di  -  mercoledì 7 novembre 2007

Da qualche ora un tormentone agita la rete: il continuo alternarsi di mezze conferme e nette smentite ha perfino richiesto al sottoscritto l’abbandono del letto ad un’ora antelucana. La questione riguarda il presunto divorzio fra Dell e Ubuntu ma, allo stato attuale, Sad Tuxserve ancora molta cautela. Secondo quanto riportato da The Inquirer, pare che Dell, primo fra i titani del mondo OEM a fornire Linux su sistemi desktop, abbia eliminato dal listino inglese il notebook con Ubuntu Linux preinstallato. La notizia, che scaturisce da un post sul forum di Ubuntu, attende ancora un vaglio ufficiale. Va rimarcato che l’articolo di The Inquirer, è stato oggetto di numerosi editing: ieri notte citava una fantomatica gola profonda in Dell, la quale motivava la dismissione del prodotto a causa di una scarsa domanda.
Sempre nel forum Ubuntu, un utente riporta di aver ottenuto da un Account Manager di Dell, la notizia non ufficiale della chiusura della linea di notebook fornita con la nota distro. La decisione arriverebbe dal marketing, il che parrebbe confermare l’ipotesi delle scarse vendite.


Nel momento in cui scrivo il desktop equipaggiato con Ubuntu risulta ancora disponibile in Inghilterra, mentre il notebook non è disponibile neppure in Francia e Germania; nel sito americano entrambi i modelli sono ancora in consegna.
È ancora presto per trarre conclusioni: Dell non ha ancora emesso in merito una posizione ufficiale e gli unici elementi disponibili sono dei link rotti e delle illazioni. Se questa notizia venisse confermata tuttavia, rappresenterebbe una delusione per i sostenitori europei di Linux ma soprattutto un duro colpo per i progetti open source di Dell. Restate sintonizzati per ulteriori aggiornamenti.

UPDATE: In questo momento il link col sito inglese è ripristinato. Anche i link tedesco e francese funzionano. Sarà stato molto rumore per nulla? Converrà aspettare ancora qualche ora per decretarlo.

6 Commenti »

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.

  • # 1
    Paganetor
     scrive: 

    magari perchè le vendite non giustificavano il prodotto…

    se per mettere in commercio un computer con su Linux devo spendere un tot e poi me lo ordinano in 500, il gioco non vale la candela…

  • # 2
    Mister24
     scrive: 

    Sono d’accordo con Paganetor, ma secondo me bisognerebbe spingere verso PC senza sistema operativo preinstallato.

  • # 3
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    A me francamente non pare una grande soluzione… i motivi li ho spiegati qui: http://www.appuntidigitali.it/166/windows-tax-la-soluzione-si-chiama-unbundling/

  • # 4
    Palmer
     scrive: 

    Sono d’accordo con l’analisi di Alessio qui di sopra.
    Separare hardware e OS non avrebbe alcun effetto positivo in un mercato dominato ormai da Msoft, la sola soluzione sarebbe che le grandi amministrazioni pubbliche Europee passassero “per legge” all’opensource, indipendentemente dall’OS sulla macchina. Il passaggio ad un altro OS verrebbe da se con il tempo.
    La Commissione Europea fa un gran parlare di Opensource e spende fior di milioni di Euro in R&D nei vari programmi di ricerca ma continua ad utilizzare MSoffice su tutte le macchine.
    Basterebbe che imponesse per esempio OpenOffice (sotto Windows per cominciare) come pacchetto su tutti i PC in servizio ed avremmo in un solo colpo circa 50000 utenti “OS independent” che probabilmente installerebbero anche sul PC di casa Openoffice. Come reazione a catena tutte le societa’che lavorano con la commissione Europea (e credetemi sono tante in Europa) sarebbero “costrette” ad abituarsi a lavorare con applicazioni OS indepentent che alla lunga favorirebbero la migrazione verso sistemi operativi differenti da Msoft.

  • # 5
    fd9999
     scrive: 

    Secondo me la cosa importante non è la presenza di Ubuntu o qualsivoglia distribuzione Linux, ma la vendita di alcuni modelli di PC (Desktop e Notebook) senza S.O. in modo che io Utente finale possa scegliere di installare quello che mi va meglio. Per capirci ci sono clienti a cui basterebbero macchine economiche per l’uso che fanno ma che devono passare a modelli più grossi perchè le prime hanno installato versioni “home” e loro devono lavorare in rete con domini e quindi necessitano di licenze Pro

  • # 6
    Alessio Di Domizio (Autore del post)
     scrive: 

    Il punto è che se c’è un mercato da cui MS non intende mollare la presa, quello è il mercato aziendale/enterprise. Va poi considerato il fatto che, in ragione degli accordi con gli OEM, la famigerata Windows TAX si riduce a una cinquantina di euro, che nel caso di un attacco frontale contro Redmond, potrebbero diventare molti, ma molti, meno. Scatenare una guerra sul fronte dei prezzi – a questo condurrebbe la tesi degli oppositori della windows tax – con l’azienda IT più ricca del pianeta, che si può permettere di vendere OS a 3 dollari nel mercato potenziale più esplosivo che esista, è come vendere ghiaccioli al polo nord. La transizione deve essere PRIMA supportata a livello istituzionale. Poi si può pensare di trasmetterla sul mercato. Concordo al 100% con Palmer.

Scrivi un commento!

Aggiungi il commento, oppure trackback dal tuo sito.

I commenti inseriti dai lettori di AppuntiDigitali non sono oggetto di moderazione preventiva, ma solo di eventuale filtro antispam. Qualora si ravvisi un contenuto non consono (offensivo o diffamatorio) si prega di contattare l'amministrazione di Appunti Digitali all'indirizzo info@appuntidigitali.it, specificando quale sia il commento in oggetto.