di  -  martedì 25 novembre 2008

p3gRecentemente Ted McConnell, Interactive Marketing General Manager di Procter&Gamble, ha dichiarato di non essere più intenzionato ad acquistare pubblicità su Facebook e sui social networks in generale.

La sua affermazione è basata sulla constatazione che essere presente in un social network per una società deve significare dare qualcosa ai propri clienti, non limitarsi a mostrare loro banner.

Il celeberrimo “ClueTrain Manifesto” insegna infatti che i mercati di oggi sono conversazioni, che avvengono in gran parte proprio nei social networks dove ridurre la presenza di un brand a mero banner da commentare è decisamente vecchio stile, nonchè poco interessante dato che i tassi di conversione dei display ad nei social network sono molto più bassi rispetto ad altri siti.

La presenza in un social network nel quale la gente conversa deve quindi essere una presenza attiva, come  afferma lo stesso McConnell “Le società che fanno pubblicità su Facebook vogliono essere viste come portatrici di nuove funzioni, che arricchisono l’esperienza dell’utente“.

Inoltre Facebook, il più grande social network generalista al mondo, può iniziare a monetizzare molte delle informazioni in suo possesso, come ad esempio i profili di consumo degli utenti. Dati che, aggregati in forma anonima, costituirebbero un modo nuovo di fare analisi di mercato.

Le affermazioni del manager di Procer&Gamble sono quindi insolite, per la prima volta una società bolla come “poco innovativo” un social network, quando di solito siamo soliti assistere a critiche provenienti dal web verso le grandi società.

5 Commenti »

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  • # 1
    Banjo
     scrive: 

    “Facebook, il più grande social network generalista al mondo, può iniziare a monetizzare molte delle informazioni in suo possesso, come ad esempio i profili di consumo degli utenti”.
    ——————————————————-
    Ecco, finalmente siamo al punto cruciale. IMHO gli utenti Facebook sono dei kamikaze della privacy.

    ——————————————————-

    “Dati che, aggregati in forma anonima, costituirebbero un modo nuovo di fare analisi di mercato”
    ——————————————————-
    In forma anonima, siamo sicuri? Nome, cognome, città, gusti, modo di vivere, interessi… a che pro aggregare tutti questi dati “in forma anonima” quando invece si può fare un advertising personalizzato puntuale sulla singola persona?

  • # 2
    HostFat
     scrive: 

    Potenzialmente, potrebbero sapere tutto … ma proprio tutto di te … ma il tuo nome e cognome non gli interessa.
    A chi ti vuole vendere qualcosa, non gli interessa minimamente come ti chiami e dove vivi.

    Per questo si parla di informazioni anonime.

    Per di più, a loro non gli frega nulla di “te”.
    Quando si fanno investimenti su un prodotto, bisogna sapere se c’è il target a cui andare a venderlo.
    “C’è un ammasso di “consumatori” che lo comprerebbe? – Cosa comprerebbe?”

    A nessuna di queste società interessa il vostro nome e cognome.

  • # 3
    Ilruz
     scrive: 

    E … per l’appunto, non capisco. Su FB ho il mio nome, il mio cognome, persino la mia faccia, ma non altro! come email ho messo un remailer che quando voglio lo chiudo.

    Che se ne farebbe la P&G? vede se ho la barba, e nel caso tenta di vendermi una schiuma o un rasoio?

    Non so quando scoppiera’ feisbuk, nel frattempo lo uso per trovare vecchi amici.

  • # 4
    Banjo
     scrive: 

    Ma scusa se non sanno come mi chiamo e dove vivo come fanno a spedirmi via posta il materiale pubblicitario?
    Voglio dire, non è che in questo modo si vuole che l’advertising si trasferisca nel mondo “reale”?
    ;-)
    Le aziende di prodotti per l’infanzia si fanno cedere dai Comuni persino le liste anagrafiche per sapere chi è neogenitore…

  • # 5
    fedruw
     scrive: 

    Finché limiteremo al minimo i nostri dati personali e faremo un uso cosciente dei social network, la nostra privacy è ancora relativamente al sicuro (eccetto per me che lo è al 99%, in facebook: fake -_- :P).

    Ma la tentazione è forte, i social network concederanno questo consistente tesoro (oltre temo all’ip degli utenti) al marketing delle aziende e delle multinazionali.

    Da quel momento moltissimi potranno salutare per sempre la loro privacy.

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