia dalla critica.
    Poi nessuno qui sta contestando la legittimità dell’attuale Governo in base alle leggi vigenti. Ma poter criticare l’operato di chi governa e quindi la scelta di chi lo sceglie mi pare rientri perfettamente in un confronto libero. Tra l’altro quella che tu critichi mi pare una metafora perfettamente calzante alla realtà dei fatti. Sei libero di criticarla, ma sarebbe più sensato portare argomentazioni e non statistiche sui consensi, che moralmente parlando non valgono niente.

    Per il resto sono d’accordo. Come ho risposto anche a franscesco non ha senso perpetrare nell’illegalità, va piuttosto trovato un nuovo assetto normativo che sia adatto alle nuove possibilità e ai desideri e necessità degli utenti, senza “costringere” all’illegalità chi ormai non sa più cosa farsene della televisione.

  • # 5
    Symonjfox
     scrive: 

    Io mi trovo d’accordissimo con l’autore invece.
    1- Sfido voi altri a recuperare i dati dai miei primi CD-R del 1999 che sono sempre stati nelle loro custodie, in casa e nelle migliori condizioni possibili. Solo i Verbatim e i TDK blu sono sopravvissuti, tutti gli altri sono solo dei sottobicchieri (già provato vari software di recupero, ma se il TOC è illeggibile … non c’è niente da fare).
    2- Dai pirateria e non pirateria. Internet E’ COMODO! Youtube è COMODO. Non c’è niente da fare, puoi fare leggi o non leggi ma scaricare da internet è immediato e interattivo (anche qui d’accordo con l’autore riguardo all’utente che sceglie COSA guardare).
    3- Questa è la mia esperienza personale: con internet ho ritrovato vecchi film che proponevano solo alle 22:30 nei bellissimi di Rete4 nelle sere sfigate dove nessuno sta alla tele. Condanno moltissimo quelli che scaricano l’ultimissimo film uscito al cinema, quelli rovinano tutto perchè provocano un danno economico, ma se io mi scarico Fracchia la Belva Umana, che danno faccio? Già incassato il botteghino, già trasmesso 1000 volte in TV, cosa gli cambia se io lo scarico? Niente direte voi? Invece il contrario: l’ho scaricato ed è stato uno spunto per farmi una collezione in DVD comprati di Trash anni 70, 80 e 90. Come pensate sia nato tutto questo ritorno del trash? Io mi ricordo molto bene: Attila Flagello di Dio è stato uno dei primi film DivX che si trovavano in internet quando nei paesi cominciava ad arrivare l’ADSL, mi ricordo che era rippato da rete 4 con una qualità orribile, ma questo lo hanno scaricato in molti. Da qui sono arrivati tanti altri film e le varie case produttrici li hanno rimasterizzati in DVD e successivamente sono stati fatti anche dei seguiti (tipo eccezzziunale veramente capitolo secondo, che era meglio che non fosse mai uscito).
    Per concludere, da quando ho internet, ho scaricato musica ed ho conosciuto artisti di fama internazionale che in Italia non si sono mai sentiti. Grazie a questo sono anche andato a sentirli dal vivo (quindi pubblicità o perdita per mancato incasso di qualche brano)?
    Scusate gli ot finale, non è per istigare nessuno, però ci sono anche risvolti positivi ed è giusto che si sappiano.

  • # 6
    ArgusMad
     scrive: 

    Non puoi dire che non crei danno scaricando un film tipo “fracchia la belva umana”, perchè di quel film qualcuno ne detiene i diritti, scaricando quel film non crei un danno ma un mancato guadagno derivante il diritto di autore, chi ne e proprietario non guarda il fatto che e un film sia vecchio guarda solo che più tosto che acquistare la versione DVD da qualunque store, lo hai scaricando invece di pagarlo.

  • # 7
    andrea
     scrive: 

    Mi allontano appena dal tema per porre l’attenzione su un problema di copyright poco conosciuto ma, almeno in teoria, abbastanza significativo…
    Un autore (io parlo di musica, ma può darsi la cosa sia
    simile per scrittura, video ecc…) iscritto SIAE, non può mettere liberamente online (anche se senza scopo di lucro) NEMMENO le proprie opere, ma per farlo deve in teoria pagare una quota annua alla SIAE (peraltro tramite un macchinoso meccanismo)…
    Molti non sono a conoscenza della norma, che ovviamente è violata ovunque (siti, myspace, youtube…), ma che esista una limitazione così stretta è francamente assurdo…

    http://www.siae.it/UtilizzaOpere.asp?click_level=0600.0700.0700.0200.0010&link_page=Multimedialita_sitimusicalidiautopromozione.htm

    Qualche anno fa, pare che la SIAE fosse tornata sui suoi passi e avesse concesso gratuitamente l’utilizzo delle proprie opere su siti gestiti dagli autori stessi; poi le cose sono cambiate di nuovo ed è ritornata su queste posizioni francamente medioevali…

  • # 8
    Pio Alt
     scrive: 

    Enrico, quello che sostengo è che non si possono assumere privilegi in base al fatto che si trovi sulla rete. Se non ci abituiamo a ragionare così diventeremo dei carbonari e non capiremo il mondo intorno, che per quanto non sembri è assai più vasto della rete.

    Riguardo alla siae, mi sembra che una legge europea accettata dall’Italia permetta a qualsiasi autore italiano di iscriversi a qualsiasi società autori europea, e certo non sarà difficile trovarne una migliore, mantenendo i propri diritti anche in Italia.

    E’ logico che alcune opere non possano essere cedute gratis a discrezione dell’autore, la società ha un senso se si fanno scelte comuni, altrimenti ognuno scorporerebbe il meglio di suo e pretenderebbe dal meglio degli altri.
    L’iscrizione obbligatoria non si può togliere perchè gli autori, associati guadagnano sulle proprie opere e anche su quelle altrui qualora le proprie non rendano più nulla, è una tutela sociale appunto.
    La siae ha un suo senso, e le regole sono sensate, sebbene a me sembri assai obsoleta considerando il mondo del lavoro di oggi.

  • # 9
    andrea
     scrive: 

    Ok, posso capire che se ti iscrivi a una società per autori, tu accetti alcune regole…
    Ma questa, è oggettivamente una cosa assurda, oltre che
    assolutamente inapplicabile (e inapplicata, eccetto alcuni sfortunati)…
    La cosa è talmente macchinosa che se per caso un gruppo ha 2 autori iscritti alla SIAE è praticamente impossibile mettere online su un unico sito canzoni di uno e l’altro autore… è una cosa da malati, ti assicuro…
    Tant’è vero che nel 2002 o giù di lì, un importante sindacato di autori aveva chiesto e ottenuto per un pò l’annullamento di tale norma, poi riproposta dalla cara SIAE come nulla fosse…

  • # 10
    Copyright come strumento di potere nell’era digitale - parte 2: i limiti della rete - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] prima parte di questo articolo mi sono occupato della guerra di classe tra i “vecchi” media e la rete, in cui la […]

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