di  -  martedì 4 novembre 2008

Logo BolexCon questo post di Videodrome – ai confini del video, ritorniamo a parlare di pellicola e lo facciamo rendendo omaggio ad una leggendaria casa produttrice di macchine da presa: la Bolex.

La Bolex Paillard è una storica azienda svizzera che produce principalmente macchine da presa e ottiche; nonostante il grande numero di formati di pellicola supportati la Bolex è diventata famosa soprattutto per le sue camere 16mm e super 16mm. Strumenti importantissimi e quasi indispensabili per i telegiornali di qualche anno fa, fondamentali per i documentaristi, per i registi avantgarde e per tutti quelli che hanno voluto e vogliono sperimentare “il filmare” in pellicola contenendo al massimo i costi.

Alcuni modelli relativamente recenti sono dotati anche di dispositivi elettronici per il funzionamento generale e per il controllo delle ottiche, però lo zoccolo duro della produzione e’ interamente manuale, famoso il meccanismo spring-wound dei primi anni ’30, derivato direttamente dagli orologi e applicato alle cineprese.

Originariamente, l’azienda fu fondata da Moïse Paillard nel lontanissimo 1814 come naturale derivazione di una piu’ vecchia fabbrica produttrice di orologi, a Sainte-Croix in Svizzera. Iniziando con gli orologi, passando per fonografi, grammofoni e radio, agli inizi del nuovo secolo, il 1900, la piccola azienda d’oltralpe decise si mettersi a produrre macchine da scrivere. Dopo notevoli successi internazionali nel campo della meccanica di precisione (e il vertiginoso aumento del capitale entrante), la Paillard iniziò una nuova e rivoluzionaria collaborazione con il signor Jacques Bogopolski, appassionato di cinema ed inventore del primo brevetto Bolex.

Bolex CP-16 R:

Bolex  CP-16 R

Grazie ai soldi e agli ingegneri della Paillard ed all’inventiva di Bogopolski prese vita la Bolex Paillard azienda dedicata alla produzione di macchine da presa; l’intento principale, fin dall’inizio è stato quello di produrre un qualche cosa di economico, di alta qualità, innovativo e leggero per contrastare e magari limitare lo strapotere delle produzioni tedesche e francesi leader, fino all’avvento della Bolex, incontrastate del mercato mondiale..

La prima creatura ad essere messa sul mercato è la Bolex H16, che oltre a diventare leggenda ed ad essere ancora in produzione, darà vita alla serie vendutissima serie H. Macchine rivoluzionarie, le H, per vari motivi tecnici che vanno dalla ricarica automatica veloce (sconosciuta fino a quel momento), immagine stabile anche con camera a mano, robustezza, funzionamento garantito in qualsiasi condizione climatica (questa caratteristica la rende ancora strumento indispensabile per alcune produzioni soprattutto documentaristiche), ottiche luminose e precise. Caratteristica che salta subito all’occhio è la presenza di tre lenti intercambiabili, disposte su un disco frontale che permette il veloce passaggio da una ottica ad un’altra in base alle esigenze di ripresa (si veda l’immagine sotto). Siamo nei primi anni ’30.

Bolex H16:

Bolex H16

Tra le tappe fondamentali nella storia della Bolex, ricordiamo: nel 1938 vede la luce la cinepresa H8 identica in tutto e per tutto alla H16 ma destinata all’8mm. Nel 1956 la Bolex Paillard introduce, per la prima volta, il meccanismo Reflex sulla H16…è il futuro. Nel 1958 l’azienda svizzera va oltre, non contenta dei successi tecnologici conseguiti, introduce sul mercato un preciso sistema di rilevazione della luce, la Bolex B8 diventa così la prima macchina da presa al mondo dotata di un esposimetro incorporato (come quello delle fotocamere), che misura la quantità di luce attraverso attraverso il sistema TTL (Through the lens metering).

Il tutto ovviamente all’insegna dell’alta qualità svizzera delle meccaniche sia per costruzione che per materiali usati, basti pensare che le prime Bolex degli anni ’40 funzionano ancora benissimo.

Nota dolente, oltre alla costruzione complessa ed ai meccanismi intricati è che la pellicola deve essere cambiata in condizioni di completa oscurità, altrimenti l’immagine risulta non nitida o addirittura rovinata.

Per l’analisi approfondita di alcuni modelli fondamentale è il sito Ottomillimetri; riportiamo qui sotto i dati della tante volte citata H16:

– Monta fino a tre obiettivi;

– Può contenere bobine da 15 o 30 m di pellicola 16mm;

– Un regolatore di precisione permette di filmare all’interno di un range compreso tra 12 e 64 fotogrammi al secondo;

– La ripresa può essere intermittente, continua o singolo fotogramma (caratteristica unica);

– Mirino trifocale;

– Le ottiche oltre ad essere tre, sono tutte intercambiabili;

– È presente contametri e contafotogrammi;

– Ogni 21 cm di pellicola, un meccanismo emette un segnale acustico.

Per conoscere esattamente tutti i vari componenti che costituiscono l’interno e l’esterno di una Bolex classica: LINK

Manuali dei vari modelli di Bolex: LINK

Da provare obbligatoriamente…

2 Commenti »

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