di  -  giovedì 27 novembre 2008

PacmanCome anticipato nel resoconto di ieri su Ludic@2008, il nostro appuntamento settimanale prenderà spunto dallo stand preparato ad hoc dai ragazzi di GamesCollection e dal talk “Fascino Retro”.
Perché?

La domanda trova risposta nelle due tematiche esposte non solo visivamente, tramite le vetrine che hanno ospitato console di diverse generazioni, ma nella retrospettiva stessa, ove sono intervenuti alcuni esponenti delle realtà più importanti per quanto riguarda il retrogaming.
Da una parte il filone che accomuna spesso le collezioni in questo campo, ovvero i flop, i prodotti che dovevano sfondare e invece hanno fatto un buco nell’acqua.
Dall’altra, una domanda che spiega soprattutto ai “profani” perché si collezionino questi oggetti, a volte ingombranti, antiestetici e tecnologicamente sorpassati.

Vetrina Stand Ludic@2008 GamesCollection

 In questi mesi, il tema dell’insuccesso ha caratterizzato profondamente la rubrica ed è come anticipato, ricorrente in senso più ampio sia nella letteratura che si occupa di videogiochi sia nelle collezioni dei privati che si circondano di questo tipo di cimelii.
In una competizione c’è chi vince e c’è chi perde ed il mercato non sfugge a questa regola; per salutare dei trionfi sono necessari anche sonori tonfi da parte degli stessi produttori.
Nintendo ha corso un enorme rischio con il prototipo SNES-CD ma poi ha saputo risollevarsi in grande stile (Wii e DS parlano da soli); Sony stessa nel medesimo progetto ha avuto più momenti in cui l’ingresso nel settore sembrava ormai compromesso.
Sega merita un capitolo a parte perché seppur la confusione del dopo MegaDrive sia stata deleteria, dal punto di vista tecnico le macchine rilasciate non erano certo inferiori alla concorrenza.

Nicola Ferrarese, durante la sessione pubblica, ha proposto una distinzione interessante, che vorrei integrare in qualche modo.
I flop si dividono in tre macro-categorie:

  • I prodotti “sconfitti da titani”: caso emblematico è il Dreamcast, console di assoluto valore, con una vendita iniziale discreta a cui però, nel lungo periodo, non è corrisposto un medesimo impianto di marketing, packaging e supporto delle SW-House terze, finendo per essere schiacciato in un dalla PS2
  • i “nati morti”: tutti quei progetti sviluppati con le migliori intenzioni (tra cui il già trattato Apple Pippin, CD-I ecc.) ma che per motivi di vario tipo, dalla soft-teca non adeguata, scelte tecniche o il prezzo di lancio eccessivo, sono risultati fallimentari subito dopo il lancio sul mercato
  • i “concepiti mai nati”: qui sostanzialmente si raccolgono tutte quelle console da gioco, ad esempio il Sega Neptune, presentate agli appuntamenti del settore (come l’E3) ma che sono rimasti progetti su carta o prototipi unreleased.

Veniamo quindi al secondo punto. Qual’è il senso di collezionarli e di collezionare in genere?
Le risposte sono molteplici e variano anche dalla sensibilità del collezionista.
C’è un discorso affettivo e di “rivisitazione” di un periodo della propria vita, come l’infanzia o l’adolescenza, senza troppi pensieri, in cui si pensava soprattutto al divertimento.
La preferenza verso i flop è poi assimilabile a quel tipo di empatia che ognuno di noi ha verso gli anti-eroi alla Paperino, destinati ad un’esistenza non particolarmente fortunata ma con una propria identità ed una propria dignità.

I “flop” tipicamente sono anche console distribuite in un numero limitato di copie per cui il loro possesso risulta un vanto ed investimento economico giustificato dal valore dello stesso.
Ed essendo poco diffusi sono anche quel qualcosa che distingue ogni collezione dalle altre, impreziosendola rispetto ai pezzi di largo consumo e successo commerciale (perché in fondo il collezionista ricerca anche ammirazione nel prossimo e invidia verso i suoi “pari”).
Infine, molto spesso, all’epoca del lancio buona parte di queste console avevano un prezzo proibitivo per la quasi totalità delle persone, sicuramente degli adulti a quel tempo invece molto giovani.
Comprarli seppur a distanza di tanti anni costituisce una sorta di rivalsa o di sogno che improvvisamente si avvera: SNK Neo Geo, Panasonic 3Do, Amiga CD32 sono solo alcuni di questi desideri mai realizzati.
Nel mio caso il Sega MegaCD, macchina ai tempi rivoluzionaria ma con il dettaglio non trascurabile di costare quasi come uno stipendio…

9 Commenti »

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  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    eh, hai ragione: il fascio del “modernariato ludico” è notevole… peccato che sia di difficile reperibilità e che abbia costi spesso da veri collezionisti!

    A volte mi domando cosa trovano quelli che sgombrano “cantine, solai e appartamenti”… secondo me salta fuori tanta di quella bella roba (ma anche tanta fuffa! :-D )!

  • # 2
    Sp4rr0W
     scrive: 

    io posseggo un amiga cd32… fantastico :-)

  • # 3
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    i veri affari li fa chi riesce a trovare negozi di giocattoli che ha comprato all’epoca e ora non solo non ha idea del valore del giochi ma non sa minimamente cosa farsene, per cui praticamente vende a costo 0 pur di svuotare il magazzino.
    Gran macchina il CD32, io però preferivo il 3DO :P

  • # 4
    zando
     scrive: 

    è vero, quanti bei ricordi tra NES, Neo Geo, e Sega… per fortuna esistono gli emulatori!!

  • # 5
    Cesare
     scrive: 

    Il mio problema rimane sempre lo stesso: lo spazio. Perché la voglia di farmi un piccolo museo con pezzi da collezione come quelli citati (e tanti altri) non manca di certo.

  • # 6
    Corrado
     scrive: 

    Il 3DO rullava mannaggia.. tutti i coin-op più belli erano anche su 3DO e Neo-Geo… OutRun, Metal Slug, Art of Fighting, Shinobi… Ghosts&Ghouls, Wild qualcosa, Cadillac&Dinosaurus…

  • # 7
    Alessio Di Domizio
     scrive: 

    Concordo con Cesare, il problema è lo spazio ma anche il tempo – quanti acquisti retro fatti con entusiasmo e poi finiti a prendere polvere.
    Io un neo geo me lo comprerei anche domani, per non parlare di un pc engine o un GT, di un 3do (mitico road rash!) o anche un bel CDTV. Il punto è che solo per le scatole ci vorrebbe una stanza. Se poi prendessi anche tutti i giochi che già emulo su neo geo, con quelle sberle di cartucce, dovrei eliminare letti e armadi!

  • # 8
    Marco
     scrive: 

    Io ho scelto di concentrarmi solo sugli gli otto bit dell’inizio proprio perche’ uno differente dall’altro a differenza del grigiume dei pc moderni. E’ interessante scoprire come, con poche risorse hardware a disposizione, si riuscissero ad ottenere risultati anche non previsti dagli stessi progettisti !
    Ad esempio suono e grafica e ad alta(!) risoluzione 256*192 su un “misero” Zx81″ con 1 kilobyte di memoria!

    Marco

  • # 9
    Atari Mirai: un progetto in competizione con il Neo Geo? - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] due motivi. In primis, ancor più dei flop di cui abbiamo spesso parlato, sono pezzi ambiti dai collezionisti appassionati di retrogaming. Il […]

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