di  -  lunedì 24 novembre 2008

HackingSembra esserci una svolta nella continua schermaglia tra le case produttrici di console e “il resto del mondo” che non accetta le limitazioni hardware imposte dall’alto.

La responsabilità di questo nuovo episodio della saga  non va attribuita ad una persona o ad un team che fanno dell’hacking la propria missione di vita, quanto ad una vera e propria società.
E’ di pochi giorni fa, infatti, la notizia che un gruppo di ricercatori della Datel, una compagnia con sede in Inghilterra, siano riusciti a crackare con successo l’ultima versione della PSP (ribattezzata con il nome in codice di PSP-3000).


Sony PSP-3000

Solo un mese fa era iniziata la commercializzazione di questo aggiornamento il quale, da una parte, salutava un restyling estetico del prodotto, dall’altra, abbracciava la nuova soluzione tecnica che, stando alle dichiarazioni, non avrebbe permesso alcun tipo di modifica da parte di terzi.

In realtà gli utenti bene informati sapevano che il vero problema nasceva dall’adozione della nuova scheda madre, la TA-088v3 (presente anche nelle ultime forniture del modello PSP-2004, la Slim&Lite): quest’ultima infatti rendeva inutilizzabile, come ben spiegato da Dark-AleX, (personaggio noto alle comunità online) qualsiasi tool o sistema sviluppato in precedenza.

Il meccanismo con cui Datel è riuscita ad aggirare la protezione appare molto simile a quello utilizzato con il kit Pandora. Gli ingegneri hanno avuto modo di studiare nel dettaglio la componentistica introdotta e sono riusciti a creare una batteria, ribattezzata con il nome di “Lite Blue Tool“, provvista di un chip in grado di far funzionare la PSP nella famigerata modalità servizio (o full-service mode se siete anglofoni).

Pare che l’uscita di questo nuovo prodotto sia prevista per fine novembre ad un prezzo che si aggirerà sulla trentina di dollari.

Seppur ancora non risulti possibile l’esecuzione dei firmware custom che permettono di far girare applicazioni homebrew e backup dei giochi (tipicamente giochi piratati), Sony non sarà senz’altro contenta della notizia: la nuova release doveva infatti convincere i molti publisher, che restano ancorati al Nintendo DS, della solidità e sicurezza del prodotto concorrente.

E se per caso siete convinti che la pirateria aiuti la diffusione della console e quindi indirettamente il produttore, vi rimandiamo all’esaustivo articolo di Francesco Carucci.

24 Commenti »

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  • # 1
    Redvex
     scrive: 

    Veramente è più facile hackerare il ds che la psp. I motivi saranno ben altri perchè non producono per psp

  • # 2
    Ilruz
     scrive: 

    Mi associo. “L’hacking” per il DS si riduce ad una schedina in grado di leggere una memoria esterna tipo quella dei cellulari, ed e’ alla portata di chiunque … da anni.
    La PSP e’ complessa e l’hacking e’ sempre rischioso, una mossa sbagliata e la puoi danneggiare irreversibilmente.

    La vera differenza sta nell’interattivita': il DS piace ai bambini perche’ e’ meno “complesso” della PSP e i giochi sono meno costosi.

  • # 3
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Per DS manca tutta quella batteria di applicazioni homebrew ed emulatori che agli altri publisher evidentemente non piace.

  • # 4
    Redvex
     scrive: 

    Non credo che agli sviluppatori interessi se qualcuni gioca a qualche giochino del nes o del megadrive.
    L’importante è che non giochino ai loro giochi gratis.
    Per la cronaca non ho ne una ne l’altra

  • # 5
    Alberto
     scrive: 

    Guardate che è una cavolata hackerare il ds!!! Quindi sicuramente il motivo non è quello. Anzi ormai le schede R4 si trovano OVUNQUE.

  • # 6
    Carla
     scrive: 

    E se per caso siete convinti che la pirateria aiuti la diffusione della console e quindi indirettamente il produttore, vi rimandiamo all’esaustivo articolo di Francesco Carucci.
    ————-
    Cos’è, uno scritto pari alla Bibbia? Sono illazioni.
    Il fatto è che il DS lo cracka pure un bimbo di 6 anni (e in una schedina ci stanno 30 giochi!), e sta vendendo una vagonata. La PSP, no (un casino a crackare, e schedine da 1 gioco l’una).
    La pirateria non aiuta la diffusione della console? Per me sono fandonie.
    Poi ognuno avrà le sue opinioni. Opinioni, non dogmi.

  • # 7
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    x Carla

    se la mettiamo su questo piano, a parità di “illazioni” io preferisco quelle di una persona che lavora nell’industry ed è a conoscenza di dinamiche direttamente dall’interno oltre che di dati a cui né io né tu potremo mai accedere.

    Le tue invece su cosa si basano?

    Ti faccio notare inoltre altri dettagli che sono sfuggiti evidentemente nella discussione a cui ho fatto riferimento (oppure non ti sono sfuggiti e hai fatto finta di non vederli):
    – la perdita secca di royalty per ogni console modificata è un dato di fatto
    – la pirateria che tanto viene decantata dagli italiani come anzi guadagno per i produttori (tanto che si arriva a sostenere barzellette tipo “sono gli stessi vendor che fomentano fenomeni come il mercato parallelo e il mercato nero”) è in realtà totalmente assente o ininfluente nei Paesi che dettano le statistiche nell’industria dei videogiochi: Giappone e Stati Uniti in primis (che da soli fanno i 2/3 quasi del mercato mondiale)
    – se veramente contribuisse al successo di un prodotto non si capisce per quale motivo i produttori abbiano fatto strenua lotta non solo ai produttori di modchip ma anche a chi li rivedeva e basta (vedasi la vicenda Lik-Sang)
    – e se la pirateria determinasse il successo di un prodotto non vi potrebbero essere casi come il Dreamcast o altre console che risultavano estremamente facili da modificare (anzi la modifica non serviva per le unità prodotte prima di una certa data) che invece sono morte prematuramente.
    Il perché è evidente e risiedono nella campagna di marketing, soft-teca, distribuzione, costi ecc. ecc.

  • # 8
    FabioFLX
     scrive: 

    La questione della pirateria che potrebbe essere indotta o al contrario sgradita dai produttori di consolle è una moneta a due facce.
    La prima faccia, è quella per cui la possibilità di utilizzare copie pirata aumenta il numero di consolle vendute.
    La seconda faccia è quella per cui ogni copia pirata sono royalty perse dal produttore della consolle.
    Ad essere realisti, vorrei proprio sapere quale laboratorio al mondo sia in grado di reversare la tecnologia di un chip proprietario senza possederne lo schema elettronico. Ergo, gli schemi delle modifiche hardware sono, con estrema probabilità, “offerte” dal produttore stesso.
    Dunque, credo che il fatto che per alcune consolle esista una modifica e per altre no, dipende solo dalla scelta di marketing del produttore. Se pensa di guadagnare di più sulla vendita dell’hardware, allora farà in modo che esca la modifica; se invece pensa di fare più soldi con le royalty dei giochi, allora non usciranno modifiche.
    Perché alla fine contano i soldi: non c’è alcuna politica “morale” che regga il confronto coi guadagni.

  • # 9
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Esatto sono gli introiti la leva di tutto.
    Solo che molti (di solito gli italiani che fanno della furbizia uno stile di vita…non tutti ma molti senz’altro) non si ostinano a capire che la pirateria provoca degli introiti mancati e non aggiunti a quelli che normalmente si hanno in un mercato “normale”.

    Per quanto riguarda la tua domanda sugli schemi elettronici è abbastanza semplice: reverse engineering. Lo si fa sul software, lo si fa sull’hardware.

  • # 10
    Francesco Carucci
     scrive: 

    Fabio. L’unica console next-gen non venduta in perdita e’ il wii per la quale le modifiche sono minime. Le altre due console sono vendute in perdita. Come giustamente affermato da Jacopo, una console modificata rappresenta per il produttore della console una perdita secca che non e’ recuperabile. Per questo motivo Sony e Microsoft fanno moltissima pressione legale e politica per eliminare i produttori di modifiche.

  • # 11
    Francesco Chirico
     scrive: 

    @carla: Nessuna ha detto che la modifica non aiuta la diffusione della console.Questo è palese, gli acquirenti comprano SOPRATUTTO per la modifica.Cio che si è affermato è che la modifica non è indotta dalle case produttrici in quanto consiste in una perdita consistente di denaro

  • # 12
    Francesco Chirico
     scrive: 

    P.S.:cio che ho affermato avviene sopratutto nei paesi europei, vedi Italia, Spagna, Germania e Inghilterra

  • # 13
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Non ci siamo capiti.
    La modifica non contribuisce a diffondere maggiormente la console.
    Questo è un altro falso perpetrato, lo ripeto, perché si è convinti che sia la mentalità del furbo a regnare nel mondo e che funzioni come funziona in Italia (perché oltre che poco furbi siamo tendenzialmente anche piuttosto provincialotti).
    I Paesi che fanno i numeri, ovvero non l’Italia, hanno un’altra mentalità che, guarda caso, si riflette sulla società intera (questo non significa che poi non esistano diseguaglianze).

    Nel caso specifico tra le nazioni citate a parte l’Italia, il fenomeno della pirateria non incide poi così tanto. In Europa è l’Italia insieme ai Paesi dell’Est (ex repubbliche sovietiche e balcaniche) come Romania e Russia in primis a fare da padrone in questa classifica.
    Nel mondo alcune zone del sud-est asiatico in particolare.
    Tutte zone che hanno in comune l’essere praticamente da Terzo Mondo; l’unica, per ora, a stonare in questa classifica è l’Italia, che però ha dalla sua la mentalità del furbo.
    Rientriamo insomma dalla porta di servizio ma facciamo la nostra “discreta figura”.

  • # 14
    Dreadnought
     scrive: 

    Mah, l’articolo di Francesco Carucci secondo me ha sbagliato in tutto e per tutto, evidenziando poca lungimiranza.

    La console non è prodotta da X o Y, ma in cina/taiwan/corea dall’azienda Z e commercializzata dal brand del momento. Nintendo, Sony e altri non hanno la minima idea, nè il know how per capire se una scheda madre sia facilmente hackabile o meno, ormai le business unit delle grandi corporazioni hanno pochi product/project manager che gestiscono vari progetti in outsourcing. Fissano gli obiettivi, le specifiche, organizzano il marketing e si orientano con ricerche di mercato.

    Chi prende i soldi producendo hardware non è X o Y (che eventualmente produce con margini minimi), ma è l’azienda Z che ha interesse che le console siano modificabili, perchè:
    – è l’unica alternativa che ha il vendor
    – guadagna anche sui chip di modifica
    – guadagna riprogettando una nuova versione della console meno modificabile
    In ogni caso ha un secondo ritorno.

    In ogni caso, parlando del fenomeno “pirateria” basta andare fuoriporta e le nitendo DS con R4 e le PSP vecchie con in bundle “GTA Liberty City Stories” le si trovano in vendita anche nella integerrima Londra nel famoso quartiere dell’elettronica, oppure in olanda in un negozietto di amsterdam. Piratebay mi pare sia nella nordica e “poco furba” svezia e non sul mar mediterraneo.
    La spagna poi sulla pirateria ormai è aventi rispetto a noi da un pezzo, soprattutto sul cracking di HiFi, sat e DVD.

    Secondo me la questione non è la solita idea del “più furbo” ma piuttosto che la gente si è stufata di essere presa in giro da un diritto d’autore che con queste reogle (e soprattutto questi prezzi) non ha più senso di esistere.

  • # 15
    Francesco Carucci
     scrive: 

    Considerando che ci lavoro da dieci anni, accusarmi di poca lungimiranza lascia il tempo che trova. Comunque, il tuo commento fa moltissima confusione: chi produce la console la vende in perdita (a parte Nintendo), quindi non ha alcun interesse che sia modificata. Lo dimostra le numorosissime cause intentate ai produttori di mod chip.

  • # 16
    Cesare
     scrive: 

    Ma poi l’errore grossolano è quello di affermare che le console sono prodotte in Cina, Taiwan, ecc. e case madri come Sony, Nintendo non avrebbero il know-how per capire se una console è hackerabile o meno.

    La console chi l’ha progettata, allora? E i costi di RICERCA & SVILUPPO chi li ha sostenuti?

  • # 17
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Al di là di quel che è già stato detto sull’Industry, per la pirateria la prospettiva è sbagliata.
    Il negozietto di Camden Town o della via di Amsterdam non mi significano nulla. Non c’è scritto che è totalmente assente, in Europa è ovvio non sia così (quello in Giappone), ma a livello di numeri la pirateria incide molto meno negli altri Paesi del G8 rispetto all’Italia, dove tra il 50-60% del software a livello aziendale è copiato o comunque non legittimo.

    Per quanto riguarda poi l’Europa del Nord, Piratebay&co. hanno l’hosting in Svezia, Olanda ecc. perché là esistono leggi molto più permissive anche degli stessi Stati Uniti. E’ quindi una questione di opportunità non perché gli Stati del Nord siano una massa di cracker o “furbi”.
    I presupposti che portano a questo tipo di ragionamenti viziati come ho già avuto modo di dire è la nostra mentalità e formazione culturale: siccome noi ragioniamo così allora siamo convinti che tutto il resto del Mondo funzioni allo stesso modo.
    Inutile dire quanto ci si sbagli.

  • # 18
    Dreadnought
     scrive: 

    “Considerando che ci lavoro da dieci anni”
    Dieci anni a programmare non ti fanno esperto di progettazione hardware, tantomeno un consulente finanziario capace di stimare i costi di produzione.
    Il know how ormai è settoriale: Sony ha le specifiche di tutti i componenti progettati da Sony, ma nei componenti stessi possono esserci porzioni di logica acquisiti da terzi con pagamento di licenze. Altri componenti sono acquistati da terzi.
    Sony poi non si accolla certo l’assemblaggio e la progettazione del PCB, meglio darlo a terzi e fissare gli obiettivi, è meno rischioso e soprattutto meno costoso.

    Da anni nell’IT (e sicuramente questa cosa si riflette anche sulle console) l’attività più renumerativa è sempre il servizio, rispetto alla produzione hardware.

    Questo non vuol dire che con la produzione hardware non si guadagni. Poi, la cosa più importante da considerare è il lancio della console, il fatto che tutte le console, anche rivisitazioni di modelli precedenti, sono sempre facilmente hackabili con le prime revision di PCB o versioni di firmware è la dimostrazione che quello che hai scritto nel tuo articolo non è affatto verità.
    Se da una parte chi commercializza una console vuole rifarsi con gli introiti derivati dal software, per il lancio di una console sicuramente una buona percentuale di persone valuterà se comprarla rispetto alla capacità di essere hackata.
    Sia per eventuali download di giochi pirata, sia per un più consono fair use della console che la versione “originale” non permette.

  • # 19
    Cesare
     scrive: 

    Sony non è che le specifiche le ha per grazia ricevuta: visto che ha investito centinaia di milioni di in ricerca e sviluppo dei componenti principali (di quelli secondari, se non se li fa lei, gli bastano le specifiche delle casi madri), saprà bene come sono fatti e come funzionano.

    Questo vale anche per componenti di cui ha acquisito parte della logica o l’intero componente (ogni riferimento alla GPU della PS3 non è affatto casuale).

    Quanto alla progettazione del PCB, non mi risulta che sia stato affidato a terzi. Finora l’unica cosa certa è che l’assemblaggio non lo fanno in Giappone, ma in Taiwan, Cina o Corea (la manodopera costa troppo in Giappone).

    Altro mito è quello che i primi modelli delle console sarebbero facilmente hackerabili. Non lo è stato con la PS3, ad esempio, che ancora oggi mi pare non permetta l’esecuzione di BluRay copiati.
    Non lo è stato nemmeno con la 360, visto che la modifica della console è avvenuta un bel pezzo dopo.

    Forse ti stai confondendo con la PSP, ma qui la colpa continua a non essere del modello o del PCB, ma della madornale imperizia degli ingegneri nel progettare il firmware senza includere da subito il controllo della firma digitale.

    Infine valutazioni sul comprare o meno una console in base al fatto che sia modificabile o no, riguardano principalmente paesi come l’Italia, la Grecia, la Spagna, la Cina, ecc. dove la cultura della pirateria è radicata, non in paesi come Giappone e USA, dov’è praticamente inesistente.

    Anche qui pretendi di generalizzare un comportamento locale all’intera globalità (e ripeto nuovamente che al livello mondiale la pirateria incide per il 30% circa; quindi esiste una copia ogni due originali).

  • # 20
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    “Dieci anni a programmare non ti fanno esperto di progettazione hardware, tantomeno un consulente finanziario capace di stimare i costi di produzione.”

    Ma ci sono i costi di progettazione dei giochi, valore delle royalty che danno poi il quadro di quel che sia una piattaforma anche dal punto di vista dell’hardware…e in ogni caso potrà accedere a informazioni che i non addetti ai lavori, salvo fughe di informazioni, non potranno mai avere.
    Per cui penso che un minimo di titolo a parlare ci sia, non capisco quale invece abbiano gli interlocutori che affermino il contrario.
    Questo a prescindere dal caso specifico, vale in generale.

    “Il know how ormai è settoriale: Sony ha le specifiche di tutti i componenti progettati da Sony, ma nei componenti stessi possono esserci porzioni di logica acquisiti da terzi con pagamento di licenze. Altri componenti sono acquistati da terzi.
    Sony poi non si accolla certo l’assemblaggio e la progettazione del PCB, meglio darlo a terzi e fissare gli obiettivi, è meno rischioso e soprattutto meno costoso.”

    Come ha detto Cesare, il fatto che si deleghi la progettazione di alcune componenti non significa non conoscerle anche perché altrimenti spiegami un attimo…il progetto come fai poi a mandarlo in porto senza conoscere le specifiche e le logiche di funzionamenti delle parti che non hai sviluppato? Con la bacchetta magica? Lo sviluppo e l’aggiornamento del firmware della console è portato avanti dalla casa madre e questo non riguarda certo uno o più componenti ma il prodotto in toto; senza specifiche come lo scrivi, come lo piloti?
    Cioè, il tuo discorso sul fatto che un vendor non abbia la minima idea della facilità o meno che l’hardware sia “bucabile” o meno, in questo contesto, è privo di logica.

    “Da anni nell’IT (e sicuramente questa cosa si riflette anche sulle console) l’attività più renumerativa è sempre il servizio, rispetto alla produzione hardware.”

    Esatto è proprio così.
    Infatti le console vengono addirittura vendute in perdita pur di far decollare il servizio, che può essere il Live, contenuti in generale, piuttosto che il gioco oppure il gioco abbinato al multiplayer.
    E quindi, visto che questo settore funziona così, da anni, il discorso sulla pirateria è assolutamente privo di senso ed è una contraddizione rispetto a quel che hai affermato in quella frase.
    Se io permetto l’utilizzo di un gioco copiato reco un danno al mio stesso business, perché non ottengo le royalty per quella copia, non lo sfrutto per veicolare contenuti di altro tipo, inibisco i publisher dall’interessarsi alla piattaforma, quindi riduco i possibili giochi ecc. ecc.

    “Poi, la cosa più importante da considerare è il lancio della console, il fatto che tutte le console, anche rivisitazioni di modelli precedenti, sono sempre facilmente hackabili con le prime revision di PCB o versioni di firmware è la dimostrazione che quello che hai scritto nel tuo articolo non è affatto verità.”

    Niente affatto. State prendendo ad esempio casi mirati per far risultare corretti tesi errate in partenza.
    Non ci sono solo gli esempi delle console “next-gen” che ha menzionato Cesare, ma anche del passato, il Saturn per esempio era un casino da piratare e se ne potrebbero citarne ancora
    Gli errori più che in fase di progettazione sono nella gestione delle informazioni e aggiornamenti software/hardware dove l’introduzione di una funzionalità non viene corrisposta sempre ad un’adeguata analisi degli impatti che può avere.
    La PSP è un caso lampante perché tutto il discorso del Kit Pandora è venuto fuori da un’imperizia dell’assistenza tecnica, che ha lasciato dati sensibili (e forse non ritenuti tali) nelle mani di un utente finale, che però aveva le conoscenze per accorgersi di quel che si poteva fare con le stesse.

    Se da una parte chi commercializza una console vuole rifarsi con gli introiti derivati dal software, per il lancio di una console sicuramente una buona percentuale di persone valuterà se comprarla rispetto alla capacità di essere hackata.
    Sia per eventuali download di giochi pirata, sia per un più consono fair use della console che la versione “originale” non permette.

    Cercate di far quadrare l’assunto pirateria = più soldi anche per i produttori quando:
    1) il produttore ha un ammanco di introiti diretto nel momento in cui la console è modificata per permetterci di far girare giochi copiati
    2) la realtà che pretendete di far elevare da livello locale a globale (inteso proprio come tutto il mondo) è diversa.

    Quindi o non leggete o fate finta di non capire. E’ semplice.
    Negli Stati Uniti e in Giappone l’incidenza della pirateria è nulla (nel secondo non sanno manco cosa sia) ed in Europa in ogni caso l’Italia non fa provincia, le sue percentuali sono da equiparare a Stati in cui la pirateria è un mezzo di sostentamento (come disse candidamente il Presidente rumeno se non ricordo male). Da noi la si pratica invece per un vizio culturale.
    In questo dipinto,davvero, io non riesco a capire come si possa arrivare a sostenere addirittura che il produttore in realtà fomenta la pirateria (perché si è letto anche questo).
    Vi rendete conto che è follia?

  • # 21
    Dreadnought
     scrive: 

    Vero, la PS3 è poco hackerabile.
    Infatti è la prima console di sony che non la fa da padrona.

    http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_best-selling_game_consoles#cite_note-ps3-15

    Ha venduto praticamente niente rispetto alla PS2 e alla PS1, nintendo ha fatto il sorpasso, e microsoft con l’XBox le ha già messo il fiato sul collo.
    Considerando la crisi ed i prezzi di PS3, Wii e Xbox360, dopo questo natale come saranno le vendite? :D

    Certo, nel caso PSP per “Puro caso” ad un utente finale con un po’ di capacità elettronica/informatica sono arrivate infromazioni su come hackerare la piccola di sony :D
    Proprio quando il nintendo DS aveva già stravenduto!!

  • # 22
    Jacopo Cocchi (Autore del post)
     scrive: 

    Drad ancora con questa solfa delle console che si hackano e vendono di più.
    Mamma mia, che noia, neanche sotto le feste un minimo di tregua.
    Ti è già stato spiegato più volte anche con articoli ad hoc che non è così, le case ci perdono e quindi non fomentano fenomeni di pirateria.

    “Certo, nel caso PSP per “Puro caso” ad un utente finale con un po’ di capacità elettronica/informatica sono arrivate infromazioni su come hackerare la piccola di sony :D”

    E’ proprio così guarda :)
    Allora non si capisce per quale motivo la Sony dopo essersi accorta che un errore di scrittura nel firmware (che portava ad un buffer overflow) consentiva attraverso l’esecuzione di codice arbitrario, invece di lasciare le cose come stavano, ha cominciato a patchare il medesimo impedendo il downgrade fino alla versione 1.5, per poi cambiare proprio tipo di scheda madre.
    Se le tue supposizioni, diciamo elucubrazioni (perché quella della pirateria portata avanti è ormai diventato questo) fossero vere e alla Sony fosse interessato veramente, invece di tanti casini, bastava non agire affatto. Avrebbero anche risparmiato parecchi soldi in R&D

  • # 23
    sergio
     scrive: 

    **** COMMENTO OT MODERATO ****

  • # 24
    asgard
     scrive: 

    la facilità sta nel fatto che il ds usa una modifica esterna, la R4, invece alla psp devi smanettare, batterie, firmware e cavoli vari

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