di  -  venerdì 21 novembre 2008

Le label di GmailIl momento della fine è vicino, presto Appunti Digitali perirà sotto i colpi di una causa milionaria intentata da una azienda dell’Ohio, la Leader, che detiene il brevetto numero 7.139.761 del 21 novembre 2006, divenuto pubblico come consuetudine dopo due anni.

L’azienda in questione pare abbia già citato in giudizio Facebook , probabilmente per sfruttare l’enorme popolarità raggiunta dal social network, ma potrebbe con tranquillità fare causa a chiunque, qualunque blogger e anche Appunti Digitali, appunto: la Leader ha brevettato “il processo di associare una porzione di dati con categorie multiple”. Ad esempio parliamo delle tag-cloud.

Il mondo dei brevetti è sempre abbastanza fumoso, e tonnellate di polemiche sono state scritte a riguardo dei brevetti sulle proprietà intellettuali o sulle idee o sui generici processi, e a mio avviso questo è uno di quei casi. L’azienda nata nel 1997 afferma di aver speso molto tempo e aver profuso molti sforzi per ottenere questo ed altri brevetti, e che quindi è normale che tentino di difendersi al meglio delle loro possibilità. Il problema, se vogliamo, è che qualcuno ha concesso un brevetto di quel tipo, che abbraccia Facebook, forse, ma anche una miriade di altri ambiti. Un database con una relazione uno a molti apparentemente rientra in questa categoria, quindi perché non fare causa a Oracle o Sun?

E perché non, ad esempio, Mozilla, che rialscia Thunderbird? Dentro a thunderbird è infatti possibile creare delle label, ovvero piccoli dati associati a categorie contenenti molti dati. E Gmail? anche Gmail ha le label. Insomma, chi più ne ha, più ne metta. Solo, è significativo che Leader abbia citato Facebook e non Google; anche questo è un segno dei tempi che cambiano, non trovate?

(e se vi siete davvero preoccupati per il titolo, sappiate che recentemente un tribunale americano ha stabilito che se non è coinvolto un macchinario o una trasformazione, difficilmente si può avere ragione di un brevetto come quello)

5 Commenti »

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  • # 1
    Gas
     scrive: 

    davvero incredibile..
    E davvero questi sperano che facebook paghi ?

  • # 2
    Ilruz
     scrive: 

    Beh, da molti anni nel mondo leguleio esiste la seguente truffa.

    Io, faccio causa a B, citandolo in giudizio per i diritti d’uso del fumo della pipa. B inizialmente si difende con vigore, ma poi si accorda con me: prende una bella mazzetta di denaro (in modo legalissimo, con una consulenza inutile per esempio) e me ne rende indietro la decima parte, perdendo la causa. Io, che sono generoso, potrei persino abbonargli il debito.

    Poi vado da C che sta fumando e dico, “vedi? B mi ha pagato, tocca anche a te”, e cosi’ via, fino a esaurimento del vocabolario.

  • # 3
    BrightSoul
     scrive: 

    eh no, se dobbiamo intentare causa a B. anche per il fumo di pipa finiamo i processi nel 2067. Prima le cose più importanti. :D

    Ridicola quest’azienda dell’Ohio, si merita di pagare tutte le ingenti spese processuali. Qualcuno dimostrerà sicuramente che le tag clouds esistevano prima che ne registrassero il brevetto.

  • # 4
    Alessio Lo Piccolo
     scrive: 

    ….roba da non crederci….davvero incredibile!!!

  • # 5
    Ma Facebook è internet? - Appunti Digitali
     scrive: 

    […] è internet?” e con la notizia della settimana scorsa che il primo bersaglio di un patent-troll è stato Facebook e non Google, che evidentemente occupa al momento il secondo posto […]

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