di  -  martedì 11 novembre 2008

formicaOgni cosa è formata da cose più piccole, fino ad arrivare al livello atomico (che in greco significa “indivisibile”, anche se in realtà abbiamo scoperto che qualche altro livello c’è), e spesso anche le soluzioni ai problemi grandi nascono osservando cose più piccole.

Nello specifico, pare che le formiche abbiano avuto successo nel risolvere un problema che attanaglia gli esseri umani: il traffico.

Secondo questo articolo di NewScientist, due ricercatori dell’Università di Dresda hanno osservato il modo in cui le formiche percorrono due strade differenti per arrivare a una meta comune, notando come esse siano in grado di modificare dinamicamente i flussi a seconda della congestione; hanno creato due vie verso un cumulo di zucchero, una più stretta e una più larga, e hanno iniziato a far andare avanti e indietro le formiche.

Quando una di esse tornava al punto di partenza e incrociava una sua simile, se era passata per la via più congestionata la avvertiva e la deviava sulla via più larga. Se invece era ritornata senza problemi non comunicava nulla, lasciando che le compagne prendessero una strada a caso.

Ricreando un modello simile al computer si è visto che, dotando i “veicoli” in senso opposto della possibilità di comunicare la propria esperienza precedente, era possibile snellire il traffico anche in situazioni più complesse. Si tratta sostanzialmente della dimostrazione dell’utilità delle comunicazioni auto-auto, di cui abbiamo già parlato su questo blog.

Mi viene in mente però anche un’altra cosa: siccome io (e la maggior parte di voi) ho a che fare con i computer, e che “traffico” e “flussi” sono due parole che incontro quotidianamente stando in rete, e che il trasporto dei pacchetti include già una forma di autocontrollo e memorizzazione delle informazioni di percorso, non mi è difficile immaginare che un simile algoritmo possa essere portato in dotazione anche ai pacchetti del TCP/IP, migliorando parecchio la sempre più congestionata vita di router e switch del mondo…

10 Commenti »

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  • # 1
    Giulio
     scrive: 

    Per lo meno in Italia il concetto vale sicuramente di più per internet. Perché a Roma non so quale strada larga si possa fare, visto che il raccordo è cmq intasato tutto il giorno… Magari per andare da mia zia la prossima volta passo per Firenze…

    A parte la sciocca polemica, quel che voglio dire è che per poterne fare un uso appropriato, le infrastrutture bisogna prima costruirle. E questo concetto è valido tanto per le strade quanto per la rete (degli altri paesi, visto che Italia sembra non si capisca sta cosa e si continua con il motto “piu case, meno strade”).

  • # 2
    Pippo
     scrive: 

    La soluzione al traffico è semplice, bisogna DIMINUIRE il numero dei mezzi circolanti.
    Proprio grazie alla Rete molti lavori potrebbero essere svolti da casa e invece non la si usa per nulla.
    Perché, ad esempio, un operatore CAD deve andare in ufficio tutte le mattine? Lavora per progetti, potrebbe farlo dalle 8 alle 17 ma anche organizzarsi come meglio crede la giornata. Non lavorare il lunedì e il martedì e invece farlo il sabato e la domenica.
    Questa è la vera flessibilità, non quella cavolata che ci dicono da anni ed il cui vero nome è PRECARIATO!!!
    Leggetevi il libro di Cali REssler e Jody Thompson dal titolo “Perché il lavoro fa schifo e come migliorarlo”. Il lavoro veramente flessibile applicato alla Best Buy negli USA.

  • # 3
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    guarda, parli con un programmatore quindi sfondi una porta aperta, ma quello è un discorso Off Topic rispetto all’articolo…

  • # 4
    MixM@ster
     scrive: 

    A me risulta che “a – tomo” vuol dire (dal greco) “non – divisibile”. Non vuol dire mica invisibile. L’atomismo democriteo era una teoria che poneva tutto come formato da particelle elementari non divisibili in parti più piccole. Gli atomi in chimica non sono divisibili (spontaneamente). I libri molto lunghi sono divisi in “tomi”.

  • # 5
    Pippo
     scrive: 

    Chiedo umilmente scusa, ma perché mi dici che sono Off Topic se nell’articolo si parla di traffico ed io ho portato una mia idea sulla risoluzione del traffico?

    Comunque, non mi sono offeso.

    Auguri al programmatore.

  • # 6
    Simone
     scrive: 

    @Tambu
    Sulla tua idea (controllo della congestione) si basano molti dei più efficienti protocolli di routing (livello 3 della pila ISO/OSI) e trasporto (livello 4) inventati negli ultimi decenni.
    Semmai è interessante notare che, mentre la loro applicazione è solitamente possibile in reti wired, molto più complessa lo è in reti wireless, dove la ricerca ha ancora molto da dire.

  • # 7
    Simone
     scrive: 

    @Tambu
    Più in generale, questo studio che hai segnalato rientra nella casistica dei “Bio inspired Models of Network, Information and Computing Systems”, come vengono chiamati dai ricercatori informatici e delle TLC. Si tratta di un filone di ricerca piuttosto recente, molto interessante e molto promettente, che consiste nel prendere a prestito modelli biologici per risolvere problemi di grande complessità nel settore ICT.
    E’ stato infatti notato che i sistemi biologici sono spesso in grado di gestire molte di queste sfide con una eleganza ed una efficienza ancora molto al di là degli attuali artefatti umani. Sulla base di ciò, da diversi anni approcci “bio-ispirati” vengono proposti come una strategia per gestire la complessità di tali sistemi. L’obiettivo è ottenere metodi su come ingegnerizzare soluzioni tecniche che abbiano elevate stabilità ed efficienza in modo simile a quelle spesso possedute da entità biologiche.
    Esempi di interesse sono le comunicazioni su nano-scala, algoritmi genetici (evolutivi), sistemi adattivi e self-healing, paradigmi di rete self-organizing, strategie di difesa self-learning, strategie di diffusione di servizi pandemiche (o virali), ecc.

  • # 8
    Tambu (Autore del post)
     scrive: 

    @Pippo: perché la tua idea è buona, ma c’entra solo marginalmente con la tecnologia (che a volte lo dimentichiamo, è l’argomento di questo blog). La tua idea si risolve con la tecnologia ma serve un percorso delle idee e della politica e della legislazione prima. Io invece descrivevo soltanto una ricerca con applicazione pratica.

    Volevo evitare che il discorso piegasse su un aspetto che c’entra poco con l’articolo, cosa che succede anche troppo spesso…

  • # 9
    Simone
     scrive: 

    Scusa Tambu, non ho capito se il tuo ultimo post è diretto a me e che cosa intendi dire. L’ho riletto due o tre volte ma non ne afferro il significato.

  • # 10
    Ser
     scrive: 

    Comunque le formiche non comunicano come altri animali superiori ma attraverso il rilascio di ferormoni (diciamo che comunicano chimicamente attraverso l’olfatto).
    Come ha dimostrato anche Feynman (cosa riportata in un suo famoso libro) le formiche non hanno bisogno di incontrarsi per comunicare ma lasciano segnali olfattivi sulla strada che durano anche più di una settimana.
    A parte questo l’idea di fondo è interessante. Da vedere l’applicabilità in contesti particolari in cui le vie alternative non esistono.

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